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	<title>Racconti Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Racconti Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Un giorno ci rivedremo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Lelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 09:31:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="405" height="608" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/87C0CB02-CB6C-4DFA-BC76-C13A774F17E3.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/87C0CB02-CB6C-4DFA-BC76-C13A774F17E3.jpeg 405w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/87C0CB02-CB6C-4DFA-BC76-C13A774F17E3-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></p>
<p>E’ una splendida giornata di primavera, il cinguettio di due uccellini che saltano da un ramo all’altro richiama la mia attenzione, li osservo divertita e ammiro con orgoglio il mio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E’ una splendida giornata di primavera, il cinguettio di due uccellini che saltano da un ramo all’altro richiama la mia attenzione, li osservo divertita e ammiro con orgoglio il mio piccolo giardino: il prato di un verde intenso, il roseto gi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">à pieno di boccioli e il pesco in fiore.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ho voglia di uscire, di andare a fare una lunga passeggiata, sento suonare il telefono, vedo l’ora, è sicuramente mia zia che come tutte le mattine, per più di mezz’ora mi racconta sempre le solite cose, non ho voglia di ascoltarla, non stamattina, ho altro da fare.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Chiudo casa e mentre scendo le scale, suona il cellulare, mia sorella Sonia, come mai? Ci sentiamo così raramente che mi meraviglio.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ciao Sonia come va?</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Claudia, la mamma sta molto male, sta morendo.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">L’ascolto in silenzio e dopo averla salutata chiudo il telefono</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> come se avessi ricevuto un colpo allo stomaco</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">;</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ho pensato tante volte a questo momento a come avrei reagito.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Non sento e non vedo i miei genitori da tanti anni, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">mi </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ero convinta che tutto ciò che riguardasse loro non mi sarebbe più interessato</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. M</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a ecco che la notizia mi sconvolge, vorrei rimanere indifferente a tutto, lasciare che gli anni passati rimangano lì, dove ho </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">cercato,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> dopo tanto dolore, di serrarli, in un angolo remoto della mia mente.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rientro a casa e senza pensarci su tanto, preparo un borsone con l’occorrente per stare fuori qualche giorno</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, i miei genitori abitano a trecento chilometri di distanza.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Entro in macchina come un </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">automa e</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> lungo il tragitto mi sforzo di non pensare a niente, ma non è possibile, loro hanno fatto parte fondamentale della mia vita, a causa loro, dei loro errori, della loro indifferenza, la mia vita ha cambiato il suo naturale percorso.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Ricordo ancora con dolore come non sono mai stata una bambina spensierata, come la continua assenza di mia madre mi pesasse enormemente. Lei ha preferito seguire mio padre in tutto e per tutto, come se fosse stato il suo unico bambino da accudire e proteggere, lasciandoci crescere da una donna dispotica. Spesso la notte, sola nel mio letto, piangevo e invocavo silenziosamente una mamma inesistente.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Negli anni ho imparato a chiudermi in un mondo tutto mio, fatto di sogni, di desideri</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">; </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">il più grande era quello di poter andare via da quella casa. Ho sempre sognato un principe, l’uomo che mi avrebbe portata via, che mi avrebbe amata di un amore assoluto, speciale.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il mio principe lo avevo trovato, ma per il mio solito destino avverso, nel momento che stava per raggiungermi, ha perso la strada. Ci amavamo in modo unico, meraviglioso, ero molto speciale per lui e lui era l’unico a cui</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> avevo permesso di conoscere la vera Claudia, l’unico a cui avevo donato il mio cuore.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Questo mi ha impedito di riuscire ad amare un altro uomo. La mia sensibilità, il mio essere speciale, come diceva lui, mi aveva tenuta legata al suo cuore per sempre.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Un turbinio di episodi e pensieri affollano la mia mente, <img decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-4801" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/BAEEF4D0-B1E6-43F5-BB1A-1AAE90680ED7-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />penso a quello che non sarebbe mai dovuto succedere a una bambina di undici anni e a tutto quello che ne è seguito: un grande senso di colpa che vivo ancora oggi, quel senso di colpa che mi ha portato negli anni a vivere continue paure e insicurezze.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Finalmente smetto di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">pensare, sono arrivata all’ospedale di Cosenza, mia sorella mi viene incontro e mi racconta tutto: mia madre era malata da diverso tempo e</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> da</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ieri era entrata in coma.