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		<title>Quando il clima smette di essere un tema e diventa una relazione ferita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 10:27:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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<p>Il cambiamento climatico non è un capitolo tecnico, ma una relazione ferita tra persone, comunità e natura: per ritrovare futuro, dobbiamo imparare di nuovo ad ascoltare. Per molto tempo abbiamo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/91FEF03C-0E60-4B6B-8050-476C91853E49-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Il cambiamento climatico non è un capitolo tecnico, ma una relazione ferita tra persone, comunità e natura: per ritrovare futuro, dobbiamo imparare di nuovo ad ascoltare.</em></p>
<p>Per molto tempo abbiamo raccontato il cambiamento climatico come se fosse una materia scolastica: un insieme ordinato di numeri, grafici, conferenze e protocolli solennemente firmati e altrettanto facilmente disattesi. È stato rassicurante pensare che la crisi climatica fosse un problema tecnico, una questione da esperti, un capitolo da inserire nei programmi di qualche organismo internazionale. In fondo, crederlo ci permette di sentirci al sicuro: delegare sempre a qualcun altro ciò che ci spaventa, sperare che basti un pannello solare in più o una legge ben formulata per fermare l’instabilità che percepiamo ogni giorno sulla nostra pelle.</p>
<p>Ma la verità è che il clima non è mai stato un argomento.Il clima è una relazione.E le relazioni, quando si spezzano, non si riparano con un algoritmo o con una tabella. Si riparano con l’ascolto, con la cura, con la responsabilità condivisa, con la consapevolezza che ciò che accade al mondo non è qualcosa che osserviamo da lontano, ma qualcosa che ci abita e ci attraversa.</p>
<p>Se oggi il pianeta appare più fragile non è perché la natura si sia improvvisamente ribellata, ma perché abbiamo smesso di percepirla come parte di noi. Abbiamo trasformato l’ambiente in un oggetto, in un’estensione neutra del nostro agire, e in questo processo abbiamo dimenticato che ogni gesto quotidiano — un acquisto impulsivo, un viaggio in auto, una scelta alimentare — costruisce conseguenze collettive. I nostri atti individuali sono legati da sempre all’equilibrio climatico, che non è solo fisico, ma sociale, culturale, emotivo, spirituale persino.</p>
<p>Il cambiamento climatico non vive nei documenti scientifici: vive nelle storie delle persone.<br />
Vive nell’anziana che non dorme più durante le notti torride di luglio.Vive nel pescatore che torna a riva con reti vuote.Vive nell’agricoltore che deve reinventare la propria terra perché la pioggia non riconosce più le stagioni.Vive nelle città che respirano male, nei bambini che crescono tra temperature estreme, nelle famiglie che si indebitano per far fronte a un clima che non assomiglia più alla normalità.</p>
<p>Eppure continuiamo a trattare tutto ciò come se fosse un fenomeno distante, un problema altrui o un presagio futuro. La distanza che abbiamo costruito non è geografica né scientifica: è emotiva. Ci siamo convinti che la natura sia “altro da noi”, uno sfondo, una scenografia. Ma la natura non è lo sfondo della nostra vita: è la trama. È il respiro che ci attraversa, l’acqua che ci costituisce, la casa comune che abbiamo trasformato in risorsa da consumare e non in luogo da custodire.</p>
<p>Negli ultimi decenni abbiamo creato una frattura artificiale tra ciò che è umano e ciò che è naturale. Abbiamo separato temi che, nella realtà, sono inscindibili: povertà, migrazioni, salute, lavoro, economia e crisi climatica sono parti di un’unica rete. Se tocchi una corda, vibrano tutte. Non esiste una società giusta in un ambiente malato, e non esiste un pianeta sano dentro comunità scivolate nella precarietà. Le fragilità avanzano insieme, si alimentano a vicenda, si riflettono una nell’altra.</p>
<p>La crisi climatica è anche, e forse prima di tutto, una crisi della relazione.</p>
<p>Una crisi della relazione è una crisi di ascolto. Non ascoltiamo più il mondo che ci ospita. Abbiamo perso quella sensibilità antica che permetteva alle comunità di leggere un cambiamento del vento, una luce insolita sul mare, un silenzio che annunciava una trasformazione. Non era romanticismo, era sopravvivenza. Era la consapevolezza che la terra non è un oggetto ma un soggetto, un interlocutore che parla con un linguaggio fatto di ritmi, di variazioni, di segnali.</p>
<p>Oggi viviamo invece immersi in un rumore continuo: notifiche, riunioni, scadenze, emergenze costruite. Una densità di stimoli che ci distrae dall’unica urgenza reale: quella che la natura ci comunica ogni giorno, attraverso l’acqua, la temperatura, gli alberi, il suolo, gli oceani. Abbiamo sostituito l’ascolto profondo con un consumo rapido di informazioni che non trasformano nulla dentro di noi, perché non toccano la nostra esperienza, il nostro modo di abitare il mondo.</p>
<p>Per questo il cambiamento climatico appare spesso come qualcosa che riguarda “gli altri” o un futuro ipotetico. Invece entra nelle nostre case con grande semplicità: nelle bollette che aumentano, nei prodotti che scarseggiano, nel cibo che cambia sapore, nei quartieri che all’improvviso diventano vulnerabili alle piogge improvvise o alle ondate di calore. Entra nei dialoghi tra genitori che non sanno come proteggere i figli da temperature mai viste, nei pensieri degli anziani che vedono trasformarsi luoghi che credevano immutabili.</p>
<p>Raccontare il clima come relazione significa riportare tutto questo al centro della narrazione pubblica: significa restituire un volto umano a ciò che spesso rimane nascosto dietro un linguaggio tecnico. Significa riconoscere che dietro ogni alluvione, dietro ogni siccità, dietro ogni mare che avanza, c’è una comunità che tenta di restare in piedi, un’economia che vacilla, una cultura che rischia di scomparire, una memoria che può andare perduta.</p>
