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	<title>Siria Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Israele devasta Damasco e il Sud della Siria: il mondo assiste, complice e pavido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 04:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>“La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio incoraggia il carnefice, mai il torturato.” — Elie Wiesel Damasco trema, Al Suwayda brucia. E il mondo? Sta zitto. Il 16&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/FC2E9732-7C7B-4F8D-BBF3-4CA586E3B8D0-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">“La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio incoraggia il carnefice, mai il torturato.”</em><br />
— <em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Elie Wiesel</em></p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Damasco trema, Al Suwayda brucia. E il mondo? Sta zitto.</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il 16 luglio 2025, Israele ha lanciato uno dei più violenti attacchi sul suolo siriano degli ultimi anni. Missili hanno colpito la capitale Damasco e il Sud del Paese, tra cui la martoriata regione di Al Suwayda, già dilaniata da settimane di scontri tra milizie druse e fazioni beduine. Il Ministero della Difesa siriano, le zone limitrofe al Palazzo Presidenziale e centri strategici nella parte meridionale della Siria sono stati ridotti in macerie. Almeno <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">13 persone hanno perso la vita</strong>, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">decine risultano ferite</strong>, molte gravemente.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Eppure, mentre i palazzi crollano, i corpi vengono estratti dal cemento e le sirene riempiono il cielo nero sopra Damasco, il mondo resta impassibile. I governi osservano, prendono nota, stilano comunicati. E poi voltano lo sguardo. Ancora una volta.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una guerra umanitaria? No, una scusa ben confezionata</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tel Aviv giustifica l’operazione con la necessità di &#8220;proteggere la comunità drusa&#8221;, che in Al Suwayda è vittima e carnefice insieme, intrappolata in una guerra locale tra bande e corpi di sicurezza. Ma protezione non è mai significato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">radere al suolo</strong> edifici pubblici in una capitale, né lanciare raid preventivi in zone densamente popolate da civili.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La retorica della sicurezza è diventata una moneta rovesciata: serve a nascondere ogni crimine sotto il tappeto della legittimità. Israele si arroga il diritto di intervenire ovunque ritenga il suo &#8220;interesse nazionale&#8221; minacciato, e lo fa con ferocia chirurgica. Senza remore. Senza opposizione. Senza vergogna.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I droni israeliani sopra la capitale siriana non portano pace: portano la morte. E portano un messaggio chiaro: possiamo colpire chi vogliamo, quando vogliamo.</strong></p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’Occidente balbetta, l’umanità muore</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dove sono i governi democratici? Dove sono le diplomazie che si stracciano le vesti per le regole internazionali quando fa comodo? Il massimo che l’Europa ha saputo dire è “esortiamo alla calma” — come se un palazzo colpito da un missile fosse una scaramuccia tra vicini. Come se un attacco diretto a una capitale sovrana fosse solo un incidente da ridimensionare.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Gli Stati Uniti, per bocca del Segretario Marco Rubio, hanno espresso “preoccupazione”. Preoccupazione. Una parola sterile, inutile, ipocrita. Perché se davvero ci fosse preoccupazione, allora ci sarebbero sanzioni, pressioni, indignazione diplomatica. Ma non c’è nulla di tutto questo. Solo parole vuote in una stanza piena di fumo.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il mondo finge di non vedere perché il sangue siriano, evidentemente, vale meno.</strong></p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il teatro della guerra come normalità</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa ennesima escalation non è un evento isolato, ma il frutto di una logica rotta. Una logica in cui la Siria è diventata un laboratorio del caos, un luogo dove ogni potenza può intervenire impunemente, testare i suoi armamenti, mostrare i muscoli, difendere interessi che non hanno nulla a che fare con la popolazione che vive lì.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Damasco è diventata un bersaglio, non una capitale. Il Sud della Siria è un campo di battaglia permanente, non un territorio sovrano.</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E il dramma è che questa normalizzazione del disastro non indigna più. I bambini che crescono sotto il suono dei caccia, le madri che non sanno se i figli torneranno da scuola, i medici che operano in ospedali colpiti&#8230; tutto questo non fa più notizia. Non smuove più le coscienze. Non scatena più proteste.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Abbiamo anestetizzato il dolore altrui. Abbiamo ingoiato così tante guerre da non distinguere più la pace dalla tregua.</strong></p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il silenzio come alleato dell’ingiustizia</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chi tace oggi, è complice. Chi minimizza, è parte del problema. Chi preferisce restare neutrale davanti a bombe che colpiscono civili, si schiera comunque: con i più forti, con gli aggressori.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non si può invocare la giustizia solo quando conviene. Non si può pretendere diritto internazionale se non lo si difende ovunque. Se la Siria viene ignorata, se le sue città vengono ridotte in polvere sotto gli occhi di tutti, allora il diritto internazionale non esiste. Esiste solo il diritto del più forte.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Non è solo Damasco ad essere colpita: è l’idea stessa che la legge possa valere più del potere.</strong></p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La storia giudicherà. Ma sarà tardi.</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Quando le bombe tacciono, rimane la memoria. E quella sarà spietata. Perché chi oggi tace o si volta dall’altra parte sarà ricordato come chi ha lasciato che l’orrore si ripetesse. Ancora. Come chi ha reso possibile l’ingiustizia con la propria passività.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">E allora a che serve la diplomazia, l’ONU, la comunità internazionale, se quando una capitale viene bombardata non si leva nemmeno una voce potente in sua difesa?</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa non è geopolitica. È vigliaccheria. È complicità. È la morte del principio morale su cui dovrebbero poggiare i rapporti tra i popoli.</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Perché quando le bombe cadono, non esistono più confini. Esiste solo un&#8217;umanità che soffre. E un&#8217;altra che guarda, e lascia fare.</p>
