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	<title>Polonia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Polonia Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Droni e aerei russi? No, favole polacche ed estoni: anatomia di una farsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Sep 2025 11:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[farsa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>La coalizione dei Volenterosi (o degli Imbecilli sarebbe più corretto) continua a cercare di creare  un casus belli, anche di cartapesta, per continuare a drogare l’opinione pubblica e scatenare la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-20-at-13.55.18-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>La coalizione dei Volenterosi (o degli Imbecilli sarebbe più corretto) continua a cercare di creare  </em></strong><strong><em>un casus belli, anche di cartapesta, per continuare a drogare l’opinione pubblica</em></strong><strong><em> e scatenare la Terza Guerra Mondiale</em></strong><strong><em>. </em></strong></p>
<p><em><strong>di Massimo Reina</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Altro che invasione di <strong>droni russi</strong>. In Polonia ormai basta un tetto scoperchiato dal vento o un rottame telecomandato con lo scotch per gridare: “Attacco di Mosca!”. E i giornali embedded a rilanciare, i governi a indignarsi, Bruxelles a tremare.</p>
<p>La <strong>sceneggiata dei droni Gerbera </strong>dello scorso 9 settembre è l’ennesima prova: da Varsavia giurano che 19 ordigni russi hanno violato lo spazio aereo Nato. Peccato che, col passare delle ore, emergano dettagli degni di una farsa. Drappi di droni civili rimontati in Ucraina, droni posati a mano sulle conigliere come se fossero sulla portaerei <strong>Nimitz</strong>, missili polacchi lanciati e caduti su case polacche. Ma la colpa, naturalmente, è sempre di Putin.</p>
<p>Il copione è collaudato: agitare il nemico esterno, fingere di difendere l’Europa, in realtà coprirsi di ridicolo. Non è la Russia che ha fatto cilecca: è la Nato che ci prova da anni a costruire il casus belli perfetto e finisce sempre col farsi male da sola. Non bastava <strong>Ursula von der Leyen col GPS ballerino</strong> smentita pure da Sofia. Non bastava l’incendio al palazzo di Kiev venduto come “attacco russo” senza uno straccio di foto o video. Ci voleva la Polonia, con <strong>l’F-16 che spara e il missile che piomba su Wyryki</strong>. Lì almeno non si può negare: l’oggetto era americano, l’aereo era polacco, il danno pure. Però la colpa resta, per decreto, dei russi.</p>
<p>E allora giù dichiarazioni bellicose. Tusk che grida “giù le mani dai nostri soldati”, Nawrocki che chiede trasparenza (beata ingenuità), Sikorski che agita i fantasmi del Cremlino.<strong> Tutti a recitare</strong>, sapendo che l’unica verità scomoda è questa: l’opinione pubblica non ci crede più. Lo dicono i sondaggi: un terzo dei polacchi sospetta che i droni li abbia lanciati l’Ucraina. Il 72% accusa il governo Tusk di servilismo e caos.</p>
<p>Il punto è che la<strong> propaganda europea è diventata così raffazzonata</strong> da sembrare caricatura. Se fosse un film, sarebbe una commedia di<strong> Louis de Funès</strong>, non un thriller di spionaggio. E gli spettatori, cioè i cittadini, ridono amaro: capiscono che qui non si tratta di difendere la Polonia o l’Europa, ma di difendere governi in crisi e industrie belliche in attivo.</p>
<p><strong>Adesso tocca all’Estonia</strong>. Panico, titoloni, allarme rosso. Due caccia italiani decollano in tutta fretta, giusto il tempo di sventolare la bandierina della Nato e farsi immortalare come i salvatori dell’Occidente. L’ennesima sceneggiata che riempie i notiziari e gonfia i petti ministeriali. Eppure la domanda resta: ma davvero? Dopo aver resistito alle provocazioni inglesi e francesi, agli attentati terroristici in casa propria, all’esplosione del <strong>Nord Stream</strong>, ai sabotaggi di ogni tipo, i russi si sarebbero improvvisamente svegliati con la voglia di rovinare tutto facendo due capriole nei cieli baltici? Dopo aver evitato accuratamente di cadere nelle <strong>trappole tese da Londra e Parigi,</strong> Mosca avrebbe deciso di rischiare un incidente nucleare per due sconfinamenti senza alcun valore strategico, militare o economico?</p>
