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		<title>Referendum 2022: il Si ed il No</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2022 20:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[legge Severino]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>12 giugno Referendum: Quali i quesiti e quali le motivazioni per votare si o per votare no Il referendum che si terrà tra pochi giorni riguarda uno dei cardini del sistema democratico:&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/B7C14B90-6528-425D-8A7E-98BACBAFF18A-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>12 giugno Referendum: Quali i quesiti e quali le motivazioni per votare si o per votare no</em></p>
<p>Il referendum che si terrà tra pochi giorni riguarda uno dei cardini del sistema democratico: la giustizia. Si voterà domenica 12 giugno, dalle 7 alle 23. Gli italiani sono chiamati a esprimersi su cinque diversi quesiti referendari, che chiedono di abrogare – cioè eliminare – altrettante leggi.</p>
<p>Ovviamente, è possibile scegliere di votare anche per uno solo dei quesiti.</p>
<p>I quesiti saranno 4, così formulati:</p>
<ul>
<li>Il primo quesito è quello che chiede di abrogare la legge Severino</li>
<li>Nel secondo quesito si punta a eliminare il rischio della reiterazione del reato tra i casi che portano all’applicazione delle misure cautelari.</li>
<li>Con il terzo quesito i cittadini sono chiamati a esprimersi sulla separazione della carriera dei magistrati.</li>
<li>Con il quarto quesito si chiede se estendere la possibilità di valutazione dei magistrati anche ai membri laici</li>
</ul>
<p>Proviamo a capire un po’ in questo referendum, le ragioni del si e del no per ognuno di questi punti</p>
<p>Primo quesito: abrogazione delle legge Severino</p>
<p>In Italia, chi è <strong>condannato in via definitiva</strong> per alcuni gravi reati penali non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade.</p>
<p>Coloro che sono eletti in un ente locale, come i sindaci, sono invece <strong>automaticamente sospesi</strong> dopo la sentenza di primo grado (quindi non in via definitiva, dato che nel nostro ordinamento sono garantiti tre gradi di giudizio).</p>
<p><strong>Nell’ipotesi in cui vincesse il si</strong>, sia l’incandidabilità per i condannati in via definitiva, sia la sospensione per gli eletti in enti locali, non saranno più automatiche ma saranno <strong>decise da un giudice caso per caso</strong>.</p>
<p><strong>Riassumendo le motivazioni:</strong></p>
<p><strong>chi è per il “sì”</strong> sostiene che la legge <strong>penalizza gli amministratori locali</strong> che vengono sospesi senza condanna definitiva, esponendoli alla pubblica condanna anche nel caso in cui si rivelino poi innocenti.</p>
<p><strong>Chi è per il “no”</strong> sottolinea che se questa legge verrà abolita, i parlamentari, i sindaci e gli amministratori <strong>condannati per mafia, corruzione, concussione o peculato</strong> potranno tornare a candidarsi e a ricoprire cariche pubbliche.</p>
<p>Quindi, in questo referendum, se si vuole eliminare l’applicabilità delle misure cautelari in caso di ripetizione del reato bisogna votare “sì”, altrimenti “no”.</p>
<p>Secondo quesito proposto in questo referendum: limitazione delle misure cautelari</p>
<p>Le misure cautelari sono provvedimenti – decisi da un giudice – che limitano la libertà di una persona sotto indagine (quindi non ancora condannata). Alcuni esempi sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, può essere applicata solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che alteri le prove oppure che continui a ripetere il reato.</p>
<p><strong>Nell’Ipotesi in cui vincesse il “sì”</strong>, viene eliminata la <strong>ripetizione del reato</strong> dalle motivazioni per disporre misure cautelari. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove.</p>
<p>Riassumendo le motivazioni:</p>
<p><strong>chi è per il “sì”</strong> sostiene che oggi vi sia un <strong>abuso delle custodie cautelari</strong> e si mettano spesso in carcere persone non condannate, in violazione del principio della <strong>presunzione di innocenza</strong>. La ripetizione del reato è infatti la motivazione più frequente per disporre una custodia cautelare. Negli ultimi trent’anni, circa <strong>30 mila persone</strong> sono state incarcerate e poi giudicate innocenti e ancora oggi <strong>un terzo dei detenuti</strong> è in carcere perché sottoposto a custodia cautelare.</p>
<p><strong>Chi è per il “no”</strong> sostiene che se cambia la legge sarà molto difficile applicare misure cautelari a persone indagate per gravi reati, come <strong>corruzione, stalking, estorsioni, rapine e furti</strong>. Inoltre, non ci sarebbe alcuna garanzia di non mettere in carcere persone innocenti, poiché le altre motivazioni rimangono applicabili.</p>
<p>Quindi, in questo referendum,se si vuole eliminare l’applicabilità delle misure cautelari in caso di ripetizione del reato bisogna votare “sì”, altrimenti “no”.</p>
