<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>società Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<atom:link href="https://www.lafrecciaweb.it/tag/societa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/societa/</link>
	<description>la velocità dell&#039;informazione</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Dec 2025 13:36:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/07/favicon-32x32-1.png</url>
	<title>società Archivi - lafrecciaweb.it</title>
	<link>https://www.lafrecciaweb.it/tag/societa/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">168598825</site>	<item>
		<title>Quando il Natale sapeva aspettare</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/23/quando-il-natale-sapeva-aspettare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=quando-il-natale-sapeva-aspettare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonella La Mantia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 13:31:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[confronti]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[passato]]></category>
		<category><![CDATA[presente]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=115175</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="896" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-300x168.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-1024x573.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-768x430.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-1536x860.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-1170x655.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1700-585x328.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Un viaggio emotivo tra il Natale degli anni ’90 e quello del 2025, dove la lentezza della memoria incontra la consapevolezza del presente. Due modi diversi di vivere la festa,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/23/quando-il-natale-sapeva-aspettare/">Quando il Natale sapeva aspettare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un viaggio emotivo tra il Natale degli anni ’90 e quello del 2025, dove la lentezza della memoria incontra la consapevolezza del presente. Due modi diversi di vivere la festa, uniti dallo stesso bisogno di calore, attesa e appartenenza</em></p>
<p>C’è stato un tempo in cui il Natale arrivava senza annunci, insinuandosi lentamente nelle giornate più corte. Negli <strong>anni ’90</strong> non si parlava di conto alla rovescia digitale: l’attesa era fatta di <strong>gesti ripetuti</strong>, di <strong>segni discreti</strong>, di una trasformazione quasi impercettibile dell’atmosfera. Il freddo più pungente, le luci accese prima del tramonto, il profumo degli agrumi che riempiva le stanze. Il Natale non irrompeva: <strong>maturava</strong>.</p>
<p>Quel Natale aveva una forte <strong>dimensione materiale</strong>. Gli addobbi venivano recuperati da scatole segnate dal tempo, le lucine erano spesso capricciose, l’albero non aspirava alla perfezione. Eppure, in quell’insieme irregolare, si riconosceva una <strong>continuità affettiva</strong>. Ogni oggetto portava con sé una storia, ogni difetto era una traccia del passato che trovava spazio nel presente.</p>
<p>Il <strong>Natale del 2025</strong> nasce invece in un mondo più veloce, ma anche più consapevole. Arriva prima, è vero, ma lo fa perché oggi sentiamo il bisogno di <strong>anticipare la festa</strong>, di dilatarne i confini per renderla più accogliente. Le luci sono studiate, gli spazi armonizzati, le tavole curate nei dettagli. Non è solo estetica: è il tentativo di costruire <strong>un rifugio visivo ed emotivo</strong> in un tempo che cambia rapidamente.</p>
<p>Negli anni ’90 i regali erano pochi e densi di attesa. Non sempre centravano il desiderio, ma colpivano l’immaginazione. Il tempo che separava l’idea dal dono ne aumentava il valore simbolico. Oggi il regalo è spesso <strong>più preciso</strong>, più aderente a ciò che si vuole davvero. Non nasce meno dal sentimento, ma da una diversa forma di <strong>attenzione</strong>: ascoltare, ricordare, scegliere con cura. È un’altra lingua dell’affetto, più diretta, meno intuitiva, ma non per questo meno sincera.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-100213" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-1024x682.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-1024x682.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-300x200.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele-768x512.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/12/piantine-candele.jpg 1280w" alt="" width="1024" height="682" /></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche la <strong>famiglia</strong> ha cambiato volto. Negli anni ’90 era una presenza compatta, talvolta rumorosa, inevitabile. Si condividevano spazi stretti e conversazioni sovrapposte, con la sensazione che il tempo fosse sospeso. Oggi la famiglia è <strong>più plurale</strong>, più mobile. Ci si ritrova, ma portando con sé frammenti di vita esterna, connessioni, schermi. Questo non annulla la vicinanza: la <strong>ridefinisce</strong>. Stare insieme, nel 2025, significa spesso scegliere di esserci, non darlo per scontato.</p>
<p>L’attesa resta il punto di incontro tra le due epoche. Negli anni ’90 era <strong>lenta e inconsapevole</strong>, quasi inevitabile. Nel 2025 è <strong>costruita</strong>, talvolta guidata, ma anche più intenzionale. Non si subisce il tempo: lo si organizza per far spazio a ciò che conta. L’emozione non nasce più solo dall’assenza, ma dalla <strong>cura</strong> con cui si prepara il momento.</p>
<p>La nostalgia, allora, non è una critica al presente. È un <strong>ponte</strong>. Guardando al Natale degli anni ’90 riconosciamo un modo diverso di vivere il tempo; osservando quello del 2025 scopriamo nuove possibilità di <strong>condivisione</strong>, nuove forme di calore, nuovi linguaggi della festa. Non c’è una versione migliore: c’è un <strong>filo continuo</strong> che lega ciò che siamo stati a ciò che siamo diventati.</p>
<p>In fondo, il Natale non appartiene a un’epoca precisa. Vive nelle <strong>memorie che conserviamo</strong> e nei <strong>gesti che scegliamo di rinnovare</strong>. Cambiano i ritmi, cambiano gli strumenti, ma resta lo stesso desiderio: fermarsi, riconoscersi, sentirsi parte di qualcosa che va oltre il tempo.</p>
<p>Questo, ieri come oggi, è il suo vero significato.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F23%2Fquando-il-natale-sapeva-aspettare%2F&amp;linkname=Quando%20il%20Natale%20sapeva%20aspettare" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F23%2Fquando-il-natale-sapeva-aspettare%2F&#038;title=Quando%20il%20Natale%20sapeva%20aspettare" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/23/quando-il-natale-sapeva-aspettare/" data-a2a-title="Quando il Natale sapeva aspettare"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/23/quando-il-natale-sapeva-aspettare/">Quando il Natale sapeva aspettare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">115175</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Tredici anni: quando è difficile essere genitori ma è ancora più bello restarlo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/tredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 22:12:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=114294</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Tra chat, porte chiuse, sguardi sfidanti e fragilità invisibili: perché accompagnare un figlio o una figlia di 13 anni oggi fa paura, stanca, confonde, ma può diventare uno dei luoghi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/tredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo/">Tredici anni: quando è difficile essere genitori ma è ancora più bello restarlo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/06e6696e-1727-418e-8346-0572b7fefa38-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Tra chat, porte chiuse, sguardi sfidanti e fragilità invisibili: perché accompagnare un figlio o una figlia di 13 anni oggi fa paura, stanca, confonde, ma può diventare uno dei luoghi più veri dell’amore.</em></p>
<p class="has-text-align-center"><strong>Dedicato a mia figlia Kiara</strong></p>
<p>Tredici anni è una frontiera strana.<br />
Non sono più bambini, non sono ancora grandi. Hanno il corpo che corre avanti e l’anima che a volte resta indietro. Cambiano voce, cambiano gusti, cambiano umore cinque volte nell’arco di un pomeriggio. E nel mezzo, ci sono loro: i genitori. Stanchi, spesso spaventati, a volte arrabbiati, quasi sempre pieni di amore e di senso di inadeguatezza.</p>
<p>È difficile essere genitori, sempre.<br />
Ma essere genitori di un tredicenne oggi significa stare in mezzo a un terremoto silenzioso che riguarda identità, relazioni, tecnologia, scuola, futuro.<br />
Significa tenere insieme la paura che “gli succeda qualcosa” e il bisogno di lasciarli andare.<br />
Significa dire “fidati di me” mentre dentro ti chiedi se ti fideresti tu, al posto loro.</p>
<p>Uno dei nodi più dolorosi, spesso inconsapevole, è l’incoerenza. Non quella cattiva delle bugie, ma quella fragile di chi non sa più come muoversi.</p>
<p>Chiediamo ai ragazzi di essere responsabili, ma poi non riusciamo a lasciarli andare da soli a fare due passi.<br />
Gli diciamo “fidati di te stesso”, ma poi controlliamo ogni compito, ogni voto, ogni chat.<br />
Li invitiamo a “parlare di tutto”, ma quando tirano fuori qualcosa che ci spaventa, cambiamo discorso, minimizziamo o ci arrabbiamo.</p>
<p>Loro non hanno le parole per dirlo, ma lo sentono.<br />
Sentono che il mondo adulto è un luogo in cui anche i grandi hanno paura, anche i grandi sono persi. E spesso reagiscono chiudendosi, opponendosi, diventando sarcastici, sfidanti, oppure rifugiandosi in un altrove digitale dove pare tutto più facile.</p>
<p>Non siamo ipocriti: siamo fragili.<br />
