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	<title>Sigonella Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Sicilia, basi NATO e guerra in Iran: quando la geopolitica entra nel nostro quotidiano</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/05/sicilia-basi-nato-e-guerra-in-iran-quando-la-geopolitica-entra-nel-nostro-quotidiano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sicilia-basi-nato-e-guerra-in-iran-quando-la-geopolitica-entra-nel-nostro-quotidiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 06:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
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<p>Sigonella, MUOS di Niscemi, esercitazioni nel Canale: non è “allarmismo”, è la domanda adulta che una democrazia deve saper fare. Cosa succede davvero, quali rischi sono reali, e quale trasparenza&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/03/05/sicilia-basi-nato-e-guerra-in-iran-quando-la-geopolitica-entra-nel-nostro-quotidiano/">Sicilia, basi NATO e guerra in Iran: quando la geopolitica entra nel nostro quotidiano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2748.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2748.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2748-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_2748-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Sigonella, MUOS di Niscemi, esercitazioni nel Canale: non è “allarmismo”, è la domanda adulta che una democrazia deve saper fare. Cosa succede davvero, quali rischi sono reali, e quale trasparenza dobbiamo pretendere mentre il conflitto con l’Iran alza la temperatura del Mediterraneo.</em></p>
<p class="has-text-align-right">di Francesco Mazzarella</p>
<p>In queste ore la guerra in Iran non è più un’immagine lontana, confinata nei notiziari internazionali o nelle mappe dei think tank. Per l’Italia — e per la Sicilia in particolare — diventa una questione concreta, quasi domestica, perché la nostra geografia è anche geostrategia: siamo nel cuore del Mediterraneo e ospitiamo infrastrutture militari che, per natura, entrano nelle catene operative degli alleati. E quando lo scontro si allarga, ciò che fino a ieri sembrava routine — sorveglianza, comunicazioni, supporto, esercitazioni — oggi viene percepito come parte di un possibile “ingranaggio” bellico.</p>
<p>Il punto non è alimentare paure. Il punto è fare ciò che spesso dimentichiamo: distinguere, capire, pretendere chiarezza. Perché una comunità matura non si addormenta sulla parola “NATO” come fosse una coperta rassicurante, né si sveglia urlando “siamo in guerra a nostra insaputa” come fosse uno slogan definitivo. Una comunità matura fa domande precise, tiene insieme sicurezza e democrazia, e non delega la propria coscienza collettiva alle semplificazioni.</p>
<p>Partiamo dai fatti che oggi entrano nel dibattito pubblico con insistenza. Diverse fonti italiane riportano che su <strong>Sigonella</strong>e sul <strong>MUOS di Niscemi</strong> si sono riaccesi interrogativi politici, con richieste di chiarimento al governo sul grado di coinvolgimento, diretto o indiretto, nel contesto delle operazioni legate al conflitto con l’Iran. Non è un dettaglio: quando un tema diventa domanda parlamentare e oggetto di confronto pubblico, non è più solo materia tecnica. Diventa materia democratica.</p>
<p>Nel frattempo, mentre l’attenzione mediatica si concentra sulle “basi”, l’Italia alza anche la soglia della vigilanza interna: secondo quanto riportato dall’ANSA, il sistema di sicurezza monitora un numero molto ampio di obiettivi sensibili sul territorio nazionale dopo l’escalation seguita agli attacchi USA-Israele e alla risposta iraniana. Questo non significa che “domani succede qualcosa”, ma significa che lo Stato legge un rischio aumentato e reagisce come fa sempre quando lo scenario internazionale si incattivisce: prevenzione, controllo, attenzione ai nodi critici.</p>
<p>E poi c’è il contesto geopolitico, che oggi cambia più in fretta dei nostri tempi emotivi. Reuters riporta che l’Italia avrebbe ricevuto richieste legate a sistemi di difesa aerea e anti-drone da Paesi del Golfo colpiti o minacciati da attacchi iraniani, e che a Roma si discute — senza decisione finale pubblica — anche dell’eventuale invio di una batteria SAMP/T, precisando però che non verrebbero intaccate le risorse già impegnate sul fronte ucraino. Sono elementi che dicono una cosa semplice: l’Italia non è spettatrice neutra di una partita lontana. È un attore europeo con alleanze, obblighi, pressioni, responsabilità.</p>
<p>Dentro questo quadro, la Sicilia emerge come un fulcro naturale. <strong>Sigonella</strong> è spesso descritta come un hub strategico per attività di sorveglianza, ricognizione e supporto nel Mediterraneo allargato; il <strong>MUOS</strong> di Niscemi viene raccontato come un’infrastruttura di comunicazione avanzata, capace di connettere unità, piattaforme e sistemi in teatri distanti. Qui nasce la prima distinzione che serve a non impazzire: una cosa è ospitare infrastrutture e flussi che hanno una funzione di rete; un’altra cosa è autorizzare, politicamente e formalmente, l’uso del territorio nazionale per specifiche operazioni di attacco. I due piani possono sovrapporsi nella percezione, ma non coincidono automaticamente.</p>