<p>Ma a chi conviene questa storiella? Certo non alla Russia,<strong> che a Kiev avrebbe potuto radere al suolo la capitale e chiudere la partita da tempo,</strong> e invece ha scelto scientemente la linea della p<strong>ressione lenta, chirurgica,</strong> senza scatenare l’apocalisse. Conviene, piuttosto, ai soliti noti: ai Paesi baltici che campano di paura<strong> anti-russa</strong>, alla Finlandia fresca di Nato che gioca al kamikaze geopolitico, a una Germania in crisi che cerca un diversivo, e a <strong>Macron che si atteggia a De Gaulle</strong> ma finisce più spesso a sembrare Louis de Funès.</p>
<p>La verità è che serve <strong>sempre un casus bell</strong>i, anche di cartapesta, per continuare a drogare l’opinione pubblica. Si fabbricano incidenti, si ingigantiscono ombre radar, si riciclano droni civili con lo scotch e si spaccia tutto come “aggressione russa”. E c’è pure chi ci crede, nei talk show del prime time, dove quattro imbecilli ben selezionati fanno la claque a governi e generali.</p>
<p>Il resto del pubblico, però, non ride più. Perché <strong>dietro queste fars</strong>e non c’è solo propaganda: c’è l’ossessione di sabotare ogni tentativo di dialogo — anche gli accordi abbozzati tra Trump e Putin — e di trascinare la Nato, e magari mezzo mondo, in un conflitto che nessuno vuole. Nessuno tranne loro, i professionisti della guerra. Perché, a forza di gridare “al lupo”, il rischio è che prima o poi il lupo arrivi davvero.<strong> E non lo fermeranno né Ursula col GPS né Tusk con i tweet</strong>.</p>
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		<title>Polonia, droni e bugie volanti e quella smania dell’UE di scatenare una guerra nucleare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 11:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[droni russi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>di Massimo Reina Tra polacchi, francesi e tedeschi è una gara a chi la spara più grossa per trascinarci fino all a fine del mondo&#8230; Ma nel vero senso della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/14/polonia-droni-e-bugie-volanti-e-quella-smania-dellue-di-scatenare-una-guerra-nucleare/">Polonia, droni e bugie volanti e quella smania dell’UE di scatenare una guerra nucleare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/fbabfa6c-eefe-4e89-9aea-fb49ab7259d4-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s5">di<span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b> Massimo Reina</b></span></span></p>
<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><i>Tra polacchi, francesi e tedeschi è una gara a chi la spara più grossa per trascinarci fino all a fine del mondo&#8230; Ma nel vero senso della parola</i></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se non </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">fossimo in mezzo a una guerra che ha già fatto centinaia di migliaia di morti, verrebbe quasi da ridere. In Polonia piovono dal cielo una ventina di droni e Varsavia si affretta a gridare alla “provocazione russa”, evocando l’articolo 4 della NATO, cioè la consultazione urgente tra gli Stati membri ogni volta che uno di loro si sente minacciato. Una formula che fa tremare i polsi, perché porta la parola “escalation” direttamente nella sala da pranzo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma qui non parliamo di bombardieri nucleari, bensì dei cosiddetti </span></span><b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Gerbera</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">droni economici e inoffensivi</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, buoni per la ricognizione o come esche da abbattere. Non armati, non blindati, poco più che ferri volanti da esercitazione. Eppure, Varsavia ci racconta che questi giocattoli rappresentano una minaccia strategica.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Chi dice “provocazione russa” dovrebbe prima ascoltare il Ministero della Difesa di Mosca</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e chiunque si intenda un po di armi e guerra</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: i russi hanno negato ogni responsabilità, ricordando che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">la <b>portata dei Gerbera non supera i</b></span></span><b> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">700 chilometri</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e che il loro obiettivo era, semmai, il territorio ucraino, non quello polacco. Una tesi verosimile, almeno quanto quella opposta.