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		<title>ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Lalli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2023 19:02:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Enrichetta blondel]]></category>
		<category><![CDATA[Manzoni]]></category>
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		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/manzoni.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/manzoni.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/manzoni-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie Enrichetta. Da questo dramma personale del Manzoni emerge la debolezza dell’uomo e della storia nei confronti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/12/29/alessandro-manzoni-e-il-natale-1833-il-presepe-e-la-croce/">ALESSANDRO MANZONI E IL NATALE 1833: IL PRESEPE E LA CROCE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie <strong>Enrichetta</strong>. Da questo dramma personale del <strong>Manzoni</strong> emerge la debolezza dell’uomo e della storia nei confronti del dolore. Mentre scrivo di questo episodio, lontano 190 anni esatti ma vicino come se si svolgesse nell’altra stanza, mentre risuona ancora nella mente lo stanco ritualismo degli “auguri di buon Natale” , infuriano, in questa «aiuola che ci fa tanto feroci» gli inferni dell’<strong>Ucraina</strong> e del <strong>Medio Oriente</strong>, e l’uomo è annientato dall’uomo. Quanti bambini, piccoli Cristi, sono violati e uccisi in questi nostri giorni di violenza dei grandi.</p></blockquote>
<p><strong> Di Giuseppe Lalli</strong> <img decoding="async" class="alignleft wp-image-81859 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-300x300.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-1022x1024.jpg 1022w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-768x770.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-1533x1536.jpg 1533w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-1170x1173.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli-640x640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/12/Giuseppe-Lalli.jpg 1790w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="Standard"><b><i>Sì che Tu sei terribile!</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Sì che in quei lini ascoso,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>In braccio a quella Vergine,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Sovra quel sen pietoso,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Come da sopra i turbini</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Regni, o Fanciul severo!</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>È fato il tuo pensiero,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>È legge il tuo vagir.</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i> </i></b><b><i>Vedi le nostre lagrime,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Intendi i nostri gridi;</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Il voler nostro interroghi,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>E a tuo voler decidi;</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Mentre a stornar la folgore</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Trepido il prego ascende,</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Sorda la folgor scende</i></b></p>
<p class="Standard"><b><i>Dove tu vuoi ferir.</i></b></p>
<p class="Standard">…</p>
<p>Sono questi i primi versi di una poesia, Natale 1833 – poche e frammentarie strofe – che <strong>Alessandro Manzoni</strong> (1785–1873) scrisse nel primo anniversario della morte della moglie, <strong>Enrichetta Blondel </strong>(1791–1833). Lungi da me che scrivo l’idea di parafrasare questi versi. Rischierei di inserire note stonate in un concerto: la vera poesia è musica sacra, si può solo ascoltare. Rischierei di imbrattare un quadro: la poesia è tela dipinta con i colori dell’anima, si può solo contemplare.</p>
<p>Pure, non si può fare a meno di notare che in questi versi non c’è nulla di lezioso, né di ricercato. Non c’è nemmeno quell’atmosfera di solennità che si respira negli Inni sacri. Il tono stesso della poesia è tutt’altro che distaccato. Diciamo pure che è un grido di dolore quello che leggiamo, quasi una recriminazione. Dio, anche nelle forme di un bambino tra le mani pietose di sua madre, appare lontano, in un cielo muto e solcato da tremendi lampi, insensibile alle preghiere e ai lamenti («Sorda la folgor scende dove tu vuoi ferir»).</p>
