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	<title>Pasolini Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Pasolini Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 15:01:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[900]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
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		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/paso-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni.Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/">Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong><em>Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni.Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che riprese proprio da Pavese, Vittorini, Alvaro e da Pound dell&#8217;incontro del 1967 e scritti del 1973.Quando Pasolini incontrò Pound era un altro tempo o un altro mondo o entrambi erano altro rispetto a ciò che accadrà dopo. Pasolini e Pound senza alcuna omologazione nel disegno della tradizione tra linguaggi e destino delle culture: un incontro per ricordare senza dimenticare</em></strong></p></blockquote>
<p>Perché insistere su un Pasolini conservatore? Non lo fu mai. Inutile insistere. Vediamo un pò  senza cedere alla retorica.</p>
<p>Dovremmo ormai discutere di un Pasolini senza retaggi, ovvero di un Pasolini senza reticenze&#8230;Siamo nel mezzo delle celebrazioni e delle ricordanze di Pasolini ma rileggiamolo con una profondità comparativa tra le luci e le ombre, tra ciò che realmente ha dato sul piano innovativo e ciò che non ha afferrato in termini anche letterari, tra ciò che ha sfidato e le sue e nostre contraddizioni.</p>
<p>Rileggiamolo di prima mano senza farci prendere dalle &#8220;vulgate&#8221; a tutti i costi. Pasolini un anti moderno? Non conservatore. Ma certamente sì. Una lettura antropologica non è soltanto la questione relativa ai concetti di progresso, di borghesia, di processo alla politica. È anche la sua ricerca di portare nel dibattito italiano, di anni difficili e ideologicamente inquietanti, figure e pensiero di personaggi grandiosi come Pound, Eliade, con la lettura del mito, e Nietzsche con la proposta del tragico greco in Eschilo, Sofocle ed Euripide.</p>
<p>Fu oltre le avanguardie. Non amò Pavese, ma a Pavese deve molto, soprattutto le ragioni delle radici dell&#8217;essere paese e quel dialogare tragico che nasce dai dialoghi Pavesiani con Leucò. In fondo Casarsa non era altro che il paese vuol dire non essere soli di la luna e i falò.</p>
<p>Fu un antipolitico? Ma nel senso manniano delle confessioni di Mann, appunto. Tentò di riprendere il viaggio di Dante con la &#8220;mimesis&#8221; ma rimase sbalordito dalla grandiosità della divina vita nova. Cercò di unire il Mediterraneo alla letteratura americana passando attraverso la Magna Grecia. Una intuizione che riprese proprio da Pavese, Vittorini, Alvaro e da Pound dell&#8217;incontro del 1967 e scritti del 1973. Non fu. Cercò.</p>
<p>La letteratura da Witman ad Eliot attraverso Hemingway  fu dentro il suo viaggio, ma Pavese era il maestro di ciò e traduceva questi scrittori. Cercò di rileggere il Mediterraneo di Paolo ma fu straziante perché in questo caso la modernità non resse e la sceneggiatura &#8211; soggetto rimase incompiuta. Modernità e tradizione furono i due riferimenti che si misurarono con la caduta e vitalità del conservatore. Contraddizioni non da poco. Fu intellettuale? Certamente ma seppe andare oltre Gramsci perché non divenne mai organico e il suo essere corsaro ha il fascino di superare il deserto della democrazia e vivere il terreno desolato, eliotiano, della libertà. Si pensi alla storia dell&#8217; uccisione del fratello Guido, partigiano non comunista della brigata Osoppo, ucciso dai comunisti dell&#8217;eccidio di Porzus trucidati dalla brigata Garibaldi. Una storia di cui non si è parlato abbastanza anche se lo stesso Pier Paolo spesso è ritornato sulla questione con tragico dolore nell&#8217;inquieto disagio del suo drammatico pensiero. Un fatto terribile negli anni della resistenza in quel lembo di terra dominato da comunisti italiani e slavi. Vado oltre perché voglio soffermarmi, in una frammentazione di sintesi, proprio su un aspetto inerente Pound e Pasolini, anche perché Pound rappresenta il riferimento di una cultura tra tradizione e rivoluzione in una cultura certamente non conformista e non consociativista.</p>
<div id="attachment_113487" style="width: 497px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-113487" class="wp-image-113487" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-300x204.jpg" alt="" width="487" height="331" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-300x204.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1024x697.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-768x523.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1536x1046.jpg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-1170x797.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini-585x398.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Gramsci_Pasolini.jpg 1772w" sizes="(max-width: 487px) 100vw, 487px" /><p id="caption-attachment-113487" class="wp-caption-text">Pasolini davanti alla tomba di Gramsci</p></div>
<p>Quando Pasolini incontrò Erza Pound erano anni inquieti, eppure nella sua  volontà di potenza che non nasceva da alcuna filosofia si inerpicava la curiosità e la volontà, questa volta sì, di leggere nell&#8217;arte la creatività dell&#8217;uomo nuovo. Pasolini proprio nel 1968, nella stagione di Valle Giulia e de poliziotti arrivati dal Sud e degli studenti figli di papà, volle e cercò l&#8217;incontro con il &#8220;fascista&#8221; e reazionario Pound. Un incontro straordinario che due anni primi della morte dello stesso Pasolini venne ricordato. Realizzato per a Rai. A 50 anni dalla morte di Pound (1972) e a cento dalla nascita di Pasolini (1922) la poesia resta una comunione non tanto di linguaggi ma di tessere poetiche e di innovazioni sperimentali. Pasolini resta il critico di &#8220;Passione e ideologia&#8221;, scritto che molto mi ha aiutato a comprendere la poesia contemporanea, se pur con molte limitazioni, e aperto, comunque delle stanze, da Pascoli a Penna a Caproni sino al legame tra lingua e dialettica ha cercato di penetrare quei &#8220;Cantos&#8221; pisani per metaforizzare una realtà poetica che si innerva tra le &#8220;ceneri di Gramsci&#8221; o nella visione della poesia come una rosa rendendosi conto però che la poesia è altro rispetto alla realtà.</p>
<p>Con Pound Pasolini ha in comune Dante. Quel Dante di &#8220;Mimesis&#8221;, mal riuscito viaggio nel dantesco trasumanar nel navigare che però trova una struttura definita nel Pound proprio dei &#8220;Cantos&#8221; della desolata terra eliotiana. Tra i due comunque si esercita anche la funzione del mito. La grecità di Pound è lo scavo di Medea in un Pasolini del viaggio tra i luoghi fatti di conchiglie nelle conchiglie che raccolgono le onde di un mare greco tra Mediterraneo e Adriatico. Pound è un maestro tra gli Orienti di una filosofia nella metafisica del racconto poetico che tocca la storia e la destoricizza. Pasolini è altro. Ovvero intuisce e si lascia guidare dalla percezione letteraria e antropologica del presente e rende ogni presente contemporaneità pur recuperando il senso della vita nella lingua come le &#8220;Poesie a Casarsa&#8221; del 1942 ,ma non riesce ad &#8220;intrappolare&#8221; il mistero della parola nella metafisica della profezia come accade nei &#8220;Cantos&#8221; poundiani. Restano due inquieti e due personaggi completamente liberi, non democratici: entrambi non sapevano caratterizzarsi nella democrazia, ma con una consapevolezza in cui i valori interagivano, ancora allora nel tempo del loro incontro: 1968,  con l&#8217;identità e le eredità.</p>