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		<title>Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/01/18/medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=medio-oriente-in-fiamme-da-gaza-al-pakistan-il-conflitto-si-allarga</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 20:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso? Dai raid angloamericani&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso?</em></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in <strong>Pakistan</strong>, <strong>Iraq</strong> e <strong>Siria</strong>, “infuocando” di fatto il <strong>Medio Oriente</strong> e non solo. Da Gaza a Teheran, l’<strong>escalation è già realtà</strong>. Solo pochi giorni fa si registrava la solidarietà degli <strong>Houthi</strong> nello <strong>Yemen </strong>nei confronti di <strong>Hamas</strong> e l’ostilità verso <strong>Israele</strong>, segnale di un forte legame delle azioni yemenite con il conflitto in corso a <strong>Gaza</strong>. Sì, si sono aperti più fronti e le azioni dell’Iran sono l’evidenza.</p>
<p><strong>Analizziamo quanto accaduto nelle ultime ore.</strong> Il ministero degli Esteri pakistano ha accusato la Repubblica islamica di aver ucciso dei civili nella regione frontaliera del <strong>Belucistan</strong>, “in violazione dello spazio aereo e della sovranità pakistana”. Teheran – i cui rapporti con Islamabad sono tesi – ha dichiarato che i suoi missili hanno raggiunto basi di un gruppo militante sunnita, <strong>Jaish al-Adl</strong>(Esercito della giustizia). Attacco, questo, che arriva all’indomani di due raid in Siria e Iraq, sulla scorta del doppio attentato suicida nella città di <strong>Kerman</strong> il 3 gennaio che ha ucciso più di 80 iraniani ed è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS). Intanto l’esercito americano è tornato a colpire i ribelli filoiraniani in Yemen, mentre Israele ha lanciato un attacco contro i miliziani di <strong>Hezbollah</strong> nel sud del <strong>Libano</strong>. Evidenze, queste, di come il conflitto si stia allargando e, di fatto, sta coinvolgendo sempre più attori nella regione.</p>
<p><strong>Yemen</strong>. Gli attacchi iraniani, come detto, su Pakistan, Siria e Iraq arrivano pochi giorni dopo i bombardamenti angloamericani nello Yemen in conseguenza delle azioni contro le navi commerciali in transito nel <strong>Mar Rosso</strong> ad opera dei ribelli yementi Houthi, sostenuti dall’Iran, che dichiarano di agire contro gli interessi israeliani e in solidarietà con i palestinesi a Gaza. Ieri <strong>Biden</strong> ha annunciato l’intenzione di reinserire gli Houthi nella lista delle organizzazioni terroristiche globali.</p>
<p><strong>Gaza</strong>. Il conflitto prosegue, le forze israeliane si sarebbero ritirate dall’area vicina al più grande ospedale di Khan Younis, nel sud della Striscia, dopo che il loro avvicinamento aveva scatenato il panico tra le persone che vi si rifugiavano. Inoltre, militanti palestinesi hanno lanciato 25 razzi contro la città israeliana di Netivot senza causare vittime.</p>
<p><strong>Quali sviluppi dell’escalation in corso?</strong> Le utile ore hanno segnato una dimostrazione di forza da parte della Repubblica islamica iraniana. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian è stato molto diretto: “Se il genocidio a Gaza si ferma, ciò porterà alla fine di altre crisi e attacchi nella regione”. Da Davos il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan, ha detto che “la priorità deve essere la de-escalation nel Mar Rosso e nell’intera regione attraverso il cessate il fuoco a Gaza”.</p>
<p>Insomma, per mesi l’establishment dell’Iran ha sconfessato il proprio coinvolgimento negli attacchi effettuati dai suoi alleati regionali. Ieri invece, in poche ore, Teheran ha colpito obiettivi in Siria, Iraq e Pakistan. Se da un lato la scelta di colpire la Siria consente all’Iran di centrare lo Stato islamico (IS) – provando a mitigare la rabbia interna dopo l’attacco terroristico di Kerman –  diversa è la questione legata al Pakistan, che esaspera di certo i già non facili equilibri regionali lungo il confine tra i due paesi.  Intanto diverse esplosioni si sono verificate intorno alla città di Savaran, nella provincia di Sistan-Baluchistan in Iran. La città è stata colpita da missili e droni provenienti dal Pakistan. L’attacco ha provocato diversi feriti, come ha riferito l’agenzia di stampa Mehr, proprio questa mattina.</p>
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		<title>Terremoto in Turchia e Siria a Gaziantep e Aleppo. Sale il bilancio delle vittime</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/02/07/terremoto-in-turchia-e-siria-a-gaziantep-e-aleppo-sale-il-bilancio-delle-vittime/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=terremoto-in-turchia-e-siria-a-gaziantep-e-aleppo-sale-il-bilancio-delle-vittime</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2023 07:49:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto Gaziantep]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="627" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/4B675FA6-8AC8-404D-ABD6-F3506F0DC399.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/4B675FA6-8AC8-404D-ABD6-F3506F0DC399.png 627w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/4B675FA6-8AC8-404D-ABD6-F3506F0DC399-300x182.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/02/4B675FA6-8AC8-404D-ABD6-F3506F0DC399-585x355.png 585w" sizes="(max-width: 627px) 100vw, 627px" /></p>
<p>Di Maria Chiara Luca Le due città distanti tra loro 120 km, un tempo facenti parte nella stessa regione durante l&#8217;Impero Ottomano, entrambe trasformate dalla guerra e adesso dalla devastazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2023/02/07/terremoto-in-turchia-e-siria-a-gaziantep-e-aleppo-sale-il-bilancio-delle-vittime/">Terremoto in Turchia e Siria a Gaziantep e Aleppo. Sale il bilancio delle vittime</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Di Maria Chiara Luca</em></strong></p>
<p><em>Le due città distanti tra loro 120 km, un tempo facenti parte nella stessa regione durante l&#8217;Impero Ottomano, entrambe trasformate dalla guerra e adesso dalla devastazione del sisma nella notte gelida e piovosa del 6 gennaio 2023</em></p>
<p>Edifici che si polverizzano dopo il terremoto del 6 febbraio in Turchia e in Siria. Il sisma di magnitudo 7.8 ha colpito la Turchia meridionale e la Siria settentrionale. I video pubblicati sui social documentano le drammatiche conseguenze del sisma che ha provocato, secondo i bilanci provvisori, migliaia di morti.</p>
<p>In una notte freddissima e  nevosa, su entrambi i lati del confine tra i due Stati, fortissime scosse di terremoto hanno svegliato nel sonno gli abitanti prima dell’alba. La gente attonita si è precipitata nelle strade gelate, mentre altre scosse successive radevano al suolo i palazzi.</p>