<p>Il 25 dicembre 1833 al poeta era venuta a mancare la sua adorata moglie <strong>Enrichetta</strong>. Dio lo aveva visitato «terribilmente», come aveva scritto al Granduca di Toscana <strong>Leopoldo II </strong>(1797–1870), che aveva avuto nei confronti del già famoso scrittore parole di delicata partecipazione al suo dolore. Sposata in tenera età – aveva sedici anni – solerte e silenziosa, religiosissima, madre di numerosa prole, ciò che a lungo andare aveva finito per fiaccare la sua già delicata complessione, Enrichetta era stata il vero nume tutelare della casa, oltre che la musa discreta del marito letterato.</p>
<p>Nel frontespizio dell’Adelchi, che è del 1822, si leggeva «Alla diletta e venerata sua moglie&#8230;». “Diletta e venerata” e non semplicemente amata: parole che fanno pensare da un lato a quel misterioso libro che è Il Cantico dei Cantici («Sorgi diletta mia e vieni »), dall’altro evocano un sentimento che al poeta Manzoni, pur sempre romantico ancorché cattolico, fa apparire la sua donna già oltre il mondo degli umani, in una zona rarefatta dello spirito.</p>
<p>Donna di infinita dolcezza, è stata forse la persona che più di ogni altra ha ispirato all’autore de I Promessi Sposi la figura di Lucia, l’eroina del suo grande romanzo: come quei pittori che ritraevano nelle loro tele il volto della moglie, di cui non avevano mai smesso di essere innamorati. A questa donna minuta, mite e dai modi apparentemente sottomessi ma a suo modo volitiva, graziosa la sua parte, certo diversa dall’avvenente e vivace Giulia, sua madre, Alessandro doveva molto, forse doveva tutto. Possiamo solo immaginare la trepidante angoscia che dovette albergare nel cuore di <strong>Manzoni</strong> in quei giorni di aggravamento della sua già malferma salute.</p>
<p>L’adorata <strong>Enrichetta</strong> transitò in Cielo alle ore otto della sera di quel fatale Natale del 1833. Non ci è dato di conoscere i moti dell’anima, certo tempestosi, di Alessandro in quelle ore e nei giorni che seguirono. Chi può penetrare il mistero di un’anima? E di quell’anima? Al massimo possiamo conoscere noi stessi, come ammonisce il grande vescovo di Ippona, e solo Cristo, rivelando Dio all’uomo, svela l’uomo a sé stesso, come ben sapeva l’agostiniano Manzoni.</p>
<p><strong>Manzoni</strong>, che pure cerca di trovare una risposta alla sofferenza, quando giunge al dilemma intellettuale, cui la ragione sembra condurlo, se negare la provvidenza o accusarla («Ti vorrei dir: che festi?/Ti vorrei dir: perché?», dicono due versi del primo abbozzo), ciò che a fronte della fede cristiana equivarrebbe a due bestemmie, scopre che anche nel silenzio di Dio vi è un disegno provvidenziale. E finisce per scegliere il silenzio. Non a caso le parole con cui si chiude, incerta, la poesia sono «cecidere manus» (&#8220;caddero le mani&#8221;). Ma perché Dio doveva rimanere impassibile di fronte al suo dolore?</p>
<p>Non era stato lui, qualche anno prima, scrivendo il suo romanzo, a mettere in bocca a Padre Cristoforo quelle parole, «Dio vi ha visitate», dirette a Agnese e Lucia minacciate dal sopruso di un potente? Convivevano in Manzoni due opposte tensioni: il coraggio e la paura, Padre Cristoforo e Don Abbondio, un tenero altruismo della sofferenza e la paura di veder soffrire: le lacrime invendicate di un bambino avrebbero procurato in lui lo stesso tormento che procuravano nell’anima di Dostoevskij.</p>
<p>Alla domanda “Perché, nonostante Dio, il dolore abita il mondo?” la risposta per lui è “Cristo”.  Mai come in quel Natale questa risposta, da verità accarezzata solo con la mente, si faceva anima e carne. Nel sacrario più intimo della sua coscienza dovettero risuonare a lungo le prole di Giobbe di fronte alla sventura: «Il signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore». Egli, in quei giorni di sventura, tocca con mano la verità, a lungo meditata, che Dio si fa più presente quando chi lo prega si riconosce nudo, impotente, ed è già un miracolo un uomo o una donna che prega, che chiede a Dio di impolverarsi delle sue piccole o grandi miserie quotidiane.</p>
