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	<title>Sicurezza Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Salute mentale e tecnologie digitali: i nuovi dati dell’indagine Eurispes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:15:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Uso intenso, difficoltà di disconnessione, tecnostress e pressione sociale colpiscono soprattutto i più giovani, mentre cresce la consapevolezza dei rischi legati a piattaforme e smartphone La relazione tra tecnologie digitali&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/01/salute-mentale-e-tecnologie-digitali-i-nuovi-dati-dellindagine-eurispes/">Salute mentale e tecnologie digitali: i nuovi dati dell’indagine Eurispes</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB.png 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-1024x576.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-768x432.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-1170x658.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/684E766B-76AB-48C8-9152-05B515653BFB-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><strong>Uso intenso, difficoltà di disconnessione, tecnostress e pressione sociale colpiscono soprattutto i più giovani, mentre cresce la consapevolezza dei rischi legati a piattaforme e smartphone</strong></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La relazione tra tecnologie digitali e salute mentale si colloca all’incrocio di due fenomeni ormai di massa: la diffusione pressoché universale della connessione e il crescente peso del disagio psicologico.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’indagine svolta dall’Eurispes </strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">sul </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">rapporto fra italiani, tecnologie digitali e salute mentale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> non vuole stabilire se il digitale sia in assoluto un “bene” o un “male”, ma osservare come si distribuiscono intensità d’uso, competenze, vulnerabilità, difficoltà di autoregolazione, vissuti connessi ai Social network, forme di tecnostress e pratiche di benessere digitale. I risultati restituiscono </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">un quadro ambivalente</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: gli strumenti digitali sono percepiti come utili e ormai irrinunciabili, ma </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">una parte consistente della popolazione segnala automatismi, fatica, perdita di controllo e impatti negativi, con criticità particolarmente concentrate tra i più giovani</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Una vita quotidiana ad alta intensità digitale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La presenza del digitale nella quotidianità si conferma pressoché universale. Lo smartphone viene utilizzato regolarmente dal 94,3% degli interpellati, il computer o laptop dal 65,2% e la Smart Tv dal 61,2%. Seguono tablet (33,6%), smartwatch (28,4%), console per videogiochi (17,5%). Lo smartphone è trasversale alle generazioni: resta sopra il 95% fino ai 64 anni e coinvolge comunque l’89,9% degli over 64. Gli altri dispositivi mostrano invece un netto </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">divario generazionale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il computer è usato dall’80,2% dei 18-24enni, nelle altre fasce d’età resta sopra al 70%, mentre fra i più anziani si ferma al 39,1%; il tablet passa dal 52,3% al 18,1%, lo smartwatch dal 46,5% al 12,7%, la console dal 43% al 4,7%. Il genere incide meno dell’età, con l’eccezione delle console, più diffuse fra gli uomini (23,9% contro 11%), e degli smartwatch (30,9% contro 25,9%).</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei giorni feriali il tempo trascorso sui dispositivi combina uso nel tempo libero e uso obbligato</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Per svago, il 93,3% utilizza lo smartphone almeno per una parte della giornata e il 24,1% supera le tre ore; per lavoro o studio lo usa il 66,7% e il 22,2% oltrepassa le tre ore. Il computer è meno comune nel tempo libero, ma centrale nelle attività professionali e formative: il 64,8% lo usa almeno nei giorni feriali per lavoro o studio e il 39,8% per più di tre ore. </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei fine settimana</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> l’uso dello smartphone coinvolge il 95,1% degli intervistati e quasi tre su dieci superano le tre ore.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anche l’intensità d’uso è fortemente legata alla variabile generazionale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Fra i 18-24enni e i 25-34enni l’esposizione ricreativa allo smartphone è molto più prolungata e si accompagna a un utilizzo frequente di computer, video, Social e console. Più della metà del campione di età compresa fra 18 e 24 anni usa lo smartphone per svago nei giorni feriali per più di tre ore (52,4%), percentuale che sale al 60,5% nei giorni festivi; fra 25 e 34 anni si arriva al 40,4% nei giorni feriali mentre nei festivi si scende al 37%; in tutte le altre fasce d’età l’utilizzo superiore alle tre ore è sensibilmente inferiore e decresce progressivamente con l’età. Per i più anziani l’uso è selettivo, concentrato quasi esclusivamente sullo smartphone, mentre gli altri strumenti digitali non vengono mai utilizzati dal campione over 64, tanto nei giorni feriali quanto in quelli festivi.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel tempo libero</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, Internet è utilizzato soprattutto per cercare informazioni (82,8%), inviare e ricevere email (71,5%), chattare (70,7%), guardare filmati (68,9%) e frequentare Social network (67,9%). Più della metà accede al conto bancario (56,4%), legge giornali online (55,1%) o effettua acquisti (54,7%); il 43,9% guarda film e serie in streaming e il 42,8% paga bollette. Gaming (23,9%), forum (25,6%) e siti di incontri (12,5%) restano più circoscritti. I giovani primeggiano nelle attività relazionali e di intrattenimento; le fasce centrali, soprattutto i 35-44enni, mostrano un uso più ampio dei servizi pratici, finanziari e amministrativi.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Modalità d’uso: partecipazione e consumo passivo</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’indagine distingue fra attività che richiedono partecipazione e produzione di contenuti e forme di fruizione prevalentemente osservativa</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 69,2% pubblica contenuti originali almeno qualche volta e il 63,4% commenta quelli altrui. La messaggistica privata o di gruppo è ancora più diffusa: il 79% la utilizza almeno qualche volta. Risultano però quasi altrettanto comuni le pratiche passive: il 79,8% scorre feed e contenuti senza interagire e il 78,3% guarda profili o attività altrui senza intervenire e circa il 30% svolge spesso attività di questo tipo. Solo la partecipazione a discussioni di gruppo rimane meno generalizzata, pur coinvolgendo almeno qualche volta il 52,2% del campione.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il profilo dei più giovani combina uso attivo e passivo con intensità eccezionale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Fra i 18-24enni il 97,7% pubblica contenuti sui Social e invia messaggi in chat private e l’86% commenta post di altri, ma sono altrettanto elevate le percentuali di chi scorre contenuti senza interagire (96,5%) e di chi osserva profili altrui senza alcuna interazione (il 98,8%). Ciò significa che la produzione di post e messaggi convive con una lunga esposizione passiva a rappresentazioni delle vite degli altri, terreno nel quale possono svilupparsi confronto sociale, percezione di inadeguatezza e perdita della cognizione del tempo. L’uso passivo non è di per sé patologico, ma diventa più critico quando è automatico, ripetitivo e orientato alla ricerca continua di stimoli.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le finalità dichiarate confermano la </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">natura multifunzionale del digitale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 76% lo usa per informarsi, il 73,2% per mantenere relazioni, il 61,9% per lavoro o studio e il 51,4% per intrattenimento e gioco. Fra i 18-24enni la funzione relazionale raggiunge il 91,9% e quella ricreativa il 76,7%. Anche le motivazioni mostrano una forte stratificazione per età. Nel complesso, il 75,1% attribuisce importanza al mantenimento delle amicizie, il 71,4% al restare informato e il 70,2% ai rapporti familiari; il 53,6% usa le tecnologie per rilassarsi. Sono meno diffuse, ma non marginali, la ricerca di distrazione dai problemi (37,2%), la possibilità di conoscere persone nuove (36,1%), l’espressione della propria identità (29,6%) e la ricerca di approvazione o feedback positivi (26%).</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nella fascia 18-24 anni queste motivazioni assumono un peso decisamente rilevante</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 74,4% considera importante conoscere nuove persone, il 67,5% esprimere la propria identità, il 56,9% ricevere approvazione e il 70,9% distrarsi dai problemi. Fra gli over 64 le stesse quote scendono rispettivamente al 19,9%, 10,9%, 9,7% e 20,6%. Il digitale è dunque, per i giovani, non solo un mezzo operativo, ma uno spazio di costruzione identitaria, riconoscimento e regolazione emotiva.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Competenze digitali: il gap è generazionale</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">valutazione delle proprie competenze</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> si distribuisce su tre livelli con risultati quasi equivalenti: il 32,8% le giudica scarse o molto scarse, il 35% sufficienti e il 32,2% buone o ottime. Dietro questa apparente simmetria si nasconde ancora una volta una frattura generazionale. Fra i 18-24enni il 61,6% si considera competente, mentre soltanto il 4,7% si colloca nell’area dell’insufficienza; tra gli over 64 le proporzioni si capovolgono, con il 67,3% che valuta negativamente le proprie capacità e appena il 9,4% che le considera buone.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per quanto riguarda la </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">sicurezza nello svolgere alcune attività online</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, le percezioni variano in relazione al compito. Il 76,5% si sente sicuro nel comunicare con familiari e amici, ma la quota scende al 52,9% nell’uso dei servizi online bancari, sanitari o della Pubblica amministrazione, al 49,3% negli acquisti, al 45,6% nel riconoscimento di truffe e tentativi di raggiro e al 41,8% nella gestione della privacy e della sicurezza dei dati. Ciò significa che la familiarità con chat e messaggi non equivale a una competenza digitale piena: oltre la metà del campione non si sente adeguatamente protetta di fronte a frodi e trattamento dei dati personali.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tra gli over 64 si sente sicuro nell’uso dei servizi online soltanto il 29%, negli acquisti il 18,8%, nell’individuare truffe il 24,3% e nel proteggere dati e privacy il 21%.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Di fronte a una difficoltà</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">, il 29,4% di chi naviga chiede aiuto a familiari o conoscenti, il 24,7% cerca tutorial e soluzioni online e il 23,8% prova a risolvere autonomamente, l’8,4% abbandona l’attività e il 5,8% evita in seguito la tecnologia che ha creato il problema. Fra gli over 64 il ricorso ad amici o parenti sale al 45,3%, mentre abbandono ed evitamento raggiungono insieme il 28,2%.