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		<title>La sedia vuota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 20:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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<p>Una fiaba di Natale per adulti, dove la pace non è un canto… ma una scelta concreta di accoglienza, anche quando l’altro è “diverso” da come lo immaginavamo Nel paese&#8230;</p>
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<p>Nel paese il Natale arrivava sempre nello stesso modo: luci appese troppo in alto, presepi nelle vetrine, musiche ripetute come un rosario laico, e poi quell’aria particolare che sa di mandarino, di legna umida, di promesse che vorrebbero essere nuove e invece tornano ogni anno con lo stesso vestito.</p>
<p>Francesco lo sentiva più degli altri, forse perché di mestiere ascoltava le parole e le crepe tra le parole. Era rientrato da pochi giorni, con la valigia ancora a metà e la testa piena di volti: sale riunioni, discussioni, abbracci veri e abbracci diplomatici. Nel suo telefono c’erano messaggi che iniziavano con “scusa se disturbo” e finivano con “non so più come fare”. Nel suo cuore c’era sempre la stessa domanda: <em>ma quando è che smettiamo di fare la pace a parole e cominciamo a farla con la vita?</em></p>
<p>Il paese era piccolo, e proprio per questo sapeva essere grande nel bene e feroce nel male. Il bene era fatto di piatti condivisi senza chiedere perché. Il male era fatto di etichette appiccicate addosso alle persone come francobolli: “quello è così”, “quella è cosà”, “lui non cambia”, “lei è pericolosa”. Qui le differenze non erano un colore: erano una colpa.</p>
<p>E la parola “diverso” aveva assunto col tempo una forma allargata, quasi comoda: poteva significare lo straniero, certo, ma anche il vicino di casa che ama qualcuno “non previsto”; la donna che non rientra nelle caselle che la gente pretende; la coppia LGBT+Q di cui si parla sottovoce come se fosse una notizia e non una vita. Poteva significare la persona divorziata e riaccompagnata che entra in chiesa con la sensazione di dover chiedere permesso anche a Dio. Poteva significare chi combatte con la depressione e sorride per non farsi odiare, e poi a casa si spegne come una luce lasciata accesa troppo a lungo. Poteva significare perfino chi non ha “problemi” ma ha un problema più sottile: è ricco di sé stesso, pieno di ragione, pieno di certezze, incapace di lasciare spazio a un’altra storia.</p>
<p>E poi c’erano loro, i difensori del “si è sempre fatto così”, quelli che lo dicono come si recita un dogma; e i custodi del “le regole sono chiare”, che spesso lo usano non per orientare, ma per chiudere. Ecco: in quel paese il diverso non era solo chi veniva da fuori. Il diverso era chiunque disturbasse l’ordine delle cose, anche solo con la propria esistenza.</p>
<p>La sera del 23 dicembre, alla vigilia della vigilia, il parroco e il sindaco avevano convocato la “Cena della Comunità”. Un’idea bella, di quelle che si raccontano sui giornali: “nessuno resti solo”. Ognuno portava qualcosa, e la sala grande dell’oratorio sembrava un mercato gentile: teglie, dolci, pane caldo, lenticchie che profumavano di casa.</p>
<p>Francesco era arrivato presto, per aiutare. Aveva sistemato sedie, spostato tavoli, attaccato un cartello vicino all’ingresso con un pennarello nero: <strong>“Qui non si entra per essere uguali. Si entra per essere umani.”</strong> Lo aveva scritto senza pensarci troppo. Eppure, appena finito, aveva provato un brivido: come se qualcuno gli avesse toccato la spalla.</p>
<p>A un certo punto, mentre controllava che ci fossero posate sufficienti, vide una cosa stonata nel canto generale: una sedia, vicino alla finestra, rimasta vuota. Non perché mancasse qualcuno. Era vuota perché nessuno voleva sedersi lì. Era la sedia “di fronte” al posto che gli organizzatori avevano riservato a Karim.</p>
<p>Karim era arrivato in paese da pochi mesi. Non era un’ombra: lavorava, salutava, aiutava al mercato. Eppure era diventato subito un tema, non una persona. “È diverso”, dicevano. E la parola “diverso” qui aveva quel suono preciso: non una ricchezza, ma un rischio.</p>
<p>Ma quella sedia vuota, Francesco lo sentì con chiarezza, non era solo per Karim. Era per tutti. Era la sedia dei “diversi” di turno. Per chiunque, entrando, percepisse nell’aria una domanda non detta: <em>“Ma tu… qui… sei compatibile?”</em></p>
<p>La sala cominciava a riempirsi. Qualcuno rideva, qualcuno già criticava sottovoce, come si fa quando si ha paura di essere felici senza controllare tutto.</p>
<p>Poi Karim entrò.</p>
<p>Non fece rumore. Era come se chiedesse permesso anche all’aria. Portava una busta con dentro dei datteri e un piccolo dolce, e si guardava intorno con quella prudenza gentile di chi non vuole sbagliare. Vide il posto preparato per lui e si fermò un istante, come se avesse già capito che quel posto non era un invito, ma una prova.</p>
<p>E insieme a lui, quasi nello stesso tempo, entrarono altri “diversi” che nessuno chiamava così perché erano “di casa” e quindi facevano più paura: Anna, divorziata e riaccompagnata, con un sorriso educato e una stanchezza che le prendeva gli occhi; Teresa, che combatteva con una depressione silenziosa e aveva scelto un posto vicino all’uscita, non per scappare, ma per respirare; e due ragazzi, Luca e Matteo, che non si tenevano per mano, non perché non si amassero, ma perché quel paese sapeva trasformare un gesto d’amore in un processo sommario.</p>
<p>Francesco li notò e sentì il cuore stringersi: <em>questa cena non è una tavolata. È un campo minato. E noi fingiamo che sia solo un brindisi.</em></p>
<p>La gente iniziò a sedersi. E la sedia vicino alla finestra restò vuota, ostinata come un muro.</p>
<p>Francesco si avvicinò a un tavolo dove c’erano alcuni dei “pilastri” del paese: persone rispettate, generose, capaci di fare tanto—ma anche capaci di chiudersi come una porta quando la differenza bussava.</p>
<p>“Ragazzi,” disse con voce calma, “c’è una sedia vuota. È brutto.”</p>
<p>Uno alzò le spalle: “Che vuoi farci, Francesco. La gente si mette dove vuole.”</p>
<p>Un altro aggiunse: “Sì, però non obbligare. L’accoglienza non si impone.”</p>
<p>E un terzo, quello che aveva sempre l’aria di essere il custode del regolamento invisibile, chiuse la frase con un colpo secco: “Le regole sono chiare.”</p>
<p>Francesco sentì il sangue salire. Non perché odiava le regole. Le regole, quando servono, proteggono. Ma qui erano diventate un alibi per non rischiare l’umano.</p>
<p>Gli venne voglia di rispondere duro. Gli venne voglia di usare la vecchia tecnica del mondo: carota e bastone, premio e colpa. <em>Se vi sedete lì, siete bravi. Se non vi sedete lì, siete cattivi.</em> Funziona, a volte. Ma lascia ferite. E soprattutto non cambia il cuore: cambia solo la posizione delle sedie.</p>
<p>Fece un respiro lungo. Si ricordò di una verità che aveva imparato sulla pelle: <em>se vuoi davvero accogliere l’altro, non devi vincere una battaglia. Devi aprire un processo.</em></p>
<p>Il processo non è spettacolare. Non fa applausi. Il processo è lento, a volte imbarazzante. È una strada, non un gesto. E in una strada bisogna restare.</p>
<p>Allora decise di non comandare. Decise di esporsi.</p>
<p>Andò verso la sedia vuota, la prese con entrambe le mani e la trascinò nel centro della sala. Il rumore delle gambe sul pavimento fermò per un attimo le voci. Tutti guardarono.</p>
<p>Francesco posò la sedia vicino al suo posto, ma lasciò un piccolo spazio tra la sua sedia e quella. Come si lascia spazio a una libertà.</p>
<p>Poi parlò, senza microfono. Una voce normale, ma con quella vibrazione che arriva quando uno non sta recitando.</p>
<p>“Questa sedia,” disse, “non è solo per Karim. Questa sedia è per ogni persona che entra qui e si chiede se deve mimetizzarsi per essere accettata. È per chi viene da lontano, sì. Ma anche per chi vive accanto e si sente fuori posto perché ama in modo diverso. È per chi è divorziato e riaccompagnato e si sente guardato come un errore. È per chi lotta con la depressione e non ha più forza di spiegarsi. È per chi è ricco di sé stesso e non se ne accorge, e per chi è così certo di avere ragione da non ascoltare più nessuno. È per quelli del ‘si è sempre fatto così’ e per quelli del ‘le regole sono chiare’, quando quelle frasi diventano muri.”</p>
<p>Si fermò un istante. La sala era immobile.</p>
<p>“Non voglio fare il Natale corretto,” continuò. “Voglio fare il Natale vero. Se qualcuno vuole sedersi qui accanto a me, è il benvenuto. Non per dimostrare qualcosa. Per cominciare un processo.”</p>
<p>Nessuno applaudì. Non era un discorso da applauso. Era un invito che metteva a nudo.</p>
<p>Si sedette. La sedia accanto a lui restò vuota per qualche secondo che sembrarono minuti.</p>
<p>Francesco sentì il cuore battere forte. Non per paura dell’altro. Per paura di noi: del nostro bisogno di controllo, della nostra capacità di usare parole alte per giustificare gesti piccoli.</p>
<p>Poi accadde una cosa strana, una di quelle cose che nelle fiabe succedono e nella vita reale succedono comunque, ma noi le chiamiamo “coincidenze” per non dover cambiare.</p>
<p>Una signora anziana, che nessuno ascoltava mai davvero perché parlava piano, si alzò con il suo piatto di pasta al forno e venne verso di lui. Aveva le mani segnate e gli occhi lucidi.</p>
<p>“Mi siedo io,” disse. “Perché ho perso un figlio e so cosa significa restare senza posto.”</p>
<p>E si sedette.</p>
<p>Il silenzio nella sala cambiò consistenza. Non era più silenzio di giudizio. Era silenzio di ascolto.</p>
<p>Dopo di lei, un ragazzo si alzò, uno che di solito scherzava su tutto per non sentire niente. Si sedette vicino a Karim e gli tese la mano.</p>
<p>“Ciao,” disse. “Io sono Marco.”</p>
<p>Karim lo guardò come si guarda una porta che finalmente si apre. “Karim,” rispose. E la parola “Karim” in bocca sua sembrò meno pesante.</p>
<p>Poco più in là, Luca e Matteo restarono fermi, incerti, come due persone che hanno imparato a chiedere scusa per la loro felicità. Teresa guardava il tavolo e contava le respiri come si contano le possibilità.</p>
<p>Francesco non li chiamò. Non li mise sotto i riflettori. L’accoglienza non è esibizione. È spazio.</p>
<p>Piano piano, senza proclami, altri si spostarono. Non tutti. Alcuni restarono fermi, irrigiditi, a difendere il loro piccolo muro come fosse una patria. Ma qualcosa era iniziato.</p>
<p>Ecco il processo: non l’unanimità, ma il primo passo.</p>
<p>A metà cena, mentre la sala riprendeva a respirare, Francesco si ritrovò accanto a Karim. Non perché lo avesse programmato, ma perché la vita, quando smetti di controllarla, sa organizzare meglio di te.</p>
<p>Karim mangiava poco. Ascoltava molto.</p>
<p>“Come stai?” gli chiese Francesco.</p>
<p>Karim esitò. Poi rispose in italiano lento: “Sto… meglio. Quando qualcuno… si siede.”</p>
<p>Francesco sentì una fitta. Non era retorica. Era fame di umanità.</p>
<p>“Scusami,” disse. “Non per me. Per noi.”</p>
<p>Karim fece un gesto con la mano, come a dire “non importa”, ma poi aggiunse qualcosa che Francesco non dimenticò più:</p>
<p>“Importa. Però… se oggi cambia… domani è meno difficile.”</p>
<p>Una frase semplice. Ma dentro c’era una teologia intera: il domani si alleggerisce quando oggi qualcuno sceglie.</p>
<p>Più tardi, durante i dolci, qualcuno tirò fuori il tema che in paese era sempre pronto come un coltello sul tavolo.</p>
<p>“Va bene tutto,” disse un uomo, “ma non possiamo fare finta che le differenze non esistano.”</p>
<p>Francesco annuì. “Le differenze esistono,” rispose. “E meno male. Il problema non è la differenza. È quando la differenza diventa un alibi per non amare.”</p>
<p>L’uomo scosse la testa. “Facile parlare.”</p>
<p>“Non è facile,” disse Francesco. “È per questo che è Natale. Se fosse facile, sarebbe solo una cena.”</p>
<p>Qualcuno sorrise. Ma era un sorriso che faceva male e bene insieme, perché la verità quando arriva non fa sempre bene subito.</p>
<p>Francesco continuò, senza fare il predicatore, ma con la fermezza di chi vuole bene:</p>
<p>“Accogliere l’altro nella sua fragilità non significa dire sì a tutto. Significa dire: ‘io non ti riduco alla tua ferita, e non riduco me alla mia paura’. Il processo è questo: restare umani mentre impariamo a stare insieme.”</p>
<p>Fu allora che successe una cosa piccola e decisiva.</p>
<p>Anna, divorziata e riaccompagnata, era rimasta defilata. Aveva parlato poco, come chi ha imparato che qualsiasi parola può essere usata contro di te. A un certo punto si alzò con due bicchieri d’acqua e si avvicinò a Teresa.</p>
