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	<title>morte Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>La Fine di un’Epoca: Addio a Papa Francesco, il Pontefice della Misericordia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Apr 2025 12:48:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="789" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-300x201.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-1024x685.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-768x514.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-1170x783.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-585x391.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>&#8220;La tenerezza di Dio è il linguaggio più potente per toccare il cuore del mondo.&#8221;– Papa Francesco Con la morte di Papa Francesco, il mondo perde una delle figure religiose&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/21/la-fine-di-unepoca-addio-a-papa-francesco-il-pontefice-della-misericordia/">La Fine di un’Epoca: Addio a Papa Francesco, il Pontefice della Misericordia</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="789" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-300x201.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-1024x685.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-768x514.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-1170x783.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-585x391.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7970-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;La tenerezza di Dio è il linguaggio più potente per toccare il cuore del mondo.&#8221;</em>– Papa Francesco</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Con la morte di Papa Francesco, il mondo perde una delle figure religiose più significative e carismatiche del nostro tempo. Jorge Mario Bergoglio, primo Papa gesuita e sudamericano della storia, ha guidato la Chiesa cattolica per oltre un decennio, in un periodo segnato da forti tensioni sociali, crisi ambientali, emergenze morali e profonde trasformazioni culturali. Il suo pontificato è stato allo stesso tempo rivoluzionario e divisivo, capace di accendere entusiasmi e suscitare resistenze, aprire orizzonti e creare fratture.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Un uomo venuto “dalla fine del mondo”</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’elezione di Papa Francesco nel marzo 2013, dopo la storica rinuncia di Benedetto XVI, fu accolta con stupore e speranza. Il suo primo gesto, quel semplice “Buonasera” pronunciato dalla loggia centrale di San Pietro, disarmò il mondo e segnò una svolta simbolica immediata. Il suo rifiuto della mozzetta rossa, la scelta del nome Francesco – mai usato prima – e la decisione di abitare nella Domus Sanctae Marthae, rompendo con le tradizioni curiali, annunciavano una nuova stagione della Chiesa: più umile, più vicina alla gente, più essenziale.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Francesco si è presentato come un pastore che cammina con il popolo, mettendo al centro la misericordia, l’ascolto, il servizio. È stato il Papa dei gesti: abbracci ai malati, visite nei campi profughi, lavanda dei piedi ai detenuti, telefonate improvvise a fedeli in difficoltà.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Una Chiesa in uscita</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il suo pontificato ha avuto alcune linee guida forti e costanti:</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">1. La misericordia come chiave pastorale</strong><br />
Francesco ha spinto per una Chiesa più accogliente, meno giudicante, più sensibile alle fragilità umane. Il Giubileo straordinario del 2015 ne è stato il simbolo più evidente. Ha invitato i confessori a essere segni viventi della tenerezza di Dio, parlando di un cristianesimo che non esclude ma abbraccia.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">2. L’opzione preferenziale per i poveri</strong><br />
Costante è stata la sua denuncia contro l’indifferenza globale verso i migranti, i senzatetto, le vittime dell’economia dello scarto. Ha chiesto una “Chiesa povera per i poveri”, con parole e azioni che hanno scosso le coscienze. Celebri le sue visite a Lampedusa, nelle favelas, nei campi profughi.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">3. L’ecologia integrale</strong><br />
Con l’enciclica <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Laudato si’</em>, Francesco ha lanciato un appello globale per la cura del creato, denunciando il degrado ambientale come crisi spirituale e morale. È diventato un riferimento anche per attivisti e leader laici, affrontando le questioni climatiche da una prospettiva etica e universale.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">4. Il dialogo interreligioso e la pace</strong><br />