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Anzi di più, visto che ogni giorno diventa semrpe più palese che si tratta del solito falso creato ad hoc da ucraini e soci.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Perché </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">la ciliegina sulla torta </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">arriva dai <b>social polacchi</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Una foto diffusa come “prova” dei danni causati dai droni russi mostra una casa col tetto scoperchiato. Peccato che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">un <b>abitante del villaggi</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>o</b> sia intervenuto a dire: </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“<b>Quella casa è stata colpita da una tempesta due mesi fa, il tetto è stato portato via dal vento</b>”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Non da Putin, non da Mosca: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>dal meteo</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Insomma, basta una folata di vento per trasformare un temporale in “aggressione russa”. E nel frattempo, mentre i cittadini si scambiano foto vecchie di due mesi, il personale militare polacco si prepara ad andare in Ucraina per addestrarsi a </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“<b>difendersi dai droni</b>”.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Se non fosse tragico, sarebbe da cabaret.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E qui entra in scena </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Stephen Bryen</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, non un blogger qualunque, ma </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>ex sottosegretario della Difesa Usa sotto Reagan</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, non proprio un propagandista di Putin, e oggi Senior Fellow del Center for Security Policy. Secondo lui, a dirottare i droni verso la Polonia potrebbero essere stati </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>gli stessi ucraini</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, “involontariamente o volontariamente”. Ipotesi eretica, che però risponde a qualche domanda scomoda</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e conferma quanto scritto prima</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ipotesi che, invece di essere valutata, viene subito derubricata a “teoria scomoda”. Perché scomoda lo è: fa saltare il teatrino in cui i cattivi sono sempre e solo da una parte, e gli altri — Kiev e Varsavia in testa — sono i santi difensori dell’Occidente.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non è la prima volta che succede. Già in passato la Polonia ha provato a giocare la carta della “provocazione russa”, salvo che poi la realtà si è incaricata di sgonfiare le bufale. Eppure Varsavia insiste, perché a ogni dramma annunciato segue lo stesso copione: più fondi, più armi, più presenze NATO sul territorio. Una sindrome da frontiera, in cui la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Russophobia storica</b> </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">della Polonia si sposa con l’ossessione di contare nello scacchiere atlantico.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se i droni non erano armati e non sorvolavano zone militari sensibili, perché tanto allarme? Se fosse stato un vero attacco russo, non si sarebbe usato un modello così economico, riconoscibile e vulnerabile. E allora l’ipotesi prende corpo: un incidente utile a presentare Kiev come vittima indiretta e Varsavia come scudo dell’Occidente, così da ottenere altri soldi, altre armi, altra copertura politica. Un </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>boost diplomatico-militare</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, per usare il linguaggio degli addetti ai lavori.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il problema è che questo gioco è pericoloso. Perché se fosse vera l’ipotesi Bryen, saremmo davanti a un classico </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>casus belli costruito ad arte</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: provocare un incidente, agitare l’opinione pubblica, spingere la NATO a sentirsi “minacciata” e a rispondere. Esattamente lo schema di chi vuole </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>inasprire il conflitto con Mosca</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> a ogni costo, senza curarsi che dall’altra parte c’è una potenza nucleare con un arsenale superiore a quello di tre quarti d’Europa messa insieme.