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		<title>NASA. Dana Weigel è il neo direttore della Stazione Spaziale Internazionale a Houston</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 06:36:13 +0000</pubDate>
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<p>La NASA ha selezionato Dana Weigel come responsabile del programma della Stazione Spaziale Internazionale, con sede presso il Johnson Space Center dell’agenzia a Houston. Weigel succede a Joel Montalbano, che ha accettato la posizione di vice amministratore per la direzione delle operazioni spaziali, presso il quartier generale della NASA a Washington. Le nuove cariche entreranno in vigore il 7 aprile.</p>
<p>“Dana è una scelta eccellente per guidare il programma della stazione spaziale durante questo periodo particolarmente impegnativo per il volo spaziale, in particolare a bordo della casa dell’umanità in orbita”, ha affermato Ken Bowersox, amministratore della NASA per le operazioni spaziali. “Mentre Dana continua il suo contributo alla stazione spaziale, Joel porterà la sua esperienza alla direzione delle operazioni spaziali. La NASA continuerà a trarre vantaggio dalle loro conoscenze sul volo spaziale mentre ci prepariamo per il futuro delle operazioni dell’agenzia nello spazio”.</p>
<p>Weigel porterà nel suo nuovo ruolo 20 anni di esperienza della NASA. Attualmente ricopre il ruolo di vice responsabile del programma dell’agenzia per la Stazione Spaziale Internazionale dal 2021. In qualità di responsabile del programma, Weigel sarà responsabile della gestione, dello sviluppo, dell’integrazione e del funzionamento del complesso orbitale. Ha inoltre ricoperto una serie di posizioni chiave presso la NASA, tra cui quella di manager dell’Ufficio veicoli della Stazione Spaziale dal 2014 al 2021. Ha ricoperto il ruolo di vice capo dell’ufficio del direttore di volo dal 2012 al 2014 ed è stata direttore di volo dal 2004 al 2014. Weigel ha iniziato la sua carriera presso Barrios Technology nel 1994 ed è diventata funzionaria della NASA nel 2004.</p>
<p>Originaria di Baltimora, Weigel ha conseguito una laurea in ingegneria meccanica presso la Texas A&amp;M University. Nel corso della sua carriera, Weigel ha ricevuto molti riconoscimenti per i suoi successi: Silver Snoopy Award degli astronauti nel 2002; Exceptional Service Medal della NASA nel 2006, 2010 e 2011; Outstanding Leadership Medal nel 2008; Exceptional Achievement Medal  nel 2010; Silver Achievement Medal nel 2014 e Distinguished Service Medal nel 2022. È stata anche vincitrice del premio Stellar del Rotary National Award for Space Achievement nel 2000 e nel 2007.</p>
<p>“La profonda competenza di Dana e l’esperienza del Programma della Stazione Spaziale Internazionale saranno determinanti mentre continuiamo a esplorare l’orbita terrestre bassa a beneficio di tutta l’umanità”, ha affermato il direttore del Johnson Center, Vanessa Wyche. “A nome della NASA, siamo orgogliosi del contributo e della dedizione di Joel all’eccellenza della missione e attendiamo con impazienza i suoi risultati come vice amministratore della direzione della missione delle operazioni spaziali.”</p>
<p>Montalbano presterà la sua vasta esperienza per raggiungere gli obiettivi nazionali diretti a stabilire un’economia in orbita terrestre bassa e per mantenere lo spazio di leadership dell’America. È responsabile del programma della Stazione Spaziale Internazionale dal 2020. In precedenza, è stato vicedirettore del programma dal 2012. Montalbano ha iniziato la sua carriera a Rockwell nel giugno 1988 ed è diventato funzionario della NASA nell’agosto 1998, ricoprendo numerosi ruoli, anche come direttore di volo della NASA dal 2000 al 2008. Ha conseguito una laurea in ingegneria aerospaziale, aeronautica e astronautica presso la Iowa State University di Ames, Iowa. Nel corso della sua carriera, Montalbano ha ottenuto numerosi premi dalla NASA, tra cui la Distinguished Service Medaglia nel 2018. Ha ricevuto la Medaglia per il Servizio Eccezionale della NASA nel 2003 e nel 2007, la Medaglia per la Leadership Eccezionale nel 2004 e il Premio Superior Accomplishment nel 2007. È stato anche insignito del premio Astronauti Premio Silver Snoopy e Premio per l’Avanzamento della Cooperazione Internazionale dell’American Astronomical Society. Nel 2012 gli è stato conferito il Rank of Meritorious Executive, dal Presidente degli Stati Uniti d’America.</p>
