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	<title>Prigioni Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Quando a Venezia hanno inventato le prigioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gustavo Vitali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2022 07:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-scaled.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/AA94A731-883D-4425-A861-544952FA98FA-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le mete turistiche veneziane più gettonate c’è il solenne immobile delle Prigioni Nuove, primo esempio al mondo di una struttura dedicata esclusivamente alla detenzione. Carceri improvvisate in strutture nate&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><i><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Tr</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> le mete turistiche veneziane più gettonate c’è il solenne immobile delle Prigioni Nuove, primo esempio al mondo di una struttura dedicata esclusivamente alla detenzione.</span></span></i></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Carceri improvvisate in strutture nate per altri scopi</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Fino alla fine del Rinascimento ovunque i governi usavano adattare a carceri strutture nate per altri scopi e avrebbero continuato a farlo anche in periodi successivi. Un esempio per tutti, la Bastiglia di Parigi, nata tra il 1367 e il 1382  come fortezza per difendere le mura della città presso la porta Sant’Antonio, trasformata poi in prigione e abbattuta dal popolo parigino il 14 luglio 1789, era allora in minima parte utilizzata ancora come prigione. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Valeva il duro principio che il colpevole espiasse la colpa nel modo più atroce, quando non sul patibolo. Le prigioni erano luoghi davvero infami dove i carcerati vivevano in condizioni disumane, in ambienti umidi, oscuri e con igiene azzerata. Difficilmente sopravvivevano fino alla scarcerazione, se mai fosse avvenuta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Le prigioni di Palazzo Ducale</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Venezia non aveva fatto eccezione con l’uso del piano terra e del mezzanino di Palazzo Ducale, cercando di recuperare tutti gli spazi disponibili, perfino i sottoscala. In certe gattabuie con spazi talmente esigui i reclusi facevano perfino fatica ad allungare le gambe o a tenersi dritti in piedi. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Addirittura le cosiddette celle chiamate “Prigioni dei Signori Capi”, conosciute in seguito come “Pozzi”, avevano la triste fama di essere poste sotto il livello dell’acqua. Erano invece a pian terreno e probabilmente devono l’immeritata nomea all’accesso tramite una stretta e buia scaletta di sedici gradini. Alcune avevano finestre sul Rio di Palazzo, altre, dette “orbe”, erano buie e umide. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Insieme a quelle dei  “Piombi” nel sottotetto, dove, a causa dei questo materiale usato come copertura, si pativa il freddo in inverno e la peggiore canicola d’estate, erano destinate ad accogliere gli ospiti del Consiglio dei Dieci e degli Inquisitori di Stato, ma non tutte. Di sicuro lo erano due celle segrete dei Pozzi, dette “giardini”.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il secolo scorso, nella cella numero 10 dei Pozzi durante un restauro, sotto una coltre di calce malandata, saltarono fuori dei graffiti rappresentanti la Vergine con bambino attorniata da santi, un Cristo crocifisso e altro ancora. Si sono poi rivelati come affreschi opera di tale Riccardo Perucolo in carcere per ordine del Sant’Uffizio in quanto sospetto di eresia luterana. Li aveva dipinti per convincere i giudici della sua buona fede, ma, dopo varie peripezie, finirà sul rogo vent’anni dopo a Conegliano perché luterano lo era davvero.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dalle gattabuie dei Piombi e dei Pozzi non si poteva avere contatti con l’esterno, mentre le altre sotto la loggia del palazzo erano dotate di ampie finestre chiuse da sbarre e rivolte sulla pubblica piazza.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Trattamento dei carcerati</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A parte le suddette celle dei Pozzi e dei Piombi, rispetto al resto del mondo, le carceri della Serenissima erano quasi un salotto. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ai detenuti era concesso intrattenersi liberamente con chi stava fuori, ricevere conforto morale e materiale, addirittura chiedere l’elemosina per pagare poi il conto dell’indesiderato soggiorno. Di tanta liberalità era rimasta memorabile una serenata di musici virtuosi offerta dai familiari a conforto di tale Antonio Grimani, detenuto in attesa di giudizio.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Cronisti stranieri avevano annotato l’umanità delle prigioni veneziane dove i reclusi si dedicavano a lavoretti artigianali, giocavano a dadi o a scacchi, si intrattenevano con amici e parenti presso i cancelli, oppure&#8230; organizzavano piani di fuga, perché ogni prigione è pur sempre prigione. Anche da quelle di Palazzo Ducale non erano mancate le evasioni, a volte eclatanti, addirittura di massa con il popolo a tener la parte dei fuggiaschi. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Manica larga anche in materia di esigenze sessuali, tolleranza che prevedeva addirittura lo sgombero di celle e corpi di guardia per consentire gli incontri dei prigionieri con mogli e amiche. Peraltro la reclusione era quasi promiscua. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">I colpevoli dei delitti più gravi venivano rinchiusi nelle celle cosiddette “orbe”, oscure e isolate, e con incatenamento di mani o piedi ai ceppi nei casi di riconosciuta pericolosità. Riguardo, invece, per i debitori e per coloro che si presentavano spontaneamente a seguito dell’ordine di comparizione. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per un certo periodo era stata concessa ad alcuni la libertà di movimento all’interno dell’area marciana delimitata dai canali. Inevitabile che qualcuno ne avesse approfittato per diventare uccel di bosco, tanto che, verso la metà del ‘500, vigeva la licenza che chiunque potesse uccidere impunemente gli evasi.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Un caso oltre il tollerabile</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Grazie al diarista Marin Sanudo (1466 &#8211; 1536)  resteranno negli annali i banchetti dello scrivano Zuane Ferman, finito in cella per grosse truffe commesse nell’espletamento delle funzioni e che lo avevano letteralmente ricoperto d’oro, tanto da poter tranquillamente corrompere il capitano delle prigioni Giovanni Batochio. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Costui lo lasciava uscire di notte e tornare con tutto il necessario per banchettare allegramente insieme a donne di moralità non impeccabile. Purtroppo la bella vita dietro le sbarre durò solo una manciata di giorni. Infatti la cosa era giunta alle orecchie delle autorità. A Marco Zambotto, che svolgeva le funzioni di “Missier Grande”, vale a dire una specie di collettore di tutte le informazioni raccolte dagli “zaffi”, cioè i confidenti della polizia, era stato ordinato di sorvegliare le porte delle prigioni durante la notte.  </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il mattino dopo furono arrestati il Ferman, il Batochio e due meritrici alle quali sarà inferta una dose di venti scudisciate sulla pubblica piazza. Al capitano sarà revocato il grado e mandato in esilio a Candia, cioè Creta, per cinque anni, mentre il Ferman aveva già la sua bella pena da scontare e senza bagordi. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>La giustizia aiuta i reclusi</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Notevole era lo sforzo per evitare il protrarsi di indebite carcerazioni, garantire solleciti processi e verificare la situazione giudiziaria dei detenuti. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A vigilare sulle carceri e ascoltare le lagne dei reclusi erano chiamate svariate magistrature, gli onnipresenti Avogadori di Comun in primis, seguiti dai capi della Quarantia Criminal e dall’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“avvocato de’ </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">poveri prixoni”, un funzionario obbligato a visitare le carceri, comprese le celle di sestiere, dette “cameroti”, e  curare le esigenze dei detenuti, raccoglierne le lagne e perorare i loro diritti davanti ai tribunali. Erano due che, con avvicendamento quadrimestrale, dovevano pure assistere i bisognosi di patrocinio l’uno presso la Quarantia e il secondo presso le altre magistrature che trattavano materia criminale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><b>I tre capi del Consiglio dei Dieci vigilavano sulle celle dei Piombi e dei Pozzi.</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Durante i processi l’accusato, se non poteva permettersi un avvocato che a Venezia abbondavano, era assistito da un difensore d’ufficio, perché la</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> difesa dell’imputato era intesa come cardine imprescindibile dell’ordinamento giudiziario, senza eccezioni. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Le lamentele dei guardiani</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Alla lunga, tra affollamento in spazi ricavati alla meglio e pericolo d’incendi provocati da fuochi accesi dai detenuti per scaldarsi mettendo a rischio la soprastante sala del Maggior Consiglio, se non l’intero palazzo, la situazione era diventata insostenibile.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per lo più i sorveglianti, insieme alle suppliche perché fossero aumentati i loro miseri salari, lamentavano la fatica di svolgere il loro servizio in una struttura drammaticamente inadeguata, obbligati a sedare risse dove a volte ci scappava il morto, “tenir li rei in cepi” se pericolosi, scongiurare fughe e fornire la collaborazione agli interrogatori. Questa si espletava principalmente nel condurre l’accusato alla presenza dei giudici che, se non cantava con le buone, lo sottoponevano ai “tratti di corda”. Dopo alle guardie era imposto di aiutare i medici a “radrizar i brazi”, se mai fosse stato possibile porre rimedio alle conseguenze di quella devastante tortura. Questa prevedeva di legare i polsi del malcapitato dietro la schiena e issarlo con una fune pendente dal soffitto per poi lasciarlo piombare fin quasi a terra. Non ne potevano più.