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Sonia non si aspetta che le chieda come mai non mi ha avvisata prima, ci guardiamo in silenzio, lei sa benissimo come la penso in merito ai miei genitori, anzi credo si sia meravigliata nel vedermi qui.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Saliamo in reparto di terapia intensiva, rimango più di cinque minuti ferma dietro la vetrata, osservo mia madre lì, attaccata al respiratore, gli occhi chiusi, un viso cereo. Dopo aver infilato un camice monouso, gambaletti e cappellino, entro nella stanza e mi avvicino al suo letto. Rimango a lungo a</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> o</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">sservarla, ha il viso tumefatto, quasi irriconoscibile</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> a causa di mesi e mesi di cortisone, solchi che segnano il suo viso sono la testimonianza degli anni passati, le sue mani inermi, poggiate sul lenzuolo sono invecchiate, rugose.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Mi siedo sulla sedia proprio di fronte a lei, la osservo, mi sforzo di ricordare il calore delle sue braccia, ma i ricordi sono così lontani che non riescono a riaffiorare nella mia mente.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Dopo averla contemplata a lungo, poggio la mia mano sulla sua e inizio a parlare come se potesse ascoltarmi.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Vorrei dirti tante cose, vorrei dirti tutto quello che tu sai già, accusarti del fatto che non mi sei stata vicina, del fatto che hai accettato tutto quello che mi è successo con apparente indifferenza, chiederti perché non mi hai difesa. Invece no, non voglio parlare di tutto questo.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il suo corpo inerme poggiato sulle bianche lenzuola scatena in me una pro</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">fonda tenerezza, poggio</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> la testa sulla sua spalla immobile, in questo momento vorrei entrare nel suo mondo e parlare di tutto ciò che non ci siamo mai dette, poter fare con lei tutto ciò che non ho mai fatto, chiudo gli occhi e forse mi addormento, non so, entro in un mondo ovattato.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Comincio a camminare, rimango affascinata dai tanti colori che mi circondano. Alla fine del percorso mi ritrovo in un mondo magico, meraviglioso, una luce accecante illumina un immenso prato fiorito</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, uno scoiattolo mi passa davanti e si ferma a osservarmi per nulla spaventato della mia presenza, il rumore del ruscello, che scorre poco </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">lontano, richiama</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">la mia attenzione.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La vedo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">là, seduta</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> su di una pietra, la vedo come la ricordavo, con il suo bel viso non ancora segnato dal tempo, mi chiama con una voce dolce, soave, una voce non sua, mi tende le </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">braccia, un</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> gesto che non ricordo. Mi avvicino, mi siedo al suo fianco, mi lascio abbracciare, il suo calore mi riporta indietro negli anni, mi porta a ricordare quei momenti piacevoli che erano stati completamente annullati dalla mia mente perché sopraffatti da quelli spiacevoli, sopraffatti da un dolore indescrivibile.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Claudia, mi dice, come stai? Come posso aiutarti?</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4">Quanti anni sono che avrei voluto sentire queste parole? E così mi ritrovo a raccontarle tutto quello che ho passato in questi anni: la mia eterna solitudine, un grande amore finito che mi ha portato a vivere nei ricordi, la mia incapacità di perdonare. Piango, piango disperatamente fra le sue braccia tutto il mio dolore, la mia solitudine.</p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Piangi pure tesoro mio, mi dice, sfogati, vedrai che dopo ti sentirai </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">m</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">eglio, tu non sarai mai più sola, io sarò sempre al tuo fianco e non disperare, mai dire mai nella vita</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, smettila di essere così dura e severa con te stessa. Perdonami Claudia, vorrei aver fatto tutto quello che dovevo per te, ma tante cose neanche io sono riuscita ad </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">accettarle, sappi che tu non eri colpevole di niente, eri una bambina indifesa, sono io che avrei dovuto difenderti, proteggerti, ma non l’ho fatto, ne ho avuto paura. Nonostante tutto quello che ti era successo tu continuavi ad essere una bambina dolce ed io, inconsapevolmente, non accettavo il tuo essere, avrei preferito accuse dirette, avrebbero smosso le mie paure, la mia apparente indifferenza.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Soffrivo, Claudia, soffrivo soprattutto perché ero incapace di aiutarti, pensavo alla gente e a proteggere un padre che non era mai stato tale per te.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4">Le lacrime scendevano silenziose sul mio viso e finalmente l’abbraccio anch’io, la stringo forte e le dico quello che non avrei mai pensato di poterle dire.</p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Mamma non ti preoccupare, ora è tutto passato, come hai detto tu, da questo momento in poi saremo sempre vicine, il tuo amore riuscirà a cancellare tutto il dolore che ho dentro</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rimaniamo a lungo abbracciate ad osservare l’acqua del torrente che scende da una piccola roccia, suonando una dolce musica come a cullare i nostri pensieri.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Un suono acuto mi riporta indietro, mi allontana piano piano da quel mondo magico, apro gli occhi, guardo il monitor, piatto,</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">guardo mia madre, il suo ultimo respiro lo ha fatto tra le mie braccia e stringendola a me le sussurro:</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Stai tranquilla mamma, finalmente ci siamo dette tutto quello che avremmo voluto dirci da tanti anni, finalmente il tuo abbraccio ha riempito il mio cuore.