<p>Cosa disse Pasolini di Pound? Un frammento soltanto. &#8220;L’ideologia reazionaria di Pound è dovuta al suo back-ground contadino&#8230; Ciò che in Pound, attraverso il padre e la mitica figura del nonno è entrato di questo mondo contadino, lo veniamo a sapere attraverso la idealizzazione che Pound ha fatto della cultura cinese&#8230; Egli ha voluto, fermamente e follemente voluto, restare dentro il mondo contadino: anzi, andare sempre più in dentro e più al centro. La sua ideologia non consiste in niente altro che nella venerazione dei valori del mondo contadino (rivelatiglisi in concreto attraverso la filosofia cinese, pragmatica e virtuosa). In questo senso io ritengo che si possano sottoscrivere, anche politicamente, tutti i versi conservatori di Pound dedicati ad esaltare (con nostalgia furente) le leggi del mondo contadino e l’unità culturale del Signore e dei servi: “La parola paterna è compassione;/Filiale, devozione;/La fraterna, mutualità; Del tosatel (giovinetto) la parola è rispetto”&#8230; (Pier Paolo Pasolini, 16 dicembre 1973, in Id, &#8220;Descrizioni di descrizioni&#8221;, a cura di Graziella Chiarcossi, Einaudi , 313-314. Per i versi citati da Pound, cfr. Ezra Pound, The Cantos, XCIX, vv. 424-427: &#8220;The father’s word is compassion; / The son’s filiality. / The brother’s word: mutuality; / The younger’s word: deference&#8221;.</p>
<p>La  venerazione dei valori e la nostalgia e l&#8217; attrazione di una cultura contadina sono due dei capisaldi che Pasolini cita incontrando Pound. Infatti il mondo contadino senza familismo amorale era il loro collante.</p>
<p>Pound con una formazione conservatrice e chiaramente lontana dall&#8217;americanismo che lo condannò cinicamente e restò <img decoding="async" class="size-medium wp-image-113485 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto-229x300.jpg" alt="" width="229" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto-229x300.jpg 229w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Ezra_Pound_ritratto.jpg 500w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /> dentro la tradizione della cultura di appartenenza e Pasolini che cercò di capire la trasformazione dei modelli antropologici legati alla terra ma del suo Friuli recuperò oltre il dialetto-lingua una cultura che rimase feticcio o macerie nel momento in cui cominciò a raccontare i quartieri di &#8220;Una vita violenta&#8221;. Un maestro che visse nella tradizione da Omero a Eliot passando attraverso Dante e un intellettuale che comprese, alla fine, che ogni ideologia, compreso il suo sfumante gramscismo, è la patina delle illusioni che sanno vestirsi di finzioni.</p>
<p>In entrambi la cultura viene vissuta come modello antropologico in una visione in cui &#8220;l&#8217;omologazione&#8221; è l&#8217;incastro nella società dei consumi in cui la sconfitta della tradizione porta, appunto, alla civiltà dei consumi anche in una chiave ermeneutica.</p>
<p>Sono morti a distanza di tre anni. La storia come sempre è una apologia di una realtà che viene sacrificata da una verità metaforizzata. Quando Pasolini incontrò Pound era un altro tempo o un altro mondo o entrambi erano altro rispetto a ciò che accadrà dopo. Pasolini e Pound senza alcuna omologazione nel disegno della tradizione tra linguaggi e destino delle culture: un incontro per ricordare senza dimenticare. Ma dove stanno le reticenze? Nel fatto dell&#8217;aver voluto insistere su un Pasolini praticamente legato ad una ideologia precisa. Così non è stato. Così non sono i suoi lavori. Un eretico? Forse sì, ma con un mosaico di utopie. Presente nella tradizione di una cultura identitaria? Certamente sì. La sua posizione su divorzio e aborto è una chiave di lettura che resta fondante per capire il Pasolini legato antropologicamente ad una identità pur nello sperimentalismo delle culture. Un Pasolini non icona stereotipata ma un uomo libero e come tale vivo nelle contraddizioni. Insomma cerchiamo di leggere Pasolini senza alcuna reticenza e nelle sue contraddizioni tra eresia e utopia. Ma non fu mai un conservatore. Mai!</p>
<p><strong>Pierfranco</strong> <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-111979 alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-300x191.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-768x488.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1-585x372.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni_2fdb1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rapprese</p>
<p>ntante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio p</p>
<p>oetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F11%2F26%2Fsenza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai%2F&amp;linkname=Senza%20schemi%20leggiamo%20Pasolini%20con%20seriet%C3%A0%2C%20senza%20considerarlo%20conservatore.%20Non%20lo%20fu%20mai" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F11%2F26%2Fsenza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai%2F&#038;title=Senza%20schemi%20leggiamo%20Pasolini%20con%20seriet%C3%A0%2C%20senza%20considerarlo%20conservatore.%20Non%20lo%20fu%20mai" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/" data-a2a-title="Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/26/senza-schemi-leggiamo-pasolini-con-serieta-senza-considerarlo-conservatore-non-lo-fu-mai/">Senza schemi leggiamo Pasolini con serietà, senza considerarlo conservatore. Non lo fu mai</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Pierfranco Bruni per Canti dell’Infinito a Gorizia: La metafisica della Passione in Pasolini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Crupi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 22:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Canti dell’Infinito]]></category>
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		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/99FF68E5-2A4A-4C69-902F-5A8CF809BE40.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/99FF68E5-2A4A-4C69-902F-5A8CF809BE40.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/99FF68E5-2A4A-4C69-902F-5A8CF809BE40-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/11/99FF68E5-2A4A-4C69-902F-5A8CF809BE40-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Per l&#8217;edizione 2022 dell&#8217;incontro Mitteleuropeo e Mediterraneo, svolto a Gorizia, tra le personalità intervenute, l&#8217;antropologo Pierfranco Bruni. In un defluire penetrante, l&#8217;indagine dello studioso si snoda intorno alla concezione di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/11/29/pierfranco-bruni-per-canti-dellinfinito-a-gorizia-la-metafisica-della-passione-in-pasolini/">Pierfranco Bruni per Canti dell’Infinito a Gorizia: La metafisica della Passione in Pasolini</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per l&#8217;edizione 2022 dell&#8217;incontro Mitteleuropeo e Mediterraneo, svolto a Gorizia, tra le personalità intervenute, l&#8217;antropologo Pierfranco Bruni. In un defluire penetrante, l&#8217;indagine dello studioso si snoda intorno alla concezione di sacro, del mondo poetico pasoliniano. Evoluzione, tradizione e metafisica. Il confronto-scontro con la metafisica di Pasolini. &#8221;Io&#8230;sono sempre più scandalizzato dall&#8217;assenza di senso del sacro nei miei contemporanei. Io difendo il sacro perché è la parte dell&#8217;uomo che offre meno resistenza alla profanazione del potere ed è la più minacciata dalle istituzioni delle chiese&#8221; (Il sogno del centauro, Pasolini 1970) VIDEO intervento integrale di Bruni </em></p>