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Il progetto delle Prigioni Nuove</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Riconosciuta la improrogabilità della situazione, si era deciso per un intervento drastico e risolutivo con la costruzione del nuovo carcere in un’area attigua a Palazzo Ducale e divisa da questo dall’omonimo rio. La prima delibera del Consiglio dei X risale al marzo del 1563 e prevedeva una struttura mono funzionale, cioè adibita a solo scopo detentivo come mai nessuno al mondo aveva pensato prima. Tempo massimo concesso “non più tardi del 1610”, ma i tempi sforeranno di qualche anno.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nella progettazione e costruzione ci metteranno le mani parecchi architetti: Antonio da Ponte il primo insieme a Zamaria dai Piombi, poi Tommaso e Antonio Contin, autore del cosiddetto “Ponte dei Sospiri” che collega il nuovo blocco detentivo con Palazzo Ducale, e infine Bartolomeo Manopola. Ne verrà fuori un edificio dalle forme austere e solenni affacciato sulla Riva degli Schiavoni, con un profondo porticato a piano terra e ampie finestroni al primo piano dove saranno alloggiati in una apposita stanza I Signori di Notte, magistrati e insieme capi della polizia ai quali era stato affidato l’ordine pubblico in città e altro ancora. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il proposito iniziale di migliorare la vita dei detenuti con celle più grandi, bene areate e illuminate, sarà realizzato quasi per intero, salvo alcune sezioni dell’edificio, come i gruppi di celle disposti verso l’interno. Particolarmente <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-61791" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-768x1024.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-scaled.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-1170x1560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/EB4D415E-8AB4-4F36-A3A3-2FF0FB34BCBB-585x780.jpeg 585w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />critica la vivibilità dei settori con un corridoio di ronda lungo i quattro lati. Ogni cella era rivestita con tavole di legno di larice incrociate e inchiodate fittamente alle pareti, sul pavimento e sulla volta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Trasferimento dei detenuti</b></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il cantiere andrà avanti fino al 1614 con la realizzazione del cosiddetto “Ponte dei Sospiri”, denominazione che non <img decoding="async" class="alignright wp-image-61795" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565-300x225.jpeg" alt="" width="225" height="169" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565-585x439.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/10/BA01BC98-3B59-445D-A2AF-95B8AFD6E565.jpeg 640w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />si riferisce ai sospiri degli innamorati che oggi lo fotografano dal Ponte della Paglia, come qualcuno potrebbe pensare. Erano invece quelli dei detenuti che andavano verso il giudizio e tornavano poi in cella per scontare la pena. Infatti il ponte è diviso in due corridoi dai quali i poveracci potevano dare un’occhiata all’esterno, al Rio di Palazzo da un lato e dall’altro al Ponte della Paglia che separa i sestieri San Marco e Castello dove sorgono le Prigioni Nuove.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Già a lavori in corso si attiveranno progressivamente le celle disponibili. Cosicché alla fine del 1601 la maggior parte dei detenuti risultavano “accomodati” nelle prigioni “Nuovissime”; nel 1603 i carcerati che si trovavano ancora a Palazzo Ducale erano stati tutti spostati e gli spazi liberati destinati ad altri uffici. Erano rimasti in funzione Piombi, Pozzi e una cella al piano dell’armeria, detta “Torresella”, perché alle celle i carcerati avevano dato i nomi più curiosi e pittoreschi: “Liona”, “Fresca Zoia”, “Armamento” e così via, nomi che si erano portati dietro alle Prigioni Nuove. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Le Prigioni Nuove, che a lavori ultimati conteranno ben 400 posti, resteranno in funzione fino al 1919, sopravvivendo alla Serenissima, alle dominazioni francese e austriaca e a un pezzo del Regno d’Italia.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Gustavo Vitali</span></span></p>
<p class="s3"><a href="https://www.ilsignoredinotte.it/prigioni-nuove.html"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">articolo originale</span></span></a><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> &#8211; https://www.ilsignoredinotte.it/prigioni-nuove.html</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nelle foto: due immagini degli interni scattate dall’autore</span></span></p>
<p>il ponte dei sospiri- Pixabay</p>
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