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sul piano soggettivo, il 59,2% si sente competente nell’uso delle tecnologie abituali e il 52,6% ha fiducia nella propria capacità di risolvere i problemi, ma il 41,4% si sente sopraffatto dalla velocità del cambiamento e il 35,2% prova frustrazione quando non riesce a utilizzare una nuova piattaforma. La metà del campione (50,2%) ritiene che competenze migliori aumenterebbero la soddisfazione personale e il 46,2% che offrirebbero maggiori opportunità lavorative, sociali o personali. </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La vulnerabilità digitale assume dunque anche la forma dell’esclusione</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: non poter usare con autonomia e sicurezza gli strumenti significa rinunciare a servizi, opportunità e partecipazione.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Esperienze negative online e ricadute sul benessere</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’esposizione a episodi spiacevoli o dannosi è tutt’altro che marginale con il 26% del campione che afferma di aver incontrato involontariamente contenuti violenti o disturbanti, il 23,4% di aver subito commenti offensivi, insulti o attacchi personali e il 21,8% la condivisione non autorizzata di fotografie o video. Il 16,4% è stato bersaglio di phishing, il 15,2% ha subìto la violazione di un account o il furto di identità, il 14,6% forme di esclusione intenzionale, il 12,1% furto di dati o denaro, il 12% molestie e il 10,1% minacce.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anche in questo caso </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">i giovani risultano più esposti</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Fra i 18-24enni il 40,7% ha visto contenuti violenti o disturbanti, il 38,4% ha ricevuto offese o attacchi, il 37,2% ha sperimentato la condivisione non autorizzata di immagini, il 26,7% molestie, il 25,6% esclusione e il 22,1% minacce. L’elevata incidenza può dipendere dal maggior tempo trascorso online e dalla centralità delle piattaforme nella vita relazionale, ma segnala anche che l’ambiente nel quale i giovani cercano appartenenza e riconoscimento è lo stesso che li espone frequentemente ad aggressioni e violazioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Per chi le ha vissute, </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">le esperienze negative producono conseguenze significative</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 45,9% riconosce un impatto sul benessere emotivo, il 39,3% sull’autostima, il 49,3% sulla fiducia nelle piattaforme e il 43,8% sul proprio comportamento online. Fra i più giovani l’impatto sul benessere emotivo raggiunge il 65,6%, quello sull’autostima il 59%, la perdita di fiducia il 59% e la modifica dei comportamenti il 50,8%. Il dato è particolarmente importante se confrontato con la funzione compensatoria attribuita alle piattaforme, particolarmente rilevante nei giovani adulti: fra i 18-24enni il 91,9% dichiara di usare i Social almeno qualche volta per alleviare emozioni negative.</span></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Dalla routine all’automatismo: l’ansia da connessione colpisce soprattutto i più giovani</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Numerosi comportamenti indicano che </span><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">il controllo del telefono e degli aggiornamenti è ormai incorporato nelle routine quotidiane</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Il 51,3% controlla le notifiche appena sveglio e la stessa quota verifica durante la giornata la presenza di novità anche in assenza di avvisi, il 46,8% legge subito le chat di gruppo per capire che cosa sta accadendo, il 36,2% controlla ciò che pubblicano le persone conosciute e il 29,9% interrompe altre attività per guardare notifiche o aggiornamenti. Per il 21,3% è importante condividere online i propri stati d’animo. Circa due persone su tre dichiarano di riuscire a restare tranquille senza conoscere immediatamente ciò che avviene online (67,6%) e di potersi disconnettere senza disagio (67,7%), segnalando una diffusa capacità di distaccamento dal digitale, pur risultando preoccupante la presenza di un italiano su tre che mostra difficoltà in tal senso.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Tra i 18-24enni il controllo al risveglio raggiunge l’86%, la verifica senza notifiche l’80,3%, la lettura immediata delle chat il 73,2%, il monitoraggio dei post altrui il 65,1% e l’interruzione di altre attività il 58,1%. Nella stessa fascia il 53,5% attribuisce importanza alla condivisione online degli stati d’animo. L’intensità cala progressivamente con l’età, a conferma del fatto che per i nativi digitali la connessione è parte integrante della vita quotidiana.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il tentativo di ridurre l’uso del telefonino senza riuscirvi</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> riguarda il 26,6% della popolazione e supera il 40% fra i 18 e i 34 anni. Si tratta di un indicatore rilevante perché misura lo scarto fra intenzione e comportamento: la persona riconosce l’eccesso, prova a limitarlo e non riesce a mantenere il controllo.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">I comportamenti potenzialmente problematici coinvolgono quote molto ampie almeno occasionalmente: l’83,9% ha usato lo smartphone più a lungo di quanto previsto, il 70,8% ha avuto la sensazione di sprecare troppo tempo online, il 69,9% ha utilizzato il telefono durante i pasti, il 65,3% ha provato ansia quando la batteria era scarica, il 58,7% ha percepito di non riuscire a disconnettersi, il 58,6% si è sentito irrequieto non potendo controllare lo smartphone, il 57,5% ha avuto difficoltà di concentrazione per il pensiero ricorrente rivolto a Social o chat e il 57,3% ha usato i Social per alleviare emozioni negative. Le frequenze elevate, date da “spesso” e “sempre”, riguardano il 36% per il tempo d’uso superiore al previsto, il 29,2% per la sensazione di spreco, il 29,7% per l’ansia da batteria scarica, il 27,6% per l’uso durante i pasti e circa il 22-23% per difficoltà di concentrazione, irrequietezza, regolazione delle emozioni e impossibilità di disconnettersi.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Fra i 18-24enni quasi tutti hanno sperimentato almeno qualche volta questi comportamenti: il 97,7% ha prolungato l’uso oltre le intenzioni, il 93% ha usato lo smartphone durante i pasti, il 91,9% ha percepito di sprecare tempo e la stessa quota lo ha utilizzato per alleviare emozioni negative, l’88,4% ha avuto difficoltà di concentrazione, l’86% ansia per la batteria scarica, l’84,9% difficoltà a disconnettersi e l’83,7% irrequietezza quando non poteva controllare il telefono.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il telefonino invade tempi e luoghi</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’integrazione dello smartphone nella vita quotidiana emerge anche dall’analisi dei contesti nei quali viene utilizzato. Il 66,7% lo usa a letto al risveglio o prima di dormire, il 65,2% a tavola quando mangia da solo e il 63,3% mentre guarda la televisione. Il 55% lo porta in bagno, il 51,1% lo consulta mentre cammina, il 50,5% lo usa per motivi personali durante il lavoro e il 49,7% quando esce con gli amici, quasi tre persone su dieci lo usano a tavola in compagnia (29,3%), il 30,5% ai semafori e il 22,8% alla guida.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’uso nei momenti di riposo e socialità è particolarmente diffuso fra i giovani: lo smartphone a letto riguarda l’87,2% dei 18-24enni, l’89% dei 25-34enni e l’83% dei 35-44enni; fra i più giovani il 79,1% lo consulta mentre cammina o durante le uscite con gli amici, il 51,2% a tavola con altre persone e il 40,7% alla guida.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">negativi.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Social network tra utilità e rischi</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le opinioni sui Social network sono ambivalenti e rispecchiano i vantaggi comunemente attribuiti a queste piattaforme come anche i rischi ad esse connesse. L’80,5% ritiene che aiutino a restare in contatto con gli amici, il 77,7% che consentano di essere informati sull’attualità, il 65,9% che siano utili nel lavoro, il 58,2% che favoriscano nuove conoscenze e il 55,4% che rappresentino un buon passatempo; ma allo stesso tempo il 79,9% pensa che inducano un uso eccessivo, il 78,3% che l’anonimato favorisca comportamenti aggressivi e offensivi, il 73,8% che mettano a rischio la privacy e il 66,5% che influenzino l’orientamento politico. Il 46,2% li considera una perdita di tempo.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La consapevolezza dei rischi è ancora più netta quando si entra nel merito dei contenuti: l’85,8% attribuisce ai Social un ruolo nella diffusione di fake news, il 76,3% nell’esaltazione di stili di vita fondati su ricchezza, apparenza e superficialità, il 75,8% nella propagazione di modelli di comportamento sbagliati, il 74,9% nel cyberbullismo e il 63,9% nel danneggiamento della vita sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Queste consapevolezze non riducono la diffusione delle piattaforme: il 79,6% è iscritto ad almeno un Social network, con quote del 95,3% fra i 18-24enni e del 60,1% fra gli over 64. WhatsApp è utilizzato dal 96,4% degli iscritti, Facebook dal 67,5%, Instagram dal 63%, YouTube dal 45,6%, TikTok dal 36,3%, Telegram dal 32,2%, LinkedIn dal 26,4% e X dal 17,9%. La composizione varia molto con l’età: Instagram e TikTok caratterizzano soprattutto le fasce giovani, Facebook conserva un peso maggiore fra adulti e anziani, LinkedIn riflette la posizione professionale e WhatsApp mantiene un ruolo quasi universale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nell’uso concreto prevalgono pratiche relazionali e informative: l’81,6% guarda attività e foto degli amici, il 78,1% chatta, il 74,3% si informa, il 70,9% guarda o ascolta video, il 63,2% segue eventi e il 62,3% commenta contenuti degli amici. Il 58,1% condivide foto o video propri, il 53% musica, video e link, il 48,8% scambia opinioni e il 48,6% racconta ciò che sta facendo. Il 36,7% promuove la propria attività, il 36,5% cerca nuove conoscenze e il 26,4% gioca.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Giudizio, confronto sociale e vissuti emotivi</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Una parte degli utenti vive la pubblicazione come uno spazio di valutazione sociale, esprimendo in qualche misura preoccupazione per il giudizio altrui nel 60,4% dei casi quando pubblicano contenuti on line (26,2% in forma più intensa), il 55% teme valutazioni negative (22,3% “abbastanza” e “molto”), il 52,4% ha paura di esprimere la propria opinione (19,7% in modo marcato), il 63,6% controlla con frequenza i like ricevuti ai propri post e circa la metà del campione modifica i post per timore delle reazioni e prova disagio quando le interazioni sono poche. Le donne mostrano una sensibilità più elevata con percentuali più elevate degli uomini per quante vivono queste situazioni più intensamente (“molto” e “abbastanza”): il 32,2% si preoccupa di ciò che pensano gli altri, il 27,8% teme giudizi negativi, il 24,8% limita l’espressione delle proprie opinioni e il 41,6% controlla i riscontri ottenuti.