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		<title>Nuovi mondi e un pianeta da salvare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 13:46:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[Marte]]></category>
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<p>&#160; Un giorno la foresta prese fuoco e tutti gli animali fuggirono disperati, poiché sapevano che non avevano nessun altro posto in cui rifugiarsi. Ne rimase solo uno, un colibrì,&#8230;</p>
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<p><em>Un giorno la foresta prese fuoco e tutti gli animali fuggirono disperati, poiché sapevano che non avevano nessun altro posto in cui rifugiarsi. Ne rimase solo uno, un colibrì, che faceva la spola tra il lago e la foresta portando nel becco poche gocce d’acqua che gettava sulle fiamme. “Ma cosa credi di fare?” gli chiese il giaguaro. “La mia parte” rispose il colibrì “e se la facessimo tutti avremmo ancora una casa”. Leggenda dell’Amazzonia</em></p>
<p>L’arrivo di <strong>Perseverance*</strong> su Marte il 18 febbraio scorso, il rover della NASA ha percorso 470 milioni di chilometri, ha riaperto il grande tema della scoperta di nuove forme di vita nello spazio.</p>
<p>In questi ultimi anni si sono rincorse numerose notizie relative alla scoperta di pianeti <strong>“super-abitabili”</strong>, pianeti con caratteristiche favorevoli alla vita superiori a quelle della Terra. Sono una ventina e sono distanti oltre cento anni luce. Il risultato di questa ricerca, pubblicato sulla rivista <strong>Astrobiology</strong> lo scorso ottobre, si deve alla collaborazione fra la Washington State University e l’Universita’ Tecnica di Berlino.</p>
<p>Lo studio delle due università ha fatto questa scoperta dopo avere analizzato circa <strong>4.500 pianeti esterni al Sistema Solare</strong>. La ricerca si è concentrata sui pianeti che ruotano intorno alle cosiddette stelle nane K, stelle un po’ più fredde, meno massive e meno luminose del Sole, ma che hanno il vantaggio di vivere più a lungo del nostro Sole, fino a 70 miliardi di anni.</p>
<p>Secondo lo studio: “Dobbiamo concentrarci sui pianeti che hanno le condizioni più promettenti per una vita complessa. Tuttavia, dobbiamo stare attenti a non rimanere bloccati alla ricerca di una seconda Terra perché potrebbero esserci pianeti che potrebbero essere addirittura più adatti alla vita, rispetto al nostro”.</p>
<p><strong>Insomma, il futuro della ricerca è segnato.</strong></p>
<p>In una interessante intervista al <strong><em>Telegraph</em></strong> del 2020 il Capo Scienziato della NASA <strong>Jim Green </strong>ha dichiarato che non siamo pronti per accettare l’idea di vita aliena su Marte. La missione NASA <strong>Mars 2020</strong>, come sappiamo, proverà a rispondere a un bel po’ di domande sul “pianeta rosso” e le prime foto hanno già stuzzicato la fantasia a più imprevedibili scenari.</p>
<p>Le prove, dopo tanti misteri e indizi, di ciò che la scienza cerca da anni sul pianeta rosso sono lì che ci stanno aspettando. Se la prossima missione NASA (o magari la missione ExoMars dell’agenzia Spaziale Europea) saranno fortunate, gli stessi rover sul posto potrebbero confermare la presenza di vita su Marte, ancora prima del rientro dei campioni di suolo, solo a immaginarlo porta alla memoria la letteratura e tutta la sterminata cinematografia sul tema!</p>
<p><strong>E a quel punto?</strong> “Sarebbe rivoluzionario,” secondo Green: “Darebbe il via a una intera, nuova branca del pensiero e della ricerca. Non credo siamo preparati per una cosa del genere. No, non lo siamo”.</p>
