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	<title>politica internazionale Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>&#8220;Benvenuti nella Guerra del Microchip: Come Taiwan può mettere in scacco matto il Dragone&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jun 2025 10:01:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Benvenuti-nella-Guerra-del-Microchip-Come-Taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-Dragone.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Benvenuti-nella-Guerra-del-Microchip-Come-Taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-Dragone.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Benvenuti-nella-Guerra-del-Microchip-Come-Taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-Dragone-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Dove non arrivano le portaerei, arrivano i semiconduttori. Una piccola isola armata di wafer e intelligenza artificiale affronta il colosso cinese, nel silenzio assordante della guerra ibrida. &#160; Nel teatro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/01/benvenuti-nella-guerra-del-microchip-come-taiwan-puo-mettere-in-scacco-matto-il-dragone/">&#8220;Benvenuti nella Guerra del Microchip: Come Taiwan può mettere in scacco matto il Dragone&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Dove non arrivano le portaerei, arrivano i semiconduttori. Una piccola isola armata di wafer e intelligenza artificiale affronta il colosso cinese, nel silenzio assordante della guerra ibrida.</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel teatro dell’assurdo che chiamiamo “politica internazionale”, ci sono attori che recitano in costume d’epoca e altri che, in jeans e t-shirt, riscrivono il copione mentre lo recitano. Poi c’è Taiwan. Un’isola grande quanto Lombardia e Piemonte messi insieme, con meno abitanti dell’intera area metropolitana di Tokyo, ma che regge sulle sue spalle una fetta enorme dell’economia globale. E come lo fa? Semplice: costruendo i cervelli delle nostre macchine, i cuori dei nostri smartphone, le sinapsi dei missili intelligenti. Altro che portaerei.</p>
<p style="font-weight: 400;">La guerra ibrida — quel meraviglioso ossimoro che suona come “dieta fritta” — è ormai la nuova normalità. È fatta di droni invisibili, blackout con tempismo sospetto, hashtag virali che destabilizzano governi, incendi strategici in Festival internazionali, e sabotaggi marini più adatti a romanzi di Le Carré che a notiziari serali. Ma nel centro di questo caos elegante, c&#8217;è un punto fermo: Taiwan. La piccola isola è la chiave di volta dell’equilibrio mondiale. E non per la sua forza militare (pur crescente), ma per quella tecnologica.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), che non ha neanche bisogno di cambiare nome per diventare acronimo da romanzo cyberpunk, produce oltre il 90% dei chip avanzati sotto i 7 nanometri. Detto in parole povere: se domani TSMC smette di funzionare, Apple piange, Nvidia sviene, e i centri di comando dell’intero arsenale NATO diventano scatole nere vintage.</p>
<p style="font-weight: 400;">La Cina lo sa. E mentre sfoggia la sua <em>armata di TikTok</em>, dispiega flotte, e rivendica sovranità storiche con l’energia di un revisore dell’ufficio catastale, non osa (ancora) invadere Taiwan. Perché, e qui arriva il capolavoro di ironia geopolitica, il futuro della Cina — digitale, produttivo, industriale — è saldamente legato a quei minuscoli chip prodotti dai “ribelli” taiwanesi. Tagliare quei rifornimenti significherebbe strangolare non l’Occidente, ma se stessi.</p>
<p style="font-weight: 400;">E quindi? E quindi benvenuti nel nuovo volto della guerra: uno scontro senza spari ma con blackout strategici, sabotaggi di cavi sottomarini, attacchi anonimi alle infrastrutture e guerre psicologiche via social. Una guerra dove l’obiettivo non è più la conquista del territorio, ma della percezione. Del tempo di reazione. Dell’algoritmo giusto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli eventi di Cannes e Nizza, con blackout che sembrano sceneggiati da Netflix più che indagati da Europol, sono solo la punta dell’iceberg. Dietro ogni scintilla sospetta, si cela un potenziale test bellico, una provocazione a bassa intensità pensata per misurare la resilienza dell’Occidente. Una guerra dove non si alzano bandiere, ma si toglie la corrente. Dove non si occupano città, ma flussi di dati.</p>