<p>Del dolore il grande romanziere aveva scritto in pagine memorabili (si pensi alla madre di Cecilia, fiore di poesia cresciuto nella desolazione della sventura collettiva della peste di Milano), ma non aveva ancora frequentato le sue aspre latitudini. Mai, prima di quel Natale, poesia e dolore dovettero apparirgli così profondamente intrecciati. Il presepe e la croce.</p>
<p>Da questo dramma personale del <strong>Manzoni</strong> emerge la debolezza dell’uomo e della storia nei confronti del dolore. Mentre scrivo di questo episodio, lontano 190 anni esatti ma vicino come se si svolgesse nell’altra stanza, mentre risuona ancora nella mente lo stanco ritualismo degli “auguri di buon Natale” (ma “auguri” di che? &#8230; del panettone, del torrone, del cenone da consumare il 24 a sera?), infuriano, in questa «aiuola che ci fa tanto feroci» gli inferni dell’<strong>Ucraina</strong> e del <strong>Medio Oriente</strong>, e l’uomo è annientato dall’uomo. Quanti bambini, piccoli Cristi, sono violati e uccisi in questi nostri giorni di violenza dei grandi.</p>
<p>Ci fu, in un Natale di tanti anni fa, un giovane padre, da sempre appassionato di <strong>Manzoni</strong>, che augurava ogni bene al suo bambino. E ci fu una ragazza di Nazareth, della casa di Davide, che partorì in una stalla perché non c’era posto in albergo per lei e per suo marito. Quella donna ci ricorda che, finché camminiamo sui sentieri della vita, la gioia, per quanto intensa possa apparirci, ha sempre le radici a forma di croce.</p>
<p><strong>Manzoni</strong> ne fece esperienza in quel Natale del 1833, noi che ci diciamo cristiani non dovemmo dimenticarlo quando ci scambiamo gli auguri di Natale. Altrimenti è il Dies Natalis Solis Invicti, il solstizio d’inverno, il Natale pagano, quello che festeggiamo. La saggezza del popolo cristiano, col suo infallibile sensum fidei, ha sempre visto la croce sullo sfondo del presepe, e chiama “Pasquetta” quella festa dell’Epifania in cui si bacia il Bambinello.</p>
<p>Il grande scrittore capì, perché lo sentì nella sua carne e non solo nella sua anima (appena nove mesi dopo verrà a mancarle, in giovanissima età, anche la primogenita Giulietta) che alla croce di tutti i giorni, a cui ci chiama il Signore della storia, quella storia che vista dal lato dell’uomo è spesso storia di forza bruta, non ci è dato di sfuggire. Altrimenti “Dio” diventa un concetto vuoto, un vizio della mente, una sublime scaramanzia: un Dio a nostra immagine e somiglianza, anzi a nostra misura. E invece:</p>
<p><strong><em>Sì che tu sei terribile</em></strong></p>
<p><strong><em>Sì che tu sei pietoso!</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Indifferente ai preghi</em></strong></p>
<p><strong><em>Doni concedi e neghi.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Ti vorrei dir: che festi?</em></strong></p>
<p><strong><em>Ti vorrei dir: perché?</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Non perdonasti ai tuoi</em></strong></p>
<p><strong><em>Non perdonasti a te.</em></strong> &#8230;</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>GIOVENTU&#8217; SPEZZATA.RIFLESSIONI DI CALOGERO CENTOFANTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 19:09:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[gioventù spezzata]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="474" height="431" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B5FFA92C-E396-4738-A5B2-CCF24B0DC30F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B5FFA92C-E396-4738-A5B2-CCF24B0DC30F.jpeg 474w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B5FFA92C-E396-4738-A5B2-CCF24B0DC30F-300x273.jpeg 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="474" height="431" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B5FFA92C-E396-4738-A5B2-CCF24B0DC30F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B5FFA92C-E396-4738-A5B2-CCF24B0DC30F.jpeg 474w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/07/B5FFA92C-E396-4738-A5B2-CCF24B0DC30F-300x273.jpeg 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></p><p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Suscitano una profonda amarezza, le notizie diffuse con quotidiana cadenza, relative all&#8217;assassinio di giovani vite. Dinanzi a tali orribili fatti, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">talvolta</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> indegnamente enfatizzati su qualche social, scatta la protesta delle rappresentanze della società civile, che invoca rinnovate misure preventive nonché il rafforzamento delle guarnigioni delle forze operanti sul territorio, onde arginare simili orribili progetti. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Senza alcun intento polemico la nefanda tendenza potrebbe trarre origine non solo dalla capillare caduta dei freni inibitori, bensì da quel tormento socio-psicologico, amplificato da cocenti delusioni, da sguaiate turpitudini, da ripetuti atteggiamenti di scherno. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Non volendo evocare spunti interpretativi della evoluzione della coscienza umana sarebbe opportuno raccogliere il significato di alcune tensioni, improvvisa crisi di adattamento socio ambientale, l&#8217;avversione totale a qualche espressione di egemonizzazione del pensiero e dell&#8217;azione. Tali momenti che possono tradursi anche in odio viscerale, inducono il sottoscritto a proporre la riscoperta di riferimenti secolari come la famiglia la scuola, la spiritualità evangelica, la pratica gioiosa del tempo libero. </span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Queste prospettive ormai avvolte dalla desuetudine, se bene investite da cicliche trasformazioni possono diventare </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">un’operosa</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> fonte di informazione se saranno sostenute da uno slancio di vera missione da dedicare al recupero della dignità della persona evitando che la stessa possa essere insidiata da falsi miti e dalle alienanti attrazioni o da comodi sussulti di devastante sofferenza socio-spirituale.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F07%2F01%2Fgioventu-spezzata-riflessioni-di-calogero-centofanti%2F&amp;linkname=GIOVENTU%E2%80%99%20SPEZZATA.RIFLESSIONI%20DI%20CALOGERO%20CENTOFANTI" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2023%2F07%2F01%2Fgioventu-spezzata-riflessioni-di-calogero-centofanti%2F&#038;title=GIOVENTU%E2%80%99%20SPEZZATA.RIFLESSIONI%20DI%20CALOGERO%20CENTOFANTI" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/01/gioventu-spezzata-riflessioni-di-calogero-centofanti/" data-a2a-title="GIOVENTU’ SPEZZATA.RIFLESSIONI DI CALOGERO CENTOFANTI"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/07/01/gioventu-spezzata-riflessioni-di-calogero-centofanti/">GIOVENTU&#8217; SPEZZATA.RIFLESSIONI DI CALOGERO CENTOFANTI</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Il Mediterraneo ci appartiene perché siamo noi ad appartenergli</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/10/24/il-mediterraneo-ci-appartiene-perche-siamo-noi-ad-appartenergli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-mediterraneo-ci-appartiene-perche-siamo-noi-ad-appartenergli</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2021 13:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Pierfranco Bruni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Il Mediterraneo o i Mediterranei? Il Mediterraneo è l&#8217;insieme dei Mediterranei che incontrano gli Adriatici. Tra mare e terra. Ci appartiene perché siamo noi ad appartenergli. Il Mediterraneo non è&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/10/AF192A5B-3EB9-471C-8EBA-241E329F80EA-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p><div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Mediterraneo o i Mediterranei? Il Mediterraneo è l&#8217;insieme dei Mediterranei che incontrano gli Adriatici. Tra mare e terra. Ci appartiene perché siamo noi ad appartenergli.<br />
Il Mediterraneo non è solo un destino. È una geografia delle civiltà tra popoli che si raccontano e identità che vorrebbero raccontarsi oltre le linee e i confini, oltre i limiti della storia e gli orizzonti decisi dallo scontro tra Occidente ed Oriente. È quella frontiera che non ha compreso che le appartenenze sono non solo eredità ma strategia politica tra culture ed economie. Pascoli sosteneva nel 1912 che fino a quando non si capirà che il Mediterraneo siamo noi resteremo naufraghi attaccati alle coste di Ulisse. Bisogna avere la capacità e l&#8217;intelligenza di andare oltre le storie e diventare non storia ma presente dentro lo sguardo che va oltre le Colonne d&#8217;Ercole.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Mediterraneo non è un linguaggio. Neppure una terra promessa. È un ragionamento geopolitico tra l&#8217;uomo i popoli le civiltà e ciò che sarà dello sviluppo economico internazionale. Uscire da questo schema è affidarsi non più al greco labirinto ma al caotico caos. Il Mediterraneo non è una filata di peperoncini&#8230; è un pensiero del ri -costruire il senso delle comunità&#8230;</p>
