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	<title>Programmi scolastici Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Dante Manzoni Leopardi sono insostituibili.  I Classici non si toccano. Anzi si rafforzano. Una banale innovazione ministeriale </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 16:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Banalizzare la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Programmi scolastici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748-1536x864.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/9b9beab2-cf36-40ea-ae4f-60281d22c748-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Si discute di &#8220;sintetizzare&#8221; Dante, Manzoni e quelli che sono i classici della cultura italiana nei licei. Certo la scuola cambia e le società sono in transizione costante ma questo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/24/dante-manzoni-leopardi-sono-insostituibili-i-classici-non-si-toccano-anzi-si-rafforzano-una-banale-innovazione-ministeriale/">Dante Manzoni Leopardi sono insostituibili.  I Classici non si toccano. Anzi si rafforzano. Una banale innovazione ministeriale </a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si discute di &#8220;sintetizzare&#8221; Dante, Manzoni e quelli che sono i classici della cultura italiana nei licei. Certo la scuola cambia e le società sono in transizione costante ma questo non significa che bisogna modificare i programmi scolastici riducendo la memoria di una civiltà.<br />
Riducendo e sintetizzando ci si smarrisce. Si dice che Dante è difficile. Che Manzoni è lungo. Che Petrarca è lontano. Che Boccaccio è immorale. Che Tasso è oscuro. Che Ariosto è gioco. Che Leopardi è triste. E dunque si tolgono. Si sostituiscono. Si alleggeriscono. Come se la cultura fosse un peso. Come se la memoria fosse zavorra. Come se l’Italia potesse camminare senza gambe. Stiamo toccando le macerie di una civiltà letteraria. Vero?<br />
Manzoni e Dante non si possono sintetizzare o ridurre. Non per devozione. Per necessità. Perché senza Dante non c’è la lingua. Non c’è Italia. Non c’è inferno da attraversare. Non c’è paradiso da sperare. Dante è il padre che ci  ha dato la parola. Ci ha dato il concetto reale di  esilio. Ci ha dato la patria quando la patria non c’era. Ha fatto della Toscana il paese di tutti. Ha fatto del volgare il latino del popolo. Ha fatto del viaggio l’educazione dell’uomo. Ridurre Dante dal liceo è togliere il sale. E senza sale il pane è sciapo. E il pane sciapo non nutre. Anzi inserirei non solo la Commedia ma anche gli altri testi a cominciare dalla Vita Nova sino al Convivio. Non si può ridurre nulla. È come se si demolisse una identità.<br />
Così Manzoni. Perché Manzoni è la coscienza di una Italia smarrita e della ricerca di Provvidenza che entra nella storia. È Lucia che resiste ai poteri. È Renzo che lotta. È l’Innominato che cade. È Cristoforo che diventa un convertito. È la peste che insegna a capire il male. È la fede che non spiega. È la morale che non predica. È la lingua che diventa linguaggio. Come si fa dire che Manzoni sia difficile o complesso. È il primo vero romanzo della letteratura italiana.<br />
Si potrebbe andare oltre. Il rischio è grave. Perché con loro si dovrebbe ripensare a tutta la letteratura sino a tutto il Romanticismo che significa Risorgimento? E sì.  Perché la discussione porterebbe a riconsiderare anche  Petrarca fino a Leopardi.<br />
Già. Dante e Manzoni sono soltanto una premessa. Prima di arrivare a ciò fermiamo questa deriva. Perché? Perché Petrarca è il primo uomo moderno. Il primo che fece della malinconia poesia. Che fece della solitudine canto. Che salì sul Ventoso e capì che la vetta non basta. Che serve il ritorno. Che serve Laura viva e Laura morta. Perché l’amore è mancanza. E la mancanza è scrittura. E la scrittura è Europa.<br />
E ancora Boccaccio.  Ma Boccaccio é il mercante che racconta. Il giovane che ride. Il vecchio che espia. Il Decameron non è mai scandalo. È vita. È peste. È cornice. È dieci giovani che salvano il mondo narrando. Perché narrare è resistere. È non morire. Boccaccio è  il riso e l&#8217;ironia.<br />
