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	<title>Sgalambro Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Sgalambro Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>L&#8217;antinichilismo di Manlio Sgalambro nel suo non pessimismo alla luce di una ricerca metafisica</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/08/lantinichilismo-di-manlio-sgalambro-nel-suo-non-pessimismo-alla-luce-di-una-ricerca-metafisica/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lantinichilismo-di-manlio-sgalambro-nel-suo-non-pessimismo-alla-luce-di-una-ricerca-metafisica</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2025 14:43:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[antinichilismo]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[Sgalambro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/bruni.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/bruni.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/bruni-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>&#8230;Pietre su pietre si urtano con forza ostinata. Solo polvere resta&#8221;. Resta la polvere non il nulla.Ciò già sconfessa il nichilismo. Sgalambro è l&#8217;altra faccia  del vuoto spregiudicato perché la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/08/lantinichilismo-di-manlio-sgalambro-nel-suo-non-pessimismo-alla-luce-di-una-ricerca-metafisica/">L&#8217;antinichilismo di Manlio Sgalambro nel suo non pessimismo alla luce di una ricerca metafisica</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8230;Pietre su pietre si urtano con forza ostinata. Solo polvere resta&#8221;. Resta la polvere non il nulla.<br dir="auto" />Ciò già sconfessa il nichilismo. Sgalambro è l&#8217;altra faccia  del vuoto spregiudicato perché la metafora della polvere porta sulla scena proprio quelle macerie e quelle rovine di cui spesso parla. C&#8217;è molto altro quando lascia questo inciso: &#8220;&#8230;Chi vede il volto della bellezza muore, sì, ma non disperato&#8221;.  Fuori il nichilismo ancora una volta. Nella tradizione del tragico prende corso il suo essere doloroso nella consapevolezza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Pierfranco Bruni, <em>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni Manlio Sgalambro del Ministero della Cultura </em></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa è il nichilismo in filosofia? Una domanda certamente aperta ma che non appartiene a Manlio Sgalambro. Nel suo itinerario c&#8217;è la misantropia. C&#8217;è la consolazione. C&#8217;è il senso della solitudine. C&#8217;è la metafora della morte del sole. C&#8217;è la disperante visione del sottosuolo. D&#8217;altronde Dostoevskij è presente in Sgalambro con l&#8217;allegorico mondo pessimo che si vive come un precipitato storico. Ma c&#8217;è alla fine il richiamo senechiano della consolazione che chiede all&#8217; attesa di farsi ragione dell&#8217;anima.<br dir="auto" />Manlio Sgalambro mai nichilista, dunque.<br dir="auto" />Nel centenario della nascita come Ministero della Cultura Comitato Nazionale Celebrazioni Sgalambro abbiamo svolto diverse attività analizzando gli aspetti sia filosofici che letterari con convegni nazionali e pubblicazioni. Ci sono elementi che interessano modelli epistemologici fenomenologici e metafisici. C&#8217;è chiaramente un senso del tragico nei processi di pensiero.<br dir="auto" />Credo che non ci sia alcun nichilismo nelle sue opere. Il tragico non è assolutamente nichilismo. C&#8217;è una memoria che cattura le macerie e le rovine di una civiltà che crea intrecci tra le culture dell&#8217;Occidente e quelle dell&#8217;antico Oriente. Direi piuttosto che Sgalambro va oltre il nichilismo a cominciare dal suo incontro con Gorgia. Perché Gorgia è la grecità che nasce tra la caverna e l&#8217;isola. Qui piuttosto si potrebbe parlare di metafisica.<br dir="auto" />Allora, Sgalambro potrebbe essere considerato un filosofo metafisico? Forse questa è una strada. Incompiuta. Si confronta con il nichilismo ma c&#8217;è una base kantiana che lo porta a superare completamente questo scoglio. Non si tratta di porsi la morte di Dio o meno. Cosa che farà Nietzsche. Ma in Sgalambro insiste in forma ingombrante Schopenhauer. Se il pensiero marcisce non c&#8217;è il nulla.<br dir="auto" />C&#8217;è, comunque, il pensiero che si fa rappresentazione. Non fenomenologia. Un pensiero triste dolorante angosciante. Anzi tragico. Mai il vuoto. Tanto meno il nulla. &#8220;Marciscono i pensieri come scheletri fetenti, si muovono vermi a frotte&#8221;. Ci sono gli elementi nel tutto invisibile.