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	<title>Paganica Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>A Paganica, Festa della Beata Antonia nel monastero della Clarisse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Feb 2022 13:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Festa Beata Antonia da Firenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="750" height="422" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/089E7160-13C9-4A83-9CA7-F8CC8543C9AC.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/089E7160-13C9-4A83-9CA7-F8CC8543C9AC.jpeg 750w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/089E7160-13C9-4A83-9CA7-F8CC8543C9AC-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/089E7160-13C9-4A83-9CA7-F8CC8543C9AC-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Il ruolo della Beata, originaria di Firenze, nella forte presenza a L’Aquila dell’Osservanza francescana L’AQUILA, 28 febbraio 2022 – Un sole alternante a velature di nuvole tiepidamente scioglie le ultime&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il ruolo della Beata, originaria di Firenze, nella forte presenza a L’Aquila dell’Osservanza francescana</em></p>
<p>L’AQUILA, 28 febbraio 2022 – Un sole alternante a velature di nuvole tiepidamente scioglie le ultime tracce della nevicata di due giorni fa. Il monastero delle Clarisse, a <strong>Paganica</strong>, si era risvegliato insieme alla splendida conca aquilana, sotto una soffice coltre bianca, quasi del tutto <img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-50157" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/09CC0060-07D4-452C-840D-348777C4C278-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />scomparsa oggi, festività della <strong>Beata Antonia da Firenze</strong>. La Beata, custodita nel monastero dove riposano le sue spoglie incorrotte, ora nella trecentesca chiesetta di San Bartolomeo, tornerà poi nella grande chiesa del Carmine, quando gli ultimi lavori di restauro dai danni del terremoto del 2009 saranno conclusi.</p>
<p>Tra qualche ora sarà il <strong>Cardinale Giuseppe Petrocchi</strong>, <img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-50154" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/ADC14A48-5FD4-46FB-B756-6FC4C9C9FA97-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />arcivescovo dell’Aquila, a presiedere la celebrazione</p>
<p>eucaristica, che segue la veglia di preghiera iniziata ieri sera per la pace in <strong>Ucraina</strong>, massacrata in questi giorni dalle bombe e dall’invasione dell’esercito russo su ordine di Putin. In tutta la loro forza riecheggiano le parole di <strong>Papa Francesco</strong> che invocano la pace e condannano la guerra, così come nell’ultima enciclica “<strong><em>Fratelli tutti</em></strong>”: “<em>Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come l’ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male…</em>”. Non mancherà, durante l’odierna celebrazione, l’affettuosa comunione con il popolo ucraino, sperando che si fermino le armi e che l’incontro di queste ore tra le delegazioni russa e ucraina possa portare presto alla cessazione delle ostilità e al ripristino della pace.</p>
<p>Dal 1997 le Clarisse vivono nel loro Monastero di Paganica, già Convento dei Frati Minori da anni era dismesso, <img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-50158" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/63D0F718-BB30-4534-A113-C799B60831D3-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/63D0F718-BB30-4534-A113-C799B60831D3-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/63D0F718-BB30-4534-A113-C799B60831D3-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/63D0F718-BB30-4534-A113-C799B60831D3-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />allorquando vi si trasferirono dall’antico <strong>Monastero dell’Eucarestia</strong>, situato nel centro storico dell’Aquila, per cercare un luogo più silenzioso e adatto alla vita contemplativa. Poi il terremoto del 6 aprile 2009, quando in quella terribile notte il sisma devastò il monastero e l’intero centro storico di <strong>Paganica</strong>. Sotto le macerie del monastero perì<strong> la badessa</strong><strong> Madre Gemma Antonucci</strong>, altre sorelle furono ferite. Raccolte le poche cose recuperabili, le Sorelle Clarisse partirono per <strong>Pollenza</strong>, in provincia di Macerata, per essere temporaneamente ospitate in un altro monastero di Santa Chiara. Tornarono a Paganica nel dicembre 2009, sistemate in ambienti provvisori, e solo il 16 luglio 2016 poterono finalmente rientrare nel restaurato monastero, quando da Pollenza anche le spoglie della <strong>Beata Antonia </strong>poterono trovare accoglienza nella chiesetta di San Bartolomeo.</p>
<p>Grande, a L’Aquila e nel circondario, è la devozione verso la <strong>Beata Antonia</strong>. Insieme a <strong>S. Bernardino da Siena</strong>, a <strong>S. Giovanni da Capestrano</strong>, al <strong>Beato Vincenzo dell’Aquila</strong> e al <strong>Beato Timoteo da Monticchio</strong>, forma quella schiera <img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-50160 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/514F1DE0-547A-4027-AD5A-12308E7189BB-300x272.jpeg" alt="" width="300" height="272" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/514F1DE0-547A-4027-AD5A-12308E7189BB-300x272.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/514F1DE0-547A-4027-AD5A-12308E7189BB-768x697.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/514F1DE0-547A-4027-AD5A-12308E7189BB-585x531.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/514F1DE0-547A-4027-AD5A-12308E7189BB.jpeg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />di Santi francescani che hanno tenuto viva nella città e nel territorio aquilano la spiritualità di Francesco e di Chiara d’Assisi. Nell’antico <strong>Monastero dell’Eucarestia</strong>, a <strong>L’Aquila</strong>, le Clarisse avevano abitato per secoli, fin da quando nel 1447 <strong>Giovanni da Capestrano</strong> l’aveva affidato ad Antonia e alle sue religiose claustrali. Un prezioso complesso, quello dell’Eucarestia. Un vero e proprio scrigno d’arte, sebbene il sisma del 2009 l’abbia fortemente danneggiato. Il corpo architettonico si distende lungo via Sassa. L’interno è a pianta rettangolare, con massicce volte a crociera poggianti su capitelli pensili del Rinascimento. Lo spazio ripartito in due ambienti distinti: l’uno era riservato alle monache e l’altro, anteriore, ai fedeli. Il muro divisorio con una grata permetteva alle sorelle di seguire dall’interno le funzioni religiose. Il Coro, interamente affrescato da <strong>Paolo Cardone</strong> nel 1586, ha 99 stalli ed è opera di ebanisti milanesi di inizio Cinquecento. La Chiesa conserva mirabili opere dei principali artisti del Rinascimento abruzzese: <strong>Andrea Delitio</strong>, <strong>Francesco da Montereale</strong>, e appunto <strong>Paolo Cardone</strong>. Di particolare pregio gli affreschi di Andrea Delitio: l’<em>Adorazione del Bambino </em>colpisce il visitatore per le notevoli dimensioni e l’estrema delicatezza nella resa dei volti. L’intento del pittore e di <strong>Antonia</strong>, probabile committente dell’opera, era quello di mettere in evidenza l’umiltà della Sacra Famiglia, nello spirito della prima regola di S. Chiara. Altrettanto pregevole è l’affresco raffigurante la <em>Madonna con Bambino e Sant’Ansano</em>, come pure preziosi sono i tre affreschi di <strong>Francesco da Montereale</strong>, risalenti al 1490, che raffigurano la <em>Crocifissione</em>, la <em>Via Crucis</em> e la <em>Teoria di Santi Francescani</em>.</p>
