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		<title>Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 06:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua Si spengono le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p><p class="s7"><span class="s6"><b><i>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua</i></b></span></p>
<p class="s9">Si spengono le luci. E non è solo una suggestione letteraria: è proprio la trama, degna del romanzo di <span class="s8"><b>Jay McInerney</b></span>, che torna d’attualità. Il “matrimonio” tra Stati Uniti ed Europa scricchiola come quello di Russell e Corinne: non c’è un vero litigio, ma una distanza che cresce, fatta di silenzi, calcoli e reciproca sopportazione.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><b>Donald Trump</b></span>, tornato a pensare il mondo come un grande mercato con bandiere opzionali, pratica una filosofia a metà tra l’empirico e il cervellotico: soggettiva, muscolare, spesso incomprensibile persino a se stessa. L’Europa, <span class="s8"><b>Ucraina</b></span> compresa, per lui è un partner commerciale tra tanti, non un’alleanza sentimentale. Con la <span class="s8"><b>Russia</b></span> vale lo stesso principio: la guerra può finire domani o dopodomani, purché torni utile ai conti. Il vero chiodo fisso resta la <span class="s8"><b>Cina</b></span>. È lì che si gioca l’egemonia economico-militare di un’America che teme di non essere più eterna. Il resto è contorno. Bruxelles compresa.</p>
<p class="s9">E tuttavia, miracolo dei miracoli, l’<span class="s8">Europa</span> pare aver capito. Prima l’antifona, poi la realtà. Si è desta, anche se con la lentezza tipica di chi si sveglia convinto che sia ancora presto. Rafforzerà la propria difesa, finalmente comune, perché nazionale non basta più, investirà in tecnologia per smettere di dipendere da chi la tratta come un cliente distratto, e comincerà a decidere aggirando l’ossessione dell’unanimità, che ha spesso funzionato come un elegante freno a mano tirato. Gli strumenti, in fondo, li ha sempre avuti. Ora, finalmente, sta provando a usarli.</p>
<p class="s9">Chiuso il capitolo 2025, si apre quello del 2026. O la va o la spacca. E questa volta non è una figura retorica. Intanto si chiude anche un <span class="s8"><b>Giubileo</b></span>. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, l’arcivescovo <b><span class="s8">Matteo Zuppi</span> </b>abbassa il sipario liturgico ma invita a lasciare aperte porte ben più difficili: quelle delle case, delle comunità, delle coscienze. Porte che non fanno rumore, ma resistono.</p>
<p class="s9">Le sue parole, speranza, pace, alleanza sociale, vicinanza agli ultimi, suonano come una nota fuori spartito in un mondo che discute di missili e dazi con la stessa naturalezza con cui una volta parlava di raccolti. La speranza, viene da augurarsi, è che quell’omelia riesca a superare le mura più spesse: non quelle delle basiliche, ma quelle dei cuori duri di chi si contende il dominio del mondo come fosse una partita a risiko.</p>
<p class="s9">Il 2025, del resto, non sarà ricordato con nostalgia. È stato un anno di addii pesanti: alla cultura, allo spettacolo, allo sport, alla pace, con la scomparsa di figure che tenevano insieme l’immaginario collettivo meglio di molti trattati internazionali. Alcune guerre finiscono, altre iniziano, come se l’umanità non sapesse fare altro che cambiare campo di battaglia. I dazi diventano strumenti morali, le catastrofi naturali presentano il conto, e il pianeta, già malandato, osserva in silenzio la gara a chi lo distrugge più in fretta.</p>
<p class="s9">Sul fronte interno, scandali e corruzione restano protagonisti ovunque. L’<span class="s8">Italia</span>, come spesso accade, non manca l’appuntamento. Titoli che sembrano barzellette (“Noi con Hannoun”), consiglieri che mettono in imbarazzo i partiti e pretendono di mettere il bavaglio ai giornalisti: il tutto dà l’impressione di una corsa in discesa senza paracadute. Governo e opposizione, ciascuno a modo suo, faticano: il primo perché non ha davanti un’opposizione costruttiva ma solo polemica; la seconda perché non riesce a ricordarsi quale sia il suo mestiere. E non va molto meglio altrove, se in Francia destra e sinistra riescono a dividersi perfino su un omaggio nazionale a <span class="s8"><b>Brigitte Bardot</b></span>.</p>
<p class="s9">Eppure, in questo mare agitato, qualche dato va riconosciuto. Il governo italiano porta a casa risultati non trascurabili, soprattutto sul piano internazionale. L’Italia viene osservata come una possibile guida dell’Unione. Non è poco, in tempi in cui scarseggiano le teste pensanti e ce ne vorrebbero il doppio solo per capire da dove cominciare.</p>
<p class="s9">Che cosa ci porterà il 2026?</p>
<p class="s9">La risposta migliore resta quella di un vecchio signore inglese che di crisi se ne intendeva: <span class="s10">«Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni»</span>. Il problema, semmai, è capire quanti siano ancora interessati a diventarlo.</p>
<p class="s9">Buon anno 2026. Con moderata speranza, lucida ironia e la cautela di chi ha imparato che le luci si spengono in fretta, ma il conto resta acceso.</p>
<p class="s7">
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		<title>Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 21:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il prezzo della grandezza è la responsabilità.&#8221;</em><br />
— Winston Churchill</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il 4 luglio 2025 si è aperto con un’importante dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha annunciato, dopo una telefonata con il presidente statunitense Donald Trump, un impegno degli Stati Uniti a rafforzare la difesa aerea ucraina contro gli attacchi russi. Una notizia di grande rilievo, soprattutto considerando il pesante attacco missilistico e drone subito nella notte precedente da Kiev, con oltre 500 droni e una dozzina di missili lanciati da Mosca. L’evento ha causato purtroppo una vittima civile e 23 feriti, ma ha anche messo in evidenza l’efficacia delle contromisure occidentali che hanno limitato i danni.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa dichiarazione di Zelensky ha un peso politico rilevante, ma al contempo appare come un elemento di dissonanza rispetto alle azioni e dichiarazioni precedenti degli Stati Uniti, in particolare del presidente Trump. Infatti, solo il giorno prima, Trump aveva dichiarato un fermo stop al nuovo invio di aiuti militari all’Ucraina all’interno del Piano di Bilancio USA 2025, giustificato con la necessità di preservare le risorse e spingere verso un avvio serio dei negoziati di pace con la Russia. Questa mossa aveva provocato reazioni contrastanti, non solo tra i leader occidentali e all’interno del Congresso USA, ma anche fra gli stessi ufficiali ucraini, molti dei quali avevano espresso preoccupazione per l’eventuale indebolimento della capacità difensiva di Kiev.