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		<title>Nel tempo del disumano. Cura, fragilità e responsabilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Pira]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 17:56:28 +0000</pubDate>
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<p>Il progresso scientifico e l’intelligenza artificiale ampliano le possibilità di intervento, mentre crescono solitudine ed esclusione. Dal richiamo di Zuppi alle riflessioni di Han, Floridi e Goffman emerge una domanda:&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/nel-tempo-del-disumano-cura-fragilita-e-responsabilita/">Nel tempo del disumano. Cura, fragilità e responsabilità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 1 []"><strong><em>Il progresso scientifico e l’intelligenza artificiale ampliano le possibilità di intervento, mentre crescono solitudine ed esclusione. Dal richiamo di Zuppi alle riflessioni di Han, Floridi e Goffman emerge una domanda: come tutelare la dignità della persona in una società che rischia di ridurla a dato, diagnosi o prestazione? Ascolto e relazioni indicano una direzione per l’innovazione</em></strong></p>
<p data-pm-slice="1 1 []"><strong>di Francesco Pira -Professore Associato di Sociologia, Università di Messina</strong></p>
<p>Viviamo una stagione contraddittoria. La scienza amplia le possibilità terapeutiche, le tecnologie collegano persone lontane e l’intelligenza artificiale accelera processi fino a poco tempo fa impensabili. Nello stesso scenario crescono solitudine, aggressività, guerre ed esclusione, mentre l’individuo rischia di essere ridotto a dato, profilo o prestazione.</p>
<p>L’aumento degli strumenti impone una domanda sulla direzione del loro impiego. Il progresso acquista valore quando migliora la vita, sostiene chi attraversa una condizione difficile e rafforza i legami. La capacità tecnica indica ciò che possiamo fare; la responsabilità chiede per chi, con quali finalità e con quali conseguenze scegliamo di farlo.</p>
<p>Una società può disporre di apparati sofisticati e restare povera di ascolto. Può elaborare quantità immense di informazioni e perdere di vista il volto di chi soffre. La sfida consiste nel ricondurre l’innovazione alla dignità della persona.</p>
<p>In questa prospettiva è particolarmente interessante l’articolo di Matteo Frascadore pubblicato su <em>Vatican News</em>, dal titolo “<em>Zuppi alla Cattolica: «Difendere l’umano anche dove prevale il disumano»”.</em> L’autore riporta le parole pronunciate dal <strong>cardinale Matteo Maria Zuppi</strong>, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, durante l’apertura del congresso internazionale “<em>Lo splendore dell’umano: custodire la fertilità, curare l’infertilità”</em>, ospitato nella sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-116933" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale-.jpg" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale-.jpg 656w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale--300x225.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale--326x245.jpg 326w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/10/Matteo-Zuppi-cardinale--80x60.jpg 80w" alt="" width="519" height="389" /><figcaption class="wp-element-caption">Cardinale Matteo Maria Zuppi</figcaption></figure>
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<p><strong>Il richiamo del cardinale supera il contesto dell’incontro</strong>: “<em>Lo splendore dell’umano è davvero così importante e affascinante, sempre nuovo, e non smettiamo mai di contemplarlo. Anche dove c’è il disumano</em>”. Queste parole invitano a cercare la persona nella malattia, nella sofferenza, nella solitudine e nelle ferite prodotte dalla violenza.</p>
<p>Il disumano appare nelle guerre e nelle sopraffazioni, ma assume anche forme quotidiane. Si manifesta quando l’essere umano viene valutato soltanto per ciò che produce, la debolezza diventa una colpa, la visibilità conta più della dignità e la velocità sostituisce la comprensione.</p>
<p>Il <strong>filosofo</strong> sudcoreano <strong>Byung-Chul</strong> <strong>Han</strong> ha descritto <strong>la società della prestazione</strong> come un ambiente che spinge l’individuo a migliorare continuamente e a dimostrare il proprio valore. L’efficienza diventa una misura dell’identità, mentre la vulnerabilità viene vissuta come un difetto. Da questa pressione possono nascere stanchezza, isolamento e incapacità di accogliere il limite. <strong>A questa deriva iper-performativa,</strong> che confina la fragilità a un tabù, risponde l’ecologia relazionale proposta da Zuppi, che ribalta radicalmente la prospettiva.</p>