<p>La <strong>Beata Antonia</strong> (Firenze, 1400 – L’Aquila, 1472) è una figura preminente nella spiritualità aquilana e nel contesto del movimento riformista del francescanesimo che va sotto il nome di <strong>Osservanza minoritica</strong>. Il movimento fu fortemente presente dal 1415 in poi a <strong>L’Aquila</strong> e in Abruzzo, al centro d’un fenomeno di dimensioni europee con importanti ricadute sulle comunità abruzzesi, sia sotto gli aspetti religiosi che sociali e culturali. Del notevole rilievo dell’Osservanza danno testimonianza la biografia stessa della <strong>Beata Antonia</strong> ed il contesto storico e spirituale nel Quattrocento. Ne tracciamo qui una sintesi, anche per comprendere l’attaccamento che gli Aquilani nutrono verso il francescanesimo e le sue figure più rappresentative.</p>
<p><strong>Antonia</strong> nacque a <strong>Firenze</strong> intorno al 1400. Andata sposa giovanissima ad un suo coetaneo, prematuramente morto a qualche anno dal matrimonio, ebbe un figlio che curò da sola e da sola attese alla sua prima educazione. Non intese passare a seconde nozze, nonostante le raccomandazioni dei familiari, per l’inatteso arrivo della chiamata alla vocazione. In quegli anni <strong>Bernardino da Siena </strong>stava<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-50161 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-115x300.jpeg" alt="" width="115" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-115x300.jpeg 115w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-391x1024.jpeg 391w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-768x2012.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-586x1536.jpeg 586w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-782x2048.jpeg 782w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900-585x1533.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/DBF597AB-B69F-41A3-B649-157E15D3A900.jpeg 800w" sizes="(max-width: 115px) 100vw, 115px" /> diffondendo l’<strong>Osservanza</strong>, che avrebbe dato un nuovo impulso all’ordine francescano con il richiamo all’austerità della Regola ed alla povertà. Bernardino, predicando nelle chiese e sulle piazze di tutta Italia, aveva suscitato un’autentica primavera di vita cristiana. Predicò anche nella Chiesa di S. Croce, a <strong>Firenze</strong>, dall’8 marzo al 3 maggio 1425. <strong>Antonia</strong> lo ascoltò e maturò nel cuore la decisione di consacrarsi a Dio.  Quattro anni dopo entrò nel Terz’ordine francescano regolare femminile, fondato dalla <strong>Beata Angelina</strong> dei Conti di Marsciano. L’accolse il Monastero fiorentino di S. Onofrio, nel quale rimase per poco tempo, perché dalla fondatrice fu chiamata prima a <strong>Foligno</strong>, ad <strong>Assisi</strong> e poi a <strong>Todi</strong>. Infine, richiesta a <strong>L’Aquila</strong> per fondarvi un Monastero di terziarie, <strong>Antonia</strong> fu inviata insieme a un piccolo drappello di suore. Era il 2 febbraio 1433. Rimase alla guida del <strong>Monastero di S. Elisabetta</strong> per 14 anni, ma la pur intensa vita spirituale non riusciva ad appagare il suo desiderio d’una sempre più profonda contemplazione. Andava così maturando in lei il pensiero di lasciare il Terz’ordine per abbracciare la Regola di S. Chiara.</p>
<p>In quegli anni altri monasteri di Clarisse, vicine al movimento degli Osservanti, stavano vivendo un intenso rinnovamento, volendo rivivere la freschezza delle loro origini, mediante la primitiva Regola di S. Chiara. In questa decisione forte ed eroica <strong>Antonia</strong> trovò sostegno spirituale e guida in <strong>Giovanni da Capestrano</strong>, in quegli anni a <strong>L’Aquila</strong>, che procurò i locali necessari per lei e per le consorelle che avevano deciso di seguirla. Era il 16 luglio 1447. Un grande corteo di cittadini con a capo Giovanni da Capestrano, partendo da Collemaggio, accompagnò Antonio e le altre 13 sorelle al <strong>Monastero dell’Eucarestia</strong>, successivamente chiamato “<strong>della</strong> <strong>Beata Antonia</strong>”, dopo la morte di lei. Incominciò così sotto il segno della più stretta povertà l’ultimo cammino ascensionale di Antonia, che portò tanto splendore all’Ordine delle sorelle povere di S. Chiara. Per sette anni tenne l’ufficio di badessa impostole da Giovanni da Capestrano, poi tornò nel silenzio e nella contemplazione più profonda del mistero di Cristo crocifisso, nel quale s’immedesimò completamente. Ma quei sette anni di guida del monastero furono sufficienti ad imprimere uno straordinario impulso alla vita contemplativa, nella perfetta osservanza della Regola, tanto che la fama si diffuse subito in città e nei dintorni, procurando numerose altre vocazioni.</p>
<p>Antonia seppe tuttavia vivere l’austera povertà con letizia evangelica. Sapeva trascinava tutte, con la parola e l’esempio. Era forte e materna, coltivando con tutte l’unità e l’armonia della vita in fraternità. Le Sorelle subirono il fascino del suo esempio e molte di loro offrirono alla Chiesa un genuino esempio di santità, come <strong>Ludovica Branconio</strong>, <strong>Giacoma dell’Aquila</strong>, <strong>Bonaventura d’Antrodoco</strong>, <strong>Paola da Foligno</strong>, <strong>Gabriella da Pizzoli</strong>, <strong>Giacoma da Fossa</strong>, proclamate <strong>Beate</strong>, ed altre ancora. Antonia visse sempre in obbedienza ed umiltà. Il suo stile di vita sempre limpidamente evangelico: occupava a mensa e in coro l’ultimo posto, indossava i vestiti più logori della comunità. Le Sorelle inferme, deboli, tentate e scoraggiate, trovavano sempre in lei conforto e l’amore tenero di una madre, pur essendo lei stessa affetta da un’orribile piaga che mantenne nascosta. Diversi i fenomeni mistici, di cui le Sorelle furono testimoni, frutto del suo grande amore per il Signore.</p>