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Riguardo alle sensazioni provate utilizzando i Social Network, il confronto con le vite altrui coinvolge in misura più intensa (“abbastanza” e “molto”) circa un utente su cinque (19,9%), mentre le sensazioni più diffuse sono lo spreco di tempo (40,5%) e la perdita della cognizione temporale (38,2%). Il 33,9% si sente più libero di esprimersi e interagire, il 33,1% meno solo, il 30,9% avverte il bisogno di collegarsi continuamente e la stessa quota si innervosisce se non può farlo; il 29,2% si sente fuori dal mondo reale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei giovani questi vissuti raggiungono livelli molto più alti: fra i 18-24enni il 74,4% perde la cognizione del tempo, il 67% si innervosisce se non può collegarsi, il 65,8% si sente più libero di esprimersi, il 59,7% avverte un bisogno continuo di connessione, il 58,5% sente di perdere tempo, il 53,7% si sente meno solo, il 46,3% fuori dal mondo reale e il 45,1% inferiore rispetto alla vita mostrata dagli altri. I Social svolgono dunque una funzione di appartenenza e facilitazione espressiva, ma proprio questa centralità può rendere più intenso il confronto, il timore di esclusione e la dipendenza dal flusso delle interazioni. Sentirsi meno soli e più liberi di esprimersi non esclude dunque il disagio e può, al contrario, aumentare la dipendenza funzionale dalla piattaforma quando questa diventa il principale spazio nel quale ricevere riconoscimento, regolare le emozioni o sperimentare relazioni.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Chat di gruppo: legami, continuità e obblighi sociali</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le chat di gruppo coinvolgono il 69,1% degli intervistati e sono leggermente più diffuse fra le donne (71,6% contro 66,5%). Vi partecipa l’87,2% dei 18-24enni, l’82,9% dei 25-34enni, l’80,7% dei 35-44enni e il 73,8% dei 45-64enni; fra gli over 64 la quota scende al 42,4%. I gruppi più comuni sono quelli fra amici (78,6% di chi partecipa ad almeno una chat) e nel nucleo familiare ristretto (76,6%). Seguono lavoro (58,2%), famiglia allargata (50%), sport o hobby (39,5%), gruppi di genitori (28,1%), studio (27,9%) e vicinato o condominio (20,8%).</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le chat mantengono legami familiari e amicali e coordinano attività quotidiane, ma creano anche aspettative di presenza. Il 38,9% si sente obbligato a leggere tutti i messaggi e il 38,3% in dovere di rispondere; il 38,4% è disturbato dalle notifiche durante altre attività e il 37,5% sente il bisogno di controllare il telefono non appena riceve un avviso. Il 24,4% vorrebbe uscire da alcune chat ma teme conseguenze sociali e il 18,6% evita di esprimere la propria opinione per timore del giudizio.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Questi dati mostrano come le chat prolungano le relazioni oltre i momenti e i luoghi nei quali si svolgerebbero in presenza trasformando il silenzio o l’uscita dal gruppo in segnali che possono essere interpretati dagli altri. La pressione resta moderata per la maggioranza, ma per una quota significativa leggere, rispondere e controllare diventano piccoli obblighi ripetuti che frammentano l’attenzione e rendono più difficile stabilire tempi di indisponibilità.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Lavoro e tecnologie digitali: reperibilità e tecnostress</strong></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il digitale è ormai strutturale nel lavoro</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 48,2% svolge un’attività che richiede sempre un uso intensivo di dispositivi e applicazioni, il 28,4% ne ha bisogno in alcune occasioni e soltanto il 23,4% non è esposto in modo rilevante. La presenza fisica resta la modalità di lavoro prevalente (60,9%), ma il 32,8% lavora in forma ibrida e il 6,3% interamente da remoto: nel complesso, quasi quattro lavoratori su dieci sperimentano almeno in parte forme di Smart Working.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La tecnologia estende il lavoro oltre il suo orario formale con il 77,3% del campione che controlla email o messaggi professionali fuori dall’orario almeno qualche volta e il 43,5% lo fa spesso o sempre. Il 75,2% risponde durante il tempo libero, con una frequenza elevata per il 38,5%; il 68,1% risponde anche durante le ferie e il 34,7% lo fa spesso o sempre. Il 71,1% si è sentito almeno qualche volta obbligato a rispondere immediatamente, con il 38% in modo frequente; il 72,9% ha avuto difficoltà a staccare mentalmente e il 37,6% le sperimenta spesso o sempre.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’esposizione è molto diversa tra le professioni. Il controllo frequente fuori orario raggiunge il 62,1% fra dirigenti e quadri, il 57,2% fra liberi professionisti e il 51,1% fra autonomi; fra gli operai il 57,3% non lo fa mai. Durante il tempo libero rispondono frequentemente il 60,7% dei liberi professionisti, il 54,5% degli imprenditori, il 51,1% degli autonomi e il 50% dei dirigenti. La reperibilità in ferie è particolarmente marcata per i liberi professionisti (67,9%, con il 30,4% sempre), seguiti da dirigenti (48,3%) e imprenditori (45,5%). La difficoltà frequente a staccare mentalmente raggiunge il 60,3% fra dirigenti e quadri e il 50% fra liberi professionisti.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il sovraccarico non dipende soltanto dal tempo, ma anche dalle caratteristiche delle tecnologie digitali</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 37,6% si sente appesantito dal numero di strumenti e piattaforme da usare per lavoro, il 36,7% fatica a seguire aggiornamenti e nuovi software, il 35% ritiene che email, notifiche e chiamate compromettano la concentrazione e il 39,3% si sente mentalmente affaticato dall’uso costante delle tecnologie. Al tempo stesso, il 59,6% ritiene di riuscire a separare tempo lavorativo e personale, mentre il 22,2% considera eccessivo il tempo assorbito dalle videoriunioni.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nei sei mesi precedenti la rilevazione il 68,6% ha sperimentato almeno qualche volta sintomi di stress o affaticamento legati alle tecnologie professionali (mal di testa, stanchezza oculare, ansia o altri disturbi) e il 33,8% li ha avuti spesso o sempre. Tra chi usa sempre intensamente il digitale sul lavoro, l’85% ha registrato almeno qualche episodio e il 46,2% una frequenza elevata; fra chi non ne fa un uso intensivo le quote scendono al 34,9% e al 13,4%, con un nesso che evidenzia una relazione molto forte fra intensità tecnologica, reperibilità e sintomi percepiti.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Benessere digitale tra poca misurazione e strategie discontinue</strong></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La maggioranza di chi usa tecnologie digitali non conosce con precisione il proprio tempo online.</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> Solo l’11,2% lo controlla regolarmente attraverso app o impostazioni, il 52,9% ne ha un’idea approssimativa e il 35,9% non sa quantificarlo. In altre parole, l’88,8% non dispone di una misurazione puntuale, nonostante molti comportamenti digitali avvengano in modo frammentato e automatico e siano quindi difficili da stimare a memoria.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le strategie di autoregolazione sono poco diffuse</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">: il 12,7% ne ha adottata almeno una, il 30,4% non lo ha fatto ma ritiene che dovrebbe, mentre il 56,9% pensa di non averne bisogno. Nei gruppi giovani e centrali il riconoscimento del bisogno è più elevato. Ha sperimentato forme di riduzione il 19,8% dei 18-24enni, il 17,8% dei 25-34enni e il 19,9% dei 35-44enni; la quota scende al 12,3% fra i 45-64enni e al 4% fra gli over 64. A dichiarare “non lo faccio, ma dovrei” è il 37,2% dei più giovani, il 34,3% dei 25-34enni, il 38% dei 35-44enni, il 34,7% dei 45-64enni e il 15,6% degli anziani.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le pratiche più usate</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666"> sono la disattivazione delle notifiche (27,9% di chi ha adottato strategie) e timer o limiti sulle applicazioni (27%); seguono la definizione di spazi e momenti senza dispositivi, ad esempio pasti e tempo familiare (16,7%), periodi di digital detox (11,6%) e orari prestabiliti di inutilizzo (8,6%). L’efficacia percepita è nel complesso positiva: il 36,3% afferma di aver raggiunto gli obiettivi e il 44,4% almeno in parte; l’8,9% continua a utilizzare le strategie pur non trovandole efficaci e il 10,4% le ha abbandonate.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’uso di applicazioni dedicate al benessere resta marginale</strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">. Quelle per il monitoraggio del benessere digitale vengono usate regolarmente dal 4,3% e occasionalmente dal 14,3%; il 9,6% le ha provate e abbandonate e il 71,8% non le ha mai utilizzate. Le app per benessere mentale, respirazione, meditazione, sonno o diario digitale mostrano valori analoghi: 4,5% di uso regolare, 13,5% occasionale, 10,2% di abbandono e oltre sette persone su dieci che non le hanno mai provate. Il dato suggerisce che la consapevolezza è spesso generica: molte persone percepiscono di trascorrere troppo tempo online o pensano di dover ridurre, ma non trasformano questa percezione in obiettivi verificabili e pratiche stabili.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sonno, algoritmi e percezione di un rapporto problematico</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’81,4% utilizza dispositivi nell’ora precedente il sonno almeno qualche volta e il 45,7% spesso o sempre, con percentuali molto elevate fra i 18-24enni, di cui solo l’1,2% dichiara di non farlo mai; il “mai” sale progressivamente fino al 45,3% degli over 64. Il telefono rimane in camera durante la notte per il 77,5%: il 23,3% lo tiene acceso con notifiche attive, il 37,5% in modalità silenziosa o sonno e il 16,7% spento; mentre il 22,5% lo lascia in un’altra stanza.</span></p>
<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Gli utenti riconoscono in larga misura la personalizzazione algoritmica. </strong><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il 71,7% ritiene che le piattaforme mostrino contenuti coerenti con i propri interessi e il 56,3% che propongano novità capaci di stimolare curiosità. Il 29,7% attribuisce loro un’influenza su opinioni o stati d’animo. Fra i 18-24enni le quote salgono rispettivamente al 91,9%, 73,3% e 60,5%; fra gli over 64 la percezione dei contenuti personalizzati scende al 49,6% e quella dell’influenza al 17,4%. I giovani mostrano dunque maggiore consapevolezza della mediazione algoritmica, ma anche una più forte esposizione ai suoi effetti emotivi e cognitivi.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel complesso, il 65,8% del campione valuta in qualche misura problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali. I livelli più elevati di criticità raggiungono il 41,9% fra i 18-24enni e il 30,2% fra i 25-34enni, per poi scendere nelle fasce d’età successive fino al 28,3% degli over 64, ma in questa fascia è più alta la quota che esprime la valutazione estrema (10,2% molto problematico), probabilmente perché una parte degli anziani sperimenta difficoltà specifiche di adattamento.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il 10,4% del campione ha cercato un aiuto professionale per problemi legati all’uso delle tecnologie (il 2,5% è attualmente in terapia e il 7,9% lo è stato in passato) mentre il 20,8% non lo ha fatto ma ci ha pensato. Nel complesso, il 31,2% ha quindi avuto un contatto con la questione della cura, almeno come possibilità. Fra i 18-24enni la quota sale al 43% e fra i 25-34enni al 38,4%; la maggioranza, tuttavia, continua a ritenere di non averne bisogno.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Le aree del disagio</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Gli incroci fra percezione di problematicità e comportamenti consentono di individuare un profilo coerente. Chi considera il proprio rapporto con il digitale problematico controlla più spesso le notifiche al risveglio rispetto a chi non avverte problematicità (56,5% contro 49,2%), cerca aggiornamenti anche senza avvisi (61,4% contro 47,2%), interrompe altre attività per controllare il telefono (45,2% contro 23,6%) e ha provato più frequentemente a ridurre l’uso senza riuscirvi (40,6% contro 21%). Il 46,9% del gruppo critico non riesce a disconnettersi senza disagio, rispetto al 26,4% di chi non percepisce problemi.