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		<title>La distinzione fra magistratura requirente e magistratura giudicante non indebolisce ma rafforza la giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 11:51:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/02/ChatGPT-Image-7-feb-2026-12_47_02-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Di Angela Casilli &#160; Il 22 e 23 marzo prossimo si andrà a votare per il referendum sulla giustizia, fortemente voluto dall’attuale governo, che prevede carriere separate fra giudici e pubblici ministeri.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Angela Casilli</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Il 22 e 23 marzo prossimo si andrà a votare per il referendum sulla giustizia, fortemente voluto dall’attuale governo, che prevede carriere separate fra giudici e pubblici ministeri.</strong></em></p>
<p>I contrari al referendum, sostenitori del No ad oltranza, non ritengono importanti la separazione delle carriere, perché, a loro dire, essa esiste già dal 2023, contenuta nella legge Cartabia, dal nome del ministro di Grazia e Giustizia nel governo Draghi, dove è stabilito il passaggio da un ruolo all’altro, solo per una minima parte di magistrati e una sola volta in tutta la carriera.<br />
All’epoca, la riforma Cartabia fu duramente contestata, mentre oggi il consenso ad una ulteriore riforma della giustizia è più ampio di quanto non appaia, come è facile rilevare dai sondaggi fatti in merito al referendum.<br />
Forse, proprio per questa ragione, i sostenitori del NO preferiscono mettere in discussione altri importanti punti della riforma, come la divisione del CSM in due Consigli superiori, uno per i magistrati che accusano e uno per i magistrati che giudicano, entrambi presieduti dal Capo dello Stato, che già oggi preside il CSM.</p>
<p>Anche sulla composizione del nuovo CSM, non più uno ma due, si concentra la critica dei sostenitori del NO, perché la componente togata sarà sorteggiata e non più eletta da magistrati organizzati in correnti, e quindi purtroppo politicizzati, con l’evidente scopo di ridurre il peso della politica all’interno della magistratura.</p>
<p>Il sorteggio interesserebbe un elenco di nomi selezionati, in modo proporzionale, da tutti i partiti presenti nelle due camere, per quanto concerne i componenti laici del CSM, oggi eletti dal Parlamento con un quorum dei tre<br />
quinti.<br />
Inutile nasconderlo, la politica continuerebbe ad avere un ruolo importante, se i due terzi del CSM saranno magistrati sorteggiati e gli altri magistrati scelti dai partiti. E questo, per i sostenitori del NO, minerebbe ulteriormente la loro<br />
autonomia.<br />
Al di là di ogni giudizio negativo sul sorteggio, che però la nostra Costituzione<br />
già prevede per i 16 giudici da affiancare a quelli della Consulta, in caso di “messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica“, finora mai verificatosi perché il Presidente Leone si dimise “sua sponte”, la differenza tra laici e togati ha una sua ragione d’essere.</p>
<p>I magistrati nel nostro Paese sono meno di 10.000; si parla di magistrati con un concorso alle spalle, superato, grazie al quale si presuppone che siano in grado di far parte del CSM, come sono in grado di fare arrestare e<br />
condannare un imputato. Non sempre “reo confesso”, mentre 150.000 sarebbero i potenziali laici aventi diritto al sorteggio, con più di 15 anni di anzianità professionale, ai quali vanno aggiunti i professori universitariordinari di materie giuridiche,  tutti potenzialmente eleggibili al CSM.<br />
Il sorteggio, proprio per l’importanza che riveste, ci si augura che sia equilibrato, non aperto a tutti, per evitare di portare al CSM persone non in grado di esercitare il loro mandato con competenza, moderazione e dignità.<br />
In conclusione, che pubblici ministeri e giudici non possono essere considerati allo stesso modo è chiaro già dalla Costituente, dove il dibattito chiarì che “le funzioni del pubblico ministero dovevano essere separate da quelle del giudice, perché è proprio dei regimi totalitari considerare il pubblico ministero come un organo della giustizia, mentre nei regimi liberali esso è considerato come un organo del potere esecutivo “.</p>
<div id="attachment_80234" style="width: 160px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80234" class="size-thumbnail wp-image-80234" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-80234" class="wp-caption-text">Angela Casilli</p></div>