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<p>Gorizia, 29 novembre 2022 – Larga partecipazione a Gorizia per “<strong><a href="https://www.paeseitaliapress.it/storia-arte-cultura/2022/11/25/pierfranco-bruni-a-gorizia-per-canti-dellinfinito-2/">Canti dell’Infinito. Filosofia, religiosità e poesia in Carlo Michelstaedter, Biagio Marin e Pier Paolo Pasolini</a></strong>“. Incontro- evento, ospitato nel Salone d’onore “Carlo X” del Grand Hotel Entourage e concluso la sera del 26 novembre, nel Salone degli Specchi a Palazzo Lantieri, in una magica atmosfera musicale dedicata all’ultimo rappresentante del classicismo viennese <strong>Ludwig van Beethoven</strong>. Ad interpretare le sonate del celebre compositore tedesco, il musicologo <strong>Alessandro Arbo</strong> e la pianista <strong>Letizia Michielon</strong>.</p>
<p>Declinata in due giorni di approfondimento sui tre esponenti di spicco del mondo intellettuale del ‘900, l’edizione 2022, ha sottolineato la prestigiosità dell’appuntamento Mitteleuropeo e Mediterraneo per il tema proposto e, il richiamo di molti studiosi europei e nazionali appartenenti all’area Mediterranea.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<figure class="alignright size-medium is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-49727" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-3-300x300.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-3-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-3-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-3.jpg 640w" alt="" width="-73" height="-73" /><figcaption><em>Pier Paolo Pasolini </em></figcaption></figure>
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<p>Presiedute da Suzana Glavaš poetessa croata, Andrea Vacchi Università di Udine e ricercatore dell’Istituto di fisica nucleare e dalla filosofa Elena Guerra, le tre sessioni dell’incontro, hanno ricevuto tra le personalità intervenute, il contributo di <strong>Pierfranco Bruni</strong>. L’antropologo, poeta e saggista, ha sviluppato una complessa indagine sul pensiero di <strong>Pier Paolo Pasolini </strong>((Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) e le influenze letterarie, filosofiche e personali che, ne hanno caratterizzato la sua forza critica sociale e politica, precorritrice delle trasversalità del nostro tempo. Un Pasolini poeta, scrittore, regista, drammaturgo, al tempo stesso proiezione di un lacerante dramma privato e politico vissuto nel 1945, per la morte del fratello minore Guido, partigiano nella brigata Osoppo appartenente al Partito d’azione, vittima dell’eccidio a Porzûs il 12 febbraio 1945, per mano di partigiani comunisti combattenti per l’adesione del Friuli alla Repubblica iugoslava di Tito.</p>
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<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49728" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/Guido-Pasolini.jpg" alt="" width="199" height="272" /><figcaption><em>Guido Pasolini </em></figcaption></figure>
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<p>“<em>Quel ragazzo era di un coraggio, di una innocenza, che non si possono credere. Io adesso vedo la sua immagine, il suo viso, la sua giacca, e mi sento afferrare da un angoscia così indicibile, così disumana. Perciò l’unico pensiero che mi conforta è che io non sono immortale; che Guido non ha fatto altro che precedermi generosamente di pochi anni in quel nulla verso il quale io mi avvio</em>” Così Pasolini, esprimeva l’attanagliante dolore in una lettera all’amico Luciano Serra. Un trauma logorante che incise profondamente nei mutamenti interiori del poeta di Casarsa, il paese materno, con il rinvigorimento del friulano, lingua in cui scrisse versi condividendone la religione contadina. Un periodo in cui malgrado il tormento per la cruenta scomparsa di Guido ammazzato dai comunisti, scindendo la tragedia familiare dalla propensione ideologica al <em>marxismo</em>, si iscrisse al PCI. Era il 1947.</p>
<p>Da lì a poco, un altra esperienza traumatica avrebbe colpito Pasolini. Uno scandalo a sfondo sessuale, tristemente noto come <em>I fatti del Ramuscello</em> che, coinvolsero lo scrittore e ne causarono l’espulsione dal Partito Comunista Italiano, a due anni dall’adesione. Il tormento di quegli anni lo sostennero in una ricerca esistenziale ma anche strettamente concettualistica che, potesse superare la realtà in un’epoca così “profondamente desacralizzata”. La visione di Pasolini del mondo, spinge ad orientarlo in un incontro col sacro. La produzione successiva sarà in gran parte protesa all’affermazione del sacro, annullato dall’industria culturale del suo tempo che appiattisce ogni altra dimensione: “<em> Uno dei luoghi comuni più tipici degli intellettuali di sinistra è la volontà di sconsacrare e de-sentimentalizzare la vita. Ciò si spiega, nei vecchi intellettuali progressisti, col fatto che sono stati educati in una società clerico-fascista che predicava false sacralità e falsi sentimenti. E la reazione era quindi giusta. Ma oggi il nuovo potere non impone più quella falsa sacralità e quei falsi sentimenti… Dunque la polemica contro la sacralità e contro i sentimenti da parte degli intellettuali progressisti, che continuano a macinare il vecchio illuminismo quasi che fosse meccanicamente passato alle scienze umane, è inutile. Oppure è utile al potere”.</em><br />
<em>“Io…sono sempre più scandalizzato dall’assenza di senso del sacro nei miei contemporanei.</em><br />
<em>Io difendo il sacro perché è la parte dell’uomo che offre meno resistenza alla profanazione del potere ed è la più minacciata dalle istituzioni delle chiese”.</em><br />
<em>( </em>Il sogno del centauro, Pasolini 1970)<em>.</em>”</p>
<p>Ed è dalla concezione di sacro che si snoda, in un defluire penetrante, l’indagine del professor <strong>Pierfranco Bruni,</strong> intorno alla realtà metafisica del mondo poetico pasoliniano, di cui riproduciamo un breve abstract dell<strong>‘intervento reso all’incontro a Gorizia </strong>‘ Canti dell’Infinito’ ripreso integralmente <strong>nel video a margine. </strong></p>
<p>“Un concetto di sacro, passione, crocifissione, del Cristo che costituiscono riferimenti di attraversamento in una dimensione il linguaggio. La parola diventa forma. La parola è forma in <strong>Pier Paolo Pasolini </strong>oltre l’estetica, perchè per essere forma il linguaggio di Pasolini supera la forma dell’estetica, della semantica stessa, per inserirsi in una visione in cui l’immagine diventa immaginario ma, che nasce all’interno di una antropologia dell’essere poeta e del recuperare il senso dell’esistenza. Ovvero, in Pasolini Il senso del sacro, non è soltanto una metafisica come nel caso del suo scritto su San Paolo, ‘Sulla strada di Tarso’, il testo rimasto incompiuto ma diventa sostanzialmente un sacrificio individuale piegato sulla parola.</p>
