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		<title>La sedia vuota</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 20:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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<p>Una fiaba di Natale per adulti, dove la pace non è un canto… ma una scelta concreta di accoglienza, anche quando l’altro è “diverso” da come lo immaginavamo Nel paese&#8230;</p>
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<p>Nel paese il Natale arrivava sempre nello stesso modo: luci appese troppo in alto, presepi nelle vetrine, musiche ripetute come un rosario laico, e poi quell’aria particolare che sa di mandarino, di legna umida, di promesse che vorrebbero essere nuove e invece tornano ogni anno con lo stesso vestito.</p>
<p>Francesco lo sentiva più degli altri, forse perché di mestiere ascoltava le parole e le crepe tra le parole. Era rientrato da pochi giorni, con la valigia ancora a metà e la testa piena di volti: sale riunioni, discussioni, abbracci veri e abbracci diplomatici. Nel suo telefono c’erano messaggi che iniziavano con “scusa se disturbo” e finivano con “non so più come fare”. Nel suo cuore c’era sempre la stessa domanda: <em>ma quando è che smettiamo di fare la pace a parole e cominciamo a farla con la vita?</em></p>
<p>Il paese era piccolo, e proprio per questo sapeva essere grande nel bene e feroce nel male. Il bene era fatto di piatti condivisi senza chiedere perché. Il male era fatto di etichette appiccicate addosso alle persone come francobolli: “quello è così”, “quella è cosà”, “lui non cambia”, “lei è pericolosa”. Qui le differenze non erano un colore: erano una colpa.</p>
<p>E la parola “diverso” aveva assunto col tempo una forma allargata, quasi comoda: poteva significare lo straniero, certo, ma anche il vicino di casa che ama qualcuno “non previsto”; la donna che non rientra nelle caselle che la gente pretende; la coppia LGBT+Q di cui si parla sottovoce come se fosse una notizia e non una vita. Poteva significare la persona divorziata e riaccompagnata che entra in chiesa con la sensazione di dover chiedere permesso anche a Dio. Poteva significare chi combatte con la depressione e sorride per non farsi odiare, e poi a casa si spegne come una luce lasciata accesa troppo a lungo. Poteva significare perfino chi non ha “problemi” ma ha un problema più sottile: è ricco di sé stesso, pieno di ragione, pieno di certezze, incapace di lasciare spazio a un’altra storia.</p>
<p>E poi c’erano loro, i difensori del “si è sempre fatto così”, quelli che lo dicono come si recita un dogma; e i custodi del “le regole sono chiare”, che spesso lo usano non per orientare, ma per chiudere. Ecco: in quel paese il diverso non era solo chi veniva da fuori. Il diverso era chiunque disturbasse l’ordine delle cose, anche solo con la propria esistenza.</p>
<p>La sera del 23 dicembre, alla vigilia della vigilia, il parroco e il sindaco avevano convocato la “Cena della Comunità”. Un’idea bella, di quelle che si raccontano sui giornali: “nessuno resti solo”. Ognuno portava qualcosa, e la sala grande dell’oratorio sembrava un mercato gentile: teglie, dolci, pane caldo, lenticchie che profumavano di casa.</p>
<p>Francesco era arrivato presto, per aiutare. Aveva sistemato sedie, spostato tavoli, attaccato un cartello vicino all’ingresso con un pennarello nero: <strong>“Qui non si entra per essere uguali. Si entra per essere umani.”</strong> Lo aveva scritto senza pensarci troppo. Eppure, appena finito, aveva provato un brivido: come se qualcuno gli avesse toccato la spalla.</p>
<p>A un certo punto, mentre controllava che ci fossero posate sufficienti, vide una cosa stonata nel canto generale: una sedia, vicino alla finestra, rimasta vuota. Non perché mancasse qualcuno. Era vuota perché nessuno voleva sedersi lì. Era la sedia “di fronte” al posto che gli organizzatori avevano riservato a Karim.</p>
<p>Karim era arrivato in paese da pochi mesi. Non era un’ombra: lavorava, salutava, aiutava al mercato. Eppure era diventato subito un tema, non una persona. “È diverso”, dicevano. E la parola “diverso” qui aveva quel suono preciso: non una ricchezza, ma un rischio.</p>
<p>Ma quella sedia vuota, Francesco lo sentì con chiarezza, non era solo per Karim. Era per tutti. Era la sedia dei “diversi” di turno. Per chiunque, entrando, percepisse nell’aria una domanda non detta: <em>“Ma tu… qui… sei compatibile?”</em></p>
<p>La sala cominciava a riempirsi. Qualcuno rideva, qualcuno già criticava sottovoce, come si fa quando si ha paura di essere felici senza controllare tutto.</p>
<p>Poi Karim entrò.</p>