Ma se non lo riconosciamo, quella fragilità diventa muro.<br />
Se invece la mettiamo in parola — “guarda, non so sempre cosa fare, ma ci sono” — allora diventa ponte.</p>
<p>Le paure dei genitori di oggi sono spesso diverse da quelle di una volta, ma in fondo hanno lo stesso volto: la paura di perdere i propri figli.</p>
<p>Perderli perché il mondo è percepito come pericoloso.<br />
Perderli perché l’online sembra una giungla incontrollabile.<br />
Perderli perché la scuola non basta più a dare strumenti di senso.<br />
Perderli perché sentiamo di non avere più “presa” su ciò che vivono.</p>
<p>C’è la paura che “capitino brutte compagnie”, che cadano in dipendenze, che facciano scelte sbagliate, che stiano male e non ce lo dicano. E c’è una paura più sottile, quasi innominabile: la paura che un giorno ci guardino negli occhi e dicano “tu non c’eri”, anche se abbiamo fatto di tutto per esserci.</p>
<p>Questa paura a volte ci rende più controllanti, più rigidi, più moralisti. Altre volte, al contrario, ci fa mollare: “fate quello che volete, tanto non mi ascoltate”.</p>
<p>La verità è che, a tredici anni, hanno ancora bisogno di noi.<br />
Ma non come guardiani del cancello: come adulti di riferimento.<br />
Non come poliziotti del loro mondo, ma come interlocutori veri.</p>
<p>A tredici anni si è un paradosso vivente.</p>
<p>Da fuori sembra che abbiano solo voglia di sfidare, ridere, stare con i coetanei, provare tutto. Da dentro, però, spesso c’è un miscuglio di insicurezza e desiderio di essere visti per ciò che sono, non solo per ciò che fanno.</p>
<p>Sono più esposti di noi alla pressione sociale: like, giudizi, confronti continui con i corpi, le vite, le storie degli altri. Hanno una finestra sul mondo in tasca, ma strumenti emotivi ancora acerbi per reggere quel flusso. Si affacciano su domande profonde: chi sono? valgo? sono abbastanza? dove appartengo?</p>
<p>E allora sì, il cellulare può diventare rifugio.<br />
La chat può diventare il luogo in cui sentono di contare qualcosa.<br />
Il gruppo può sostituire, almeno in parte, il calore di casa quando questo calore è intermittente o confuso.</p>
<p>Non significa che dobbiamo accettare tutto, né rinunciare a dare limiti.<br />
Ma se non vediamo la loro fatica, se riduciamo tutto a “sei sempre attaccato al telefono” o “alla tua età io…”, rischiamo di mancare l’appuntamento più importante: essere per loro uno spazio in cui possono esistere con tutto il pacchetto di caos che si portano dentro.</p>
<p>La fatica si gioca spesso nelle cose semplici: l’orario di rientro, il tempo sugli schermi, il rendimento scolastico, gli amici “giusti” o “sbagliati”.</p>
<p>Qui non esiste una formula magica. Esistono domande sane:</p>
<ul>
<li>Questa regola serve a proteggerti o solo a tranquillizzare me?</li>
<li>Sto mettendo un confine per amore o per paura?</li>
<li>Ti sto ascoltando davvero o sto solo aspettando il tuo silenzio per dire la mia?</li>
<li>Ti sto chiedendo qualcosa che io, alla tua età, non avrei mai accettato?</li>
</ul>
<p>Essere genitori di un tredicenne oggi significa negoziare continuamente: tra controllo e fiducia, tra protezione e libertà, tra “è per il tuo bene” e “sto proiettando su di te ciò che non ho vissuto io”.</p>
<p>Non è facile, non lo è per nessuno.<br />
Ma il criterio non è non sbagliare mai: è esserci quando si sbaglia, riconoscerlo, riaprire la conversazione.</p>
<p>In mezzo a tutta questa fatica, c’è una bellezza immensa che spesso ci dimentichiamo di nominare: a tredici anni un figlio, una figlia, stanno nascendo una seconda volta.</p>
<p>La prima è stata quella fisica, tra pianti, notti in bianco e primi passi.<br />
Questa volta la nascita è interiore: sta venendo alla luce una persona unica, con pensieri propri, gusti propri, intuizioni che non sono copie dei nostri desideri.</p>
<p>Essere genitori in questo tempo significa assistere a un parto lento, disordinato, pieno di imprevisti.<br />
Ma significa anche poter vedere in diretta come si accende uno sguardo quando qualcosa li appassiona davvero, come si raddrizzano le spalle quando si sentono rispettati, come il loro senso di giustizia li fa diventare duri e teneri allo stesso tempo.</p>
<p>La bellezza sta in quei momenti in cui, all’improvviso, un tredicenne che fino al giorno prima ti rispondeva a monosillabi ti fa una domanda enorme sulla vita, sulla morte, su Dio, sull’amore. O in quei minuti rubati in macchina, dopo un allenamento o una serata, in cui si apre uno spiraglio e da lì passa un pezzo di verità.</p>
<p>Sta nel coraggio di chi, pur sbagliando, ci prova.<br />
Nel sorriso storto con cui ti dicono “scusa”.<br />
Nel modo in cui ti cercano, senza ammetterlo, quando il mondo fuori li fa sentire troppo piccoli.</p>
<p>Forse la sfida più grande, oggi, è uscire dall’idea di dover essere genitori perfetti. I figli non hanno bisogno di adulti senza crepe: hanno bisogno di adulti che non scappano davanti alle crepe.</p>
<p>Possiamo dire: “Ho paura anch’io”.<br />
Possiamo dire: “Non so come si fa, ma posso imparare con te”.<br />
Possiamo dire: “Su questo non sono d’accordo, ma voglio capire cosa senti”.</p>
<p>Possiamo, soprattutto, continuare a stare.<br />
Tornare a bussare alla porta chiusa, non per controllare, ma per dire: “Quando vuoi, sono qui”.</p>
<p>In un mondo che corre, che consuma relazioni, che trasforma tutto in prestazione, essere genitori di un tredicenne è uno degli atti più radicali di fiducia nel futuro.<br />
È scegliere ogni giorno di non arrendersi al cinismo, alla rinuncia, all’indifferenza.<br />
È continuare a credere che, dietro gli sbuffi, le risposte taglienti, le occhiate al cielo, ci sia ancora quel bambino, quella bambina, che una volta ci cercava con le braccia alzate. Solo che oggi ha bisogno di essere abbracciato in un altro modo: riconosciuto come persona.</p>
<p>La difficoltà è enorme.<br />
La bellezza, se restiamo, lo è ancora di più.</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F07%2Ftredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo%2F&amp;linkname=Tredici%20anni%3A%20quando%20%C3%A8%20difficile%20essere%20genitori%20ma%20%C3%A8%20ancora%20pi%C3%B9%20bello%20restarlo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F12%2F07%2Ftredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo%2F&#038;title=Tredici%20anni%3A%20quando%20%C3%A8%20difficile%20essere%20genitori%20ma%20%C3%A8%20ancora%20pi%C3%B9%20bello%20restarlo" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/tredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo/" data-a2a-title="Tredici anni: quando è difficile essere genitori ma è ancora più bello restarlo"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/07/tredici-anni-quando-e-difficile-essere-genitori-ma-e-ancora-piu-bello-restarlo/">Tredici anni: quando è difficile essere genitori ma è ancora più bello restarlo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">114294</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Dalla società liquida alla cultura smarrita</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 09:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=113136</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Untitled-design-4-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. La scuola sarà in grado di salvarci? Spesso diamo responsabilità alla politica anche per i&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita/">Dalla società liquida alla cultura smarrita</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><b>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. La scuola sarà in grado di salvarci?</b></em></p>
<p>Spesso diamo responsabilità alla politica anche per i linguaggi che si sono adottano. La politica in questo nostro tempo vive di mediocrità e leggerezza da destra a sinistra. In questi ultimi anni è entrato in scena un vocabolario comune e conformista che usa dei termini che sembrano slogan. Almeno per questa volta non è colpa solo della politica. Anche se la politica è sempre coinvolta.</p>
<p>Da termini come società liquida a resilienza il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. Cosa significa tutto ciò?</p>
<p>Allora.</p>
<p>In questi ultimi anni abbiamo usato un vocabolario linguistico a forma di slogan. Slogan che hanno toccato tutte le istituzioni comprese le belle università e il cliché degli istituti scolastici. Sembrano provenire dalla filosofia, dalla pedagogia avanzata e dalla psicologia sempre d’avanguardia ormai su tutti i settori e gli ambienti.</p>
<p>Mi riferisco a: Secolo breve, Fine della della storia, Società liquida ed ora di attuale modernismo si usa ad ogni occasione Resilienza. Presi isolatamente non significano nulla. Scemenziario di un abc delle parole dette per non farle diventare linguaggio compiuto anche se ci si illude che dietro ci sia un pensiero o un processo culturale.</p>
<p>Sono concetti, da soli, astratti ed estranei da una visione complessa con alla base una ragione e un sentire complesso? È la dilatazione nel dilagante conformismo del politically corretto? Il corretto e l’incorretto politico si sono preannunciati stagioni di vita che dovevano contrapporsi alla struttura della tradizione.</p>
<p>Cosa significa Società liquida? Friabile nel pensiero? Scivolosa? Scorrevole? Apparente e sparente? Fine della storia?</p>
<p>Un americanismo storico nipponico «scemenziato» dalla non conoscenza fenomenologia della storia stessa del linguaggio mediterraneo. Secolo breve o corto. Sulla base di cosa? O anche secolo lungo che senso avrebbe? Per le guerre? Per i diversi mutamenti? Per i cosiddetti regimi? Per il tempo che si è accorciato? O per la storia che è finita nel momento in cui sono finite le ideologie?</p>
<p>Tutto evanescente. Resilienza. È divento un termine ridicolo. Ormai lo trovi dappertutto. Dalla psicologia alla economia. Dal calcio alla alimentazione bio dinamica. Il fatto, direbbe Hegel, è che siamo caduti così in basso nel linguaggio che più insignificante non si può.</p>