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<figure class="alignright size-medium is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49730" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-1-188x300.jpg" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-1-188x300.jpg 188w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-1.jpg 469w" alt="" width="207" height="330" /><figcaption><em>Pier Paolo Pasolini </em></figcaption></figure>
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<p>La parola che diventa crocefissione del senso dell’essere e questo, lo si può notare soprattutto nei suoi scritti poetici, oltre che in quella parte cinematografica in cui il vangelo diventa riferimento. Ma è una lettura di un vangelo in cui la cultura popolare o meglio la visione antropologica diventa scavo tra i personaggi tra gli uomini, in una visione in cui il senso del sacro si mitizza all’interno di un processo, non solo esistenziale, personale ma, radicato in una identità antropologica. Già nei suoi versi iniziali, la poesia a Casarsa nel 1942, l’incipit della sua produzione letteraria, quel senso delle radici, della lingua che non è un dialetto ma che è lingua in senso vero. assorbe la cultura popolare che fa di Pasolini l’essere religioso del linguaggio. <strong>Nella religiosità ci sono le radici, c’è il paese, c’è la madre</strong>. C’è un vissuto che diventa sostanzialmente dimensione linguistica ma che nasce fortemente da una dimensione di trasposizione onirica. Nella prima fase della poesia a Casarsa del ’42 alla quale io lego ‘La meglio Gioventù’ del 54 e ‘La nuova gioventù del ’75. Siamo nell’epica e nell’epoca di un linguaggio in cui la parola diventa appartenenza, identita ed eredità. La tradizione recuperata da Pasolini .</p>
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<figure class="alignright size-thumbnail is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-49731" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-2-1-150x150.jpg" sizes="(max-width: 149px) 100vw, 149px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-2-1-150x150.jpg 150w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-2-1-300x300.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/11/pasolini-pinterest-2-1.jpg 735w" alt="" width="149" height="149" /><figcaption><em>Pier Paolo Pasolini </em></figcaption></figure>
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<p>Ecco perchè spesso parliamo di un Pasolini il cui il senso della tradizione diventa anche conservazione. Ma la tradizione è tale, soprattutto nella letteratura quando si cerca di recuperare il senso delle radici. Ma il senso delle radici è, non solo solo una questione ontologica in sè, ma diventa filosofica. La cui filosofia è chiaramente l’innervatura di una dimensione propriamente letteraria.</p>
<p>Dopo questi tre nuclei di poesia del ’42, ‘ 54, e del ’75 si va verso una nuova forma di linguaggio e poesia vera e propria come ‘Le ceneri di Gramsci’ del ’57, ‘L’usignolo della chiesa cattolica’ del 58′, il gruppo di poesia che va da ‘La religione del mio tempo, ‘<em>Trasumanar e organizzar</em>‘ del ’71. In questa seconda fase poetica quella visione della passione di Cristo diventa una forma in cui il senso di quello che noi pensavamo ignoto, diventa l’usignolo .. E qui si poggia una dimensione propriamente religiosa. Ma è una religiosità che lo porta verso il limite dell’eresia. soprattutto nella poesia ‘Universi della crocifissione’ ci sono elementi di una forte evoluzione che trova nella tradizione, il concetto forte della metafisica. <strong>Evoluzione, tradizione e metafisica</strong> . Potrebbe essere una contraddizione parlare di evoluzione, tradizione e metafisica, ma Pasolini è la contraddizione in sè, dal punto di vista formale e dal punto di vista letterario. Nella poesia ‘La crocifissione’, nei versi che danno un senso a quell&#8217;”Usignolo della chiesa cattolica” del ’58, c’è un incipit, tratto dalla lettera di San Paolo ai Corinti nel quale Pasolini sottolinea : ‘<em>Ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo pe’ Giudei, stoltezza pe’ Gentili</em>.. lettera che viene ripresa nel suo San Paolo pubblicato postumo, ed è una chiave di lettura, per entrare nel vivo di un Pasolini, altro, rispetto a Petrolio agli Scritti corsari, a quelli di narrativa ‘Ragazzi di vita violenta’, a ‘Lettera luterane’. <strong>Ed è qui che Pasolini incentra il suo confronto-scontro con la metafisica. </strong></p>
<p><strong>Con questo Dio possibile e impossibile</strong>, con questa croce <strong>che diventa il sacrificio del poeta e dell’uomo</strong> che assorbe in sè <strong>le piaghe del vivere quotidiano</strong>……”</p>
<p>Il Video intervento del professor <strong>Pierfranco Bruni</strong> a Gorizia il 25 novembre 2022</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><iframe title="PIERFRANCO BRUNI a Gorizia - La metafisica della Passione in Pasolini" src="https://www.youtube.com/embed/XR1R0ajRGrs" width="374" height="381" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Pasolini e la malinconia tra storia e tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 06:41:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[modernità]]></category>
		<category><![CDATA[Pascoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Pavese]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="190" height="266" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/F9085FA9-349D-4D6A-984E-D8AEDB809C1E.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="190" height="266" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/07/F9085FA9-349D-4D6A-984E-D8AEDB809C1E.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p>Forse la componente più caratterizzante (&#8220;sentimento&#8221;) in Pier Paolo Pasolini resta la malinconica  malinconia. Legata a un sentiero che farà da sfondo a molte sue poesie: la nostalgia. <br dir="auto" />È la malinconia della diaspora tra lingua e dialetto, la rottura tra campagna e città, tra paese e metropoli, tra marxismo e cattolicesimo, tra colpa e peccato. <br dir="auto" />Una malinconia che  linguisticamente recupera dal suo amato Pascoli, al quale dedicherà la sua tesi di laurea.<br />
Una malinconia problematica e vissuta come nostalgia, appunto, che graffia le pareti antropologiche e mitiche, tematiche e archetipiche, di uno scrittore come Cesare Pavese, con il quale, inevitabilmente, si confronta, ma che non ama, anzi lo evita. E commette un errore di vanità.</p>
<p>Pasolini poeticamente nasce proprio nella morsa tra Pascoli e Pavese. In Pavese il Pascoli delle campagne raccontate si colloca in una liricità profonda  sul piano linguistico, e simbolica in termini metafisici. Pasolini è qui che nasce in poesia.</p>