<p>Non fece rumore. Era come se chiedesse permesso anche all’aria. Portava una busta con dentro dei datteri e un piccolo dolce, e si guardava intorno con quella prudenza gentile di chi non vuole sbagliare. Vide il posto preparato per lui e si fermò un istante, come se avesse già capito che quel posto non era un invito, ma una prova.</p>
<p>E insieme a lui, quasi nello stesso tempo, entrarono altri “diversi” che nessuno chiamava così perché erano “di casa” e quindi facevano più paura: Anna, divorziata e riaccompagnata, con un sorriso educato e una stanchezza che le prendeva gli occhi; Teresa, che combatteva con una depressione silenziosa e aveva scelto un posto vicino all’uscita, non per scappare, ma per respirare; e due ragazzi, Luca e Matteo, che non si tenevano per mano, non perché non si amassero, ma perché quel paese sapeva trasformare un gesto d’amore in un processo sommario.</p>
<p>Francesco li notò e sentì il cuore stringersi: <em>questa cena non è una tavolata. È un campo minato. E noi fingiamo che sia solo un brindisi.</em></p>
<p>La gente iniziò a sedersi. E la sedia vicino alla finestra restò vuota, ostinata come un muro.</p>
<p>Francesco si avvicinò a un tavolo dove c’erano alcuni dei “pilastri” del paese: persone rispettate, generose, capaci di fare tanto—ma anche capaci di chiudersi come una porta quando la differenza bussava.</p>
<p>“Ragazzi,” disse con voce calma, “c’è una sedia vuota. È brutto.”</p>
<p>Uno alzò le spalle: “Che vuoi farci, Francesco. La gente si mette dove vuole.”</p>
<p>Un altro aggiunse: “Sì, però non obbligare. L’accoglienza non si impone.”</p>
<p>E un terzo, quello che aveva sempre l’aria di essere il custode del regolamento invisibile, chiuse la frase con un colpo secco: “Le regole sono chiare.”</p>
<p>Francesco sentì il sangue salire. Non perché odiava le regole. Le regole, quando servono, proteggono. Ma qui erano diventate un alibi per non rischiare l’umano.</p>
<p>Gli venne voglia di rispondere duro. Gli venne voglia di usare la vecchia tecnica del mondo: carota e bastone, premio e colpa. <em>Se vi sedete lì, siete bravi. Se non vi sedete lì, siete cattivi.</em> Funziona, a volte. Ma lascia ferite. E soprattutto non cambia il cuore: cambia solo la posizione delle sedie.</p>
<p>Fece un respiro lungo. Si ricordò di una verità che aveva imparato sulla pelle: <em>se vuoi davvero accogliere l’altro, non devi vincere una battaglia. Devi aprire un processo.</em></p>
<p>Il processo non è spettacolare. Non fa applausi. Il processo è lento, a volte imbarazzante. È una strada, non un gesto. E in una strada bisogna restare.</p>
<p>Allora decise di non comandare. Decise di esporsi.</p>
<p>Andò verso la sedia vuota, la prese con entrambe le mani e la trascinò nel centro della sala. Il rumore delle gambe sul pavimento fermò per un attimo le voci. Tutti guardarono.</p>
<p>Francesco posò la sedia vicino al suo posto, ma lasciò un piccolo spazio tra la sua sedia e quella. Come si lascia spazio a una libertà.</p>
<p>Poi parlò, senza microfono. Una voce normale, ma con quella vibrazione che arriva quando uno non sta recitando.</p>
<p>“Questa sedia,” disse, “non è solo per Karim. Questa sedia è per ogni persona che entra qui e si chiede se deve mimetizzarsi per essere accettata. È per chi viene da lontano, sì. Ma anche per chi vive accanto e si sente fuori posto perché ama in modo diverso. È per chi è divorziato e riaccompagnato e si sente guardato come un errore. È per chi lotta con la depressione e non ha più forza di spiegarsi. È per chi è ricco di sé stesso e non se ne accorge, e per chi è così certo di avere ragione da non ascoltare più nessuno. È per quelli del ‘si è sempre fatto così’ e per quelli del ‘le regole sono chiare’, quando quelle frasi diventano muri.”</p>
<p>Si fermò un istante. La sala era immobile.</p>
<p>“Non voglio fare il Natale corretto,” continuò. “Voglio fare il Natale vero. Se qualcuno vuole sedersi qui accanto a me, è il benvenuto. Non per dimostrare qualcosa. Per cominciare un processo.”</p>
<p>Nessuno applaudì. Non era un discorso da applauso. Era un invito che metteva a nudo.</p>
<p>Si sedette. La sedia accanto a lui restò vuota per qualche secondo che sembrarono minuti.</p>
<p>Francesco sentì il cuore battere forte. Non per paura dell’altro. Per paura di noi: del nostro bisogno di controllo, della nostra capacità di usare parole alte per giustificare gesti piccoli.</p>
<p>Poi accadde una cosa strana, una di quelle cose che nelle fiabe succedono e nella vita reale succedono comunque, ma noi le chiamiamo “coincidenze” per non dover cambiare.</p>