<p><strong>Antonia </strong>morì la sera del 29 febbraio 1472. Il suo trapasso fu segnato da miracoli prima ancora che fosse inumata la salma, come le guarigioni istantanee d’un aquilano sofferente di idropisia e di suor Innocenza clarissa, anche lei aquilana, che fu guarita dalle numerose piaghe. Quindici giorni dopo la sepoltura le suore riesumarono il sacro corpo per rivederlo, prima che si disfacesse completamente. Con grande meraviglia lo rinvennero incorrotto. Ripeterono più volte l’esperienza, tanto che se ne diffuse la voce in città. Ma per evitare esagerazioni il vescovo, cardinale <strong>Amico Agnifili</strong>, ordinò che la salma fosse sepolta allo scoperto, fuori del luogo sacro. Cinque anni più tardi il vescovo <strong>Ludovico Borgio</strong>, successore dell’Agnifili, concesse la riesumazione del corpo, trovato nuovamente incorrotto. Solo allora venne autorizzato il culto pubblico e il corpo fu levato da terra. Dopo regolare processo canonico, il 28 luglio 1848 <strong>Pio IX</strong> la dichiarava Beata. Il messaggio lasciato dalla <strong>Beata Antonia</strong> è quello d’una santità gioiosa e nascosta, totalmente avvolta nella segreta bellezza di un Dio sommamente amato. Ancor oggi le Sorelle povere, trascinate dal suo esempio e da quello di S. Chiara, vivono una vita semplice, nel silenzio del chiostro, ponendo Dio come il tutto della loro vita. Le Sorelle dell’antico monastero dell’Aquila, ora operanti nel Monastero di S. Chiara a <strong>Paganica</strong>, custodiscono con fedeltà il corpo della loro Madre, Beata Antonia, e continuano il cammino di consacrazione, nella gioia d’un amore che non ha fine. Sono davvero un punto di riferimento spirituale, di serenità, di attenzione verso gli ultimi, di preghiera, che molto giova ad una comunità così duramente colpita dalla tragedia del terremoto, consapevole della certezza di trovare nelle Clarisse un luogo sicuro di meditazione e fraternità.</p>
<p>***</p>
<p>Orbene, quale fu il contesto storico e spirituale nel quale l’<strong>Osservanza minoritica </strong>maturò, con particolare riguardo a <strong>L’Aquila</strong> e l’<strong>Abruzzo</strong>, per poi diffondersi in <strong>Italia</strong> e in tutta <strong>Europa</strong><strong>?</strong> Alla morte di <strong>Francesco d’Assisi</strong> l’Ordine minoritico che egli aveva fondato era già molto diffuso, raggiungendo negli anni successivi, oltre che buona parte del continente europeo, anche <strong>Irlanda</strong>, <strong>Scozia</strong>, le regioni balcaniche e perfino la <strong>Scandinavia</strong>. Tuttavia, con la morte del fondatore, l’Ordine dei frati minori dovette affrontare una grave crisi d’identità, a causa d’una progressiva normalizzazione che portò all’accentuazione del carattere clericale. La fase evolutiva si concluse con <strong>Bonaventura da Bagnoregio</strong> che, eletto ministro generale dell’Ordine nel 1257, redasse una biografia ufficiale di Francesco e ordinò la distruzione delle “<em>legende</em>” più antiche, come quella scritta da <strong>Tommaso da Celano</strong>, e promulgò le nuove costituzioni dell’Ordine. Sotto la sua guida lo scopo dell’Ordine divenne quello di rispondere alle necessità più urgenti della Chiesa, come la predicazione, le missioni e la lotta all’eresia, cosicché i francescani iniziarono a non rifiutare d’accettare la dignità di vescovo o la carica di inquisitore. La povertà venne quindi interpretata come semplice rinuncia a ogni forma giuridica di proprietà e venne introdotta la nozione di “uso in povertà” dei beni materiali.</p>
<p>Durante tutto il Duecento e oltre, in seno all’Ordine s’accese una forte disputa tra frati favorevoli ad una interpretazione più blanda della Regola, in modo da privilegiare lo studio e la predicazione nelle città, e altri più inflessibili nel chiedere il ritorno alla volontà originaria del fondatore e all’interpretazione letterale della Regola, specie in materia di povertà. Questa posizione radicale circa l’austero rispetto della Regola si fuse con le attese apocalittiche del pensiero di <strong>Gioacchino da Fiore</strong>, dando vita al movimento degli <strong>Spirituali</strong>, che ebbe forte riferimento anche organizzativo con <strong>Angelo Clareno</strong> e <strong>Ubertino da Casale</strong>, quest’ultimo anche con atteggiamenti fortemente critici verso il papato. E peraltro il movimento esercitò una forte influenza sulla vita religiosa di quel periodo, che attendeva l’<strong>Era dello Spirito</strong>, resa ancora più imminente nelle attese con l’elezione al soglio pontificio del monaco eremita <strong>Pietro del Morrone</strong>, diventato papa <strong>Celestino V</strong>. Nei cinque mesi di papato prima della sua storica rinuncia, il 13 dicembre 1294, Celestino aveva fatto diversi atti innovatori, come l’emissione della Bolla della <strong>Perdonanza</strong>, che istituiva il primo giubileo della Cristianità concedendo l’indulgenza plenaria e gratuita a chiunque si recasse sinceramente pentito e confessato, dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto d’ogni anno, alla Basilica di Collemaggio, a L’Aquila. O come la concessione agli <strong>Spirituali</strong> della facoltà di organizzarsi in Ordine religioso che osservasse alla lettera la Regola di San Francesco e la vita eremitica. Pensò il suo successore <strong>Bonifacio VIII</strong> ad annullare la concessione, ed i successivi pontefici <strong>Clemente V</strong> e <strong>Giovanni XXII</strong> a bollare d’eresia il movimento degli Spirituali, definendo <em>fraticelli</em> gli eretici.</p>
<p>Nel 1368 <strong>Paoluccio Trinci</strong> ottenne dal ministro generale <strong>Tommaso da Frignano</strong> il permesso di riaprire l’eremo di <strong>Brogliano</strong> e di osservare la Regola in tutto il suo rigore. La santità personale di frate Paoluccio, la sua sottomissione alle autorità ecclesiastiche e la protezione politica assicurata dai suoi familiari, signori di <strong>Foligno</strong>, permisero alla comunità di Brogliano di svilupparsi e raggiungere la stabilità, facendone un autorevole centro di riforma che conobbe una rapida diffusione, in Umbria e nell’alta Sabina. Fu quella di Paoluccio la prima comunità dell’Osservanza. Con <strong>Giovanni da Scontrone</strong> le comunità osservanti salirono a trentaquattro e i frati a duecento. Ma il maggiore sviluppo s’ebbe con l’ingresso di grandi personalità, come quelle di <strong>Bernardino da Siena</strong>, <strong>Giovanni da Capestrano</strong> e <strong>Giacomo della Marca</strong>, con il sostegno di <strong>Alberto da Sarteano</strong>.</p>