<p>Migliaia i feriti, si scava tra le macerie. Il presidente turco Erdogan: “E’ il sisma più forte dal 1939”.</p>
<p>Il bilancio fornito dalle autorità turche, infatti, parla di <strong>2.316 morti</strong>, mentre gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani riferiscono di <strong>1.348 morti in Siria</strong>, per un totale complessivo di 3.664.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-51631" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/02/castello-gaziantep-wikipedia.jpg" sizes="(max-width: 344px) 100vw, 344px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/02/castello-gaziantep-wikipedia.jpg 344w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/02/castello-gaziantep-wikipedia-300x128.jpg 300w" alt="" width="344" height="147" data-id="51631" /><figcaption class="wp-element-caption">Castello – Fortezza di <strong>Gaziantep</strong></figcaption></figure>
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-51632" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/02/terremoto-turchia-crolla-castello-fortezza-Gaziantep.jpg" sizes="(max-width: 605px) 100vw, 605px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/02/terremoto-turchia-crolla-castello-fortezza-Gaziantep.jpg 605w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2023/02/terremoto-turchia-crolla-castello-fortezza-Gaziantep-300x249.jpg 300w" alt="" width="605" height="503" data-id="51632" /><figcaption class="wp-element-caption">Castello – Fortezza di <strong>Gaziantep</strong> post sisma 6.1.2023</figcaption></figure>
</figure>
<p>Il conflitto in Siria ha cambiato il volto di <strong>Gaziantep</strong>, la città della Turchia meridionale dove è stato registrato l’epicentro del terremoto devastante che ha provocato migliaia di vittime. <strong>Distrutto lo storico castello- fortezza</strong> che da circa duemila anni dominava l’altopiano dell’area più occidentale dell’Anatolia sud-orientale della Turchia, proteggendo la città nata sulle ceneri dell’antica Antiochia ad Taurum, non esiste più. Il devastante terremoto della notte lo ha praticamente cancellato.</p>
<p><strong>Gaziantep, un tempo chiamata Antep, </strong>la città è situata a 90 chilometri circa dal confine con la Siria. E proprio dalla Siria, a causa della guerra, in questi anni si stima siano arrivati 500mila rifugiati. Gaziantep è stata storicamente un crocevia di storie ed etnie. Da secoli convivono turchi, curdi e arabi.</p>
<p>La sua città ‘sorella’ siriana, da cui dista 120 chilometri, è <strong>Aleppo. </strong>Entrambe facevano parte della stessa regione sotto l’Impero Ottomano, ma la guerra in qualche modo le ha riunite, anche grazie alla politica della municipalità di Gaziantep incentrata sull’integrazione dei rifugiati nelle aree urbane piuttosto che nei campi profughi.</p>
<p><strong>Monsignor Antoine Audo Vescovo di Aleppo: “Mai visto nulla di simile”</strong></p>
<p>“Eravamo al terzo piano, la paura è stata enorme e ora tutta la gente è in strada, al freddo e sotto la pioggia”. Lo dice, intervistato da Vatican News, monsignor Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei Caldei. “Non siamo abituati a questo genere di eventi, è la prima volta che vedo una cosa simile ad Aleppo”, dice mentre suonano le sirene delle auto di soccorso dopo il violento terremoto nel sud della Turchia, al confine con la Siria.  “Tante persone sono in macchina, tutti hanno i cellulari in mano e cercano di comunicare. La situazione è molto triste e ora servono mezzi di soccorso, elettricità. Questo è il problema”, conclude.</p>
<p>Già prima dello scoppio della guerra siriana nel 2011 e della fuga verso la Turchia di quasi 4 milioni di persone, Gaziantep era una delle aree urbane con la più rapida crescita al mondo, essendo passata da una popolazione di 120mila abitanti negli anni ’70 a oltre un milione. Da allora, è diventata un importante centro per la distribuzione degli aiuti umanitari e una calamita per i profughi da Aleppo che sono riusciti a trovare un lavoro e a costruirsi una nuova vita.</p>
<p>Non tutti gli abitanti, tuttavia, hanno accolto con favore l’ondata di rifugiati arrivata dalla Siria, e questo sentimento si è accentuato ultimamente con la crisi economica che ha colpito la Turchia, dove l’inflazione è alle stelle e c’è un’emergenza abitativa. Il presidente Recep Tayyip Erdogan è stato qui in visita lo scorso il 5 novembre, in vista delle elezioni, e nel suo comizio ha promesso maggiori investimenti. Ma alcuni residenti non hanno risparmiato critiche al governo per aver, dal loro punto di vista, lasciato troppa libertà di manovra ai siriani, che qui hanno messo radici.</p>
<p>Il centro storico di Gaziantep, con le sue stradine piene di laboratori per la lavorazione del rame e fabbri, che sorge intorno al castello patrimonio dell’Umanità secondo l’Unesco – purtroppo gravemente danneggiato dal sisma – a molti ricorda l’Aleppo pre-guerra. I siriani hanno poi costruito scuole, negozi e ristoranti. Il risultato sono strade in cui si incontrano insegne dei negozi in arabo accanto a quelle in turco e dove i fast food siriani che preparano lo shawerma condividono lo stesso spazio con chi vende kebab. In alcuni quartieri, i residenti sono per il 90% arabi.</p>
<p><strong>AIUTI </strong></p>
<p>La Turchia ha ”ricevuto offerte di aiuto da 45 Paesi, oltre all’Unione europea e alla Nato”, ha detto il presidente turco Recep Tayyip <strong>Erdogan</strong>, che ha proclamato <strong>7 giorni di lutto nazionale</strong>. <strong>Ankara ha chiesto formalmente aiuto agli alleati della Nato</strong>. Secondo quanto si legge nella richiesta inviata da <strong>Ankara,</strong> la Turchia ha bisogno di staff ed equipaggiamento medico, di diverse unità di ricerca e soccorso e di “ospedali da campo” che siano particolarmente adatti “alle avverse condizioni del tempo”.</p>
<p>Il presidente americano <strong>Joe Biden</strong> ha detto che la sua amministrazione “sta lavorando a stretto contatto con il nostro alleato Nato, la Turchia” e che “ha autorizzato una risposta immediata”. “Partner umanitari sostenuti dagli Usa stanno anche rispondendo alla distruzione in Siria”, ha aggiunto il presidente Usa. La portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha annunciato che si terrà “presto” un colloquio tra Biden ed Erdogan. Il presidente turco ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese, Emmanuel Macron.</p>
<p>“Abbiamo bisogno di aiuto. La comunità internazionale deve fare qualcosa per aiutarci, per sostenerci. La Siria nordoccidentale è un’area disastrata. Ci serve l’aiuto di tutti per salvare la nostra gente”. A lanciare la richiesta è Ismail Al Abdullah, dei Caschi bianchi, l’organizzazione di difesa civile siriana che opera nelle aree della Siria sotto controllo dei ribelli. Da Sarmada, vicino al confine con la Turchia, Abdullah ha spiegato alla Bbc che “numerosi edifici in diverse città e villaggi della parte nordoccidentale del paese sono crollati, sono andati distrutti dal sisma. Le nostre squadre hanno risposto a tutte le richieste, in tutti i posti e in tutti gli edifici e tuttora molte famiglie si trovano sotto le macerie. Stiamo cercando di salvarle ma per noi è un compito difficilissimo”.</p>