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E l’Ucraina, che avrebbe tutto l’interesse a mantenere alto il livello di allarme, non è nuova a simili tentazioni: ogni drone abbattuto, ogni missile che cade a ridosso di un confine, diventa l’occasione per chiedere più soldi, più armi, più sostegno politico. La Polonia si presta volentieri a fare da megafono, mentre la NATO finge di crederci, pur sapendo che la verità è più complessa.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma la verità, si sa, è la prima vittima della guerra. Qui non si tratta di droni, ma di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>percezioni manipolate</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: basta lanciare l’allarme, evocare Putin e urlare alla minaccia, ed ecco che il consenso a nuovi stanziamenti militari è servito. È il solito schema: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Kiev provoca, Varsavia amplifica</b>, la NATO ratifica</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E intanto l’Europa si trascina sempre più dentro un conflitto che non può vincere, appaltando a Polonia e Ucraina il ruolo di tamburi di guerra. Tamburi che suonano forte, ma che rischiano di coprire un dettaglio non trascurabile: la Russia, con le sue armi e i suoi uomini, non ha bisogno di venti droni sgangherati per annientare Varsavia.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La domanda resta: quanto ancora si giocherà con il fuoco, cercando di trasformare ogni incidente </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">(o creandolo) </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">in un pretesto per una guerra totale? E quanto tempo passerà prima che un drone non più da discount, ma ben armato, provochi davvero quello che Varsavia e Kiev sembrano quasi augurarsi: l’irreparabile?</span></span></p>
<p class="s9">
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		<title>UCRAINA, NEL GELO DEL CONFINE POLACCO VOLONTARI ANAS SARDEGNA NEL CAMPO PROFUGHI; &#8220;QUESTA GENTE NON CEDERÀ MAI&#8221;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/16/ucraina-nel-gelo-del-confine-polacco-si-aspetta-volontari-anas-sardegna-nel-campo-profughi-questa-gente-non-cedera-mai/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ucraina-nel-gelo-del-confine-polacco-si-aspetta-volontari-anas-sardegna-nel-campo-profughi-questa-gente-non-cedera-mai</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Mar 2022 07:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra Russia-Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Volontari anas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="512" height="288" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/E55E95E5-A751-4B8F-867C-FB89DD0F42F3.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/E55E95E5-A751-4B8F-867C-FB89DD0F42F3.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/E55E95E5-A751-4B8F-867C-FB89DD0F42F3-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>Hrebenne (Polonia) &#8211; La guerra che da giorni sconvolge l&#8217;Ucraina ha il volto di una ragazza ventenne con il viso di una bambina. È fuggita con la madre da Charkiv&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/16/ucraina-nel-gelo-del-confine-polacco-si-aspetta-volontari-anas-sardegna-nel-campo-profughi-questa-gente-non-cedera-mai/">UCRAINA, NEL GELO DEL CONFINE POLACCO VOLONTARI ANAS SARDEGNA NEL CAMPO PROFUGHI; &#8220;QUESTA GENTE NON CEDERÀ MAI&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="512" height="288" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/E55E95E5-A751-4B8F-867C-FB89DD0F42F3.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/E55E95E5-A751-4B8F-867C-FB89DD0F42F3.