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La telefonata tra Trump e Zelensky del 4 luglio sembra così mettere in luce una tensione tra un’esigenza politica di mostrarsi solidali con l’Ucraina e la realtà pratica di una sospensione temporanea di aiuti strategici, in particolare di sistemi avanzati come i missili Patriot. Il confronto diretto con Trump, infatti, si presenta come un tentativo di mantenere aperto un canale di dialogo e rassicurare Kiev, mentre nei fatti la Casa Bianca conferma la necessità di un bilancio più prudente e di un cambio di strategia nella gestione del conflitto.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Parallelamente, non va sottovalutato il fatto che Trump, proprio il 3 luglio, aveva avuto una lunga conversazione con Vladimir Putin, dalla quale non sono emerse aperture concrete a un cessate il fuoco o a un accordo duraturo. Ciò ha alimentato le preoccupazioni sulla possibilità che la posizione americana possa oscillare tra il voler contenere la guerra e quella di trattare con Mosca, senza però una linea chiara e coerente.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa ambiguità è destinata a pesare sul futuro immediato della guerra in Ucraina, specialmente in un momento in cui la difesa aerea è un elemento cruciale per proteggere le infrastrutture civili e militari dagli attacchi missilistici e di droni russi. Zelensky ha sottolineato più volte come la capacità di risposta americana sia fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza ucraina, e quindi ogni indecisione o riduzione di supporto rischia di compromettere gli sforzi sul campo.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In definitiva, l’episodio del 4 luglio illustra una contraddizione profonda nella strategia statunitense: da un lato l’impegno a sostenere Kiev contro l’aggressione russa, dall’altro la volontà di limitare gli aiuti per motivi di bilancio e pressione politica interna, con l’obiettivo forse di spingere verso una risoluzione negoziata del conflitto. Una situazione che rende ancora più instabile lo scenario geopolitico europeo e che mette alla prova la credibilità e la coerenza della politica estera americana.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Rimane dunque da vedere se queste contraddizioni saranno superate attraverso nuovi accordi e azioni concrete o se alimenteranno ulteriori incertezze e fragilità nel fragile equilibrio della guerra in Ucraina.</p>
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		<title>L’accordo con gli USA sui minerali strategici non avvicina la pace in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 19:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Lo scorso 30 aprile (2025), Washington e Kiev hanno firmato una serie di accordi che, in cambio degli aiuti militari forniti all’Ucraina dal febbraio 2022, attribuiscono agli Stati Uniti diritti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/07/laccordo-con-gli-usa-sui-minerali-strategici-non-avvicina-la-pace-in-ucraina/">L’accordo con gli USA sui minerali strategici non avvicina la pace in Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Lo scorso 30 aprile (2025), Washington e Kiev hanno firmato una serie di accordi che, in cambio degli aiuti militari forniti all’Ucraina dal febbraio 2022, attribuiscono agli Stati Uniti diritti di estrazione delle risorse minerarie ucraine e inseriscono il Paese in un fondo congiunto di investimento per la ricostruzione post-bellica. L’assenza di garanzie di sicurezza concrete e le tensioni con Mosca affievoliscono tuttavia le speranze di una pace entro breve termine</em></p>
<p>Sono tre i documenti firmati dai rappresentanti di Ucraina e Stati Uniti nell’ambito di un’<strong>intesa complessiva sui minerali critici </strong>a fine aprile scorso, dopo una trattativa durata mesi e costata a Kiev una parziale umiliazione pubblica nello studio ovale divenuta celebre a livello mondiale.</p>
<p>In cambio degli <strong>ingenti aiuti militari</strong> concessi da Washington dal febbraio 2022, l’accordo prevede che gli Stati Uniti detengano <strong>diritti di estrazione sulle risorse minerarie strategiche ucraine</strong> tramite specifici investimenti. Sarà però Kiev ad avere l’ultima parola su ciò che verrà estratto, nonché a mantenere il totale controllo sulla proprietà del sottosuolo.</p>
<p>Al contempo, la futura assistenza militare all’Ucraina verrà intesa come parte dei finanziamenti statunitensi che confluiranno in un <strong>fondo di investimento congiunto</strong> <em>ad hoc </em>destinato alle <strong>risorse naturali</strong> del Paese e alla <strong>ricostruzione post-bellica</strong>, dando così un <strong>significato politico all’intesa</strong> raggiunta dalle due parti.</p>
<p>Di fatto, Washington e Kiev concordano sull’uso di un <strong>linguaggio di ferma condanna alla Russia</strong>, indicata esplicitamente come Stato aggressore, confermando pertanto il superamento delle precedenti tensioni emerse nello studio ovale e la definitiva presa di distanza del Presidente Trump dalle accuse mosse a Zelenskij circa la sua corresponsabilità nello scoppio della guerra.</p>
<p>In termini di <strong>garanzie di sicurezza</strong> – questione di fondamentale importanza per l’eventuale firma di una pace con la Russia da parte dell’Ucraina – l’accordo sui minerali strategici si limita a fornire <strong>rassicurazioni circa una possibile e futura integrazione di Kiev nell’Unione Europea</strong>. Tuttavia, le questioni aperte restano molteplici.</p>
<p>Anzitutto, in confronto alle quantità di terre rare presenti nel sottosuolo della <strong>Groenlandia</strong> – altro oggetto delle mire strategiche del Presidente Trump – l’Ucraina non dispone verosimilmente di altrettanti ingenti volumi. Sono infatti necessari investimenti in studi di fattibilità e mappature del terreno per comprendere quali siano le <strong>effettive disponibilità del territorio ucraino</strong>, così come è necessario considerare che la maggior parte delle risorse si trovano all’interno dei territori momentaneamente occupati dalla Russia, la quale in un eventuale scenario di cristallizzazione dello <em>status quo </em>potrebbe <strong>beneficiare delle rendite derivanti dall’estrazione a danno dell’Ucraina</strong>.</p>
<p>La mancanza di dati precisi relativi ai minerali critici presenti in Ucraina si traduce automaticamente in un elemento di incertezza per Washington, che non potrà contare solo sugli accordi firmati a fine aprile per <strong>garantirsi una fornitura stabile e continuativa di terre rare</strong> da impiegare nell’industria della difesa, nel settore tecnologico ed eventualmente per la realizzazione di batterie utili alla transizione energetica. Una questione spinosa se si considera che circa l’<strong>80% di terre rare si trova in Cina</strong>, principale avversario politico ed economico degli Stati Uniti di Trump, con cui si sta giocando la partita per il <strong>dominio tecnologico globale</strong> a suon di dazi e pacchetti di sanzioni.</p>