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		<title>Guerra in Siria: il conflitto dal punto di vista delle donne siriane</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/19/guerra-in-siria-il-conflitto-dal-punto-di-vista-delle-donne-siriane/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=guerra-in-siria-il-conflitto-dal-punto-di-vista-delle-donne-siriane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Lammardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 May 2021 18:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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<p>Un conflitto che dura da dieci anni, una democrazia ancora lontana ma soprattutto una crisi umanitaria ormai da tempo in atto, dove a rimetterci sono civili donne e bambini. Tutti temi che da un decennio preoccupano il mondo, di cui le maggiore testate e organizzazioni di aiuti umanitari parlano e continuano a parlare, tuttavia talvolta dimenticando che gli occhi e la bocca, che ci mostrano e testimoniano il calvario della Siria, sono molto spesso di donne. Quest’ultime, pur essendo etichettate nel loro paese come inferiori ed essendo costrette a subire violenze psico-fisiche, non si arrendono alla guerra e a quel mondo maschilista che le schiaccia, ma nel silenzio danno voce e raccontano la guerra dal punto di vista femminile. Una guerra che non è più di supremazia tra potenze straniere o guerra civile, che dir si voglia, ma un conflitto che si fa donna.</p>
<p>Le donne in Siria purtroppo stanno scontando un altro tipo violenza diversa dalla guerra civile scoppiata dieci anni fa, esse pagano il prezzo di una violenza di genere, dove lo “stupro di massa” è divenuto una pratica molto diffusa: dunque vittime, schiavizzate e violentate da una guerra che non hanno scelto. Le infamità del conflitto hanno al centro da sempre abusi contro le donne la cui responsabilità molto spesso ricade su tutte le parti in campo, dai jihadisti dello Stato Islamico ad altri gruppi ribelli, dai combattenti curdi al regime, con il conseguente calvario dello stigma sociale che le vede spesso abbandonate dalle famiglie stesse in quanto considerate disonorate. Costrette a crescere i loro figli da sole, rivestire il ruolo di entrambi i genitori, e Dio non voglia che questi figli siano femmine, in questo caso anche evitare ad esse il loro stesso triste destino.</p>
<p>Eppure sono state definite «donne che resistono», riorganizzando la società civile e dimostrando in questo un grande coraggio e una grande dignità. Come? Combattendo per i loro ideali e dando voce a tutto questo. Ed così che entrano in gioco le <strong>giornaliste siriane</strong>, che sottolineano il loro compito non semplice: denunciare le violenze, scrivere, e far parlare con le proprie voci le vittime, le sopravvissute. Rendere pubbliche tutte le forme di violenza, non solo quelle fisiche e sessuali, ma anche quelle meno ovvie, tramandate “a fin di bene”, come i matrimoni precoci e l’insegnamento dei mestieri tipicamente femminili. Coloro che erano riuscite a sfuggire da un futuro precario, raggiungendone uno migliore, tornano in Siria e si fanno portavoce di chi al contrario non è riuscito ad assicurarsi una vita migliore. Le aiutano ad auspicare e a pretendere una condizione diversa, ma soprattutto le spronano a farsi sentire e a raccontare ciò che da anni sono costrette a sopportare.</p>
<p>Questo fa Zaina Erhaim una giornalista professionista che in una recente intervista all’AGI racconta di come ha formato centinaia di citizen journalist sul campo «trasferendo loro la conoscenza e l’esperienza che ha acquisito lavorando alla BBC». Un grande successo quello di Zaina dal momento che le donne che essa stessa aveva formato hanno deciso di fare lo stesso a loro volta con altre.</p>
<p>Dunque un compito arduo quello delle donne siriane, che tuttavia non possiamo far altro che raccontare e dal quale prendere esempio. Scrivere, tramandare, ma soprattutto essere libere di riportare ciò che spesso viene occultato per mancanza di mezzi fondamentali o per paura che il farlo possa nuocere in qualche modo, questo il compito di una giornalista siriana ma in primis di ogni donna.</p>
</div>
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		<title>Siria. Elezioni presidenziali: la democrazia è ancora un miraggio</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/08/siria-elezioni-presidenziali-la-democrazia-e-ancora-un-miraggio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=siria-elezioni-presidenziali-la-democrazia-e-ancora-un-miraggio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 18:06:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2021]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni presidenziali]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/bandiera-siriana-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Si svolgeranno il prossimo 26 maggio le elezioni per il nuovo Presidente della Repubblica Araba di Siria, un paese devastato da una guerra disumana giunta ormai al suo decimo anno consecutivo.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/08/siria-elezioni-presidenziali-la-democrazia-e-ancora-un-miraggio/">Siria. Elezioni presidenziali: la democrazia è ancora un miraggio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgeranno il prossimo 26 maggio le elezioni per il nuovo <strong>Presidente della Repubblica Araba di Siria</strong>, un paese devastato da una guerra disumana giunta ormai al suo decimo anno consecutivo.<br />
Sono tre i candidati scelti dalla <strong>Suprema Corte Costituzionale</strong>, tra le 51 candidature presentate: l’attuale presidente in carica <strong>Bashar Hafez al-Assad</strong>, l’ex ministro e deputato Abdullah Salloum Abdullah e un esponente dell’opposizione parlamentare, Mahmoud Ahmed Merei.<br />
Tutto però fa supporre che i risultati confermeranno il quarto mandato dell’attuale presidente, Al-Assad, in carica da ben 21 anni e che vede in questa tornata elettorale un modo per legittimare il suo potere attraverso il voto diretto del popolo.</p>
<p>Elezioni controverse, definite da più parti nella stampa internazionale come <em>rubber-stamp elections</em>, termine inglese per indicare che esse si limiteranno ad approvare in modo quasi automatico e scontato la candidatura di Assad.<br />
<strong>Mustafa Sejari</strong>, tra i leader dell’opposizione esterna al partito <strong>Baath</strong> di Assad, le definisce una ‘farsa teatrale’, “il disperato sforzo di reinventare questo regime criminale”.<br />
“Né libere né eque”, le hanno definite Italia, Usa, Francia, Regno Unito e Germania, in una <strong>dichiarazione congiunta </strong>rilasciata il 15 marzo scorso, nel giorno del decimo anniversario dell’inizio della guerra. Un documento condiviso che conteneva anche l’auspicio di vedere avanzare un processo politico di pace nella regione, in linea con la <strong><a href="https://undocs.org/S/RES/2254(2015)" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://undocs.org/S/RES/2254(2015)">risoluzione Onu n.2254 del 2015</a></strong>.</p>