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Queste relazioni vengono confermate anche nelle domande sulla frequenza di adozione di comportamenti a rischio. Fra chi definisce problematico il rapporto, il 51,5% usa spesso o sempre lo smartphone più a lungo del previsto, contro il 29,9% del gruppo non critico; le difficoltà frequenti di concentrazione riguardano il 39,9% contro il 15,7%; l’irrequietezza quando non è possibile controllare il telefono il 41,9% contro il 16%; l’uso dei Social per alleviare emozioni negative il 36,3% contro il 18,2%; l’ansia per la batteria scarica e la sensazione di sprecare tempo il 44,2% contro il 23,9% e il 23,2%; la difficoltà a disconnettersi il 39,6% contro il 15,7%.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nel gruppo critico il 36,7% segnala un peggioramento del benessere psicologico, contro il 13,1% fra chi non avverte problematicità; il giudizio negativo sulle relazioni passa dall’8,4% al 20,2%, sulla produttività dall’11,2% al 23,1%, sugli hobby dal 10% al 21,8% e sulla qualità di vita dal 10,6% al 27,4%. Per una parte degli utenti la problematicità non è quindi soltanto una sensazione astratta, ma si accompagna alla percezione di conseguenze concrete.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Anche il rapporto con i Social risulta più intenso e ambivalente fra coloro che si riconoscono nell’area critica: il 46,7% si sente fuori dal mondo reale, rispetto al 22,6% degli altri; il 50,2% avverte un bisogno continuo di collegarsi, contro il 23,7%; il 48,9% si sente meno solo e il 49,3% più libero di esprimersi, contro il 27,3% e il 28,1%. Allo stesso tempo, il 33,2% si sente inferiore rispetto alle vite mostrate dagli altri, contro il 15%.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Nonostante i segnali di consapevolezza, raramente questa si traduce in effettiva richiesta di aiuto: solo il 44,8% di chi reputa problematico il proprio rapporto con le tecnologie digitali non ritiene di aver bisogno di aiuto, ma è attualmente in terapia il 5% è attualmente in terapia e il 15,2% lo è stato, mentre il 35% ha pensato di rivolgersi a un professionista senza farlo.</span></p>
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<p dir="ltr"><strong data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Alcune considerazioni conclusive</strong></p>
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<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">L’indagine conferma che il digitale è ormai una dimensione ordinaria dell’esperienza e che non sarebbe realistico contrapporre una vita online a una vita reale: lavoro, relazioni, informazione, servizi e intrattenimento si svolgono in continuità fra i due ambienti. La questione centrale non riguarda dunque la presenza della tecnologia, ma il grado di autonomia con cui viene utilizzata e la capacità di riconoscerne benefici, costi e meccanismi di funzionamento.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Il principale fattore di differenziazione è l’età: le fasce d’età più giovani presentano maggiore competenza, intensità e varietà d’uso, ma anche più automatismi, pressione sociale, ricorso alle piattaforme per regolare le emozioni e difficoltà di disconnessione. Gli anziani hanno un coinvolgimento inferiore, ma sono più vulnerabili sul piano delle competenze, della sicurezza e dell’accesso ai servizi. Il titolo di studio aggiunge una frattura educativa: la carenza di capacità digitali riduce la possibilità di informarsi, formarsi, proteggersi e risolvere autonomamente i problemi, trasformando il divario digitale in una forma di esclusione sociale.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La consapevolezza dei rischi è elevata, ma non sufficiente a modificare i comportamenti. Pur riconoscendo i rischi di fake news, aggressività, privacy, modelli superficiali e uso eccessivo, gli italiani monitorano raramente il tempo online e adottano poche strategie strutturate.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Sul lavoro, la cultura della reperibilità continua e della rapidità di risposta sembrano limitare il diritto alla disconnessione, portando a forme di tecnostress specie nelle categorie professionali più “connesse” e digitalizzate, aggravate dalla difficoltà a gestire la rapida evoluzione delle tecnologie necessarie al lavoro.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">La responsabilità non può essere attribuita soltanto agli utenti e ad una presunta incapacità di autoregolazione: l’architettura stessa delle piattaforme digitali – feed infiniti, notifiche, raccomandazioni personalizzate, metriche di approvazione e rinforzi intermittenti – è progettata per massimizzare coinvolgimento e permanenza. Servono quindi trasparenza degli algoritmi, limiti alle pratiche persuasive, tutele rafforzate per minori e soggetti vulnerabili, strumenti di controllo semplici e predefiniti, responsabilità delle piattaforme rispetto ai contenuti dannosi e alle conseguenze dei propri sistemi di raccomandazione.</span></p>
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">In un contesto in cui il digitale è destinato ad accrescere la sua pervasività nell’esperienza umana quotidiana, l’obiettivo non può essere quello di limitare o contrastare la diffusione delle tecnologie digitali, ma di governarne l’impatto riducendo le disuguaglianze, tutelando le vulnerabilità e valorizzando le potenzialità. Non è una partita che si può giocare solo sul piano normativo, ma una sfida culturale ed educativa che richiede di ripensare il rapporto tra innovazione e benessere dotando le persone – in particolare le generazioni più immerse nell’ambiente digitale – degli strumenti cognitivi, emotivi e relazionali necessari per vivere la dimensione digitale con consapevolezza, dignità e libertà.</span></p>
<table class="m_6140988488120336207mcnTextContentContainer" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td class="m_6140988488120336207mcnTextContent" valign="top">
<p dir="ltr"><span data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">Dopo l’iscrizione al sito,</span><a href="https://eurispesufficiostampa.voxmail.it/nl/pvysc5/whixtb/zfz73l2/uf/1/aHR0cHM6Ly9ldXJpc3Blcy5ldS9yaWNlcmNhLXJhcHBvcnRvL3RlY25vbG9naWUtZGlnaXRhbGktZS1zYWx1dGUtbWVudGFsZS1pbmRhZ2luZS0yMDI2Lw?_d=B80&amp;_c=896389c8" target="_blank" rel="noopener" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eurispesufficiostampa.voxmail.it/nl/pvysc5/whixtb/zfz73l2/uf/1/aHR0cHM6Ly9ldXJpc3Blcy5ldS9yaWNlcmNhLXJhcHBvcnRvL3RlY25vbG9naWUtZGlnaXRhbGktZS1zYWx1dGUtbWVudGFsZS1pbmRhZ2luZS0yMDI2Lw?_d%3DB80%26_c%3D896389c8&amp;source=gmail&amp;ust=1788337050687000&amp;usg=AOvVaw0gjwlACdBZykQ0MUXe3c2U"> <u data-originalfontsize="14pt" data-originalcomputedfontsize="18.666666">l’indagine integrale è visualizzabile cliccando qui.</u></a></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p dir="ltr">
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/01/salute-mentale-e-tecnologie-digitali-i-nuovi-dati-dellindagine-eurispes/">Salute mentale e tecnologie digitali: i nuovi dati dell’indagine Eurispes</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Dalla Cina col pallone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore della Gazzetta italo brasiliana e presidente dell'Associazione Stampa Italiana in Brasile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Oct 2023 19:38:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[cyber spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Imec]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="453" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765.jpeg 453w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765-300x298.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></p>
<p>&#8220;L’Invasione Digitale Cinese: Le Preoccupazioni sulla Privacy e l&#8217;Alternativa Imec&#8221; Beh, al giorno d’oggi non ci vuole davvero la Sibilla ellespontica per rivelarci che siamo spiati puranco quando andiamo al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="453" height="450" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765.jpeg 453w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765-300x298.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/10/864DAFA1-A0DD-4BC7-858A-28AEFA038765-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></p><p><i>&#8220;L’Invasione Digitale Cinese: Le Preoccupazioni sulla Privacy e l&#8217;Alternativa Imec&#8221;</i></p>
<p>Beh, al giorno d’oggi non ci vuole davvero la Sibilla ellespontica per rivelarci che siamo spiati puranco quando andiamo al cesso. Le statistiche dicono che il 63% degli individui, sebbene non sia igienicamente corretto, quando va a fare i propri bisogni si porta dietro lo <em>smartphone;</em> uno strumento sempre più diffuso e indispensabile, che però ci spia, ci registra, ci filma, ci condiziona la vita e ci rende  ammalati di astinenza di connessione web.</p>
<p>È ormai difficile immaginare un mondo senza «telefonino», ma l’uso eccessivo dello stesso può provocare in certi casi serie conseguenze, quali, per esempio, la diminuzione della capacità di concentrazione, problemi neurologici e posturali, nonché l’insorgere della nomofobia, che si traduce nell’ansia di rimanere senza l’aggeggio diabolico, del quale si teme di non poterne fare a meno.</p>
<p>Inoltre, una recente indagine ha concluso che oltre il 16% delle persone legge le notifiche telefoniche interrompendo le fasi del sonno, nonostante sia noto che l’uso dello <em>smartphone</em> nelle ore notturne è dannoso per la salute psicofisica: non solo aumenta i problemi del sonno, ma influisce pure sulla psiche.</p>
<p>Tuttavia, tra tutti i mali menzionati reputiamo che il peggiore sia l’invasione della sfera della nostra vita privata, ovvero la pratica illecita di ottenere attraverso sistemi elettronici notizie riservate e personali.</p>
<p>A tal proposito, poco tempo addietro, un noto centro tedesco di controspionaggio cibernetico ha scoperto dei virus sui telefoni di origine cinese, che permettono di ascoltare le chiamate, le conversazioni, nonché tracciare gli utenti e quant’altro. Il rapporto, precisano altri ricercatori, non dovrebbe allarmarci più di tanto perché riguarderebbe esclusivamente il mercato cinese. Boh! beato chi ci crede… ma noi chiaramente non ci crediamo, tenuto soprattutto conto del mercato globale e &#8216;liquido&#8217; in cui viviamo!</p>
<p>Ora, ad essere sinceri, non è sullo smartphone che vorremmo incentrare la nostra disamina odierna; esso è solo uno dei molteplici ritrovati tecnologici attraverso cui i comuni cittadini hanno perso la loro <em>privacy </em>(il diritto alla protezione dei dati personali) e i governi la protezione delle informazioni sensibili e relative alla sicurezza del Paese che rappresentano. Mattatore attuale a questo riguardo è il <strong>Dragone</strong>, che una ne fa e cento ne pensa! Acciderba, come se non bastasse l’invasione di <strong>Huawey</strong>, <strong>Zte</strong>, <strong>Lenovo</strong>, <strong>Xiaomi</strong>, <strong>OPPO</strong>, <strong>OnePlus</strong> e <strong>Realme</strong> con le telecamere, i computer, i telefonini e le varie tecnologie di sicurezza biometrica connesse, ci mancavano solo, sparsi nei cieli, i palloni aerostatici. Aeromobili, questi ultimi, destinati a raccogliere, secondo Pechino, dati meteorologici e scientifici;  intercettazione e raccolta di intelligence, secondo Washington.</p>