<br dir="auto" />L&#8217;empietà forse è anche questa. Il codice del tragico viene da lontano. Il dato della conoscenza è perno fondamentale. Infatti dirà: &#8220;Dalle sconnesse budella del corpo-non corpo, fuoriesce disumanamente conoscenza&#8221;. Se la conoscenza c&#8217;è c&#8217;è quindi il pensiero. Il punto è proprio qui: &#8220;&#8230;pietre su pietre si urtano con forza ostinata. Solo polvere resta&#8221;. Resta la polvere non il nulla.<br dir="auto" />Ciò già sconfessa il nichilismo. Sgalambro è l&#8217;altra faccia appunto del vuoto spregiudicato perché la metafora della polvere porta sulla scena proprio quelle macerie e quelle rovine di cui spesso parla.<br dir="auto" />Il tema centrale è il tempo. Agostino abita la caverna. Plotino è tra le sue parole. La dannazione è la contraddizione con la quale affronta Camus, Kafka e Cioran. Ma anche Kant. È Hegel l&#8217;assente presente perché dopo i suoi scritti sulla politica vuole allontanarsi per dare spazio alla condanna dello stesso Kant per impossessarsi di Baudelaire. Il quale è il costante invito al viaggio di cui discute con Franco Battiato.<br dir="auto" />Se ci fosse nichilismo non ci sarebbe la sua teoria della canzone e della musica. Proprio perché intreccia la teoria al trattato supera persino, a un certo punto della sua ricerca anche il nicciano contrasto con Wagner. Spinoza fa da contorno a Pascal ed è un dubbio perenne che si trascina sino al punto di intersecare Cultura e Spirito.<br dir="auto" />Scriverà: &#8220;Hegel lo chiamava spirito, noi cultura. Quella di cultura è una definizione negativa, è un’accozzaglia di cose, fatte per gli scopi più vari non per fornirci di un concetto dello spirito. Ernst Cassirer scrisse &#8220;Per una filosofia della cultura&#8221;, ma era una filosofia dello spirito mascherata, ridotta, svilita&#8221;.<br dir="auto" />Mi pare che sia oltre a bella provocazione anche un sostegno del pensiero forte che esula da ogni nichilismo. Il considerarsi chierico è una valenza che va verso addirittura la metafisica: &#8220;Io non sono un intellettuale, io sono un chierico. Intellettuale diventa colui che prende partito per valori estremamente politici. Il chierico invece è colui il quale si sforza di seguire valori che siano universali&#8221;.<br dir="auto" />La vita vera è quella della mente, dirà ancora. E&#8217; questa una cesellatura che lo conduce verso il pensiero scostante e coerente per incoerenza non sistematica. Perché i valori fanno scena e creano mosaico. Il valore è già il non nichilismo. Altrimenti non avrebbe senso tale affermazione: &#8220;Solo chi conserva i valori li perde, e solo chi non può che sovvertirli in realtà li conserva&#8221;. Sovvertire potrebbe anche significare sabotare o dominare la tradizione.<br dir="auto" />C&#8217;è molto altro quando lascia questo inciso: &#8220;&#8230;Chi vede il volto della bellezza muore, sì, ma non disperato&#8221;. La bellezza allora è altro da sé della disperazione stessa. Fuori il nichilismo ancora una volta. Nella tradizione del tragico prende corso il suo essere doloroso nella consapevolezza.<br dir="auto" />Infatti è anche oltre ogni forma di pessimismo quando afferma: &#8220;Se dovessimo porci il problema dell&#8217;utilità e del danno del pessimismo per la vita, non ci sarebbe che una sola risposta da dare: la verità o la vita&#8221;. Sgalambro cammina verso una ricerca di verità ma questa è possibile soltanto se la vita c&#8217;è con i suoi dubbi, le sue macerie, le sue rovine.<br dir="auto" />A proposito di ciò Sgalambro:  &#8220;Allibisco quando sento dire che le idee e le cose sono identiche. È il potere di questo scarto che definisce la capacità di pensare&#8221;. Il pensare è un un radicamento in una eredità pesante ma non pessimista:<br dir="auto" />Non possiamo fare a meno di essere eredi anche se lottiamo  per scrostare questa &#8220;dimensione&#8221; dell&#8217;essere:  &#8220;Il discorso pessimistico appartiene al genere oratorio, e questo perché presuppone un uditorio che può gridare e agitarsi&#8221;.<br dir="auto" />A Sgalambro non interessa ciò e non interessa il pessimo come non interessa essere considerato nichilista perché: &#8220;Gli individui sono dei concetti incarnati&#8221;. L&#8217;incarnazione è appunto essere eredi. Di cosa non importa.