<p style="font-weight: 400;">E mentre Russia e Cina giocano a Risiko subacqueo con le infrastrutture energetiche e digitali d’Europa, Taiwan continua a fare quello che sa fare meglio: produrre microchip e diventare l’ago della bilancia tra mondo libero e autocrazie digitali. Non male, per un’isola che molti non saprebbero collocare su una cartina muta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sì, Taiwan può tenere a bada la Cina. Non con cannoni, ma con wafer. Non con eserciti, ma con architetture a 3 nanometri. E l’Occidente farebbe bene a proteggere questo scudo invisibile, che brilla al silicio invece che all’acciaio.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Conclusione?</strong><br />
La prossima guerra mondiale potrebbe iniziare non con un bombardamento, ma con un’interruzione nella catena di fornitura dei semiconduttori. Il bottone rosso sarà probabilmente touch screen. E chi comanda la fabbrica, comanda il mondo.</p>
<div id="attachment_104339" style="width: 310px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-104339" class="size-medium wp-image-104339" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno-300x227.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno-585x443.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/Giuseppe-Arno.jpg 740w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-104339" class="wp-caption-text">Giuseppe Arnò</p></div>
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		<title>USA LIBIA, L&#8217;OPERAZIONE EL DORADO CANYON</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 07:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[politica internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="520" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/0BE9AE91-BC68-43DF-A8D8-BF374DCB4438.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/0BE9AE91-BC68-43DF-A8D8-BF374DCB4438.jpeg 520w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/0BE9AE91-BC68-43DF-A8D8-BF374DCB4438-300x196.jpeg 300w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></p>
<p>Nel 1986, ai tempi dell’operazione El Dorado Canyon c’erano 2 super potenze URSS e USA.Oggi c’è la Cina che sta prendendo il posto che fu di Mosca. L’operazione di Macron&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/24/usa-libia-loperazione-el-dorado-canyon/">USA LIBIA, L&#8217;OPERAZIONE EL DORADO CANYON</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="520" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/0BE9AE91-BC68-43DF-A8D8-BF374DCB4438.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/0BE9AE91-BC68-43DF-A8D8-BF374DCB4438.jpeg 520w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/0BE9AE91-BC68-43DF-A8D8-BF374DCB4438-300x196.jpeg 300w" sizes="(max-width: 520px) 100vw, 520px" /></p><p><i>Nel 1986, ai tempi dell’operazione El Dorado Canyon c’erano 2 super potenze URSS e USA.Oggi c’è la Cina che sta prendendo il posto che fu di Mosca.<br />
L’operazione di Macron nel suo recente viaggio a Pechino, anticipa e detta la linea in assenza di una politica estera UE e, allo stesso tempo, pensa agli interessi di Parigi.</i></p>
<p>di Raffaele Romano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo l’Achille Lauro e lo scontro di Sigonella ci fu un altro episodio che non ebbe particolare impatto mediatico rispetto all’Achille Lauro, ma altrettanto virulento fu quello che avvenne con <strong>l’Operazione El Dorado Canyon</strong> il 15 aprile del 1986. Nel gennaio dello stesso anno, gli USA avevano rotto le relazioni diplomatiche con la Libia del <strong>colonnello Gheddafi</strong> e nel mese di marzo navi statunitensi contrattaccarono i libici dopo che questi avevano lanciato alcuni missili contro aerei della marina statunitense. La crisi crebbe di intensità allorchè il 2 aprile la Casa Bianca accusò la Libia dell’uccisione di quattro persone per una bomba esplosa sul volo <strong>TWA 840</strong> da Los Angeles a Il Cairo via New York, Roma e Atene. Ma le cose si inasprirono ancor di più quando il 5 aprile un nuovo attacco terroristico fece tre vittime, tra cui un soldato americano, nella discoteca <strong>La Belle</strong> a <strong>Berlino Ovest</strong>. L’elenco dei colpiti raggiunse la cifra di 220 feriti tra cui ben 75 statunitensi. Gli Stati Uniti sostennero, come spesso hanno fatto, di avere <strong>prove schiaccianti</strong> sul coinvolgimento libico nell’attentato e lanciarono l’operazione “<strong>El Dorado Canyon</strong>” dove era anche prevista l’eliminazione di Gheddafi.</p>