<p>Una signora anziana, che nessuno ascoltava mai davvero perché parlava piano, si alzò con il suo piatto di pasta al forno e venne verso di lui. Aveva le mani segnate e gli occhi lucidi.</p>
<p>“Mi siedo io,” disse. “Perché ho perso un figlio e so cosa significa restare senza posto.”</p>
<p>E si sedette.</p>
<p>Il silenzio nella sala cambiò consistenza. Non era più silenzio di giudizio. Era silenzio di ascolto.</p>
<p>Dopo di lei, un ragazzo si alzò, uno che di solito scherzava su tutto per non sentire niente. Si sedette vicino a Karim e gli tese la mano.</p>
<p>“Ciao,” disse. “Io sono Marco.”</p>
<p>Karim lo guardò come si guarda una porta che finalmente si apre. “Karim,” rispose. E la parola “Karim” in bocca sua sembrò meno pesante.</p>
<p>Poco più in là, Luca e Matteo restarono fermi, incerti, come due persone che hanno imparato a chiedere scusa per la loro felicità. Teresa guardava il tavolo e contava le respiri come si contano le possibilità.</p>
<p>Francesco non li chiamò. Non li mise sotto i riflettori. L’accoglienza non è esibizione. È spazio.</p>
<p>Piano piano, senza proclami, altri si spostarono. Non tutti. Alcuni restarono fermi, irrigiditi, a difendere il loro piccolo muro come fosse una patria. Ma qualcosa era iniziato.</p>
<p>Ecco il processo: non l’unanimità, ma il primo passo.</p>
<p>A metà cena, mentre la sala riprendeva a respirare, Francesco si ritrovò accanto a Karim. Non perché lo avesse programmato, ma perché la vita, quando smetti di controllarla, sa organizzare meglio di te.</p>
<p>Karim mangiava poco. Ascoltava molto.</p>
<p>“Come stai?” gli chiese Francesco.</p>
<p>Karim esitò. Poi rispose in italiano lento: “Sto… meglio. Quando qualcuno… si siede.”</p>
<p>Francesco sentì una fitta. Non era retorica. Era fame di umanità.</p>
<p>“Scusami,” disse. “Non per me. Per noi.”</p>
<p>Karim fece un gesto con la mano, come a dire “non importa”, ma poi aggiunse qualcosa che Francesco non dimenticò più:</p>
<p>“Importa. Però… se oggi cambia… domani è meno difficile.”</p>
<p>Una frase semplice. Ma dentro c’era una teologia intera: il domani si alleggerisce quando oggi qualcuno sceglie.</p>
<p>Più tardi, durante i dolci, qualcuno tirò fuori il tema che in paese era sempre pronto come un coltello sul tavolo.</p>
<p>“Va bene tutto,” disse un uomo, “ma non possiamo fare finta che le differenze non esistano.”</p>
<p>Francesco annuì. “Le differenze esistono,” rispose. “E meno male. Il problema non è la differenza. È quando la differenza diventa un alibi per non amare.”</p>
<p>L’uomo scosse la testa. “Facile parlare.”</p>
<p>“Non è facile,” disse Francesco. “È per questo che è Natale. Se fosse facile, sarebbe solo una cena.”</p>
<p>Qualcuno sorrise. Ma era un sorriso che faceva male e bene insieme, perché la verità quando arriva non fa sempre bene subito.</p>
<p>Francesco continuò, senza fare il predicatore, ma con la fermezza di chi vuole bene:</p>
<p>“Accogliere l’altro nella sua fragilità non significa dire sì a tutto. Significa dire: ‘io non ti riduco alla tua ferita, e non riduco me alla mia paura’. Il processo è questo: restare umani mentre impariamo a stare insieme.”</p>
<p>Fu allora che successe una cosa piccola e decisiva.</p>
<p>Anna, divorziata e riaccompagnata, era rimasta defilata. Aveva parlato poco, come chi ha imparato che qualsiasi parola può essere usata contro di te. A un certo punto si alzò con due bicchieri d’acqua e si avvicinò a Teresa.</p>
<p>“Ti va se mi siedo accanto?” chiese.</p>
<p>Teresa alzò gli occhi. “Sì,” disse piano, come se quella sillaba le costasse fatica e coraggio.</p>
<p>Anna si sedette. Non disse nulla di speciale. Le passò solo il bicchiere. E quel gesto semplice fu una predica più forte di mille discorsi: <em>non ti capisco fino in fondo, ma ti sto vicino.</em></p>
<p>Poco dopo, Luca fece un mezzo passo verso Matteo, e senza guardare nessuno gli sfiorò la mano con le dita, quel tanto che basta per dire: <em>io non mi vergogno di te</em>. Matteo ricambiò. Non era una dichiarazione. Era un inizio.</p>
<p>E dall’altro lato della sala, il custode delle regole, quello del “le regole sono chiare”, guardò la scena. Non disse niente. Ma smise di parlare per qualche minuto. E anche quello, per chi vive di certezze, è già un terremoto: il silenzio come primo atto di ascolto.</p>
<p>Quando la cena finì, la gente iniziò a raccogliere, a lavare, a rimettere a posto. Karim rimase a pulire i tavoli senza che nessuno glielo chiedesse. E proprio in quel gesto semplice c’era un messaggio: <em>non voglio essere un ospite eterno. Voglio essere parte.</em></p>
