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		<title>NIXON E LA SUA EPOCA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2022 19:54:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg 480w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Di Raffaele Romano Cinquanta anni fa un presidente americano capì che per combattere le autocrazie dell’epoca, Repubblica Popolare Cinese e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, bisognava cambiare spalla al fucile&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg 480w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Di <b>Raffaele Romano</b></p>
<p>Cinquanta anni fa un presidente americano capì che per combattere le autocrazie dell’epoca, Repubblica Popolare Cinese e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, bisognava cambiare spalla al fucile e mettere in atto l’antico motto di Roma imperiale: <strong>divide et impera! </strong>Già nel 1967 Richard Nixon scriveva che era &#8220;<em>del tutto impossibile lasciare la Cina fuori dalla comunità delle nazioni</em>&#8220;.</p>
<p>Il riavvicinamento tra i due Paesi avvenne in maniera felpata e graduale. Dapprima, nell&#8217;estate del 1969, il governo di Washington decise, in modo autonomo, di eliminare alcune restrizioni commerciali a Pechino e nel 1971, la squadra americana di ping pong venne invitata a partecipare ad un importante torneo in Cina, dando così inizio alla cosiddetta “<em>diplomazia del ping pong</em>”. Il riavvicinamento ufficiale si formalizzò nell’ultima settimana di febbraio del 1972. Nixon si incontrò col presidente <strong><em>Mao Zedong </em></strong>ma, soprattutto, tenne molti incontri anche con <strong><em>Zhou Enlai</em></strong>, un grande diplomatico e primo ministro del governo cinese col quale firmò il famoso ed attuale <em>comunicato di Shanghai</em>, un documento di politica estera che pose le basi per le relazioni bilaterali cino-americane. Il comunicato includeva innanzitutto il riconoscimento del principio di una sola Cina, con il quale gli Stati Uniti per la prima volta riconoscevano l’unità della Cina comunista e di Taiwan, dove si era rifugiato il governo nazionalista, eliminando la frattura politico-diplomatica anche in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ancora negli anni settanta sedeva la Cina nazionalista fuggita a Taiwan. In cambio di questo principio, la Cina concedeva agli Stati Uniti il riconoscimento della loro supremazia nel Pacifico e si impegnava a contrastare l’eventuale tentativo di espansione dell’area di una terza potenza. Inoltre, il comunicato prevedeva la normalizzazione dei rapporti economico-commerciali tra i due Paesi. Gli americani accettarono di eliminare la &#8220;<em>teoria delle due Cine</em>&#8220;, riconoscendo l&#8217;indivisibilità del Paese e impegnandosi a ritirare tutte le forze militari di stanza sull&#8217;isola di Taiwan. In cambio i cinesi riconobbero, come si è già evidenziato, sostanzialmente, la supremazia statunitense nel Pacifico. Brutalmente e di fatto quest’ultima frase rappresentava un avvertimento esplicito all&#8217;Unione Sovietica. Da quel momento gli Stati Uniti si frapposero nel cuneo dei due grandi Paesi comunisti che, insieme a tante altre concause, si può dire oggi con certezza storica che contribuì ad avviare la fine dell’URSS.</p>
<p>Purtroppo 50 anni dopo nel braccio di ferro indiretto degli USA con la Russia di Putin il presidente <strong><em>Joe Biden</em></strong> non ha seguito l’antico motto latino del dividere ma ha, forse inconsapevolmente, riavvicinato le più grandi autocrazie mondiali consentendo a Mosca di vendere a Pechino parte del gas e del petrolio non acquistato più dall’Europa. Il  28 febbraio scorso, il portavoce del Ministro degli Affari Esteri cinese, <strong><em>Wang Wenbin</em></strong>, dichiarò che “<em>Cina e Russia sono partner strategici, ma non alleati</em>”, per cui occorreva interrogarsi ed indagare sulla vera natura della rinascente amicizia tra Mosca e Pechino. Nel frattempo si sono susseguiti accordi sul grano russo quasi eliminando le restrizioni pre esistenti e, come se non bastasse, Russia e Cina hanno firmato un contratto trentennale per la fornitura di gas naturale dall&#8217;Estremo Oriente russo al Nord-Est della Cina. Questa collaborazione rientra nell’ambito di una ben definita &#8220;<em>cooperazione strategica</em>&#8221; delineata in una dichiarazione congiunta delle due autocrazie, rilasciata lo scorso 4 febbraio, in cui faceva capolino la frase relativa ad un&#8217;amicizia &#8220;<em>senza limiti</em>&#8220;. Va tenuto in buon conto, inoltre, che le loro economie sono totalmente complementari in quanto la Russia è ricchissima di materie prime e la Cina ha una grandissima industria manifatturiera. La forte ed inevitabile virata della Russia verso la Cina ha provocato effetti anche sul fronte finanziario e commerciale accelerando, di fatto, i piani di Pechino di aumentare la propria sfera di influenza economica e politica. Secondo i dati della Banca Mondiale e dell’ONU sul commercio internazionale, per effetto delle sanzioni in vigore già dal 2014, la Cina è emersa ormai come la più grande destinazione per l’export russo. Già oggi più della metà del commercio sino-russo avviene in <strong><em>renminbi</em></strong>, quindi non sarà bloccato dalle sanzioni, e ci si dovrà aspettare che la Cina rinforzi il canale dei pagamenti nella sua moneta. In politica estera per la Cina è molto utile che la Russia rallenti o fermi il rafforzamento della NATO proprio partendo dall’Ucraina, che è un Paese importante nella produzione di energia elettrica dal nucleare, settore destinato a diventare il principale nella produzione energetica nel futuro. Mentre oggi si pensa quasi soltanto al capitolo del gas russo, che potrebbe finire sempre di più a Oriente se le sanzioni dovessero coinvolgere l’export di gas verso l’Europa, in realtà l’energia nucleare è il vero obiettivo di medio-lungo termine. Russia e Cina non vogliono che si ripeta in Ucraina quello che è avvenuto qualche tempo fa in Romania. Non va dimenticato che nel 2013 la Romania e la Cina avevano firmato 2 accordi di cooperazione dove la <strong><em>China General Nuclear</em></strong> si impegnava a costruire 2 nuovi reattori ad acqua pesante pressurizzata sul Danubio. Poi la Romania ha dovuto stracciare i contratti quando Trump ha sparato  le sue critiche alla Cina ed ha lanciato un&#8217;offensiva diplomatica internazionale contro il gigante tecnologico <strong><em>Huawei</em></strong>. Nel 2019 la Romania e gli USA hanno firmato un nuovo accordo che prevede la costruzione di due nuovi reattori nucleari civili. La sfida sistemica tra le democrazie liberali e le autocrazie dipenderà dalle rispettive forze economiche, militari e politiche e nell’evitare l’abbraccio molto pericoloso se non addirittura mortale se Washington non correggerà le sue linee guida ricordandosi dell’efficacia della strategia estera di Nixon.</p>
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<p>foto: Pixabay</p>
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