<p>In tale quadro acquistano forza le parole di Zuppi: “<em>L’umano non fiorisce con il limite, ma attraverso il limite</em>”. La fragilità diventa uno spazio di consapevolezza e ricorda che ogni esistenza attraversa momenti nei quali dipende dalla sensibilità altrui.</p>
<p>Zuppi invita a comprendere come prendersi cura concretamente della dignità umana. Il rispetto diventa visibile nell’accoglienza, nella chiarezza delle spiegazioni e nel coinvolgimento della persona. La cura restituisce volto e voce a chi rischia di essere considerato soltanto un numero.</p>
<p>Proprio in questa tensione tra l’unicità della persona e la sua traduzione in dati numerici, si inserisce l’impatto dell’intelligenza artificiale, che sta trasformando ricerca, medicina e organizzazione sanitaria. Può analizzare dati, individuare correlazioni, affiancare la diagnosi e alleggerire attività ripetitive. Sono possibilità da sviluppare con competenza e consapevolezza.</p>
<p>Un sistema automatico elabora informazioni; la responsabilità appartiene a chi sceglie, applica e valuta i risultati. In ambito sanitario, ogni decisione coinvolge il corpo, la biografia e il futuro di qualcuno. Richiede spiegazioni e persone capaci di rispondere delle conseguenze.</p>
<p>Il filosofo italiano dell’informazione <strong>Luciano Floridi </strong>considera l’ambiente digitale un ecosistema nel quale dati, tecnologie ed esseri umani sono connessi. Un’informazione sanitaria rinvia sempre a una storia personale. Proteggere i dati significa tutelare riservatezza, libertà e fiducia.</p>
<p>Questa tutela non è solo giuridica, ma strutturale, poiché gli algoritmi riflettono criteri stabiliti da esseri umani. Informazioni incomplete possono produrre valutazioni parziali; obiettivi concentrati sull’efficienza rischiano di trascurare l’unicità individuale. La tecnologia diventa un’alleata quando sostiene il giudizio professionale e lascia spazio alla relazione.</p>
<p>Quando però questo spazio viene negato, la disumanizzazione comincia nel momento in cui l’altro diventa una categoria, un profilo o una diagnosi. Le piattaforme digitali possono accentuare questo processo, favorendo giudizi rapidi ed esposizione continua. Scorrono molte immagini, mentre diminuisce il tempo dedicato alle storie.</p>
<p><strong>A svelare la trappola di questo meccanismo </strong>è il <strong>sociologo</strong> canadese <strong>Erving Goffman </strong>ha studiato il riconoscimento dell’identità nelle interazioni quotidiane. Le sue analisi sullo stigma mostrano come una singola caratteristica possa oscurare la complessità di una persona. Negli ambienti digitali, un’immagine o un’etichetta possono fissare pubblicamente un’identità e continuare a circolare nel tempo.</p>
<p>Scardinare questo meccanismo significa tornare a guardare davvero, restituendo all’altro la sua interezza, e ad ascoltare, permettendogli di raccontarsi con parole proprie. Questa responsabilità riguarda in prima linea il giornalismo, chiamato a narrare sofferenza e innovazione con precisione e rispetto. Il linguaggio può creare vicinanza oppure trasformare il dolore in spettacolo.</p>
<p>“<em>Il limite diventa un’occasione di speranza e sapienza</em>”, afferma <strong>Zuppi</strong>. La frase indica un compito culturale: trasformare la vulnerabilità da motivo di isolamento a luogo d’incontro. La speranza acquista consistenza quando diventa ricerca, assistenza, solidarietà e presenza.</p>
<p><strong>Scienza e innovazione partecipano a questo cammino</strong> <strong>quando</strong> migliorano le possibilità terapeutiche e <strong>mantengono al centro il valore di ogni essere umano</strong>. L’intelligenza artificiale può affiancare il medico, sostenere il ricercatore e favorire l’accesso ai servizi. La direzione resta umana, perché umani sono gli effetti delle scelte.</p>
<p>Proprio in questo risiede la vera sfida: nell’unire  conoscenza, precisione, ascolto, sviluppo e responsabilità. Anche dove prevale il disumano, il valore della persona può riemergere attraverso uno sguardo che riconosce, una parola che accompagna e una mano che sceglie di restare.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/10/19/nel-tempo-del-disumano-cura-fragilita-e-responsabilita/">Nel tempo del disumano. Cura, fragilità e responsabilità</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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