<p>Il padre di Pascoli è lo specchio della madre di Pasolini. La grecità cercata di Pasolini nei miti classici è bella e pronta in Pavese. Questo lo comprende ma non accetta di riconoscerlo. La Medea di Pasolini è nel canto tragico di Pavese. <br dir="auto" />I suoi primi romanzi, dove si avverte un traslocare di valori tra tradizione e modernità, conducono direttamente a &#8220;Paesi tuoi&#8221; e al &#8220;Compagno&#8221; di Pavese. Ma anche la rottura stilistica dalla struttura ermetica alla raffigurazione del campo lungo meta realista nel verseggiare raccontato è già nel Pavese di &#8220;Lavorare stanca&#8221;. <br dir="auto" />Il tentativo di superare il moderno restaurando la tradizione è un cammino sia pascolano della fase di  Barga che pavesiano all&#8217;interno del &#8220;Mestiere di vivere&#8221;. Sono dati imprescindibili per comprendere fino in fondo un&#8217;opera aperta come quella creata da Pasolini. <br dir="auto" />L&#8217;unico elemento &#8220;definente&#8221; resta la storia. In Pasolini campeggia vertiginosamente mentre in Pavese giganteggia il tempo stretto dentro il mito. In Pasolini la storia è agganciata alla ragione. <br dir="auto" />Due formazione diverse certamente ma speculari. <br dir="auto" />In entrambi la letteratura è segmentata dalla antropologia. Da una parte resta il binomio Marx-Gramsci e dall&#8217;altro il dialogo costante Vico-Eliade. In fondo sono dimensioni che fanno della malinconia una fenomenologia dello spirito.</p>
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		<title>Pasolini resta il trasgressore del reale oltre il male e il bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2022 03:16:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura Pierfranco Bruni]]></category>
		<category><![CDATA[Lingua]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/04/0A14D8B5-3EEF-4470-AD1E-8789C53CA841-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Il Pasolini che ho sempre raccontato non è quello del consueto ragazzi di vita che si fanno la loro vita violenta. Non è quello neppure del cinema. È quello che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/04/14/pasolini-resta-il-trasgressore-del-reale-oltre-il-male-e-il-bene/">Pasolini resta il trasgressore del reale oltre il male e il bene</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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Uno scrittore, poeta e pensatore tra i pochi interpreti di un Risorgimento delle lingue contaminate che ha trasfigurato la parola in immaginario. È  questo il Pasolini che maggiormente mi interessa.</p>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
<p>Morto a Ostia  il 2 novembre del 1975. Era nato il 5 marzo del 1922 a Bologna. Un personaggio interpretato in una complessità di letture che vanno dalla macchina da presa (l’immagine qui diventa un linguaggio vero e proprio) alla poesia come recupero di una eredità antropologica che ha focalizzato la sua attenzione sulla dimensione di paese, di comunità, di etnia.</p>
<p>Il gioco ad incastro tra metafora, poetica e gioco della realtà ha sempre costituito una rappresentazione sul piano di una teatralità la cui recita non si mischia con la finzione. Pasolini è, forse, l’antipirandellismo pur usando la teatralità non crede alla maschera e si serve del linguaggio per scavare nella coscienza dei popoli che sono il portato di una visione etno – antropologica ben definita che vive le sue voci diversificanti proprio nell’Ottocento.</p>
<p>Basti pensare, oltre alle poesie dedicate agli archetipi di Casarsa, al linguaggio del suo raccontare dei “ragazzi di vita” e di “una vita violenta”. Quel loro linguaggio – lingua, al di là delle storie o dei destini stessi di quella generazione, è un portato antropologico dentro una comunità che intrecciava processi culturali e storici. Il suo rivolgersi alla grecità e alla classicità (si pensi a “Medea”) lo conducono direttamente ad una posizione di recupero della centralità della cultura mediterranea. Così come il suo confrontarsi con la storia cristiana.</p>
<p>C’è un Mediterraneo quasi arcaico sia nella ricostruzione dei paesaggi sia nel “vocalizio” dei dialoghi. Cristo, Giovanni, la Maddalena, Maria sono volti e voci di un Mediterraneo disperso tra Occidente ed Oriente. Il suo San Paolo incompiuto è un pezzo di incontro tra Oriente e Roma. Casarsa stessa ha un portato linguistico storico che ha matrici friulane ma dentro la ricerca delle radici c’è un mondo radicato che è quello contadino ma anche definito nell’esaltazione del valore comunitario del paese. Il concetto della lingua come “passione e ideologia” trasportato nel contesto letterario ha ramificazioni tra le maglie di un profondo regionalismo che significa territorializzazione della parola.</p>
<p>Ecco perché Pasolini reinterpreta il dialetto come modello risorgimentale delle lingue unitarie. In fondo il Pasolini che innova il romanticismo risorgimentale nel decadentismo risorgimentale del Pascoli dei primi testi si interpreta proprio attraverso la lingua, la  quale assume la sua particola importanza nello scavo dei territori. Pasolini ha una sua matrice profonda che è quella dell’identità nazionale. Senza la quale non avrebbero senso neppure le stesse parole che il poeta usa nei confronti della generazione che ha costruito il mito del sessantotto.</p>
<p>La sua battaglia antiborghese, il Risorgimento non fu una “restaurazione” borghese perché dentro il Risorgimento c’è quella cultura popolare che trova il suo epicentro nella storia del brigantaggio politico, non è soltanto nei modi e nei fatti. Si definisce nel ruolo della lingua nazionale che ha bisogno delle lingue territoriali. Di quelle lingue romanze che sprigionano il senso di una appartenenza ad una cultura dell’identità.</p>
<p>Da questo punto di vista Pasolini usa una lingua nazionale dentro la lingua di Casarsa, nel caso specifico delle sue poesie scritte in “casarsese”, abbinando forme autctone con delle koinè che si portano un vissuto storico. Il mettere insieme i dialetti con le forme etniche è un dato “rivoluzionario” vissuto dal di dentro del linguaggio. Così come usare parimenti il romanesco, il friulano e i dialetti meridionali nelle varie sfaccettature.</p>
<p>Pasolini, in fondo, innova quel che il Risorgimento delle lingue aveva  “romanticizzato” nelle pretese o proposte manzoniane e ancora prima nei dibattiti rinascimentali e nei contributi dati dai vocabolari barocchi. Pasolini recupera, in certo qual modo, la contaminazione barocca filtrandola nei dialetti pre e post unitari all’interno di una conferma di una identità nazionale nella quale l’identità stessa è data dalla accoglienza delle lingue regionali. La sua letteratura è dentro questo processo che, dal punto di vista espressivo, delinea il superamento delle retoriche con il testo “Trasumanar e organizzar” del 1971.</p>
<p>D’altronde Pasolini fa suo il canto popolare che diventa la vera espressione di proposta di una identità condivisa che resta sempre quella italiana. Comprende l’importanza delle contaminazioni e delle culture che per sopravvivere hanno bisogno di identificarsi come modelli meticciati. Anche il suo cinema è strutturato sulle contaminazioni. Sembrerebbe fuorviante discutere di un recupero delle etnie risorgimentali in un sperimentalista come Pasolini. Ma proprio perché è sperimentalista, non accetta l’avanguardia come funzione centralistica, la sua lingua trova le radici più profonde in un Risorgimento delle lingue dopo la non accettazione dei modelli accademici.</p>