<p>Diversi giorni prima Reagan si era impegnato in un pressing diplomatico con diversi alleati europei per l’appoggio all’operazione El Dorado Canyon e la logica conseguente richiesta ad avere l’autorizzazione a poter sorvolare i loro spazi aerei per colpire la Libia. L’Italia, la Francia, la Spagna e il Portogallo rifiutarono agli Stati Uniti sia il diritto al sorvolo dei loro territori e sia l&#8217;uso delle loro basi per portare a termine l’operazione e costrinsero, quindi, <strong>l&#8217;Air Force</strong> a compiere la propria missione aggirando Italia, Francia, Spagna e Portogallo e passando attraverso lo stretto di Gibilterra. <strong>Bettino Craxi</strong>, allertò con una telefonata il colonnello libico sulle intenzioni americane e Gheddafi con la sua famiglia lasciò il proprio complesso residenziale di <strong>Bāb al-ʿAzīzīyya</strong>evitando, così, di essere ucciso. La conferma della telefonata di Craxi fu fatta sia da Andreotti, allora ministro degli Esteri di Craxi, e sia da <strong>Abdel Rahman Shalgham</strong> in quel tempo ambasciatore libico a Roma (<strong>tratto dal libro Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA</strong>). Bisogna qui anche ricordare che i 4 Paesi che risposero “<strong>non possumus</strong>” erano tutti a guisa socialista: <strong>Mario Soares</strong>, <strong>Felipe Gonzales</strong>, <strong>Francoise Mitterand</strong> e <strong>Bettino Craxi. </strong>All’epoca c’erano 2 super potenze URSS e USA oggi c’è la Cina che sta prendendo il posto che fu di Mosca. Su questa impostazione va apprezzato l’operazione di Macron nel suo recente viaggio a Pechino perché, in assenza di una politica estera UE, l’anticipa e detta la linea e, allo stesso tempo, pensa agli interessi di Parigi. Mentre da noi si fa a gara ad essere “<strong><em>più realisti del re</em></strong>” assecondando sempre e comunque Washington.</p>
<p>La frase è dello statista francese <strong>Adolphe Thiers</strong> il primo presidente della Terza Repubblica che coniando il motto essere più realisti del re voleva dire che chi: “<strong><em>difende un diritto o una teoria con più accanimento dei soggetti direttamente interessati</em></strong>” in estrema sintesi più americani degli stessi americani. Per cui se si paragona a quanto fecero i 4 leaders socialisti in confronto a quello fatto da Macron si può ben dire che è poca cosa anche se molto importante in questa fase storica.</p>
<p>La Cina ha in pratica acquistato la Russia, sostenendola economicamente comprando energia e materie prime russe a prezzi stracciati che, però, consentono a Putin di poter continuare la guerra. Pechino ha raggiunto, recentemente, intese anche con Brasile e Sudafrica, sta trattando con India ed Indonesia e, nelle ultime settimane, persino l’Arabia Saudita. Se a questi Paesi si aggiungono gli investimenti fatti in Africa negli ultimi 25 anni il risultato dà conferma che la Cina è il nuovo avversario globale degli Stati Uniti.</p>
<p>Macron è andato a Pechino con al seguito diversi dirigenti di grandi e piccole aziende nazionali, tra cui <strong>Electricite de France SA</strong>, la società di treni <strong>Alston SA</strong>, <strong>Veolia Environnement SA</strong> e <strong>Airbus SE</strong>che, en passant, ha piazzato ben <strong>160 aerei e 50 elicotteri. </strong>Poi ha fatto le veci dell’UE in politica estera affermando: “<strong><em>L’autonomia strategica deve essere la battaglia dell’Europa. Il giorno in cui non si ha più libertà di scelta sull’energia, sulla difesa, sui social media e sull’intelligenza artificiale, perché non si hanno le infrastrutture adeguate, si esce dalla Storia</em></strong>”. Ribadendo dei concetti che tutti i nostri convinti europeisti non possono che fare propri in quanto l’autonomia stra­tegica significa avere sì larghe convergenze con gli Stati Uniti, ma conservare una propria autonoma strategia consente di divenire interlocutori credibili, cioè non “<strong>diventare il vassallo degli Stati Uniti</strong>” ma un interlocutore autorevole e credibile che solo così potrà recitare un ruolo leale nella NATO, ma non subalterno per poter contribuire a costruire un equilibrio mondiale, una gestione condivisa delle sfide comuni.</p>