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/E55E95E5-A751-4B8F-867C-FB89DD0F42F3-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p><p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Hrebenne (Polonia) &#8211; La guerra che da giorni sconvolge l&#8217;Ucraina ha il volto di una ragazza ventenne con il viso di una bambina. È fuggita con la madre da Charkiv e ora stringe a sé un cagnolino, lo sguardo assente di chi non ha capito cosa stia succedendo. Cerca di scaldarsi vicino alle fiamme che si sollevano da uno dei bidoni di latta disseminati nel centro di prima accoglienza di Hrebenne, villaggio a sud est della Polonia, a pochi chilometri dal confine ucraino. È tarda mattinata, ma le temperature sono già rigidissime. Nevica. Qui da giorni si riversano migliaia di profughi -quasi esclusivamente donne e bambini, gli unici autorizzati a lasciare il Paese, oltre agli uomini ultrasessantenni- un esodo impressionante e ordinato che parte principalmente da Leopoli, la più grande città dell&#8217;Ucraina occidentale. Il silenzio della colonna, surreale, è rotto solamente dagli ordini dei militari. A qualche decina di metri dal confine, associazioni di volontariato locali e internazionali hanno predisposto un campo di emergenza per offrire cibo, bevande calde e un po &#8216;di riposo ai profughi che giungono stremati, spesso dopo giorni di attesa in coda, aspettando il via libera per l&#8217;ingresso in Polonia. Un gazebo all&#8217;interno del centro accoglie le madri che attraversano il confine con neonati al seguito, un rifugio per allattare e cambiare i piccoli. La maggior parte delle persone che si aggirano per il campo hanno attraversato la frontiera solo con un trolley.</span></span></p>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Arrivano qui, la mattina del 5 marzo, i volontari dell&#8217;associazione Anas partiti dalla Sardegna due giorni prima per consegnare il carico di farmaci raccolto nell&#8217;isola grazie alla generosità di tante famiglie, medici e titolari di farmacie. Ad Hrebenne si concretizza la prima parte della missione umanitaria partita da Cagliari (e a cui la &#8216;Dire&#8217; ha preso parte) con ambulanze e pulmini stipati di medicinali, oltre 2.300 chilometri di viaggio -praticamente no stop- per portare un piccolo contributo nella tragedia del popolo ucriano. La seconda parte, più importante e difficile, consiste nel salvare più gente possibile, caricando i profughi nei mezzi ormai vuoti, per poi portarli in Italia. Poco prima delle 13 un gruppo di volontari Anas riesce a oltrepassare la frontiera di Hrebenne dopo I controlli, e ad entrare in terra ucraina. Le operazioni durano pochi minuti, il tempo di percorrere qualche chilometro, raggiungere il contatto ucraino dell&#8217;associazione, scaricare I farmaci e caricarli sui camion diretti in un ospedale vicino. Il viaggio di ritorno sarà invece molto più faticoso: i volontari vengono infatti inglobati nell&#8217;immensa coda di sfollati che cerca di raggiungere la Polonia, un fiume di persone che si riversa verso la dogana. Ci metteranno più di tre ore per uscire. Nel frattempo un&#8217;altra fila, lunghissima, di pullman, auto e camion, fa il percorso inverso: sono tutti volontari che cercano di attraversare il confine verso l&#8217;Ucraina per portare medicinali e cibo. Qualche mezzo si ferma invece nel centro di accoglienza, carica i più fortunati, coloro che sono riusciti a mettersi in contatto con amici e familiari all&#8217;estero, e si allontana dal campo. I meno fortunati dovranno stare ancora a lungo sul confine polacco, nel frattempo vengono indirizzati verso rifugi di fortuna nelle palestre dei paesi vicini. Ogni tanto, tra le brandine da campeggio che affollano le palestre, risuona una voce da un megafono: annuncia l&#8217;arriva di un pulmino dalla Germania: ci sono posti disponibili per chi volesse trasferirsi in qualche città tedesca, ci sono lavoro e alloggio assicurati. In pochi minuti, centinaia di donne e ragazze, spesso con figli, devono decidere il loro futuro lontano dall&#8217;Ucraina. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">   Nel campo c&#8217;è un volontario sardo, Diego, un manager che da vent&#8217;anni lavora a Dublino per una multinazionale specializzata in ricerche cliniche. Con la compagna polacca, Kasia, da giorni dà una mano nel centro d&#8217;accoglienza. Hanno distribuito cibo e giocattoli ai bambini, con una macchina noleggiata hanno fatto la spola da un magazzino di un paese vicino, per portare al campo I beni di prima necessità. &#8220;Ogni giorno qui si riversano decine di migliaia di persone- mi spiega- la situazione è drammatica soprattutto per la Polonia, nessun Paese è in grado di accogliere così tanti profughi, l&#8217;Europa ora deve dare una mano&#8221;. Anche Diego, come tutti quelli che hanno messo piede nel campo profughi, è rimasto sconcertato dall&#8217;atmosfera che si