<p>Ma il dato più grave è che sono termini entrati velocemente nel vocabolario comune e soprattutto in quello creduto alto che hanno creato e stanno creando una omologazione terrificante. Aveva ragione Pasolini, in questo, che quando si entra nella omologazione diffusa, come in questo caso, una Nazione non ha più cultura.</p>
<p>Infatti l’Italia non produce più cultura tranne se non ritorna a quel passato a volte ferocemente bistrattato che riporta volente o nolente alla civiltà del linguaggio. La lingua di oggi è una neo-bruttezza di codici che lascerà macerie e rovine nel vocabolario delle nuove generazioni. Tanto siamo in una società liquida in un secolo breve dove la storia è finita ma la resilienza ci salverà?</p>
<p>Non ci resta che pregare perché siamo ormai belli e rovinati dalle banalità pronunciate da una dotta cultura che però non sa che la civilizzazione è un tempo irrinunciabile. Insomma, in sintesi: siamo allo scemenziario della lingua adottata. Da società liquida a resilienza e il conformismo del vocabolario italiano diventa politicamente corretto. Dovrebbe intervenire la scuola a rieducarci alla lingua italiana e allo scrivere bello. Ci riuscirà?</p>
<p>Se la politica della mia generazione è finita tocca alla cultura. Ma la cultura di questo tempo non ha pensiero. È cronaca. Mi affiderei alla scuola. Anche se con pochissime speranze. Svegliatevi tutti dal torpore e dal conformismo dilagante.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="wp-image-111761 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/Pierfranco-Bruni-1-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.</p>
<p>Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.</p>
<p>Incarichi in capo al Ministero della Cultura:</p>
<p>Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.</p>
<p>È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.</p>
<p>Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F11%2F22%2Fdalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita%2F&amp;linkname=Dalla%20societ%C3%A0%20liquida%20alla%20cultura%20smarrita" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F11%2F22%2Fdalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita%2F&#038;title=Dalla%20societ%C3%A0%20liquida%20alla%20cultura%20smarrita" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita/" data-a2a-title="Dalla società liquida alla cultura smarrita"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/22/dalla-societa-liquida-alla-cultura-smarrita/">Dalla società liquida alla cultura smarrita</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">113136</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La cicala, la formica e noi: una fiaba antica per una società che non sa più ascoltare</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/13/la-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 11:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[avidità relazionale]]></category>
		<category><![CDATA[leggerezza]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=112488</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Tra avarizia relazionale e incapacità di guardare lontano, il nostro tempo assomiglia più che mai ai due personaggi della favola: ricco di emozioni veloci, povero di cura, in cerca di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/13/la-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare/">La cicala, la formica e noi: una fiaba antica per una società che non sa più ascoltare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/ChatGPT-Image-13-nov-2025-11_55_37-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>Tra avarizia relazionale e incapacità di guardare lontano, il nostro tempo assomiglia più che mai ai due personaggi della favola: ricco di emozioni veloci, povero di cura, in cerca di un nuovo equilibrio tra cuore e responsabilità.</em></strong></p>
<p>La favola della cicala e della formica continua a parlarci, oggi più che mai, perché la sua apparente semplicità nasconde un conflitto che attraversa la nostra società: l’eccesso di chi vive solo nel presente e l’eccesso di chi vive solo nel futuro. Due estremi che si attraggono e si respingono, due modi di stare al mondo che sembrano inconciliabili, ma che in realtà ci abitano entrambi, ogni giorno.</p>
<p>La cicala, con la sua leggerezza, canta. Canta perché sente il sole sulla pelle, perché l’estate la invita alla vita, perché il giorno è troppo breve per sprecarlo con i pensieri pesanti. La sua voce è un invito a ricordare che la vita è fatta anche di meraviglia, di spontaneità, di relazioni che non hanno bisogno di un tornaconto. La cicala vive il presente come un dono da celebrare. Ma la sua forza è anche il suo limite: il domani non esiste, o almeno non merita di essere pensato. Così, quando il vento cambia e il freddo arriva, restano solo il silenzio e un vuoto improvviso.</p>
<p>La formica, invece, non canta. O forse canta, ma nessuno la sente, perché la sua musica è fatta di passi piccoli e costanti. Lavora, accumula, prevedendo l’inverno. È prudente, precisa, previdente. Sa che il mondo può cambiare da un momento all’altro e che non si può vivere senza una visione del futuro. Il suo talento è la capacità di guardare avanti, di costruire, di proteggere la comunità. Ma anche lei ha un limite: il cuore, spesso, le resta stretto. La sua casa è piena di provviste, ma vuota di mani da stringere. E quando vede la cicala infreddolita, la prima reazione è difendere ciò che ha, temendo che condividerlo significhi perdere tutto.</p>
<p>Oggi viviamo come loro, divisi tra un mondo che ci invita al consumo immediato, all’emozione istantanea, alla felicità da mostrare nei social come un fuoco d’artificio, e un altro che ci spinge verso l’ansia del futuro, la paura del domani, la logica dell’accumulo, delle certezze, dei muri da costruire per proteggere ciò che abbiamo.</p>
<p>La cicala di oggi è chi vive di relazioni ma senza responsabilità: un cuore aperto, ma disattento; un entusiasmo che si accende facilmente ma si spegne allo stesso modo. È chi ama la compagnia, la festa, il calore umano, ma fa fatica a pensare al dopo, a costruire un progetto, a mettere radici. È la generosità dell’istante, che però non sempre sa diventare cura.</p>
<p>La formica contemporanea è chi vede e prevede, chi pianifica, chi struttura, chi tiene tutto in equilibrio. È il volto della responsabilità, spesso portata da persone che non si possono permettere leggerezze. Ma è anche chi si chiude, chi si irrigidisce, chi teme talmente tanto il domani da dimenticare il valore del presente. È l’avarizia relazionale che nasce non dalla cattiveria, ma dalla paura: la paura di perdere il controllo, di essere delusi, di essere feriti.</p>
<p>Ed ecco che nella favola di oggi, quando l’inverno arriva, la cicala non trova soltanto una porta chiusa: trova il riflesso di una società che giudica facilmente, ma ascolta poco. Una società che premia chi produce e fatica a dare spazio a chi “semplicemente” vive. Una società in cui si pretende efficienza anche nelle emozioni, come se la bontà dovesse essere misurata a obiettivi.</p>
<p>Ma la verità, se la guardiamo da vicino, è che né la cicala né la formica sbagliano del tutto. La cicala ci ricorda che senza calore umano il mondo diventa un luogo arido. La formica ci ricorda che senza ordine e responsabilità non possiamo costruire futuro. Sono due metà della stessa vita, due forme di intelligenza: una emotiva, l’altra pratica. Il problema non è ciò che sono, ma ciò che manca quando sono sole.</p>
<p>Immaginare un incontro tra loro, oggi, significa immaginare un nuovo modo di viverci, nelle famiglie, nelle comunità, nelle relazioni di ogni giorno. Forse la formica potrebbe imparare che condividere non è perdere, ma moltiplicare. Che un gesto di apertura può scaldare un inverno intero. E forse la cicala potrebbe capire che la leggerezza non è incompatibile con la responsabilità, che l’amore vero si costruisce anche con piccoli passi lenti, non solo con grandi emozioni.</p>
<p>Nella favola riscritta dal nostro tempo, l’inverno non è una punizione, ma un momento di verità. È il momento in cui ci accorgiamo che nessuno può salvarsi da solo. Le provviste della formica non bastano se restano chiuse in un magazzino; le canzoni della cicala non bastano se non diventano cura. La sopravvivenza, oggi come allora, non è solo un fatto materiale: è una questione di relazione.</p>
<p>E allora, forse, l’insegnamento nascosto è questo: la cicala e la formica non devono più guardarsi come opposti. Devono riconoscersi parte della stessa storia. Una storia in cui la visione del futuro trova senso solo se illuminata dal calore del presente, e in cui la bellezza del presente trova forza solo se radicata in un domani che stiamo costruendo insieme.</p>
<p>Forse, se ci pensiamo bene, siamo tutti un po’ cicala e un po’ formica. Dipende dal momento, dalla fatica, dalla stagione della vita. Ed è proprio questa oscillazione che ci rende umani: il desiderio di amare senza calcoli e la necessità di progettare senza paura.</p>
<p>Il mondo di oggi avrebbe bisogno di una cicala che non scappi dal domani, e di una formica che non scappi dal cuore. Una nuova alleanza, una nuova forma di comunità, in cui la leggerezza si faccia responsabilità e la responsabilità si faccia tenerezza. Perché l’inverno, quando arriva, lo si attraversa meglio insieme.</p>