<p>Ed è proprio qui che si gioca una parte importante della comunicazione climatica.<br />
Per anni abbiamo creduto che bastasse diffondere dati, grafici, percentuali. Ma i dati, se non incontrano le storie, rimangono sospesi. Non trasformano. Non scaldano. Non muovono le persone verso un cambiamento reale. Il clima non si comunica solo con ciò che sappiamo: si comunica con ciò che viviamo, con ciò che proviamo, con ciò che siamo disposti a mettere in gioco.</p>
<p>Perché la crisi climatica non è solo un problema tecnico: è una questione etica e politica.<br />
È una questione di giustizia.Diventa ingiusta quando colpisce chi ha contribuito meno all’inquinamento globale, quando condanna intere popolazioni che vivono ai margini, quando rende invisibili i popoli indigeni che custodiscono le foreste, o i lavoratori delle terre aride che vedono scomparire i loro raccolti. La crisi climatica amplifica le disuguaglianze: chi ha meno risorse è esposto di più, chi ha meno voce viene ascoltato meno, chi ha meno tutele paga il prezzo più alto.</p>
<p>E allora è inevitabile riconoscere che la transizione ecologica non può essere solo una transizione tecnologica. Deve essere una transizione culturale. Un nuovo sguardo sul mondo, un modo diverso di interpretare la vita collettiva. È il passaggio dal consumare all’abitare. Dal prendere al custodire. Dal correre al comprendere. Dall’idea di dominio all’idea di reciprocità.</p>
<p>Abitare il mondo significa guardare ciò che manca e prendersene cura.<br />
Significa aggiustare ciò che è rotto, condividere ciò che si ha, lasciare spazio a chi arriverà dopo di noi. È un gesto che riguarda il clima tanto quanto riguarda le relazioni umane. Perché il clima non esiste senza di noi, e noi non esistiamo senza il clima: siamo parte dello stesso respiro, della stessa circolazione, dello stesso equilibrio fragile.</p>
<p>E proprio qui nasce la responsabilità più grande: riconoscere che ogni cambiamento globale inizia in un gesto piccolo. Non per moralismo, ma per coerenza. Perché il mondo è fatto di miliardi di azioni quotidiane, e ogni scelta — un acquisto, un tragitto, un risparmio, un pasto — è un frammento di futuro.</p>
<p>Il clima non chiede perfezione.<br />
Chiede presenza.<br />
Chiede costanza … attenzione.<br />
Il clima chiede che torniamo a percepirlo come parte intima della nostra vita, come una relazione da coltivare, non come un pericolo da temere o un tema da delegare.</p>
<p>Se impariamo a stare dentro questo ascolto, allora la crisi climatica smette di essere soltanto un’emergenza e diventa un’opportunità di maturazione collettiva. Un invito a rivedere i nostri modi di vivere, di produrre, di consumare, di stare al mondo. E soprattutto un invito a ripensare i nostri legami: con la terra, con gli altri, con le generazioni che verranno dopo di noi. Perché la vera domanda non è “come fermiamo il cambiamento climatico?”, ma “che tipo di umanità vogliamo essere in questo cambiamento?”.</p>
<p>La sfida climatica ci chiede di ritrovare un modo nuovo di stare nella realtà. Un modo più sobrio, più giusto, più consapevole. Un modo che sappia ridurre la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, tra ciò che annunciamo e ciò che viviamo, tra le dichiarazioni solenni e il quotidiano.</p>
<p>E c’è un aspetto che spesso ignoriamo: il cambiamento climatico è un grande specchio.<br />
Ci obbliga a guardarci, come singoli e come comunità. Rende visibili le nostre contraddizioni, i nostri eccessi, le nostre negazioni, i nostri silenzi. Mette a nudo il nostro bisogno di controllo, la difficoltà di accettare i limiti, la tentazione di rimandare ciò che invece richiede una scelta immediata.</p>
<p>Ma ci ricorda anche la nostra parte più luminosa. Ci ricorda che siamo capaci di adattamento, di innovazione, di cura, di responsabilità. Che sappiamo cambiare quando sentiamo che qualcosa ci riguarda davvero. Che sappiamo costruire alleanze quando capiamo che da soli non basta.</p>
<p>Ed è proprio qui che entra in gioco la relazione: non come concetto astratto, ma come forza concreta di trasformazione. Le comunità che affrontano insieme gli eventi estremi diventano più resilienti. Le famiglie che imparano a vivere in modo più sostenibile diventano più solidali. I giovani che chiedono un futuro vivibile diventano voce profetica. I territori che investono sulla cura e non sul consumo diventano più forti.</p>
<p>Il clima ci chiede di tornare a costruire legami. Legami tra persone, tra territori, tra generazioni.<br />
Legami tra la tecnologia e l’etica, tra l’economia e la giustizia, tra il sapere e il vivere.</p>
<p>Perché la verità è semplice: non salveremo il pianeta senza salvare anche le nostre relazioni.<br />
Non guariremo la terra senza guarire il modo in cui ci stiamo dentro.<br />
Il cambiamento climatico ci sta dicendo che non è più tempo di slogan, ma di appartenenza.<br />
Non è più tempo di delegare, ma di partecipare….Non è più tempo di consumare, ma di custodire.</p>
<p>E allora il clima torna a parlare, a respirare piano … a chiedere ciò che aveva sempre chiesto: un’alleanza.</p>
<p>Un patto tra la nostra vita e la vita del mondo, che riconosce che esistiamo solo dentro una rete di relazioni più ampia del nostro tempo breve. Un patto che non chiede eroismi ma semplici gesti quotidiani: la scelta di camminare anziché correre, di ascoltare anziché reagire, di condividere anziché accumulare.</p>
<p>Il più grande inganno è credere che il clima ci stia chiedendo sacrifici. In realtà ci sta chiedendo di tornare a casa.…Di tornare alla casa più antica, quella che abbiamo imparato a chiamare “ambiente”, come fosse qualcosa di esterno, mentre invece è la nostra stessa pelle.</p>
<p>Ci sta chiedendo di tornare a vivere nel mondo con rispetto, con delicatezza, con quella tenerezza che dovrebbe accompagnare ogni gesto di cura. Ci sta offrendo una possibilità: quella di costruire un futuro in cui la giustizia sociale e la giustizia ambientale non siano due strade diverse, ma la stessa direzione.</p>