<br dir="auto" />Ma essere eredi è significante perché: &#8220;La &#8216;reductio&#8217; di tutte le cose in Dio la conosciamo con un altro nome. In chi muore si rivela eo ipso la forza infera o, mettiamola così, la cara, vecchia essenza del mondo&#8221;. Essenza del mondo è un concetto chiave. Allontana qualsiasi pregiudizio di atarassia ma allontana il nichilismo e distanzia il pessimista dalla sua filosofia.<br dir="auto" />Ciò che interessa Sgalambro in fondo è il fatto che occorre fare i conti con le età. Infatti: &#8220;Non v&#8217;è dunque che una sola età. Oppure, come possiamo anche dire, tutte le altre età sono faccende da psicologia. Solo la vecchiaia è in sé. Soltanto essa non chiede meno di una metafisica per essere trattata adeguatamente&#8221;.<br dir="auto" />Questo cosa significa? Significa porsi costantemente una domanda di senso che si chiama tempo. Sgalambro e il tempo. Un fatto. Non una metafora soltanto. Implica dunque un coinvolgimento con la metafisica. Credo che il vero problema sgalambriano sia proprio questo.</p>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized">…..</p>
<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-62944 alignright" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/11/a-Pierfranco-Bruni-nuovo-incarico-MiC.jpg" sizes="(max-width: 998px) 100vw, 998px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/11/a-Pierfranco-Bruni-nuovo-incarico-MiC.jpg 998w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/11/a-Pierfranco-Bruni-nuovo-incarico-MiC-300x188.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/11/a-Pierfranco-Bruni-nuovo-incarico-MiC-768x480.jpg 768w" alt="" width="431" height="269" /></figure>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p><strong>Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria.<br />
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Per il Ministero della Cultura è attualmente:</figure>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<item>
		<title>La fenomenologia del relativismo è scardinato dal tragico del vivere tra Camus e Nietzsche</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/11/la-fenomenologia-del-relativismo-e-scardinato-dal-tragico-del-vivere-tra-camus-e-nietzsche/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-fenomenologia-del-relativismo-e-scardinato-dal-tragico-del-vivere-tra-camus-e-nietzsche</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 19:27:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Camus]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
		<category><![CDATA[Sgalambro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/11/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Cosa è il relativismo nella filosofia del tragico? È una condizione dell’essere. Nietzsche vive il tragico nel teatro della vita e diventa condizione di una esistenza.Camus e Sgalambro sono tra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/11/11/la-fenomenologia-del-relativismo-e-scardinato-dal-tragico-del-vivere-tra-camus-e-nietzsche/">La fenomenologia del relativismo è scardinato dal tragico del vivere tra Camus e Nietzsche</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Cosa è il relativismo nella filosofia del tragico? È una condizione dell’essere. Nietzsche vive il tragico nel teatro della vita e diventa condizione di una esistenza.Camus e Sgalambro sono tra le macerie e le rovine e Kafka è un abisso.  .Personaggi e miti che provengono da radici occidentali e orientali. L’Oriente è anche nei Mediterranei. In fondo lo stesso Kafka nonostante le sue radici trova nei suoi viaggi in Italia il senso di una appartenenza profonda….</i></p>
<p>Cosa è il relativismo nella filosofia del tragico? Non può resistere. Il tragico non è relativo e tanto meno fenomelogico. È una condizione dell’essere. Nietzsche vive il tragico nel teatro della vita e diventa condizione di una esistenza.<br />
A Nietzsche fanno comunque riferimento tre epicentri che giocano tra filosofia e letteratura. Kafka, Camus e Sgalambro.</p>
<p>A questi si potrebbe legare Guido Ceronetti. Ma con Ceronetti siamo ai limiti di una discussione teologica se pur eretica.<br />
L’enigma, l’assurdo, le macerie sono tre punti di riferimento che trovano nelle rovine di Cioran l’abisso. Nulla dunque di relativo. Piuttosto di assoluto.<br />
Non fu una filosofia in rivolta. Fu la rivolta della filosofia. L’assurdo è nella vita e ogni tocco di luna raccontò una caduta reale nel dritto e il rovescio.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-76865" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Camus-libro-P.-Bruni-2024.jpg" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Camus-libro-P.-Bruni-2024.jpg 400w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Camus-libro-P.-Bruni-2024-195x300.jpg 195w" alt="" width="400" height="616" /></figure>