<p>Il Risorgimento delle lingue pasoliniane è quello che vive nel canto popolare meridionale. Pasolini è ben consapevole di ciò tanto che il suo viaggio nel Sud assume una dimensione catartica e archetipale proprio nei modelli espressivi.</p>
<p>Il punto focale è proprio questo. Pasolini è sperimentalista perché è lontano dall’accademia e il suo linguaggio si innerva nella costante divisione e frammentazione delle lingue il cui elemento dialettale diventa sistematico sia nelle conversazioni che nel verseggiare. È innovativo. E l’innovazione fa scandalo.</p>
<p>Il modello di rottura tra la trascrizione dell’accademismo e la sperimentazione lo si può tranquillamente leggere nel suo articolo (apparso sul “Corriere della Sera” del 1 febbraio del 1975) dedicato alle lucciole. In questo caso è il termine stesso di “lucciole” che ha una sua consistenza metaforica e linguisticamente  appropriata alle varianti di un processo culturale tutto da riconsiderare.</p>
<p>Ma resta il fatto che Pasolini innova la sua lingua partendo proprio da un Risorgimento, forse antiromantico, etnico del modo di porre i linguaggi.</p>
<p>Il suo porre all’attenzione il Pascoli moderno e innovante parte proprio da un presupposto antiaccademico perché vede nel poeta romagnolo l’interprete di una lingua nazionale che codifica le koinè di un territorio contadino e arcaico.</p>
<p>La lingua nazionale pasoliniana nasce in un Risorgimento delle contaminazioni tra tradizione, processi antropologici di matrice popolare e line che portano ad un meticciato tra dialetti, lingue minoritarie ed evoluzione della lingua italiana stessa. È qui che il suo modo di usare la macchina da presa prende consistenza. Non è il realista che mi interessa. Non lascia nulla. È il trasgressore della realtà che si incammina verso la lettura del Paolo profeta attraversando la grecità del mito da Edipo a Medea. Ma è l&#8217;incompiutezza del lavoro su Paolo che diventa filo tra la soglia della profezia e il mistero anche oltre il Vangelo di Marco. La sua ricerca mistico &#8211; religiosa diventa qui una antropologia metafisica tra il sottosuolo del castigo e del delitto dentro al di là del bene e del male.</p>
</div>
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		<title>Roma.  Al Pigneto la videoinstallazione di Matteo Casilli: Pasolini100</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 20:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[centenario nascita]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
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		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[Pigneto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="1872" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29.jpeg 1200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-192x300.jpeg 192w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-656x1024.jpeg 656w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-768x1198.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-985x1536.jpeg 985w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-1170x1825.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/02/155B37F6-1AA8-49E3-9AA5-86F2CBA8DE29-585x913.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Lo sguardo di Pasolini di nuovo sul Pigneto All’interno del programma delle celebrazioni del Centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, sarà presentato il progetto installativo Pasolini100 di Matteo Casilli,&#8230;</p>
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<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">All’interno del programma delle celebrazioni del Centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, sarà presentato il progetto installativo <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Pasolini100</strong> di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Matteo Casilli</strong>, accompagnato da un testo di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Federica Tardani</strong> e con il patrocinio del <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Municipio V- Roma Capitale</em>. </span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Il video dell’installazione sarà visibile sul canale youtube dell’artista <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">dal giorno 2 marzo 2022</strong>, data di apertura delle celebrazioni del Centenario.</span><br />
<a href="https://melaseccapressoffice.us17.list-manage.com/track/click?u=15d7731e1ea3a7099135ee769&amp;id=19f5be415c&amp;e=aab35778a9" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://melaseccapressoffice.us17.list-manage.com/track/click?u%3D15d7731e1ea3a7099135ee769%26id%3D19f5be415c%26e%3Daab35778a9&amp;source=gmail&amp;ust=1645881774639000&amp;usg=AOvVaw1iftBMVF52B07Wv97sy2mE"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">https://www.youtube.com/c/<wbr />MatteoCasilli/videos</span></a></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">“Via Fanfulla Da Lodi è un frammento di Roma che mostra la vera Roma di PPP. Il progetto di Matteo Casilli dedicato a Pier Paolo Pasolini, in occasione dei 100 anni dalla nascita dello scrittore e regista, muove da una commistione di ritrovamenti e ce ne restituisce forte l&#8217;eco: rivivere un incontro profondo e lontano nella piena originalità del luogo che lo ha ospitato la prima volta. Matteo Casilli (Roma, 1983), artista e fotografo estremamente attento nel catturare da anni l’intensità degli sguardi che si trovano oltre il suo obiettivo, ritrova la terrazza del famoso bar del film d’esordio di Pasolini, <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Accattone </em>(1961), sulla quale poggia un ritratto del regista che traduce in un’immagine fotografica in vettoriale su carta, estesa fino a coprire una superficie di 4 x 5 m. </span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Una ripresa aerea ci dà la possibilità di vedere lo sguardo di Pasolini rivolto verso il cielo di Roma e di nuovo in contatto con il luogo dove abbiamo visto nascere la sua “cinematografia sgrammaticata”, come lui stesso la definiva. Un omaggio potente e delicato. Senza dubbio un progetto appassionato alla “piccola grandiosità”di una certa Roma, a quell&#8217;universo che nel film emerge dalle tonalità di un bianco e nero dai forti contrasti, dalle pose fisse, dai primi piani intensi, e nell’installazione di Casilli è tradotto sottolineando i lineamenti forti di Pasolini con lievi note di colore in contatto con le ombre della borgata romana, nella quale vive oggi lo stesso fotografo. L’intervento di Casilli al Pigneto ci dà il privilegio di rivivere l’originarietà di un incontro che ha iniziato la storia della cinematografia pasoliniana, nella messa a fuoco, nella delineazione e nella moltiplicazione di ogni suo dettaglio.” (<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">testo critico di Federica Tardani</em>)</span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">“<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Lo sguardo di Pasolini è rimasto sul Pigneto, che lui per primo ha visto e &#8220;inventato&#8221; letterariamente. Si tratta oggi di proteggere e adattare al presente quell&#8217;acume, quella freschezza. Di rendere arte viva alla sua arte, con riconoscenza e nuovi sguardi, come fa qui Matteo Casilli.</em>” (Nadia Terranova &#8211; scrittrice) </span></p>