<p>Sotto il loro influsso gli Osservanti, pur mantenendo stile di vita eremitico, si aprirono agli studi e all’apostolato della predicazione. Il successo e la forte diffusione dei frati osservanti acuirono i contrasti con i francescani “conventuali”, favorevoli ad una Regola meno rigida. Per riportare all’unità l’Ordine, diviso in conventuali e osservanti, nel 1430 <strong>Martino V</strong> diede ai francescani delle nuove costituzioni, elaborate da <strong>Giovanni da Capestrano</strong>– fine giurista, prima di diventare frate -, con norme accettabili da entrambe le parti sulla proibizione dell’uso del denaro e sulla rinuncia ai beni immobili. Ma il tentativo si rivelò un insuccesso, come pure quelli degli anni successivi. Nel 1438 venne eletto vicario generale degli osservanti <strong>Bernardino da Siena</strong>, che scelse <strong>Giovanni da Capestrano</strong> come suo assistente. Con loro l’Osservanza francescana si diffuse rapidamente in <strong>Francia</strong>, <strong>Germania</strong> e nei <strong>Paesi Bassi</strong>, poi in <strong>Austria</strong>, <strong>Ungheria</strong>, <strong>Polonia </strong>e <strong>Boemia</strong>, specie sotto l’influsso della predicazione di <strong>Giovanni da Capestrano</strong>.</p>
<p>Ancora un’annotazione, infine, sull’opera della <strong>Beata Antonia</strong> e dell’<strong>Osservanza francescana </strong>in territorio aquilano. Gli osservanti erano arrivati all’Aquila intorno al 1415. Ma la forte espansione del movimento s’ebbe con la predicazione a <strong>L’Aquila</strong> di <strong>S.</strong> <strong>Bernardino da Siena</strong> (Massa Marittima, 1380 – L’Aquila, 1444), insieme a <strong>S. Giovanni da Capestrano</strong> (Capestrano, 1386 – Ilok, 1456) e <strong>S. Giacomo della Marca</strong> (Monteprandone, 1393 – Napoli, 1476), che con <strong>Alberto da Sarteano</strong>costituirono le quattro colonne portanti dell’Osservanza. Alla loro opera s’unì la <strong>Beata Antonia</strong>, insieme alle consorelle clarisse, con il grande carisma che le animava. Grande la fioritura spirituale nel Quattrocento, grazie a queste grandi figure, cui s’aggiunsero i francescani osservanti <strong>Beato Vincenzo dell’Aquila</strong> e <strong>Beato Timoteo da Monticchio</strong>, insieme alle numerose <strong>Beate clarisse</strong>, già citate, tutti straordinari testimoni della fede. Grazie a loro e all’Osservanza fiorì la rinascita spirituale a <strong>L’Aquila</strong>, in <strong>Abruzzo</strong>, in <strong>Italia</strong> e in <strong>Europa</strong>. Rinascita resa ancor più feconda dalla scelta di <strong>Bernardino</strong> di tornare in città, sentendo vicina la morte. “<em>Eamus, fratres, ad Aquilam, ad Aquilam, missus sum”.</em> Così la notte del 30 aprile 1444 <strong>Bernardino degli Albizzeschi</strong>, 64 anni, sfinito ed emaciato dalla malattia e dalla penitenza, aveva salutato per l’ultima volta i frati del convento della Capriola, nei pressi di <strong>Siena</strong>. Vincendo le loro preoccupate implorazioni a restare in città, spinto da una grande forza interiore, con quattro confratelli s’era messo in cammino verso l’Abruzzo in quello che sarebbe stato il suo ultimo viaggio. Un viaggio lungo, faticoso, pieno di sofferenze. Giunto all’Aquila, nel suo convento di San Francesco, sentendo arrivare l’ora del trapasso, Bernardino aveva chiesto ai confratelli d’essere deposto, spoglio e con le braccia aperte a croce, sul nudo pavimento della sua cella. Poco dopo, al vespro di quel mercoledì, spirò. Era il 20 maggio del 1444. Con tutte le residue forze aveva desiderato transitare alla vita eterna non nella sua terra toscana ma a <strong>L’Aquila</strong>, la bella città che più amava, dove aveva predicato insieme ai fedeli discepoli <strong>Giovanni da Capestrano</strong> e <strong>Giacomo della Marca</strong>, esercitando una grande influenza nella vita spirituale, sociale e civile.</p>
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		<title>I FATTI DI PAGANICA 1848-1852</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/27/i-fatti-di-paganica-1848-1852/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-fatti-di-paganica-1848-1852</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Feb 2022 19:21:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Paganica]]></category>
		<category><![CDATA[Risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="353" height="496" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/I-fatti-di-Paganica-cover.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/I-fatti-di-Paganica-cover.jpg 353w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/I-fatti-di-Paganica-cover-214x300.jpg 214w" sizes="(max-width: 353px) 100vw, 353px" /></p>
<p>Gli eventi antiborbonici negli atti del processo, in un libro  di Fernando Rossi L’AQUILA &#8211; Non sarà mai adeguato l’apprezzamento del lavoro prezioso che Fernando Rossi fa, arricchendo con le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="s6"><span class="bumpedFont15">G</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">li eventi antiborbonici </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">negli atti del processo, in </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">un libro </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> di Fernando Rossi</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s2">L’AQUILA &#8211; N</span><span class="s2">on sarà mai adeguat</span><span class="s2">o l’apprezzamento de</span><span class="s2">l lavoro </span><span class="s2">prezioso</span> <span class="s2">che </span><strong><span class="s7">Fernando </span><span class="s7">Rossi</span></strong> <span class="s2">fa</span><span class="s2">, </span><span class="s2">arricch</span><span class="s2">endo</span><span class="s2"> con le sue ricerche la conoscenza della storia civica, </span><span class="s2">in </span><span class="s2">particolare riguardante </span><span class="s7">Paganica</span><span class="s2">, paese dove è nato e vive</span><span class="s2">.