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4">Entrano il medico e un’infermiera, non osservo il loro sguardo, so già dov’è andata, finalmente in un posto tranquillo, lontano dai suoi rimpianti, dalle sue paure, dai suoi sensi di colpa, è andata dove con pazienza mi attenderà, attenderà quella figlia che non ha mai vissuto, che non ha mai ammesso a se stessa di amare, ora tutto ciò lo sa, tutto ciò la rasserenerà.</p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Esco dalla stanza, un abbraccio silenzioso a mia sorella Sonia, uno sguardo a mio padre seguito da un lieve cenno di saluto. In questi momenti il silenzio è l’unico amico, non esistono parole per colmare tutta la confusione che avvolge il tuo essere. Hai bisogno del silenzio per capire.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Prima di andare via, un ultimo sguardo attraverso la vetrata</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, l’espressione di mia madre è serena e sembra mi dica: ho trovato finalmente la mia pace!</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Io con un sussurro le dico: </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">tranquilla mamma, ti ho perdonata sai, vedrai prima o poi ci rincontreremo.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Esco dall’ospedale, alzo lo sguardo in direzione della sua camera, un senso di pace avvolge tutto il mio essere, so che ha smesso finalmente di soffrire, sento che il mio perdono è arrivato al suo cuore.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Mi avvicino alla macchina e mentre sto per sedermi, la mia attenzione viene attratta da una figura ferma, immobile sul marciapiede di fronte. La luce del sole mi acceca impedendomi di vederne i lineamenti, riparo gli occhi con le mani riconosco la figura che mi sta osservando, il mio cuore si ferma per un attimo, dalle mie labbra un sussurro, Andrea. Lui si avvicina e con il suo inconfondibile e dolce sorriso mi dice:</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Sapevo che prima o poi saresti tornata, ti aspettavo da tempo. Sei andata via senza darmi il tempo di chiederti perdono. Ti ho cercata, ma inutilmente, e da quel momento ho incominciato ad aspettare, ho incominciato a sperare in un tuo ritorno, ho incominciato a vivere sognando questo momento ed è questo che mi ha dato la forza di andare avanti.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Mi stringe le mani come a darmi forza e coraggio</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. C</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">oraggio di credere di nuovo in lui, nelle sue parole. I suoi occhi parlano, come hanno sempre fatto.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Rivolgo lo sguardo verso quella finestra chiusa</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Grazie mamma; sai, ho iniziato a perdonare e continuerò a farlo, ho capito che è l’unico modo per riprendere il mio percorso di vita</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> interrotto, è l’unico modo per riprendermi, per restituire l’innocenza a quella piccola e fragile bambina ormai diventata donna.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">»</span></span></p>
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		<title>Ero sceso a buttare il sacco dell’immondizia…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto De Giorgi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 11:26:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="628" height="399" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043.jpeg 628w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043-585x372.jpeg 585w" sizes="(max-width: 628px) 100vw, 628px" /></p>
<p>RACCONTO di Roberto De Giorgi Sono già a letto quando mia moglie mi dice: «Non coricarti, vai a buttare la spazzatura, che fra un po’ passano a ritirarla.» Riluttante, mi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/11/ero-sceso-a-buttare-il-sacco-dellimmondizia/">Ero sceso a buttare il sacco dell’immondizia…</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="628" height="399" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043.jpeg 628w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043-300x191.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/2A96F53E-64A2-42B7-9D32-C48854E54043-585x372.jpeg 585w" sizes="(max-width: 628px) 100vw, 628px" /></p><p class="s4"><span class="s2">RACCONTO</span><span class="s2"> di </span><span class="s3">Roberto De Giorgi</span></p>
<p class="s4"><span class="s2">Sono</span><span class="s2"> già a letto quando </span><span class="s2">mia moglie </span><span class="s2">mi dice: «</span><span class="s2">N</span><span class="s2">on coricarti, vai a buttare la spazzatura, che fra un po’ passano a ritirarla.»</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Riluttante</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> mi rivesto e scendo in un borgo di </span><span class="s2">Taranto</span><span class="s2"> che alle 21,30 è</span><span class="s2"> già spento da un pezzo; alcuni tratti</span><span class="s2"> di strada, </span><span class="s2">durante l’imbrunire</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">non si accendono </span><span class="s2">più</span> <span class="s2">da </span><span class="s2">diverso </span><span class="s2">tempo </span><span class="s2">e restano con quella luce diafana che </span><span class="s2">incute</span><span class="s2"> paura.</span><span class="s2"> Quella stessa paura che deve aver preso due adolescenti che giorni fa hanno bussato alla nostra porta per timore di un bruto che le aveva seguite con l’auto.</span><span class="s2"> Poi la vicenda del coronavirus ha creato davvero un coprifuoco. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Butto l’</span><span class="s2">immondizia in un cassonetto</span><span class="s2"> che tracima e r</span><span class="s2">aggiungo</span> <span class="s2">di nuovo e</span><span class="s2"> velocemente</span><span class="s2"> i</span><span class="s2">l portone e mi accorgo che la porta gira. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">“Una porta girevole”, penso, “non me n’ero accorto prima”. </span><span class="s2">Salgo le scale, non più </span><span class="s2">di corsa</span> <span class="s2">per via dell’età</span><span class="s2"> e quando arrivo alla porta </span><span class="s2">noto</span><span class="s2"> che è </span><span class="s2">scomparso</span><span class="s2"> il buco della serratura. Al suo</span><span class="s2"> posto</span> <span class="s2">c’è </span><span class="s2">un </span><span class="s2">cerchio luminoso con l</span><span class="s2">’immagine</span><span class="s2"> di </span><span class="s2">un dito. Poggio il dito sopra</span><span class="s2"> la luce</span><span class="s2"> e una voce metallica</span><span class="s2"> automatica</span> <span class="s2">strilla</span><span class="s2">: “sconosciuto”. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">A questo punto, </span><span class="s2">una voce femminile dall’interno urla: «Ma chi </span><span class="s2">cavolo </span><span class="s2">è a quest’ora!» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Sono in preda al panico, tremo in tutta la persona e dico solo con voce </span><span class="s2">palpitante</span><span class="s2">: «Amore, non scherzare fammi entrare»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«</span><span class="s2">Amore? </span><span class="s2">Entrare? Ma lei è impazzito, ma chi è? Ora chiamo la </span><span class="s2">Spartan</span> <span class="s2">P</span><span class="s2">oli</span><span class="s2">ce</span><span class="s2">»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Davvero non</span><span class="s2"> capisco</span><span class="s2"> cosa stia accadendo. Scendo e risalgo più volte</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> immaginando di aver sbagliato</span><span class="s2">, esco e guardo il palazzo e la strada, m</span><span class="s2">a è tale l’agitazione che non m’</span><span class="s2">accorg</span><span class="s2">o di </span><span class="s2">alcuna modificazione del </span><span class="s2">paesaggi</span><span class="s2">o</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> piuttosto</span> <span class="s2">noto </span><span class="s2">quella porta girevole</span><span class="s2"> che</span><span class="s2"> ha bordi luminosi, </span><span class="s2">risalgo stavolta </span><span class="s2">lentamente</span><span class="s2"> e</span><span class="s2"> a</span><span class="s2">lla fine</span><span class="s2"> m</span><span class="s2">’</span><span class="s2">accascio sulle scale</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> là,</span><span class="s2"> vicino alla porta. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">La voce da</span><span class="s2">l di</span><span class="s2"> dentro</span><span class="s2"> l’appartamento</span><span class="s2"> si è</span><span class="s2"> ora</span><span class="s2"> fatta più dolce: «Lei è ancora qui, ma che vuole</span><span class="s2"> da me</span><span class="s2">?» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Dico il mio nome e confermo di abitare lì. Queste parole hanno il potere di </span><span class="s2">far </span><span class="s2">aprire la porta che fa uno scatto, come</span><span class="s2">se fosse</span><span class="s2"> una cassaforte.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Una figura giovane, esile, mi dice: «Entri, signore</span><span class="s2">, non mi faccia del male</span><span class="s2">»</span><span class="s2">. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">La casa è cambiata, non la riconosco più, il soffitto a volta è illuminato da figure in movimento</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> come </span><span class="s2">in </span><span class="s2">un cartone animato, la ragazza vede il mio aspetto distrutto e mi fa sedere. </span><span class="s2">Lei però è</span><span class="s2"> all’interno di un’</span><span class="s2">area </span><span class="s2">ovale</span><span class="s2"> luminosa</span><span class="s2">. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«E’ la difesa antiviolenza», mi dice</span><span class="s2">, leggendo il mio pensiero</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Mi osserva con tenerezza e mi dice</span><span class="s2"> ancora</span><span class="s2">: «Senta, la mia famiglia abita in questa casa da 25 anni, mia madre l’acquist</span><span class="s2">ò</span><span class="s2"> da una famiglia americana e mi disse che erano</span><span class="s2">tarantini</span><span class="s2"> espatriati dopo cinque anni che lei</span><span class="s2">, o meglio uno con il suo nome,</span><span class="s2"> era sparito</span><span class="s2">. H</span><span class="s2">o aperto perché ho sentito parlare molto di lei</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> quando ero bambina»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Io la guardo stralunato senza fiatare. Non</span><span class="s2"> faccio in </span><span class="s2">tempo </span><span class="s2">a </span><span class="s2">risponder</span><span class="s2">l</span><span class="s2">e che sento una sirena, guardo</span><span class="s2"> di nuovo</span><span class="s2"> la ragazza </span><span class="s2">e</span> <span class="s2">le </span><span class="s2">dico: «Ha chiamato la polizia?» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«Per il suo bene, la vedo smarrita, non so chi sia davvero, l’aiuteranno loro». </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Una poliziotta</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> con </span><span class="s2">un grande </span><span class="s2">simbolo di Sparta sul petto</span><span class="s2">,</span><span class="s2">entra e mi dice</span><span class="s2"> con voce </span><span class="s2">decisa</span><span class="s2">:</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«Venga con me</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> non importuni di più la signora»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Mi porta via aiutata da due robot </span><span class="s2">poliziotti</span><span class="s2"> che mi sollevano dalle br</span><span class="s2">accia. Un</span><span class="s2">’</span><span class="s2">auto</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> tut</span><span class="s2">ta di plastica trasparente, come un gigantesco drone, </span><span class="s2">è</span><span class="s2"> già pronta</span><span class="s2"> sul tetto</span><span class="s2">;</span><span class="s2"> vi</span><span class="s2"> entro dentro e </span><span class="s2">subito si </span><span class="s2">vola</span><span class="s2"> in modo silenzioso</span><span class="s2">. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Arriviamo</span><span class="s2"> ad un posto di polizia, </span><span class="s2">sempre </span><span class="s2">attraverso</span><span class="s2">l’atterraggio</span><span class="s2"> morbido</span><span class="s2"> su un tetto</span><span class="s2"> e</span> <span class="s2">mi portan</span><span class="s2">o, </span><span class="s2">sempre sollevato</span><span class="s2"> dalle braccia</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> fino ad una stanza dove c</span><span class="s2">i sono</span><span class="s2"> un</span><span class="s2">poliziotto e un</span><span class="s2"> uomo in camice</span><span class="s2"> bianco</span><span class="s2">. Quando entro mi fa</span><span class="s2">nno</span><span class="s2"> sedere e</span><span class="s2"> il poliziotto</span><span class="s2"> mi mette un aggeggio davanti agli occhi.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«Ma chi è lei</span><span class="s2">? N</span><span class="s2">on c’è riconoscimento facciale.» Sbotta</span><span class="s2"> il graduato</span><span class="s2"> guardando l’uomo in camice.  </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Io</span><span class="s2"> sono in fibrillazione ma ho la forza di </span><span class="s2">urlare</span><span class="s2">: «</span><span class="s2">Ho</span><span class="s2"> la carta di identità elettronica</span><span class="s2">!</span><span class="s2">» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Così</span><span class="s2"> facendo prendo il portafoglio</span><span class="s2">, la </span><span class="s2">tiro fuori</span> <span class="s2">e gliela mostro. Quello se la gira in mano e dice: </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«</span><span class="s2">Non</span><span class="s2"> l’ho mai vista </span><span class="s2">‘</span><span class="s2">sta carta in</span><span class="s2"> circolazione</span><span class="s2">;</span><span class="s2"> a casa in </span><span class="s2">un cassetto</span> <span class="s2">ho </span><span class="s2">quella di mio padre. </span><span class="s2">Egregio</span><span class="s2"> signore sono 20 anni che abbiamo il riconoscimento facciale di identità e lei non esiste.</span><span class="s2">»</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Poi guarda la data di nascita</span> <span class="s2">e riprende: </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«</span><span class="s2">Qui</span> <span class="s2">poi </span><span class="s2">c’è scritto che</span><span class="s2"> lei è del 1953 e quindi ora avrebbe 97 anni, mentre se la osservo </span><span class="s2">presso</span><span class="s2"> a poco mi pare </span><span class="s2">un sessantenne»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">A questo punto anche l’uomo col camice interviene. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«Collega, se ha la carta elettronica ci sarà l’impronta digitale</span><span class="s2">&#8211;</span><span class="s2"> sempre</span><span class="s2"> se gliel</span><span class="s2">’</span><span class="s2">hanno fatta</span><span class="s2"> &#8211;</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> perché la gestione dei comuni di allora lasciava a desiderare»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«S</span><span class="s2">ì,</span><span class="s2"> me l’hanno fatta</span><span class="s2">!</span><span class="s2">»</span><span class="s2">, d</span><span class="s2">ico</span><span class="s2"> subito</span> <span class="s2">io</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> che della </span><span class="s2">vicenda</span><span class="s2"> ho un ricordo recentissimo</span><span class="s2"> e avverto l’urgenza di uscire dall’imbarazzante situazione.</span><span class="s2"> A questo punto i due mi </span><span class="s2">conducono</span><span class="s2"> davanti ad un</span><span class="s2">o schermo</span><span class="s2"> e mi fanno poggiare la punta dell’indice. </span><span class="s2">Sullo schermo appare il mio volto</span><span class="s2">, articoli di giornali, vecchi video di “</span><span class="s7">Chi l’ha visto</span><span class="s7">?</span><span class="s2">”.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">I due mi osservano con insistenza</span><span class="s2">, poi parlano a lungo fra di loro</span><span class="s2">. L</span><span class="s2">i osservo mentre gesticolano</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> indicando le immagini che scorrono, i video</span><span class="s2">. A</span><span class="s2">lla fine</span><span class="s2"> quello in divisa</span><span class="s2"> viene da me</span><span class="s2"> e mi dic</span><span class="s2">e</span><span class="s2">: </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«Vada pure, non la tratteniamo, dobbiamo studiare il suo caso, ma non scappi</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> tanto è localizzato di continuo». </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Esco da questa struttura e mi riverso nella città.</span><span class="s2"> E</span><span class="s2">’</span> <span class="s2">ancora notte.</span> <span class="s2">Taranto i</span><span class="s2">n qualche punto è uguale a quella che</span><span class="s2">conosco</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Ma sono in chissà quale periferia. </span><span class="s2">Cerco di fare mente locale a</span><span class="s2">l</span><span class="s2">le cose che ho</span><span class="s2"> sentito</span><span class="s2"> per</span> <span class="s2">comporre</span> <span class="s2">il fattore temporale </span><span class="s2">e gli anni</span><span class="s2"> trascorsi</span><span class="s2">. Vedo su un portone di vetro una sigla </span><span class="s2">‘</span><span class="s2">Press</span><span class="s2">’</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Penso</span><span class="s2"> fra me</span><span class="s2">: “</span><span class="s7">Cavolo</span><span class="s7">!