Francesco ha intensificato i rapporti con il mondo musulmano, ebraico e con le Chiese ortodosse. Storici il viaggio negli Emirati Arabi, l’incontro con il Grande Imam di Al-Azhar e con il Patriarca Kirill. Ha promosso una cultura della fraternità oltre ogni confine religioso.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">5. La riforma della Curia e la trasparenza</strong><br />
Ha cercato di semplificare e rendere più efficienti le strutture vaticane, contrastando la corruzione interna e promuovendo la trasparenza economica. Ma non senza difficoltà: molte delle sue riforme sono rimaste incomplete o rallentate da forti opposizioni interne.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Le ombre di un pontificato</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Accanto alla luce, non sono mancate zone d’ombra. La gestione della crisi degli abusi sessuali è stata, all’inizio, titubante. In alcuni casi, come quello cileno, il Papa ha difeso prelati controversi, salvo poi riconoscere pubblicamente gli errori e agire con decisione. Ha introdotto nuove regole, ma per molte vittime le risposte non sono state ancora sufficienti.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Anche sul piano dottrinale, Francesco ha generato tensioni. Documenti come <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Amoris Laetitia</em>, che aprivano alla possibilità di accostarsi ai sacramenti per i divorziati risposati, sono stati accusati di ambiguità. Alcuni cardinali gli hanno rivolto <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">dubia</em> – domande formali per chiarimenti – rimaste senza risposta. La sua apertura pastorale è stata vista da alcuni come una rottura rispetto alla tradizione.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il suo stile di governo, a volte, è apparso centralista e personale. Mentre parlava di sinodalità, prendeva decisioni in modo solitario, spesso spiazzando collaboratori e vescovi. Le nomine episcopali hanno premiato spesso figure di sensibilità pastorale affine, ma non sempre con solide basi teologiche o gestionali.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Un gesuita, non un francescano</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E qui sta forse una delle chiavi più vere per comprendere il suo pontificato: nel bene e nel male, Papa Francesco non è mai stato un francescano. È stato un gesuita. Ha scelto il nome di San Francesco per indicare la direzione profetica della sua Chiesa – povera, pacifica, vicina agli ultimi – ma ha agito con lo stile tipico della Compagnia di Gesù: discernimento, strategia, finezza intellettuale, tenacia. Ha saputo essere mite nei toni, ma determinato nelle scelte; tenero nei gesti, ma spigoloso nelle reazioni a chi lo ostacolava. Non ha mai smesso di guidare con il rigore e l’acume del formatore spirituale, del missionario, dell’uomo di governo.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Un’eredità aperta – e un’assenza pesante</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La morte di Papa Francesco avviene a ridosso del Giubileo del 2025, un evento atteso da milioni di pellegrini e da tutta la Chiesa come occasione di rinascita spirituale. La sua assenza in questo appuntamento così simbolico sarà percepita con forza. Era stato proprio lui ad annunciarlo come un &#8220;Giubileo della Speranza&#8221;, in un mondo segnato da guerre e disillusione. Ora, il Giubileo si aprirà in un clima di lutto e transizione, e sarà il nuovo Papa a doverne raccogliere il senso e il timone.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Chi saranno gli eredi?</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La successione di Francesco apre scenari complessi. Il Collegio cardinalizio da lui formato è molto diverso da quello del passato: più globale, meno europeo, spesso orientato a figure pastorali, più che dottrinali.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tra i nomi più citati ci sono:</p>
<ul>
<li>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Card. Matteo Zuppi</strong> (Italia): arcivescovo di Bologna, figura di grande equilibrio, molto vicino alla comunità di Sant’Egidio e sensibile ai temi sociali e del dialogo. Visto da molti come un “Francesco italiano”.</p>
</li>
<li>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Card. Peter Turkson</strong> (Ghana): già prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, africano, ecumenico, attento alle sfide ambientali e alla giustizia sociale.</p>
</li>
<li>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Card. Luis Antonio Tagle</strong>(Filippine): figura amata in Asia, teologo brillante, comunicatore efficace, con un profilo molto francescano nello spirito, benché riservato.</p>