<p>E c’è dell’altro. Non soddisfatti dall’esito di detti palloni, rivelatisi piuttosto pittoreschi e non facilmente camuffabili, i piani spaziali cinesi prevedono di monitorare la «meteorologia» ancor più dall’alto e da più fuori di mano: entro il 2030 avverrà il primo sbarco di astronauti sulla Luna ed entro il 2050 la prima stazione operativa di «ricerca» permanente.</p>
<p><strong>L’occhio del Dragone</strong></p>
<p>Il salto sulla Luna è la <em>roadmap</em> di Pechino per la conquista dello spazio e dell’«informazione». Infatti, dal momento che cominciano a fare cilecca sia la rete degli 007 tradizionali sia gli accordi della <strong>Belt and Road</strong> (le nuove vie della seta), il buon <strong>Xi Jinping</strong> avrà pensato che gli occidentali sono troppo permalosi per i suoi gusti e che sarebbe meglio continuare a tener d’occhio i cambiamenti climatici e qualcos’altro più da remoto: dal satellite naturale della Terra… dalla <strong>Luna</strong>.</p>
<p>E guarda un po’, per fortuita coincidenza e senza alcuna allusione specifica, sulla Terra si è già scoperto il gioco di spie che fomenta la guerra fredda USA-Cina. Non che non ne fossimo a conoscenza, ma una serie di recenti episodi, che sta mettendo in serio imbarazzo la <strong><em>spy-road</em></strong> di Pechino, ha trasformato la nostra sommaria conoscenza in fondata o in ragionevole convinzione, che dir si voglia, sulla circostanza che le spie vivono tranquillamente attorno a noi nella quotidianità, oltre che nei <em>film</em> e nelle <em>spy story</em>.</p>
<p>A questo riguardo l´Università di <strong>Erlangen-Norimberga</strong> ha sospeso i ricercatori finanziati dal governo cinese nel timore che lo stesso potesse utilizzare le ricerche di costoro per scopi di spionaggio scientifico e industriale; la <strong>Svezia</strong> e altri Paesi europei sono in allerta «gialla<a target="_blank" rel="noopener" name="_Hlk146458217"></a>» sulle attività di determinate aziende cinesi, apparentemente innocue, ma che potrebbero svolgere azioni di influenza e ingerenza nei confronti degli Stati euro-atlantici; nel<strong>Regno Unito</strong>, tra altri casi, due uomini sono stati arrestati di recente con l’accusa di spionaggio al servizio della Cina e uno di loro lavorava come ricercatore alla Camera dei Comuni del parlamento britannico; l´<strong><em>intelligence</em> occidentale</strong> ha scoperto 102 «stazioni cinesi di polizia» illegali e situate in 53 Stati nel mondo (solo in Italia ve ne sono ben undici); e, in prosieguo di tempo, le <strong>istituzioni statunitensi di sicurezza</strong> hanno lanciato l’allarme a riguardo di un nuovo e insidioso fenomeno di spionaggio realizzato da soggetti cinesi o asiatici, denominati <strong>Gatecrashers</strong> (intrusi, imbucati) a causa del loro sistema operativo, i quali, nelle vesti di falsi turisti, vanno in caccia di informazioni riservate e segrete. Costoro, agli ordini di Pechino, agirebbero al fine di ottenere informazioni privilegiate e nel contempo sperimenterebbero il grado dei sistemi di sicurezza in determinate zone, protette dal segreto militare o industriale, penetrandovi sotto forma di turisti spaesati e sprovveduti, come se non sapessero dove condursi.</p>
<p><strong>«Come te movi, te fulmino!» </strong></p>
<p>È il titolo del film (1958) diretto da Mario Mattoli e tratto dalla commedia musicale &#8220;Un paio d&#8217;ali&#8221; di <strong>Garinei e Giovannini</strong>, che ben si adatta, come monito, al futuro comune mortale, al cittadino globale, spiato dalla moderna tecnologia selvaggia e inquinante.</p>
<p>Essendo chiaramente assodato che ormai siamo «osservati» fin nella nostra intimità, le male lingue cinguettano che poco manca al momento in cui si correrà il rischio di essere sanzionati per rumori molesti attraverso l’occhio elettronico <em>hi–tech</em> del <strong>Grande Fratello</strong>, di stile orwelliano. Ciò potrebbe avvenire p.e. nel caso in cui si emetta tra le mura domestiche un rutto che superi un certo numero di decibel.</p>
<p>A puro titolo di cronaca, l’americana <strong>Kimberly Winter</strong> ha stabilito un nuovo record mondiale femminile per il rutto più rumoroso, registrando un livello di decibel di 107,3. Povera lei, non potrà più allenarsi né gareggiare: corre infatti voce che, a causa del sofisticato sistema di futura sorveglianza di massa, entro il 2026 saranno permessi solo ruttini insonori, dotati di silenziatore a norma di legge, per la salvaguardia dell’inquinamento acustico, ovvero in ossequio al principio dell’assenza di rumore per il benessere dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Ahinoi, come ci siamo ridotti! È finita un’epoca; una nuova appare all’orizzonte. Vivremo in una <strong>società intelligente</strong> o, come sembra più probabile, in una <strong>cretineria di massa</strong>?</p>
<p><strong>Il sicomoro di Gerico</strong></p>
<p>Riassumendo, diremmo che la globalizzazione ha raggiunto i suoi limiti storici: dialetticamente, l’economia mondiale ormai è concentrata solo nelle mani degli <strong>USA</strong>, della <strong>Cina</strong> e dell’<strong>India</strong>; l’avvento selvaggio delle tecnologie emergenti ha provocato la spersonalizzazione dell’individuo; e la massificazione, repressiva e non foriera di metacompetenze indispensabili alla pratica educativa e pedagogica, si presenta sempre più nociva e regressiva. Corriamo di conseguenza il rischio di rimanere intrappolati per la vita (quella che ancora ci resterà) in una spirale digitale senza fine.</p>
<p>La verità, dunque, è che siamo messi molto male e non ci vuol nulla per arrivare al punto di non ritorno. Urge cercare una via d’uscita prima che sia troppo tardi. Certo, non possiamo aspettarci prodigi come ad esempio sperare di vedere i fautori del cyber spionaggio internazionale e della globalizzazione selvaggia, miracolati da <strong>Gesù</strong>, salire come <strong>Zaccheo</strong> sul sicomoro di Gerico; troppa grazia! Ciò nonostante, possiamo ancora cercare un immediato rimedio e agire con misure riparatorie: qualcosa invero si muove e, se non soffriamo di pareidolia, potremmo aver visto giusto.</p>
<p><strong>L’India e il Mediterraneo</strong></p>
<p>La Cina non solo invade il pianeta con inutili cianfrusaglie; non solo fa di tutto per detenere il monopolio mondiale dell’elettronica; non solo investe nelle migliori aziende occidentali per acquisire il complesso di conoscenze ed esperienze tecniche, ma oltre a ciò ci &#8216;sorveglierebbe&#8217; con tutti i mezzi immaginabili e no, per mantenere la supremazia economica sull’Occidente e sul pianeta. Ordunque, liberarci dal &#8216;controllo&#8217; digitale, dalla tecnologia «pervasiva», dalla dipendenza economica cinese e dai casi di «<em>faute mercatoria</em>» nell’asimmetrico mondo di oggi, creando un nuovo partenariato economico internazionale, che possa sopperire a tutte le necessità che la moderna geoeconomia richiede, può essere una valida via d’uscita.</p>
<p>Ed ecco che nel recente <strong>G20</strong>, è stato prospettato, in contrapposizione allo strapotere della Cina, un grandioso piano infrastrutturale di crescita economica e cooperazione tra l’Europa, il Medio Oriente e l’India. Questo progetto è definito India-Middle East-Europe Economic Corridor; l’acronimo internazionale è <strong>Imec</strong>. In altre parole si tratta di una strategia alternativa, ovvero della realizzazione di un’«autostrada» in senso inverso alla <strong>Belt and Road Initiative</strong> (Bri) e da taluni già definita «<strong>la via del cotone</strong>» con <strong>Nuova Delhi</strong> al capolinea Est. E perciò avremmo un nuovo percorso economico con altri compagni di viaggio quali Arabia Saudita, India e Unione Europea. Tutti Paesi, questi menzionati, legati al rispetto delle regole di mercato e che ragionevolmente non dovrebbero avere la necessità di spionarsi a vicenda.</p>
<p><strong>In cauda venenum</strong></p>
<p>Ordunque, sarà questa la buona strada che ci consentirà di risolvere i nostri problemi? Beh, probabilmente sì, ma a prescindere dalla risposta, sorge una questione pregiudiziale: riusciremo a liberarci completamente e in tempi brevi dal dominio dell´economia digitale del Dragone? Sinceramente sarà dura, ma, non avendo altre vie d’uscita, non ci rimane che perseverare nell´anzidetto tentativo in corso! Non a caso un vecchio adagio recita: «Vincit<em> qui patitur»</em>, ossia vince chi persevera.</p>
<p>E così sia!</p>
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		<title>Europa,Inquinamento zero: nuove prescrizioni per una  migliore qualità e accesso all&#8217;acqua potabile</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/01/12/inquinamento-zero-nuove-prescrizioni-per-una-migliore-qualita-e-accesso-allacqua-potabile/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=inquinamento-zero-nuove-prescrizioni-per-una-migliore-qualita-e-accesso-allacqua-potabile</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 19:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[accesso]]></category>
		<category><![CDATA[acqua potabile]]></category>
		<category><![CDATA[EU]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="720" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A.jpeg 720w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>Per garantire l&#8217;elevata qualità dell&#8217;acqua potabile, la direttiva comprende norme di sicurezza aggiornate, introduce una metodologia per individuare e gestire i rischi di qualità nell&#8217;intera catena di approvvigionamento idrico, stabilisce&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="720" height="480" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A.jpeg 720w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/01/3F627AE4-EF1D-4C01-A6F2-E76819B5CA1A-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p><p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"><i>Per garantire l&#8217;elevata qualità dell&#8217;acqua potabile, la direttiva comprende norme di sicurezza aggiornate, introduce una metodologia per individuare e gestire i rischi di qualità nell&#8217;intera catena di approvvigionamento idrico, stabilisce un elenco delle sostanze emergenti da tenere sotto controllo, come le microplastiche.</i></span></p>
<p>Da oggi, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">gli europei possono beneficiare di un migliore accesso all&#8217;acqua potabile di rubinetto</strong> e di una maggiore sicurezza della stessa, grazie all’entrata in vigore delle prescrizioni previste dalla <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_2417" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_2417&amp;source=gmail&amp;ust=1673617449848000&amp;usg=AOvVaw32z5SmqSls2SAKQffEp_Rf"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">direttiva riveduta sull&#8217;acqua potabile</span></a><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Le nuove regole sono le più rigorose al mondo in materia di acqua potabile</strong>, in linea con l&#8217;obiettivo &#8220;inquinamento zero&#8221; annunciato nel </span><a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it&amp;source=gmail&amp;ust=1673617449848000&amp;usg=AOvVaw0N5q0XCNwUcbWypJkHbEwJ"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Green Deal europeo</span></a><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">. Le nuove norme rispondono anche alla <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">prima iniziativa di successo dei cittadini europei</strong>, &#8220;</span><a href="https://europa.eu/citizens-initiative/initiatives/details/2012/000003_it" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://europa.eu/citizens-initiative/initiatives/details/2012/000003_it&amp;source=gmail&amp;ust=1673617449848000&amp;usg=AOvVaw0IEhBFGNg0x0I3vrfvOOOH"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Right2Water</span></a><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">&#8220;, che ha raccolto 1,6 milioni di firme a sostegno del miglioramento dell&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile sicura per tutti gli europei.</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Virginijus <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Sinkevičius</strong>, Commissario per l&#8217;Ambiente, gli oceani e la pesca, ha dichiarato: &#8220;<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Da oggi gli europei possono essere certi dell’elevatissima qualità dell&#8217;acqua che bevono. Stiamo affrontando il problema delle sostanze chimiche pericolose e delle microplastiche che finiscono nell&#8217;acqua potabile, rendendola sicura per noi e per l&#8217;ambiente. Mi auguro che, con una maggiore fiducia nell&#8217;acqua di rubinetto, i cittadini possano anche contribuire a ridurre i rifiuti di plastica derivanti dall&#8217;acqua in bottiglia e i rifiuti marini</em>.&#8221;</span></p>