respira: &#8220;Sono incredibili la dignità e determinazione di questo popolo, le persone che ho visto piangere in questo campo non erano le donne e i bimbi che fuggivano dalla guerra, ma gli stessi volontari che li soccorrevano. Non è retorica dire che questa gente non si arrenderà mai. Ho incontrato una donna ucraina di 55 anni che vive in Italia e ha accompagnato il figlio qui al confine perché voleva varcare la frontiera e combattere per il suo Paese. Me l&#8217;ha detto come se il ragazzo stesse andando a comprare le sigarette. In generale, nel campo, ci sono solo donne e bambini, si contano sulle dita di una mano gli uomini ultrasessantenni, che pure avrebbero potuto lasciare il Paese. Stanno rimanendo a combattere nonostante l&#8217;età avanzata, stesso discorso per gli adolescenti&#8221;. Quindi il racconto di un episodio che fa accapponare la pelle: &#8220;Mi è stato detto che qualche giorno fa delle ragazze sono state adescate qui vicino da una sorta di setta religiosa, per fortuna poi sono state liberate dalla Polizia. Non so se siano leggende metropolitane che girano per il campo, quel che è certo è che qui a Hrebenne è pieno di poliziotti in borghese che controllano per evitare che possano verificarsi rapimenti e stupri da falsi tassisti&#8221;. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">  Dopo sole poche ore passate nel centro di accoglienza, il freddo comincia a mordere, uno dei volontari polacchi che distribuiscono il cibo offre un piccolo panino e un bicchierone di caffè americano, bollente. Ci si scalda in falò di fortuna e qui riecco la ragazza con il cagnolino. Ancora lì, seduta e immobile, lo sguardo sul fuoco, in attesa.</span></span></p>
<p>fonte «Agenzia DIRE»</p>
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		<title>Migranti, il governo della Polonia vieta l’accesso a media e ong al confine</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/02/migranti-il-governo-della-polonia-vieta-laccesso-a-media-e-ong-al-confine/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=migranti-il-governo-della-polonia-vieta-laccesso-a-media-e-ong-al-confine</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Dec 2021 23:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="512" height="288" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/972ABFBE-3333-4DAB-960E-A934B3ACEF47.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/972ABFBE-3333-4DAB-960E-A934B3ACEF47.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/972ABFBE-3333-4DAB-960E-A934B3ACEF47-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p>Varsavia &#8211; Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha ratificato un disegno di legge che impone un divieto di accesso nell&#8217;area di confine a giornalisti e operatori di organizzazioni non&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/02/migranti-il-governo-della-polonia-vieta-laccesso-a-media-e-ong-al-confine/">Migranti, il governo della Polonia vieta l’accesso a media e ong al confine</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="512" height="288" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/972ABFBE-3333-4DAB-960E-A934B3ACEF47.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/972ABFBE-3333-4DAB-960E-A934B3ACEF47.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/972ABFBE-3333-4DAB-960E-A934B3ACEF47-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p><p>Varsavia &#8211; Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha ratificato un disegno di legge che impone un divieto di accesso nell&#8217;area di confine a giornalisti e operatori di organizzazioni non governative. Per entrare nella zona sarà necessario ottenere un permesso dalle Guardia di frontiera che potrà accordarlo &#8220;a sua discrezione&#8221;.<br />
La legge, riporta la stampa locale, è entrata in vigore al termine dello stato d&#8217;emergenza frontaliero che Varsavia aveva introdotto il 2 settembre in seguito a un aumento di migranti provenienti dalla Bielorussia.<br />
Il ministro dell&#8217;Interno Mariusz Kaminski ha motivato la misura con &#8220;ragioni di sicurezza&#8221;. Rispetto all&#8217;area designata dallo stato d&#8217;emergenza, il nuovo provvedimento comprende più villaggi, ben 183, ed è profonda tre chilometri. Ieri, secondo la polizia, sono stati registrati 134 tentativi di accesso irregolare.<br />