<p>Il Mediterraneo non è una &#8220;occasione&#8221;. È una tradizione nelle maglie di una economia che senza le culture non crea strategie di rilancio dei territori. Il territorio è una geografia non solo di un tessuto politico (e fisico) ma soprattutto antropologico. Il reale del Mediterraneo è la conoscenza. Gli investimenti si fanno sulle conoscenze e sui saperi che le civiltà esprimono. Conoscere è non sbagliare la tipologia dell&#8217;investimento. Anche nelle culture oggi occorre confrontarsi con ciò che è utile. L&#8217;utilità deve confrontarsi con la necessità e questa con ciò che possiamo essere domani. In un tempo in transizione le società diventano cangianti nell&#8217;arco di un limite che è corto o breve e non lungo o indeterminato. Il Mediterraneo è una antropologia anche lungo una visione di economia della riconciliazione con la geopolitica.</p>
<p>Il Mediterraneo è una contaminazione di antropologie. Racconta la storia e le vite dei popoli in una visione nella quale la tradizione, pur non perdendo le radici identitarie, diventa innovazione nelle coscienze delle civiltà. Le civiltà determinano i popoli o sono i popoli che definiscono i processi di una civiltà? Fin qui si resta in una dimensione il cui percorso è antro-merafisico. La manifestazione di tutto ciò è dato dalle culture che si dichiarano in un immaginario che è fatto da ciò che definiamo beni culturali. Dall&#8217;immaginario al reale il filo è tutto teso su una politica di investimenti sulle conoscenze.</p></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Perché conoscere? Cultura come impresa economica? Una domanda che è un interrogativo antico. Conoscere per trasformare la storia in economia. Qui è il punto nodale. La memoria è apprendimento di conoscenze ma è l&#8217;economia che rende, non solo valorizzante, fruibile la cultura stessa. In una temperie come quella che viviamo si corre il rischio di abitare una cultura soltanto virtuale. Non essere in presenza in un museo significa, tra l&#8217;altro, essere in assenza. I beni culturali possono essere fruiti virtualmente. Ciò che stiamo vivendo. Essere nel virtuale è condividere senza l&#8217;esercizio della fisicità, ovvero si resta in un intreccio metafisico.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il Mediterraneo qui potrebbe avere un ruolo significativo tra la condivisione antropologica e la visione fisica proprio attraverso la funzione e il ruolo dei beni culturali dentro i territori. Una linea meridiana che Camus ha individuato come una geografia dell&#8217;esistere e dell&#8217;esistenza resta ancora oggi un modello nel quale identità è appartenenza nella conoscenza. Bisogna conoscerlo, il Mediterraneo, per poter fare in modo che sia progettualità culturale ed economia per una archeologia dei saperi che sappia guardare in prospettiva.</div>
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		<title>Disubbidisco per ubbidienza. Dalla monaca di Monza al Cristo umano troppo umano</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/20/disubbidisco-per-ubbidienza-dalla-monaca-di-monza-al-cristo-umano-troppo-umano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=disubbidisco-per-ubbidienza-dalla-monaca-di-monza-al-cristo-umano-troppo-umano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jun 2021 10:20:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="410" height="410" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7.jpeg 410w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></p>