</li>
<li>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Card. Jean-Claude Hollerich</strong>(Lussemburgo): gesuita, rapporteur generale del Sinodo sulla sinodalità, rappresenta la visione riformatrice europea del post-Francesco.</p>
</li>
</ul>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ma non sono esclusi nomi a sorpresa, in continuità con il “vento del Sud” che Francesco ha voluto imprimere alla Chiesa.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Alla fine, resterà l’immagine di un uomo che ha voluto camminare con il popolo, che ha parlato più con i gesti che con i documenti, che ha fatto della misericordia un linguaggio universale. Un Papa che ha portato il nome di Francesco, ma ha combattuto con l’anima di un gesuita. Ora la Chiesa è chiamata a scrivere il prossimo capitolo, tra memoria e profezia.</p>
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		<title>Dino Buzzati e il valore trascendente dell’attesa nel cinquantesimo anniversario dalla morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2022 20:35:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cinquantesimo anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="435" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97.jpeg 774w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A085ED39-4B65-47F4-A1A4-C609EFF1DE97-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>di Stefania Romito, giornalista e scrittrice Sono trascorsi 50 anni dalla morte di Dino Buzzati, uno scrittore che ha fatto della pazienza il tempio della speranza nel vuoto di un’attesa&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">
<b><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333015441895">di Stefania Romito, giornalista e scrittrice</span></b></p>
<p style="font-weight: 400;">Sono<span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> trascorsi 50 anni dalla morte di Dino Buzzati, uno scrittore che ha fatto della pazienza il tempio della speranza nel vuoto di un’attesa in cui illusione e disillusione acquistano valenza di sacralità.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È stato definito lo scrittore “dell’assurdo-reale” nella piena consapevolezza che la letteratura ha il compito di estraniarsi dalla storia per divenire sogno, proiettando il lettore verso un universo fantastico avulso alla cronaca.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-53222" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-300x169.jpeg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC-585x329.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/37CF76CC-7101-478B-9D98-8632CE8933AC.jpeg 774w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Quando uscì il suo capolavoro letterario <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il deserto dei Tartari</em> (pubblicato da Longanesi nel 1940) Buzzati lavorava già da 10 anni come giornalista al Corriere della Sera. Quel lavoro che si logorava in una ripetitività alienante, fatta di monotona routine redazionale, costantemente in attesa di un importante evento, deve avere stimolato in lui la genesi del suo capolavoro. Un racconto incentrato sulla figura del tenente Drogo che, come il giornalista confinato nell’isolamento della sua scrivania, viene inviato all’ultimo avamposto del Regno per vivere il suo destino di solitudine. Come il soldato, anche il giornalista è sottoposto a una rigida gerarchia, a precise regole disciplinari e condannato a svolgere quotidianamente le medesime </span><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">funzioni ripetitive.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il deserto dei Tartari</span></em><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> rappresenta la storia della vita nella “fortezza” del giornale, che promette i prodigi di una solitudine che è vocazione. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dice Buzzati: «<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Molto spesso avevo l&#8217;idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell&#8217;esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva». </em></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Buzzati sceglie di dare voce, attraverso la rappresentazione di un mondo militare fantastico, al disagio esistenziale dell’uomo contemporaneo afflitto nella consapevolezza della fugacità di un tempo che scorre inesorabile sull’attesa incessante che un fatto eccezionale dia un senso all’esistenza. Che elevi l’uomo a un destino superiore sollevandolo dalla mediocrità di un “medio destino”.