<p>“Ti va se mi siedo accanto?” chiese.</p>
<p>Teresa alzò gli occhi. “Sì,” disse piano, come se quella sillaba le costasse fatica e coraggio.</p>
<p>Anna si sedette. Non disse nulla di speciale. Le passò solo il bicchiere. E quel gesto semplice fu una predica più forte di mille discorsi: <em>non ti capisco fino in fondo, ma ti sto vicino.</em></p>
<p>Poco dopo, Luca fece un mezzo passo verso Matteo, e senza guardare nessuno gli sfiorò la mano con le dita, quel tanto che basta per dire: <em>io non mi vergogno di te</em>. Matteo ricambiò. Non era una dichiarazione. Era un inizio.</p>
<p>E dall’altro lato della sala, il custode delle regole, quello del “le regole sono chiare”, guardò la scena. Non disse niente. Ma smise di parlare per qualche minuto. E anche quello, per chi vive di certezze, è già un terremoto: il silenzio come primo atto di ascolto.</p>
<p>Quando la cena finì, la gente iniziò a raccogliere, a lavare, a rimettere a posto. Karim rimase a pulire i tavoli senza che nessuno glielo chiedesse. E proprio in quel gesto semplice c’era un messaggio: <em>non voglio essere un ospite eterno. Voglio essere parte.</em></p>
<p>Francesco uscì fuori un momento. L’aria era fredda e trasparente. Guardò le luci del paese: alcune tremolavano, altre erano spente. Pensò che era così anche l’anima di una comunità. Non tutte le luci insieme. Ma abbastanza luci per non arrendersi al buio.</p>
<p>Alle sue spalle sentì passi. Era la signora anziana.</p>
<p>“È andata bene,” disse lei.</p>
<p>“È iniziata,” rispose Francesco.</p>
<p>La signora sorrise. “Bravo. Perché a Natale tutti parlano di amore. Ma l’amore vero è quando uno sposta una sedia.”</p>
<p>Francesco rise piano. “Sì. E quando non pretende che tutti la spostino subito.”</p>
<p>“Già,” disse la signora. “Però qualcuno deve cominciare.”</p>
<p>Francesco rimase a guardare il cielo, e gli venne in mente una frase che non era poesia, ma somigliava alla poesia: <em>accogliere è credere che l’altro possa diventare casa senza smettere di essere altro.</em></p>
<p>Quella notte tornò a casa con una stanchezza buona. Non quella che svuota, ma quella che costruisce.</p>
<p>Il giorno dopo, la vigilia, ricevette un messaggio da Karim: “Grazie per ieri. Io oggi cucino. Se vuoi, vieni.”</p>
<p>Francesco guardò quel messaggio e capì che la fiaba non era finita. Perché la fiaba per adulti non si chiude con “vissero felici e contenti”. Si chiude con una domanda: <em>e tu, domani, quale sedia sposterai?</em></p>
<p>Perché il Natale, alla fine, non è una data. È una decisione.</p>
<p>#comunicazionerelazionale #empatiadigitale</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il mio Natale di ieri. Il mio Natale di oggi.  La religiosità che si fa festa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 14:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="945" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-300x138.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-1024x473.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-768x354.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-1536x709.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-1920x886.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-1170x540.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/9ac1de33-d486-4e2b-992e-9cb0f5926219-585x270.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Natale era il tempo della Nascita come Gioia. Mi sono chiesto in questi giorni cosa possa significare ancora questo sentimento. Ieri era il sorriso tra papà mamma e mia sorella.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/23/il-mio-natale-di-ieri-il-mio-natale-di-oggi-la-religiosita-che-si-fa-festa/">Il mio Natale di ieri. Il mio Natale di oggi.  La religiosità che si fa festa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Natale era il tempo della Nascita come Gioia. Mi sono chiesto in questi giorni cosa possa significare ancora questo sentimento. Ieri era il sorriso tra papà mamma e mia sorella.<br />
Il panettone atteso con l&#8217;uvetta e lo zucchero sulla crosta con mandorle. Il torrone necessariamente duro con difficoltà a farlo sciogliere mentre si gustava a pezzetti.Tutto ha la favola bella e dovrebbe affidarci al tempo e non alla storia. Soprattutto in questi attraversamenti tristi di guerra tra terre massacrate e egoismi imperturbabili. Non si distruggono soltanto luoghi e città in macerie che non si ricomporranno mai. Si lacerano le civiltà e l&#8217;uomo muore nella miseria della perdita della misericordia.<br />
Resta una memoria indelebile più sacra della sacralità del Giorno. Porta il tempo di un vissuto dentro il vivere del presente”</p></blockquote>
<p style="padding-left: 200px;"><b>    Pierfranco Bruni</b></p>
<p>Una volta il Natale era anche l&#8217;attesa della neve. Il sacro nella natura. Ero ragazzo. La festa era il vestito nuovo. Il pranzo grande e la cena lunga. Era la famiglia riunita intorno a una tavola imbandida in rosso e alberelli verdi. Non si dimenticano ii riti che diventano miti e archetipi in una religiosità in cui il sacro aveva un senso.<br />
Natale era il tempo della Nascita come Gioia. Mi sono chiesto in questi giorni cosa possa significare ancora questo sentimento. Ieri era il sorriso tra papà mamma e mia sorella.<br />
Il panettone atteso con l&#8217;uvetta e lo zucchero sulla crosta con mandorle. Il panettone classico. Il torrone necessariamente duro con difficoltà a farlo sciogliere mentre si gustava a pezzetti.<br />
Era il restare a casa con la tombola e i pisellini o fagiolini come pedine. Il tempo è passato. Il tempo passa sempre. Resta una memoria indelebile che resta più sacra della sacralità del Giorno. Porta il tempo di un vissuto dentro il vivere del presente.<br />
La Tradizione non è mai un ricominciare. È sempre un continuare dando senso a ciò che oggi si percepisce soltanto. Si diventa oltre il fatto dell&#8217;essere figli sempre e ora anche padri e nonni. Non misuro il tempo. Ma il cammino lento e paziente degli anni tra i simboli e i gesti, tra la dolcezza e il rispetto.<br />
Ogni Natale era anche baciare la mano a mio padre e mia madre nel segno della devozione. Baciavo la mano di mio padre come fedeltà a una antica famiglia. A mia madre come regina e dea della casa.<br />
Un tempo indelebile nel cuore dell&#8217;umanità. Della piccola umanità di ogni famiglia. Il religioso che si porta dentro è come se si risvegliasse oltre le notti che viviamo lungo i giorni dell&#8217;anno tra le ombre la luce e la pazienza.<br />
Natale è la consapevolezza della pazienza nella accoglienza di una promessa antica tra i Re Magi che hanno l’Oriente nella pace e costruiscono lentamente il tempo nuovo dell&#8217;Avvento. C&#8217;erano i dolci fatti in casa. Rigorosamente. Il miele le palline lo zucchero caldo e le mani delle donne che avevano radici popolari nel canto del Tu scendi dalle stelle.<br />
Non rimpiango. Non ha senso rimpiangere alla mia età. Tutto ha la favola bella e dovrebbe affidarci al tempo e non alla storia. Soprattutto in questi attraversamenti tristi di guerra tra terre massacrate e egoismi imperturbabili. Non si distruggono soltanto luoghi e città in macerie che non si ricomporranno mai. Si lacerano le civiltà e l&#8217;uomo muore nella miseria della perdita della misericordia.<br />
L&#8217;uomo muore nonostante la pietà. L’uomo sfida nonostante la sua nascita e le sue eredità. L&#8217;uomo ha il suo focolare nonostante i labirinti attraversati e da attraversare. Siamo in un tempo di guerra nella quale la giustizia è non solo quella delle trincee.<br />
Natale nei venti di guerra è un paradosso e un assurdo che si abita nonostante le bombe e i droni che sfidano le stelle. Una volta il Natale era Attesa. La messa a mezzanotte e i canti liturgici. Riporto in me un immaginario che resta depositato tra le ricordanze. Ci sono le assenze. È naturale.<br />
Le generazioni sono profezia lungo il cammino degli Elfi. Sfoglio i miei libri. La bella Rebecca è la gioia assoluta. L&#8217;albero è pieno di luci colorate. Il presepe ha la grotta con tutti i suoi personaggi. La Tradizione è il vero volto della vita.<br />
Dai apriamo il panettone.<br />
È festa. Non folclore. È Cristo che nasce nonostante la devastazione della realtà.<br />
C&#8217;è sempre un dono inaspettato. Poi arriverà la Benatana.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-111979" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quando il Natale sapeva aspettare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella La Mantia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 13:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="896" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-1024x573.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-768x430.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-1536x860.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-1170x655.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-585x328.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Un viaggio emotivo tra il Natale degli anni ’90 e quello del 2025, dove la lentezza della memoria incontra la consapevolezza del presente. Due modi diversi di vivere la festa,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un viaggio emotivo tra il Natale degli anni ’90 e quello del 2025, dove la lentezza della memoria incontra la consapevolezza del presente. Due modi diversi di vivere la festa, uniti dallo stesso bisogno di calore, attesa e appartenenza</em></p>
<p>C’è stato un tempo in cui il Natale arrivava senza annunci, insinuandosi lentamente nelle giornate più corte. Negli <strong>anni ’90</strong> non si parlava di conto alla rovescia digitale: l’attesa era fatta di <strong>gesti ripetuti</strong>, di <strong>segni discreti</strong>, di una trasformazione quasi impercettibile dell’atmosfera. Il freddo più pungente, le luci accese prima del tramonto, il profumo degli agrumi che riempiva le stanze. Il Natale non irrompeva: <strong>maturava</strong>.</p>
<p>Quel Natale aveva una forte <strong>dimensione materiale</strong>. Gli addobbi venivano recuperati da scatole segnate dal tempo, le lucine erano spesso capricciose, l’albero non aspirava alla perfezione. Eppure, in quell’insieme irregolare, si riconosceva una <strong>continuità affettiva</strong>. Ogni oggetto portava con sé una storia, ogni difetto era una traccia del passato che trovava spazio nel presente.</p>
<p>Il <strong>Natale del 2025</strong> nasce invece in un mondo più veloce, ma anche più consapevole. Arriva prima, è vero, ma lo fa perché oggi sentiamo il bisogno di <strong>anticipare la festa</strong>, di dilatarne i confini per renderla più accogliente. Le luci sono studiate, gli spazi armonizzati, le tavole curate nei dettagli. Non è solo estetica: è il tentativo di costruire <strong>un rifugio visivo ed emotivo</strong> in un tempo che cambia rapidamente.</p>
<p>Negli anni ’90 i regali erano pochi e densi di attesa. Non sempre centravano il desiderio, ma colpivano l’immaginazione. Il tempo che separava l’idea dal dono ne aumentava il valore simbolico. Oggi il regalo è spesso <strong>più preciso</strong>, più aderente a ciò che si vuole davvero. Non nasce meno dal sentimento, ma da una diversa forma di <strong>attenzione</strong>: ascoltare, ricordare, scegliere con cura. È un’altra lingua dell’affetto, più diretta, meno intuitiva, ma non per questo meno sincera.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-100213" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-1024x682.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-1024x682.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="682" /></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche la <strong>famiglia</strong> ha cambiato volto. Negli anni ’90 era una presenza compatta, talvolta rumorosa, inevitabile. Si condividevano spazi stretti e conversazioni sovrapposte, con la sensazione che il tempo fosse sospeso. Oggi la famiglia è <strong>più plurale</strong>, più mobile. Ci si ritrova, ma portando con sé frammenti di vita esterna, connessioni, schermi. Questo non annulla la vicinanza: la <strong>ridefinisce</strong>. Stare insieme, nel 2025, significa spesso scegliere di esserci, non darlo per scontato.</p>
<p>L’attesa resta il punto di incontro tra le due epoche. Negli anni ’90 era <strong>lenta e inconsapevole</strong>, quasi inevitabile. Nel 2025 è <strong>costruita</strong>, talvolta guidata, ma anche più intenzionale. Non si subisce il tempo: lo si organizza per far spazio a ciò che conta. L’emozione non nasce più solo dall’assenza, ma dalla <strong>cura</strong> con cui si prepara il momento.</p>