<p>Francesco uscì fuori un momento. L’aria era fredda e trasparente. Guardò le luci del paese: alcune tremolavano, altre erano spente. Pensò che era così anche l’anima di una comunità. Non tutte le luci insieme. Ma abbastanza luci per non arrendersi al buio.</p>
<p>Alle sue spalle sentì passi. Era la signora anziana.</p>
<p>“È andata bene,” disse lei.</p>
<p>“È iniziata,” rispose Francesco.</p>
<p>La signora sorrise. “Bravo. Perché a Natale tutti parlano di amore. Ma l’amore vero è quando uno sposta una sedia.”</p>
<p>Francesco rise piano. “Sì. E quando non pretende che tutti la spostino subito.”</p>
<p>“Già,” disse la signora. “Però qualcuno deve cominciare.”</p>
<p>Francesco rimase a guardare il cielo, e gli venne in mente una frase che non era poesia, ma somigliava alla poesia: <em>accogliere è credere che l’altro possa diventare casa senza smettere di essere altro.</em></p>
<p>Quella notte tornò a casa con una stanchezza buona. Non quella che svuota, ma quella che costruisce.</p>
<p>Il giorno dopo, la vigilia, ricevette un messaggio da Karim: “Grazie per ieri. Io oggi cucino. Se vuoi, vieni.”</p>
<p>Francesco guardò quel messaggio e capì che la fiaba non era finita. Perché la fiaba per adulti non si chiude con “vissero felici e contenti”. Si chiude con una domanda: <em>e tu, domani, quale sedia sposterai?</em></p>
<p>Perché il Natale, alla fine, non è una data. È una decisione.</p>
<p>#comunicazionerelazionale #empatiadigitale</p>
<p>@Riproduzione riservata Francesco Mazzarella</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>AL CIRCOLO DEGLI ESTERI DELLA FARNESINA  prosegue la mostra   “STORIE”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 05:41:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[circolo degli esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Farnesina]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1200" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647-1024x768.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647-768x576.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647-1170x878.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1647-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Nell’ambito del progetto “Storie” ideato e curato da Carlo Franza  al via la mostra dal titolo “Codice naturale ” Con le opere di Julianos Kattinis, Marisa Settembrini, Eugenia Serafini.  In&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/17/al-circolo-degli-esteri-della-farnesina-la-mostra-storie-a-cura-di-carlo-franza/">AL CIRCOLO DEGLI ESTERI DELLA FARNESINA  prosegue la mostra   “STORIE”</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Nell’ambito del progetto “Storie” ideato e curato da Carlo Franza  al via la mostra dal titolo “Codice naturale ” </i><i>Con le opere di <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Julianos</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Kattinis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, Marisa Settembrini, Eugenia Serafini.  In esposizione fino al 24 gennaio 2026 </span></span></i></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ROMA &#8211; </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">“STORIE” </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è un progetto appositamente ideato per il Circolo Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel quadro della Collezione Farnesina di Arte Contemporanea.<br />
Esso vive nobilmente sulle arti che riprogrammano il mondo, si campiona ad essere uno spettacolare archivio decentralizzato ove le diverse discipline si nutrono di arte-mondo, mira a rappresentare come si abita la cultura globale, ovvero l’</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">altramodernità</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, che altro non è che una sorta di costellazione, una specie di arcipelago di singoli mondi e singoli artisti le cui isole interconnesse non costituiscono un continente unico di pensiero, ma lo specchio di un’arte </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">postproduttiva</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e frontaliera, mobile, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ipermoderna</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, ipertesa, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ipercolta</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, mente e cuore, ma anche progetto e destino della comunicazione estetica. E’ con questo progetto, ideato e diretto dall’illustre Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Prof. Carlo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Franza</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, intellettuale di piano internazionale, che si vuole indicare e sorreggere un&#8217;Europa Creativa Festival e, dunque, protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell&#8217;eterno. Il terzo millennio che fa vivere i processi creativi nel clima di abitare stili e forme storicizzate, perch</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> il futuro è ora, fra rappresentazioni e interpretazioni, ci porta a cogliere il nuovo destino della bellezza. Con l&#8217;arte vogliamo aprire finestre sul mondo, con l&#8217;arte vogliamo aprire stagioni eroiche, con l&#8217;arte vogliamo inaugurare una nuova civiltà.