<p>Perché il clima non è altro da noi: siamo noi. Siamo il modo in cui amiamo, il modo in cui consumiamo, il modo in cui viaggiamo, il modo in cui guardiamo chi verrà dopo. Siamo le scelte che facciamo, le relazioni che intrecciamo, i limiti che accettiamo, la responsabilità che decidiamo di assumerci.</p>
<p>Questo non è un finale.È un inizio.</p>
<p>Un inizio che possiamo ancora scegliere, insieme… che parte dall’ascolto, passa per la cura e arriva alla responsabilità condivisa: l’unico luogo in cui il clima non è più un problema, ma una relazione da custodire.</p>
<p><strong>© 2025 – Testo di Francesco Mazzarella. Tutti i diritti riservati.</strong></p>
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		<title>Il Paesaggio di Pier Paolo Pasolini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 18:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio rurale]]></category>
		<category><![CDATA[PierPaolo Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="696" height="460" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/periferie-696x460-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/periferie-696x460-1.jpeg 696w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/periferie-696x460-1-300x198.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/periferie-696x460-1-585x387.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/periferie-696x460-1-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 696px) 100vw, 696px" /></p>
<p>di Francesco Cancellieri Presidente Assocea Messina APS Il rapporto di Pasolini con il paesaggio è centrale nella sua opera e oscilla tra la rappresentazione di un paradiso perduto e la denuncia della&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco Cancellieri Presidente Assocea Messina APS</p>
<p><em>Il rapporto di Pasolini con il paesaggio è centrale nella sua opera e oscilla tra la rappresentazione di un <strong>paradiso perduto</strong> e la denuncia della sua distruzione causata dalla modernità e dal consumo. Il paesaggio per Pasolini è sia un luogo di origine e autenticità (il Friuli rurale, i borghi appenninici) sia un&#8217;entità da proteggere contro la speculazione, che lui vedeva come una minaccia. Nei suoi lavori, dal cinema alla poesia, il paesaggio diventa un elemento simbolico, spesso ridotto all&#8217;essenziale (cielo e terra) o caricato di significati religiosi e sacrali. </em></p>
<p>In avvicinamento alla scadenza del 21 novembre 2025 del <strong>Premio del Paesaggio del Consiglio d&#8217;Europa</strong> i 50 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini ci fanno riflettere sul pensiero di questo intellettuale di frontiera.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-111781 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-300x170.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-1024x580.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-768x435.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-1536x870.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-2048x1160.jpg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-1920x1088.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-1170x663.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Mamma-Roma-1962-585x331.jpg 585w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&#8220;Bisogna difendere i viottoli e le stradine di campagna&#8221;!</p>
<p>Questa famosa affermazione di Pier Paolo Pasolini riflette la sua profonda critica alla <strong>distruzione del paesaggio rurale e dei valori popolari e pre-industriali </strong>operata dal neocapitalismo e dalla modernizzazione selvaggia.</p>
<p>Ecco i motivi principali per cui Pasolini sosteneva la difesa di elementi apparentemente &#8220;minori&#8221; come le stradine e i viottoli di campagna:</p>
<p>Ecco i motivi principali per cui Pasolini sosteneva la difesa di elementi apparentemente &#8220;minori&#8221; come le stradine e i viottoli di campagna:</p>
<ol>
<li><strong> Difesa della &#8220;Piccola Bellezza&#8221; e del Passato Anonimo</strong></li>
</ol>
<p>Pasolini riteneva che la vera essenza della cultura e della storia italiana risiedesse anche, e soprattutto, negli elementi del <strong>paesaggio &#8220;non firmato&#8221;</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Contro l&#8217;elitismo:</strong> Si opponeva alla tendenza di difendere solo i &#8220;grandi monumenti&#8221; o le &#8220;opere d&#8217;arte d&#8217;autore&#8221; (cioè &#8220;sanzionate&#8221; o &#8220;codificate&#8221;).</li>
<li><strong>Valore Popolare:</strong> Le stradine, i casali, i muri antichi sono l&#8217;opera di una <strong>storia popolare</strong> e di un&#8217;infinità di <strong>uomini senza nome</strong> che, lavorando e vivendo, hanno plasmato il paesaggio. Questi elementi rappresentano il <strong>passato anonimo</strong> e l&#8217;identità profonda di un luogo.</li>
<li><strong>Pari Dignità:</strong> Sosteneva che questi elementi anonimi dovessero essere difesi con lo <strong>stesso accanimento, rigore e buona volontà</strong> con cui si difende un capolavoro. Per lui, un casale di contadini andava difeso &#8220;come una chiesa&#8221;.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong> Scontro Culturale ed Ecologico</strong></li>
</ol>
<p>Il poeta vedeva nel paesaggio rurale tradizionale l&#8217;espressione di una <strong>cultura arcaica e contadina</strong> che era in <strong>conflitto</strong> con la nuova e omologante <strong>cultura borghese e neocapitalista</strong> che si manifestava attraverso:</p>
<ul>
<li><strong>Orrore Edilizio:</strong> La cementificazione, l&#8217;urbanizzazione selvaggia (il &#8220;puro orrore edilizio&#8221;) e le nuove costruzioni periferiche stavano distruggendo non solo l&#8217;ambiente, ma anche i <strong>modelli di vita</strong> legati ad esso.</li>
<li><strong>Distruzione del Passato:</strong> La difesa del paesaggio era per Pasolini una forma di <strong>resistenza</strong> contro la distruzione, operata dal consumismo, del <strong>Passato</strong> (storico, antropologico e ambientale), vista come necessaria per creare nuovi bisogni artificiali.</li>