<p>Chi sarà mai stata la Monaca di Monza? Da anni la vedo, la incontro, la sogno. Certo se dovessi scegliere tra Bernanos e la Monaca di Monza non avrei dubbi.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/06/20/disubbidisco-per-ubbidienza-dalla-monaca-di-monza-al-cristo-umano-troppo-umano/">Disubbidisco per ubbidienza. Dalla monaca di Monza al Cristo umano troppo umano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="410" height="410" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7.jpeg 410w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/06/5CDB3203-536A-434C-B487-DF214956D3B7-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></p><div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chi sarà mai stata la Monaca di Monza? Da anni la vedo, la incontro, la sogno. Certo se dovessi scegliere tra Bernanos e la Monaca di Monza non avrei dubbi.<br />
Canto &#8220;Paradiso III&#8221; :<br />
Frate, la nostra volontà quieta<br />
virtù di carità, che fa volerne<br />
sol quel ch&#8217;avemo, e d&#8217;altro non ci asseta&#8230;&#8221;.&#8221;&#8230;Uomini poi, a mal più ch&#8217;a bene usi,<br />
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:<br />
Iddio si sa qual poi mia vita fusi&#8230;&#8221;.</p>
<p>Le monache mi affascinano sempre. Quelle giovani. Però non costringo nessuno a scegliere per me o non accetto che altri scelgano per me.<br />
Mi ritengo un costruttore di eresie rispetto ai poteri costituiti. Non da oggi. Sin da quando un docente, incolto e bigotto e villano, di paese chiese la mia sospensione, alle scuole medie, per aver trovato un bigliettino amoroso indirizzato ad una compagna di scuola. Non gli riuscì il colpo, la sospensione, peccato per me, perché in quel tempo la sensualità delle donne mi viveva.<br />
La mia formazione non è amica di Voltaire. Perché lo amo nel Candido. Non voglio avere amicizie ma verità. È dentro la tradizione che vuole al centro la Croce, il cammino nei deserti e il Mistero. Una tradizione che nasce dalla mia grandiosa famiglia e si affida sempre al Miracolo.<br />
A volte penso: Chi avrebbe più sensualità? La monziana o la magdaliana?<br />
Ho sempre vissuto libero con un padre autorevole e fascista, sono fiero delle mie radici, e una madre politicizzata al suono dello scudo crociato. La mia cultura è dentro una Tradizione di militari, accademici, matematici, nobili e borghesi, sabaudi per metà e borbonici per l&#8217;altra.</p>
<p>In ogni stanza del mio abitare vive la cristianità e il mondo delle curandere.<br />
Ho il deserto dei monaci tibetani e il Mediterraneo di Paolo nel mio cammino. Pensare per me è allontanare ogni leggerezza. La leggerezza è la saccenza del cretino. Il cattolicissimo è cretino. Siamo invasi di cretini che aprono la bocca.  La fortezza è la bellezza delle sette stanze del Castello di Santa Teresa d&#8217;Avila. Grande eretica prima e grandiosa figura di coerenza dopo. Donna e miracolo oltre il cretinismo del cattolico.<br />
Non credo nella confessione se non come genere letterario (Zambrano). Tanto meno nella comunanza della comunione. Falsità teologica che non mi appartiene più. Inganno!<br />
I cattolici sanno di essere ambigui e giocano al tavolo verde delle ipocrisie (aveva ragione Ignazio Silone ma anche Diego Fabbri raccontando il cattolicesimo come ambiguità). I cristiani sono quelli che conoscono il tempo del viaggio salvifico senza i talari neri o bianchi.  Sono quelli che hanno il coraggio di non arrendersi. I cattolici sono doppiogiochisti nella vita nella religione nella politica, in tutto. Non mi sono mai fidato. Ora li disprezzo.<br />
Non mi pento. Non condanno. Non giudico.<br />
Amo il silenzio di mio padre e la malinconia di mia madre. Il resto è noia come ha scavato Leopardi.<br />
Ma per ogni verità taciuta esiste una teologia della menzogna della furbizia dell&#8217;accattonaggio. La teologia di per sé è la costrizione a non discutere. Diventa un obbligo dell’accettazione di una verità che non è, però, certa.</p>
<p>Disobbedisco per ubbidienza a me stesso. Secondo la mia filosofia della metafisica, la teologia è la certificazione dell’intolleranza. Il mistico non sa che farne di una teologia. Una semantica inutile.<br />
Cercate di essere liberi fino a quando riuscirete a respirare.<br />
Le religioni sono il male assoluto della libertà. Quelle fallite e quelle che pensano di non fallire mai.  Sono il vero male perché pensano di essere giuste ma sanciscono l’ingiustizia in uno specchio rotto.<br />
Vivo di bellezza e di amore. Cerco di invitare alla bellezza e a guardarla negli occhi del cuore. Il dialogo è armonia. L’amore è sensualità. La fratellanza è fatta non solo di sangue. Bisogna avere passione per amare. I sensi sono tutto. Non credo nella amicizia. È soltanto interesse.</p>