<p>Al contempo, l’intesa sulle terre rare non pone argine alle numerose <strong>divergenze che permangono tra Trump e Zelenskij</strong> a proposito dell’approccio da adottare durante i negoziati per la pace con la Russia. Se alla vigilia della parata del nove maggio a Mosca il Presidente Putin parla di <strong>riconciliazione</strong> ma non azzarda ad alcun passo indietro sulla posizione ufficiale del Cremlino, che intende ancora de-nazificare l’Ucraina e rivendicare la propria <strong>sovranità <em>de iure </em>e <em>de facto</em> su Crimea, Donbas e ulteriori aree occupate</strong>, Zelenskij spera ancora – in maniera velleitaria – di <strong>entrare a far parte di un sistema di sicurezza occidentale</strong> che funga da disincentivo per eventuali nuove e future invasioni russe.</p>
<p>Garanzie che al momento non sembrano essere sul tavolo dei negoziati, ancora fortemente legati al cosiddetto “<strong>Piano Kellogg</strong>” che di fatto porrebbe fine all’integrità territoriale dell’Ucraina così come si configurava fino al 2014 e garantirebbe a Putin l’accoglimento della (quasi) totalità delle sue richieste per porre fine alla guerra. Un approccio inaccettabile per Kiev, che tuttavia permane in un <strong>triangolo negoziale </strong>in cui l’unica alternativa rimasta su cui forzare la mano sembra essere l’adesione alle istituzioni di Bruxelles.</p>
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		<title>EUROPA SVEGLIATI!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 18:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7009-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli Stati&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_100151" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-100151" class="wp-image-100151 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/02/IMG_7011-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /><p id="caption-attachment-100151" class="wp-caption-text">Giuseppe Arno’</p></div>
<p class="s4">Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli <span class="s5"><b>Stati Uniti</b></span> stringono accordi strategici con <b>Zelensky</b>, <b>Putin</b> attende di ridefinire gli equilibri con <b>Trump</b>, e <b>l’Europa</b>? Rimane impantanata in valutazioni tardive su un ipotetico invio di forze di pace in <span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, quando il conflitto sarà ormai terminato. In questo scenario, tutti avanzano, tranne noi.</p>
<p class="s4">La lezione americana è chiara: meno parole, più azione. Mentre <strong><span class="s5">Bruxelles </span></strong>si perde in convegni e dibattiti senza fine, <span class="s5"><b>Washington</b></span> consolida un’intesa con <span class="s5"><b>Kyev</b></span> per l’estrazione congiunta delle terre rare. Secondo il primo ministro ucraino <strong><span class="s5">Denys</span> <span class="s5">Shmyhal</span></strong>, il progetto è già in fase avanzata, con un fondo d’investimento dedicato e garanzie di sicurezza statunitensi. Nel frattempo, l’<span class="s5">Europa</span> riflette sull’invio di un contingente militare, senza una chiara strategia su come trasformarlo in un vantaggio concreto e sostenibile.</p>
<p class="s4">Il confronto economico è altrettanto impietoso. Gli Stati Uniti capitalizzano sulle alleanze, mentre <b>l’Europa</b> rischia di restare il fanalino di coda, con investimenti disorganizzati e privi di una prospettiva di ritorno. Questa non è una teoria cospirazionista, ma una realtà che si sta consolidando sotto i nostri occhi.</p>
<p class="s4">E l’Italia? Qui entra in gioco <span class="s5"><b>Giorgia Meloni</b></span>, oggi una delle figure più affidabili nel panorama europeo. Se c’è qualcuno in grado di spingere l’Europa verso un’azione più concreta e pragmatica, è proprio la premier italiana. L’<b><span class="s5">Italia</span> </b>ha l’opportunità di guidare un approccio più efficace nella negoziazione degli impegni per la sicurezza dell’<span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, puntando a benefici economici, strategici e d’immagine.</p>
<p class="s4">Un altro fattore cruciale riguarda i rapporti con <span class="s5"><b>Washington</b></span>. Con <span class="s5"><b>Trump</b></span> nuovamente alla Casa Bianca dopo la recente vittoria elettorale, il dialogo non si limiterà a dichiarazioni di principio, ma entrerà nel vivo delle trattative economiche e strategiche. Basta osservare quanto delle nuove spese militari europee finisca nelle casse dell’industria bellica americana: un chiaro punto di partenza per una negoziazione più equilibrata.</p>
<p class="s4">L’Europa ha bisogno di una leadership pragmatica, capace di cogliere le opportunità invece di restare impantanata in sterili discussioni. Il futuro post-bellico dell’<span class="s5">Ucraina</span> si sta delineando ora: se non agiamo con decisione, rischiamo di ritrovarci relegati al ruolo di spettatori, senza peso politico ed economico. E questo, semplicemente, non possiamo permettercelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="s4"><a name="_GoBack"></a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F02%2F28%2Feuropa-svegliati%2F&amp;linkname=EUROPA%20SVEGLIATI%21" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F02%2F28%2Feuropa-svegliati%2F&#038;title=EUROPA%20SVEGLIATI%21" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/28/europa-svegliati/" data-a2a-title="EUROPA SVEGLIATI!"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/02/28/europa-svegliati/">EUROPA SVEGLIATI!</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>La forza e il grido di battaglia delle donne afghane, iraniane e statunitensi “Figlie di Eva” il libro di Liliana Faccioli Pintozzi (Video )</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2024/05/01/infiglie-di-eva-di-liliana-faccioli-pintozzi-la-forza-e-il-grido-di-battaglia-delle-donne-afghane-iraniane-e-statunitensi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=infiglie-di-eva-di-liliana-faccioli-pintozzi-la-forza-e-il-grido-di-battaglia-delle-donne-afghane-iraniane-e-statunitensi</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Maccaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 May 2024 09:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[le figlie di Eva]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/eva-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/eva-1.