<p>Per chi non lo ricordasse anche <strong>Olaf Scholz</strong>, tedesco, e <strong>Pedro Sanchez</strong>, spagnolo, sono stati recentemente a Pechino accompagnati da a.d. ed imprenditori tedeschi e spagnoli al seguito. In conclusione Macron ha messo al centro del tavolo il grande problema: <strong>quale ruolo vuole avere l’Europa nel mondo?</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F04%2F24%2Fusa-libia-loperazione-el-dorado-canyon%2F&amp;linkname=USA%20LIBIA%2C%20L%E2%80%99OPERAZIONE%20EL%20DORADO%20CANYON" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F04%2F24%2Fusa-libia-loperazione-el-dorado-canyon%2F&#038;title=USA%20LIBIA%2C%20L%E2%80%99OPERAZIONE%20EL%20DORADO%20CANYON" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/24/usa-libia-loperazione-el-dorado-canyon/" data-a2a-title="USA LIBIA, L’OPERAZIONE EL DORADO CANYON"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/24/usa-libia-loperazione-el-dorado-canyon/">USA LIBIA, L&#8217;OPERAZIONE EL DORADO CANYON</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>NIXON E LA SUA EPOCA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2022 19:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Nixon]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg 480w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Di Raffaele Romano Cinquanta anni fa un presidente americano capì che per combattere le autocrazie dell’epoca, Repubblica Popolare Cinese e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, bisognava cambiare spalla al fucile&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC.jpeg 480w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/08/70F0757E-D1E9-45A6-ADE5-EBA9835E02DC-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Di <b>Raffaele Romano</b></p>
<p>Cinquanta anni fa un presidente americano capì che per combattere le autocrazie dell’epoca, Repubblica Popolare Cinese e Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, bisognava cambiare spalla al fucile e mettere in atto l’antico motto di Roma imperiale: <strong>divide et impera! </strong>Già nel 1967 Richard Nixon scriveva che era &#8220;<em>del tutto impossibile lasciare la Cina fuori dalla comunità delle nazioni</em>&#8220;.</p>
<p>Il riavvicinamento tra i due Paesi avvenne in maniera felpata e graduale. Dapprima, nell&#8217;estate del 1969, il governo di Washington decise, in modo autonomo, di eliminare alcune restrizioni commerciali a Pechino e nel 1971, la squadra americana di ping pong venne invitata a partecipare ad un importante torneo in Cina, dando così inizio alla cosiddetta “<em>diplomazia del ping pong</em>”. Il riavvicinamento ufficiale si formalizzò nell’ultima settimana di febbraio del 1972. Nixon si incontrò col presidente <strong><em>Mao Zedong </em></strong>ma, soprattutto, tenne molti incontri anche con <strong><em>Zhou Enlai</em></strong>, un grande diplomatico e primo ministro del governo cinese col quale firmò il famoso ed attuale <em>comunicato di Shanghai</em>, un documento di politica estera che pose le basi per le relazioni bilaterali cino-americane. Il comunicato includeva innanzitutto il riconoscimento del principio di una sola Cina, con il quale gli Stati Uniti per la prima volta riconoscevano l’unità della Cina comunista e di Taiwan, dove si era rifugiato il governo nazionalista, eliminando la frattura politico-diplomatica anche in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove ancora negli anni settanta sedeva la Cina nazionalista fuggita a Taiwan. In cambio di questo principio, la Cina concedeva agli Stati Uniti il riconoscimento della loro supremazia nel Pacifico e si impegnava a contrastare l’eventuale tentativo di espansione dell’area di una terza potenza. Inoltre, il comunicato prevedeva la normalizzazione dei rapporti economico-commerciali tra i due Paesi. Gli americani accettarono di eliminare la &#8220;<em>teoria delle due Cine</em>&#8220;, riconoscendo l&#8217;indivisibilità del Paese e impegnandosi a ritirare tutte le forze militari di stanza sull&#8217;isola di Taiwan. In cambio i cinesi riconobbero, come si è già evidenziato, sostanzialmente, la supremazia statunitense nel Pacifico. Brutalmente e di fatto quest’ultima frase rappresentava un avvertimento esplicito all&#8217;Unione Sovietica. Da quel momento gli Stati Uniti si frapposero nel cuneo dei due grandi Paesi comunisti che, insieme a tante altre concause, si può dire oggi con certezza storica che contribuì ad avviare la fine dell’URSS.</p>