<p>La nostalgia, allora, non è una critica al presente. È un <strong>ponte</strong>. Guardando al Natale degli anni ’90 riconosciamo un modo diverso di vivere il tempo; osservando quello del 2025 scopriamo nuove possibilità di <strong>condivisione</strong>, nuove forme di calore, nuovi linguaggi della festa. Non c’è una versione migliore: c’è un <strong>filo continuo</strong> che lega ciò che siamo stati a ciò che siamo diventati.</p>
<p>In fondo, il Natale non appartiene a un’epoca precisa. Vive nelle <strong>memorie che conserviamo</strong> e nei <strong>gesti che scegliamo di rinnovare</strong>. Cambiano i ritmi, cambiano gli strumenti, ma resta lo stesso desiderio: fermarsi, riconoscersi, sentirsi parte di qualcosa che va oltre il tempo.</p>
<p>Questo, ieri come oggi, è il suo vero significato.</p>
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		<title>Natale, il sacro e la magia. I Re Magi giocano alla Cabala ed io ascolto la notte…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 08:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[fiabe]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/C0B0B51A-C2BA-4A23-ACA4-A61B11607801-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>La magia, il sogno, i re magi e l’Oriente: un viaggio nella bellezza della misericordia e l’incontro con una donna bellissima … tra antropologia, fede, mito e poesia il racconto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/20/natale-il-sacro-e-la-magia-i-re-magi-giocano-alla-cabala-ed-io-ascolto-la-notte/">Natale, il sacro e la magia. I Re Magi giocano alla Cabala ed io ascolto la notte…</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><i>La magia, il sogno, i re magi e l’Oriente: un viaggio nella bellezza della misericordia e l’incontro con una donna bellissima … tra antropologia, fede, mito e poesia il racconto di Pierfranco Bruni</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La magia è nella vita! I Re Magi sono una magia, sono magici re, o forse portano la magia e nel loro passo d’Oriente hanno la leggerezza della saggezza. Sono il cammino che scava l’anima di una favola bella che si tradusse in leggenda ma la forza della loro alchimia intrecciò, in un rito sciamanico, la bellezza, la ricchezza e la profezia. Si diedero appuntamento sul confine del mare che incontra le terre del sole. Il gioco alchemico della cabala è un arcobaleno.</p>
<p>Nei loro occhi è rimasta la Cometa che segna la luce nella riconciliazione della speranza con l’attesa. Ma il loro viaggiare fu lungo e non persero mai la fiducia che la notte potesse diventare giorno e che il giorno, diventato notte, avesse come bussola la stella.</p>
<p>Nelle sere, nella loro tenda, si raccontavano il canto della nascita. In una notte di freddo e di fumo i Re Magi incontrarono, lungo la loro strada, una donna bellissima, proprio dove gli orizzonti uniscono e dividono l’Oriente dall’Occidente. Una donna vestita da zingara, con una gonna celtica e uno scialle della Cappadocia. Sulla testa portava un cappello amaranto con le falde larghe e tese che i venti ventosi del nord non sfiorarono. Gli occhi verdi e poi neri come carbone spento senza tracce di cenere sembravano due perle nei deserti inesplorati. I capelli arruffati, un po’ Valentina un po’ Sentiero Selvaggio. Amava divinamente nella sua fisicità orante. Aveva con sé l’armonia e la disarmonia e intrecciava l’incenso, l’oro e la mirra tra le mani, le labbra e le pieghe del corpo.</p>
<p>I Re Magi la invitarono ad accompagnarsi nel loro viaggio ma lei, con uno sguardo di fuoco, non accolse, per oblio, per l’ambiguo equilibrio di non schierarsi con gli sciamani oppure per viltà, l’invito.  Dopo la partenza dei magici Re rimase in meditazione. Questa donna dalle belle facezie si chiamava Befana. Ripensò a lungo. Poi ad un tratto prese foglio e penna e scrissi a Baldassarre chiedo di sostare e pazientare perché li​ avrebbe raggiunti</p>
<p>Baldassarre subito risposte: “Siamo ormai lontani e il nostro viaggio è giunto nell’attraversamento dei labirinti rocciosi. Sarà difficile raggiungere il nostro lento camminare. Comunque ti offro la possibilità. Ho dimenticato vicino all’uscio della porta il mio bastone. Quello che ha come segno l’aquila. Indossa una collana di quelle che ho intravisto sul tuo tavolo, quella rossa tramonto, e cavalca, come se fosse un cavallo, il bastone. Si trasformerà in un razzo e con il mio sguardo ti attirerò. Giungerai da noi solo se non ordirai trucchi e infedeltà. Anzi non ci sarà bisogno di fermare il nostro cammino. Ti permetterò di raggiungerci. Noi ti concediamo il passo dei guerrieri della luce”.</p>
<p>E così fece la Befana. Senza trucchi e con la sua bellezza fece tutto ciò che Baldassarre le aveva indicato. I Re Magi se la trovarono accanto. La Befana portava negli occhi il sorriso, sulle labbra il calore del vento, tra le parole la dolcezza dell’incanto. Melchiorre, che era il più anziano dei Magi, sorrise con la pausa della saggezza e con la mano destra accarezzò il suo volto.</p>
<p>Gasparre le disse: “Devi credere nelle alchimie perché ogni viaggio è un dono e il nostro viaggio viene da molto lontano e non si fermerà perché noi siamo la tradizione e l’amore ha bisogno della tradizione. Veniamo da distanze antiche ma ci siamo incontrati per trasformare le distanze in condivisioni”.</p>
<p>Baldassarre che portava nelle parole e negli occhi la Babilonia non aggiunse altro. Osservò la Befana, alzò le mani al cielo e indicò la Cometa. Proseguirono così il loro tracciato. Melchiorre, lo sciamano più anziano il cui nome potrebbe avere origini da Melech, Baldassarre, da Balthazar antico re babilonese e Gasparre, nome che ha segni greci che portano al signore di Saba Galgalath giunsero, con i loro doni e il loro Oriente, davanti ad una grotta. La Cometa lì si era fermata con la sua luce.</p>
<p>Vicino alla grotta non c’era molto popolo. Il popolo giunse dopo, quando capì che l’incenso portava all’oro e che la mirra faceva sognare l’infinito. I magici Re, come veri sciamani, scesero dai loro cammelli che sembravano cavalli o colombe dai bianchi pensieri, deposero i loro doni e i loro occhi incontrarono il silenzio e i segni di uno sguardo profondo che sconfinò nella misericordia. Restarono in contemplazione e ogni loro pensare divenne preghiera.</p>
<p>La Befana, intanto, aveva osservato tutto ciò. Decise di trasformarsi in una maga e chiese a Baldassarre di sognare perché ogni sogno di Baldassarre aveva un senso e nascondeva una verità.</p>
<p>​Gli chiese di trasformare la sua bellezza e la sua giovinezza in una maga portatrice di doni. Baldassarre riunì Melchiorre e Gasparre e decisero di farla entrare nella piazza degli sciamani. E così fu. Ma non trasformarono la sua bellezza e la sua giovinezza. La lasciarono bella e giovane e con lo scialle viola di azzurro sul capo.</p>
<p>Così la Befana divenne apprendista sciamana. Perché solo il sogno è magia e la magia fa sognare. Perché solo il sogno non conosce il tempo e il mistero è nella vita che vorremmo vivere. La Befana disse a Baldassarre: “La mia bellezza non aveva senso prima di incontrarvi. Ora io sono un volo e la magia mi porta a far sognare. Anche se solo per un frammento di vita. Vorrei che si capisse che in ogni sogno c’è un’onda del sorriso che sempre dovrebbe non perdersi dentro di noi”.</p>
<p>I Re Magi ritornarono, con l’Occidente nel cuore, nel loro Oriente e, con la pazienza dei camminatori, accesero un grande falò sotto la luna di gennaio, mentre la Befana mai divenne vecchia e brutta perché è sempre la bellezza che vince. Intorno al falò la Befana danzò il ballo dei portatori dei sogni.</p>
<p>C’è un antico canto che recita: “La Befana ha l’eleganza della luna/scende con i sogni dopo il ballo di mezzanotte/tra le attese e le partenze/mai stanca e sempre sorridente/ con i profumi delle fresie/gioca a far alba/per sconfiggere ogni ombra/che la notte porta con sé”.</p>
<p>Non ricordo più se è realmente un antico canto, oppure una mia versione tra le camminate antropologiche delle civiltà che da anni (decenni) coltivo, e che mi hanno dato la possibilità di capire i processi storici dei popoli attraverso una dimensione non soltanto storiografica ma rituale. Il rito e il mito sono, appunto, degli archetipi che danno senso alla tradizione dei popoli. Scavare tra le leggende, i racconti, le feste, le date simboliche e alchemiche porta il contemporaneo a fare i conti sempre con la memoria.</p>
<p>Ma il numero sei, oltre la tradizione religiosa, cristiana o meno, non è il risultato del 2 più il 5 e più 1. Ovvero Natale 25. Inizio anno 1 gennaio. Siamo però ad una visione moderna del segnare il Natale il 25 di dicembre e l’inizio dell’anno nuovo con il 1 gennaio.</p>
<p>Nella antica tradizione ci sono scommesse di altra natura. Ma pur restando alla contemporaneità la cifra non è un richiamo della Cabala soltanto quanto del mondo greco pitagorico, ovvero Magno Greco.</p>
<p>I Re Magi giocano alla Cabala ermetica mentre io ascolto la notte!</p>
<p><strong><img decoding="async" class="wp-image-115068 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544-640x640.jpeg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/c375caa1-8696-4188-af08-5d5749f34544.jpeg 1440w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>LA BELLEZZA DELL’INCARNAZIONE L’eterno fascino del Natale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/12/23/la-bellezza-dellincarnazione-leterno-fascino-del-natale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-bellezza-dellincarnazione-leterno-fascino-del-natale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 09:45:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1-300x300.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1-150x150.webp 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1-768x768.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1-585x585.webp 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/natale1-640x640.webp 640w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>In principio era il Logos e il Logos era presso Dio e il Logos era Dio… E il Logos si fece carne e abitò fra noi. (Giov. 1, 1.14) I&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<pre><em>In principio era il Logos</em>

<em>e il Logos era presso Dio</em>

<em>e il Logos era Dio…</em>

<em>E il Logos si fece carne</em>

<em>e abitò fra noi.</em>

<em>(Giov. 1, 1.14)</em></pre>
<p><em> I filosofi cercano il senso, cioè il sale della vita, in ogni avvenimento, piccolo o grande che sia. Non danno nulla per scontato, vanno alla ricerca del fondamento (l’archè), cercano di rintracciare una logica in ogni fenomeno analizzato, dando rigore analitico alla loro indagine e un ordine concettuale ai loro pensieri. Che cosa ha da dire il Natale ai filosofi? È curioso constatare che sul Natale più di un filosofo moderno, ancorché non credente, si sia lasciato andare, si sia&#8230;sciolto.</em></p>
<p>Nelle nostre società occidentali il <strong>Natale </strong>è stato per secoli la festa religiosa più bella e attesa dell’anno, la festa in cui tutta la famiglia si raccoglieva attorno alla tavola e al focolare. Sullo sfondo, il presepe, che a partire da quello di <strong>Greccio</strong>, nel XII secolo, si diffuse in tutta l’Italia, e, più tardivamente, il nordico e “protestante” albero di Natale. Era la festa che univa le generazioni. I vecchi per tradizione e nostalgia, i bambini per la loro capacità di stupirsi di fronte a quella che appariva loro un’atmosfera di magia, erano i veri credenti del Natale. Anzi, i vecchi sembravano i veri protagonisti: il nordico Babbo Natale con la slitta e la più mediterranea Befana a cavallo di una scopa erano incaricati a portare i doni ai bambini.</p>
<p>Si poteva non essere religiosi, ma guai a parlare male del Natale, celebrato da poeti e scrittori in migliaia e migliaia di poesie e racconti (si pensi a <em>Canto di Natale </em>di <strong>Charles Dickens </strong>(1812 -1870), toccante, insuperata fiaba ambientata nell’Inghilterra del 1843, o al racconto di<strong> Fëdor Dostoevskij</strong> (1821–1861) di un povero bambino di non più di sei anni – immagine del Bambino Gesù – che, alla vigilia di Natale, si sveglia, affamato, in un gelido e umido scantinato di una grande città, forse Pietroburgo.</p>
<p>Così per i poeti. Ma per i filosofi?</p>