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		<title>Nuova Caledonia, accordo storico con la Francia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 04:49:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493.jpeg 612w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493-300x187.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493-585x364.jpeg 585w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Dopo un round negoziale durato più di dieci giorni, la Nuova Caledonia ha firmato un’intesa con Parigi che permetterà all’arcipelago del Pacifico di divenire ufficialmente uno Stato. Ciononostante, Nouméa non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493.jpeg 612w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493-300x187.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9493-585x364.jpeg 585w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p><p><em>Dopo un round negoziale durato più di dieci giorni, la Nuova Caledonia ha firmato un’intesa con Parigi che permetterà all’arcipelago del Pacifico di divenire ufficialmente uno Stato. Ciononostante, Nouméa non otterrà la completa indipendenza e continuerà a far parte della Francia.</em></p>
<p>A cura di Valentina Chabert</p>
<p>La Nuova Caledonia, l’arcipelago del Pacifico sotto amministrazione francese, potrebbe presto vedersi riconosciuto lo <em>status </em>di Stato a tutti gli effetti. È quanto previsto da un accordo storico firmato il 12 luglio all’Eliseo, che ha visto il coinvolgimento dei negoziatori di Parigi sia con le fazioni locali a favore dell’indipendenza, sia con quelle contrarie.</p>
<p>Le prime fasi dei negoziati hanno preso il via poco dopo le violente proteste indipendentiste scoppiate nel territorio d’oltremare lo scorso anno, e hanno condotto ad importanti compromessi tra le varie parti interessate.</p>
<p>Nello specifico, verrà creato uno Stato di Caledonia che tuttavia rimarrà francese, nonostante la possibilità della comunità internazionale di riconoscerlo come tale. Non sarà possibile ottenere un seggio alle Nazioni Unite, ma i cittadini potranno richiedere la nazionalità caledoniana accanto a quella francese. Più importante, l’intesa prevede altresì che il potere decisionale in materia di politica estera venga trasferito con effetto immediato al nuovo Stato, mentre si procederà gradualmente per gli altri settori.</p>
<p>L’accordo non è ancora definitivo, e dovrà essere approvato sia dal Parlamento francese, sia da quello regionale neocaledoniano. Seguirà infine un referendum fra la popolazione locale, la cui organizzazione è prevista per l’anno prossimo.</p>
<p>L’arcipelago, situato nell’Oceano Pacifico a circa 1500 km delle coste dell’Australia, è divenuto colonia francese nel 1853, ed è attualmente amministrato da un Alto Commissario, depositario dei poteri della repubblica e rappresentativo del governo.</p>
<p>In seguito agli accordi di Nouméa del maggio 1998, la Nuova Caledonia gode di uno <em>status</em>speciale e di un’ampia autonomia amministrativa. Questi hanno stabilito la possibilità per il governo locale di indire fino ad un massimo di tre referendum sull’indipendenza.</p>
<p>In continuità con i precedenti Accordi di Matignon-Oudinot del 1988, una prima consultazione è avvenuta il 4 novembre del 2018. In tale occasione, il 56,7 % della popolazione ha scelto di rimanere parte del territorio francese, contro il 43,3% degli elettori a favore dell’indipendenza. Un secondo referendum si è tenuto il 4 ottobre 2020: anche in quel caso, il 53,3% dei cittadini ha espresso la volontà che venisse mantenuto lo <em>status quo</em> di Collettività d’Oltremare francese (COM), che perdura dal 1946. Il risultato è stato confermato infine nel 2021, in concomitanza con l’ultimo referendum tenutosi il 12 dicembre.</p>
<p>Benché a livello locale rimangano alcune perplessità relative alla possibilità che l’accordo dell’Eliseo del 12 luglio possa costituire un reale compromesso soddisfacente tra parti antagoniste, i principali esponenti politici hanno inteso la firma del documento come un importante occasione di ripartenza per il Paese, dopo mesi di violente tensioni e anni di referendum falliti per via dei frequenti boicottaggi.</p>
<p>In effetti, verso la metà del 2024 le proteste in Nuova Caledonia per le riforme elettorali si sono evolute in una vera e propria guerriglia urbana, che ha richiesto l’intervento dell’esercito e di gendarmi dalla Francia per ripristinare l’ordine pubblico. Il governo francese, in quell’occasione, propose l’estensione del diritto di voto anche ai non indigeni residenti nell’arcipelago da un certo numero di anni, scatenando rivolte di massa motivate dai timori di un’ulteriore emarginazione degli elettori autoctoni neocaledoniani – i cosiddetti “Kanak”.</p>
<p>Ad ogni modo, la possibilità di costituirsi come Stato autonomo rimanendo sotto la sovranità francese rappresenta una svolta senza precedenti per la Nuova Caledonia, che produrrà effetti ed avrà conseguenze nella definizione della traiettoria futura del Paese. Ciononostante, nel caso in cui l’accordo venga approvato anche a livello locale, gli indigeni Kanak vedranno con ogni probabilità sfumare per sempre il sogno di una piena indipendenza dall’ex potenza coloniale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="mh-meta entry-meta"></div>