<h2><strong>Terzo quesito: separazione delle carriere nella giustizia</strong></h2>
<p>Nel corso della loro vita, i magistrati italiani possono passare più volte dal ruolo di <strong>pubblici ministeri</strong> (cioè coloro che si occupano delle indagini insieme alle forze dell’ordine e svolgono la parte dell’accusa) al ruolo di <strong>giudici</strong> (cioè coloro che emettono le sentenze sulla base delle prove raccolte e del contradditorio tra l’accusa e la difesa).</p>
<p><strong>Riassumendo le motivazioni</strong>:</p>
<p><strong>Se vince il “sì”</strong> i magistrati dovranno scegliere, <strong>all’inizio della loro carriera</strong>, se svolgere il ruolo di giudici oppure di pubblici ministeri, per poi mantenere quel ruolo <strong>per tutta la vita</strong>.</p>
<p><strong>Chi è per il “sì”</strong> sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla <strong>funzione punitiva</strong> della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri. In altre parole, il fatto che una persona che per qualche anno si abitui ad <strong>“accusare”</strong> e poi venga messa nella posizione di <strong>“giudicare”</strong>, non sarebbe una condizione ideale per il sistema democratico.</p>
<p><strong>Chi è per il “no”</strong> sostiene che la separazione delle carriere non sarà comunque efficace dato che la formazione, il concorso per accedere alla magistratura e gli organi di autogoverno dei magistrati resterebbero in comune. Inoltre, c’è chi teme che in questo modo i pubblici ministeri sarebbero sottoposti a un <strong>maggiore controllo</strong> da parte del Governo, finendo per diventare una sorta di <strong>“avvocati” della maggioranza</strong> che controlla l’esecutivo.</p>
<p>Quindi, in questo referendum, se vuoi che le carriere dei magistrati – giudici e pubblici ministeri – siano separate vota “sì”, altrimenti vota “no”.</p>
<h2> <strong>Quarto quesito: elezione del Consiglio superiore della magistratura</strong></h2>
<p>Il <strong>Consiglio superiore della magistratura</strong> è l’organo di autogoverno della magistratura, con lo scopo di mantenerla indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da <strong>24 membri</strong>, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno <strong>25 firme di altri magistrati</strong> a proprio sostegno. Queste firme, oggi, sono spesso fornite col supporto delle varie correnti politiche interne alla magistratura.</p>
<p><strong>Se vince il “sì”</strong> non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria <strong>candidatura</strong>.</p>
<p><strong>Chi è per il “sì”</strong> sostiene che in questo modo i magistrati potrebbero sganciarsi dall’obbligo di trovare accordi politici e dal <strong>sistema delle correnti</strong>, così da premiare il merito piuttosto che l’adesione politica. Si limiterebbe anche la <strong>lottizzazione delle nomine</strong>, cioè la spartizione delle cariche tra i diversi orientamenti politici.</p>
<p><strong>Chi è per il “no”</strong> afferma che la riforma non eliminerebbe il potere delle correnti poiché interviene in modo <strong>poco rilevante</strong>. Ma c’è anche chi non vede le correnti come un sistema negativo in sé, in quanto aggregazioni di persone che condividono <strong>ideali e principi comuni</strong>.</p>
<p>Quindi, in questo referendum, se vuoi eliminare l’obbligo di trovare 25 firme per candidarsi al Consiglio superiore della magistratura vota “sì”, altrimenti vota “no”.</p>
<h2><strong>Quinto quesito: valutazione dei magistrati</strong></h2>
<p>In Italia, i magistrati vengono <strong>valutati ogni quattro anni</strong> sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi che compongono il Consiglio superiore della magistratura e il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione. In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche <strong>avvocati e professori universitari di diritto</strong>, ma soltanto i <strong>magistrati</strong> possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati.</p>
<p><strong>Se vince il “sì”</strong> anche avvocati e professori universitari <strong>avrebbero il diritto di votare</strong> sull’operato dei magistrati.</p>
<p><strong>Chi è per il “sì”</strong> sostiene che questa riforma renderebbe la magistratura <strong>meno autoreferenziale</strong> e la valutazione dei magistrati più oggettiva.</p>
<p><strong>Chi è per il “no”</strong> è convinto che non sia opportuno dare agli avvocati il ruolo di valutare i magistrati, dato che nei processi i pubblici ministeri rappresentano la <strong>controparte degli avvocati</strong>. Le valutazioni potrebbero, per questo motivo, essere <strong>pregiudizievoli e ostili</strong>. Allo stesso modo, i magistrati potrebbero essere influenzati dal trovarsi di fronte a un avvocato coinvolto nella sua valutazione professionale.</p>
<p>Quindi, in questo referendum, se vuoi che anche gli avvocati e i professori universitari possano valutare i magistrati vota “sì”, altrimenti vota “no”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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