<p style="font-weight: 400;"><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">Per garantire <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">l&#8217;elevata qualità dell&#8217;acqua potabile</strong>, la direttiva comprende norme di sicurezza aggiornate, introduce una metodologia per <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">individuare e gestire i rischi di qualità</strong> nell&#8217;intera catena di approvvigionamento idrico, stabilisce un<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">elenco delle sostanze emergenti da tenere sotto controllo</strong>, come le <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">microplastiche</strong>, gli <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">interferenti endocrini</strong> e nuovi tipi di sostanze chimiche da monitorare, e introduce disposizioni di conformità per i prodotti da utilizzare a contatto con l&#8217;acqua potabile.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333">La nuova direttiva affronta il problema delle <strong style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333">perdite idriche</strong>, in quanto nell&#8217;UE attualmente durante la distribuzione si perde in media il 23% delle acque trattate. Gli Stati membri hanno inoltre l&#8217;obbligo di <b>migliorare</b><strong style="font-weight: 400;" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> e mantenere l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile per tutti, </strong>e in particolare per i gruppi vulnerabili ed emarginati. La nuova direttiva è entrata in vigore</span><span style="font-weight: 400;" data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333"> il 12 gennaio 2021 e gli Stati membri avevano tempo fino a oggi per recepirla nel diritto nazionale.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/01/12/inquinamento-zero-nuove-prescrizioni-per-una-migliore-qualita-e-accesso-allacqua-potabile/">Europa,Inquinamento zero: nuove prescrizioni per una  migliore qualità e accesso all&#8217;acqua potabile</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>UE: nuove norme per rafforzare la cibersicurezza e la sicurezza delle informazioni</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/22/ue-nuove-norme-per-rafforzare-la-cibersicurezza-e-la-sicurezza-delle-informazioni/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ue-nuove-norme-per-rafforzare-la-cibersicurezza-e-la-sicurezza-delle-informazioni</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2022 20:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[cibersicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="654" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5.jpeg 654w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5-300x156.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5-585x304.jpeg 585w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></p>
<p>Le nuove norme per rafforzare la cibersicurezza e la sicurezza delle informazioni nelle istituzioni, negli organi e negli organismi dell&#8217;UE La Commissione ha proposto oggi nuove norme per stabilire misure&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/22/ue-nuove-norme-per-rafforzare-la-cibersicurezza-e-la-sicurezza-delle-informazioni/">UE: nuove norme per rafforzare la cibersicurezza e la sicurezza delle informazioni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="654" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5.jpeg 654w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5-300x156.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/A2BE8E9A-CC2F-4328-B758-FFB50B2448A5-585x304.jpeg 585w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></p><p><b><span lang="IT" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le nuove norme per rafforzare la cibersicurezza e la sicurezza delle informazioni nelle istituzioni, negli organi e negli organismi dell&#8217;UE</span></b></p>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">La Commissione ha proposto oggi nuove norme per stabilire misure comuni in materia di cibersicurezza e sicurezza delle informazioni nelle istituzioni, negli organi e negli organismi dell&#8217;UE. La proposta è volta a rafforzare le capacità di resilienza e di risposta di questi soggetti rispetto agli incidenti e alle minacce informatiche, come pure a garantire la resilienza e la sicurezza della pubblica amministrazione dell&#8217;UE in un contesto di crescenti attività informatiche dolose nel panorama globale. </span></p>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Johannes </span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Hahn</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">, Commissario per il Bilancio e l&#8217;amministrazione, ha dichiarato: “<em>In un ambiente connesso, un singolo incidente di cibersicurezza può incidere su un&#8217;intera organizzazione. Per questo motivo è fondamentale costruire un solido scudo contro le minacce informatiche e gli incidenti informatici che potrebbero perturbare la nostra capacità di agire. I regolamenti che stiamo proponendo oggi sono una pietra miliare nel panorama della cibersicurezza e della sicurezza delle informazioni dell&#8217;UE. Sono basati su una cooperazione rafforzata e sul sostegno reciproco tra le istituzioni, gli organi e gli organismi dell&#8217;UE, e sul coordinamento della preparazione e della risposta</em>. <em>Si tratta di un vero e proprio sforzo collettivo a livello dell&#8217;UE.”</em></span></p>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Nel contesto della pandemia di COVID-19 e delle crescenti sfide geopolitiche, un approccio comune alla cibersicurezza e alla sicurezza delle informazioni è imprescindibile. Alla luce di ciò la Commissione ha proposto un regolamento sulla cibersicurezza e un regolamento sulla sicurezza delle informazioni. Stabilendo priorità e quadri comuni, tali norme rafforzeranno ulteriormente la cooperazione interistituzionale, ridurranno al minimo l&#8217;esposizione ai rischi e consolideranno la cultura della sicurezza dell&#8217;UE.</span></p>
<h3><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Regolamento sulla cibersicurezza</span></h3>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Il proposto regolamento sulla cibersicurezza introdurrà un </span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">quadro di gestione, di governance e di controllo dei rischi</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> nel settore della cibersicurezza. Porterà alla creazione di un nuovo</span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> comitato interistituzionale per la cibersicurezza</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">, accrescerà le capacità in materia di cibersicurezza, e incentiverà periodiche valutazioni di maturità e una maggiore igiene informatica. Amplierà inoltre il mandato della </span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">squadra di pronto intervento informatico</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> delle istituzioni, degli organi e degli organismi dell&#8217;UE (CERT-EU), che fungerà da piattaforma di intelligence relativa alle minacce, di scambio di informazioni sulla cibersicurezza e di coordinamento della risposta in caso di incidenti, da organo consultivo centrale e da prestatore di servizi.</span></p>
<p><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Elementi chiave</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> della proposta di regolamento sulla cibersicurezza:</span></p>
<ul>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Rafforzare il mandato del CERT-UE e fornire le risorse necessarie per il suo assolvimento</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Esigere che tutte le istituzioni, gli organi e gli organismi dell&#8217;UE:</span>
<ul>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">si dotino di un quadro di governance, gestione e controllo dei rischi nel settore della cibersicurezza;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">attuino una base di riferimento per le misure di cibersicurezza per affrontare i rischi individuati;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">effettuino periodicamente valutazioni di maturità;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">predispongano un piano di miglioramento della propria cibersicurezza, approvato dalla loro dirigenza;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">condividano senza indebito ritardo con il CERT-UE le informazioni relative agli incidenti.</span></li>
</ul>
</li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Istituire un nuovo comitato interistituzionale per la cibersicurezza per guidare e monitorare l&#8217;attuazione del regolamento e per indirizzare il CERT-EU</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Rinominare il CERT-UE da “squadra di pronto intervento informatico” in “centro per la cibersicurezza” in linea con gli sviluppi negli Stati membri e a livello globale, pur mantenendo l&#8217;abbreviazione CERT-UE per il riconoscimento del nome.</span></li>
</ul>
<h3><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Regolamento sulla sicurezza delle informazioni</span></h3>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Il proposto regolamento sulla sicurezza delle informazioni creerà una serie minima di </span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">norme</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> e standard</span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> sulla sicurezza delle informazioni</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> per tutte le istituzioni, tutti gli organi e tutti gli organismi dell&#8217;UE, per garantire una protezione rafforzata e uniforme contro l&#8217;evoluzione delle minacce alle informazioni. Queste nuove norme costituiranno un terreno stabile per uno </span><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">scambio sicuro di informazioni</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> tra le istituzioni, gli organi e gli organismi dell&#8217;UE e con gli Stati membri, in base a pratiche e misure standardizzate per proteggere i flussi di informazioni.</span></p>
<p><strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Elementi chiave</span></strong><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> della proposta di regolamento sulla sicurezza delle informazioni:</span></p>
<ul>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Predisporre una governance efficace per promuovere la cooperazione tra tutte le istituzioni, gli organi e gli organismi dell&#8217;UE, in particolare un gruppo di coordinamento interistituzionale per la sicurezza delle informazioni</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Istituire un approccio comune per la categorizzazione delle informazioni, basato sul livello di riservatezza</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Modernizzare la politica di sicurezza delle informazioni, includendovi pienamente la trasformazione digitale e il lavoro da remoto</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Razionalizzare le pratiche attuali e conseguire una maggiore compatibilità tra i sistemi e i dispositivi rilevanti.</span></li>