<p>E forse, nella riscrittura finale della fiaba, c’è un’immagine che possiamo tenere per noi: una formica che apre la porta e una cicala che entra non per chiedere, ma per condividere ciò che ha – la sua musica, la sua presenza, la sua luce. Due fragilità che insieme diventano forza. Due prospettive che, intrecciate, fanno nascere un modo nuovo di stare al mondo: meno giudicante, più umano. Una società che sa prevedere il futuro senza smettere di amare il presente. Una casa calda, con le provviste e le canzoni. Dove nessuno resta fuori.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F11%2F13%2Fla-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare%2F&amp;linkname=La%20cicala%2C%20la%20formica%20e%20noi%3A%20una%20fiaba%20antica%20per%20una%20societ%C3%A0%20che%20non%20sa%20pi%C3%B9%20ascoltare" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F11%2F13%2Fla-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare%2F&#038;title=La%20cicala%2C%20la%20formica%20e%20noi%3A%20una%20fiaba%20antica%20per%20una%20societ%C3%A0%20che%20non%20sa%20pi%C3%B9%20ascoltare" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/13/la-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare/" data-a2a-title="La cicala, la formica e noi: una fiaba antica per una società che non sa più ascoltare"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/11/13/la-cicala-la-formica-e-noi-una-fiaba-antica-per-una-societa-che-non-sa-piu-ascoltare/">La cicala, la formica e noi: una fiaba antica per una società che non sa più ascoltare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">112488</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Viviamo in un tempo pessimo, in cui invidia e supponenza primeggiano</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/10/viviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=viviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2024 15:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=92447</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="512" height="768" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3778-1.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3778-1.jpeg 512w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3778-1-200x300.jpeg 200w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></p>
<p> L&#8217;uomo dei nostri giorni quale Speranza rincorre? A quale si affida? La corsa al potere paralizza tutto il resto. In questa ultima temperie la stagione dei lupi e delle iene&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/10/viviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano/">Viviamo in un tempo pessimo, in cui invidia e supponenza primeggiano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="adn ads" data-message-id="#msg-a:r-8522563494345573735" data-legacy-message-id="191dc7122deb837b">
<div class="gs">
<div class="">
<div id=":2b" class="ii gt">
<div id=":pj" class="a3s aiL ">
<blockquote><p> L&#8217;uomo dei nostri giorni quale Speranza rincorre? A quale si affida? La corsa al potere paralizza tutto il resto. In questa ultima temperie la stagione dei lupi e delle iene ha preso il sopravvento. Non si conosce cosa sia il rispetto. Non si conosce cosa sia l&#8217;eleganza.Non si sa più cosa sia l&#8217;amicizia&#8230;.Ormai siamo fagocitati dall&#8217;apparire e dal mostrarsi ciò che non si è.  Esserci sempre pur di non sentirsi esclusi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una  riflessione di Pierfranco Bruni, saggista e antropologo.</strong></p></blockquote>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-92453" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/man-7483524_640-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/man-7483524_640-300x200.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/man-7483524_640-585x390.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/man-7483524_640-263x175.jpg 263w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/man-7483524_640.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Viviamo un tempo terribile. Un tempo pessimo direbbe Manlio Sgalambro. Cosa resta della civiltà della pazienza e del rispetto, ammesso che ci sia mai stato. Ma in questa ultima temperie la stagione dei lupi e delle iene ha preso il sopravvento. Non si conosce cosa sia il rispetto. Non si conosce cosa sia l&#8217;eleganza. Non si sa più cosa sia l&#8217;amicizia. È inutile che si possa insistere che questa società è da porre sul lettino dello psicoanalista. Per chi crede poco ai lettini, o per nulla, ai lettini delle confessioni e crede molto, invece, alla psichiatria farmacologica forse bisognerebbe tornare all&#8217;incipit della preistoria e delle comunità tribali per capire che terapia adottare in termini più veloci. Siamo in un contesto della follia generalizzata e il meno folle è quello che si limita al sarcasmo sulla vita degli altri. Ormai siamo fagocitati dall&#8217;apparire e dal mostrarsi ciò che non si è. Diamo le responsabilità sempre ad altri o a un desiderio di dimostrare di esserci. Esserci sempre pur di non sentirsi esclusi. L&#8217;esclusione la si legge come una solitudine coattiva. Senza rendersi conto che c&#8217;è un tempo per tutto. L&#8217;Ecclesiaste è un viaggio non tenero. Ma intorno a quel dire c&#8217;è la vera vita dell&#8217;uomo. Operiamo come se fossimo immortali. O come se dovessimo lasciare delle tracce visibili purchessia. Nel bene e nel male. Ma non sappiamo cosa c&#8217;è seriamente al di là del bene e al di là del male. Non si tratta di una questione morale. Neppure etica. Neppure fenomenologica. È cercare di guardarsi dentro e dirsi: Chi sono realmente? Cosa voglio? Dove posso arrivare? Dove posso trovare la serenità? Invece no. L&#8217;odio trionfa. L&#8217;invidia è una abitatrice accanto o dentro. La gelosia è uno strumento di distruzione. Nessuno che si chieda: Quali sono i miei limiti? Ovvero con le mie capacità dove posso arrivare, cosa posso fare, cosa mi piace di più, quali sono i miei interessi, cosa è la vera felicità e come posso non offendere nessuno&#8230; Un cassetto che nessuno ha il coraggio più di aprire perché tutti siamo convinti che anche senza una adeguata capacità possiamo ottenere ciò che altri si sono conquistati. I barbari di Kavafis sono alle porte. Ma l&#8217;uomo senza qualità ha preso il sopravvento. Profezie di un tempo lontano. Di quando Orwell sapeva osservare nel suo di dentro, Musil scrutava il contemporaneo, Berto faceva arrivare su Saturno tutti i meridionali nel 2160 con la Speranza n. 5. La Speranza. L&#8217;uomo dei nostri giorni quale Speranza rincorre? A quale si affida? Il potere annebbia. Anzi la corsa al potere paralizza tutto il resto. La politica respira tutto ciò, si nutre di pochezze umane trasformandole in problemi universali. Questo perché, per restare in un tale contesto? Perché abbiamo una classe politica che lascia molto a desiderare. E non solo politica, ma circola una &#8220;cultura&#8221; che vive disperatamente nella ideologia della supponenza, ovvero del Migliore&#8221;, eredità Togliattiana, senza avere la capacità della distinzione e della consapevolezza di cosa deve essere realmente la cultura. La sinistra ha ucciso la vera cultura con la supponenza del vero in cultura. Si ritrova nel guado soprattutto con la resistenza alla Resistenza e all&#8217;antifascismo di un fascismo che è morto nel 1945, senza avere il coraggio di guardare a un comunismo imperante in Europa e nel mondo. Il fatto è che tolto questa lagna dell&#8217;antifascismo non ha alcuna programmazione progettuale. Un Progetto culturale pensante al futuro e alle innovazione non è un loro obiettivo.</p>
<p>Vivono il rimpianto di un tempo che non riescono a costruire. Incredibile tutto ciò. Ma è un discorso che potrà sviluppare in altra occasione. Ma il desiderio di cui si parlava si trasforma in un delirio, in cui tutto è possibile basta spingere l&#8217;acceleratore dei mezzi di comunicazione.</p>
<p>Una verità pessima. Ma siamo in un mondo pessimo dove l&#8217;unica consolazione è la misantropia, avrebbe detto ancora una volta il filosofo Sgalambro. Ci trasciniamo fagotti inesistenti e tutto appunto è pessimo.</p>
<div class="yj6qo"></div>
<div class="adL"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-92459 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3897-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3897-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/09/IMG_3897.jpeg 250w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" />Pierfranco Bruni</strong> è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Quest’anno con decreto del Ministero della Cultura Mic , è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. Recente è inoltre l’<em>incarico </em>assegnato sempre dal <strong>Mic</strong> di <strong>Componente della</strong><strong>Giunta</strong> del <strong>Comitato nazionale </strong>per il <strong>centenario</strong> della morte di Eleonora <strong>Duse</strong> (21 aprile 1914 – 21 aprile 2024)  direttore scientifico nazionale del <strong>Progetto Undulna Duse 100 e del Progetto nazionale Manlio Sgalambro a 100 anni dalla nascita. Entrambi indetti dal Mic</strong><br />
@riproduzione riservata</div>
</div>
</div>
<div class="WhmR8e" data-hash="0"></div>
</div>
</div>
<div class="ajx"></div>
</div>
<div class="gA gt acV">
<div class="gB xu">
<div class="ip iq">
<div id=":2c">
<table class="cf wS" role="presentation">
<tbody>
<tr>
<td class="amq"></td>
<td class="amr">
<div class="nr wR">
<div class="amn">