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/eva-1-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Si è svolta a Roma la  presentazione del libro di Liliana Faccioli Pintozzi, “Figlie di Eva. La battaglia delle Donne per la Vita e la Libertà in Iran, Afghanistan e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2024/05/01/infiglie-di-eva-di-liliana-faccioli-pintozzi-la-forza-e-il-grido-di-battaglia-delle-donne-afghane-iraniane-e-statunitensi/">La forza e il grido di battaglia delle donne afghane, iraniane e statunitensi “Figlie di Eva” il libro di Liliana Faccioli Pintozzi (Video )</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong><em><strong>i è svolta a Roma la  presentazione del libro di Liliana Faccioli Pintozzi, “Figlie di Eva. La battaglia delle Donne per la Vita e la Libertà in Iran, Afghanistan e Stati Uniti”. Le  interviste al prof. Antonello F. Biagini Rettore emerito dell’Università La Sapienza di Roma, (video) e all&#8217;autrice Liliana Faccioli Pintozzi (testo, video)  a  cura di </strong></em></span><em><strong> Francesca Maccaglia</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Una delle battaglie principali della società contemporanea è quella sui diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Trovare soluzioni efficaci alla discriminazione contro le donne e alla violenza di genere, non solo sul piano delle leggi, ma soprattutto su quello della cultura e dell’educazione, è diventata una delle questioni più urgenti del nostro tempo. Le donne e le ragazze rappresentano più della metà della popolazione mondiale e subiscono le conseguenze delle crisi umanitarie e dei conflitti, dell’estremismo violento, dell’insicurezza alimentare e della mancanza di cure sanitarie. Nei contesti di conflitto e di fragilità, queste disuguaglianze sono ulteriormente inasprite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;">Martedì scorso  a Roma presso il <strong>Villino di Lola Mora Vega de Hernandez</strong>, una splendida residenza nota per il suo importante valore artistico e storico, si è tenuta la presentazione del libro di <strong>Liliana Faccioli Pintozzi</strong>, “<strong>Figlie di Eva. La battaglia delle Donne per la Vita e la Libertà in Iran, Afghanistan e Stati Uniti</strong>”, un evento a cura di <strong>Emanuele Muto e Karol Soprano</strong>.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-87084 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-300x300.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-1024x1024.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-768x768.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400-640x640.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/3f29048e-fc71-423e-807a-ebbf80f88400.jpg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><img decoding="async" class="alignright wp-image-87085 " src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/8a3b3550-8458-48e8-88f8-1ca7246a82a3-300x243.jpg" alt="" width="356" height="288" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/8a3b3550-8458-48e8-88f8-1ca7246a82a3-300x243.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/8a3b3550-8458-48e8-88f8-1ca7246a82a3.jpg 640w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/05/8a3b3550-8458-48e8-88f8-1ca7246a82a3-585x474.jpg 585w" sizes="(max-width: 356px) 100vw, 356px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Al tavolo, insieme all’autrice nel ruolo di moderatore, il <strong>prof. Roberto Sciarrone, addetto stampa di UnitelmaSapienza, e il</strong> <strong>prof. Antonello F. Biagini, Rettore emerito dell’Università La Sapienza di Roma,</strong> <strong>docente di Storia dell’Europa Orientale</strong> e relatore delle Tesi di Laurea e di Dottorato dell’autrice.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Se ci sono delle similitudini, ci sono anche delle differenze. Quali sono le specificità, le grandi differenze che questi territori coltivano dentro se stessi? Cosa distingue queste culture in cui anche la femminilità è declinata in modo diverso?</strong></p>
<p><strong>LFP</strong>&#8211; Servirebbe un trattato di dieci ore ed io non sono un’esperta delle varie culture; posso dire quello che ho visto, quello che mi hanno raccontato. Ho vissuto tanti anni negli Stati Uniti, sono andata in Afghanistan e ho studiato per scrivere questo libro, perché comunque bisogna sempre studiare prima di scrivere. L’Afghanistan è una sorta di <em>ground zero</em> dei diritti delle donne, è un luogo dove una certa visione della religione islamica si unisce al <strong>codice </strong><strong>Pashtunwali</strong>, che è il codice dell’etnia Pashtun, il quale ha delle solidissime basi, ma vede la donna ancora in un certo modo e poi c’è in più la visione talebana. E’ un luogo dove essere donna è un crimine,come dice  <strong>Zarifa Ghafari,</strong> &#8211; una delle protagoniste del mio libro, una delle prime donne sindache in Afghanistan quando ancora c’era la presenza occidentale, che ora è rifugiata in Germania.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’Iran è un paese dalla cultura incredibile, con un movimento femminista tra i più antichi della storia, dove le imposizioni del <strong>regime degli Ayatollah</strong> sono arrivate in cima a una società che invece vedeva le donne estremamente attive e dove tuttora le donne studiano, lavorano, quindi non c’è quella componente del sociale così arretrata, c’è una componente di Islam politico molto forte, c’è il regime degli Ayatollah, che ha scelto di fare delle leggi che accompagnano l’imposizione del velo una sorta di pietra angolare del suo regime stesso. Gli Stati Uniti sono quello che siamo noi, una società laica, una società dove i diritti sono battaglie quotidiane, dove però stiamo vivendo un arretramento, o così lo vedono le donne americane, che per quel diritto, i diritti riproduttivi nella fattispecie, stanno combattendo, però raccontano un mondo molto più ampio. Non ci sono paragoni, come dicevamo prima, però c’è un filo rosso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quanta forza c’è nelle donne? La capacità di fare gruppo delle donne reagendo in questi Paesi alle sopraffazioni, alle violenze. Quali sono i casi più importanti ed emblematici di questo percorso?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LFP</strong>-Devo dire che tutte le donne che ho intervistato mi hanno impressionata. Da <strong>Suraya Pakzad</strong>, ora anche lei rifugiata in Germania, è una delle tante fondatrici delle scuole sotterranee a Kabul durante il primo regime dei talebani, donne che hanno rischiato la vita per insegnare a fare due più due alle proprie figlie e ai propri figli, perché il diritto all’istruzione è alla base per poter vivere, per essere delle persone. La stessa <strong>Zarifa Ghafari </strong>ha subito vari attentati alla sua vita. <strong>Masih Alinejad</strong> è una giornalista, adesso è rifugiata a New York, una ex giornalista politica, usa i social, viene da una famiglia molto conservatrice ma combatte per quello che lei ritiene essere naturale. Siamo uguali, dobbiamo avere gli stessi diritti. Sono tante le donne che hanno fatto questo libro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Vorrei soffermarmi su tre capitoli del suo libro in particolare. L’Iran, o del diritto di scegliere; l’Afghanistan, o del diritto di esistere; e, gli Stati Uniti, o del dovere di resistere. Approfondiamo questa differenza.  </strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LFP</strong>-L’Afghanistan o del diritto di esistere, perché in questo Paese essere donna è un crimine e quindi si afferma il diritto all’esistenza, un diritto primario. Il diritto di camminare da soli, di lavorare, di studiare, di imparare le basi. Il diritto di scegliere per l’Iran, perché chi protesta in Iran non è contro il velo, vuole poter scegliere, vuole dire lo metto o non lo metto. Ciò a cui una donna iraniana è contraria è il fatto che, ad esempio, la sua testimonianza valga meno di quella di un uomo in tribunale, di non avere gli stessi diritti ereditari, lo stesso diritto in caso di divorzio, non poter fare alcuni lavori, eccetera. Quindi il diritto di scegliere come vivere la propria vita. Il dovere di resistere, perché gli Stati Uniti stanno vivendo dal mio punto di vista e da quello che raccontano le donne che ho intervistato, una sorta di involuzione sui diritti delle donne e una mancata espressione di alcuni di questi diritti e quindi è un dovere, perché gli Stati Uniti sono una grande potenza mondiale, sono un Paese di riferimento per molti altri paesi, tra cui anche il nostro, e quindi è un dovere.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Noi possiamo avere fiducia nella capacità di autodeterminazione femminile? Possiamo essere ottimisti che la forza femminile non verrà sconfitta, ma anzi è in piena crescita in questi Paesi di grandi difficoltà?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LFP</strong>-Sono due domande diverse. Per quanto riguarda l’autodeterminazione femminile, le donne faranno sciocchezze come le fanno gli uomini, sono uguali, non vedo differenza. Tutti gli uomini fanno cose sagge? No. Tutte le donne fanno cose sagge? No. E’ semplicemente la richiesta di avere gli stessi identici diritti. Non dovrebbe neanche essere una richiesta, dovrebbe essere naturale, normale.   La fiducia nelle loro capacità? L’Iran ci sta insegnando molto, l’Afghanistan ha tanta strada da fare, i cambiamenti sociali richiedono tempo, però richiedono anche attenzione, ed è quello che cerchiamo di garantire.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Diversi sociologi tra i quali, in particolare, il franco-iraniano Khosrokhavar, sostiene che ormai c’è una differenza troppo grande tra la società iraniana e il regime politico degli Ayatollah. Ha riscontrato anche lei questa differenza?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>LFP</strong>-Assolutamente sì, ma è quella che vediamo anche tutti i giorni a Teheran, è l’ultima ondata di un giro di vite, è il riconoscimento di questo fatto: la società è differente! Una donna che ha una sessantina d’anni mi ha detto: “noi durante la Rivoluzione abbiamo sbagliato, non abbiamo lottato, abbiamo accettato quello che ci veniva imposto, però noi nelle nostre cucine abbiamo cresciuto questa generazione di rivoluzionari”. La società iraniana è una società estremamente colta, aperta, curiosa, sicura di sé, quindi non ha paura. Il regime forse non la rappresenta più in questo momento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il libro, edito da Paesi edizioni, è disponibile sia nelle librerie sia on line anche in e-book, si può comprare e leggere e spero sia in grado di dare il suo piccolo contributo a un dibattito che secondo me è estremamente attuale.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/9Fm1VMSwlf4?si=dEOcgZMtaFegtl48" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe>nbsp;</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/6hynSzuwyVM?si=Ant_KDguocrljIhb" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" data-mce-type="bookmark" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
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		<title>Pentagon Papers</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Nov 2023 08:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Vietnam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="216" height="196" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/669B379C-8639-4439-B12F-06678EC2AB4E.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" /></p>
<p>Roma, 25 nov. 2023 – Fra le infinite differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti di oggi ce n’è una che è vitale e che viene prima di tutte le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma, 25 nov. 2023 – Fra le infinite differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti di oggi ce n’è una che è vitale e che viene prima di tutte le altre: <strong><em>la capacità di affrontare la realtà per quella che è</em></strong> <strong><em>insieme ad un alto tasso di reale democrazia</em></strong>. Mi spiego meglio in Italia si preferisce costruire ed innalzare statue di “<strong>miti</strong>” (dal greco antico <strong>mŷthos</strong>) quale <strong>narrazione </strong>investita di sacralità invece di fare <strong>Storia </strong>e diffonderla. Anche gli USA costruiscono dei miti, ma poi molto spesso producono documenti che smentiscono totalmente le falsità inventate per costruire il mito di turno. Chi non ricorda il Vietnam con la sua spietata guerra?</p>
<p><strong>Daniel Ellsberg</strong> consegnò 7mila pagine che, in sintesi, furono riportate per la prima volta all’attenzione del pubblico americano sulla prima pagina del <strong>New York Times il 13 giugno 1971</strong>, con il titolo: “<strong>Vietnam Archive Pentagon Study Traces 3 Decades</strong> <strong>of Growing U.S. Involvement</strong>” nello stesso periodo fu pubblicato “<strong><em>Il rovesciamento di Ngo Dinh Diem maggio-novembre 1963</em></strong>“, pp. 201-276. (<strong><em>Boston: Beacon Press, 1971</em></strong>).</p>
<p>L’ amministrazione Kennedy era a conoscenza della pianificazione del colpo di Stato ed il <strong>Cable 243 del Dipartimento di Stato</strong> degli Stati Uniti all’ambasciatore americano nel Vietnam del Sud <strong>Henry Cabot Lodge Jr.</strong>, affermava che era politica degli Stati Uniti non cercare di fermarlo.</p>
<p>In questi documenti si dimostrava che, il governo degli Stati Uniti fosse coinvolto negli affari del Vietnam con responsabilità dirette di ben quattro Presidenti: <strong>Harry S. Truman</strong>, con cui gli Stati Uniti aiutarono la Francia nella sua guerra contro il Viet Minh guidato dai comunisti durante la prima guerra dell’Indocina nei lontani anni ’40.</p>
<p>Sotto il presidente <strong>Dwight D. Eisenhower</strong>, il governo degli Stati Uniti svolse un “<strong>ruolo diretto nel crollo definitivo dell’accordo di Ginevra</strong>” nel 1954, sostenendo il nascente Vietnam del Sud e segretamente minò il paese comunista del Vietnam del Nord.</p>
<p>Sotto il presidente <strong>John F. Kennedy</strong>, il governo degli Stati Uniti trasformò la sua politica nei confronti del Vietnam da una “<strong>scommessa limitata</strong>” ad un vero e proprio  “<strong>impegno di ampio e totale respiro</strong>”.</p>