<p>I filosofi, per loro costume, diversamente da quanto creda la gente comune, non danno nulla per scontato, vanno alla ricerca del fondamento (l’<em>archè</em>), cercano di rintracciare una logica in ogni fenomeno analizzato, dando rigore analitico alla loro indagine e un ordine concettuale ai loro pensieri. Sotto questo aspetto, sono molto più vicini agli scienziati, ai quali a volte pretendono addirittura di insegnare il mestiere (il metodo), che ai letterati. Quando poi cedono la parola ai poeti, lo fanno per una consapevole scelta, dopo aver constatato che in un determinato argomento la ragione (il <em>logos</em>) ha esaurito tutte le sue risorse.</p>
<p>Quando il filosofo è credente cerca di rendere ragione, innanzitutto a sé stesso, della sua fede, si sforza cioè di riconquistare ogni giorno, con il sudore della fronte, la verità che gli è stata rivelata, ma non è disposto a confondere il miracolo con il ragionamento, la trascendenza con l’immanenza, ancorché sia incline a scorgere nel naturale le radici del soprannaturale. I filosofi cercano il senso, cioè il sale della vita, in ogni avvenimento, piccolo o grande che sia. Che cosa ha da dire il Natale ai filosofi? È curioso constatare che sul Natale più di un filosofo moderno, ancorché non credente, si sia lasciato andare, si sia&#8230;sciolto.</p>
<p>Accade allora che <strong>Arthur Schopenauer</strong> (1788–1860), che teorizza, al pari di <strong>Giacomo Leopardi </strong>(1798–1837), il “pessimismo cosmico” (è sua la frase “La vita è un pendolo che oscilla tra la noia e il dolore”), nella sua ultima opera, una raccolta di saggi del 1851, scriva queste parole: <em>Colui che ha una grande ricchezza in sé stesso è come una stanza pronta per una festa di Natale, luminosa, calda e gaia in mezzo alla neve e al ghiaccio della notte di dicembre.</em> (<em>Parerga e Paralipomena</em>, Ed. Adelphi). Frase davvero luminosa, dove è facile leggere come il filosofo tedesco, che immagineremmo armarsi contro il Natale cristiano con il bastone della demistificazione, scorga nel mistero dell’incarnazione, nel Dio che si fa uomo, la pienezza della vita e la massima espressione di umanità.</p>
<p>E che dire del profeta della morte di Dio? Di quel <strong>Friedrich Nietzsche</strong> (1844–1900) dal quale ci si aspetterebbe una<img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-97921 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/NIETZSCHE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/NIETZSCHE-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/NIETZSCHE-585x585.jpg 585w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /> dissacrante definizione della festa di questa festa della cristianità? Sorprendentemente, del caustico pensatore, che non esita a scrivere che il cristianesimo è la più grande menzogna della storia dell’umanità, apprendiamo dal suo epistolario che era sinceramente nostalgico dell’atmosfera magica del Natale della sua infanzia, passato in compagnia dei suoi cari. In una lettera del 1880 indirizzata alla madre e alla sorella ricorda come il 25 dicembre “in tutte le case si accende l’albero e si distribuiscono i doni di Natale”. Nel Natale 1885 è a Nizza, solo. Nell’aprire il pacco inviatogli dai famigliari, l’impazienza di scartare i doni e la sua vista precaria gli giocano un brutto scherzo: sgusciano via i soldi che gli ha mandato la madre. “Perdonate il vostro animale cieco”, scrive a sua sorella, ed esprime subito dopo la speranza che i soldi persi li abbia raccolti “una povera vecchietta che abbia così trovato per strada il suo Gesù bambino’’. (Epistolario1880-1884 e 1885-1889, Ed. Adelphi)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Stupisce anche l’atteggiamento di un altro insospettabile, quel <strong>Jean Paul Sartre </strong>(1905–1980) che non esiterà più tardi a<img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-97920 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/SARTRE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/SARTRE-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/SARTRE-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/SARTRE-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /> presentare la sua filosofia come un umanesimo ateo, ma che trovandosi nel 1940 a riflettere sul significato del Natale mentre era detenuto nel lager nazista di Treviri, nel racconto <em>Bariona o il figlio del tuono</em>, scrive sulla maternità di Maria le seguenti commoventi parole, degne di un mistico cristiano: <em>Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. […] Ella sente che Cristo è suo figlio, il suo piccino, ma anche che è Dio. Lo guarda e pensa: Questo Dio è mio figlio, questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa boccuccia ha la forma della mia. È Dio, ma mi assomiglia! Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può baciare.</em> (Ed. C. Marinotti, 2003)</p>
<p>Più articolato, e più ricco di calore mediterraneo, si presenta il discorso per <strong>Benedetto Croce </strong>(1866–1952),</p>
<p>che come tanti<img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-97919 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/CROCE-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/CROCE-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/CROCE-585x585.jpg 585w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /> rampolli dell’alta borghesia frequentò il Collegio dei Barnabiti a Napoli verso la fine dell’Ottocento. Fu lambito, negli anni della sua prima giovinezza, da piccoli propositi di vita devota, forse un leggero soffio di misticismo a cui non dovette essere estraneo il fascino delle toccanti melodie di <strong>Sant’Alfonso Maria de’ Liguori </strong>(1696–1787), che sicuramente assaporò: un refolo, niente di più, che non divenne mai vento, destinato tuttavia a riaffiorare qua e là nella sua opera matura, a cui non fa difetto, insieme allo slancio poetico, un senso religioso della vita, ancorché declinato in una visione laica, come oggi si dice. Sappiamo in ogni caso che non dimenticò mai quei ritmi ingenui ma pieni di sentimento, e all’approssimarsi del Natale, complice l’aria odorosa di mandarini e torroni, li rievocava con piacere ai suoi amici e discepoli.</p>
<p>Amava particolarmente i seguenti versi di <em>Quanno nascette Ninno</em> (che molti studiosi nel passato identificavano nella versione popolare dell’alfonsiana e più celebre <em>Tu scendi dalle stelle</em>), che canticchiava assai volentieri: “<em>Ninno mio sapuretiello</em>, <em>Rappusciello d’uva si tu!</em>”, versi la cui traduzione in italiano (“Bimbo mio (così) saporito, grappoletto d’uva sei tu!”) non restituisce appieno la spontanea freschezza d’immagine e la musicalità che il dialetto esprime, e che faceva vibrare l’anima di <strong>Croce</strong> fino a fargli sentire di trovarsi di fronte ad un gioiello letterario di rara purezza. (O. Gregorio, sant’Alfonso M. de’ Liguori visto da Benedetto Croce, saggio reperito su Internet, p. 2<sup>a</sup>). È forse in queste commosse reminiscenze che va ricercata la genesi delle mature conquiste del suo pensiero: quello secondo cui il cristianesimo è da considerarsi la rivoluzione più grande che l’umanità abbia conosciuto, perché rivoluzione dell’amore gratuito.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-97918 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/STEIN-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Natale! Per <strong>Edith Stein</strong> (1891–1942), la filosofa ebrea tedesca fattasi suora carmelitana con il nome di Teresa Benedetta della Croce e morta ad <strong>Auschwitz</strong> nell’agosto 1942, la sola parola basta per evocare un universo di tenerezza. Così si apre <em>Il mistero del Natale</em>, un suo piccolo saggio del 1931: <em>Quando i giorni diventano via via più corti, quando nel corso di un inverno normale, cadono i primi fiocchi di neve, timidi e sommessi si fanno strada i primi pensieri del Natale. Questa semplice parola emana un fascino misterioso, cui ben difficilmente un cuore può sottrarsi. Anche coloro che professano un’altra fede e i non credenti, cui l’antico racconto del Bambino di Betlemme non dice alcunché, preparano la festa e cercano di irradiare qua e là un raggio di gioia. Già settimane e mesi prima un flusso di amore inonda tutta la terra. Una festa dell’amore e della gioia, questa è la stella verso cui tutti accorrono nei primi mesi invernali.</em> (Ed. Dehoniane Bologna, 2017)</p>
<p>Questa convergenza di filosofi di diversa ispirazione ideale sul valore evocativo del Natale non deve meravigliare: la filosofia, il cui significato etimologico è “amore della sapienza”, muove, al pari della poesia, da un sentimento di stupore, a cui segue lo sforzo di spiegare cose sempre più complesse, come ci ricordano sia<strong> Platone</strong> (428/427–347) che il suo discepolo<strong> Aristotele </strong>(384/383–322). Viviamo in un’epoca dominata dalla secolarizzazione, caratterizzata cioè dalla perdita del senso del sacro: la fede dei nostri avi non ispira più i nostri comportamenti. Viviamo nel tempo in cui il trionfo della tecnica ha prodotto il “disincanto del mondo”, come scriveva <strong>Max Weber </strong>(1864–1920): una gabbia di ferro che ha intrappolato l’uomo moderno e lo ha separato dalla sua anima.</p>
<p>E pensare che la magia, il mito, la favola, la poesia, tutto ciò che appartiene all’infanzia del mondo e che <strong>Giambattista Vico</strong> (1668–1744) – che visse, studiò e meditò immerso nei vicoli di quella Napoli dei primi decenni del ‘700 che inventò la tombola, la smorfia e il presepe artistico – paragona, nella sua grandiosa <em>Scienza Nuova</em>, all’infanzia della vita umana: una forma di conoscenza non meno profonda e penetrante di quella che verrà dopo con la ragione speculativa e sperimentale.</p>
<p>Sapienza, amore, stupore si ritrovano tutte nella notte di <strong>Natale</strong>: dagli angeli che recano la bella notizia ai pastori che l’accolgono con grande gioia, ai <strong>Magi</strong>, sapienti venuti da lontano per contemplare la verità a lungo cercata. Il fascino del Natale è l’essenza stessa del <strong>Cristianesimo</strong>: un Dio che si fa uomo per un supremo atto d’amore, ciò che mette d’accordo fede e ragione, poesia e filosofia. Storia sacra e storia profana si contaminano: il Dio dei filosofi e il Dio di Gesù Cristo, sul crocevia del Natale, sembrano incontrarsi.</p>
<p>Non c’è alcun altra festa che evoca la bellezza come il Natale. Dietro tanta bellezza però già s’intravede, come intravedeva <strong>Edith Stein</strong>, l’ombra della croce: è questa doppia immagine che deve aver contemplato <strong>Dostoevskij</strong> quando metteva sulla <span style="text-align: center;">bocca del protagonista di un suo romanzo la celebre frase “</span><span style="font-style: italic; text-align: center;">La bellezza salverà il mondo”. </span><span style="text-align: center;">C’è ragione di credere che Dio sarebbe venuto a visitare la sua creatura, fatta poco meno di un angelo ma in qualche modo, avendogli dato un corpo, più completa, anche se non avesse avuto bisogno di redimerla dal peccato, giacché la bellezza è l’essenza stessa di Dio.</span></p>
<p>Quanto è distante questa storia ideale, eterna, &#8211; che lo scintillìo degli alberi addobbati e l’incanto dei presepi ancora ci ricordano &#8211; dalla storia concreta, con i suoi progressi e regressi, con le epoche di barbarie e di civiltà che si alternano, sia pure ad un livello più alto: da una parte, su un piano superiore, il progetto che Dio ha per il mondo, dall’altra, su un piano inferiore, la storia degli uomini in questa “aiuola che ci fa tanto feroci”. Dopo aver strappato Dio dalle nostre esistenze, dobbiamo rimettere il Bambinello al posto che gli spetta, cioè in fondo al nostro cuore e nel cuore delle nostre società. L’aveva ben compresa, questa distanza, un caustico e originale poeta del secolo scorso, pessimista come <strong>Schopenauer</strong>, ma che recava nella sua sporta ancora un po’ di fede e di speranza. Mette in bocca al Bambino Gesù queste parole:</p>
<p>“<em>Ve ringrazio de core, brava gente,</em></p>
<p><em>  pé ‘sti presepi che me preparate,</em></p>
<p><em>  ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,</em></p>
<p><em>  si de st’amore nun capite gnente…</em></p>
<p><em>  </em><em>  Pé st’amore sò nato e ce sò morto,</em></p>
<p><em>  da secoli lo spargo dalla croce,</em></p>
<p><em>  ma la parola mia pare na voce</em></p>
<p><em>  sperduta ner deserto, senza ascolto.</em><em> </em></p>
<p><em>  La gente fa er presepe e nun me sente;</em></p>
<p><em>  cerca sempre de fallo più sfarzoso,</em></p>
<p><em>  però cià er core freddo e indifferente</em></p>
<p><em>  e nun capisce che senza l’amore</em></p>
<p><em>  è cianfresaja che nun cià valore.</em> ’’</p>