<p><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14"><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">Matteo Casilli</strong> nasce a Roma nel 1983. Dopo aver conseguito la Laurea in Lettere e Filosofia, si diploma nel 2009 presso la &#8220;Scuola Romana di Fotografia”. La sua fotografia è focalizzata sulla presentazione di suggestivi ritratti umani, per sottolineare la psicologia umana che tanto lo affascina. Il suo è uno sguardo delicato e mai invadente. I soggetti che sceglie sono pensosi e sognanti, soggetti che sembrano celare qualche impercettibile segreto. Tra le sue maggiori collaborazioni fotografiche spiccano quelle con Oliviero Toscani, nella realizzazione del libro &#8220;Firenze Santo Spirito&#8221; e di Terry Richardson nel suo periodo newyorkese. Matteo ha esposto in numerose mostre collettive, nazionali ed internazionali. Ha inoltre pubblicato nel 2016 il libro &#8220;MUSICIAN&#8221; dove ha raccontato con una serie di ritratti in bianco e nero la nuova generazione di musicisti emergenti e nel 2019 il libro “ROMA PIGNETO” dove ha immortalato, attraverso ritratti, le personalità più rappresentative del quartiere Pigneto. </span></p>
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		<title>Pasolini nel centenario della nascita. Cosa resta? Una lingua sulla pelle di un poeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 17:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli]]></category>
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		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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<p>di Pierfranco Bruni, presidente nazionale Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi  A cento anni dalla nascita di Pasolini il discorso potrebbe aprirsi a tutto campo ma c&#8217;è un Pasolini che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/02/05/pasolini-nel-centenario-della-nascita-cosa-resta-una-lingua-sulla-pelle-di-un-poeta/">Pasolini nel centenario della nascita. Cosa resta? Una lingua sulla pelle di un poeta</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><i>di Pierfranco Bruni, presidente nazionale Centro Studi e Ricerche Francesco Grisi </i></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">A cento anni dalla nascita di Pasolini il discorso potrebbe aprirsi a tutto campo ma c&#8217;è un Pasolini che non va dimenticato. Pier Paolo Pasolini resta il poeta del recupero della lingua e del recupero delle contaminazioni tra dialetto e lingua italiana. Il dialetto è lingua madre-terra-pater. Anche se non volle ammetterlo in lui c&#8217;è il Pavese, che considerò ingiustamente &#8220;provinciale&#8221;, dei primi scritti e di &#8220;Paesi tuoi&#8221; oltre che il Pavese del mito e della grecità. Pasolini ha scavato nella complessità della parola portando alla luce le radici comunicative di un popolo all’interno di una temperie regionale e nazionale anche in in immaginario tra mondo contadino, paese e città. Si serve delle semantiche delle metafore e delle allocuzioni.<br />
Il valore del linguaggio poetico ha certamente una sua misura stilistica fondamentale e si spiega su metodologie che hanno una loro insistenza in un rapporto tra prosa e verso. L’oralità ha sempre dimostrato una particolare incidenza nei processi di definizione e di trasmissione di una comunicazione che sottolineava una questione di identità.<br />
Nel 1942 pubblicava &#8220;Poesie a Casarsa&#8221;, un testo che apre una prospettiva dialettica in ciò che Dante aveva definito &#8220;volgare&#8221; ed &#8220;eloquentia&#8221;, (cfr. &#8220;Pasolini e il Friuli. Una etnia sulla pelle di un poeta&#8221;, 2006, da me curato per il Mibact). Negli anni Quaranta del Novecento Pavese stava già definendo il suo ultimo viaggio tra il mito, il paese e la parola. Il legame tra paese, mito, linguaggi, in fondo, è il Pasolini che resta, vivendo chiaramente in Pavese, soprattutto sul piano poetico in una visione in cui la poesia è un abitare la lingua. Con questo testo, infatti, aveva ben tracciato il ruolo che doveva avere la lingua, in questo caso specifico il dialetto, assorbita come partecipazione di un vero e proprio etnos in quanto l’alchimia della parola si incontrava con i contenuti di un territorio. &#8220;Poesie a Casarsa&#8221; è il testo che continua a scavare tra lingua e la visione onirico – antropologica. Appunto una antropologia della poesia si dipana da qui come fiaba-favola.<br />
I veri contenuti del territorio restano i luoghi reali e allegorici del paese. Per Pasolini il Friuli veniva vissuto attraverso due componenti che restano emblematiche: la lingua e la sua tradizione e il paese nella sua capacità di comunicare un modello di condivisione tra il passato e il presente. La lunga memoria è un cammino che porta agli orizzonti delle radici – paese.<br />
E dentro il paese, ovvero dentro l’essere il paese, ci sono tutti gli addentellati che danno una ragione ad un rapporto tra lingua ed esistenza. Si pensi alla poesia di tre versi che apre &#8220;Poesie a Casarsa&#8221; (poi confluite, queste poesie, in La meglio gioventù del 1954) nella quale si legge: “Fontana di aga dal me paìs./A no è aga pì fres-cia che tal me paìs./Fontana di rustic amòur” e ancora in La nuova gioventù (&#8220;Poesie friulane 1941 – 1974&#8221;), 1975.<br />
Pasolini attraverso il suo affermare i codici della realtà etnica, in forma di rito-liturgia, friulana come identità è riuscito a contestualizzare una dimensione geografica e quindi anche storico-demologica. Scavando nella lingua e riportando sullo scenario quotidiano una realtà demo – antropologica i cui risultati rappresentano un dialogo costante tra tradizione e letteratura.<br />
Il recupero della lingua nella tradizione delle etnie è un elemento che chiama in causa modelli linguistici e fattori antropologici. Il valore del linguaggio poetico ha certamente una sua misura stilistica fondamentale e si spiega su metodologie che hanno una loro<br />
insistenza in un rapporto tra prosa e verso.<br />
L’oralità ha sempre dimostrato una particolare incidenza nei processi di definizione e di trasmissione di una comunicazione che sottolineava una questione di identità. Recuperando una lingua Pasolini non ha fatto altro che ripristinare un dialogo tra popolo e territorio. Un dialogo che ha significato, e significa tuttora, uno scavo in quell’etnos che si porta dentro i segni di un radicamento che è sentimento della memoria. Memoria – paese. È qui che si stabilisce uno iato fondamentale.<br />
Ci troviamo di fronte ad un verseggiare che ha delle matrici chiaramente etniche perché non si tratta di un vero e proprio dialetto in sé ma di una lingua composita che è segno tangibile di un processo non solo letterario ma profondamente antropologico. Appartenenza ad un paese perché è qui che Pasolini ha trascorso le estati della sua infanzia. Il tempo non è un valore aggiunto bensì è la memoria dilatata nel cerchio magico dell’ascoltare i ricordi che sono nel vissuto ma vivono nel presente.<br />
C’è un altro fattore che è quello di sentire il paese come territorio vasto e immerso in quelle parole che restano nella consapevolezza di un rapporto con l’altro stabilendo sempre dei dialoghi.<br />