<p>Sotto il presidente <strong>Lyndon Johnson</strong>, il governo degli Stati Uniti iniziò a condurre operazioni militari segrete contro i comunisti del Vietnam del Nord in difesa del Vietnam del Sud.</p>
<p>Nello specifico il presidente Kennedy diede inizio fin dal 1961 al grande potenziamento dell’intervento statunitense in Vietnam mentre, quello passato nella narrazione comune come il “<strong>cattivo</strong>”, <strong>Richard Nixon</strong>, iniziò a negoziare la pace con il Vietnam del Nord e con il Vietcong e da allora in poi, la presenza americana in Vietnam iniziò a ridursi e nel 1973 gli Stati Uniti ed il Vietnam del Nord firmarono un armistizio a Parigi. <strong>Il 30 aprile del 1975</strong>, il Vietcong e le truppe nordvietnamite entrarono nella capitale Saigon. Ufficialmente gli stati Uniti pagarono, oltre che con miliardi di dollari, questa sconfitta anche con oltre <strong>60.000</strong> <strong>morti</strong> e più di <strong>153.000 feriti</strong>.</p>
<p>Il mito iniziato ad edificarsi sulla figura di Kennedy è stato narcotizzato negli USA con la pubblicazione di documenti che dimostravano la sua capacità di gestire il ruolo di Prima Potenza mondiale e di scrivere pagine di Storia.</p>
<p>In Italia, invece, dove non si fa Storia ma solo narrazione di storie il mito è ancora lì, portato avanti da molti ed in particolar modo da un mirabile ex comunista che, solo dopo la caduta del Muro e la cosiddetta tangentopoli, dichiarò di non essere mai stato comunista e, per continuare a rinforzarne il mito, gli sono stati anche dedicati libri e documentari prontamente ripresi da Tv, radio e giornali anche in questi giorni in cui ricorre l’anniversario dell’uccisione di Kennedy.</p>
<p>In conclusione si può affermare che l’Italia è rinchiusa in miti costruiti ad hoc e che non danno la giusta ed equilibrata visione di ciò che è stato, alterando in tal modo, la conoscenza del presente e senza possibilità di costruire il domani.</p>
<p>………</p>
<p><strong>Photo cover</strong>: Ngô Đình Diệm ( Hué, 3 gennaio 1901 – Saigon, 2 novembre 1963) il 23 ottobre 1955 Diệm depose l’imperatore Bao Dai e proclamò la Repubblica del Vietnam, divenendone il 26 ottobre il primo presidente. In particolare ad appoggiare Diệm era il milione di cattolici fuggiti dal Vietnam del Nord a causa della nascita del governo comunista di Ho Chi Minh[4]. Il regime – datosi nel 1956 una costituzione autoritaria – suscitò la protesta della maggioranza buddhista e operò contro il nascente movimento di guerriglia comunista, organizzato nel Fronte nazionale di liberazione. Diệm venne assassinato nel 1963 insieme al fratello, nel corso di un colpo di Stato preparato con il concorso dei servizi segreti statunitensi e con l’avallo formale del presidente John Fitzgerald Kennedy.</p>
<p>……</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-thumbnail"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-47586" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2022/09/Raffaele-Romano-e1654847871615-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></figure>
</div>
<p><strong>Raffaele Romano</strong>, nato a Napoli ma vive a Roma, è un giornalista e scrittore di Storia contemporanea. Attualmente collabora con “Paese Italia Press.it” “La Freccia Web.it”, “Pensa Libero, La voce di New York”, con “L’Avanti on line” e col “Nuovo Giornale Nazionale”. In passato ha collaborato con l’Avanti per diversi anni, al quotidiano economico finanziario Ore 12 poi ha diretto Events Karate la rivista della federazione internazionale di Karate, ufficio stampa del Sindaco Roma ecc. Aver avuto per docenti all’università il prof. Renzo De Felice, Gaetano Arfè e Gabriele De Rosa e aver fatto la tesi in storia contemporanea col prof. Francesco Malgeri lo hanno forgiato nella costruzione di una “visione storico contemporanea” capace di guidarlo su quanto ha scritto in articoli e saggi. Durante la crisi pandemica Covid-19 ha avuto tempo e modo per mettere mano a tutta la documentazione che aveva accumulato in diversi anni e ricostruire empiricamente le interferenze straniere nella politica interna dell’Italia in un arco temporale che va dal 1941 al 1994 con la pubblicazione de “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA”. Mentre “Il Sindacalismo italiano visto dalla CIA. Dal fascismo alla Guerra Fredda” appena terminato, invece, è il sequel redatto avvalendosi del FOIA statunitense che gli ha consentito di poter accedere e pubblicare documentazione desecretata dai precedenti “Top Secret” per il periodo che va dagli anni ’30 agli ’80 del secolo scorso. In passato ha pubblicato una biografia storico politica su Giacomo Matteotti, il piano sanitario per il Lazio, un’inchiesta sulle italiche corporazioni: “I furbetti della penisola” ecc. Il suo lavoro storico si basa su vari documenti desecretati di diplomatici, servizi di intelligence, Dipartimento di Stato, Casa Bianca, interviste, articoli e Commissioni parlamentari di indagini italiane e straniere e tant’altro. Ha avuto grosse esperienze professionali nel settore bancario per 15 anni ed anche una grossa esperienza politica. Ovviamente tifa Napoli!</p>
<p>@riproduzione riservata</p>
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		<title>L’indipendenza tecnologica europea nello scenario globale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2023/04/06/lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lindipendenza-tecnologica-europea-nello-scenario-globale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 07:36:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>La crescita della Cina nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili. Roberto Sciarrone ne ha parlato con Roberto Pasca di Magliano, direttore di SFIDE La vera forza di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/04/2D2C8BB4-5891-433C-B859-652ABF926DAC-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>La crescita della Cina nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili. Roberto Sciarrone ne ha parlato con Roberto Pasca di Magliano, direttore di SFIDE</em></p>