</span> <span class="s2">Che dire </span><span class="s2">allora </span><span class="s2">di questo </span><span class="s2">suo </span><span class="s2">nuovo volume “</span><span class="s9">1848-1852 I fatti di Paganica</span><span class="s2">”</span><span class="s2">, fresco di stampa</span><span class="s2">? Anzitutto che </span><span class="s2">il libro mi ha i</span><span class="s2">ntrigato sin dalle prime pagine, </span><span class="s2">come </span><span class="s2">può </span><span class="s2">intriga</span><span class="s2">re</span><span class="s2"> un</span><span class="s2">a storia di</span><span class="s2"> fatti prodromi</span><span class="s2">ci</span><span class="s2"> del </span><span class="s7">Risorgimento</span><span class="s2">. Si tratta </span><span class="s2">appunto</span> <span class="s2">de</span><span class="s2">i primi moti in un paese </span><span class="s2">dell’aquilano</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> n</span><span class="s2">el </span><span class="s7">Regno delle due Sicilie</span><span class="s2">:</span> <span class="s2">il conflitto politico tra “realisti” e rivoluzionari di tendenze repubblicane </span><span class="s2">&#8211; </span><span class="s2">definiti con un termine assai colorito “riscaldati” e talvolta “sovversivi”</span> <span class="s2">&#8211;</span><span class="s2">, fino a sfociare </span><span class="s2">in</span><span class="s2"> campo giudiziario, con le indagini condotte dal Procuratore del Regno</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> quindi</span><span class="s2"> nel processo</span> <span class="s2">presso la </span><span class="s7">Gran Corte Criminale dell’Aquila</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s10"><span class="s2">Non entrerò nel dettaglio delle vicende</span><span class="s2">. S</span><span class="s2">arà bene lo faccia il lettore seguendo la linearità della narrazione</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> corredata dalla punta</span><span class="s2">le citazione documentale che l’a</span><span class="s2">utore ha espunto </span><span class="s2">dai</span><span class="s2"> preziosi fondi dell’</span><span class="s7">Archivio di Stato dell’Aquil</span><span class="s7">a</span><span class="s2">, </span><span class="s2">faldone della Gran Corte </span><span class="s2">Criminale “</span><span class="s7">I fatti di Paganica</span><span class="s2">”</span><span class="s2">. Mi limiterò a</span><span class="s2">d</span><span class="s2"> osservazioni di ordine generale</span><span class="s2"> &#8211;</span> <span class="s2">peraltro </span><span class="s2">espresse </span><span class="s2">in Prefazione al volume </span><span class="s2">accanto</span><span class="s2"> all’interessante contributo </span><span class="s2">di </span><span class="s7">Giustino Parisse</span><span class="s2"> &#8211; </span><span class="s2">prima di tutto </span><span class="s2">su</span><span class="s2">l valore e </span><span class="s2">su</span><span class="s2">lla forza inoppugnabile del </span><span class="s2">“</span><span class="s7">documento</span><span class="s2">”</span><span class="s2"> nella trattazione di </span><span class="s2">vicende storiche. Una forza, quella dei documenti, </span><span class="s2">capace di controvertere</span> <span class="s2">supposizioni </span><span class="s2">finora </span><span class="s2">ritenute </span><span class="s2">affidabili</span><span class="s2">, come quella di ritenere che i moti risorgimentali fossero fenomeni riservati </span><span class="s2">particolarmente </span><span class="s2">alle </span><span class="s9">élites</span><span class="s2"> intellettuali e ad una borghesia professionale evoluta,</span><span class="s2"> dove le classi popolari &#8211; </span><span class="s2">braccianti, contadini, artigiani</span><span class="s2"> &#8211; avevano presenza, peso e ruolo del tutto marginali.</span></p>
<p class="s10"><span class="s2">Questa storia, sebbene nella sua dimensione locale, consegna invece una verità </span><span class="s2">del tutto </span><span class="s2">diversa, laddove </span><span class="s2">de</span><span class="s2">i 62 imputati</span></p>
<div id="attachment_50104" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-50104" class="size-medium wp-image-50104" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Paganica-Chiesa-Madre-e-Palazzo-ducale-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Paganica-Chiesa-Madre-e-Palazzo-ducale-300x225.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Paganica-Chiesa-Madre-e-Palazzo-ducale-768x576.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Paganica-Chiesa-Madre-e-Palazzo-ducale-585x439.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Paganica-Chiesa-Madre-e-Palazzo-ducale.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-50104" class="wp-caption-text">Paganica-Chiesa Madre e Palazzo ducale</p></div>
<p class="s10"><span class="s2">n</span><span class="s2">el procedimento giudiziario </span><span class="s2">almeno 44 sono di estrazione popolare, 4 sono sacerdoti, gli altri</span> <span class="s2">sono </span><span class="s2">proprietari terrieri, borghesia professionale e </span><span class="s2">4-5</span> <span class="s2">di </span><span class="s2">antiche </span><span class="s2">famiglie blasonate</span><span class="s2"> o quasi (</span><span class="s7">Dragonetti, Antonelli, Volpe, Vicentini</span><span class="s2">)</span><span class="s2">. Dunque quasi due terzi degli attori di quelle vicende</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> iniziate nel 1848 e </span><span class="s2">approdate nel luglio 1849 in un procedimento giudiziario </span><span class="s2">dagli</span><span class="s2"> aspetti talvolta singolari, sono provenienti da classi popolari e, in </span><span class="s2">entità </span><span class="s2">davvero sorprendente </span><span class="s2">da</span><span class="s2">l clero, </span><span class="s2">con </span><span class="s2">ben 4 sacerdoti &#8211; e un </span><span class="s7">Don Marco </span><span class="s7">Arpea</span><span class="s2">, parroco di Paganica, davvero focoso </span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2">quando solitamente si è portati a ritenere</span> <span class="s2">i preti</span><span class="s2">, specie a quel tempo,</span> <span class="s2">con tendenze politiche conservatric</span><span class="s2">i e </span><span class="s2">piuttosto schierat</span><span class="s2">i con il potere costituito</span><span class="s2">.   </span></p>
<p class="s10"><span class="s2">Molto mi ha </span><span class="s2">colpito</span><span class="s2"> la figura dell’imputato </span><span class="s7">Ludovico </span><span class="s7">Iovenitti</span><span class="s2">, </span><span class="s2">un popolano, sarto di mestiere, </span><span class="s2">che già si era fatti diversi anni di reclusione</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> per fatti insurrezionali precedenti, nel terribile carcere di </span><span class="s7">Ventotene</span><span class="s2">, da dove un paio di condannati </span><span class="s2">nel suo stesso</span><span class="s2"> processo non </span><span class="s2">sarebbero usciti</span><span class="s2"> vivi. In tutta questa vicenda </span><span class="s7">Ludovico </span><span class="s7">Iovenitti</span><span class="s2"> risalta per dignità e linearità di comportamento processuale. Lo voglio citare come </span><span class="s2">una </span><span class="s2">figura esemplare. Contrariamente </span><span class="s2">ad altri comportamenti