<li><strong>Perdita di Valori:</strong> Questo deterioramento fisico del paesaggio era il sintomo di una profonda <strong>degradazione della coscienza del popolo italiano</strong>, simboleggiata anche dalla famosa sparizione delle <strong>lucciole</strong> a causa dell&#8217;inquinamento e della trasformazione ambientale.</li>
</ul>
<p>In sintesi, per Pasolini, difendere una stradina di campagna non era solo un atto estetico o ecologico, ma un atto di <strong>difesa politica e culturale</strong> di un intero mondo, quello della <strong>&#8220;bellezza antica&#8221;</strong>, della storia popolare e di valori autentici, minacciati dall&#8217;omologazione e dalla brutalità del nuovo sistema economico e sociale.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’orto botanico, un paradiso in città</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/02/lorto-botanico-un-paradiso-in-citta/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lorto-botanico-un-paradiso-in-citta</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Maceroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2022 17:39:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[giardini]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[Orto botanico]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1004" height="753" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/5C3396FC-4331-4453-932C-93C8ECBA7A01.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/5C3396FC-4331-4453-932C-93C8ECBA7A01.png 1004w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/5C3396FC-4331-4453-932C-93C8ECBA7A01-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/5C3396FC-4331-4453-932C-93C8ECBA7A01-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/5C3396FC-4331-4453-932C-93C8ECBA7A01-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 1004px) 100vw, 1004px" /></p>
<p>Pochi sanno che Roma, con i suoi immensi parchi storici, le sue lussureggianti ville e i suoi sorprendenti giardini, è la capitale più verde d’Europa. A questo primato contribuisce anche&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/02/lorto-botanico-un-paradiso-in-citta/">L’orto botanico, un paradiso in città</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-52823" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/728AC5ED-29D0-4B44-9C52-6BB7E14C268A-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/728AC5ED-29D0-4B44-9C52-6BB7E14C268A-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/728AC5ED-29D0-4B44-9C52-6BB7E14C268A.jpeg 480w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Pochi sanno che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Roma, con i suoi immensi parchi storici, le sue lussureggianti ville e i suoi sorprendenti giardini, è la capitale più verde d’Europa. A questo primato contribuisce anche un luogo di grande fascino come l’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">O</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">rto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">B</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">otanico, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">un vero e proprio museo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> del Dipartimento di Biologia Ambientale dell</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’Università La </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Sapienza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, che si </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">estende su una superficie di circa 12 ettari nel cuore della città, fra </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">v</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ia della Lungara e il Gianicolo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, sull’antico sito delle </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">terme di Settimio Severo.</span></span></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15">L’Orto Botanico di Roma trae origine dal </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">medievale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Orto dei Semplici Pontificio</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">dedicato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">alla coltivazione</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">e allo studio di piante medicinali necessarie</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">alla cura del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">apa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e dei prelati della c</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">uria pontificia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Fra la seconda metà del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">XVI sec. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e la</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">prima metà del </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">XVIII sec.,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il giardino del Vati</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">cano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> andò sempre più </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">conﬁgurando</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">come luogo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ideale </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">di studio e di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sperimentazione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tanto che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel 1660, papa Alessandro VII</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">decise di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">trasferirlo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> fuori</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">le mura vaticane</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">affidandone