<p><strong>Green ritiene che trovare segni inequivocabili di vita su Marte, passata o presente, schiuderebbe un universo di nuove domande cui non siamo assolutamente in grado di rispondere.</strong></p>
<p>Ci sono, naturalmente, prospettive e implicazioni anche nel campo della religione e della società. Le origini della vita sulla Terra sono ancora oggi un oggetto di dibattito tra creazionisti, evoluzionisti e teorici di ogni sorta. Un numero non trascurabile di persone tenta di fare ricerche più o meno serie su un’origine extraterrestre della specie umana. Per Green in definitiva trovare vita aliena su un altro mondo darebbe il via a un incredibile caos di nuove credenze, filosofie di vita e teorie cospirative il cui impatto sulla società è assolutamente imprevedibile.</p>
<p>Intanto su Marte ci siamo tornati proprio nel mese di febbraio, definito tra l’altro <strong>“il mese di Marte”</strong>per via delle tre missioni spaziali aventi come obiettivo il pianeta rosso: <strong>Al-Amal</strong> (“Hope”) degli Emirati Arabi Uniti, entrata con successo in orbita lo scorso 9 febbraio, <strong>Tianwen-1 </strong>della Cina (CNSA), che ha iniziato le sue orbite intorno al pianeta rosso il giorno dopo, e <strong>Mars2020</strong> degli Stati Uniti (NASA) atterrata come detto il 18 sul suolo di Marte. Se le cose andranno bene la Cina sarebbe la prima della storia a riuscire in un’impresa simile: orbiter, lander e rover su Marte tutti insieme in una volta sola.</p>
<p>C’è poi il tema, sempre discusso, di poter <strong>rendere Marte più simile alla Terra</strong>, alla fine di <strong>Total Recall</strong> – film di fantascienza del 1990 – basta premere un pulsante e tac! Nel giro di pochi minuti, il cielo di Marte si trasforma da un rosso infernale a un blu simile alla Terra. Dopo aver quasi soffocato sulla superficie marziana pochi istanti prima, <strong>Arnold Schwarzenegger</strong> assorbe a pieni polmoni la dolce aria marziana.</p>
<p><strong>Cos’è la terraformazione?</strong></p>
<p>È l’idea di rendere un pianeta più ospitale per gli umani, un concetto sviluppatosi sin dai primi anni del 1900 e diffusosi dai libri ai film ai videogiochi. Oggi sono tanti i soggetti pubblici e privati che intendono portare esseri umani su Marte anche se l’idea di terraformare Marte appare parecchio complicata, per lo meno con le tecnologie attualmente disponibili.</p>
<p><strong>Ma siamo così sicuri che il “nuovo mondo” che cerchiamo in realtà lo abbiamo a casa nostra?</strong>Invertendo la rotta potremmo riconsiderare la nostra Terra sotto un profilo ecosostenibile e puntare rivedere la nostra società sotto un’ottica più <strong>#green</strong> immaginando un giorno lontano (perché no!) di colonizzare una “super Terra” come <strong>Kleper 22b </strong>scelta come fantastica ambientazione anche per Raised by Wolves – Una nuova umanità, serie Tv di fantascienza targata <strong>Ridley Scott</strong>.</p>
<p>Secondo <strong>Grammenos Mastrojeni</strong>, scrittore e docente di Ambiente e Geostrategia, che da oltre vent’anni studia e si dedica al tema dei cambiamenti climatici del pianeta potremmo salvare il pianeta attraverso “5 scelte di felicità”. Nel suo nuovo libro <strong>“Effetti farfalla”</strong> Mastrojeni parla di noi, di ciò che mangiamo, dei vestiti che compriamo, del modo in cui ci muoviamo e di quello che buttiamo* dei soldi che investiamo e di quello che produciamo. In buona sostanza, le sorprendenti concatenazioni delle azioni che ogni giorno ciascuno di noi compie, l’effetto farfalla – diventato un suggestivo luogo comune – in realtà è un caposaldo della scienza matematica nota come “teoria del caos”. I nostri comportamenti, i gesti più semplici che facciamo ogni giorno, non sono solo gocce nell’oceano ma eventi decisivi per noi, per il nostro benessere e la nostra felicità, e per l’equilibrio dell’intero pianeta.</p>
<p>Prima di scoprire un nuovo pianeta abitabile probabilmente dovremmo rendere nuovamente sano il nostro. Intanto continuiamo a sognare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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