<p>Ed è proprio su questo confine che cresce l’inquietudine: non tanto perché “si sa” qualcosa di segreto, ma perché la gente sente — e spesso a ragione — che tra il linguaggio ufficiale e la realtà operativa può esserci una distanza. Non sempre per malafede, a volte per ragioni di riservatezza militare. Ma la riservatezza, in una democrazia, non può diventare un buco nero permanente. Deve avere un perimetro, deve avere un controllo, deve avere una responsabilità politica che si prende il peso delle decisioni.</p>
<p>In queste ore riemerge anche un altro elemento che vale la pena mettere sul tavolo: nel mare attorno alla Sicilia sono in corso attività addestrative e operative NATO incentrate sulla guerra sottomarina. La stampa locale parla dell’esercitazione <strong>Dynamic Manta 2026</strong> tra Catania e Siracusa, sottolineando il ruolo dell’isola nel dispositivo di difesa dell’Alleanza.</p>
<p>Questo punto è cruciale, perché ci ricorda che la Sicilia non è “solo” un luogo dove decollano aerei o transitano segnali: è anche un ambiente marittimo strategico, un corridoio energetico e commerciale, un’area in cui la deterrenza e il controllo delle rotte sono diventati centrali. E quando il Golfo Persico brucia, quando lo Stretto di Hormuz torna a essere un nervo scoperto, il Mediterraneo non è più periferia: è retrovia logistica e spazio di sicurezza europea.</p>
<p>A questo si aggiunge la dimensione civile: le famiglie, i lavoratori delle zone interessate, le comunità che vivono accanto a installazioni militari o a infrastrutture di comunicazione. Per loro “base” non è una parola astratta: è traffico, controlli, cultura locale che si intreccia con presenza internazionale, e un senso vago — ma concreto — di vulnerabilità. Perché non è irrazionale pensare che, in uno scenario di escalation, alcuni luoghi possano diventare più esposti: non necessariamente a un attacco diretto, ma a pressioni, cyber-azioni, propaganda, tensioni sociali, perfino a un aumento dell’attenzione di apparati ostili.</p>
<p>E allora, che cosa dovrebbe accadere oggi in Italia, nel mezzo di questa temperatura che sale?</p>
<p>Dovrebbe accadere una cosa semplice e rivoluzionaria: <strong>trasparenza proporzionata e verificabile</strong>. “Proporzionata” perché esistono informazioni che non possono essere divulgate in tempo reale senza danneggiare la sicurezza. “Verificabile” perché non basta dire “state tranquilli”. Una democrazia non vive di tranquillanti: vive di fiducia, e la fiducia nasce quando chi governa non teme le domande e non risponde con frasi prefabbricate.</p>
<p>In concreto, questo significa almeno tre impegni.</p>
<p>Il primo: chiarire pubblicamente qual è la cornice politica in cui l’Italia si muove, e quali limiti si dà. Reuters riporta che, al momento, l’Italia non avrebbe ricevuto richieste per l’uso delle basi USA sul territorio italiano in operazioni contro l’Iran, ma che resterebbe aperta a valutare eventuali proposte.  Ecco: questo passaggio, tradotto in lingua umana, dice che la porta non è chiusa per definizione e che esiste una dinamica di richieste e valutazioni. Bene. Ma allora serve anche un principio: quali condizioni? quale passaggio istituzionale? quale controllo parlamentare? quale informazione ai cittadini, almeno nei termini generali?</p>
<p>Il secondo: proteggere il Paese senza militarizzarne l’anima. Monitorare obiettivi sensibili, rafforzare la vigilanza, prevenire rischi è dovere dello Stato.  Ma ogni scelta di sicurezza deve essere accompagnata da una comunicazione sobria, non intimidatoria, capace di spiegare senza terrorizzare. La sicurezza che genera paura continua diventa un’altra forma di insicurezza.</p>
<p>Il terzo: evitare la polarizzazione morale. In queste settimane, e ancora di più in questi giorni, l’opinione pubblica tende a dividersi in tifoserie: chi vede l’Iran come “male assoluto”, chi vede l’Occidente come “aggressore strutturale”, chi riduce tutto a complotto, chi riduce tutto a inevitabilità. In realtà, la politica internazionale è una zona grigia piena di interessi, deterrenza, errori, provocazioni, e anche tragedie civili. Proprio per questo, se vogliamo essere davvero “terra di pace”, dobbiamo imparare a non farci rubare l’intelligenza dal tifo.</p>
<p>C’è poi un’ultima questione, la più delicata: il rischio che la guerra — anche se lontana — diventi un’abitudine emotiva. Che ci si rassegni. Che la parola “escalation” venga pronunciata come fosse meteo. Che il destino di popoli e città venga ridotto a una riga nei mercati energetici. Reuters ricordava che, se la situazione peggiorasse, in Italia si valuterebbe persino la riattivazione di centrali a carbone per gestire eventuali stress energetici. È un dettaglio che racconta molto: la guerra cambia la vita anche dove non cadono bombe. Cambia l’economia, l’energia, la sicurezza, le relazioni internazionali, la qualità del dibattito pubblico.</p>
<p>Ed è qui che la Sicilia torna a essere simbolo e prova: simbolo perché è “ponte” naturale tra Nord e Sud del mondo; prova perché ci chiede di tenere insieme vocazione di accoglienza e realtà strategica, desiderio di pace e presenza militare, vita quotidiana e decisioni globali. Non è comodo. Ma è reale.</p>