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F09%2F10%2Fviviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano%2F&amp;linkname=Viviamo%20in%20un%20tempo%20pessimo%2C%20in%20cui%20invidia%20e%20supponenza%20primeggiano" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F09%2F10%2Fviviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano%2F&#038;title=Viviamo%20in%20un%20tempo%20pessimo%2C%20in%20cui%20invidia%20e%20supponenza%20primeggiano" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/10/viviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano/" data-a2a-title="Viviamo in un tempo pessimo, in cui invidia e supponenza primeggiano"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/09/10/viviamo-in-un-tempo-pessimo-in-cui-invidia-e-supponenza-primeggiano/">Viviamo in un tempo pessimo, in cui invidia e supponenza primeggiano</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">92447</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La politica è la prossimità in ottica di sostenibilità eco-relazionale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/07/la-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 13:03:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=91441</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/1.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/1-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>La politica, nella sua essenza più nobile, dovrebbe essere un veicolo di trasformazione sociale, capace di rispondere ai bisogni delle persone e del pianeta. In un contesto di crescenti crisi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/07/la-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale/">La politica è la prossimità in ottica di sostenibilità eco-relazionale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="has-text-align-left">La politica, nella sua essenza più nobile, dovrebbe essere un veicolo di trasformazione sociale, capace di rispondere ai bisogni delle persone e del pianeta. In un contesto di crescenti crisi ambientali e sociali, emerge con forza la necessità di ripensare la politica come strumento per una società di prossimità e di sostenibilità eco-relazionale.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-72797" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/Unknown.jpeg" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/Unknown.jpeg 318w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/Unknown-300x149.jpeg 300w" alt="" width="318" height="158" /></figure>
</div>
<p>La prossimità in politica si riferisce alla capacità di avvicinarsi alle persone, ascoltare le loro esigenze e rispondere in modo adeguato e tempestivo. Una politica di prossimità si basa sulla partecipazione attiva dei cittadini, sulla trasparenza e sulla responsabilità. Questo approccio favorisce la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni, elementi cruciali in un’epoca in cui la distanza tra governanti e governati sembra aumentare. In pratica, significa implementare politiche che supportino le comunità locali, promuovano l’inclusione che migliorino la qualità della vita quotidiana, con una sempre crescente attenzione all’ambiente inteso come sistema.</p>
<p>La sostenibilità eco-relazionale va oltre la semplice conservazione ambientale, integrando le dimensioni ecologica, economica e sociale. Questo concetto riconosce l’interconnessione tra gli esseri umani e la natura, proponendo un modello di sviluppo che rispetti i limiti ecologici del pianeta e valorizzi le relazioni umane. In questo senso, la politica deve promuovere pratiche sostenibili, come l’economia circolare, l’energia rinnovabile e l’agricoltura biologica, che non solo preservano l’ambiente, ma anche rafforzano le comunità locali, ma anche sistemi di relazioni sostenibili.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-72798" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2024/08/Unknown2.jpeg" alt="" width="290" height="174" /></figure>
</div>
<p>Se la politica assume il ruolo di promotore della prossimità e della sostenibilità eco-relazionale, può contribuire a costruire una società più equa e resiliente. Per fare ciò, è necessario adottare un approccio intersettoriale che coinvolga vari attori sociali, dall’amministrazione pubblica alle imprese, dalle organizzazioni non governative ai cittadini. La cooperazione e il dialogo diventano strumenti fondamentali per creare sinergie e trovare soluzioni innovative alle sfide globali.</p>
<p>Un esempio concreto di politica di prossimità e sostenibilità eco-relazionale è rappresentato dalle città che adottano politiche di urbanizzazione sostenibile. Queste città investono in trasporti pubblici ecologici, spazi verdi e infrastrutture che riducono l’impatto ambientale e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Inoltre, promuovono la partecipazione dei residenti nella pianificazione urbana, creando un senso di appartenenza e responsabilità collettiva, favorendo così la facilitazione dei rapporti in un ottica di sostegno e supporto tra pari.</p>
<p>In conclusione, la politica può e deve essere uno strumento per costruire una società di prossimità e sostenibilità eco-relazionale. Questo richiede un cambiamento di paradigma, che metta al centro il benessere delle persone e del pianeta. Solo attraverso politiche che valorizzano la partecipazione cittadina e promuovono lo sviluppo sostenibile, possiamo sperare in un futuro più giusto e vivibile per tutti. La sfida è grande, ma la posta in gioco è il nostro stesso futuro, e quello dei nostri figli.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F08%2F07%2Fla-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale%2F&amp;linkname=La%20politica%20%C3%A8%20la%20prossimit%C3%A0%20in%20ottica%20di%20sostenibilit%C3%A0%20eco-relazionale" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2024%2F08%2F07%2Fla-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale%2F&#038;title=La%20politica%20%C3%A8%20la%20prossimit%C3%A0%20in%20ottica%20di%20sostenibilit%C3%A0%20eco-relazionale" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/07/la-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale/" data-a2a-title="La politica è la prossimità in ottica di sostenibilità eco-relazionale"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/08/07/la-politica-e-la-prossimita-in-ottica-di-sostenibilita-eco-relazionale/">La politica è la prossimità in ottica di sostenibilità eco-relazionale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">91441</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Sfida su treni in corsa, per i giovani disagio sociale profondo</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/19/sfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 08:56:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[disagio sociale]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[valore della vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=47415</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="274" height="184" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/treno.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Paldino (Udicon): serve intervento congiunto di famiglie, scuole e enti locali. Dicembre 2021 – Sono “scene che non dovremmo vedere” quelle diventate nei giorni scorsi virali su Tik Tok, uno&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/19/sfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo/">Sfida su treni in corsa, per i giovani disagio sociale profondo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="274" height="184" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/treno.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p><p><em>Paldino (Udicon): serve intervento congiunto di famiglie, scuole e enti locali.</em></p>
<p><strong>Dicembre 2021 – Sono “scene che non dovremmo vedere” quelle diventate nei giorni scorsi virali su Tik Tok, uno dei social più amati dai giovanissimi, in cui degli studenti di ritorno da scuola sfidano la morte aggrappati all’esterno di treni in corsa, tra scherzi e battute, con piedi e mani appoggiati in modo precario a maniglie esterne. Ma questi episodi avvenuti sulle linee ferroviarie locali nei territori tra Reggio Emilia e Modena, rappresentano “un problema slegato in realtà da quello che è l’aspetto dei trasporti”. Lo afferma, il 16 dicembre, ospite all’agenzia Dire, il presidente dell’associazione dei consumatori Udicon dell’Emilia-Romagna, Vincenzo Paldino. “Qui parliamo di un disagio sociale dei giovani che non sfocia solo in eventi come quelli. Qualche mese fa abbiamo visto a Modena episodi di bullismo e di gente che veniva aggredita dai ragazzi mentre passeggiava. Questo dovrebbe farci riflettere sul degrado sociale, e penso che la pandemia ha anche aggravato questa situazione, attraverso la didattica a distanza e aumentando l’emarginazione sociale che poi sfocia in questi fenomeni”.Per Paldino quanto mostrato dai video “è ovvio che impatta anche sui cittadini consumatori che viaggiano, ma come associazione dei consumatori noi riteniamo fondamentale l’apportodelle famiglie. Non ce lo dobbiamo dimenticare mai: ai nostri ragazzi dobbiamo insegnare il valore della vita perché un ragazzo che si butta su un treno in corsa in quel momento non sta dando valore alla sua vita e questo viene innanzitutto dalla famiglia”. Poi, continua il presidente dell’Udicon, “ci sono le scuole in cui dobbiamo insegnare ai ragazzi il modo giusto di affrontare la vita, e anche i Comuni , attraverso gli assistenti sociali se necessario, perché parliamo di situazioni di degrado molto grave”. L’approccio, conclude Paldino, “dev’essere quello di prevenire più che punire. La punizione ci deve essere, ma è evidente che i ragazzi non si riconoscono nel modello di società che noi gli stiamo offrendo e bisogna intervenire per capire cosa c’è dietro questi gesti”. In ultima analisi, conclude Paldino, “un forte disagio sociale che famiglie, scuola e enti locali devono affrontare insieme”. </strong><em>Fonte«Agenzia DIRE»</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F12%2F19%2Fsfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo%2F&amp;linkname=Sfida%20su%20treni%20in%20corsa%2C%20per%20i%20giovani%20disagio%20sociale%20profondo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F12%2F19%2Fsfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo%2F&#038;title=Sfida%20su%20treni%20in%20corsa%2C%20per%20i%20giovani%20disagio%20sociale%20profondo" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/19/sfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo/" data-a2a-title="Sfida su treni in corsa, per i giovani disagio sociale profondo"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/19/sfida-su-treni-in-corsa-per-i-giovani-disagio-sociale-profondo/">Sfida su treni in corsa, per i giovani disagio sociale profondo</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">47415</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Scomparso a Melbourne Corrado Cimati</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/04/scomparso-a-melbourne-corrado-cimati/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=scomparso-a-melbourne-corrado-cimati</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Dec 2021 15:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Cimati]]></category>