<p>La vera forza di un paese e di un continente, oggi, si misura nella capacità di saper innovare, investire e moltiplicare le risorse. Lo scorso 6 dicembre 2022, in occasione della presentazione a Bruxelles del report <strong>I-Com</strong> dal titolo <em>“Fast track to EU Strategic Autonomy. Speed check for digital, green and health”</em>, è stato illustrato il posizionamento dell’Unione Europea nel contesto globale. Diversi gli spunti di interesse, in particolar modo le iniziative decise dalle istituzioni per rafforzare la competitività e conseguire l’autonomia strategica europea rispetto al resto del mondo nei settori energia, salute e digitale. In un mondo che va sempre più veloce qual è la dimensione europea oggi? <strong>Ne abbiamo parlato con Roberto Pasca di Magliano</strong>, Direttore della School of Financial Cooperation and Development SFIDE di UnitelmaSapienza. <strong>Per almeno un paio di decenni gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno assistito alla tumultuosa avanzata cinese nei settori delle tecnologie digitali e delle energie rinnovabili.</strong><strong>Quali prospettive? </strong>Si, esattamente, Stati Uniti e Unione Europea non hanno colmato ancora questo evidente gap con la Cina, impegnandosi poco nel disegno di efficaci politiche industriali orientate al sostegno della ricerca, delle produzioni ad alto contenuto tecnologico e al contenimento di consumi dipendenti dalle importazioni da Paesi a regimi autocratici. <strong>Dopo la fine dell’economia pianificata succeduta alla fine dell’Unione Sovietica, l’Occidente si è adagiato sulla speranza che il libero mercato – grazie al principio della concorrenza – avrebbe prima o poi influenzato anche le istituzioni autoritarie verso un cammino ispirato alla libera democrazia. Questa previsione è stata smentita dalla realtà?</strong> Sì. Il mercato è cinico e, come tale, è capace di adattarsi a qualsiasi sistema, anche alle dittature più rigide e capaci di trarne maggiori benefici proprio per la loro capacità di controllare i costi del lavoro. Ed è proprio la capacità di “sfruttare” le forze del libero mercato a proprio vantaggio che ha permesso alla Cina di attrarre investimenti nei settori dell’elettronica avanzata (semiconduttori, batterie, micro chips, reti telefoniche, intelligenza artificiale, maxi computer). <strong>Lo scorso anno la Cina ha superato gli Usa come primo partner commerciale dell’Unione europea.</strong><strong> Cosa ne pensa?</strong> Il sorpasso è avvenuto a seguito di un aumento delle importazioni dalla Cina del 5,6%, per un totale di 383,5 miliardi di euro, e di un incremento delle esportazioni europee del 2,2% (202,5 miliardi di euro). L’export italiano è cresciuto del 3,7% a fronte di un balzo dell’import di ben il 54,4%: un saldo negativo causato da un forte incremento dell’import di prodotti elettronici ed elettrici, strategici per l’economia. Peraltro, la Cina va rafforzando i legami commerciali con la Russia, da cui importa petrolio, gas, carbone e materie agricole ed esporta, non sono beni di consumo, ma anche diversi tipi di macchinari industriali. All’opposto le importazioni dagli Stati Uniti sono diminuite del 13,2% scendendo a 202 miliardi di euro e le esportazioni hanno registrato una flessione dell’8,2% attestandosi sui 353 miliardi di euro. Anche se il fenomeno pare attenuarsi per effetto dei condizionamenti politici che spingono le imprese verso un <em>reshoring</em>, molte multinazionali americane ed europee hanno trasferito parte della loro produzione in Cina che si è avvantaggiata del know-how tecnologico facendola diventare, tra l’altro, leader della produzione di auto elettriche con una quota pari al 30% del totale (UE 20%, Usa 7%), delle energie rinnovabili e delle componenti elettroniche ed elettriche. <strong>L’Italia in Cina. Quali i numeri?</strong> L’Italia è presente in Cina con circa 2.300 imprese che impiegano più di 60mila lavoratori e generano un fatturato di almeno 5 mld €. I settori di maggiore interesse sono la meccanica e il tessile. Gli investimenti diretti cinesi, nonostante l’ostruzionismo verso la Lituania, le controversie sui brevetti e il congelamento del <em>Comprehensive Agreement on Investment</em> nel 2022, sono cresciuti del 3% (96 mld €) e continuano a crescere; dai porti, alla sanità, all’<em>automotive</em>, a molti comparti strategici. Guardando all’Italia, la State Grid Corporation è in Cdp Reti, società che racchiude le quote di controllo di Snam, Italgas e Terna e investe in infrastrutture strategiche nei settori del gas e dell’energia elettrica. <strong>Naturalmente professore, a seguito della pandemia e della successiva guerra in Ucraina lo scacchiere internazionale è andato via via modificandosi, frammentandosi in nuove alleanze che vedono i paesi occidentali, spesso, confusi in primi al loro interno. Tutto questo si traduce in politiche estere spesso insicure a vantaggio di nuove alleanze. </strong>Lo scenario mondiale di “potenze contrapposte” è andato ulteriormente deteriorandosi a seguito alla pandemia e ancor più con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le autocrazie, sostenute da cinici oligarchi, hanno alzato il tiro inasprendo la dipendenza tecnologica dell’Occidente e quella energetica dell’UE ed ostacolando la ricerca di compromessi con le liberal-democrazie. Gli Stati Uniti reagiscono scegliendo la via del protezionismo. Con <em>l’Inflation Reduction Act</em> (370 mld $) e la manovra aggiuntiva del <em>Chips Act</em> (69 mld $) intendono agire sul <em>reshoring</em> e ancor più sull’attrazione di nuovi investimenti strategici nella transizione tecnologica concedendo generosi aiuti sia a consumatori sia ad imprese nei settori high-tech strategici (pannelli solari, turbine eoliche, batterie e altre componenti per i veicoli elettrici), purché l’intera filiera sia realizzata negli Stati Uniti o anche in Canada e Messico. <strong>La globalizzazione subirà un rallentamento? </strong>Pensare ad uno stravolgimento della globalizzazione è seriamente difficile, e peraltro non auspicabile, ma attuare politiche industriali capaci di accrescere l’indipendenza tecnologica ed energetica è diventata oggi una necessità per riscattare le democrazie dall’aggressività delle autocrazie. <strong> </strong>La globalizzazione ha spinto alla creazione di un unico grande mercato mondiale nel quale potessero circolare capitali, merci, servizi ed informazioni, ma ha anche accresciuto l’interdipendenza tra intere zone del pianeta. Grazie alle tecnologie digitali si esaspera liberalizzazione del mercato, che spinge alla de-regolazione economica e alla delocalizzazione della produzione verso paesi ove costi per unità di prodotto sono più bassi.<strong>Protagoniste sono le multinazionali che delocalizzano, anche parte della produzione, verso paesi </strong><strong>dotati di capacità tecnologiche anche se caratterizzati da bassi standard di tutela del lavoro</strong><strong>. Cosa ne pensa?</strong> Globalizzazione e concorrenza hanno reso disponibili prodotti e servizi a prezzi più bassi, ma hanno anche accresciuto la dipendenza tecnologica da paesi governati da autocrazie e dittature.  <strong> </strong>Queste in sintesi le ragioni che rendono necessaria e urgente un’efficace politica industriale europea capace di concedere sussidi alla crescita delle tecnologie strategiche, dalla R&amp;S agli investimenti in comparti digitali ed energetici.Obiettivi e strumenti di un’efficace politica industriale europea, da sviluppare in una prospettiva di stretta collaborazione con gli Stati Uniti, devono rispettare la sostenibilità economica, sociale, istituzionale ed insieme accrescere l’indipendenza energetica e tecnologica. <strong>E poi c’è il Next Generation Eu?