<p>Quest’ultima prevede, tra l’altro, sia la redazione di nuova carta costituzionale, diversa da quella attualmente in vigore, sia nuove consultazioni elettorali, libere e democratiche, sotto la supervisione dell’Onu, e garanti dei diritti di tutti i siriani, compresi gli sfollati interni (più di 6 milioni) e i rifugiati (più di 5 milioni nel mondo secondo le ultime stime dell’UNHCR).</p>
<p>Purtroppo l’ultimo tentativo di mediazione dell’Onu ispirato alla risoluzione del 2015, e portato avanti dall’inviato speciale in Siria per l’Onu, <strong>Geir Pedersen</strong>, si è scontrato con la volontà del governo siriano di dare corso comunque alle elezioni già programmate del 26 maggio, in linea con la costituzione del 2014 e soprattutto con il rifiuto di qualsiasi tipo di ‘interferenza straniera negli affari interni’ del paese, come ha precisato a fine aprile l’ambasciatore siriano all’Onu, <strong>Bassam Sannagh</strong>.</p>
<p>A seguito di ciò, l’ambasciatrice americana all’Onu, <strong>Linda Thomas</strong>, ha ribadito che le “cosiddette elezioni del 26 maggio saranno una farsa. Non legittimeranno il regime di Assad” e “non rappresenteranno il popolo siriano”.<br />
Dichiarazioni che Sannagh ha rispedito al mittente, parlando di ‘campagna di confusione e <em>misinformation</em>’ ad opera di paesi che interferiscono e violano “i diritti dei siriani di scegliere il loro presidente liberamente, responsabilmente e democraticamente”, chiedendo di “porre fine al rilasciare dichiarazioni provocatorie e ostili che non servono l’obiettivo di ripristinare la sicurezza e la stabilità in Siria”.</p>
<p>Parallelamente a questo scontro politico, il Parlamento siriano, come riferisce il 28 aprile la Syrian Arab News Agency, decide all’unanimità di invitare i rappresentanti di parlamenti ‘amici e fratelli’ (Algeria, Oman, Mauritania, Russia, Iran, Armenia, Cina, Venezuela, Cuba, Belarus, Sud Africa, Ecuador, Nicaragua e Bolivia) per seguire da vicino il processo elettorale, probabilmente allo scopo di rafforzare il consenso internazionale attorno a queste elezioni.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" class="wp-image-33902" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1.jpg" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1.jpg 360w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/12028-siria-cartina-1-300x250.jpg 300w" alt="" width="434" height="362" /></figure>
</div>
<p>Resta da capire cosa si intenda esattamente per “<strong>elezioni libere e democratiche</strong>”. Cerchiamo, allora, di fissare alcuni punti sulla legislazione siriana vigente in materia elettorale, in particolare la parte relativa all’elezione del Presidente della Repubblica, così come è disciplinata dalla <strong><a href="https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-type="URL" data-id="https://www.constituteproject.org/constitution/Syria_2012?lang=en">costituzione del 2012 </a></strong>e dalla successiva legge n.5 del 2014.</p>
<h5>I candidati alla Presidenza della Repubblica.</h5>
<p>Tra i requisiti richiesti ai candidati, occorre: essere di nazionalità siriana dalla nascita; essere di fede islamica; non essere sposato/a ad uno/a straniero/a; essere residente nella repubblica da non meno di 10 anni consecutivi (requisito che di fatto esclude tutti i leader politici in esilio da tempo contrari al regime, e tutti i siriani residenti all’estero dall’inizio della guerra); avere il sostegno di almeno 35 parlamentari sul totale di 250; per ogni membro del parlamento, non poter supportare più di un candidato.</p>
<p>Particolarmente stringenti gli ultimi due requisiti. A rigor di logica, infatti, e con un banale conto, se tutti potessero avere il sostegno di almeno 35 deputati su 250, solo 7 potrebbero essere ammessi alla candidatura. Nei fatti, sono stati 51 i candidati presentati, 44 dei quali già potenzialmente inamissibili ab initio, e solo tre, alla fine, quelli ammessi.</p>
<p><strong>Nael Georges</strong>, studioso siriano di diritto internazionale, definisce questa una “condizione paralizzante” all’interno di un’assemblea in cui “ogni membro è leale al regime governativo” e dunque non è per niente facile ottenere il supporto parlamentare senza il consenso del governo e del principale partito, Baath, legato in modo indissolubile alla storia della famiglia Assad che da 50 anni governa il paese.</p>
<p><strong>Chi può votare?</strong></p>
<p>Tutti i maggiorenni siriani per nascita, residenti nel territorio, con la possibilità per i residenti all’estero di votare a partire dal 20 maggio attraverso le Ambasciate. Resta ancora da capire chi effettivamente sarà in grado di farlo.</p>
<p>In realtà le votazioni non riguarderanno le aree che sfuggono al controllo del governo di Damasco, prevalentemente occupate dai gruppi ribelli e dai loro alleati, tra cui <strong>Idlib </strong>nel Nord-Ovest della Siria, dove vivono milioni di sfollati, e le zone a Nord-Est, per lo più controllate dall’Amministrazione Autonoma Curda.</p>
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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33904" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1024x683.jpg" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/pexels-element-digital-1550337-1-2048x1366.jpg 2048w" alt="" width="406" height="270" /></figure>
</div>
<p><strong>Chi ha competenza in materia elettorale.</strong></p>
<p>In base alla legge elettorale n.5 del 2014, per tutta la materia elettorale la competenza spetta al <strong>potere giudiziario</strong>, al fine di garantire un controllo imparziale dell’intero procedimento.</p>
<p>In realtà, il potere giudiziario è in generale ben lungi dall’essere un organo <em>super partes</em>. Al vertice, infatti, si trova il <strong>Supremo Consiglio Giudiziario</strong> presieduto dal Presidente della Repubblica che a sua volta è anche titolare del potere esecutivo e nomina il Presidente del Consiglio e i Ministri.</p>
<p>Per le elezioni presidenziali in particolare, spetta alla <strong>Suprema Corte Costituzionale</strong>, nominata in parte dal Presidente della Repubblica, la supervisione di tutto il procedimento.</p>
<p>Ciò che emerge, in definitiva, è un potere politico del Presidente della Repubblica forte e diffuso, in grado di influenzare e interferire sulle attività degli altri organi costituzionali.</p>
<p>A ciò si aggiungono i suoi poteri in ambito legislativo e, infine, il controllo indiretto sugli organi provinciali. Questi ultimi, in base al decreto legislativo n.100/2011 sul decentramento amministrativo, hanno ottenuto una maggiore autonomia, ma di fatto sono ‘vassalli’ del governo centrale che ne nomina i vertici.</p>
<p><strong>Il pluralismo politico.</strong></p>