		<category><![CDATA[Melbourne]]></category>
		<category><![CDATA[Paganica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=46829</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1707" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-2048x1366.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1920x1280.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/12/8936392B-5938-4E7C-A797-5FDE4F8A1BE5-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Nato a Paganica nel 1935, medico veterinario, era emigrato in Australia nel 1969 &#8211; Una Messa in memoria di Corrado Cimati sarà celebrata a Paganica domenica 5 dicembre, alle 17:30,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/04/scomparso-a-melbourne-corrado-cimati/">Scomparso a Melbourne Corrado Cimati</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nato a Paganica nel 1935, medico veterinario, era emigrato in Australia nel 1969 &#8211; Una Messa in memoria di Corrado Cimati sarà celebrata a Paganica domenica 5 dicembre, alle 17:30, nella Chiesa degli Angeli Custodi.</p>
<p>Il ricordo di Goffredo Palmerini</p>
<p>L’AQUILA, 4 dicembre 2021 – E’ scomparso il 23 novembre scorso a <strong>Melbourne</strong>, dove dal 1969 viveva ed esercitava la professione di medico veterinario, il <strong>dr. Corrado Cimati</strong>. Era nato a <strong>Paganica </strong>(L’Aquila) nel 1935, il prossimo gennaio avrebbe compiuto 87 anni. Dai sessantenni in su tutti a Paganica lo ricordano per la sua corporatura atletica, l’altezza superiore alla media di allora, la giovialità, il sorriso pronto e quel suo fascino da attore cinematografico, invero mai tentato sul set ma che tanto piaceva alle donne della sua età e anche alle altre.</p>
<p>Dopo il liceo Corrado aveva raggiunto <strong>Parma</strong> per seguire gli studi universitari presso la facoltà di veterinaria nell’ateneo della bella città emiliana, laureandosi poi con il massimo dei voti e lode con una tesi sulla “Insufficienza polmonare cronica, relatore il prof. Italo Vaccari”, come riferiva il cronista del quotidiano <em>il Tempo</em> nella pagina aquilana, dando peraltro notizia che, forte del brillante esito degli studi, al dr. Cimati era stato subito offerto dalla società Pellsbury Company un lavoro di consulenza per prodotti zootecnici nelle province abruzzesi e in quelle di Rieti e Terni. Corrado aveva lavorato con successo in quella società, ma aveva poi trovato un altro soddisfacente lavoro a <strong>Roma</strong>, sempre nel medesimo campo professionale ma nel settore della farmaceutica, con promettenti traguardi di carriera. Tuttavia quel che gli piaceva, e che gli aveva fatto scegliere gli studi in una prestigiosa università, era la veterinaria, ma non di ristretti orizzonti. Fu così che nel 1969, fresco di matrimonio con <strong>Gina</strong>, la compagna della sua vita, decise di emigrare. Un antesignano, indubbiamente, dell’attuale emigrazione che vede partire dall’Italia per il mondo fior fiore di laureati e ricercatori.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39737" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto.jpg" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto.jpg 843w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto-300x159.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/5-Melbourne-dallalto-768x406.jpg 768w" alt="" width="571" height="302" /></figure>
</div>
<p>S’imbarcarono Corrado e Gina per l’<strong>Australia</strong> – per loro fu anche il viaggio di nozze – arrivando dopo quaranta giorni di navigazione a <strong>Sydney</strong>, dove nelle aree interne del <strong>New South Wales</strong> lo zio <strong>Adriano</strong>, fratello di suo padre <strong>Arnaldo</strong>, aveva una “farma” su un vasto appezzamento di terreno. Dopo un breve periodo di ambientamento presso lo zio, Corrado si spostò presto a <strong>Melbourne</strong>, dove trovò una nutrita comunità abruzzese e molti paganichesi. Non essendo valido il titolo di studio italiano iniziò a lavorare in diversi settori, prima di laurearsi di nuovo in veterinaria in una università del luogo, ricalcando il corso di studi che aveva seguito a Parma.</p>
<p>Del suo corso, all’esame di laurea,<strong> Corrado</strong> fu il più brillante. Tanto che gli venne presto assegnata una Clinica veterinaria statale dove operò per diversi, fin quando decise di realizzare la sua aspirazione: aprire un suo studio veterinario. Lo aprì in una bella casa in stile vittoriano, con ampio giardino intorno, che acquistò in una zona residenziale della città, ristrutturandola opportunamente ad abitazione e al pian terreno ambulatorio veterinario. Vi ha esercitato la professione, con la collaborazione in segreteria di sua moglie <strong>Gina</strong>, fino all’età di 81 anni, finquando non ha deciso di andare a riposo chiudendo lo studio, anche perché i figli <strong>Adrian</strong> e <strong>Samantha</strong> avevano scelto altre strade professionali.</p>
<p><strong>Corrado</strong> ha sempre mantenuto un forte rapporto con la famiglia a <strong>Paganica</strong>, con le sorelle <strong>Rina</strong> e <strong>Silvana</strong>, e con il fratello <strong>Vittorio</strong>, scomparso prematuramente nel 1989 all’età di 51 anni. Alimentava il rapporto con telefonate periodiche per avere notizie della famiglia e di <strong>Paganica</strong>, per rinfrescare nel ricordo le antiche tradizioni, anche culinarie. Anzi, frequenti erano le richieste di antiche ricette di famiglia che egli replicava intorno ai fornelli. Un legame con le radici che si estrinsecava anche in una quota del suo giardino di casa, che egli aveva convertito ad orto, laddove coltivava ortaggi e legumi per le esigenze familiari, talvolta con sementi che in qualche modo si faceva arrivare da <strong>Paganica</strong>, come le famose e tipiche varietà di fagioli.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39736" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/1-Melbourne-Abruzzo-Club-2005.jpg" alt="" width="472" height="336" /><figcaption>Melbourne, Abruzzo club 2005</figcaption></figure>
</div>
<p>Nell’agosto del 2005 andai in <strong>Australia</strong> con una tournée culturale (<strong>Sydney, Canberra, Melbourne, Hobart</strong>) guidata dal presidente dell’<strong>Associazione Musica per la Pace </strong>dell’Aquila, <strong>Giuseppe Leuzzi</strong>, con il Coro <em>Cappella Ars Musicalis</em> diretto dal <strong>M° José Maria Sciutto</strong>. Quando arrivammo a <strong>Melbourne</strong> approfittai per andare a far visita a <strong>Corrado</strong> e <strong>Gina</strong>, nella loro bella casa. Mi accompagnarono in macchina due amici paganichesi, che vivono anch’essi a Melbourne, <strong>Silvio Moro</strong> ed <strong>Emidio Rossi</strong>. Fu un bel pomeriggio di ricordi e di aggiornamenti sulle vicende della terra natale. Ci rivedemmo poi la sera seguente nel grande salone dell’<strong>Abruzzo Club</strong>, uno dei tre sodalizi abruzzesi nella metropoli australiana. Il Coro vi tenne un apprezzatissimo concerto, mentre in veste istituzionale io portai il saluto della Municipalità aquilana. Fu una magnifica serata culturale, una grande emozione conclusa con una conviviale, durante la quale incontrai altri paganichesi – <strong>Tonino De Paulis, Pasqualino Iovenitti, Marino Ciuffetelli </strong>– e tanti altri emigrati dell’Aquilano.</p>
<div class="wp-block-image is-style-rounded">
<figure class="alignleft size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-39738" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/3-Conviviale-allAbruzzo-Club.jpg" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/3-Conviviale-allAbruzzo-Club.jpg 684w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2021/12/3-Conviviale-allAbruzzo-Club-300x171.jpg 300w" alt="" width="502" height="286" /></figure>
</div>
<p>Stimato, apprezzato per schiettezza ed autenticità nelle amicizie, <strong>Corrado Cimati</strong> ha lasciato un segno significativo nella comunità italiana di <strong>Melbourne</strong>, abruzzese in particolare. Come un forte segno aveva lasciato a <strong>Paganica</strong>, nella sua comunità d’origine. Anche perché sin da giovane aveva dato segno del suo ingegno multiforme, non solo negli studi. Suo padre <strong>Arnaldo</strong>, ad inizio estate e fino all’autunno inoltrato, tirava fuori dal ricovero le sue macchine agricole. Si iniziava con la trebbiatura dei frumenti, orzo e grano, mettendo in tour la trebbiatrice con il trattore Landini testa calda, con il suo possente tuono scoppiettante, davvero uno spettacolo. La squadra dei lavoratori a servizio delle macchine, di cui <strong>Corrado</strong> e <strong>Vittorio</strong> erano parte, facevano il giro delle aie dapprima a <strong>Paganica</strong>, quindi nei paesi del circondario, a trebbiare le <em>oppie</em>(cumuli di covoni) di grano e orzo.</p>