<p>(<em>Er presepe</em>, Carlo Alberto Salustri (Trilussa) – 1881/1950).</p>
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		<title>A NATALE IL CIELO STELLATO DI VIA MARGUTTA BRILLA DI ARTE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/12/06/a-natale-il-cielo-stellato-di-via-margutta-brilla-di-arte/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-natale-il-cielo-stellato-di-via-margutta-brilla-di-arte</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 21:02:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[luminarie]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[via Margutta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1745" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-scaled.jpeg 1745w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-205x300.jpeg 205w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-698x1024.jpeg 698w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-768x1127.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-1047x1536.jpeg 1047w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-1396x2048.jpeg 1396w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-1920x2817.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-1170x1716.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5374-585x858.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1745px) 100vw, 1745px" /></p>
<p>Il Maestro Pupi Avati ospite d’onore all’accensione delle luminarie natalizie Si accende la magia del Natale con l’accensione delle luminarie in Via Margutta, un’esclusiva cascata dorata di cinquanta nomi di artisti, poeti,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s4"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il Maestro Pupi Avati ospite d’onore all’accensione delle luminarie natalizie</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s8">Si accende la </span><span class="s9">magia del Natale</span><span class="s8"> con l’accensione delle luminarie in Via Margutta, </span><span class="s8">un’</span><span class="s8">esclusiva cascata dorata di </span><span class="s8">cinquanta nomi di artisti, poeti, scrittori e musicisti e personalità del cinema, </span><span class="s8">ai quali </span><span class="s8">è dedicata l</span><span class="s10">’artistica installazione dal titolo </span><span class="s11">“The Stars of Via Margutta”</span><span class="s11">, </span><span class="s10">personalità storiche che in Via Margutta hanno vissuto e operato nel corso nei vari secoli.</span></p>
<p class="s12"><span class="s10">L’iniziativa ideata e promossa dal Consiglio direttivo dell’Associazione Internazionale di Via Margutta, composto dalla Presidente Grazia Marino, da Tina Vannini, Pierluigi Mancuso, </span><span class="s10">Hayley</span><span class="s10"> Nielsen, Karim </span><span class="s10">Othmani</span><span class="s10">, Stefano Leonardi e Laura Pepe, </span><span class="s10">l’esclusiva cerimonia di accensione delle luci</span><span class="s10"> si è svolta stasera</span><span class="s10"> 6 dicembre alle ore 18.30</span></p>
<p class="s12"><span class="s10">Picasso, Guttuso, De Chirico, D’Annunzio, Moravia, Sartre, Puccini, Mascagni, Wagner, Fellini, Magnani, H. Hepburn e G. Peck e tante altre bellissime</span> <span class="s10">anime che hanno</span> <span class="s10">popolato</span> questa strada <span class="s10">unica e</span> <span class="s10">ineguagliabile, rivi</span><span class="s10">vono </span><a name="_GoBack"></a><span class="s10">nelle scritte di tre metri realizzate con tubi al neon color oro, collocate per tutta la lunghezza di Via Margutta, impreziosite e decorate da luminose stelle natalizie.</span></p>
<p class="s12"><span class="s10"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-97243" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-300x212.jpeg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-300x212.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-1024x722.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-768x541.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-1536x1083.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-2048x1444.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-1920x1354.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-1170x825.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5375-585x412.jpeg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ospite </span><span class="s10">d’onore </span><span class="s10">della cerimonia di accensione delle luminarie di Via Margutta </span><span class="s10">il Maestro del Cinema Italiano Pupi Avati, a cui è </span><span class="s10">intitolata</span><span class="s10"> una delle luminarie posta al centro della mitica via.</span></p>
<p class="s14"><span class="s13">Gran festa in Via Margutta con</span><span class="s13"> i canti natalizi del Coro Pop Gospel “Le note Vocali” diretto da Valeria Fiore, che introdurranno il brindisi finale sulla strada </span><span class="s8">con il Merlettaie Brut </span><span class="s13">varietà Pecorino – </span><span class="s13">Bio</span><span class="s13"> Vegan, di </span><span class="s8">Ciù</span> <span class="s8">Ciù</span><span class="s8"> Tenimenti </span><span class="s8">Bartolomei</span><span class="s8">.</span></p>
<p class="s14"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-97244" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-300x200.jpeg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376-263x175.jpeg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/12/IMG_5376.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p class="s14"><span class="s13">Ringraziamenti particolari vanno alla Banca del Fucino che anche quest’anno sostiene le luminarie di Via Margutta. </span><span class="s8">F</span><span class="s8">ondata a Roma nel 1923, si è affermata in un secolo di storia come una delle più importanti realtà bancarie romane, conservando la propria identità di banca privata indipendente profondamente radicata nel territorio di riferimento.</span></p>
<p class="s14"><span class="s13">Per questo Natale l&#8217;Associazione Internazionale di Via Margutta, per un momento di sincera condivisione e altruismo, promuoverà l&#8217;organizzazione no-profit indipendente Still I Rise, fondata nel 2018 da Nicolò Govoni. Un</span><span class="s13">’Associazione</span><span class="s13"> che offre istruzione gratuita di eccellenza ai bambini profughi e vulnerabili nel mondo. La sua Missione è porre fine alla crisi scolastica globale, aprendo scuole per emancipare i più vulnerabili.</span></p>
<p class="s3"><span class="s25">“THE STARS OF VIA MARGUTTA”</span></p>
<p class="s3"><span class="s26">L’elenco delle “personalità” che sono riprodotte nominativamente </span><span class="s26">nella Luminaria Natalizia 202</span><span class="s26">4 </span><span class="s26">di Via Margutta:</span></p>
<p class="s27"><span class="s25">Venticinque personalità dell’Arte:<br />
</span></p>
<p class="s28"><a name="_Hlk152512892"></a><a name="_Hlk152512450"></a></p>
<p class="s29"><a name="_Hlk152512484"></a><span class="s10">Picasso,</span> <span class="s10">Guttuso,</span> <span class="s10">Burri,</span>​<span class="s10">Balla,</span>​<span class="s10">De</span> <span class="s10">Chirico,</span>​<span class="s10">Boccioni,</span>​<span class="s10">Ontani,</span> <span class="s10">Rubens,</span>​<span class="s10">Poussin,</span>​<span class="s10">De</span> <span class="s10">Ribeira</span><span class="s10">,</span><span class="s10">Van </span><span class="s10">Wittel</span><span class="s10">,</span> <span class="s10">Pieter</span> <span class="s10">van </span><span class="s10">Laer</span><span class="s10">,</span>​<span class="s10">Van</span> <span class="s10">Bloemen</span><span class="s10">,</span> <span class="s10">Canova,</span><span class="s10">Turcato</span> <span class="s10">,</span> <span class="s10">Monachesi,</span> <span class="s10">Valadier</span><span class="s10">,</span> <span class="s10">Severini,</span> <span class="s10">Thorwaldsen</span> <span class="s10">,</span>​<span class="s10">Scialoia</span><span class="s10">,</span> <span class="s10">Amerigo</span> <span class="s10">Tot,</span> <span class="s10">Santoro,</span> <span class="s10">Roesler</span><span class="s10"> Franz,</span> <span class="s10">Sartorio</span><span class="s10"> e Gaetano Castelli.</span></p>
<p class="s29"><span class="s25">Tredici personalità del Cinema:</span></p>
<p class="s28"><span class="s10">Fellini,</span> <span class="s10">Zeffirelli,</span> <span class="s10">Masina,</span> <span class="s10">Mastroianni,</span> <span class="s10">Magni,</span><span class="s10">Hepburn,</span> <span class="s10">Peck,</span> <span class="s10">Magnani,</span> <span class="s10">Avati,</span> <span class="s10">Salvatores,</span> <span class="s10">Manfredi, Sordi, Soldati</span><a name="_Hlk152512537"></a><span class="s10">.</span></p>
<p class="s28">Sei personalità della Musica:</p>
<p class="s30"><span class="s10">Rota,</span> <span class="s10">Morricone,</span> <span class="s10">Lisz</span><span class="s10">t</span><span class="s10">,</span> <span class="s10">Wagner,</span> <span class="s10">Puccini,</span> <span class="s10">Mascagni.</span></p>
<p class="s30">Otto personalità della Letteratura e della Poesia:</p>
<p class="s31"><span class="s10">Zola,</span> <span class="s10">D’Annunzio,</span> <span class="s10">Sartre,</span> <span class="s10">De</span> <span class="s10">Beauvoir,</span> <span class="s10">Moravia, </span><span class="s10">Morante,</span> <span class="s10">Aleramo,</span> <span class="s10">Pascarella.</span></p>
<p class="s31">
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/29/alessandro-manzoni-e-il-natale-1833-il-presepe-e-la-croce/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=alessandro-manzoni-e-il-natale-1833-il-presepe-e-la-croce</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2023 19:02:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enrichetta blondel]]></category>
		<category><![CDATA[Manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/manzoni.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/manzoni.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/manzoni-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie Enrichetta. Da questo dramma personale del Manzoni emerge la debolezza dell’uomo e della storia nei confronti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/29/alessandro-manzoni-e-il-natale-1833-il-presepe-e-la-croce/">ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie <strong>Enrichetta</strong>. Da questo dramma personale del <strong>Manzoni</strong> emerge la debolezza dell’uomo e della storia nei confronti del dolore. Mentre scrivo di questo episodio, lontano 190 anni esatti ma vicino come se si svolgesse nell’altra stanza, mentre risuona ancora nella mente lo stanco ritualismo degli “auguri di buon Natale” , infuriano, in questa «aiuola che ci fa tanto feroci» gli inferni dell’<strong>Ucraina</strong> e del <strong>Medio Oriente</strong>, e l’uomo è annientato dall’uomo. Quanti bambini, piccoli Cristi, sono violati e uccisi in questi nostri giorni di violenza dei grandi.</p></blockquote>
<p><strong> Di Giuseppe Lalli</strong> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-81859 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-300x300.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-1022x1024.jpg 1022w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-768x770.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-1533x1536.jpg 1533w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-1170x1173.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-640x640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli.jpg 1790w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Standard"><b><i>Sì che Tu sei terribile!</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Sì che in quei lini ascoso,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>In braccio a quella Vergine,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Sovra quel sen pietoso,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Come da sopra i turbini</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Regni, o Fanciul severo!</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>È fato il tuo pensiero,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>È legge il tuo vagir.</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i> </i></b><b><i>Vedi le nostre lagrime,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Intendi i nostri gridi;</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Il voler nostro interroghi,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>E a tuo voler decidi;</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Mentre a stornar la folgore</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Trepido il prego ascende,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Sorda la folgor scende</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Dove tu vuoi ferir.</i></b></p>