<p>Per questo, oggi, l’articolo non può chiudersi con una frase ad effetto. Deve chiudersi con una responsabilità: la pace non è un cartello appeso a una base, né una bandiera usata per zittire le domande. La pace è un processo politico e culturale che ha bisogno di istituzioni trasparenti, cittadini adulti, media capaci di distinguere, e comunità che non cedono alla paura né alla propaganda.</p>
<p>Se la guerra in Iran ci sta insegnando qualcosa, è che il Mediterraneo non è un “mare di mezzo”: è una linea di pressione del mondo. E noi, qui, non possiamo limitarci a sperare che passi. Possiamo — dobbiamo — pretendere chiarezza, proteggere le persone, e continuare a dire una parola disarmata ma concreta: la sicurezza non può divorare la democrazia. E la democrazia, se resta viva, è già un pezzo di pace.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
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		<title>Da Lampedusa a Sigonella, la Sicilia usata come hub di guerra da Israele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 20:09:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/aadea5ea-064f-4fe8-8472-7a69b91ae366-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Ordigni militari nei mari di Lampedusa, aerei spia israeliani nei nostri cieli e caccia di Tel Aviv ospitati a Sigonella, spacciati per aerei da carico: la Sicilia trasformata in colonia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/07/da-lampedusa-a-sigonella-la-sicilia-usata-come-hub-di-guerra-da-israele/">Da Lampedusa a Sigonella, la Sicilia usata come hub di guerra da Israele</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><strong><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><i>Ordigni militari nei mari di Lampedusa, aerei spia israeliani nei nostri cieli e caccia di Tel Aviv ospitati a Sigonella, spacciati per aerei da carico: la Sicilia trasformata in colonia armata di Israele.</i></span></span></strong></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">di Massimo Reina (Giornalisti Senza Frontiere)</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Residui di o</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">rdigni militari </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">scritte in ebraico</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> galleggiano nei nostri mari, a poche miglia da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Lampedusa</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. A notarli non sono stati i nostri servizi segreti né la nostra Marina, ma i pescatori del motopesca Andrea Doria. Non c’è niente di più italiano: noi ci accorgiamo della guerra quando finisce nella rete dei pescatori.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-107988 size-full" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/2bbe0095-1e5c-4b53-b278-0e662395f121.jpeg" alt="" width="300" height="168" />L’oggetto – di forma cilindrica e con loghi in ebraico ben visibili – non lascia molti dubbi: materiale militare di probabile origine israeliana. E guarda caso, proprio nei giorni scorsi </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">tre aerei militari </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">israeliani hanno sorvolato la Sicilia e sono atterrati a </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sigonella</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Non voli Ryanair</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ma tre caccia da guerra poi “venduti” ai media italici come normali aerei da trasporto merci militari</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Prima, mutismo totale </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">da Roma, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">vista la spiegazione ridicola e falsa lontano un miglio. Idem</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> da Palermo, dove Schifani si rifugia</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">va </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">dietro il mantra “non è di mia competenza”, come se governare fosse un atto notarile.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Che ci facevano qui?</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> Venuti a caricare materiale bellico da scaricare nel Mediterraneo? Oppure a spiare la</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Global Sumud Flotilla</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, che proprio in questi giorni sta tentando di rompere l’assedio di Gaza? La coincidenza è troppo perfetta per non puzzare di verità.</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> Anche perché, sarà un altra coincidenza (sono ironico, per chi non capisse), nei cieli siciliani sono stati anche avvistati </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">due </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Gulfstream “Nahshon”,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ovvero </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">aerei spia </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">sempre israeliani </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">sviluppati da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Israel Aerospace Industries</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, usati per intercettazioni e operazioni militari.