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		<title>Referendum? No grazie. Gli italiani disertano le urne, l’opposizione evapora, e Meloni incassa senza muovere un dito</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/09/referendum-no-grazie-gli-italiani-disertano-le-urne-lopposizione-evapora-e-meloni-incassa-senza-muovere-un-dito/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=referendum-no-grazie-gli-italiani-disertano-le-urne-lopposizione-evapora-e-meloni-incassa-senza-muovere-un-dito</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 18:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="797" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855.webp 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-300x187.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-1024x638.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-768x478.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-1170x729.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-585x364.webp 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>“Il prezzo pagato dai bravi che non fanno politica è di essere governati dai malvagi.” — Platone Un tempo ci si commuoveva per le battaglie referendarie. Oggi si rischia di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="797" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855.webp 1280w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-300x187.webp 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-1024x638.webp 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-768x478.webp 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-1170x729.webp 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8855-585x364.webp 585w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“Il prezzo pagato dai bravi che non fanno politica è di essere governati dai malvagi.”</em><br />
— Platone</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un tempo ci si commuoveva per le battaglie referendarie. Oggi si rischia di non accorgersi nemmeno che ci siano state. L’ultimo referendum – su giustizia, lavoro, autonomia, o qualsiasi altra cosa fosse – è finito come la maggior parte delle buone intenzioni italiane: in un nulla di fatto.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’affluenza? Una disfatta annunciata:percentuale votanti 30,5%, in alcune città meno di quanto basta per aprire un torneo di bocce. Non si è raggiunto il quorum, ma si è toccato il fondo. E mentre i promotori si aggrappavano all’ultima speranza, gli italiani erano altrove: al mare, al centro commerciale o semplicemente a casa, stanchi di promesse che evaporano più in fretta delle urne.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il messaggio è chiaro: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non è che gli italiani non vogliono partecipare. È che non ci credono più.</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La crisi della partecipazione è diventata la vera emergenza nazionale, ma guai a nominarla: nei talk si preferisce parlare di armi, influencer e gaffe. E intanto la democrazia diretta scompare, tra l’indifferenza generale e il disinteresse istituzionale. Non è disaffezione: è una secessione silenziosa del cittadino dalle istituzioni.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Un’opposizione da salotto</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chi avrebbe dovuto suonare la sveglia? L’opposizione, ovviamente. Ma il risultato è stato un’eco ovattata. Il Partito Democratico ha prodotto più distinguo che voti, il Movimento 5 Stelle ha sussurrato qualcosa tra un post e un’intervista, mentre la sinistra radicale si è divisa su cosa fare prima ancora di capire perché farlo.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un fronte disorganico, velleitario, in crisi espressiva e strategica. Il referendum poteva essere l’occasione per tornare a parlare al Paese. Si è rivelato, invece, uno specchio rotto: non riflette nulla se non la frattura ormai irreparabile tra chi fa politica e chi dovrebbe ascoltarla.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il risultato? Il silenzio. L’unico rumore è quello dell’opposizione che affonda nella propria irrilevanza. Non si tratta solo di una sconfitta elettorale, ma di un’<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">estinzione narrativa</strong>: non c’è più nemmeno chi sappia spiegare perché sarebbe importante esserci.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Il sindacato si guarda allo specchio</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E i sindacati? Presenti, a tratti. La CGIL ha tentato qualche mossa, ma senza né risonanza né seguito. Altri apparati sono rimasti nel limbo tra l’indignazione e la riunione organizzativa. Quello che una volta era un motore civile oggi assomiglia a un ufficio stampa con poca stampa.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La partecipazione popolare non si costruisce con gli slogan: serve credibilità. E oggi, la percezione diffusa è che il sindacato abbia perso la presa sulla realtà, sulla rabbia, sulla carne viva del Paese. Una volta portavano in piazza un milione di persone. Oggi non riempiono nemmeno i pullman.