<p>Purtroppo 50 anni dopo nel braccio di ferro indiretto degli USA con la Russia di Putin il presidente <strong><em>Joe Biden</em></strong> non ha seguito l’antico motto latino del dividere ma ha, forse inconsapevolmente, riavvicinato le più grandi autocrazie mondiali consentendo a Mosca di vendere a Pechino parte del gas e del petrolio non acquistato più dall’Europa. Il  28 febbraio scorso, il portavoce del Ministro degli Affari Esteri cinese, <strong><em>Wang Wenbin</em></strong>, dichiarò che “<em>Cina e Russia sono partner strategici, ma non alleati</em>”, per cui occorreva interrogarsi ed indagare sulla vera natura della rinascente amicizia tra Mosca e Pechino. Nel frattempo si sono susseguiti accordi sul grano russo quasi eliminando le restrizioni pre esistenti e, come se non bastasse, Russia e Cina hanno firmato un contratto trentennale per la fornitura di gas naturale dall&#8217;Estremo Oriente russo al Nord-Est della Cina. Questa collaborazione rientra nell’ambito di una ben definita &#8220;<em>cooperazione strategica</em>&#8221; delineata in una dichiarazione congiunta delle due autocrazie, rilasciata lo scorso 4 febbraio, in cui faceva capolino la frase relativa ad un&#8217;amicizia &#8220;<em>senza limiti</em>&#8220;. Va tenuto in buon conto, inoltre, che le loro economie sono totalmente complementari in quanto la Russia è ricchissima di materie prime e la Cina ha una grandissima industria manifatturiera. La forte ed inevitabile virata della Russia verso la Cina ha provocato effetti anche sul fronte finanziario e commerciale accelerando, di fatto, i piani di Pechino di aumentare la propria sfera di influenza economica e politica. Secondo i dati della Banca Mondiale e dell’ONU sul commercio internazionale, per effetto delle sanzioni in vigore già dal 2014, la Cina è emersa ormai come la più grande destinazione per l’export russo. Già oggi più della metà del commercio sino-russo avviene in <strong><em>renminbi</em></strong>, quindi non sarà bloccato dalle sanzioni, e ci si dovrà aspettare che la Cina rinforzi il canale dei pagamenti nella sua moneta. In politica estera per la Cina è molto utile che la Russia rallenti o fermi il rafforzamento della NATO proprio partendo dall’Ucraina, che è un Paese importante nella produzione di energia elettrica dal nucleare, settore destinato a diventare il principale nella produzione energetica nel futuro. Mentre oggi si pensa quasi soltanto al capitolo del gas russo, che potrebbe finire sempre di più a Oriente se le sanzioni dovessero coinvolgere l’export di gas verso l’Europa, in realtà l’energia nucleare è il vero obiettivo di medio-lungo termine. Russia e Cina non vogliono che si ripeta in Ucraina quello che è avvenuto qualche tempo fa in Romania. Non va dimenticato che nel 2013 la Romania e la Cina avevano firmato 2 accordi di cooperazione dove la <strong><em>China General Nuclear</em></strong> si impegnava a costruire 2 nuovi reattori ad acqua pesante pressurizzata sul Danubio. Poi la Romania ha dovuto stracciare i contratti quando Trump ha sparato  le sue critiche alla Cina ed ha lanciato un&#8217;offensiva diplomatica internazionale contro il gigante tecnologico <strong><em>Huawei</em></strong>. Nel 2019 la Romania e gli USA hanno firmato un nuovo accordo che prevede la costruzione di due nuovi reattori nucleari civili. La sfida sistemica tra le democrazie liberali e le autocrazie dipenderà dalle rispettive forze economiche, militari e politiche e nell’evitare l’abbraccio molto pericoloso se non addirittura mortale se Washington non correggerà le sue linee guida ricordandosi dell’efficacia della strategia estera di Nixon.</p>
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<p>foto: Pixabay</p>
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