Poi si passerebbe a Tasso? Certamente sì. Ma Tasso è l’uomo che impazzì di Dio e di amore. Che vide la Gerusalemme e vide il carcere. Che scrisse con la febbre. Che portò la crociata dentro la letteratura. Che fece della selva incantata il luogo dell’anima. Chiaramente si toccherebbe anche Ariosto senza rendersi conto che l’ironia ci salva. Perché senza Ariosto non sapremmo ridere di noi. E senza ridere di noi diventeremo  duri inquisitori. E ancora si passerebbe al ragazzo di Recanati. Alla siepe. Poi si ridurrebbero L’infinito. La luna. Il sabato. La ginestra.<br />
I classici sono opere aperte. Non sono reliquie. Sono radici. Tagliare la radice è creare il  deserto. E il deserto non ha oasi. Ha sabbia. Ha sete. Ha nulla.<br />
La scuola italiana ha sete. Ha programmi che inseguono il mercato. Ha competenze che ignorano l’anima. Ha laboratori che non sanno cos’è il silenzio. Ha schermi che non sanno cos’è la pagina. Ha fretta. E la fretta è nemica del classico. Perché il classico chiede tempo. Chiede lentezza. Chiede fedeltà. Chiede di  rileggere. Di sbagliare. Di capire a quarant’anni ciò che a sedici non capivi. E capire a quarant’anni è vero il miracolo della scuola che rimanda a un&#8217;età che vorremmo recuperare.<br />
Non si possono minimamente toccare i classici. Si dovrebbero raddoppiare.<br />
Anzi. Se ne parli di più. Se ne parli meglio. Con passione. Con la vita. Perché Dante é un viaggio. Manzoni non è un  libro. È coscienza. E la coscienza si forma. Petrarca non è sonetto. È il cuore. Boccaccio non è novella. È corpo. Tasso è lotta.  Ariosto non è invenzione. È libertà.  Leopardi non è pessimismo. È verità.<br />
Sono soltanto alcuni esempi per dire che la letteratura nei licei bisogna rafforzarla. Non accartocciare pagine in una sintesi. Sono esempi per prevenire un relativismo ingombrante che campeggia nella nostra temperie.<br />
I classici si studiano. Si amano. Si difendono. Perché edificano. Rigenerano. Perché sono vita. Da loro la lingua diventa linguaggio e il linguaggio si fa conoscenza nei saperi antichi e soprattutto nuovi. Perché in questo smarrimento epocale le eredità sono le vere identità che innovano le culture e i popoli senza perdere il senso delle tradizioni. La si smetta in questo gioco ridicolo di aprire nuove ferite nella memoria delle letterature.<br />
Ma quale innovazione nei programmi scolastici? Un banalizzare la letteratura?<br />
Cerchiamo di essere seri!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><img decoding="async" class="size-thumbnail wp-image-4345 alignleft" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/02/Pierfranco-Bruni.2-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>I programmi scolastici nella scuola italiana.  Lo Studio Eurispes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 15:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Eurispes]]></category>
		<category><![CDATA[Programmi scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[scuola italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="854" height="1280" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188.jpeg 854w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-683x1024.jpeg 683w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-768x1151.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-585x877.jpeg 585w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></p>
<p>Tra le critiche più frequenti al sistema scolastico italiano c’è quella che punta il dito contro programmi ritenuti superati e, quindi, non più adeguati alle esigenze del presente. A fotografare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/22/i-programmi-scolastici-nella-scuola-italiana-lo-studio-eurispes/">I programmi scolastici nella scuola italiana.  Lo Studio Eurispes</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="854" height="1280" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188.jpeg 854w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-200x300.jpeg 200w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-683x1024.jpeg 683w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-768x1151.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_9188-585x877.jpeg 585w" sizes="(max-width: 854px) 100vw, 854px" /></p><p><i>Tra le critiche più frequenti al sistema scolastico italiano c’è quella che punta il dito contro programmi ritenuti superati e, quindi, non più adeguati alle esigenze del presente. A fotografare la situazione è uno studio dell’Eurispes, che ripercorre i cambiamenti storici e culturali che hanno interessato la scuola nel corso del tempo, soffermandosi in particolare sull’evoluzione di alcune delle principali discipline insegnate nei diversi ordini e gradi dell’istruzione nazionale.</i></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334"><br />