</span> <span class="s7">E</span><span class="s7">cco quello che fa per me</span><span class="s2">.</span><span class="s2">”</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Entro e trovo uno che</span><span class="s2"> se ne</span><span class="s2"> sta in poltrona con un libro in mano. Mi guarda e mi sorride</span><span class="s2"> dicendo</span><span class="s2">:</span><span class="s2"> «Salve». R</span><span class="s2">ispondo: «Ho visto Press fuori, ho pensato…»</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Non mi dà il tempo di finire la frase.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«A un giornale, vero?</span> <span class="s2">Senta</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> quella è una mia provocazione, oramai i giornali non esistono più, tutte le news sono aggregate dalla r</span><span class="s2">ete in un nanosecondo</span><span class="s2"> e poi</span><span class="s2"> qualsiasi notizia che abbia riferimento con </span><span class="s2">le </span><span class="s2">persone, il loro gusti, i loro</span><span class="s2"> viaggi, gli</span><span class="s2"> acquisti o</span><span class="s2"> persino i</span> <span class="s2">loro </span><span class="s2">desideri, </span><span class="s2">viene immediatamente inserita</span><span class="s2"> nella rete e </span><span class="s2">si materializza</span><span class="s2"> davanti agli occhi dei singoli</span><span class="s2">. </span><span class="s2">M</span><span class="s2">i pagano</span><span class="s2"> bene </span><span class="s2">solo per eventuali nuove di cui non</span><span class="s2"> si </span><span class="s2">sa nulla e non </span><span class="s2">ne </span><span class="s2">parla nessuno</span><span class="s2">, le vere news</span><span class="s2">»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Racconto la mia vicenda </span><span class="s2">e</span><span class="s2"> quel </span><span class="s2">personaggio subito</span><span class="s2"> salta dalla sedia. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«Perbacco</span><span class="s2">! E</span><span class="s2">cco una</span><span class="s2"> vera</span><span class="s2"> notizia!</span><span class="s2"> Guardi, la inserisco subito!</span><span class="s2">» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Così</span><span class="s2"> facendo parla</span><span class="s2"> velocemente</span><span class="s2"> in un tubo e immediatamente le sue parole diventano uno scritto, appaiono immagini</span><span class="s2">:</span><span class="s2"> la mia faccia, artico</span><span class="s2">li di giornale, video di “</span><span class="s7">C</span><span class="s7">hi l’ha visto</span><span class="s7">?</span><span class="s7">”</span> <span class="s2">e </span><span class="s2">tutto entra dentro una news che parte. Appare una scritta “Inviata”</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> Subito dopo compare un</span><span class="s2">a</span><span class="s2"> cifra di soldi incassati</span><span class="s2">, con la musica del tintinni</span><span class="s2">o delle monete</span><span class="s2">. </span><span class="s2">L’amico è raggiante</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> è stato pagato bene per una notizia strabiliante</span><span class="s2"> che reca il </span><span class="s2">titolo</span><span class="s2">: “Dopo trent’anni compare </span><span class="s2">il tarantino </span><span class="s2">scomparso”.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Sullo schermo appare</span><span class="s2"> una nuova scritta “Nuove interazioni </span><span class="s2">dagli USA</span><span class="s2">”</span><span class="s2">. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Quello mi guarda </span><span class="s2">con occhi sfavillanti di gioia</span><span class="s2">:</span><span class="s2"> «Sua moglie è viva e le sue figlie sono in contatto virtuale con me</span><span class="s2">.</span><span class="s2"> Stanno arrivando.</span><span class="s2">»</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Non sto capendo nulla, ma il sapere che</span><span class="s2"> mia moglie st</span><span class="s2">i</span><span class="s2">a </span><span class="s2">venendo mi predispone a</span><span class="s2">l </span><span class="s2">buon</span> <span class="s2">umore. </span><span class="s2">L’appuntamento è in una stanza di </span><span class="s2">un </span><span class="s2">hotel sul mare. E</span><span class="s2">’</span><span class="s2"> proprio </span><span class="s2">quest’uomo della Press che mi </span><span class="s2">porta</span><span class="s2"> lì</span><span class="s2">, felice</span><span class="s2"> di aver </span><span class="s2">finalmente </span><span class="s2">guadagnato qualcosa. </span><span class="s2">Mentre arriviamo sul lungomare</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> a bordo di una comunissima auto</span><span class="s2"> cabriolet</span><span class="s2">, vedo che all’orizzonte non ci sono più ciminiere</span><span class="s2">. L</span><span class="s2">ui s</span><span class="s2">i </span><span class="s2">accorge del mio interesse e dice:</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">«O</span><span class="s2">ra da quelle parti c’è un parco di Archeologia Industriale dell’età del ferro.</span><span class="s2">»</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Arrivo sul</span><span class="s2"> punto del</span><span class="s2"> lungomare</span><span class="s2"> di Taranto</span><span class="s2"> dove c’è l’hotel; la costruzione tutta in vetro trasparente si dilunga s</span><span class="s2">u una vecchia darsena</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> che ricord</span><span class="s2">o</span><span class="s2"> come un sgarrupato</span><span class="s2"> cimelio d</span><span class="s2">i</span><span class="s2">guerra. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Non so</span><span class="s2"> ancora</span><span class="s2"> se hanno </span><span class="s2">ridotto </span><span class="s2">il tempo di volo dagli Usa a Taranto e mi predispongo per la notte che ancora deve passare. Nel mio</span><span class="s2"> letto</span><span class="s2"> vedo il mare</span><span class="s2"> tra i vetri;</span> <span class="s2">anzi</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">sul tardi</span><span class="s2">,</span><span class="s2">con l’alta marea la stanza pare </span><span class="s2">finire</span><span class="s2"> proprio</span> <span class="s2">sott’acqua e v</span><span class="s2">edo tanti pesci colorati passarmi sopra e di fianco</span><span class="s2">. Ripenso alle cose dette</span><span class="s2">mi</span><span class="s2"> dal giornalista</span><span class="s2">, a proposito dell’a</span><span class="s2">rcheologia industriale</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> e noto che la natura ha</span><span class="s2"> sul serio</span><span class="s2"> preso il sopravvento. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">E’ già mattino quando noto un</span><span class="s2"> grosso pesce scuro vicino al vetro dove ho spiaccicato il volto</span><span class="s2">. M</span><span class="s2">etto gli occhiali e vedo che in realtà si tratta di un videomaker </span><span class="s2">con una minuscola cinepresa che sta davanti al vetro della mia stanza e mi sta filmando a cavallo di un drone.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Esco e </span><span class="s2">noto</span><span class="s2"> che tutto il lungomare è pieno di furgoni colorati, tanta folla</span><span class="s2">. E</span><span class="s2"> c’è anche </span><span class="s2">il mio</span><span class="s2"> amico</span><span class="s2"> giornalista</span><span class="s2">,</span><span class="s2">anche lui sul drone</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> che mi saluta raggiante</span><span class="s2">:</span><span class="s2"> ha venduto la notizia al mondo, è diventato ricco. </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Io penso alla mia famiglia. </span><span class="s2">In un frangente</span><span class="s2"> del mattino</span><span class="s2">anche </span><span class="s2">loro </span><span class="s2">sono già qui</span><span class="s2">. I</span><span class="s2">l viaggio</span> <span class="s2">dall’America</span><span class="s2"> si è dimezzato in 6 ore</span><span class="s2">. </span><span class="s2">Attorniate da telecamere telecomandate, v</span><span class="s2">edo delle se</span><span class="s2">tta</span><span class="s2">ntenni che</span><span class="s2"> sorreggono</span><span class="s2"> una signora molto anziana. Hanno gli sguardi stralunati</span><span class="s2">. L</span><span class="s2">a donna anziana</span> <span class="s2">le </span><span class="s2">osserva</span><span class="s2"> con disappunto</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> come per rimproverarle di aver creato questo incontro con un</span><span class="s2"> perfetto</span><span class="s2"> sconosciuto. Ma le due signore mi osservano da vicino</span><span class="s2">. U</span><span class="s2">na </span><span class="s2">guarda</span><span class="s2"> una pallina di grasso sotto il collo, un&#8217;altra fissa il mio sguardo</span><span class="s2"> con attenzione e sorride</span><span class="s2">. P</span><span class="s2">oi </span><span class="s2">entrambe </span><span class="s2">rivolt</span><span class="s2">e</span><span class="s2"> alla signora le dicono</span><span class="s2"> in coro</span><span class="s2">: «Mamma è</span><span class="s2"> proprio</span><span class="s2"> lu</span><span class="s2">i</span><span class="s2">!</span><span class="s2">» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Io non so che </span><span class="s2">fare</span><span class="s2">. R</span><span class="s2">iconosco</span><span class="s2"> le figlie </span><span class="s2">che, </span><span class="s2">anche se invecchiate</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> mostrano</span><span class="s2"> ancora</span><span class="s2"> la loro bellezza</span><span class="s2">;</span><span class="s2"> ma anche la persona anziana conserva </span><span class="s2">quello</span><span class="s2"> sguardo sottile</span><span class="s2"> che ricordo, </span><span class="s2">vivo</span><span class="s2">,</span> <span class="s2">sottile.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Mi avvicino e le dico</span><span class="s2"> con dolcezza</span><span class="s2">:</span> <span class="s2">«Mi riconosci</span><span class="s2">?</span><span class="s2">» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">E</span><span class="s2"> lei risponde con</span><span class="s2"> evidente</span><span class="s2"> rabbia: «Perché</span><span class="s2"> tu</span><span class="s2"> non sei invecchiato</span><span class="s2">?</span><span class="s2">» </span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Le</span><span class="s2"> due figlie </span><span class="s2">si avvicinano a me e</span><span class="s2"> la più piccola </span><span class="s2">mi </span><span class="s2">sussurra</span><span class="s2">: «</span><span class="s2">Dormile</span><span class="s2"> accanto, vedrai che alla fine si calmerà»</span><span class="s2">.</span></p>
<p class="s6"><span class="s2">Così</span><span class="s2"> succede.</span></p>
<p class="s4"><span class="s2">Così accade che mi svegli</span><span class="s2">o da questo incubo </span><span class="s2">mentre</span><span class="s2"> mia </span><span class="s2">moglie</span><span class="s2">,</span><span class="s2"> che mi sta accanto, </span><span class="s2">mi </span><span class="s2">dice: </span><span class="s2">«</span><span class="s2">N</span><span class="s2">on coricarti, vai a buttare la spazzatura, che fra un po’ passano a ritirarla.» </span></p>
<p class="s4"><span class="s2">«</span><span class="s2">Noooooo</span><span class="s2">!», le rispondo</span><span class="s2"> gridando</span><span class="s2">.</span></p>