d</span><span class="s2">i taluni</span><span class="s2"> imputati e ancor più di tutti coloro – “realisti”</span> <span class="s2">accusatori</span><span class="s2"> e</span><span class="s2"> talvolta </span><span class="s2">di </span><span class="s2">testimoni</span> <span class="s2">– che quelle vicende contrassegnarono </span><span class="s2">con</span><span class="s2"> delazioni, esposti e contro</span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2">esposti, insinuazioni </span><span class="s2">squallide </span><span class="s2">e quanto di peggio può uscire da una comunità fortemente </span><span class="s2">divisa e </span><span class="s2">contrapposta</span><span class="s2">, lacerata da</span><span class="s2">ll’</span><span class="s2">odio e </span><span class="s2">dal </span><span class="s2">rancore, malata di invidie e gelosie, ottenebrata dalla cattiveria</span><span class="s2">. Uno squallore</span><span class="s2"> che non poteva </span><span class="s2">trarre ragione da</span><span class="s2">lla differenza di visione politica, tra i lealisti a</span><span class="s2">i regnanti borbonici e chi </span><span class="s2">invece </span><span class="s2">aspirava ad una monarchia </span><span class="s2">veramente </span><span class="s2">costituzionale o meglio ad una repubblica</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> così come </span><span class="s7">Mazzini </span><span class="s2">l</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> preconizza</span><span class="s2">v</span><span class="s2">a. </span></p>
<p class="s10"><span class="s2">Lascio alla lettura d</span><span class="s2">ell’</span><span class="s2">interessante volume la scoperta</span> <span class="s2">del procedimento d’indagine, assai lacunoso </span><span class="s2">in verità, </span><span class="s2">almeno all’inizio, </span><span class="s2">con</span><span class="s2"> il rinvio a giudizio</span><span class="s2">, il 7 aprile 1851, per 25</span><span class="s2">imputati, accusati dalla </span><span class="s7">Gran Corte</span><span class="s2"> di reati politici riferiti alle rivolte del 1848-49</span><span class="s2">. Q</span><span class="s2">uindi l’inizio del dibattimento</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> il 25 </span><span class="s2">aprile</span><span class="s2"> 1851</span><span class="s2">, l’arringa del </span><span class="s7">Procuratore generale del Re</span><span class="s2">tenuta </span><span class="s2">il 30 aprile e la sentenza</span><span class="s2"> della Corte</span><span class="s2">, con condanne </span><span class="s2">che vanno </span><span class="s2">dai 9 anni di detenzione (</span><span class="s7">Giovanni Antonelli</span><span class="s2">,</span><span class="s7">Rodrigo De </span><span class="s7">Paulis</span><span class="s2">),  8 anni (</span><span class="s7">Camillo </span><span class="s7">Visca</span><span class="s2">), 7 anni (</span><span class="s7">Ascanio Vicentini</span><span class="s2">,</span><span class="s7"> Isidoro Strina</span><span class="s2">,</span> <span class="s7">Raffaele De </span><span class="s7">Vecchis</span><span class="s2">), tutti poi reclusi a </span><span class="s7">Ventotene</span><span class="s2">, ai 3 anni di prigionia </span><span class="s2">(</span><span class="s7">Achille Pieri</span><span class="s2">, </span><span class="s7">Giuseppantonio</span><span class="s7"> Tarquini, Nicola </span><span class="s7">Visca</span><span class="s7">, Natale Evangelista, Vincenzo </span><span class="s7">Iovenitti</span><span class="s7">, Giosuè Tarquini, Giacomo Mastracci</span><span class="s2">, </span><span class="s7">Francesco Piccirilli</span><span class="s2">) e ad un anno di prigionia (</span><span class="s7">Gi</span><span class="s7">o</span><span class="s7">acchino Volpe, Isaia Tarquini, Domenico De </span><span class="s7">Paulis</span><span class="s7">, Giuseppe </span><span class="s7">Perazza</span><span class="s7">, Fabiano Crosta</span><span class="s2">). </span></p>
<p class="s10"><span class="s2">Assolti e rimessi in libertà Domenico </span><span class="s2">Iovenitti</span><span class="s2">, Giovanni </span><span class="s2">Petricca</span><span class="s2">, Cesare De </span><span class="s2">Paulis</span><span class="s2">, Luigi </span><span class="s2">Cirilli</span><span class="s2"> e Tommaso </span><span class="s2">Facchinei</span><span class="s2">, mentre </span><span class="s7">Ludovico </span><span class="s7">Iovenitti</span><span class="s2"> resta</span><span class="s2">va</span> <span class="s2">recluso nel </span><span class="s7">C</span><span class="s7">arcere </span><span class="s7">di</span><span class="s7"> San Domenico</span><span class="s2"> per consentire un supplemento d’istruttoria perché le testimonianze a suo carico e a suo discarico </span><span class="s2">erano tali da far permanere il</span><span class="s2"> dubbio </span><span class="s2">sul</span><span class="s2">la sua colpevolezza. </span><span class="s2">Sarà poi assolto.</span></p>
<p class="s10"><span class="s2">Resta, </span><span class="s2">per quanto ne ho tratto</span><span class="s2">, un giudizio impi</span><span class="s2">etoso su quegli anni a </span><span class="s7">Paganica</span><span class="s2">. N</span><span class="s2">on solo per </span><span class="s2">quel che</span><span class="s2"> portò sul piano</span></p>
<div id="attachment_50103" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-50103" class="wp-image-50103 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-1024x683.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-768x512.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-1536x1024.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-1920x1280.jpg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-1170x780.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/Goffredo-Palmerini-e-Fernando-Rossi.jpg 2048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-50103" class="wp-caption-text">da sx. Goffredo Palmerini e Fernando Rossi</p></div>