Sono tanti gli atti legislativi che in Italia hanno avuto per oggetto la scuola. Per comprendere la direzione e la natura degli sviluppi più recenti che hanno disegnato l’attuale fisionomia del mondo dell’istruzione, un documento imprescindibile è il </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">Dpr 89 del 15 marzo 2010</strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334"> con il quale veniva esplicitato un principio diventato prassi ordinaria per chi, soprattutto nel ruolo di docente e valutatore, opera nella scuola. Secondo tale principio </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">il processo di apprendimento deve condurre a risultati che vanno valutati in termini di conoscenze, abilità e competenze</strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">. Detto diversamente, il profitto dello studente non si dovrebbe più ridurre a un numero o a una sigla con cui misurare il “peso”, la “quantità” delle nozioni acquisite. Più del “quanto” e, a volte, anche del “che cosa”, viene maggiormente a contare il “come” e il potenziale utilizzo che può e deve essere fatto dei contenuti disciplinari. Le conoscenze non vengono bandite, ma – questo è il messaggio – avrebbero meno valore se non si convertissero in abilità e competenze. Sulla scia di questo non irrilevante cambiamento, viene da chiedersi che cosa ne è stato dei vecchi programmi scolastici, partendo magari dalla domanda – cosa che è stata fatta nello studio qui proposto – sulla loro attualità. Una delle critiche più frequentemente rivolte alla scuola italiana, anche da parte di chi non può dirsi proprio esperto di questioni scolastiche, riguarda, infatti, la presunta vetustà dei programmi, da cui verrebbe a dipendere poi la loro inadeguatezza.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">Su questo aspetto si interroga </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">la ricerca </strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">che</span> <span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">l’</span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">Eurispes </strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">ha voluto dedicare al</span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334"> ruolo e </strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">all’</span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">importanza</strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334"> che i </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">programmi scolastici</strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334"> hanno, e, come si scoprirà, continuano ad avere, </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">nel sistema dell’istruzione</strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334"> nostrano. In questo senso, uno studio è stato realizzato sotto l’egida del </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">Laboratorio sulle Politiche educative </strong><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">dell’Eurispes e coordinato da Giuseppe Pulina, docente, filosofo, giornalista e componente del Comitato Scientifico dell’Eurispes. L’analisi dei programmi scolastici si inserisce nell’iniziativa particolare dell’Istituto che ha voluto dedicare il 2025 alla Scuola, alla formazione e ai temi dell’educazione. Se le premesse iniziali della ricerca coinvolgono senza distinzione le tante discipline che caratterizzano i differenti curricoli, non si può tuttavia dire che i programmi di tutte le discipline abbiano seguito lo stesso percorso. Ci sono discipline che si sono rivelate più ricettive nei confronti di novità e sollecitazioni esterne, mostrando una