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nei romanzi di Buzzati, e forse ancor di più ne <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il deserto dei Tartari</em>, i temi fondanti ricorrono in maniera ossessiva. Il trascorrere del tempo, racchiuso nella sua alienabile ciclicità; la morte, che dà senso alla vita solo come estrema conseguenza di un’azione eroica; l’illusione, che alimenta le speranze dell’uomo e funge da motore trainante nella sua azione propulsiva; la disillusione, che giunge sempre con la sua amara puntualità e infine la solitudine, che colma l’infinito vuoto esistenziale nella perpetua attesa di una prodigiosa circostanza che consenta di mostrare la propria immanente essenza.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La storia è ambientata in un paese immaginario. Una Fortezza distante dalla città. L’ultimo avamposto ai confini settentrionali del Regno. La Fortezza Bastiani domina la desolata pianura chiamata “Deserto dei Tartari”, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici, ormai svuotata della sua importanza strategica. </span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Osservata da lontano, la Fortezza appare a Drogo come una “striscia rettangolare di colore giallastro”. Il colore giallo, ripetuto più volte nel romanzo, è funzionale per connotare il luogo da un punto di vista psicologico associandolo al sentimento di angoscia e all’idea di minaccia che qui assume valore di speranza.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ma è soprattutto nella descrizione che ne fa il protagonista, che possiamo rinvenire quei temi a cui Buzzati doveva tenere maggiormente: il tempo e la solitudine (come ho evidenziato nella mia relazione all&#8217;Università di Milano).<br />
</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">«<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Lungo tutto il ciglione dell&#8217;edificio centrale, delle mura e delle ridotte, si vedevano decine di sentinelle, col fucile in spalla, camminare su e giù metodiche, ciascuna per un piccolo tratto. Simili a moto pendolare, esse scandivano il cammino del tempo, senza rompere l&#8217;incanto di quella solitudine che risultava immensa».</em></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tempo e solitudine, quindi, che segnano i limiti di un’attesa. L’attesa di una vita che si perde dentro gli orizzonti illimitati della speranza. Questi gli elementi che fanno di Buzzati uno scrittore destinato a infinitarsi nelle profondità dell’umana coscienza per rinvenire gli estremi significati del nostro vivere.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/09/dino-buzzati-e-il-valore-trascendente-dellattesa-nel-cinquantesimo-anniversario-dalla-morte/">Dino Buzzati e il valore trascendente dell’attesa nel cinquantesimo anniversario dalla morte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>BRUNO SABATINI E’ANDATO “PIU’ LONTANO DEL VENTO”</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/23/bruno-sabatini-eandato-piu-lontano-del-vento/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bruno-sabatini-eandato-piu-lontano-del-vento</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 13:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Sabatini]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="412" height="367" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/B.Sabatini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/B.Sabatini.jpg 412w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/B.Sabatini-300x267.jpg 300w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></p>
<p>Scompare a 92 anni a L’Aquila il medico, il poeta, il pittore, l’alpinista, l’umanista Lascio alle vette più alte Il pianto che ho imparato Vado più lontano del vento A&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/23/bruno-sabatini-eandato-piu-lontano-del-vento/">BRUNO SABATINI E’ANDATO “PIU’ LONTANO DEL VENTO”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Scompare a 92 anni a L’Aquila il medico, il poeta, il pittore, l’alpinista, l’umanista</strong></h3>
<p>Lascio alle vette più alte<br />
Il pianto che ho imparato<br />
Vado più lontano del vento<br />
A raccogliere fiabe.</p>
<p><strong>Bruno Sabatini</strong></p>