</strong>Determinante il programma di aiuto varato dalla UE il 14 dicembre 2020, tradotto in programmi nazionali (PNRR) – ai nuovi obiettivi di indipendenza tecnologica ed energetica. Inoltre per contrastare la concorrenza cinese e rispondere efficacemente alla pioggia di sussidi americani, la UE annuncia un <em>Green Deal Industrial Plan</em> inteso a rinnovare il quadro normativo a sostegno a sostegno dello sviluppo sostenibile (<em>Net-Zero Industry Act</em>) e far leva in una prima fase su risorse esistenti (<em>REPowerEU, InvestEU, Innovation Fund</em>) cui dovrebbe seguire la costituzione di un fondo comune – <strong><em>European Sovereignty Fund</em></strong><strong> – </strong>per sostenere gli investimenti nella transizione energetica e tecnologica  a favore di imprese più promettenti sul piano tecnologico e più redditizie. Se, quindi, non è possibile né auspicabile contrastare la globalizzazione perché generata da tecnologie e non da scelte politiche, pandemia e guerra insegnano che non si può lasciar fare solo al mercato ma occorre un ruolo guida dello Stato per disegnare adeguate ed efficaci politiche industriali tra paesi affini, uniti da valori comuni.</p>
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		<title>L’evacuazione dei diritti umani, in mondovisione. Il trionfo della barbarie che corre in motocicletta e kalashnikov</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 10:21:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Biden]]></category>
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<p>La storia si ripete dopo vent’anni. Kabul consegnata ai talebani, donne e bambini in pericolo E’ la storia che si ripete nella sua forma più tragica, come l’11 settembre, corpi che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/Afghanistan-678x381-1.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/Afghanistan-678x381-1.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/Afghanistan-678x381-1-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/08/Afghanistan-678x381-1-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><strong><em>La storia si ripete dopo vent’anni. Kabul consegnata ai talebani, donne e bambini in pericolo</em></strong></p>
<p>E’ la storia che si ripete nella sua forma più tragica, come l’11 settembre, <strong>corpi che cadono nel vuoto </strong>dell’indifferenza occidentale. Le immagini “inchiodano” gli uomini alle loro responsabilità e spesso “parlano” più dei fiumi di parole della diplomazia. <strong>I talebani prendono il potere</strong> in un ferragosto infuocato, <strong>Kabul</strong> di fatto si è consegnata ai “terroristi in motocicletta”.</p>
<p>Ci sono voluti due anni – ha ricordato <strong>Paolo Garimberti</strong> – perché i vietcong conquistassero <strong>Saigon</strong> dopo l’accordo firmato nel 1973 a Parigi da <strong>Henry Kissinger </strong>e <strong>Le Duc Tho</strong>, che sancì il ritiro delle truppe americane dal <strong>Vietnam</strong>. I talebani ci hanno messo solo due mesi a impadronirsi di Kabul dopo l’annuncio di <strong>Joe Biden</strong> del ritiro dall’Afghanistan prima del ventesimo anniversario delle <strong>Twin Towers</strong>. Presagio.</p>
<p><strong>Rinasce l’Emirato islamico</strong> vent’anni dopo l’intervento militare di Stati Uniti &amp; Co. che oggi si defilano. <strong>Tradimento?</strong> Intanto questo mezz’agosto verrà ricordato per le immagini dell’aeroporto di Kabul con migliaia di cittadini aggrappati ai cancelli, donne e bambini in preda al panico e un’evacuazione confusa e isterica. I talebani sono in città, è saltata la linea di comando, Kabul è stata consegnata dalle forze armate prive di indirizzo, di leadership, corrotte e demotivate mentre ministeri e uffici di polizia si svuotavano in fretta. <strong>E adesso?</strong></p>
<p>La storia è stata già scritta, era il sogno di Trump ma è stato Biden a realizzarlo. “Non possiamo abbandonare un popolo che da quarant’anni cerca la pace” ha postato lo scrittore afghano <strong>Khaled Hosseini</strong> (Mille splendidi soli). “Una macchia per l’Occidente” secondo <strong>Bernard-Henry Lévy</strong> e via così, il “nostro mondo” si scopre più nudo. Siamo quindi di fronte all’ingenuità di un politico che non ha il senso della storia e della tragedia o è il cinismo di un presidente che sta già pensando alla sua rielezione e alla “pancia dell’America” stanca delle “guerre infinite”? Probabilmente tutt’è due. Una nuova tendenza a “stelle e strisce” inaugurata da <strong>Barack Obama</strong> quando rinunciò a far rispettare in Siria la linea rossa imposta ad <strong>Assad</strong> per impedirgli di far ricorso alle armi chimiche, strada imboccata poi da <strong>Trump</strong> che sacrificò alleati curdi in Iraq prima e poi in Siria e ripresa oggi da <strong>Biden</strong> in questo totale <strong>abbandono in mondovisione</strong>.</p>
<p><strong>Il tramonto dell’uguaglianza</strong>. I talebani in città significano anche migliaia di <strong>donne </strong>– che avevano scoperto il gusto dell’uguaglianza – costrette nuovamente nelle loro “prigioni di tela”, è stata proclamata la sharia e <strong>le scene di lapidazione</strong> filmate nei mesi scorsi nei villaggi sperduti del paese si ripeteranno nel cuore di Herat, Kandahar, Kabul. Città di alta civiltà dove il popolo afghano aveva abbracciato il “sogno democratico”. <strong>Il trionfo della barbarie</strong> che corre in motocicletta e kalashnikov.  Nella capitale è scattata la caccia alle donne, una giornalista afghana racconta a Repubblica “I talebani ci cercano per le strade, dobbiamo nasconderci, ci ributteranno sotto i burqa, che è come morire lentamente”. Tragedia nella tragedia. Diritti faticosamente conquistati sono stai persi in poche ore. La scrittrice afghana – nata negli USA – <strong>Nadia Hashimi</strong> scrive “Quando le tv si spegneranno gli islamisti non avranno più ostacoli”.</p>
<p><strong>L’evacuazione dei diritti umani. </strong>Intanto, Joe Biden assediato da un coro di critiche rievoca gli sbagli dei suoi predecessori e afferma che i diritti umani non possono essere difesi con impegni militari senza fine, è il tramonto di un’idea di America che ci aveva cullato dolcemente dopo la Seconda guerra mondiale, o forse era già tramontata e non ce n’eravamo accorti. Secondo l’esperto di Difesa della Brooking Institution <strong>Michael O’Hanlon</strong> per gli USA il ritiro è un boomerang, più impopolare dello sforzo bellico.</p>
<p>Secondo il <strong><em>New York Times</em></strong> l’evacuazione degli americani da Kabul riflette la storia di vent’anni di guerra segnati dalla disconnessione tra la diplomazia americana e la realtà sul terreno. Quale che sia l’esito dei fatti di queste ore è lecito immaginare che la fiducia degli alleati nella leadership americana e di Joe Biden e il suo “club” delle democrazia si sia incrinata. Come ha scritto il giornalista britannico <strong>Gideon Rachman</strong> “la fine di Kabul è l’inizio del mondo post-americano”.</p>
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