</ul>
<h3><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Contesto</span></h3>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Nella sua risoluzione del marzo 2021, il Consiglio dell&#8217;Unione europea ha sottolineato l&#8217;importanza di un quadro di sicurezza solido e coerente per proteggere il personale, i dati, le reti di comunicazione, i sistemi di informazione e i processi decisionali dell&#8217;UE. Ciò può essere realizzato solo rafforzando la resilienza e migliorando la cultura della sicurezza delle istituzioni, negli organi e negli organismi dell&#8217;UE.</span></p>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Dando seguito alla </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0605&amp;from=ES" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri%3DCELEX:52020DC0605%26from%3DES&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw25CDq2NmIvDI2Q3W7B64Id"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">strategia dell&#8217;UE per l&#8217;Unione della sicurezza</span></a><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105"> e alla </span><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_2391" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_20_2391&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw0yF8caC8bWR0-2uqWWh0Ks"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">strategia dell&#8217;UE per la cibersicurezza</span></a><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">, il regolamento sulla cibersicurezza proposto in data odierna garantirà coerenza con le politiche dell&#8217;UE esistenti in materia di cibersicurezza, in piena conformità con la vigente legislazione europea:</span></p>
<ul>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex:32016L1148" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri%3Dcelex:32016L1148&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw3G8Fp3N-WBFHx4yc6ZVjUB"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> (direttiva NIS) e la futura </span><a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/news-redirect/696976" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://ec.europa.eu/digital-single-market/news-redirect/696976&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw1EEr5wuNj57FEo8PUJejSM"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">direttiva relativa a misure per un livello comune elevato di cibersicurezza nell&#8217;Unione</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">(”NIS 2”), che la Commissione ha proposto nel dicembre 2020;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A32019R0881" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri%3DCELEX%253A32019R0881&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw1ljguT0U6EhhxON4nD962T">regolamento sulla cibersicurezza</a>;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32021H1086" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri%3DCELEX%253A32021H1086&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw3dQuNiZVJDdDvZO2KS1CBe"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">raccomandazione della Commissione sull&#8217;istituzione di un&#8217;unità congiunta per il ciberspazio</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32017H1584" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri%3DCELEX:32017H1584&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw1p2QsGRtQZs9IKa5-77iwP"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">raccomandazione della Commissione</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> relativa alla risposta coordinata agli incidenti e alle crisi di cibersicurezza su vasta scala.</span></li>
</ul>
<p><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Considerata la quantità sempre maggiore di informazioni sensibili non classificate e classificate UE trattate dalle istituzioni, dagli organi e dagli organismi dell&#8217;UE, il proposto regolamento sulla sicurezza delle informazioni mira ad aumentare la protezione delle informazioni razionalizzando i vari quadri giuridici delle istituzioni, organi e organismi dell&#8217;Unione in tale settore. </span><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">La proposta è in linea con:</span></p>
<ul>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">la </span><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0605&amp;from=ES" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri%3DCELEX:52020DC0605%26from%3DES&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw25CDq2NmIvDI2Q3W7B64Id"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">strategia dell&#8217;UE per l&#8217;Unione della sicurezza</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, che include un ampio impegno dell&#8217;UE a integrare gli sforzi degli Stati membri in tutti i settori della sicurezza;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">l&#8217;elemento fondamentale dell&#8217;</span><a href="https://www.consilium.europa.eu/media/39922/20-21-euco-final-conclusions-en.pdf" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.consilium.europa.eu/media/39922/20-21-euco-final-conclusions-en.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw1550WlmfTXhY7T9PKbRu9X"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">agenda strategica 2019-2024</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, adottata dal Consiglio europeo nel giugno 2019, che consiste nel proteggere le nostre società dalle minacce, in continua evoluzione, che incombono sulle informazioni trattate dalle istituzioni, dagli organi e dalle agenzie dell&#8217;UE;</span></li>
<li><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">le </span><a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14972-2019-INIT/it/pdf" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14972-2019-INIT/it/pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw1byv-bZ16T8jxLzfc-EoSK"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">conclusioni del Consiglio “Affari generali” del dicembre 2019</span></a><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">, che esortano le istituzioni, gli organi e le agenzie dell&#8217;UE, con il sostegno degli Stati membri, a elaborare e a mettere in pratica un insieme completo di misure destinate a garantire la loro sicurezza.</span></li>
</ul>
<h3><span data-originalfontsize="11pt" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Per ulteriori informazioni</span></h3>
<p><a href="https://ec.europa.eu/info/publications/proposal-cybersecurity-regulation_en" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://ec.europa.eu/info/publications/proposal-cybersecurity-regulation_en&amp;source=gmail&amp;ust=1648050904444000&amp;usg=AOvVaw0wrPcJSTnUeahdDbTicmkt"><span data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14.666666984558105">Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce misure per un livello elevato di cibersicurezza nelle istituzioni, negl</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/22/ue-nuove-norme-per-rafforzare-la-cibersicurezza-e-la-sicurezza-delle-informazioni/">UE: nuove norme per rafforzare la cibersicurezza e la sicurezza delle informazioni</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Strategie UE: un nuovo ecosistema della sicurezza per l’Europa</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/07/26/strategie-ueabusi-sessuali-online-sui-minori-tra-le-misure-per-un-nuovo-ecosistema-della-sicurezza/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=strategie-ueabusi-sessuali-online-sui-minori-tra-le-misure-per-un-nuovo-ecosistema-della-sicurezza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Piccolella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 20:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Unione della Sicurezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="448" height="239" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/6E43AF95-122E-4F10-AE92-FBAE917ACC47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/6E43AF95-122E-4F10-AE92-FBAE917ACC47.png 448w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/6E43AF95-122E-4F10-AE92-FBAE917ACC47-300x160.png 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></p>
<p>Aiutare gli Stati membri a rafforzare la sicurezza di tutti coloro che vivono in Europa: la nuova strategia dell&#8217;UE sull&#8217;Unione della sicurezza (2020 -2025) presentata dalla Commissione europea il 24&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/07/26/strategie-ueabusi-sessuali-online-sui-minori-tra-le-misure-per-un-nuovo-ecosistema-della-sicurezza/">Strategie UE: un nuovo ecosistema della sicurezza per l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="448" height="239" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/6E43AF95-122E-4F10-AE92-FBAE917ACC47.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/6E43AF95-122E-4F10-AE92-FBAE917ACC47.png 448w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/6E43AF95-122E-4F10-AE92-FBAE917ACC47-300x160.png 300w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /></p><p><i><strong>Aiutare</strong> <b>gli Stati membri a rafforzare la sicurezza di tutti coloro che vivono in Europa: la nuova strategia dell&#8217;UE sull&#8217;Unione della sicurezza (2020 -2025) presentata dalla Commissione europea il 24 luglio</b></i></p>
<p><strong>BRUXELLES</strong> &#8211; La Commissione europea il 24 luglio 2020, ha presentato una nuova <a href="https://ec.europa.eu/info/files/communication-commission-eu-security-union-strategy_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">strategia</a> dell&#8217;UE sull&#8217;Unione della sicurezza per il periodo 2020-2025, incentrata sui settori prioritari in cui l&#8217;UE può apportare un valore aggiunto per aiutare gli Stati membri a rafforzare la sicurezza di tutti coloro che vivono in Europa. La strategia definisce gli strumenti e le misure da sviluppare nei prossimi 5 anni per garantire la sicurezza nel nostro ambiente fisico e digitale: dalla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, passando attraverso la prevenzione e l&#8217;individuazione delle minacce ibride e l&#8217;aumento della resilienza delle nostre infrastrutture critiche, fino al rafforzamento della cibersicurezza e alla promozione di ricerca e innovazione.</p>
<p>Margaritis <strong>Schinas</strong>, Vicepresidente per la Promozione dello stile di vita europeo, ha dichiarato: &#8220;<em>La sicurezza è una questione trasversale che interessa praticamente tutti gli ambiti della società e copre una molteplicità di settori d&#8217;azione. Con la nuova strategia dell&#8217;UE sull&#8217;Unione della sicurezza, collegheremo misure diverse per costruire un vero ecosistema della sicurezza. È giunto il momento di superare la falsa dicotomia tra il mondo online e quello offline, tra il mondo digitale e quello fisico e tra le preoccupazioni e minacce interne ed esterne in materia di sicurezza. Dalla protezione delle nostre infrastrutture critiche alla lotta contro la criminalità informatica, passando per la lotta contro le minacce ibride, non possiamo tralasciare nessun aspetto per preservare la nostra sicurezza. Questa strategia fornirà un quadro di riferimento per le nostre politiche sulla sicurezza che dovranno essere sempre pienamente fondate sui nostri valori comuni.</em>&#8221;</p>
<p>Ylva <strong>Johansson</strong>, Commissaria per gli Affari interni ha dichiarato: <em>&#8220;Il fatto di sapere che siamo in sicurezza &#8211; online, in luoghi pubblici, a casa, e che i nostri figli lo sono &#8211; rafforza la fiducia e la coesione nella società. Con la strategia sull&#8217;Unione della sicurezza presentata oggi, ci concentriamo sui settori in cui l&#8217;UE può fare la differenza per quanto riguarda la protezione delle persone in tutta Europa, anticipando e affrontando minacce in continua evoluzione. Nei prossimi anni il mio lavoro sulla sicurezza interna dell&#8217;UE si concentrerà sulla costruzione di un sistema che sia all&#8217;altezza del suo compito: le azioni contro gli abusi sessuali su minori, contro la droga e le armi da fuoco illegali proposte oggi ne costituiscono l&#8217;inizio</em>&#8220;.</p>