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E intanto, a Lampedusa, i residenti raccontano di aver visto strane luci e udito </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">forti boati </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">nei giorni scorsi. Ovviamente la vicenda è stata minimizzata. Non sia mai che gli italiani colleghino i puntini: aerei spia in cielo, ordigni israeliani in mare, luci ed esplosioni sulla linea dell’orizzonte.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La domanda è semplice: perché il nostro territorio deve diventare</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> retrovia militare di chi bombarda ospedali e campi profughi? </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il cui presidente ha sulla testa un mandato di cattura internazionale come </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">criminale di guerra?</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">La Costituzione ripudia la guerra, ma l’Italia fa da base a chi la conduce. Roma tace, Schifani dice che “non è competenza mia”, le opposizioni fingono di indignarsi un giorno sì e dieci no. Il risultato? L’Italia non è più una Repubblica, ma una colonia armata degli Stati Uniti e dei loro alleati, usata come piattaforma di lancio e pattumiera bellica.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">E occhio: essere retrovia significa anche essere bersaglio. Se domani la Russia, l’Iran o chiunque altro decidesse di rispondere, non colpirebbe Washington o Tel Aviv. Colpirebbe qui. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Lampedusa, Sigonella, Palermo, Catania</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Il popolo italiano – che non ha nulla contro russi e palestinesi, e che anzi si sente più vicino a loro che a chi li massacra – diventa ostaggio della servitù geopolitica dei nostri governi.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Schiavi in terra nostra</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, complici di genocidio altrove. Con il tricolore ridotto a zerbino davanti alle basi Nato e con i nostri mari trasformati in discariche militari. E tutto nel silenzio generale: perché guai a disturbare il padrone americano o l’inquilino israeliano.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il futuro? Continuare così, con</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> la Sicilia come deposito di guerra </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e i pescatori come nuovi cronisti di ciò che il governo finge di non vedere. Ma ricordiamoci: prima o poi, chi si consegna come servo paga da padrone.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">NOTA dell’autore: </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">secondo le prime analisi delle immagini del residuo bellico “israeliano” pescato a Lipari, eseguito da esperti di GSF, potrebbe trattarsi di residuo di missile </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Python 5</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">modificato, o un residuo di missile satellitare. La scritta in ebraico dovrebbe essere “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">מנהלת</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">החלל</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”, ovvero Minhalat ha-Halal, cioè “Space Administration” del Ministero della Difesa israeliano ma attenzione perché qualcosa stona, visto che l’Agenzia Spaziale israeliana si chiama </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Sokhnut ha-Ḥalal ha-Yisraelit</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> (in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">glese </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Israeli Space Agency)</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> e che non è solita utilizzare nomi e simboli sui suoi modelli</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Inoltre il nome </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Minhalat ha-Halal è usato più internamente, per comodità, ma solo in documenti interni al governo.</span></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F09%2F07%2Fda-lampedusa-a-sigonella-la-sicilia-usata-come-hub-di-guerra-da-israele%2F&amp;linkname=Da%20Lampedusa%20a%20Sigonella%2C%20la%20Sicilia%20usata%20come%20hub%20di%20guerra%20da%20Israele" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F09%2F07%2Fda-lampedusa-a-sigonella-la-sicilia-usata-come-hub-di-guerra-da-israele%2F&#038;title=Da%20Lampedusa%20a%20Sigonella%2C%20la%20Sicilia%20usata%20come%20hub%20di%20guerra%20da%20Israele" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/07/da-lampedusa-a-sigonella-la-sicilia-usata-come-hub-di-guerra-da-israele/" data-a2a-title="Da Lampedusa a Sigonella, la Sicilia usata come hub di guerra da Israele"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/07/da-lampedusa-a-sigonella-la-sicilia-usata-come-hub-di-guerra-da-israele/">Da Lampedusa a Sigonella, la Sicilia usata come hub di guerra da Israele</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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