la gestione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ai francescani del convento</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">di S. Pietro in Montorio e, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">successivamente</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">all’università di Roma. A</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">gli inizi dell’Ottocento, l’area risultò non più</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sufﬁciente</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Pio VII </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ne </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">decise</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">il trasferimento </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dapprima </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">più ampio giardino di Palazzo Salviati in via</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">della Lungara</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> seguito,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel giardino del convento di San Lorenzo in</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">via Panisperna, nel rione Monti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, fino a quando, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel 1883 fu </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">spostato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nella sede attuale, ovvero</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nel giardino di Vil</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a Corsini alla Lungara, che in quello stesso</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">anno era stato ceduto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dalla famiglia </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">allo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Stato italiano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">un’area da secoli adibita a</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">giardini e celebre soprattutto per </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">aver ospitato, nel XVII sec., la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> regina Cristina di Svezia</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> cerchia di importanti intellettuali che si erano raccolti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> intorno a lei.</span></span></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15">L’Orto Botanico di Roma </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si estende su una superficie</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">di circa 12 ettari, all’interno della quale sono</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> coltivati esemplari </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">provenienti</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">da ogni parte del mondo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> disposti </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">secondo vari criteri </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">scientiﬁci</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, da quello sistematico a quelli ecologico, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">biogeograﬁco</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e conservazionistico. Le fontane e i viali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> t</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">racciati nel </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">XVIII sec. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">da</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Ferdinando </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Fuga</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, inoltre,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">creano un</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> perfetto</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">connubio fra i pregiati elementi architettonici</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">quelli naturalistici</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, regalando al visitatore momenti di pace in ogni stagione dell’anno. </span></span></p>
<p><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-52824" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/E652A25A-6387-43EA-8183-81E5F8E1EAA4-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/E652A25A-6387-43EA-8183-81E5F8E1EAA4-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/E652A25A-6387-43EA-8183-81E5F8E1EAA4.jpeg 480w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15">In particolare, in questo periodo, nell’area del giardino giapponese, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">caratterizzato</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">da giochi d&#8217;acqua, piccole cascate e due laghetti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ci si può dedicare</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ll’</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">hanami</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, la t</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">radizionale usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura primaverile</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">in particolare</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">dei ciliegi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15">L’elevato valore naturalistico dell’Orto Botanico è in gran parte dovuto alla presenza di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">345 esemplari ultrasecolari</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di alberi monumentali </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">di straordinaria imponenza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> appartenenti ad oltre 130 