<p>La strategia stabilisce 4 priorità per un&#8217;azione a livello dell&#8217;UE.</p>
<p>1.     <strong>Un ambiente della sicurezza adeguato alle esigenze del futuro</strong></p>
<p>I cittadini dipendono da <strong>infrastrutture chiave</strong>, online e offline, per viaggiare, lavorare o beneficiare di servizi pubblici essenziali; gli attacchi contro queste infrastrutture possono causare enormi perturbazioni. La preparazione e la resilienza sono fondamentali per una ripresa rapida. La Commissione presenterà <strong>nuove norme dell&#8217;UE per la protezione e la resilienza delle infrastrutture critiche</strong>, sia fisiche che digitali.</p>
<p>I recenti attentati terroristici hanno preso di mira <strong>spazi pubblici</strong>, tra cui luoghi di culto e nodi di trasporto, sfruttando il fatto che si tratta di ambienti aperti ed accessibili. La Commissione promuoverà il <strong>rafforzamento della cooperazione pubblico-privato</strong> in questo settore, assicurando una maggiore protezione fisica dei luoghi pubblici e sistemi di rilevamento adeguati.</p>
<p>Gli attacchi informatici sono divenuti più frequenti e più sofisticati. Entro  la fine dell&#8217;anno la Commissione intende completare la revisione della <strong>direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi</strong> (la principale normativa europea sulla cibersicurezza) e delineare le priorità strategiche in materia di cibersicurezza per garantire che l&#8217;UE possa anticipare l&#8217;evoluzione delle minacce e rispondervi.</p>
<p>Inoltre, la Commissione ha anche individuato la necessità di un&#8217;<strong>unità congiunta per il ciberspazio</strong> che serva da piattaforma per una cooperazione strutturata e coordinata.</p>
<p>Infine l&#8217;UE dovrebbe continuare a costruire e mantenere <strong>solidi partenariati internazionali</strong> per prevenire, scoraggiare e rispondere agli attacchi informatici e per promuovere le norme dell&#8217;UE volte ad aumentare la cibersicurezza dei paesi partner.</p>
<p>2.    <strong>Affrontare le minacce in evoluzione</strong></p>
<p>I criminali sfruttano sempre di più gli sviluppi tecnologici per i loro fini, facendo registrare un aumento di malware e furti di dati. La Commissione farà in modo che le <strong>norme vigenti dell&#8217;UE contro la criminalità informatica</strong> siano adatte allo scopo e attuate correttamente e prenderà in considerazione <strong>misure contro il furto di identità</strong>.</p>
<p>La Commissione esaminerà misure per <strong>rafforzare la capacità di contrasto nelle indagini digitali</strong> garantendo che siano disponibili strumenti, tecniche e competenze adeguati, tra cui l&#8217;integrazione nella politica di sicurezza dell&#8217;intelligenza artificiale, dei big data e del calcolo ad alte prestazioni.</p>
<p>È necessaria un&#8217;azione concreta per contrastare, in un quadro che garantisca il rispetto dei diritti fondamentali, le minacce principali di cui sono vittima i cittadini, come il terrorismo, l&#8217;estremismo o gli abusi sessuali su minori. La Commissione presenta oggi <strong>una </strong><strong><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_1380" target="_blank" rel="noopener noreferrer">strategia per una lotta più efficace contro gli abusi sessuali online sui minori</a></strong>.</p>
<p>La lotta contro le <strong>minacce ibride</strong>, che mirano a indebolire la coesione sociale e a minare la fiducia nelle istituzioni, e il rafforzamento della resilienza dell&#8217;UE costituiscono elementi fondamentali della strategia sull&#8217;Unione della sicurezza. Tra le misure chiave figura <strong>un approccio dell&#8217;UE</strong> in materia di lotta contro le minacce ibride &#8211; che comprende la diagnosi precoce, l&#8217;analisi, la consapevolezza, la costruzione della resilienza e la prevenzione nonché la risposta alle crisi e la gestione delle conseguenze -, integrando le considerazioni ibride nel più ampio processo di elaborazione delle politiche. La Commissione e l&#8217;Alto rappresentante continueranno a portare avanti congiuntamente questo lavoro, in stretta cooperazione con i <strong>partner strategici</strong>, in particolare la <strong>NATO</strong> e il <strong>G7</strong>.</p>
<p>3.    <strong>Proteggere gli europei dal terrorismo e dalla criminalità organizzata</strong></p>
<p>La lotta contro il terrorismo inizia con l&#8217;affrontare i problemi della polarizzazione della società e della discriminazione oltre ad altri fattori che possono rafforzare la vulnerabilità delle persone nei confronti del discorso radicale. I lavori sulla <strong>lotta alla radicalizzazione</strong> saranno incentrati sull&#8217;individuazione precoce, la costruzione della resilienza, il disimpegno e sulla riabilitazione e sul reinserimento nella società. Oltre alla lotta contro le cause profonde, sarà essenziale perseguire efficacemente i terroristi, compresi i combattenti terroristi stranieri; per raggiungere questo obiettivo, sono in corso misure volte a rafforzare la legislazione in materia di sicurezza delle frontiere e a utilizzare meglio le banche dati esistenti. La<strong> cooperazione con i paesi terzi</strong> e le organizzazioni internazionali sarà fondamentale anche nella lotta contro il terrorismo, ad esempio per bloccare tutte le fonti di finanziamento del terrorismo.</p>
<p>La <strong>criminalità organizzata</strong> rappresenta un costo enorme per le vittime e per l&#8217;economia, con perdite annue che, secondo le stime, oscillano tra 218 e 282 miliardi di €. Tra le <strong>misure</strong> chiave figura un <strong>programma per la lotta contro la criminalità organizzata</strong> per i prossimi anni che comprende anche la <strong>tratta di esseri umani</strong>. Più di un terzo dei gruppi della criminalità organizzata attivi nell&#8217;UE sono coinvolti nel traffico di droghe illecite. La Commissione presenta oggi un nuovo <strong><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_1380" target="_blank" rel="noopener noreferrer">programma di lotta contro la droga</a></strong>, al fine di intensificare gli sforzi per una riduzione della domanda e dell&#8217;offerta di droga e rafforzare la cooperazione con i partner esterni.</p>
<p>I gruppi della criminalità organizzata e i terroristi sono anche attori fondamentali nel traffico delle armi da fuoco illegali. La Commissione presenta oggi un <strong>nuovo</strong> <strong><a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_20_1380" target="_blank" rel="noopener noreferrer">piano d&#8217;azione dell&#8217;UE contro il traffico di armi da fuoco</a></strong>. Per garantire che il crimine non paghi, la Commissione riesaminerà l&#8217;attuale quadro relativo alla <strong>confisca dei proventi di reato</strong>.</p>
<p>Le organizzazioni criminali trattano come merce i migranti e le persone bisognose di protezione internazionale. La Commissione presenterà a breve un nuovo <strong>piano d&#8217;azione dell&#8217;UE contro il traffico di migranti</strong> incentrato sulla lotta contro le reti criminali, promuovendo la cooperazione e sostenendo il lavoro delle autorità di contrasto.</p>
<p>4.    <strong>Un forte ecosistema europeo della sicurezza</strong></p>
<p>In Europa i governi, le autorità di contrasto, le imprese, le organizzazioni sociali e i cittadini hanno la responsabilità comune di rafforzare la sicurezza.</p>
<p>L&#8217;UE contribuirà a promuovere la cooperazione e lo scambio di informazioni, allo scopo di combattere la criminalità e far applicare la legge. Tra le misure chiave figurano il <strong>rafforzamento del mandato di Europol</strong> e l&#8217;ulteriore sviluppo di <strong>Eurojust</strong> per <strong>collegare meglio tra loro le autorità giudiziarie e le autorità di contrasto</strong>. La collaborazione con i partner al di fuori dell&#8217;UE è essenziale anche per garantire la sicurezza delle informazioni e delle prove. Sarà rafforzata anche la <strong>cooperazione con Interpol</strong>.</p>
<p><strong>La ricerca e l&#8217;innovazione</strong> sono strumenti potenti per contrastare le minacce e per anticipare i rischi e le opportunità. Nell&#8217;ambito del riesame del mandato di Europol, la Commissione prenderà in considerazione la creazione di un <strong>polo europeo dell&#8217;innovazione per la sicurezza interna</strong>.</p>
<p>Competenze specifiche e una maggiore consapevolezza possono andare a beneficio sia degli organismi di contrasto che dei cittadini. Anche una <strong>conoscenza di base delle minacce alla sicurezza</strong> e di come combatterle può avere un impatto concreto sulla resilienza della società. La consapevolezza dei rischi della criminalità informatica insieme a competenze di base su come proteggersi sono elementi che possono integrare la protezione offerta dai fornitori di servizi per contrastare gli attacchi informatici. L&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_20_1196" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>agenda europea per le competenze</strong></a>, adottata il 1º luglio 2020, sostiene lo sviluppo di competenze lungo tutto l&#8217;arco della vita anche nel settore della sicurezza.</p>
<p><strong>Contesto</strong></p>
<p>Negli ultimi anni sono emerse nuove e sempre più complesse minacce transfrontaliere e intersettoriali per la sicurezza, che evidenziano la necessità di una più stretta cooperazione in tale ambito a tutti i livelli. La crisi causata dal coronavirus ha inoltre posto la sicurezza europea al centro dell&#8217;attenzione ed è un banco di prova per la resilienza delle infrastrutture critiche in Europa, la preparazione alle crisi e i sistemi di gestione delle crisi.</p>
<p>Gli <a href="https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/political-guidelines-next-commission_it.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">orientamenti politici</a> della Presidente von der Leyen insistono su una migliore cooperazione per proteggere tutti coloro che vivono in Europa. La strategia dell&#8217;UE sull&#8217;Unione della sicurezza presentata oggi delinea le azioni, le misure e gli strumenti prioritari per realizzare questo obiettivo, sia nel mondo fisico che in quello digitale e in tutte le componenti della società.</p>
<p>La strategia si basa sui progressi già realizzati nell&#8217;ambito dell&#8217;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/GA/TXT/?uri=CELEX:52015DC0185" target="_blank" rel="noopener noreferrer">agenda europea sulla sicurezza</a> 2015-2020 e si concentra sulle priorità approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio.</p>
<p>Riconosce inoltre l&#8217;interconnessione crescente tra sicurezza interna ed esterna. Molti filoni di lavoro si baseranno su un approccio integrato dell&#8217;UE e l&#8217;attuazione della strategia sarà portata avanti in piena complementarità e coerenza con l&#8217;azione esterna dell&#8217;UE nel settore della sicurezza e della difesa, sotto la responsabilità dell&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza.</p>
<p>La Commissione riferirà periodicamente sui progressi compiuti e informerà e coinvolgerà a pieno titolo in tutte le azioni pertinenti il Parlamento europeo, il Consiglio e i portatori di interessi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/07/26/strategie-ueabusi-sessuali-online-sui-minori-tra-le-misure-per-un-nuovo-ecosistema-della-sicurezza/">Strategie UE: un nuovo ecosistema della sicurezza per l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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