<p>L’AQUILA – E’ scomparso stamane all’età di 92 anni presso l’Ospedale civile dell’Aquila, dove da un paio di settimane era ricoverato, il dottor <strong>Bruno Sabatini</strong>. Ne ha dato annuncio la figlia Beatrice proprio con questi intensi versi di una sua lirica “<em>Congedo</em>”. Ha concluso il suo viaggio terreno in quello stesso ospedale dove per lunghi anni egli aveva lavorato come dirigente medico, ostetrico e ginecologo, amato e stimato per la sua grande professionalità, per la finezza del tratto, per la <img decoding="async" class="size-medium wp-image-3724 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/B.Sabatini-tempera.1-1-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/B.Sabatini-tempera.1-1-216x300.jpg 216w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/B.Sabatini-tempera.1-1.jpg 322w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" /><img decoding="async" class="size-medium wp-image-3722 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-208x300.jpg 208w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-768x1109.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-709x1024.jpg 709w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-1170x1689.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-1920x2772.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-maternità-1-585x845.jpg 585w" sizes="(max-width: 208px) 100vw, 208px" />straordinaria sensibilità umana. Un grande bagaglio di valori per un seguace d’Ippocrate qual è stato in tutta pienezza <strong>Bruno Sabatini</strong>, ma che alla scienza medica ha sempre coniugato un ricco patrimonio di sensibilità umanistica. Spaziava infatti dalla scrittura alla poesia, dalla pittura alla musica, dall’alpinismo alla classicità, dall’impegno civico alla promozione culturale.</p>
<p>Un uomo “dal multiforme ingegno”, avrebbe detto il sommo poeta Omero che egli tanto aveva letto e amato per andarne a riscoprire i luoghi e i versi in un emozionante viaggio in Grecia fatto insieme all’amico carissimo <strong>prof. Antonio Cordeschi</strong>, <img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-3723 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-in-montagna-ph.-A.-Cordeschi-231x300.jpg" alt="" width="231" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-in-montagna-ph.-A.-Cordeschi-231x300.jpg 231w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-in-montagna-ph.-A.-Cordeschi-585x759.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/Bruno-Sabatini-in-montagna-ph.-A.-Cordeschi.jpg 740w" sizes="(max-width: 231px) 100vw, 231px" />insigne e compianto docente di letterature classiche. Raccontarono poi a noi lettori le emozioni e sensazioni di quell’indimenticabile avventura nella culla della civiltà e dei Miti, dove avevano raggiunto le vette del Parnaso e dell’Olimpo, nel loro magnifico libro “<em>Sul trono di Zeus</em>” (1999).</p>
<p>Tanta la ricchezza interiore di Bruno, quanta la semplicità nelle relazioni, la modestia e l’affabilità discreta e premurosa, così densa d’umanità e di delicatezza. Per la consuetudine d’una bella amicizia familiare ne oso parlare, ma quasi con riserbo, come penso egli vorrebbe secondo quella sua indole che all’apparenza ha sempre anteposto l’essenza. Un’essenza fatta di autentica donazione agli altri, nella professione medica come nella vita di tutti i giorni, fin quando le sue forze glielo hanno consentito. Manteneva infatti nel tratto quella sobrietà e autenticità dell’uomo di montagna, della gente semplice dei paesi alle pendici dei monti a corona alla conca aquilana rimasta legata alle radici culturali di questi luoghi, dove l’asprezza della vita ha sovente accompagnato anche forzose diaspore nelle terre d’emigrazione. Egli infatti nitidamente portava, nella mente e nel cuore, l’esperienza migratoria paterna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bruno Sabatini</strong> era nato nel 1928 a <strong>Secinaro</strong>, in provincia dell’Aquila, grazioso borgo arrancato ai contrafforti del Sirente. Laureato nel 1953 in Medicina e Chirurgia all’Università di Roma, nel 1957 si era specializza a Perugia in Ostetricia e Ginecologia e un anno dopo aveva assunto servizio all’Aquila, presso l’Ospedale civile “San Salvatore”, dove ha operato fino al gennaio 1993. Accanto alla professione medica Sabatini ha coltivato le altre sue virtù dell’intelletto e della creatività. In primis la Poesia, la massima espressione della sensibilità umana, incoraggiato dalla considerazione che per lui nutriva il grande poeta aquilano Giuseppe Porto. Nacque così la prima sua silloge di poesie “<em>La lezione del vento</em>”, edita nel 1978 e ripubblicata nel 1980, cui sono seguite “<em>Il Tamburo del Pagliaccio</em>” (1986), “<em>Via Crucis</em>” (1990) che venne trasmessa il Venerdì Santo di quell’anno dalla Radio Vaticana, “<em>Diario di Capri</em>” (1994), “<em>I Canti della Roccia</em>” (1996), “<em>Carrozza di Posta</em>” (2003), l’antologia di scritti “<em>Un guanciale di nuvole azzurre</em>” (2011) e “<em>I canti della fanciullezza</em>” (2013).</p>