<p class="Standard">…</p>
<p>Sono questi i primi versi di una poesia, Natale 1833 – poche e frammentarie strofe – che <strong>Alessandro Manzoni</strong> (1785–1873) scrisse nel primo anniversario della morte della moglie, <strong>Enrichetta Blondel </strong>(1791–1833). Lungi da me che scrivo l’idea di parafrasare questi versi. Rischierei di inserire note stonate in un concerto: la vera poesia è musica sacra, si può solo ascoltare. Rischierei di imbrattare un quadro: la poesia è tela dipinta con i colori dell’anima, si può solo contemplare.</p>
<p>Pure, non si può fare a meno di notare che in questi versi non c’è nulla di lezioso, né di ricercato. Non c’è nemmeno quell’atmosfera di solennità che si respira negli Inni sacri. Il tono stesso della poesia è tutt’altro che distaccato. Diciamo pure che è un grido di dolore quello che leggiamo, quasi una recriminazione. Dio, anche nelle forme di un bambino tra le mani pietose di sua madre, appare lontano, in un cielo muto e solcato da tremendi lampi, insensibile alle preghiere e ai lamenti («Sorda la folgor scende dove tu vuoi ferir»).</p>
<p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie <strong>Enrichetta</strong>. Dio lo aveva visitato «terribilmente», come aveva scritto al Granduca di Toscana <strong>Leopoldo II </strong>(1797–1870), che aveva avuto nei confronti del già famoso scrittore parole di delicata partecipazione al suo dolore. Sposata in tenera età – aveva sedici anni – solerte e silenziosa, religiosissima, madre di numerosa prole, ciò che a lungo andare aveva finito per fiaccare la sua già delicata complessione, Enrichetta era stata il vero nume tutelare della casa, oltre che la musa discreta del marito letterato.</p>
<p>Nel frontespizio dell’Adelchi, che è del 1822, si leggeva «Alla diletta e venerata sua moglie&#8230;». “Diletta e venerata” e non semplicemente amata: parole che fanno pensare da un lato a quel misterioso libro che è Il Cantico dei Cantici («Sorgi diletta mia e vieni »), dall’altro evocano un sentimento che al poeta Manzoni, pur sempre romantico ancorché cattolico, fa apparire la sua donna già oltre il mondo degli umani, in una zona rarefatta dello spirito.</p>
<p>Donna di infinita dolcezza, è stata forse la persona che più di ogni altra ha ispirato all’autore de I Promessi Sposi la figura di Lucia, l’eroina del suo grande romanzo: come quei pittori che ritraevano nelle loro tele il volto della moglie, di cui non avevano mai smesso di essere innamorati. A questa donna minuta, mite e dai modi apparentemente sottomessi ma a suo modo volitiva, graziosa la sua parte, certo diversa dall’avvenente e vivace Giulia, sua madre, Alessandro doveva molto, forse doveva tutto. Possiamo solo immaginare la trepidante angoscia che dovette albergare nel cuore di <strong>Manzoni</strong> in quei giorni di aggravamento della sua già malferma salute.</p>
<p>L’adorata <strong>Enrichetta</strong> transitò in Cielo alle ore otto della sera di quel fatale Natale del 1833. Non ci è dato di conoscere i moti dell’anima, certo tempestosi, di Alessandro in quelle ore e nei giorni che seguirono. Chi può penetrare il mistero di un’anima? E di quell’anima? Al massimo possiamo conoscere noi stessi, come ammonisce il grande vescovo di Ippona, e solo Cristo, rivelando Dio all’uomo, svela l’uomo a sé stesso, come ben sapeva l’agostiniano Manzoni.</p>
<p><strong>Manzoni</strong>, che pure cerca di trovare una risposta alla sofferenza, quando giunge al dilemma intellettuale, cui la ragione sembra condurlo, se negare la provvidenza o accusarla («Ti vorrei dir: che festi?/Ti vorrei dir: perché?», dicono due versi del primo abbozzo), ciò che a fronte della fede cristiana equivarrebbe a due bestemmie, scopre che anche nel silenzio di Dio vi è un disegno provvidenziale. E finisce per scegliere il silenzio. Non a caso le parole con cui si chiude, incerta, la poesia sono «cecidere manus» (&#8220;caddero le mani&#8221;). Ma perché Dio doveva rimanere impassibile di fronte al suo dolore?</p>
<p>Non era stato lui, qualche anno prima, scrivendo il suo romanzo, a mettere in bocca a Padre Cristoforo quelle parole, «Dio vi ha visitate», dirette a Agnese e Lucia minacciate dal sopruso di un potente? Convivevano in Manzoni due opposte tensioni: il coraggio e la paura, Padre Cristoforo e Don Abbondio, un tenero altruismo della sofferenza e la paura di veder soffrire: le lacrime invendicate di un bambino avrebbero procurato in lui lo stesso tormento che procuravano nell’anima di Dostoevskij.</p>
<p>Alla domanda “Perché, nonostante Dio, il dolore abita il mondo?” la risposta per lui è “Cristo”.  Mai come in quel Natale questa risposta, da verità accarezzata solo con la mente, si faceva anima e carne. Nel sacrario più intimo della sua coscienza dovettero risuonare a lungo le prole di Giobbe di fronte alla sventura: «Il signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore». Egli, in quei giorni di sventura, tocca con mano la verità, a lungo meditata, che Dio si fa più presente quando chi lo prega si riconosce nudo, impotente, ed è già un miracolo un uomo o una donna che prega, che chiede a Dio di impolverarsi delle sue piccole o grandi miserie quotidiane.</p>
<p>Del dolore il grande romanziere aveva scritto in pagine memorabili (si pensi alla madre di Cecilia, fiore di poesia cresciuto nella desolazione della sventura collettiva della peste di Milano), ma non aveva ancora frequentato le sue aspre latitudini. Mai, prima di quel Natale, poesia e dolore dovettero apparirgli così profondamente intrecciati. Il presepe e la croce.</p>
<p>Da questo dramma personale del <strong>Manzoni</strong> emerge la debolezza dell’uomo e della storia nei confronti del dolore. Mentre scrivo di questo episodio, lontano 190 anni esatti ma vicino come se si svolgesse nell’altra stanza, mentre risuona ancora nella mente lo stanco ritualismo degli “auguri di buon Natale” (ma “auguri” di che? &#8230; del panettone, del torrone, del cenone da consumare il 24 a sera?), infuriano, in questa «aiuola che ci fa tanto feroci» gli inferni dell’<strong>Ucraina</strong> e del <strong>Medio Oriente</strong>, e l’uomo è annientato dall’uomo. Quanti bambini, piccoli Cristi, sono violati e uccisi in questi nostri giorni di violenza dei grandi.</p>
<p>Ci fu, in un Natale di tanti anni fa, un giovane padre, da sempre appassionato di <strong>Manzoni</strong>, che augurava ogni bene al suo bambino. E ci fu una ragazza di Nazareth, della casa di Davide, che partorì in una stalla perché non c’era posto in albergo per lei e per suo marito. Quella donna ci ricorda che, finché camminiamo sui sentieri della vita, la gioia, per quanto intensa possa apparirci, ha sempre le radici a forma di croce.</p>
<p><strong>Manzoni</strong> ne fece esperienza in quel Natale del 1833, noi che ci diciamo cristiani non dovemmo dimenticarlo quando ci scambiamo gli auguri di Natale. Altrimenti è il Dies Natalis Solis Invicti, il solstizio d’inverno, il Natale pagano, quello che festeggiamo. La saggezza del popolo cristiano, col suo infallibile sensum fidei, ha sempre visto la croce sullo sfondo del presepe, e chiama “Pasquetta” quella festa dell’Epifania in cui si bacia il Bambinello.</p>
<p>Il grande scrittore capì, perché lo sentì nella sua carne e non solo nella sua anima (appena nove mesi dopo verrà a mancarle, in giovanissima età, anche la primogenita Giulietta) che alla croce di tutti i giorni, a cui ci chiama il Signore della storia, quella storia che vista dal lato dell’uomo è spesso storia di forza bruta, non ci è dato di sfuggire. Altrimenti “Dio” diventa un concetto vuoto, un vizio della mente, una sublime scaramanzia: un Dio a nostra immagine e somiglianza, anzi a nostra misura. E invece:</p>
<p><strong><em>Sì che tu sei terribile</em></strong></p>
<p><strong><em>Sì che tu sei pietoso!</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Indifferente ai preghi</em></strong></p>
<p><strong><em>Doni concedi e neghi.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Ti vorrei dir: che festi?</em></strong></p>
<p><strong><em>Ti vorrei dir: perché?</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Non perdonasti ai tuoi</em></strong></p>
<p><strong><em>Non perdonasti a te.</em></strong> &#8230;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>IN TICINO L’INVERNO PRENDE IL VIA NEL CALORE DELLE PIAZZE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/10/in-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 14:33:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[presepi]]></category>
		<category><![CDATA[sci]]></category>
		<category><![CDATA[Ticino]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB.png 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-1536x1025.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-1170x781.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel mese delle Festività sono numerose le iniziative  in Ticino per vivere tutta  la magia del Natale, fra concerti, mercatini, presepi  e  località sciistiche. Da qualche giorno le cime innevate&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/10/in-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze/">IN TICINO L’INVERNO PRENDE IL VIA NEL CALORE DELLE PIAZZE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB.png 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-1536x1025.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-1170x781.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/208867F4-F8DC-4612-BAFA-1BCD9BB1B8CB-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p lang="it-CH" align="justify">Nel mese delle Festività sono numerose le iniziative  in Ticino per vivere tutta  la magia del Natale, fra concerti, mercatini, presepi  e  località sciistiche.</p>
<p lang="it-CH" align="justify"><em><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13"><br />
Da qualche giorno le cime innevate di bianco fanno sentire l’inverno alle porte. Ma non c’è nulla da temere! In Ticino, al di là del sole che spesso illumina anche le giornate più fredde, il clima è mite non solo per quanto riguarda le condizioni meteorologiche. Nel mese dell’Avvento e nel periodo delle Festività sono numerose le possibilità di trovarsi con amici e parenti in una delle piazze allestite per l’occasione e ad accesso gratuito. Piste di pattinaggio, luci scenografiche, animazioni per i più piccoli, concerti con nomi di rilievo e gastronomia locale sono alcuni degli ingredienti tipici del Natale ticinese, quest’anno con alcune novità. Per gli amanti dello sport all’aria aperta non mancano le escursioni in riva al lago o in montagna, anche con gli sci ai piedi. Meglio approfittarne subito, per chi arriva da oltre Gottardo magari a bordo di uno dei treni aggiuntivi che torneranno a circolare nella galleria di base rendendo così il viaggio piacevole e veloce. </strong></em></p>
<p lang="it-CH" align="justify">
<p align="justify"><u><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">La novità a Locarno: Winterland… I pescatori di stelle </strong></u></p>
<p align="justify"><span data-originalfontsize="13px" data-originalcomputedfontsize="13">La prima edizione di Winterland, nell’iconica Piazza Grande di Locarno, ha aperto i battenti da pochi giorni e registra già il pienone. Il nuovo concetto propone un’ampia tensostruttura dove vengono organizzati concerti con artisti molto conosciuti. Ma non solo: per la prima volta la già colorata piazza s’illumina sulle sue facciate grazie allo spettacolo audiovisivo e alla fiaba magica “I pescatori di stelle”, che prende vita ogni ora a partire dalle 17. Oltre alla pista di ghiaccio, i più coraggiosi potranno provare lo scivolo con gommone “Ice Toboga”. Variegata la scelta gastronomica tra le casette allestite per l’occasione direttamente sulla piazza.</span></p>