Il garante per i diritti umani della Polonia ha contestato la legge, sostenendo che vieta il diritto all&#8217;informazione esercitato dei media e più in generale la libertà di movimento costituzionalmente riconosciuta, permettendo al ministero dell&#8217;Interno limitazioni a tempo indeterminato. Le organizzazioni non governative hanno richiamato l&#8217;allarme sulla crisi umanitaria, dal momento che i profughi sono per lo più accampati all&#8217;aperto e in questi giorni sono in corso nevicate.<br />
Al confine, da novembre sarebbero arrivati oltre 5.000 migranti dalla Bielorussia secondo il governo polacco. Varsavia accusa Minsk di aver intenzionalmente facilitato la concessione dei visti dal Medio Oriente con l&#8217;obiettivo di fare pressioni sull&#8217;Unione Europea.</p>
<p><strong><span data-originalfontsize="16px" data-originalcomputedfontsize="16">La denuncia degli eurodeputati</span></strong></p>
<p>Rezerwat Pokazowy Zubrów, (Bialowieza, Polonia) &#8211; &#8220;La situazione al confine tra Polonia e Bielorussia resta congelata&#8221;, così come stanno congelando i migranti nella foresta.<br />
Ecco perché abbiamo deciso di cercare di raggiungere il confine oggi: è un gesto simbolico per denunciare la nuova legge che il governo polacco ha votato ieri, e che vieta l&#8217;accesso ai media e le ong&#8221;. Così Janina Ochojska-Okonska, eurodeputata polacca del gruppo dei Popolari europei (Ppe), inizia la conferenza stampa organizzata nella riserva naturale di Pokazowy Zurba &#8211; a pochi chilometri da Bialowieza &#8211; con altri europarlamentari e giornalisti locali e internazionali.<br />
Terminato alla mezzanotte di ieri lo stato d&#8217;emergenza, che da settembre vietava l&#8217;ingresso a ong e media al confine, ieri il governo ha approvato un decreto con una procedura veloce che autorizza il ministero dell&#8217;Interno a prolungare a tempo indeterminato queste limitazioni &#8220;per ragioni di sicurezza&#8221;. Qui da settimane si ammassano sul lato bielorusso centinaia di migranti provenienti in maggioranza da Iraq, Siria, Yemen e Afghanistan, che secondo le ong vengono respinti dalle polizie di frontiera senza poter presentare richiesta d&#8217;asilo ne ottenere cibo, cure e assistenza, in violazione delle norme internazionali.<br />
Oggi il gruppo di europarlamentari cercherà di entrare nella zona di confine. Vari media in queste ore stanno già avvertendo che le autorità non rispondono alle richieste di accesso. Ochojska-Okonska continua: &#8220;Mi ha colpito la brutalità e la leggerezza con cui il governo polacco ha delineato questa legge che mette a rischio la vita di tanti migranti oggi bloccati al confine e nei boschi. Forse non potremo cambiare questa situazione ma vogliamo esserne testimoni&#8221;.<br />
Le fa eco l&#8217;eurodeputata francese Fabienne Keller, di Renew Europe, che dichiara: &#8220;Il fatto che la Polonia non rispetti lo stato di diritto è una questione annosa. Ma con questo blocco alla frontiera, la situazione diventa critica, la gente muore&#8221;.<br />
L&#8217;ungherese Katalin Cseh, del gruppo Renew Europe, aggiunge: &#8220;Questa è anche la frontiera dell&#8217;Unione europea e non è possibile fare una cosa del genere in Europa. Dobbiamo fare il possibile per rispettare gli standard europei e assistere queste persone. Ci auguriamo che il governo polacco voglia collaborare con le istituzioni europe e le agenzie come Frontex per trovare una soluzione comune, e gestire una crisi che altrimenti si ripresenterà ancora e ancora&#8221;. Cseh continua: &#8220;Voglio ricordare che la responsabilità di questa crisi è anche del presidente Lukashenko, che col sostegno del presidente Putin strumentalizza i migranti&#8221;. Secondo l&#8217;eurodeputata, i capi di Stato di Bielorussia e Russia trovano alleati anche nell&#8217;Ue &#8220;tra politici come Viktor Orban, Marine Le Pen e Matteo Salvini&#8221;, dirigenti che rappresenterebbero &#8220;una minaccia per l&#8217;Ue&#8221;. Secondo un&#8217;altra europarlamentare ungherese, Roza Thun, sempre di Renew Europe, &#8220;la crisi innescata da Minsk serve solo a coprire le violazioni dei diritti in Bielorussia, dove centinaia di persone sono state arrestate per aver criticato il governo&#8221;.<br />
Oggi la polizia bielorussa ha compiuto persecuzioni e arresti tra gli attivisti e giornalisti in tutto il Paese, come ha denunciato Viasna, una delle principali ong locali per i diritti umani.</p>
<p><em>fonte «Agenzia DIRE»</em></p>
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