<p>La carta costituzionale del 2012 prevede l’adozione ufficiale del <strong>principio del pluralismo politico</strong>, stabilendo la revoca al partito Baath dello “status di partito leader dello stato e della società”. Un principio importante, una svolta rispetto al passato, già introdotta con il decreto legislativo n.100/2011, che detta le regole per la costituzione dei partiti politici fissandone, però, dei rigidi parametri:</p>
<ul>
<li>per i fondatori del partito: avere almeno 25 anni, essere di nazionalità siriana da almeno 10 anni, essere residenti nella repubblica siriana;</li>
<li>per i membri del partito: essere almeno 1000, provenienti da almeno la metà delle province siriane, e ogni provincia deve essere rappresentata almeno dal 5% sul numero totale dei membri.</li>
<li>Infine, i partiti non possono essere formati su base religiosa, di setta, di tribù, di razza, di genere, di regione o professione di appartenenza.<br />
Come fa notare l’analista di politica internazionale <strong>Francesco Petronella</strong>, con tale legislazione si escludono di fatto “dall’agone politico sia la Fratellanza musulmana che i partiti curdi”.</li>
</ul>
<p>In conclusione la strada verso elezioni libere e democratiche in Siria è ancora lunga. Non a caso secondo il <strong>Democracy Index 2020</strong> dell’<strong>Economist Intelligence Unit</strong>, la Siria è classificata tra i paesi più autoritari del mondo insieme con la Repubblica Centro Africana, il Congo e la Nord Corea.<br />
Occorre dunque ripartire da una nuova Costituzione e da un nuovo apparato costituzionale che garantiscano davvero un ordinamento democratico e l’affermazione di uno Stato di Diritto.</p>
<p>(foto Pexels)</p>
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		<title>Siria: una guerra infinita. Dieci anni dopo l’apertura del conflitto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gaia Lammardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 18:55:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[dieci anni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="604" height="340" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra.jpg 604w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/siria-guerra-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 604px) 100vw, 604px" /></p>
<p>Dieci anni fa iniziava una guerra civile che vede ancora oggi la Siria protagonista di una delle rivolte più sanguinose della storia. Una guerra regionale con ripercussioni su scala globale,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci anni fa iniziava una guerra civile che vede ancora oggi la Siria protagonista di una delle rivolte più sanguinose della storia. </strong><strong>Una guerra regionale con ripercussioni su scala globale, presto divenuta una lotta di supremazia tra potenze straniere.</strong></p>
<p>Un triste capitolo della storia dell’umanità vede la Siria protagonista da 10 anni di una guerra civile infinita, iniziata nel lontano febbraio 2011, che ha dilaniato una popolazione intera e ormai da tempo in piena crisi umanitaria.</p>
<p>Nel 1970 in Siria, a seguito di un colpo di stato, l’allora governo al potere arabo-socialista Baath viene rovesciato dal generale dell’aviazione Bashar al Assad, che dà vita ad un sistema di potere politico ed economico autoritario, basato su un articolato apparato di controllo e repressione, ma soprattutto su un’importante strategia di collaborazione tra le élite locali e nazionali.</p>
<p>Ma chi sono gli Assad? Membri di un influente clan alawita, gli Assad hanno coinvolto ai vari livelli della gerarchia del regime una serie di personaggi, militari e civili, provenienti da altre diverse comunità confessionali ed etniche. L’ormai defunto, nel 2000, Hafez al Assad, fondatore dell’attuale regime, è passato alla storia per il suo pragmatismo nella gestione degli affari interni ed esteri. Alleato strategico della Russia e dell’Iran, Assad ha stretto accordi con gli Stati Uniti e ha negoziato a lungo, senza mai giungere a risultati concreti, accordi di pace con Israele.</p>
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<figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33864 size-full" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-703x1024.jpg" sizes="(max-width: 703px) 100vw, 703px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-703x1024.jpg 703w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-206x300.jpg 206w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad-768x1119.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/bashar-al-assad.jpg 782w" alt="" width="703" height="1024" /></figure>
<div class="wp-block-media-text__content">
<p>Ancora oggi il contestato figlio Bashar al Assad, fortemente sostenuto da Mosca e da Teheran, da più di vent’anni guida un Paese che da dieci anni è travolto da una guerra intestina presto trasformatasi in una guerra regionale con ripercussioni su scala globale, vincendo le elezioni presidenziali successivamente nel 2007 e nel 2014 e caratterizzando di fatto il governo della famiglia Assad quale un regime dittatoriale.</p>
</div>
</div>
<p>Proprio per questo dunque nel 2011, dopo alcuni casi isolati di protesta contro il governo, nel mese di marzo iniziano le prime manifestazioni di massa in piazza a Daraa, città nel sud della Siria, con vere e proprie rivolte dove viene richiesta la liberazione di alcuni ragazzi arrestati nei giorni precedenti per aver inneggiato con degli slogan alla fine del regime di Assad in favore di un governo democratico. A lungo Daraa è il quartier generale delle rivolte, che presto però dilagano anche nel resto del paese, facendo sì che anche la Siria entri a far parte dell’ampio contesto della Primavera Araba e che ne divenga probabilmente anche il centro della rivolta più sanguinosa.</p>
<p>Nell’agosto 2011, a difesa dei manifestanti e a protezione dagli attacchi dei soldati del regime, nasce l’Esercito Libero Siriano, sostenuto in seguito da Stati Uniti, Unione europea, Turchia, Arabia Saudita e Qatar che si schierano con le truppe ribelli. D’altro canto a sostegno di Assad si schierano Cina, Russia, Iran e soprattutto l’Hezbollah, un’organizzazione paramilitare nata nel 1982 nel Libano. Di fatto dunque in Siria scoppia quella che potremmo definire una vera e propria guerra civile su scala internazionale e globale, ma anche quella che negli anni è stata definita da alcuni una “guerra per procura”, dove a comandare non sembrano più essere i siriani ma eserciti stranieri di altri paesi.</p>
<p>Ancora contro il governo di Assad, nel gennaio 2012, intervengono le Brigate di Al – Nusra “Fronte del soccorso al popolo di Siria” capeggiate da Al Qaeda, il cui principale obiettivo è di rovesciare il governo di Assad. La pace è sempre più lontana.</p>
<p>Lo scacchiere cambia e cambiano gli schieramenti: Francia, Inghilterra e Usa ora hanno come principale obiettivo quello di fronteggiare i gruppi terroristici insorti. Infatti anche l’autoproclamatosi Stato Islamico, meglio conosciuto come Isis, ha preso parte al conflitto, controllando una significativa parte del territorio siriano e annunciando nel 2014 la formazione del Califfato.</p>