<p class="s10"><span class="s2">giudiziario, quanto per il comportamento sociale e morale della comunità </span><span class="s2">paganichese</span><span class="s2"> latamente intesa. </span><span class="s2">In fin dei conti non si viveva un buon clima in que</span><span class="s2">gli</span><span class="s2"> anni a </span><span class="s7">Paganica</span><span class="s2">, anzi il clima era </span><span class="s2">decisamente </span><span class="s2">pessimo. Ai nostri occhi appare tutta la devastazione di una comunità che non avremmo mai immaginato</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> se non avessimo potuto averne contezza attraverso queste pagine illuminanti. </span><span class="s2">Un clima che conoscerà qualcosa di simile, rispetto ai comportamenti sociali e morali, </span><span class="s2">solo </span><span class="s2">durante gli anni del regime fascista. </span><span class="s2">Vanno giudicate con severità queste vicende, </span><span class="s2">certamente, </span><span class="s2">ma è la nostra storia, la storia di quegli anni della comunità </span><span class="s2">paganichese</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Una storia c</span><span class="s2">he dovrebbe</span><span class="s2"> – </span><span class="s9">mutatis</span> <span class="s9">mutandis</span><span class="s2"> –</span><span class="s2">anche oggi ammaestrar</span><span class="s2">e</span><span class="s2"> sul</span><span class="s2"> danno che comportano alla comunità le</span> <span class="s2">divisioni alimentate da sentimenti </span><span class="s2">“</span><span class="s2">altri</span><span class="s2">”</span><span class="s2">rispetto al sano confronto politico</span><span class="s2">, anche contrassegnato dalla durezza.</span><span class="s2"> U</span><span class="s2">na democrazia matura</span><span class="s2">, però,</span><span class="s2"> dovrebbe </span><span class="s2">sempre </span><span class="s2">saper ricercare una sintesi</span> <span class="s2">per il bene comune.</span><span class="s2"> Ma questa è storia controversa anche ai giorni </span><span class="s2">nostri</span><span class="s2">, purtroppo</span><span class="s2">!</span></p>
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		<title>Scomparso a Melbourne Corrado Cimati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Dec 2021 15:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-2048x1366.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Nato a Paganica nel 1935, medico veterinario, era emigrato in Australia nel 1969 &#8211; Una Messa in memoria di Corrado Cimati sarà celebrata a Paganica domenica 5 dicembre, alle 17:30,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nato a Paganica nel 1935, medico veterinario, era emigrato in Australia nel 1969 &#8211; Una Messa in memoria di Corrado Cimati sarà celebrata a Paganica domenica 5 dicembre, alle 17:30, nella Chiesa degli Angeli Custodi.</p>
<p>Il ricordo di Goffredo Palmerini</p>
<p>L’AQUILA, 4 dicembre 2021 – E’ scomparso il 23 novembre scorso a <strong>Melbourne</strong>, dove dal 1969 viveva ed esercitava la professione di medico veterinario, il <strong>dr. Corrado Cimati</strong>. Era nato a <strong>Paganica </strong>(L’Aquila) nel 1935, il prossimo gennaio avrebbe compiuto 87 anni. Dai sessantenni in su tutti a Paganica lo ricordano per la sua corporatura atletica, l’altezza superiore alla media di allora, la giovialità, il sorriso pronto e quel suo fascino da attore cinematografico, invero mai tentato sul set ma che tanto piaceva alle donne della sua età e anche alle altre.</p>
<p>Dopo il liceo Corrado aveva raggiunto <strong>Parma</strong> per seguire gli studi universitari presso la facoltà di veterinaria nell’ateneo della bella città emiliana, laureandosi poi con il massimo dei voti e lode con una tesi sulla “Insufficienza polmonare cronica, relatore il prof. Italo Vaccari”, come riferiva il cronista del quotidiano <em>il Tempo</em> nella pagina aquilana, dando peraltro notizia che, forte del brillante esito degli studi, al dr. Cimati era stato subito offerto dalla società Pellsbury Company un lavoro di consulenza per prodotti zootecnici nelle province abruzzesi e in quelle di Rieti e Terni. Corrado aveva lavorato con successo in quella società, ma aveva poi trovato un altro soddisfacente lavoro a <strong>Roma</strong>, sempre nel medesimo campo professionale ma nel settore della farmaceutica, con promettenti traguardi di carriera. Tuttavia quel che gli piaceva, e che gli aveva fatto scegliere gli studi in una prestigiosa università, era la veterinaria, ma non di ristretti orizzonti. Fu così che nel 1969, fresco di matrimonio con <strong>Gina</strong>, la compagna della sua vita, decise di emigrare. Un antesignano, indubbiamente, dell’attuale emigrazione che vede partire dall’Italia per il mondo fior fiore di laureati e ricercatori.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39737" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto.jpg" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto.jpg 843w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto-300x159.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto-768x406.jpg 768w" alt="" width="571" height="302" /></figure>
</div>
<p>S’imbarcarono Corrado e Gina per l’<strong>Australia</strong> – per loro fu anche il viaggio di nozze – arrivando dopo quaranta giorni di navigazione a <strong>Sydney</strong>, dove nelle aree interne del <strong>New South Wales</strong> lo zio <strong>Adriano</strong>, fratello di suo padre <strong>Arnaldo</strong>, aveva una “farma” su un vasto appezzamento di terreno. Dopo un breve periodo di ambientamento presso lo zio, Corrado si spostò presto a <strong>Melbourne</strong>, dove trovò una nutrita comunità abruzzese e molti paganichesi. Non essendo valido il titolo di studio italiano iniziò a lavorare in diversi settori, prima di laurearsi di nuovo in veterinaria in una università del luogo, ricalcando il corso di studi che aveva seguito a Parma.</p>
<p>Del suo corso, all’esame di laurea,<strong> Corrado</strong> fu il più brillante. Tanto che gli venne presto assegnata una Clinica veterinaria statale dove operò per diversi, fin quando decise di realizzare la sua aspirazione: aprire un suo studio veterinario. Lo aprì in una bella casa in stile vittoriano, con ampio giardino intorno, che acquistò in una zona residenziale della città, ristrutturandola opportunamente ad abitazione e al pian terreno ambulatorio veterinario. Vi ha esercitato la professione, con la collaborazione in segreteria di sua moglie <strong>Gina</strong>, fino all’età di 81 anni, finquando non ha deciso di andare a riposo chiudendo lo studio, anche perché i figli <strong>Adrian</strong> e <strong>Samantha</strong> avevano scelto altre strade professionali.</p>
<p><strong>Corrado</strong> ha sempre mantenuto un forte rapporto con la famiglia a <strong>Paganica</strong>, con le sorelle <strong>Rina</strong> e <strong>Silvana</strong>, e con il fratello <strong>Vittorio</strong>, scomparso prematuramente nel 1989 all’età di 51 anni. Alimentava il rapporto con telefonate periodiche per avere notizie della famiglia e di <strong>Paganica</strong>, per rinfrescare nel ricordo le antiche tradizioni, anche culinarie. Anzi, frequenti erano le richieste di antiche ricette di famiglia che egli replicava intorno ai fornelli. Un legame con le radici che si estrinsecava anche in una quota del suo giardino di casa, che egli aveva convertito ad orto, laddove coltivava ortaggi e legumi per le esigenze familiari, talvolta con sementi che in qualche modo si faceva arrivare da <strong>Paganica</strong>, come le famose e tipiche varietà di fagioli.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39736" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/1-Melbourne-Abruzzo-Club-2005.jpg" alt="" width="472" height="336" /><figcaption>Melbourne, Abruzzo club 2005</figcaption></figure>