<p>Di indubbio rilievo le testimonianze critiche sulla Poetica di Bruno Sabatini: ne hanno scritto Laudomia Bonanni, Giuseppe Porto, Giovanni Pischedda, Nicola Ciarletta, Carlo Rao, Vittoriano Esposito, Giuseppe Cazzaniga, Renato Minore, Liliana Biondi, Mila Marini, Patrizia Tocci ad altri ancora. Ma qui voglio solo citare un illuminante lacerto tratto dalla presentazione di <strong>Antonio Cordeschi</strong> alla silloge “<em>La lezione del vento”</em>. Scriveva il prof. Cordeschi “<em>[…] Bruno Sabatini</em> <em>continua certamente una tradizione, oggi affievolita ma non spenta, che fede dei medici delle generazioni passate uomini forniti di cultura letteraria e di spiccato gusto artistico: e perciò tanto ricchi di quel calore umano, senza il quale l’arte medica si risolve in distaccata e fredda professionalità. E questo è già un grosso merito. Ma il suo libro di poesie è ancor più prezioso perché vi si canta il fascino della montagna. E chi quel fascino lo conosce, alla lettura di questi versi ha almeno momenti di felicità vissuti più intensamente di quel che agli altri non è concesso</em>”.</p>
<p>Per la sua attività letteraria Sabatini nel 1980 fu infatti chiamato a far parte dell’<strong>Associazione Medici Scrittori Italiani </strong>(AMSI) e nel 1988 venne nominato socio accademico del <strong>Gruppo</strong> <strong>Italiano Scrittori di Montagna</strong> (GISM), presieduto all’epoca da <strong>Giulio Bedeschi</strong>, l’autore di “<em>Centomila gavette di ghiaccio</em>”. Numerosi i riconoscimenti nazionali alla sua Poesia, tra i quali il Premio “Val Formazza” per la Poesia di Montagna, il Premio “Tommaso di Valmarana”, il Premio “La Serpe d’oro” riservato ai medici italiani, il Premio “Aldo Spallicci”.</p>
<p>L’incontro con <strong>Bruno Sabatini</strong> ha sempre rivelato a chi lo ha conosciuto un vero e proprio universo di sensibilità che abbraccia medicina e letteratura, arte e umanesimo, amore per la musica e per la montagna. In questo caleidoscopico mondo interiore Sabatini ha intrecciato i suoi interessi culturali, il cammino sulle vie della bellezza e dell’armonia, l’attenzione profonda per l’uomo e per i valori per i quali è degno vivere. Un incontro con <strong>Sabatini</strong> è sempre stato per chiunque un’esperienza feconda che arricchisce dentro, che ha il pregio di riconnettere i fili del nostro vivere alla terra che ci ha generati. Ma anche alle radici della nostra antica civiltà, ai sentimenti che attingono al travaglio secolare delle genti di montagna, alle vicende della nostra storia, sulla traccia d’una rivelazione che si nutre della generosità dell’idioma, della raffinatezza dei timbri espressivi della sua poesia, della cangiante versatilità dei colori della sua pittura.</p>
<p>Negli anni Sessanta del secolo scorso <strong>Bruno Sabatini</strong> iniziò la sua splendida avventura anche nelle arti figurative. Nel 1971 la sua prima partecipazione ad una mostra collettiva, dove venne apprezzato da affermati artisti quali <strong>Angiolo Mantovanelli</strong> e <strong>Giuseppe Centi</strong>. Tra i soci fondatori dell’<strong>Officina Culturale 77</strong>, ha partecipato a tutte le iniziative espositive dalla stessa promosse e a quelle del <strong>Gruppo d’Arte Saturnino Gatti</strong> del quale è stato uno dei membri più dinamici e propositivi. Ha inoltre esposto in mostre collettive nazionali e internazionali di medici pittori: a Trani, Riccione, Evian Les Bains, Barcellona, Cortina d’Ampezzo e Saluzzo e in numerose le mostre in Abruzzo. Socio del <strong>Club Alpino Italiano</strong> dal 1964, <strong>Bruno Sabatini</strong> è stato socio del <strong>Panathlon International </strong>e per due mandati ha ricoperto la carica di presidente del Club dell’Aquila. Nel 2002, dopo trent’anni dallo scioglimento della Sezione aquilana della <strong>Società Dante Alighieri</strong>, che era nata nel 1905, Sabatini ricostituì il Comitato Aquilano del quale per un quinquennio è stato presidente.</p>
<p><em>Dove la montagna si continua con le stelle/ ho seminato l’argento della mia piccozza/ chi salirà domani/ avrà tutto il raccolto. </em>Così poetava, in<em> Congedo, </em><strong>Bruno Sabatini</strong><em>. </em>Resta di Lui la forte testimonianza di valori professionali, morali e culturali e l’esempio d’un fecondo impegno civile nella quotidianità reso alla comunità aquilana, esaltando con le opere la città, nella sua bellezza e nella vocazione culturale. L’impronta di Bruno Sabatini si pone come punto di riferimento per gli aquilani, per stile e per valore. E’ la più preziosa eredità per i familiari: Anna sua moglie, la figlia Beatrice con Gianriccardo, gli amatissimi nipoti, il fratello Omero che vive negli Stati Uniti.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/23/bruno-sabatini-eandato-piu-lontano-del-vento/">BRUNO SABATINI E’ANDATO “PIU’ LONTANO DEL VENTO”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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