<p align="justify"><a href="https://t.easymail-pro.it/e/tr?q=0%3dJY8YP%26D%3d3dP%26F%3d3bSa0Y%268%3dX4aKb0c%26D%3d0vQ9K_txlr_5h_AsUw_Kh_txlr_4mFOy.Q25kK8.5j_OjuR_YYAv_OjuR_YY7xB7Lu_OjuR_YY6gQtAnP_AsUw_KhYF7LgO53pA-Kb4Z-KV_txlr_4mJW4ZOT.jQ6D%26f%3d%26FB%3dX9YLW8%26QB%3dTBYLS4XSbAZSS8%26E%3dvXg8SZAfO3BYtZ7ZQ5Ady5eC8t3cMUgAK799OY9XMY6eNVBCQX40KZ99Q6fcKVBCwSB8&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.easymail-pro.it/e/tr?q%3D0%253dJY8YP%2526D%253d3dP%2526F%253d3bSa0Y%25268%253dX4aKb0c%2526D%253d0vQ9K_txlr_5h_AsUw_Kh_txlr_4mFOy.Q25kK8.5j_OjuR_YYAv_OjuR_YY7xB7Lu_OjuR_YY6gQtAnP_AsUw_KhYF7LgO53pA-Kb4Z-KV_txlr_4mJW4ZOT.jQ6D%2526f%253d%2526FB%253dX9YLW8%2526QB%253dTBYLS4XSbAZSS8%2526E%253dvXg8SZAfO3BYtZ7ZQ5Ady5eC8t3cMUgAK799OY9XMY6eNVBCQX40KZ99Q6fcKVBCwSB8%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1702287146352000&amp;usg=AOvVaw0jME25aN719I750r8WKk5v" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Winterland </a></p>
<p align="justify"><a href="https://t.easymail-pro.it/e/tr?q=8%3dNZMWT%26E%3dHbT%26G%3dHZWbOW%26B%3dYIYOcOa%26H%3dAAOCL_9vps_Jf_Etju_Oi_9vps_IkJB5O2K36A7-3Jz49IB.6y_Mnvg_WcI9J4KrH04_9vps_Ik%261%3d%26B0%3d6x4raTUJZS%26M0%3dWWUJVOTQeVVQVS%26A%3dMZT5PdQTuAW8rZxUQbxUwAz5LYz6HWWZIXRaKY3aPYOcs8VWHY1XQYQ5P934P0VX&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.easymail-pro.it/e/tr?q%3D8%253dNZMWT%2526E%253dHbT%2526G%253dHZWbOW%2526B%253dYIYOcOa%2526H%253dAAOCL_9vps_Jf_Etju_Oi_9vps_IkJB5O2K36A7-3Jz49IB.6y_Mnvg_WcI9J4KrH04_9vps_Ik%25261%253d%2526B0%253d6x4raTUJZS%2526M0%253dWWUJVOTQeVVQVS%2526A%253dMZT5PdQTuAW8rZxUQbxUwAz5LYz6HWWZIXRaKY3aPYOcs8VWHY1XQYQ5P934P0VX%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1702287146352000&amp;usg=AOvVaw2XS-9AHQDj5Ba4gz6jK6vr" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Programma </a></p>
<p align="justify"><u><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">A Bellinzona torna la volpe in Città </strong></u></p>
<p align="justify"><span data-originalfontsize="13px" data-originalcomputedfontsize="13">Piazza del Sole è il fulcro dei festeggiamenti nel capoluogo del Ticino, con il tradizionale villaggio natalizio dove sorseggiare un bicchiere di vino per l’aperitivo o dove trovare un’atmosfera accogliente e a ritmo di musica dopo cena. Il sabato mattina non perdetevi i concerti dei cori, mentre per i più piccoli proseguono le avventure della volpe in Città, nata dallo scrittore Andrea Fazioli, con eventi di animazione e musica dal vivo nel centro storico. Anche a Bellinzona la pista di ghiaccio convince tutti gli appassionati di questa disciplina. A proposito di pattinaggio, subito dopo le feste, il 19 e il 20 gennaio, torna lo spettacolo “Music on Ice” al centro sportivo di Bellinzona, che ogni anno incanta il pubblico grazie ad artisti di importanza internazionale, tra cui Stéphane Lambiel.</span></p>
<p align="justify"><a href="https://t.easymail-pro.it/e/tr?q=6%3d0b8UF%26G%3d3ZF%26I%3d3XId0U%26x%3da4WAe0Y%264%3dCvMyN_ttbu_5d_1vUs_Ak_ttbu_4i6Ry.Mr8kGx.8j_KZxR_UODv_KZxR_UO0x8wOu_KZxR_UO9gMjDnL_1vUs_AkP436n8-rI-EB3O_ttbu_4XLX_ttbu_4XJe_ttbu_4i0X9XEb.jMvG%26f%3d%26B2%3da9UBZ8%26M2%3dWBUBV4TIeAVIV8%26A%3dkchToY374j6coW49lYBbHAAVCdcTGaAXk6c5D96co93cB7A9k8dbI696DZ8cBY6ZFe38&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.easymail-pro.it/e/tr?q%3D6%253d0b8UF%2526G%253d3ZF%2526I%253d3XId0U%2526x%253da4WAe0Y%25264%253dCvMyN_ttbu_5d_1vUs_Ak_ttbu_4i6Ry.Mr8kGx.8j_KZxR_UODv_KZxR_UO0x8wOu_KZxR_UO9gMjDnL_1vUs_AkP436n8-rI-EB3O_ttbu_4XLX_ttbu_4XJe_ttbu_4i0X9XEb.jMvG%2526f%253d%2526B2%253da9UBZ8%2526M2%253dWBUBV4TIeAVIV8%2526A%253dkchToY374j6coW49lYBbHAAVCdcTGaAXk6c5D96co93cB7A9k8dbI696DZ8cBY6ZFe38%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1702287146352000&amp;usg=AOvVaw2EgLOSgCs_2HFjy1c_s-wM" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Natale in Città </a></p>
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<p align="justify">
<p align="justify"><u><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Il vero sapore delle feste in riva al lago di Lugano </strong></u></p>
<p align="justify"><span data-originalfontsize="13px" data-originalcomputedfontsize="13">L’albero addobbato e illuminato crea sempre un’atmosfera magica, ancora di più quando si trova a due passi dal lago, in Piazza della Riforma a Lugano. Qui sono numerosi i momenti da vivere in compagnia con i mercatini natalizi che animano le strade del centro città, la gastronomia, la musica dal vivo, le proposte di animazione, i festosi addobbi natalizi e l’attesa Festa di Capodanno in piazza. Anche il Parco Ciani si accende e brilla di magia ospitando il Bosco Incantato con tanti angoli di luce da scoprire.</span></p>
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<p align="justify">
<p align="justify"><u><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Vira Gambarogno incanta con i suoi presepi </strong></u></p>
<p align="justify"><span data-originalfontsize="13px" data-originalcomputedfontsize="13">Il Natale, per antonomasia, è la festa della famiglia, dell&#8217;incontrarsi, del raggiungersi e del ritrovarsi, per trascorrere assieme momenti gioiosi e sereni. Vira, una delle tante &#8220;perle&#8221; del Lago Maggiore, con il suo caratteristico nucleo ancora intatto composto da antiche case addossate le une alle altre, da viuzze, strettoie e piccoli portici, si trasforma dal 10 dicembre al 6 gennaio nel paese dei presepi. Il programma prevede anche alcuni concerti e altre animazioni. Inoltre ogni domenica e nei giorni festivi dalle 15.30 nel nucleo del paese suoneranno gli Zampognari del Piano.</span></p>
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<p align="justify"><u><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">A Campra si parte con lo sci nordico </strong></u></p>
<p align="justify"><span data-originalfontsize="13px" data-originalcomputedfontsize="13">Gli sci sono pronti? Dal 9 dicembre in Valle di Blenio il Centro sci nordico di Campra dà il via alla stagione invernale, per iniziare con un anello ridotto su cui praticare sci nordico. Sede di importanti appuntamenti sportivi di livello internazionale, quest’anno la località accoglie i visitatori con alcune novità: nuova biglietteria e spogliatoi all’interno dell’Hotel Alpine Lodge, servizio noleggio potenziato e rinnovato, apertura pista serale il martedì e il giovedì dalle 18.00 alle 21.00, pista pedonale accessibile con cani al guinzaglio. Situato a 1&#8217;500 s.l.m, il centro offre un’esperienza immersiva nella natura alle persone di ogni età e alle famiglie, con situazioni adatte ad ogni esigenza.</span></p>
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<p align="justify"><u><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Nuovi treni e sconti su viaggio e alloggio </strong></u></p>
<p align="justify"><span data-originalfontsize="13px" data-originalcomputedfontsize="13">Raggiungere il Ticino in treno dal nord delle Alpi è di nuovo molto veloce. Dal cambiamento d’orario del 10 dicembre, le FFS hanno confermato che ogni weekend circoleranno 31 treni viaggiatori attraverso la galleria di base del San Gottardo. In questo caso, dunque, i tempi di percorrenza saranno uguali a prima del deragliamento del 10 agosto 2023. Per approfittare di uno sconto sul viaggio in treno dal proprio domicilio in Svizzera, così come sul pernottamento in una selezione di hotel in Ticino, è inoltre possibile approfittare della promozione del -20% dal 9 dicembre 2023 fino al 26 marzo 2024.</span></p>
<p align="justify"><a href="https://t.easymail-pro.it/e/tr?q=9%3dNWCXT%26B%3d8cT%26D%3d8aWYEX%26B%3dV9ZOZEb%26H%3d81PCI_ywpp_0g_EqZv_Of_ywpp_9lJM4.P63pJB.3o_NnsW_Xc91_NnsW_Xc3hIC1pCAI_ywpp_9lOZ-wAE3lJG.81I9%264%3d%26pO%3dSW9YRV%261O%3dOZ9YNR8fWY0fNV%26o%3ddT6jWR5kb2Y99V4mbzZ9AP2F9U1i9U48YNZmBR3DW2WE0x1mXSR0fUUE7x7x1h4hYx5j&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://t.easymail-pro.it/e/tr?q%3D9%253dNWCXT%2526B%253d8cT%2526D%253d8aWYEX%2526B%253dV9ZOZEb%2526H%253d81PCI_ywpp_0g_EqZv_Of_ywpp_9lJM4.P63pJB.3o_NnsW_Xc91_NnsW_Xc3hIC1pCAI_ywpp_9lOZ-wAE3lJG.81I9%25264%253d%2526pO%253dSW9YRV%25261O%253dOZ9YNR8fWY0fNV%2526o%253ddT6jWR5kb2Y99V4mbzZ9AP2F9U1i9U48YNZmBR3DW2WE0x1mXSR0fUUE7x7x1h4hYx5j%26mupckp%3DmupAtu4m8OiX0wt&amp;source=gmail&amp;ust=1702287146352000&amp;usg=AOvVaw0K7DY4f5Gc5-LpoO2X_xmP" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13">Offerta speciale -20%</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F12%2F10%2Fin-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze%2F&amp;linkname=IN%20TICINO%20L%E2%80%99INVERNO%20PRENDE%20IL%20VIA%20NEL%20CALORE%20DELLE%20PIAZZE" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F12%2F10%2Fin-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze%2F&#038;title=IN%20TICINO%20L%E2%80%99INVERNO%20PRENDE%20IL%20VIA%20NEL%20CALORE%20DELLE%20PIAZZE" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/10/in-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze/" data-a2a-title="IN TICINO L’INVERNO PRENDE IL VIA NEL CALORE DELLE PIAZZE"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/10/in-ticino-linverno-prende-il-via-nel-calore-delle-piazze/">IN TICINO L’INVERNO PRENDE IL VIA NEL CALORE DELLE PIAZZE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Fidapa BPW Italy Illumina il Centro Italia con il Progetto &#8216;Il Natale del Distretto Centro&#8217;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/28/fidapa-bpw-italy-illumina-il-centro-italia-con-il-progetto-il-natale-del-distretto-centro/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=fidapa-bpw-italy-illumina-il-centro-italia-con-il-progetto-il-natale-del-distretto-centro</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 21:08:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[centro Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fidapa]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="2048" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Un vero e proprio tour di Natale che mette in movimento tra loro le quattro regioni protagoniste: Lazio, Umbria, Toscana e Marche, con una serie di iniziative itineranti che contribuiranno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/11/28/fidapa-bpw-italy-illumina-il-centro-italia-con-il-progetto-il-natale-del-distretto-centro/">Fidapa BPW Italy Illumina il Centro Italia con il Progetto &#8216;Il Natale del Distretto Centro&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="2048" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/8517620B-A21C-4B21-BEFE-87C26A29D820-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p><p>Un vero e proprio tour di Natale che mette in movimento tra loro le quattro regioni protagoniste: Lazio, Umbria, Toscana e Marche, con una serie di iniziative itineranti che contribuiranno ad evidenziare la qualità delle offerte culturali e turistiche dei territori di appartenenza.</p>
<p>Fidapa BPW Italy Distretto Centro scende in campo per unire in modo corale e costruttivo le meravigliose diversità territoriali del Centro Italia, con un progetto che valorizza i territori dal punto di vista economico, culturale, turistico e sociale. Quando? A Natale. &#8220;Il Natale del Distretto Centro” è un progetto nato da un&#8217;idea della Presidente <strong>Grazia Marino</strong> e subito sposato dal comitato di presidenza distrettuale composto da <b>Catiuscia Ceccarelli</b>, Vicepresidente, <b>Alberta Valente</b>, Segretaria, <b>Laura Amaranto</b>, Tesoriera e <b>Anna Maria Turchetti</b>, Past Presidente. L’obiettivo è quello di fare rete tra le varie sezioni e tra le socie, creare un gioco di squadra raccontando i luoghi in cui viviamo attraverso le tradizioni natalizie. <b>Fidapa, Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari</b>, è un movimento di opinione che mira a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica e le istituzioni su tematiche che riguardano la donna e l&#8217;ambito sociale in cui essa vive e lavora. È una Federazione internazionale, in Italia conta più di 10mila socie ed è suddivisa in 7 Distretti. Il Distretto Centro, guidato da <b>Grazia Marino</b> per il biennio 2023-2025, rappresenta 44 sezioni tra Lazio, Toscana, Umbria e Marche. “Quale migliore occasione del Natale per iniziare a lavorare INSIEME – afferma la Presidente Marino. È sicuramente il periodo dell’anno durante il quale si riaffacciano in noi ricordi, emozioni del nostro vissuto personale, ma anche degli usi e costumi del nostro territorio. Proprio per questo, insieme al mio comitato di presidenza, ho pensato di unire le sezioni di ogni Regione per dare visibilità al grande patrimonio, spesso nascosto e poco conosciuto, delle proprie tradizioni natalizie, dagli aspetti storico-culturali e religiosi a quelli enogastronomici. Dalla costa all&#8217;entroterra, a volte nel giro di pochi chilometri anche al limite dei confini regionali, scopriamo una vastità di tradizioni natalizie che fanno parte della nostra storia. Arte, cultura e tradizione in un unico evento da organizzare in una delle sezioni di ogni regione”. Si tratta di un vero e proprio tour di