</div>
<p><strong>Camus</strong> è dentro la rivolta. Mai relativismo. Come sarà in quella linea che va da Kafka a Sgalambro. Mai relatività in Sgalambro.<br />
La verità è il dubbio. Se la verità non si ponesse la questione del dubbio il resto sarebbe tutto relativo. Camus e Sgalambro sono tra le macerie e le rovine e Kafka è un abisso.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-64297" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/01/Kafka-la-verita-del-tragico-di-Pierfranco-Bruni-.jpg" sizes="(max-width: 532px) 100vw, 532px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/01/Kafka-la-verita-del-tragico-di-Pierfranco-Bruni-.jpg 532w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/01/Kafka-la-verita-del-tragico-di-Pierfranco-Bruni--193x300.jpg 193w" alt="" width="532" height="828" /></figure>
</div>
<p>Camus è un destino esistenziale tra l’esilio e l’estremità dello straniero che è in noi. In solitudine d’esilio di Camus c’è la tragica verità di <strong>Kafka</strong>.</p>
<p>Di entrambi Sgalambro ha scavato nella misantropia servendosi della consolazione e scardinando il relativo, ovvero il relativismo.<br />
Piuttosto Kant che Hegel. Ma credo che entrambi vengono superati da Schopenhauer. Di quello di cui si impossessa però Nietzsche. Più volte, in questo caso, ho sostenuto che Anatol si potrebbe dare la mano con Zarathustra.<br />
D’altronde Siddharta è in Sgalambro. Personaggi e miti che provengono da radici occidentali e orientali. Ma è proprio questo il mondo di Sgalambro. L’Oriente è anche nei Mediterranei. In fondo lo stesso Kafka nonostante le sue radici trova nei suoi viaggi in Italia il senso di una appartenenza profonda.</p>
<p>Anche per questo è studiato sia da Camus che da <strong>Sgalambro</strong>.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-76895" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/10/Sgalambro-lempieta-del-greco-siculo-libro.jpg" alt="" width="200" height="292" /></figure>
</div>
<p>Il mito è anche enigmaticità. Il relativo non ha nulla a che fare con il mito, con gli dei, con la caverna. Una filosofia o una letteratura che parte solo da Platone senza Agostino è incompleta. Maria Zambrano che è molto vicina a Camus non è lontana da Sgalambro. Abitare la metafisica è la completezza. Il termine scardinare il relativo è centrale.<br />
Dentro la visione del tempo c’è il tutto che si definisce nel passaggio inevitabile delle età con le quali fanno i conti gli autori qui citati. Non si tratta dunque né di relativismo e neppure di fenomenologia ma di una centralità che si definisce tra l’uomo e Dio. L’estraneità di Camus è la verità di Kafka ma è altresì quella misantropia di Sgalambro.<br />
Per tutti la vita dell’assurdo è un viaggiare verso l’isola e dentro l’isola. In fondo c’è una dimensione omerica che si chiude e si apre con la cecità. Cosa sarà mai?</p>
<p>Photocover in alto da sx: Sgalambro, Camus, Nietzsche  Bruni</p>
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		<title>Si è consapevoli del destino? Il mito sì. E che attraversa la realtà senza la consapevolezza del reale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 12:46:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Sgalambro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="500" height="281" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/CB3812BF-E354-4131-9F23-7F264A224FDD.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/CB3812BF-E354-4131-9F23-7F264A224FDD.jpeg 500w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/CB3812BF-E354-4131-9F23-7F264A224FDD-300x169.jpeg 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></p>
<p>Siamo tutti attratti da un omerico sentire che attraversa quel Jankelevieh che sostiene il paradosso della nostalgia come labirinto. il destino, è l&#8217;isola dove il porto si perde e l&#8217;uomo&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Siamo tutti attratti da un omerico sentire che attraversa quel Jankelevieh che sostiene il paradosso della nostalgia come labirinto.<br />
il destino, è l&#8217;isola dove il porto si perde e l&#8217;uomo muore.<br />
La misantropia è destino. Il filosofo è solo per scelta di verità e in questo tempo &#8211; destino vive il &#8220;cerimoniale &#8221; del tragico.</i></p>