</div>
<p>Nell’agosto del 2005 andai in <strong>Australia</strong> con una tournée culturale (<strong>Sydney, Canberra, Melbourne, Hobart</strong>) guidata dal presidente dell’<strong>Associazione Musica per la Pace </strong>dell’Aquila, <strong>Giuseppe Leuzzi</strong>, con il Coro <em>Cappella Ars Musicalis</em> diretto dal <strong>M° José Maria Sciutto</strong>. Quando arrivammo a <strong>Melbourne</strong> approfittai per andare a far visita a <strong>Corrado</strong> e <strong>Gina</strong>, nella loro bella casa. Mi accompagnarono in macchina due amici paganichesi, che vivono anch’essi a Melbourne, <strong>Silvio Moro</strong> ed <strong>Emidio Rossi</strong>. Fu un bel pomeriggio di ricordi e di aggiornamenti sulle vicende della terra natale. Ci rivedemmo poi la sera seguente nel grande salone dell’<strong>Abruzzo Club</strong>, uno dei tre sodalizi abruzzesi nella metropoli australiana. Il Coro vi tenne un apprezzatissimo concerto, mentre in veste istituzionale io portai il saluto della Municipalità aquilana. Fu una magnifica serata culturale, una grande emozione conclusa con una conviviale, durante la quale incontrai altri paganichesi – <strong>Tonino De Paulis, Pasqualino Iovenitti, Marino Ciuffetelli </strong>– e tanti altri emigrati dell’Aquilano.</p>
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<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39738" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/3-Conviviale-allAbruzzo-Club.jpg" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/3-Conviviale-allAbruzzo-Club.jpg 684w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/3-Conviviale-allAbruzzo-Club-300x171.jpg 300w" alt="" width="502" height="286" /></figure>
</div>
<p>Stimato, apprezzato per schiettezza ed autenticità nelle amicizie, <strong>Corrado Cimati</strong> ha lasciato un segno significativo nella comunità italiana di <strong>Melbourne</strong>, abruzzese in particolare. Come un forte segno aveva lasciato a <strong>Paganica</strong>, nella sua comunità d’origine. Anche perché sin da giovane aveva dato segno del suo ingegno multiforme, non solo negli studi. Suo padre <strong>Arnaldo</strong>, ad inizio estate e fino all’autunno inoltrato, tirava fuori dal ricovero le sue macchine agricole. Si iniziava con la trebbiatura dei frumenti, orzo e grano, mettendo in tour la trebbiatrice con il trattore Landini testa calda, con il suo possente tuono scoppiettante, davvero uno spettacolo. La squadra dei lavoratori a servizio delle macchine, di cui <strong>Corrado</strong> e <strong>Vittorio</strong> erano parte, facevano il giro delle aie dapprima a <strong>Paganica</strong>, quindi nei paesi del circondario, a trebbiare le <em>oppie</em>(cumuli di covoni) di grano e orzo.</p>
<p>Poi s’andava nei paesi dell’alto Aterno, <strong>Montereale</strong>e dintorni, dove il raccolto maturava più tardi, fino ad agosto inoltrato. Finita la stagione della trebbiatura nel grande ricovero-garage, già scuderie del Palazzo ducale e trent’anni fa restaurate come Centro civico, rientrava la trebbiatrice ed usciva una straordinaria macchina spigolatrice di granturco: una vecchia Mercedes che <strong>Arnaldo</strong> aveva adattato, privandola dell’abitacolo e montando sul telaio la macchina spigolatrice azionata dal motore dell’auto. Tutto Arnaldo aveva realizzato con le sue creative capacità meccaniche. Davvero bella quella macchina, con i fari a lanterna e quel lungo muso verde sempre tirato a lucido. Si finiva praticamente in ottobre a sgranare il granturco, girando per le aie dov’era steso a seccare. Cominciava, nel frattempo, l’aratura dei campi per prepararli alla semina dei frumenti, in novembre, o per le nuove coltivazioni in primavera. C’era poi anche il mulino di proprietà, sempre in funzione, sulla statale verso il Santuario d’Appari e il Gran Sasso, dove s’andava a macinare il grano e il mais, per ricavarne le relative farine.</p>
<p>In tutte queste faccende meccaniche <strong>Corrado</strong>, che si manteneva libero dagli studi da giugno a settembre nei mesi di maggiore impegno, era <em>magna pars</em> nella conduzione del lavoro, insieme al <em>dominus</em>, suo padre <strong>Arnaldo</strong>. Finita la stagione dei raccolti nei campi l’impresa familiare avviava l’attività di norcineria, da novembre fino ad aprile. Si preparavano salsicce, salumi vari, prosciutti, pancette e guanciali, ed ogni altra genuina specialità propria della lavorazione del maiale. La famiglia <strong>Cimati</strong> aveva un norcino sopraffino, Settimio, che curava la preparazione delle carni, mentre tutti della famiglia erano addetti ai lavori di assistenza, che tanta ce ne vuole nella macellazione. Ogni anno un rosario di maiali macellati, uno dopo l’altro, alimentavano la catena produttiva di salumi di finissima qualità e sapori. <strong>Donna Esilde</strong>, la moglie di Arnaldo, nell’attiguo negozio al piano terra di casa Cimati, nei pressi della Chiesa Madre e della piazza principale del paese, con la spiccata gentilezza e grazia che la connotavano, provvedeva a commerciare quelle leccornie agli affezionati clienti di tutto il circondario.</p>
<p>Un’altra attività impegnò <strong>Corrado</strong> prima di partire per l’<strong>Australia</strong>. Impiantò nei pressi del borgo di San Giacomo, a qualche chilometro da <strong>Paganica</strong>, un innovativo allevamento avicolo, polli e galline uovaiole, che avevano l’acme dell’occupazione, specie per le sorelle Rina e Silvana, quando dalle macchine incubatrici migliaia di pulcini nascevano e dovevano essere accuditi, prima di poterli avviare tutti alla vendita. Sembrerà singolare questo ricordo bucolico di <strong>Corrado Cimati</strong>, delle sue occupazioni prima dell’emigrazione. Credo che se potesse conoscerlo o leggerlo da lassù, in fondo ne sarebbe lieto. Egli ha infatti avuto per il mondo agricolo e la società contadina un’attenzione particolare, un grande amore, fonte di quella cultura autentica donde ha tratto quei valori umani portati con sé fino al continente oceanico.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Una Messa in ricordo di Corrado Cimati sarà celebrata a Paganica domenica 5 dicembre, alle 17:30, nella Chiesa degli Angeli Custodi.</strong></p>
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