<p>La guerra nel frattempo continua a mietere vittime: solo il 21 agosto del 2013 muoiono 1400 civili in quella che è stata definita la strage più terribile della storia con un attacco alla città di Ghouta con armi chimiche.</p>
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<figure class="wp-block-media-text__media"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-33865 size-full" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-1024x632.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-1024x632.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-300x185.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-768x474.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02-1536x948.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/05/Vladimir_Putin_and_Bashar_al-Assad_2017-11-21_02.jpg 1880w" alt="" width="1024" height="632" /></figure>
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<p>Nel settembre del 2015 anche la Russia entra nel conflitto, già da tempo dichiaratasi a favore di Assad, tuttavia a spingerla a mobilitarsi sono anche altre motivazioni: garantire e ampliare la propria presenza marittimo-militare nel Mediterraneo e combattere il terrorismo e il proselitismo sunnita, anche nel proprio territorio.</p>
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</div>
<p>Il 2015 inoltre è l’anno dei numerosi attacchi terroristici che hanno piegato, senza però spezzarla, l’Europa. La Francia è il paese più colpito, con l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo e la strage del Bataclan, che ha visto 130 morti e più di 300 feriti.</p>
<p>Un cessate il fuoco viene proclamato nel febbraio del 2016, che esclude tuttavia Al – Nusra e Isis, ma che purtroppo non prelude ad un barlume di pace. Da lì ad un anno infatti una serie di stragi vedranno protagonista la città di Aleppo, dove a perdere la vita sono tanti, troppi, bambini.</p>
<p>Sebbene sotto la presidenza di Obama gli Usa siano stati assai presenti nel sostegno dei ribelli e nel combattere le forze terroristiche, con l’era trumpiana lo scenario cambia. I curdi vengono privati di quella protezione di cui dal 2014 godevano, ma soprattutto la ritirata americana permette alla Turchia di allontanare dal proprio confine i curdi stanziati nel nord-est della Siria. Ancora una volta lo scenario degli schieramenti cambia. I curdi si trovano costretti a chiedere un nuovo tipo di aiuto, siglando un accordo con il governo siriano e quindi con Mosca.</p>
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<p>Ma arrivando ad oggi, cosa è cambiato dal lontano 2011? Sostanzialmente nulla, nonostante le altre richieste di cessare il fuoco la Siria viene ancora lacerata da una guerra, nata come civile, ma divenuta internazionale. Campagne anti Isis, l’offensiva turca anticurdi, l’inasprimento dei ribelli contro il governo (avvalorato quest’anno anche dalle elezioni presidenziali il prossimo 26 maggio) affiancato dalla Russia, rendono solo la Siria vittima di una guerra che non è più sua. Volontari ribelli che muoiono per ideali civili, ormai da tempo trasformati in una lotta di supremazia contro potenze straniere. Una guerra nata a favore della democrazia, ma poi mutata in uno scontro tra più forti per il controllo di un paese. Il motivo? C’è chi parla di gas, chi di petrolio, chi dell’accesso al mar Mediterraneo e chi di interessi geo-strategici. Un tutti contro tutti dove a rimetterci sono solamente i civili.</p>
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		<title>Siria. L’emergenza umanitaria non si ferma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Tersigni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 May 2021 17:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza umanitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Gravissimi i numeri di quella che è stata definita una delle più grandi tragedie umanitarie della storia. Ma non c’è fine all’emergenza: sono in aumento anche i casi di Covid.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/05/07/siria-lemergenza-umanitaria-non-si-ferma/">Siria. L’emergenza umanitaria non si ferma</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/05/mostafa-meraji-5Qgj6Keh198-unsplash-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><h5><strong>Gravissimi i numeri di quella che è stata definita una delle più grandi tragedie umanitarie della storia. Ma non c’è fine all’emergenza: sono in aumento anche i casi di Covid.</strong></h5>
<p>Save the Children, i Gesuiti, Unicef, UNHCR, World Food Programme, Medici senza Frontiere, Emergency, Oxfam, la Mezza luna rossa, Intersos, Terres des Hommes, la Caritas Ambrosiana e l’Islamic relief. Sono tutti in Siria, assieme a tantissime altre associazioni e ONG, con programmi e progetti di sostegno alla popolazione civile per lo più riversata nei campi profughi e negli insediamenti di fortuna presenti un po’ ovunque nei paesi confinanti: Egitto, Turchia, Iraq, Libano e in Giordania. Qui si trova il più grande, Zaatari: accoglie circa 76.000 sfollati. Negli anni si è trasformato in una città di 5 chilometri quadrati ma non ci sono alberi, solo deserto. In alcuni campi d’estate la temperatura raggiunge i 45 gradi ed in inverno si muore di ipotermia. Poi le piogge: a gennaio 2021 alcuni sono stati allagati e molti profughi hanno perso la vita.</p>
<p>Quando il 15 marzo 2011 è iniziato in conflitto, in Siria vivevano circa 21 milioni di persone. Solo un anno prima, nel 2010, aveva accolto più turisti dell’Australia. La guida Lonely Planet ne elogiava le bellezze storiche, le più “imponenti del Medio Oriente” e annotava che “<em>forse il governo siriano non è tra i più miti al mondo, ma la gente è molto generosa e ospitale. Appena vi abituerete alle stranezze che sempre si riscontrano in culture diverse dalla propria, probabilmente in Siria vi sentirete sicuri quanto a casa vostra</em>”.<br />
Oggi però la Siria è un paese devastato. E non esistono aggettivi abbastanza potenti per descrivere la situazione.<br />
Le immagini del prima e del dopo sono impietose e ci raccontano il dramma della diaspora di circa 5,5 milioni di persone che hanno abbandonato il Paese, di 6,6 milioni di rifugiati e di 6,7 milioni di sfollati interni spinti in una direzione o in un’altra per trovare riparo dalle incursioni nei villaggi.</p>
<p>Non bastano neppure le immagini simbolo – quelle che i media occidentali hanno imparato ad usare per sintetizzare una storia che va avanti da troppo tempo e sulla quale tutto è stato raccontato- a descrivere la tragedia umanitaria tra le più gravi della storia, anzi hanno avuto l’effetto imprevisto di anestetizzare i nostri cuori e i nostri occhi. Chi ricorda il piccolo Aylan Kurdi? Un bambino di appena tre anni, vestito con gli abitini buoni per andare incontro ad una nuova vita…affogato a pochi metri dalla salvezza. Era il 2 settembre 2015 e il cessate fuoco nella sua terra sarebbe giunto solo 5 anni più tardi.<br />