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		<title>FU COSÌ CHE UN ABRUZZESE CON LA VALIGIA DI CARTONE DIVENNE “CHAPLIN DELL’ITALÌ”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela Musini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 21:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[charlie chaplin]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Pelliccione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="139" height="210" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/3255145C-6436-40A1-8CE8-8E3FC7BA6376.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Era nato a Rosciolo dei Marsi, un borgo di Magliano dei Marsi in provincia de L’Aquila, il 21 giugno 1893 da Sebastiano e Carolina Marini, ma in quella piccola frazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/01/21/fu-cosi-che-un-abruzzese-con-la-valigia-di-cartone-divenne-chaplin-dellitali/">FU COSÌ CHE UN ABRUZZESE CON LA VALIGIA DI CARTONE DIVENNE “CHAPLIN DELL’ITALÌ”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era nato a Rosciolo dei Marsi, un borgo di Magliano dei Marsi in provincia de L’Aquila, il 21 giugno 1893 da Sebastiano e Carolina Marini, ma in quella piccola frazione abruzzese lui, pur amandola, non ci voleva stare, perché esuberante e fantasioso com&#8217;era, sognava di lavorare nel varietà. I suoi genitori e i suoi cinque fratelli (Nicola, Giovannino, Benedetto, Pasquale e Maria), mentre si recavano nei campi a lavorare duro, scuotevano la testa sorridendo di fronte a queste sue fantasie fumiste e un po&#8217; megalomani, ma Vincenzo Pelliccione era testardo come tutti gli Abruzzesi e deciso a perseguire i suoi sogni.</p>
<p>E così in quel 1915 funestato dalla Grande Guerra, Vincenzo salutò i genitori, i familiari e i compaesani e s&#8217;imbarcò per l’America al grido di «Voglio diventare famoso»: dalla sua aveva la giovane età (22 anni), un bell&#8217;aspetto, una valigia legata con lo spago, una buona dose di ottimismo e uno straordinario talento nelle imitazioni. Approdò in Pennsylvania e si impiegò nei lavori più umili: «Guadagnavo due dollari al giorno: uno lo spendevo per mangiare, l’altro per le lezioni di inglese», ricorderà in seguito. Lavorava senza tregua, con tenacia e determinazione per inseguire il suo sogno: approdare a Los Angeles. Ci riuscirà quattordici anni dopo, nel 1929, dopo aver vissuto per un breve periodo anche in Ohio.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-3669 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/01/8203DA89-A886-49BC-9940-9465C81CD372-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" />A Los Angeles, appena poteva, si recava ad Hollywood, la Mecca del Cinema, a guardare da vicino i suoi idoli: Buster Keaton, Gloria Swanson e sopratutto lui, Charlie Chaplin, l’amatissimo Charlot, di cui aveva visto e rivisto tutti i film ed imitato tutte le movenze. Con bombetta, bastone di bambù e la classica andatura a paperottolo, Pelliccione faceva ridere tutti i suoi compagni di lavoro e tutti gli dicevano che era identico&#8230;ma proprio identico! Ed era vero. Vincenzo, quando si metteva i baffetti finti e indossava gli abiti lisi e troppo larghi di Charlot, diventava proprio il suo sosia. E questo fu la sua fortuna. Iniziò a fare spettacolini in piccoli locali di Los Angeles con lo pseudonimo di Eugene De Verdi, collaborando nel contempo in teatro con Mae West e al cinema con Buster Keaton, fino a che arriva la svolta inaspettata e fortunosa.</p>
<p>Una sera che come sempre stava imitando Charlot capitò tra il pubblico un noto, stravagante e intraprendente impresario americano, Sid Grauman, il quale sulla celebre Walk of Fame (la passeggiata della celebrità) aveva il suo Grauman’s Chinese Theatre dalla caratteristica forma a pagoda, proprio quello davanti al quale ci sono i blocchi di cemento su cui le stars di Hollywood hanno lasciato le proprie impronte di mani e piedi. Ebbene Grauman, impressionato dalla somiglianza e dalla capacità imitativa di Pelliccione/De Verdi, lo presentò al suo grande amico Charlie Chaplin.</p>
<p>Il sogno del giovane emigrante abruzzese si era avverato: viene scritturato come controfigura di Charlot in alcune scene di “Luci della città” e di “Tempi moderni”, lo sostituisce nelle prove de “Il Circo”, “Il Dittatore” e appare come suo sosia negli eventi pubblicitari e durante i tour in Florida o in California: «Io, povero abruzzese emigrato in cerca di fortuna, diventavo Chaplin. La gente mi fermava per strada, mi applaudiva quando facevo il numero con la bombetta e i pantaloni a fisarmonica. Riuscivo a imitarlo in modo ineccepibile, nessuno sarebbe stato in grado di distinguere la copia dall’originale», ripeteva nelle interviste.</p>
<p>Una volta che per strategia di marketing se ne andò in giro per Los Angeles vestito da Charlot, la gente, convinta di trovarsi veramente davanti al vero Chaplin, formò una ressa tale e si creò un ingorgo così caotico con macchine e taxi, che il povero Pelliccione dovette rifugiarsi in un Teatro. E un&#8217;altra volta Grauman allestì nell’atrio del suo teatro un piccolo museo delle cere in cui figuravano personaggi famosi di allora, tra i quali Fred Astaire e Jean Harlow. Non avendo fatto in tempo a far forgiare la statua di cera del mitico Charlot, l&#8217;impresario pregò Vincenzo di fingere di essere la sua statua, restando completamente immobile con tanto di bombetta sul capo e solito il bastoncino in mano.</p>
<p>Ben 300 persone sfilarono davanti a lui, senza accorgersi che quella non era una statua, ma Vincenzo Pelliccione, alias Eugene De Versi in persona, fino a quando lui, inevitabilmente, si mosse, seminando il panico tra i presenti. La collaborazione con Charlie Chaplin durò fino al 1940 e terminò con l’uscita del film “Il grande dittatore”, film-parodia sul Nazismo. Vincenzo Pelliccione smise i panni di Charlot, ma non lasciò quel mondo dorato e amato di Hollywood. Si riciclò come tecnico delle luci e esperto di effetti speciali, inventando diverse macchine per i set e collaborando a kolossal come “Ventimila leghe sotto i mari” (che vinse il premio Oscar proprio per gli effetti speciali nel 1955), “Ben Hur” e “Cleopatra” e dando un notevole apporto a film rimasti memorabili, fra cui “Il figlio dello Sceicco” con Rodolfo Valentino.</p>
<p>Riuscì a conoscere e a collaborare con le sue dive preferite: Marilyn Monroe, Liz Taylor e Anna Magnani durante la lavorazione del film “La Rosa Tatuata” (per il quale l&#8217;attrice italiana vinse l&#8217;Oscar e il Golden Globe come miglior attrice). Nel 1968 tornò definitivamente in Italia e collaborò a lungo con il produttore Dino De Laurentiis, sempre come esperto di effetti speciali e a Roma girava con un cocker nero ammaestrato che gli portava il giornale quando faceva colazione al bar. Morì il 20 giugno 1978, a 84 anni, sei mesi dopo la scomparsa di Charlie Chaplin, il suo idolo, il suo mentore. Le sue spoglie riposano nel cimitero del suo paese d&#8217;origine, nella Marsica.</p>
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