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Giorgia, l’unica che non fa nulla e vince tutto</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mentre tutto questo succede, Giorgia Meloni sta lì. Non dice una parola, non muove una pedina. Non le serve. Perché quando intorno a te si spengono tutte le luci, anche una candela sembra un faro.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non è che Giorgia vinca. È che <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">non perde mai</strong>, semplicemente perché nessuno la sfida. Il melonismo non cresce per consenso: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">cresce per assenza di attrito</strong>. È il vuoto che lo alimenta. Quando l’opposizione si auto-sabbota e la partecipazione evapora, il potere si solidifica. Il suo governo diventa l’unico vero teatro dove succede qualcosa. E anche se non succede niente, basta l’eco del nulla.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il vero pericolo non è il populismo. È il <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">monopolio del presente</strong>. Se non c’è alternativa, ogni governo diventa eterno.</p>
<h3 data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="18.719999">Italia, dove vai?</h3>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Se nel 2016 il referendum costituzionale fece cadere Renzi, oggi nessuno cade. E questo, paradossalmente, è il dato più grave. Perché non è in discussione solo una riforma, ma <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il senso stesso della democrazia partecipativa</strong>.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Finché il voto sarà percepito come un rituale inutile, il Paese continuerà a svuotarsi dall’interno. E chi comanda, potrà farlo indisturbato. Non serve repressione: basta abitudine. La stabilità, in assenza di confronto, si trasforma in marmo. E il marmo, si sa, non respira.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il futuro potrebbe non essere autoritario. Potrebbe essere peggio: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">assolutamente, totalmente vuoto</strong></p>
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		<title>I parigini hanno deciso: stop ai monopattini a noleggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 07:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[divieto monopattini]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilita’ elettrica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Sono stati circa 100.000 i cittadini parigini che hanno votato il referendum per vietare il noleggio dei monopattini elettrici. Il divieto potrebbe scattare da settembre 2023. Se lo facesse sarebbe&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/184B5DEB-4B9E-4C94-B2B1-4BDBF0B5E194-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Sono stati circa 100.000 i cittadini parigini che hanno votato il referendum per vietare il noleggio dei monopattini elettrici. Il divieto potrebbe scattare da settembre 2023. Se lo facesse sarebbe la prima città europea e potrebbe essere un esempio da imitare.</em></p>
<p><em>Parigi, 3 aprile 2023</em> – Con una percentuale pressoché bulgara, il 90 per cento dei parigini che hanno partecipato al referendum consultivo per vietare il noleggio dei monopattini elettrici si è espresso a favore della loro eliminazione.</p>
<p>Sta ora all’amministrazione comunale, peraltro promotrice del referendum, decidere se dare seguito all’indicazione emersa dal voto che, comunque, non riguarda i monopattini privati.</p>
<p>L’insofferenza lamentata dai parigini, ma condivisa con tutte le città in cui sono presenti i monopattini a parcheggio libero, è che dopo essere stati utilizzati vengono lasciati ovunque: ai lati delle carreggiate ad alto scorrimento, sui marciapiedi, in aree private. Ma non solo: gli utilizzatori dei monopattini a noleggio sono poco attenti alle regole della strada e mettono a rischio la vita dei pedoni poiché incurati del semaforo rosso e della guida in tratti contromano.</p>
<p>Proprio per questo l’attuale amministrazione parigina aveva ridotto le licenze consentendo a soli tre operatori di proporre i propri veicoli a noleggio. A questo è corrisposta una discreta riduzione dei mezzi in circolazione ma non sufficiente a contrastare i disagi vissuti quotidianamente da pedoni, automobilisti ma anche ciclisti con cui talvolta si trovano a condividere le corsie riservate. Troppo frequente, inoltre, l’abitudine di utilizzare i monopattini in due persone con conseguente aggravio della loro pericolosità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di <a href="https://unsplash.com/@letskick?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Let’s Kick</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/6dnmMqbfgBo?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash</a></p>
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