Eppure, proprio nell’anno della “stabilizzazione del conflitto”, il 2020 appunto, si sono registrati 157 attacchi armati ad altrettante scuole siriane e qui l’elemento che sbalordisce è che in un paese martoriato si cerchi ancora la normalità della vita di prima e quindi che si provi a tenere aperte anche le scuole dove possibile. Sempre nel 2020 i bambini rimasti uccisi in attacchi di vario genere sono stati 1.454. Nei campi profughi aumentano i suicidi e uno su 5 è compiuto da un bambino. Si, in Siria anche i bambini si tolgono la vita e il fatto che l’80 per cento di loro rischi di non avere mai un adeguato grado di istruzione passa del tutto in secondo piano. Spiega Save the children: “<em>l’aumento di questo fenomeno rientra in un quadro di crescente disagio della popolazione di quest’area del Paese, il nord-ovest della Siria, intrappolata in una spirale di povertà, violenza, mancanza di istruzione, violenza domestica, matrimoni precoci, relazioni interrotte e bullismo, in comunità che sono state piegate da dieci anni di conflitto</em>”.<br />
All’emergenza della guerra, all’emergenza psicosociale si aggiungono anche quella dell’insicurezza alimentare e dell’accesso all’acqua potabile e come se non bastasse in questi giorni è arrivato anche il Covid che, come sappiamo, non si fermerà davanti a nulla. Quel che resta degli ospedali è del tutto insufficiente a prestare soccorso, figurarsi il lusso di una terapia intensiva.</p>
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		<title>SIRIA. Crisi umanitaria a Idlib migliaia di bambini sotto le bombe e al gelo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 20:17:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="570" height="335" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/3A0E4C4A-8AD2-4996-97A3-17A4FC70AE73.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/3A0E4C4A-8AD2-4996-97A3-17A4FC70AE73.png 570w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/3A0E4C4A-8AD2-4996-97A3-17A4FC70AE73-300x176.png 300w" sizes="(max-width: 570px) 100vw, 570px" /></p>
<p>È difficile arrivare a concepire la disperazione e la forza di un padre che pur di non far terrorizzare la sua piccola bimba, si inventa che le bombe che cadono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/04/siria-crisi-umanitaria-a-idlib-migliaia-di-bambini-sotto-le-bombe-e-al-gelo/">SIRIA. Crisi umanitaria a Idlib migliaia di bambini sotto le bombe e al gelo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È difficile arrivare a concepire la disperazione e la forza di un padre che pur di non far terrorizzare la sua piccola bimba, si inventa che le bombe che cadono siano fuochi d’artificio (&#8230;..). È una corsa contro il tempo per assicurare coperte, alloggi di emergenza e cure mediche. La tua donazione può salvare una vita.</p>
<p>Immaginare il mare avvicinando all’orecchio una conchiglia, scovare sagome di animali nelle forme delle nuvole, questi sono i primi ricordi di giochi che ho con la mia mamma.</p>
<p>È difficile arrivare a concepire la disperazione e la forza di un padre che pur di non far terrorizzare la sua piccola bimba, si inventa che le bombe che cadono siano fuochi d’artificio, e ad ogni bomba inizia a ridere, sperando solo che cada lontano da loro, sperando che la sua piccola non ricordi questi momenti e che la guerra che sta martoriando il loro paese, la Siria, da 9 lunghi anni, finisca presto.</p>
<p><img decoding="async" src="http://www.paeseitaliapress.it/img/articoli/21144075095747" alt="" />La crisi umanitaria a<strong> <a href="http://www.paeseitaliapress.it/news_11474_Siria-La-Turchia-risponde-all-attacco-di-Damasco-a-Idlib.html">Idlib</a>,</strong> in Siria, sta assumendo contorni sempre più drammatici e costringendo un numero elevatissimo di persone alla fuga.<br />
Donne e bambini traumatizzati sono costretti a dormire all’aperto con temperature gelide, poiché i campi hanno raggiunto la loro massima capienza. Neonati e bambini piccoli stanno morendo a causa del freddo, spesso solo a causa di una banale bronchite.</p>
<p><strong>Tutto questo accade oggi poco lontano da noi, a meno di 4 ore d’aereo. </strong></p>
<p><strong>Non possiamo lasciare donne e bambini da soli nella disperazione.</strong></p>
<p>Migliaia di donne e bambini siriani in questo momento stanno rischiando la vita. Sono senza un posto dove dormire.<br />
Una tenda, dei vestiti caldi o una coperta possono salvarli.</p>
<p>La crisi umanitaria a <strong>Idlib</strong>, in Siria, sta assumendo contorni sempre più drammatici e costringendo un numero elevatissimo di persone alla fuga. Da dicembre circa 950.000 persone hanno dovuto lasciare Idlib e Aleppo per salvarsi la vita. Sono in maggioranza donne e bambini.</p>
<p>Sono traumatizzati e costretti a dormire all’aperto con temperature gelide perché i campi hanno raggiunto la loro massima capienza. Neonati e bambini piccoli stanno morendo a causa del freddo.</p>
<p>Garantire a queste famiglie un alloggio di emergenza è una priorità assoluta.</p>
<p><a href="https://unhcr.magnews-email.com/nl/link?c=2jj9&amp;d=532&amp;h=38ul930nj83tndqfhms0r64lcd&amp;i=2ag&amp;iw=1&amp;p=H112578607&amp;s=lp&amp;sn=1s5&amp;z=a7d" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>È una corsa contro il tempo per assicurare coperte, alloggi di emergenza e cure mediche.</strong></a><br />
<strong>La tua donazione<br />
può salvare una vita.</strong><br />
<a href="https://unhcr.magnews-email.com/nl/link?c=2jj9&amp;d=532&amp;h=25kb9h6p18pm0h51mu94649bqt&amp;i=2ag&amp;iw=1&amp;p=H112577711&amp;s=lp&amp;sn=1s5&amp;z=a7d" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Dona ora</strong></a></p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p><strong><a href="https://www.unhcr.org/">UNHCR &#8211; The UN Refugee Agency</a></strong></p>
<p>L&#8217;Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati è l&#8217;agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati; fornisce loro protezione internazionale ed assistenza materiale, e persegue soluzioni durevoli per la loro drammatica condizione.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F03%2F04%2Fsiria-crisi-umanitaria-a-idlib-migliaia-di-bambini-sotto-le-bombe-e-al-gelo%2F&amp;linkname=SIRIA.%20Crisi%20umanitaria%20a%20Idlib%20migliaia%20di%20bambini%20sotto%20le%20bombe%20e%20al%20gelo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F03%2F04%2Fsiria-crisi-umanitaria-a-idlib-migliaia-di-bambini-sotto-le-bombe-e-al-gelo%2F&#038;title=SIRIA.%20Crisi%20umanitaria%20a%20Idlib%20migliaia%20di%20bambini%20sotto%20le%20bombe%20e%20al%20gelo" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/04/siria-crisi-umanitaria-a-idlib-migliaia-di-bambini-sotto-le-bombe-e-al-gelo/" data-a2a-title="SIRIA. Crisi umanitaria a Idlib migliaia di bambini sotto le bombe e al gelo"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/03/04/siria-crisi-umanitaria-a-idlib-migliaia-di-bambini-sotto-le-bombe-e-al-gelo/">SIRIA. Crisi umanitaria a Idlib migliaia di bambini sotto le bombe e al gelo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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