<p>Poi s’andava nei paesi dell’alto Aterno, <strong>Montereale</strong>e dintorni, dove il raccolto maturava più tardi, fino ad agosto inoltrato. Finita la stagione della trebbiatura nel grande ricovero-garage, già scuderie del Palazzo ducale e trent’anni fa restaurate come Centro civico, rientrava la trebbiatrice ed usciva una straordinaria macchina spigolatrice di granturco: una vecchia Mercedes che <strong>Arnaldo</strong> aveva adattato, privandola dell’abitacolo e montando sul telaio la macchina spigolatrice azionata dal motore dell’auto. Tutto Arnaldo aveva realizzato con le sue creative capacità meccaniche. Davvero bella quella macchina, con i fari a lanterna e quel lungo muso verde sempre tirato a lucido. Si finiva praticamente in ottobre a sgranare il granturco, girando per le aie dov’era steso a seccare. Cominciava, nel frattempo, l’aratura dei campi per prepararli alla semina dei frumenti, in novembre, o per le nuove coltivazioni in primavera. C’era poi anche il mulino di proprietà, sempre in funzione, sulla statale verso il Santuario d’Appari e il Gran Sasso, dove s’andava a macinare il grano e il mais, per ricavarne le relative farine.</p>
<p>In tutte queste faccende meccaniche <strong>Corrado</strong>, che si manteneva libero dagli studi da giugno a settembre nei mesi di maggiore impegno, era <em>magna pars</em> nella conduzione del lavoro, insieme al <em>dominus</em>, suo padre <strong>Arnaldo</strong>. Finita la stagione dei raccolti nei campi l’impresa familiare avviava l’attività di norcineria, da novembre fino ad aprile. Si preparavano salsicce, salumi vari, prosciutti, pancette e guanciali, ed ogni altra genuina specialità propria della lavorazione del maiale. La famiglia <strong>Cimati</strong> aveva un norcino sopraffino, Settimio, che curava la preparazione delle carni, mentre tutti della famiglia erano addetti ai lavori di assistenza, che tanta ce ne vuole nella macellazione. Ogni anno un rosario di maiali macellati, uno dopo l’altro, alimentavano la catena produttiva di salumi di finissima qualità e sapori. <strong>Donna Esilde</strong>, la moglie di Arnaldo, nell’attiguo negozio al piano terra di casa Cimati, nei pressi della Chiesa Madre e della piazza principale del paese, con la spiccata gentilezza e grazia che la connotavano, provvedeva a commerciare quelle leccornie agli affezionati clienti di tutto il circondario.</p>
<p>Un’altra attività impegnò <strong>Corrado</strong> prima di partire per l’<strong>Australia</strong>. Impiantò nei pressi del borgo di San Giacomo, a qualche chilometro da <strong>Paganica</strong>, un innovativo allevamento avicolo, polli e galline uovaiole, che avevano l’acme dell’occupazione, specie per le sorelle Rina e Silvana, quando dalle macchine incubatrici migliaia di pulcini nascevano e dovevano essere accuditi, prima di poterli avviare tutti alla vendita. Sembrerà singolare questo ricordo bucolico di <strong>Corrado Cimati</strong>, delle sue occupazioni prima dell’emigrazione. Credo che se potesse conoscerlo o leggerlo da lassù, in fondo ne sarebbe lieto. Egli ha infatti avuto per il mondo agricolo e la società contadina un’attenzione particolare, un grande amore, fonte di quella cultura autentica donde ha tratto quei valori umani portati con sé fino al continente oceanico.</p>
<p>***</p>
<p><strong>Una Messa in ricordo di Corrado Cimati sarà celebrata a Paganica domenica 5 dicembre, alle 17:30, nella Chiesa degli Angeli Custodi.</strong></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F12%2F04%2Fscomparso-a-melbourne-corrado-cimati%2F&amp;linkname=Scomparso%20a%20Melbourne%20Corrado%20Cimati" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F12%2F04%2Fscomparso-a-melbourne-corrado-cimati%2F&#038;title=Scomparso%20a%20Melbourne%20Corrado%20Cimati" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/04/scomparso-a-melbourne-corrado-cimati/" data-a2a-title="Scomparso a Melbourne Corrado Cimati"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/12/04/scomparso-a-melbourne-corrado-cimati/">Scomparso a Melbourne Corrado Cimati</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">46829</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Figli delle App</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/25/figli-delle-app/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=figli-delle-app</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Adernò]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 21:16:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Pira]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=39357</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="303" height="448" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/app.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/app.jpg 303w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/app-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 303px) 100vw, 303px" /></p>
<p>Il sociologo Francesco Pira intervista le nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti. Il 98% ha uno smartphone, il 68% ha un profilo falso, il 60% si sente solo. Il sociologo Francesco&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/25/figli-delle-app/">Figli delle App</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il sociologo Francesco Pira intervista le nuove generazioni digital-popolari e social-dipendenti. Il 98% ha uno smartphone, il 68% ha un profilo falso, il 60% si sente solo.</em></p>
<p>Il sociologo Francesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi, docente di<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-thumbnail wp-image-39359" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/francescopira-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /> Comunicazione e Giornalismo all’Università degli Studi di Messina, parla ai nostri figli, ai ragazzi di oggi che non sono marziani ma adolescenti e giovani pieni di speranze e carichi di fragilità.</p>
<p>Nel titolo provocatorio “Figli delle App”, l’autore che si definisce “<em>immigrato digitale e adolescente, </em>riecheggia il ritornello della canzone di Alan Sorrenti.</p>
<p><em>“Noi siamo figli delle stelle/ Non ci fermeremo mai per niente al mondo/ Per sempre figli delle stelle/ Senza storia senza età, eroi di un sogno…” e </em>si chiede se i figli delle App siano veramente “<em>eroi di un sogno</em>” o vittime del consumismo tecnologico che, come afferma Zygmunt Bauman “<em>rischia di trasformarci in individui senza storia e identità</em>”.</p>
<p>I ragazzi di oggi si muovono tra App e dimensione social, in un fluire quotidiano h24 d’interazioni, produzione di contenuti e creatività mentre, con la didattica a distanza, anche l’e-learning è entrato nella loro vita.</p>
<p>Il terzo capitolo del volume “<em>La mia via ai tempi del Covid.”</em> è interamente dedicato ai risultati della <em>survey online</em>, condotta durante il lockdown, nel periodo aprile – maggio 2020, che ha coinvolto 1.858 ragazze e ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, i quali hanno risposto ad un questionario online composto da diciassette domande.</p>
<p>I dati evidenziano come questi adolescenti rappresentino a tutti gli effetti, la prima generazione digitale.</p>
<p>Il 96,6% degli intervistati possiede uno smartphone e l’88,8% ha un computer. Uno degli aspetti di maggiore interesse emerso è quello relativo alla tendenza ad isolarsi rispetto all’ambiente familiare.  I ragazzi appaiono sempre più dipendenti dal gruppo di pari e, durante il lockdown, hanno vissuto una forte sensazione d’isolamento, di paura e di scoraggiamento.</p>
<p>Appare significativo che il 69% degli intervistati ha dichiarato di trascorrere la giornata su Instagram e WhatsApp e di essere in possesso di un profilo social falso, confermando così, come nell’era liquido-moderna, l’inganno sia diventato centrale nei processi di comprensione del reale, e la distinzione tra vero e falso non sia più percepita.</p>
<p>Nel testo, il prof. Pira spiega come oggi si registra il passaggio da una non-comunicazione all’iper-comunicazione, alla “vetrinizzazione” dell’io ed alla sistematica manipolazione della realtà, con impatti profondi sulle dinamiche di sviluppo della società nel suo complesso<strong>.</strong></p>
<p>Nella prefazione, il prof. Giovanni Boccia Artieri, Ordinario di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Urbino, evidenzia che il libro “<em>ripercorre le tappe di evoluzione e addomesticamento delle tecnologie</em>” e mette  a confronto generazioni diverse che si sono evolute all’interno  di ambienti sempre più tecnologici.</p>
<p>Nell’incontro deontologico online, promosso dall’UCSI con l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, sul tema “Attualità della Carta di Treviso”, il prof. Pira ha sollecitato il coinvolgimento educativo dei genitori, che spesso con un comportamento da “adultescenti” rifiutano il controllo dei social e trascurano le responsabilità educative che competono loro, nell’evidente dicotomia tra connessione e relazione.</p>
<p>“<em>Dalla buona o dalla cattiva educazione della gioventù dipende un buon o un triste avvenire della società”. </em>La citazione della frase di San Giovanni Bosco che apre il volume “<em>Figli delle App”, </em>rappresenta il filo motivazionale per una lettura attenta ed una responsabilità, capaci di rispondere all’emergenza educativa.</p>
<p>L’educazione alla cittadinanza digitale e l’uso corretto delle nuove tecnologie che trasmettano al mondo messaggi positivi e che promuovano la costruzione della società della conoscenza, contribuiranno a superare i rischi del c<em>yberbullismo,</em> del <em>sexting,</em> del <em>revenge porn</em>, del <em>cutting, </em>ed ora anche del<em> Tik Tok, </em>che, per gli effetti dannosi che producono, non possono essere chiamati “giochi”.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F03%2F25%2Ffigli-delle-app%2F&amp;linkname=Figli%20delle%20App" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F03%2F25%2Ffigli-delle-app%2F&#038;title=Figli%20delle%20App" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/25/figli-delle-app/" data-a2a-title="Figli delle App"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/25/figli-delle-app/">Figli delle App</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">39357</post-id>	</item>
		<item>