Pasolini sosteneva che: “La lingua parlata è dominata dalla pratica, la lingua letteraria dalle tradizioni”. Quindi il valore della lingua resiste perché dentro il quotidiano ma chiaramente non può fare a meno del sostegno di un incontro che risulta sempre<br />
necessario tra messaggio letterario e percorso sviluppato dalla tradizione. Ma la tradizione è anche memoria. Tradizione – tempo – memoria. Il Pasolini che lega la lingua ai linguaggi e questi ad una società completamente in transizione. È il poeta di Casarsa che incide un solco notevole per comprendere la tradizione oltre la conservazione in un contesto tra ribellione e innovazione dei nuovi saperi linguistici. L&#8217;altro Pasolini verrà dopo.  Pasolini dei linguaggi recuperati alla grammatica dell&#8217;anima poetica è fondamentale. E se giunge a confrontarsi con il mondo greco e i miti della classicità lo deve al suo scavo pavesiano, nonostante la sua contrapposizione a Pavese stesso. La teatralità greca è una teatralità popolare, così come il suo incompiuto lavoro su San Paolo al quale ho dedicato diversi saggi. Il resto è nella dialettica. Ma questo è un altro discorso.</div>
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		<title>Quando Pasolini non capì Pavese o non lesse la sua opera nonostante il suo giudizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 07:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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<p>Pasolini non capì che uno scrittore vero e un maestro non può, aggiungo: non dovrebbe,  dare &#8220;giudizi&#8221; sulla scrittura e sul linguaggio del dolore, della parola di chi ha dedicato&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/08/10/quando-pasolini-non-capi-pavese-o-non-lesse-la-sua-opera-nonostante-il-suo-giudizio/">Quando Pasolini non capì Pavese o non lesse la sua opera nonostante il suo giudizio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/ED038FAF-A02D-4041-8B0E-BDA74F9A7F58-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><p>Pasolini non capì che uno scrittore vero e un maestro non può, aggiungo: non dovrebbe,  dare &#8220;giudizi&#8221; sulla scrittura e sul linguaggio del dolore, della parola di chi ha dedicato la vita a scrivere. Scrittura come morte!<br />
Un maestro ascolta e osserva e diventa testimonianza di tempo, e non registratore di umori, con la pazienza diverosa del silenzio, senza farsi catturare dal pettegolezzo delle ideologie che non sono Pensiero. Ma schieramento.<br />
Lo scrittore maestro scava nella Ragione e nel Mistero. Lascia lezione di memoria e di vita.<br />
Pasolini è il testimone di una temperie rabbiosa che ha tentato di umiliare la tradizione cercando di recuperare la tradizione stessa nello sperimentalismo di un trasumanar da Commedia fallita.<br />
Anche il mio è un giudizio? No. È un leggere i documenti. Non la storia bugiarda o la clientela effimera della &#8220;storia siamo noi&#8221;. Non può esistere una &#8220;storia siamo noi&#8221; perché la storia è menzogna scritta, nell&#8217;immediato, con una documentazione dimezzata senza il sentimento della verità della memoria.<br />
Pasolini è un progetto fallito dal punto di vista dell&#8217;innovatore. Lo è come scrittore e poeta nella complessità, tranne sprazzi di episodicita. La mia non è ribellione. È leggere a distanza di decenni pagine e verifiche.<br />
Sciascia è un&#8217;altra statura. È un maestro. Anche perché Leonardo ha avuto il coraggio di ripensare e di scavare nelle eresie. Il punto tra i due dove sta? Pasolini resta dentro l&#8217;ipocrisia cattolica arrogante della non tolleranza dogmatica e non conosce la pazienza.<br />
Leonardo è dentro l&#8217;enigma e la Ragione di &#8220;Candido&#8221; e di Montesquieu oltre che in Pirandello e il &#8220;cavaliere&#8221; di Dürer. Si è riconsiderato su Tomasi di Lampedusa. Questo è una singolare lezione che va oltre la misura storica della critica.<br />
Pasolini oltre i versi dedicati alla madre e &#8220;Casarsa&#8221;, che resta un &#8220;riferimento&#8221;, al quale ho dedicato un libro, tra i tanti della poesia volgare da Trilussa a Marin, da Belli a Noventa, resta un giornalista, anzi il giornalista delle &#8220;lucciole&#8221; con una incompleta meditazione su Medea, San Paolo e Cristo.<br />
I suoi versi sui &#8220;figli di papà&#8221; di Valle Giulia sono residui di un interrotto discorso. Salò, nel cinema, è solo volgarità di immagini.<br />
Se l&#8217;arte deve essere anche volgarità sarebbe inutile parlare di estetica, perché se la &#8220;passione&#8221; si lascia aggredire dalla &#8220;ideologia&#8221; non solo si decreta l&#8217;ecce omo, ma anche la morte dell&#8217;arte stessa. La mia non è una preclusione nei confronti di Pasolini. Bensì una visione sia di arte che di vita. Ognuno pensi quello che vuole ma i documenti restano e firmano il tempo e l&#8217;arte nella sua contrapposizione delle conoscenze e formazione.<br />
Le parole di Pasolini pronunciate per attaccare duramente Cesare Pavese sono il Pasolini che si autodefinisce in una cattiveria senza pensiero e mediazione o meditazione antro &#8211; religiosa. Un giudizio marcatamente fuori dalle esperienze estetiche desanctiasiane: il grande poeta della critica al quale resto legato per serenità di sguardo.<br />
Pasolini infarcito di cattolicesimo comunista si erge a giudizi inquisitori, come erano in uso negli anni Cinquanta, ma ancora oggi. Invito ad ascoltare le parole pronunciate per aggredire Pavese, considerandolo uno scrittore marcatamente provinciale e senza universalismo poetico.<br />
Il resto è cronaca. Ovvero è giornalismo dal corto respiro. La scuderia Moravia &#8211; Pasolini è stata la &#8220;tavola&#8221; di un processo inquisitorio che, comunque, non lascia alcun segno. Un esercizio che si è concluso nel reportage e non nell&#8217;opera mondo come in Pavese o D&#8217;Annunzio o Sciascia.<br />
Pavese è un gigante. Un anticipatore. Un maestro. Ha interloquito con il mito di Leucò per definire la memoria omerica di un mediterraneo che è estetica e filosofia oltre ad essere antropologia.<br />
È stato un tempo terribile quello del post anni Cinquanta del Novecento. Dopo il suicidio di Pavese sono emersi quelli che Pavese non &#8220;giudicava&#8221; perché non meritavano alcun giudizio. Da Pasolini a Calvino, il post Pavese, la letteratura h aespresso il relativo, non l&#8217;esuberanza dell&#8217;assoluto ma la cifra del mito.<br />
Il mio è un giudizio?<br />
Le civiltà letterarie vanno lette con la forza delle contraddizioni, delle comparazioni, delle contaminazioni. Delle provocazioni senza polemica dubbia.<br />
Pavese, nel 1950  aveva scritto già tutto, detto tutto, pubblicato tutto compreso il rapporto tra lingua e dialetto con la vera forza del &#8220;volgare eloquentia&#8221;. Perché? La pazienza è grandezza. La pazienza è consapevolezza.  L&#8217;intolleranza è nell&#8217;intelligenza di non farsi aggredire dalla incapacità altrui. Il giudizio su Pavese, sottolineanato con la crudezza di Pasolini,  inficia un&#8217;intera ricerca sia essa letteraria che estetica e della passione rimane soltanto l&#8217;ideologia. Semplicemente. Pasolini non capì Pavese o non lesse Pavese nella complessità dei suoi scritti e della sua opera.</p>
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