<p>Mi dimetto dall&#8217;essere “credente” come è inteso nella sua doppiezza con tutta la mia serenità, una diaspora infinita in una Chiesa sconfitta da se stessa, perché non voglio essere minimamente accostato al mondo cattolico. Nessuna “ragione” più mi lega agli altari sventrati da questa Chiesa supponente.<br />
Sono un tradizionalista vicino a Giuda e distante da Pietro. Mi interessa Maria e le puttane alla Maddalena che hanno fantasia.<br />
Non sopporto Lutero ma dialogo con lui. Erasmo è la mia meta e la solitudine è la vera grande bellezza pirandelliana.<br />
Nietzsche resta un mio faro. Il primo libro di Nietzsche mi è stato regalato da mio padre insieme a Capitan Miki.<br />
Leggo Gramsci ma resta sempre &#8220;l&#8217;ebreuccio&#8221; del &#8220;Gattopardo&#8221; che è una mia costante guida. Una persona libera  comunque &#8220;l&#8217;ebreuccio&#8221; con la quale avrei voluto passeggiare insieme a Prezzolini a Zambrano. Menti pesanti. Purtroppo Gramsci non ha scritto nulla.  Gentile oltre Vico non lo comprendo. Croce è lo specchio dell&#8217;invidia. I filosofi cattolici sono una eresia riuscita male.<br />
Celestino V resta un grande profeta. Virgilio è una latinità abortita. Resto a guardare la luna come don Fabrizio. Il mio giardino ha rose anche sotto la neve.<br />
Giordano Bruno Tommaso Campanella e Giovanna restano i veri credenti in Fede.<br />
La teologia della menzogna è il comandamento supremo dentro i Dieci! Lo aveva capito Paolo con il quale non smetto di interloquire e sa ormai di vivere in completa solitudine in questa Chiesa del relativismo e della menzogna.</p>
<p>Non desidero oggi domani dopodomani o ancora oltre funerali cattolici. Non vorrò entrare in chiesa da morto! È nel mio testamento Sarebbe vivere una post morte terribile ascoltare i riti della supponenza e del ridicolo.<br />
La mia bara non dovrà entrare in qualsiasi chiesa. La chiesa è cattolica ma anti cristiana. Resto un cristiano da vivo e da morto senza Chiesa.<br />
Un cristiano vero, libero che non smetterà di confrontarsi con le curandere e con gli sciamani, con i monaci e con le figure maestose di Cristo e Maria, di Giuda e Tommaso… Ma non desidero unzioni, pulpiti e odore di incenso…<br />
Mi verrebbe la nausea… Sono allergico.<br />
Una morte con Cristo certo, ma senza chiesa.<br />
Se avessi ancora la possibilità di scegliere tra Bernanos e la monaca di Monza, non avrei dubbi. Se avessi la possibilità di incontrare Maria di Magdala in un mio viaggio… mi trasferirei subito a Magdala in una stanza sul mare perché essere una puttana come lei è maestoso ed è bellezza.<br />
Per un amore infinito, solo per amore, senza alcuna teologia come fece il buon Gesù. Ma è la monaca di Monza che resta nel mio ideale tra eros e passione.  Le monache mi affascinano. Quelle belle. Quelle che sembrano streghe. Sono irriverente.  Le vecchie e le brutte non mi interessano. Io mandrillo dei tempi futuri ho bisogno di monache con il sorriso della luna.<br />
Sono stato a Monza.  Purtroppo ho incontrato soltanto la sua morte.<br />
Perché Paolo è rimasto fedele dopo la conversione e Pietro è un traditore incallito? Pietro è un fallito. Pilato è un maestro rimasto incastrato tra Tiberio, i Giudei e gli Ebrei.<br />
Paolo è stato un grande amante elegante di donne leggiadre vergini e belle. Come Gesù! Pietro un incolto senza stile senza coraggio e codardo sino alla fine. La Chiesa di Pietro è la razionalità della menzogna.</p>
</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E va be&#8217;! Rileggo il Manzoni degli &#8220;Sposi promessi&#8221; capitolo nono: &#8220;La religione, come l’avevan insegnata alla nostra poveretta, e come essa l’aveva ricevuta, non bandiva l’orgoglio, anzi lo santificava e lo proponeva come un mezzo per ottenere una felicità terrena. Privata così della sua essenza, non era più una religione, ma una larva come l’altre”. La monziana è la sconfitta della chiesa e il trionfo di Cristo. Da ciò a un Cristo umano troppo umano. Quel Nietzsche fedele al Cristo che vive fuori dalle chiese e dalla teologica conseguenza della vera morte di Dio. L&#8217;umano è la volontà di vivere. La teologia cattolica è il morire.</div>
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