trasversalità non poco feconda; altre hanno invece subìto il condizionamento di contesti – politici, culturali e sociali – mutevoli; altre ancora (la storia, ad esempio) sono state spesso chiamate in causa per rendere conto delle loro “intenzioni”, come se di queste dovesse rispondere la disciplina e non il suo “interprete”. Vero è però che – e a dimostrarlo ancora una volta sarà la storia – sul destino di determinate discipline pesa la “cornice di pensiero” dentro la quale vengono prese decisioni che ne orientano profondamente l’insegnamento. Il fatto che a insegnare storia siano ancora oggi soprattutto i docenti di filosofia è, ad esempio, circostanza non irrilevante, oltre che piuttosto dibattuta.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">Può accadere che dei programmi si dicano talvolta scontenti anche i ministri. A più riprese il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha recentemente richiamato l’attenzione sulla necessità di reintrodurre materie non più presenti (il latino, ad esempio, nella secondaria di primo grado) o di aggiornarne altre, intervenendo sui programmi (guarda caso, la storia). Politici e professionisti dell’istruzione di tempi diversi hanno sempre visto nella scuola lo specchio più o meno fedele di cambiamenti o persistenze più o meno accettabili. Vale a dire che i programmi scolastici non sono mai l’esito di scelte puramente casuali e che queste possono essere ricondotte all’impianto ideologico in cui sono maturate ed emerse. Come si chiarisce nello studio, per “impianto ideologico” s’intende nient’altro che «il contesto – di idee, tendenze e processi di pensiero – che ha promosso l’elaborazione dei programmi sui quali per tanti anni si è concentrata l’attività didattica di generazioni di insegnanti». Se alla base di un programma scolastico non ci fosse un fondamento pedagogico, non si sbaglierebbe a dubitare della sua reale efficacia. Per questo motivo, </span><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">lo studio realizzato dall’Eurispes, dopo una breve disamina dei principali snodi politici e normativi che hanno segnato la storia della scuola italiana, ricostruisce i diversi contesti ideali che si sono succeduti in tempi diversi, per poi entrare, in modo analitico e attraverso una visione d’insieme, nel merito del percorso seguito da alcune delle discipline maggiormente presenti nelle scuole di diverso ordine e grado del sistema nazionale.</strong></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">lo studio in versione integrale è </strong><a href="https://eurispesufficiostampa.voxmail.it/nl/pvysc5/wbb2gc/zfz73l2/uf/1/aHR0cHM6Ly9ldXJpc3Blcy5ldS93cC1jb250ZW50L3VwbG9hZHMvMjAyNS8wNi8yMDI1Xy1ldXJpc3Blc19pLXByb2dyYW1taS1zY29sYXN0aWNpLW5lbGxhLXNjdW9sYS1pdGFsaWFuYS5wZGY?_d=A5J&amp;_c=3d2dad5b" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eurispesufficiostampa.voxmail.it/nl/pvysc5/wbb2gc/zfz73l2/uf/1/aHR0cHM6Ly9ldXJpc3Blcy5ldS93cC1jb250ZW50L3VwbG9hZHMvMjAyNS8wNi8yMDI1Xy1ldXJpc3Blc19pLXByb2dyYW1taS1zY29sYXN0aWNpLW5lbGxhLXNjdW9sYS1pdGFsaWFuYS5wZGY?_d%3DA5J%26_c%3D3d2dad5b&amp;source=gmail&amp;ust=1750498719308000&amp;usg=AOvVaw1nQXljXhGUEXe3jgkOdj8m"><u data-originalfontsize="16pt" data-originalcomputedfontsize="21.333334">scaricabile cliccando qui</u></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F06%2F22%2Fi-programmi-scolastici-nella-scuola-italiana-lo-studio-eurispes%2F&amp;linkname=I%20programmi%20scolastici%20nella%20scuola%20italiana.%20%20Lo%20Studio%20Eurispes" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F06%2F22%2Fi-programmi-scolastici-nella-scuola-italiana-lo-studio-eurispes%2F&#038;title=I%20programmi%20scolastici%20nella%20scuola%20italiana.%20%20Lo%20Studio%20Eurispes" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/22/i-programmi-scolastici-nella-scuola-italiana-lo-studio-eurispes/" data-a2a-title="I programmi scolastici nella scuola italiana.  Lo Studio Eurispes"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/22/i-programmi-scolastici-nella-scuola-italiana-lo-studio-eurispes/">I programmi scolastici nella scuola italiana.  Lo Studio Eurispes</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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