specie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, in particolare quattro platani orientali che delimitano la Scalinata delle Undici Fontane, la sughera nei pressi dell’Aranciera, il cerro nei pressi del Giardino dei Semplici</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> cedri dell’Himalaya nei pressi della Cavallerizza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-52826" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/1EBD600B-24F6-44BD-814C-F607BEF2EB5F-225x300.png" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/1EBD600B-24F6-44BD-814C-F607BEF2EB5F-225x300.png 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/1EBD600B-24F6-44BD-814C-F607BEF2EB5F.png 359w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><span class="s4"><span class="bumpedFont15">N</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">el settore meridionale dell&#8217;Orto Botanico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, a ridosso de</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i resti di un tratto delle antiche Mura Aureliane</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, si trova il boschetto di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">b</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ambù,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">composto da </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">oltre 60 specie</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che vanno </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">da</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">gli esemplari</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nani a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> quelli </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">giganti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Proseguendo troviamo la valletta delle felci, il roseto e poi ancora il “vigneto Italia” con </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">una collezione di oltre 150 varietà di vite rappresentative delle venti Regioni Italiane.</span></span></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-52825" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/0467AE88-9AFD-4C6C-8009-987C512BCF8A-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/0467AE88-9AFD-4C6C-8009-987C512BCF8A-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/0467AE88-9AFD-4C6C-8009-987C512BCF8A.jpeg 480w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Vi sono poi le meravigliose serre: </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la m</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">onumentale, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">quella </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">originaria, costruita nel 1877</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ospita una collezione di euforbie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e le </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">due </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">s</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">erre</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ad essa addossate</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, a doppio spiovente, una delle quali adibita alla coltivazione delle orchidee</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">recente serra tropicale, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ospita specie tropicali e subtropicali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, dove </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l&#8217;umidità rimane costantemente sull&#8217;80% e la temperatura varia fra 18°C e 20°C in inverno e intorno a 30°C in estate</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span><br />
</span></span></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Non può mancare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l&#8217;orto dei semplic</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i dove l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e specie medicinali sono organizzate in vasc</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">he, il </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">giardino mediterrane</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">organizzato in aiuole in cui si possono osservare specie tipiche della macchia mediterranea</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Infine, p</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">er i più piccoli</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e non solo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, fino al </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">1</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">maggio</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> spettacolari </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">modelli</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a grandezza naturale di dinosauri</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, estremamente fedeli agli animali che abitavano il nostro pianeta moltissimi anni fa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sono disseminati lungo l’intero percorso, permettendo a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i visitatori un viaggio dall’era Paleozoica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">passa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ndo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per il Mesozoico, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">quando </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i dominatori delle terre e dei mari erano i grandi rettili, fino a raggiungere l’era cenozoica.</span></span></p>
<p>Orto Botanico, largo Cristina di Svezia, 24 Roma</p>
<p><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Aperto tutti i giorni, inclusi domenica e festivi, 9:00 -18:30</span></span></p>
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