		<title>In libreria “L’Italia del Ni. Cento appunti per cercare di capire un Paese complicato&#8221;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/05/in-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=in-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Gambadoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 16:48:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[saggistica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.lafrecciaweb.it/?p=6038</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="687" height="700" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/cover.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/cover.jpg 687w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/cover-294x300.jpg 294w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/cover-585x596.jpg 585w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /></p>
<p>L&#8217;Italia che non decide, che non riesce ad esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con “Sì”. Gian Maria Fara, sociologo e Presidente di Eurispes torna in libreria con&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/05/in-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato/">In libreria “L’Italia del Ni. Cento appunti per cercare di capire un Paese complicato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5>L&#8217;Italia   che non  decide, che non riesce ad esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con “Sì”. Gian Maria Fara, sociologo e Presidente di Eurispes torna in libreria con il suo nuovo libro, L&#8217;Italia del “nì”. 100 appunti per cercare di capire un Paese complicato (Edizioni Minerva), con la prefazione di Michele Ainis.</h5>
<p>A 7 anni da “La Repubblica delle Api” pubblicato nel 2013, <strong>Gian Maria Fara</strong>, Presidente di  <strong>Eurispes</strong>, traccia in 100 nuovi  aforismi  il profilo di un Paese  dalle  mille contraddizioni. Il volume è una raccolta di riflessioni ad ampio raggio, scritte nell’arco degli ultimi sette anni (2019/2013), “particelle di memoria” che Gian Maria Fara affida al lettore per ricordare  “situazioni che forse sono state, in molti casi, sommerse dal diluvio dell’informazione che tende a cancellare l’origine delle cose”.</p>
<p>Sono molteplici i fattori che determinano lo stallo del nostro Paese.  La mancanza di  responsabilità e di coraggio,  di analisi e programmazione nel lungo periodo da parte della classe dirigente, il progressivo impoverimento del Paese legato a politiche fallimentari : sono solo alcuni dei mali endemici che dominano ormai da molto tempo l’Italia. L’immagine che emerge è quella di un Paese  fermo, che vive nell’incertezza; &#8220;l’Italia del nì&#8221;,  la cui classe  dirigente rimanda ogni decisione,  che non riesce mai ‒ su nessun argomento di interesse generale e su alcuna prospettiva di lungo periodo ‒ a esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con un “Sì”.</p>
<p>“Sul piano istituzionale mai, nella storia recente, si erano potute osservare una tale &#8216;capacità di indecisione&#8217;, una così grande confusione di ruoli e di responsabilità, una così netta separazione tra dichiarazioni, annunci e fatti”.</p>
<p>«Un sociologo» diceva Gesualdo Bufalino «è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori». Gian Maria Fara è un sociologo che non si limita a disegnare il profilo degli italiani, -ma analizza anche il delicato  legame che si instaura fra i giocatori in campo- lo Stato e le Istituzioni -e gli spalti-  la società italiana.  Un rapporto da “separati in casa”  nel quale è venuta meno da parte dei cittadini la fiducia nelle Istituzioni e nel Sistema, non più in grado di garantire crescita, stabilità, sicurezza economica, prospettive per il futuro. “Le grandi questioni che attraversano la vita del Paese sono affrontate con la superficialità e con l’improvvisazione dettate dai tempi della comunicazione. Ogni argomento, anche se di grande rilevanza, viene affidato a uno spot, uno slogan, un tweet”.   E’ l&#8217;affermazione  della<b> qualipatia, </b>che il Presidente di Eurispes identifica con &#8220;l’avversione ed il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità&#8221;, una patologia sociale che &#8220;archivia l’essere e santifica l’apparire, che esalta il contenitore a discapito del contenuto, che premia l’appartenenza e mortifica la competenza&#8221;.</p>
<p>Gian Maria Fara ha il dono di catturare in immagini uno stato della società, come dimostra il Rapporto Italia Eurispes: la foto fermata dal Presidente di Eurispes è quella di un Paese ricco di potenzialità ma privo di  energia,  bloccato dalla declinazione  di responsabilità,  dai mille legacci di una burocrazia che fagocita in nome della complicazione e dell’autoreferenzialità ogni  tentativo di cambiamento .  E’ La metafora letteraria di Gulliver, imbrigliato dai lacciuoli  di  mille cavilli, decreti, dalla produzione abnorme di documenti e passaggi approvativi che rallentano ogni processo e avanzamento, fino a incatenare ogni possibile passo verso la modernizzazione del Paese.</p>
<p>La possibilità di un  futuro migliore  esiste,  lo Stato deve assumersi&#8221; il ruolo di programmatore e regolatore di sviluppo&#8221;, le competenze per farlo ci sono, si tratta solo di volontà politica,  perchè come diceva Albert Einstein, &#8220;Non possiamo risolvere i nostri problemi con lo stesso modo di pensare che abbiamo usato nel crearli&#8221;.</p>
<p><strong>Michele Ainis</strong> nella prefazione al libro scrive, «Siamo rimasti intrappolati in una rete di inefficienze e di egoismi, pubblici e privati, individuali e collettivi. Venirne fuori sarà dura, ma non potremo mai riuscirci senza una più matura consapevolezza dei guai che abbiamo sul groppone. Questo libro può aiutarci, può farci aprire gli occhi. Anche perché non è scritto con lo stile pedante di chi parla dalla cattedra, né col tono ciarliero che spesso usano i sociologi. Semmai riecheggia un’opera che Gian Maria Fara certamente ben conosce, perché ne cita l’autore a più riprese: i <em>Minima Moralia</em> di Theodor W. Adorno. Una raccolta di aforismi, ed è per l’appunto, rapsodico e aforistico il discorrere di Fara».</p>
<p id=":en" class="hP" tabindex="-1" data-thread-perm-id="thread-f:1668682578151336992" data-legacy-thread-id="172859f6b997ec20">Siamo entrati nella fase tre di questa lotta contro con un virus che rischia di toglierci la speranza. A volte sembra di vivere &#8216;Nel paese delle bugie&#8217;, per dirla con il racconto di Etgar Keret, e le bugie che si dicono poi ci si ripresentano in carne e ossa oltre che nei sogni. Di una cosa possiamo e dobbiamo fare a meno: la delega, la rinuncia a scendere in campo, l&#8217;abitudine o assuefazione al &#8216;ni, in quella bolla dove il grigio toglie la bellezza di una scelta, di un si o un no che costruisce nel segno della differenza. E anche in questo ricordarci che la storia è scelta e impegno, non seguire la corrente del fiume o le ruote di un carro, sta il pensiero di Gian Maria Fara. Un pensiero che fa bene all&#8217;Italia.</p>
<div id=":dc" class="pG" role="img" data-tooltip-contained="true" data-tooltip-align="b,l" data-tooltip-delay="1500" aria-label="Non importante"></div>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-6040 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/fara2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />GIAN MARIA FARA</strong></p>
<p>Sociologo, ha fondato (1982) e presiede l’Eurispes (Istituto di Studi Politici Economici e Sociali), ed è responsabile della Direzione scientifica del <em>Rapporto Italia</em>, riflessione annuale dell’Eurispes sulla situazione sociale ed economica del nostro Paese. È membro del Comitato Scientifico della Fondazione Italia-Usa e del Comitato Scientifico di <em>Europa Contemporanea</em>, rivista ufficiale della Accademia delle Scienze di Mosca. Dal 1990 al 2012 è stato consultore del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nel corso degli anni ha insegnato presso La Sapienza, Università di Roma, l’Università di Salerno, l’Università di Teramo, la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, la LUISS e la LUMSA.  Attualmente è professore straordinario di Sociologia dei Processi Economici presso l’Universitas Mercatorum di Roma Tra le sue pubblicazioni: <em>Cultura e immagine dell’artigianato italiano </em>(Merlo, 1988), <em>Etica e informazione </em>(Vallecchi, 1992), <em>Il potere in Italia </em>(Koiné, 1993), <em>L’Italia in nero </em>(Datanews, 2012), <em>Classe dirigente, il profilo del potere in Italia </em>(Datanews, 2012), <em>Dalla spending review al ritorno del Principe, la Pubblica amministrazione come presidio di democrazia </em>(Datanews, 2012), <em>Outlet Italia. Cronaca di un Paese in (s)vendita </em>(Datanews, 2013), <em>La Repubblica delle Api </em>(Datanews, 2013).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F06%2F05%2Fin-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato%2F&amp;linkname=In%20libreria%20%E2%80%9CL%E2%80%99Italia%20del%20Ni.%20Cento%20appunti%20per%20cercare%20di%20capire%20un%20Paese%20complicato%E2%80%9D" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2020%2F06%2F05%2Fin-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato%2F&#038;title=In%20libreria%20%E2%80%9CL%E2%80%99Italia%20del%20Ni.%20Cento%20appunti%20per%20cercare%20di%20capire%20un%20Paese%20complicato%E2%80%9D" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/05/in-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato/" data-a2a-title="In libreria “L’Italia del Ni. Cento appunti per cercare di capire un Paese complicato”"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/05/in-libreria-litalia-del-ni-cento-appunti-per-cercare-di-capire-un-paese-complicato/">In libreria “L’Italia del Ni. Cento appunti per cercare di capire un Paese complicato&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6038</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