<p>Ci fu un  invito al viaggio. Come si può accogliere un invito quando il viaggio è destino? Nella Grecia di Gorgia il viaggio è il limitare il tempo lungo la dissolvenza dell&#8217;età. L&#8217;età si perde e ci si consegna al tempo.</p>
<p>L&#8217;invito al viaggio riporta certamente a Baudelaire. A quel Baudelaire molto caro a Manlio Sgalambro e a Maria Zambrano. Ma sono un itinerario metafisico che non si sistematizza nel pensare filosofico dell&#8217;abitare il tempo. Il filosofo vive di imperfezione come ha sostenuto Greimas.<br />
Eppure si incammina verso una ermeneutica della conoscenza potrebbe dirci Merleau Ponty perché siamo tutti attratti da un omerico sentire che attraversa quel Jankelevieh che sostiene il paradosso della nostalgia come labirinto.<br />
Ma ogni volontà di apparenza nasce da una voluottuosa volontà di realtà. La verità oggettiva potrebbe scontrarsi con estetica del soggetto.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-89090" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/850FB6A1-AB3E-4E1A-A475-D5D805B4D107-209x300.jpeg" alt="" width="209" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/850FB6A1-AB3E-4E1A-A475-D5D805B4D107-209x300.jpeg 209w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/850FB6A1-AB3E-4E1A-A475-D5D805B4D107-585x838.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/850FB6A1-AB3E-4E1A-A475-D5D805B4D107.jpeg 691w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /><br />
Il cortocircuito avviene nel momento in cui la solitudine come destino dell&#8217;io diventa menzogna della finzione. La misantropia è destino. Il filosofo è solo per scelta di verità e in questo tempo &#8211; destino vive il &#8220;cerimoniale &#8221; del tragico. Perché questo non è altro che &#8220;tempo sospeso&#8221;.<br />
Sgalambro supera completamente l&#8217;epistemologia severiniana perché con l&#8217;autore di &#8220;Anatol&#8221; siamo già in una cultura post metafisica.<br />
Sgalambro intensifica ciò che sosteneva Heidigger, ovvero il fatto che &#8220;&#8230;non è sempre necessario che la verità prenda corpo; basta aleggi attorno come spirito e provochi una sorte d&#8217;accordo, come quando il suono della campana fluttua amico delle atmosfere&#8221;.<br />
In Sgalambro c&#8217;è un umano e un disumano. Si pensi a &#8220;Del delitto&#8221;. Il delitto potrebbe abitare il territorio delle finzioni? Per entrare in ciò bisogna conoscere però il dolore. La verità è da attraversare come fosse l&#8217;impugnatura del coltello dell&#8217;essere. Il destino è qui. Soltanto chi è dentro il mito può accogliere il destino come benevolenza.<br />
La fenomenologia dell&#8217;apparire è angosciosamente imperfetta. In Sgalambro manca la speranza perché l&#8217;attesa è una lettera che disconosce le tenebre. La grotta di Sgalambro può essere la caverna di Platone ma può anche essere il non essere.<br />
Ma oltre la grotta insiste l&#8217;isola. Ed è quell&#8217;istante della misantropia che dettaglia il reale oggettivo ma si configura come il viaggio del destino. Michel Tournier ebbe a dire nel suo &#8220;Robinson&#8221;: &#8220;Un&#8217;altra isola dietro quella dove soffia in solitudine &#8230;&#8221; il destino, aggiungo io, è l&#8217;isola dove il porto si perde e l&#8217;uomo muore.<br />
In tutto questo non potrebbe proprio la morte a diventare destino?<br />
Baudelaire: &#8220;Avrei da aggiungere due diritti alla lista dei diritti dell&#8217;uomo: il diritto al disordine e il diritto ad andarsene&#8221;.<br />
Per dirla con definizione di causa è Cioran che scrive: &#8220;Il dovere di un uomo solo è di essere ancora più solo&#8221;. Se non è destino questo cosa mai potrà definirsi tale? Sgalambro di tutto questo nel far morire il sole era ben consapevole. Si è consapevole del destino? Il mito sì. E ch attraversa la realtà senza la consapevolezza del reale?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-89091" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/06/C4AC3CFB-46B0-4A7A-BC47-E7687CBFF3C8-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><br />
<b>Pierfranco Bruni</b> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’incarico assegnato sempre dal Mic di Componente della Giunta del Comitato nazionale per il centenario della morte di Eleonora Duse (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024) e direttore scientifico nazionale del Progetto Undulna Duse 100.@riproduzione riservata</p>
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