Natale che mette in movimento tra loro le quattro regioni protagoniste, con una serie di iniziative itineranti che contribuiranno ad evidenziare la qualità delle offerte culturali e turistiche dei territori di appartenenza. “Siamo certe che vivremo quattro giornate all’insegna dell’amicizia e della conoscenza culturale e interpersonale”. Si parte <b>sabato 2 dicembre da Pesaro</b> con la prima tappa de “Il Natale del Distretto Centro, le Marche si raccontano”. <b>Venerdì 15 dicembre</b> sarà la volta della Toscana con l’evento di <b>Firenze</b>; <b>sabato 16 dicembre</b> ci si sposta a <b>Perugia</b> per raccontare il Natale in Umbria. Chiuderà il <b>Lazio</b> con la città di <b>Cassino</b> con l’evento in programma <b>domenica 17 dicembre</b>. Programma in breve per ciascun evento: Sabato 2 dicembre Pesaro, ore 19 presso Hotel Baia Flaminia Resort, letture a cura dell’artista <b>Lucia Ferrati</b>, <b>concerto Gospel</b> del <b>Coro OMAIGOD</b> con proiezione di immagini che raccontano il Natale delle sezioni di Senigallia, Jesi, Ancona Riviera del Conero, Fabriano, Ascoli Piceno e Pesaro e cena di Natale. <b>Venerdì 15 dicembre Firenze</b>, dalle ore 15 alle 19 presso <b>Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana</b> con proiezione delle immagini che raccontano le tradizioni natalizie culturali ed enogastronomiche delle sezioni Alta Valle del Tevere, Arezzo, Casentino, Cecina, Empoli, Firenze, Livorno, Lucca, Lunigiana, Marradi, Massa Carrara , Montecatini Terme, Pisa, Pistoia, San Vincenzo Val di Cornia, San Miniato, Valdarno, Valdichiana, Versilia e Prato. Tra queste alcune sono Cittadelle del Natale. <b>Sabato 16 dicembre Perugia</b>, dalle ore 17 lungo la via dei Presepi in Corso Bersaglieri, dove le sezioni dell’Umbria, ovvero Orvieto, Terni, Perugia, Todi, Spoleto e Valnerina vivranno il Natale attraverso la <b>tradizione del Presepe</b> ripercorrendo le vie di San Francesco e San Benedetto da Norcia. <b>Domenica 17 dicembre Cassino,</b> dalle 10.30 alle 16 <b>presso il Museo Historiale</b>. Una giornata tra visite guidate, proiezioni di immagini legate al Natale e rappresentazioni musicali con artisti locali per le sezioni di Cassino, Civitavecchia, Fondi -Lenola – Sperlonga, Gaeta – Formia – Minturno, Latina – Sermoneta, Roma, Roma Ara Pacis, Roma Campidoglio, Sabaudia, Terracina, Tolfa e Viterbo. Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti alla cittadinanza, con partecipazione prevista da ogni parte del Centro Italia. “Sarà l’inizio di un lavoro di squadra che porteremo avanti nell’arco del biennio tutte insieme – prosegue la Presidente Grazia Marino. Un primo momento di aggregazione che ci permetterà di sostenerci a vicenda unite da un unico fine, quello della progettualità condivisa in un clima di reciproca comprensione”.</p>
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		<title>Natale è un Cantico dei Cantici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2022 09:15:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cantico dei cantico]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2240" height="1254" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D.jpeg 2240w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1024x573.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-768x430.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1536x860.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-2048x1147.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1920x1075.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1170x655.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-585x327.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2240px) 100vw, 2240px" /></p>
<p>“Natale è una memoria. Gli anni si inventano e la mia storia ha il vento dei destini”. Qual è il mio Cantico dei Cantici in questi giorni di gioco e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2240" height="1254" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D.jpeg 2240w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1024x573.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-768x430.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1536x860.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-2048x1147.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1920x1075.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-1170x655.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/12/4117E23D-00AF-455C-AB6E-7B32E28EA88D-585x327.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2240px) 100vw, 2240px" /></p><p><strong><i>“Natale è una memoria. Gli anni si inventano e la mia storia ha il vento dei destini”.</i></strong></p>
<p><span data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17"><br />
Qual è il mio </span><span style="font-size: large;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18">Cantico</span><span style="font-family: Roboto Slab, Georgia, Times New Roman, Times, serif;"> <span data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">dei Cantici in questi giorni di gioco e di ironie? La festa mi cammina dentro. Natale è una memoria. E gli anni continuano a lacerare i sogni. Sarà un nuovo anno. In questo mare che taglia la roccia vivo di immagini di golfi che mi portano alla Grecia di Ibico o di Pitagora.</span></span></p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Seguo in attimi perduti gli amori della mia vita. Non ci sono disamori. L’attrazione dell’indifferenza mi cammina tra gli sguardi smarriti.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Osservo il mare da una finestra d’albergo. Ho con me le carte dell’ultimo libro che non so se finirò di scrivere. Avrò ancora tempo. O avrò ancora parole per raccontare la storia di un destino?</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Luna verde non mi interrogare sulle parole che non ho o sulle parole che feriscono la mia vita. Natale è una memoria e gli anni si fanno corti senza mai indugiare nella durata. La terrorista che ho conosciuta sui gradini di Trinità dei Monti, in epoche di lontane, ha consumato le sue stagioni. Il freddo mi taglia le dita.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Non ho malinconie da spendere o vissuti da contrappormi. Devo solo raccontare. Ma cosa? Se il mio strazio è già nel Cantico dei Cantici?</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Salomone mi ha preceduto. Come potrò scrivere anch’io: “Baciami/con i baci della tua bocca:/le tue carezze/sono migliori del vino”?</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Mi viaggia nell’anima il passo delle nostalgie ma io sono giunto alla mia Itaca del silenzio e resto come contemplazione nel mio recinto. Senza più bisogno di stelle. Perché troppe sono le stelle che ho ascoltato nelle lunghe assenze.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Poi. Verrà una luna più chiara delle albe che ho vissuto e mi porterà via “come un giglio/fra i cardi”.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Ma sì. La vita è una attrazione di un attimo anche nell’amore si perde perché troppo si dà. Ho udito prendermi nel suono: “fammi vedere il tuo viso,/…/la tua voce è dolce,/incantevole il tuo viso”.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">In amore chi troppo offre spesso si perde tra le strade delle maree. Ora faccio i conti con la mia età. E. Tutto il buio che ho versato ha il cammino delle ombre.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Le ombre annunciano la grazia e la bellezza degli sguardi è nel desiderio che svanisce lungo i giorni corti che cominciano a recitare la fine di un destino.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Non smetto di osservare il mare anche se l’immagine che ho ha la figura di un deserto mentre so che “le tue labbra/sono come un filo di scarlatto/e il tuo parlare è incantevole”. Proprio perché conosco l’incantesimo dei corpi che si recitano il Cantico dei Cantici non mi lascio trasportare oltre l’orizzonte.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Ho troppo vissuto per lasciarmi rapire dagli incantesimi nonostante l’Oriente che mi recita il paese delle mille e una notte. Non so, giunto alla mia età, se valgono le mille notti o una sola notte. Ma cosa saremo domani?</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">La terrorista è partita. Eleonora è rimasta in Persia. Maria ha perso i ricordi. Teresa ha sciolto i capelli e forse mi aspetta. Io non ritornerò. Cristiana si è imbarcata con i pirati e la donna araba ha ancora il velo sul viso. Carmen festeggia tra le arene e la Spagna misteriosa. Isa resta sul porto e sa che l’attesa è più di un viaggio.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">È ora. “Prima che soffi/la brezza del giorno/e le ombre fuggano,/salirò sul monte della mirra/e sul colle dell’incenso”. Solo così entrerò “nel mio giardino” a coltivare le rose bianche.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Natale è una memoria. Gli anni si inventano e la mia storia ha il vento dei destini.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Non potrò continuare a scrivere. Le mie guerre sono perdute e Troia è soltanto una geografia tagliata a pezzi tra le risacche con gli echi delle conchiglie che portano il rumore delle macerie.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Le mie parole sono macerie e vivo tra le rovine dei ricordi che non voglio avere. I ricordi non mi avranno perché la mia anima non sarà in vendita.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Porto con me, come sempre, un libro di Pascal e un altro di Proust. Mi servono anche per cercare di scrivere il mio Cantico dei Cantici. Non finirò comunque di scriverlo.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Pascal mi ha insegnato: “Corriamo senza un pensiero verso il precipizio, dopo esserci messi davanti agli occhi qualcosa che ci impedisca di vederlo”. Pagine sparse tra i miei quaderni arrugginiti. Altro tempo ancora.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Poi. Ancora con i piaceri e i giorni che invadono il mio accampamento. Troppo amore sfugge all’amore. Troppo amore nasconde la vita. Perché ci lasciamo abitare dalla morte? Muore Venezia e le pietre si sfaldano con il cuore di sabbia delle lontananze.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Proust dove mi hai condotto? “E sentiva sollevarsi il velo che ci nasconde la vita, cioè la morte che abita in noi, e scorgeva la cosa spaventosa che è respirare, che è vivere”. Ed è come se vivessi l’inquietudine del dopo. Sempre. Sono nella città dei mari incrociati.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Fine dicembre. E le barche sono una lama nell’acqua. Chissà quando durerà questa mia recita. Nel teatro di Adriano. Sottolineo rigo per rigo. Non cerco verità. Alla mia età neppure le certezze sono stanche. Mi vivo nel riso ironico del passato che scorre e del passato che non è più.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Il mio Cantico dei Cantici. Non riuscirò a finirlo. Rileggo: “Ti avrei condotto, introdotto/nella casa di mia madre;/tu mi avresti iniziata/e ti avrei dato da bere/vino aromatico/e succo di melagrana!”.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Consegno all’epilogo ogni ragione e ogni perdizione. Non bisogna amare troppo. Più si ama più si perde. Natale è una compagnia di liturgie. Riti che nei paesi della mia storia si ripetono e diventano ossessive nostalgie. In processione. La nascita è una morte tra i piaceri e i giorni.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Non finirò questo mio Cantico. Le pagine sono voli e le parole vengono cancellate. Chi tra le rocce è nato potrà capire il maestrale che travolge i tramonti sul mare. Non ho finzioni. Neppure quando il teatro mi impone di essere me stesso.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Se dovessi incontrare lo sguardo delle tempeste non colpirei di striscio. Mirerei con un colpo sicuro al centro dell’anima. Sento le pietre diventare frammenti. Quest’isola muore tra le sere abbandonate ai miraggi.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Ormai so che “la mia vigna, proprio mia,/è dinanzi ai miei occhi”.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Dicembre. I mari si incrociano. Il vento porta le rimanenze di un amore.</p>
<p data-originalfontsize="17px" data-originalcomputedfontsize="17">Io sono un popolo che ha smesso di lottare con la morte. Occorrono altri giorni. La speranza? I marinai vivono il mare osservando la bussola. Il vento ha le ferite del mare.</p>
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