</span></span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-114856" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1648.png" alt="" width="623" height="360" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1648.png 623w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1648-300x173.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1648-585x338.png 585w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Con </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">“STORIE” (2024-2027) </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Questa mostra dal titolo “La stanza delle Marche” è la quarta del nuovo percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell’arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio. L’esposizione curata dall’illustre Storico dell’Arte Contemporanea di fama internazionale, Prof. Carlo </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Franza</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, che firma anche il testo in catalogo dal titolo “Codice Naturale” riunisce una serie di opere degli artisti </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Julianos</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Kattinis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, Marisa Settembrini, Eugenia Serafini, già apparsi agli occhi della critica italiana e internazionale come figure delle più interessanti e propositive dell’arte contemporanea, ed ancor oggi nella memoria di tutti ricordati come chiari e significanti interpreti. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Scrive</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Carlo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Franza</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">nel testo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: “La citazione classicheggiante, il gusto del frammento storico, le parole piuttosto che la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">langue, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">sembrano corrispondere alla mancanza oggi di paradigmi unici e fondamenti. A guardare i capitoli e il lavoro artistico dei tre artisti è da qui, dalle vicende dell’oggi, che essi muovono nel vivere e fare la storia. Dico questo, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">perchè</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> oggi siamo oltre il Postmoderno. Prima di essere qualcosa il Postmoderno è negazione di quello che va sotto il nome di modernità. Paolo Portoghesi, amico e intellettuale italiano dice a questo proposito: “la sua utilità sta proprio nell’aver consentito di mettere insieme provvisoriamente e paragonare tra loro cose diverse, nate però da un comune stato d’animo di insoddisfazione nei confronti di quell’insieme, altrettanto eterogeneo di cose che va sotto il nome di modernità. In altre parole il postmoderno è rifiuto, rottura, abbandono, assai più di quanto non sia scelta di una direzione di marcia”. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Da quei grandi movimenti come il</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">futurismo, il realismo magico, la poesia visiva, la poesia visuale e altro, procede il lavoro artistico di</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Julianos</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kattinis</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, Marisa Settembrini </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ed</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Eugenia Serafini </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">sul linguaggio, sulla comunicazione, sui segni, sulle lettere, ove i riferimenti esterni sono la molla che fa scattare la corda-rivoluzione dell’informazione; lo statuto della modernità era fatto su misura per una società in cui era avvenuta quella rivoluzione dell’informazione che ha scosso profondamente le </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">strutture del nostro mondo. </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">I tre artisti italiani procedono sensibilmente attratti sulla linea dei “Novissimi” che sul versante della poesia aprirono gli anni del secondo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Novecento</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, perché </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">novus</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> in latino può significare rivoluzionario, e dunque in linea per chi intende una svolta decisiva dell’arte. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Julianos</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Kattinis</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">novello Enea disceso dall’Oriente a Roma, dopo aver giocato con gli Dei dell’Olimpo, in quella terra greca che gli ha travasato i geni, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Kattinis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> insegue l’itinerario della fantasia e della memoria attraverso connessioni ideologiche, alfabeti, trame, giochi della mano e della mente, e riscrive con un linguaggio attuale l’ebbrezza arcaica, l’oriente esoterico, il fervore di una manualità tecnica che ha affrontato l’affresco e la grafica, i dipinti egli acquarelli. Culture diverse approdano, quindi, nel suo lavoro artistico, e l’oriente si amalgama all’occidente; del primo si legge il colore e la luce, del secondo tutta la dialettica delle avanguardie europee, con Picasso che ha aperto all’Europa la profonda trasformazione…Dalle dominanti visive che emergono dalle sue opere fuoriesce una vigorosa sintesi, il senso di una personalità convincente, originale e poetica, tutt’altro che cristallizzata. La materia e le forme delle sue immagini sono come prese da improvvise vertigini, e l’organicità della sua morfologia è un universo dilatabile e convulso fino ai più serrati e allucinanti esiti, a una germinazione nel reale, mettendo alle strette fantastico e metafisico, che ormai hanno certificato la personalità di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Julianos</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Kattinis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, nello stile delle sue simmetrie. Il gesto pittorico diventa così un atto rituale, un’esperienza liminale che si manifesta quasi in uno stato di trance meditativa. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a rappresentazione dell’infinito messa in piedi da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Marisa Settembrini</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, illustre artista del Brera a Milano, anche nella sequenza della “Rosa” o del “Ritratto di Leopardi” va letta come indagine sulla transitorietà del tempo e delle cose, sul decrescere della rosa e sul suo sfiorire, come pure sul ritratto e il volto del poeta che ne contiene la sua vita Marisa Settembrini vissuta. In questo movimento l’evento artistico della Settembrini si è venuto ad esaurire con l’atto stesso della creazione. Arte non è dunque la pittura eseguita ma l’atto di eseguirla. E se l’arte è eseguire un gesto, il valore artistico sta soprattutto nel gesto stesso, in secondo luogo nel prodotto di quel gesto. Tra i vari gesti simbolici della Settembrini, quello di raccontare e assemblare la tela riassume il concetto di rappresentazione dell’infinito. Questo atto si impone come azione di ricerca e apertura verso uno spazio fisico e reale (il bosco, il giardino, la siepe, i fiori, l’orizzonte, l’accavallarsi infinito di ore e giorni) anche se infinito. La superficie stessa dei teleri, tra vuoti e pieni, come scenari aggettanti, è entrata in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali. Tutto è qui giocato su collage-</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">dècollage</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, su racconti di simbologie mitizzate, con cui, specie la luce radente, sottolinea le soluzioni di continuità. “In-</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">finitum</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">” è non solo ciò che è senza fine, illimitato; ma anche non-finito, incompiuto. Visioni che mettono in gioco le categorie del tempo e dello spazio. Ecco che con i teleri espressi e lavorati da Marisa Settembrini ci viene proposto con questa mostra ora come allora con “Omaggio a Leopardi” sia un viaggio alla ricerca del concetto di infinito nelle sue diverse accezioni, che ad esperire il senso cosmico dell’infinito e il prevalere della natura su tutto, come nel caso dell’installazione del bosco-siepe, spoglio e disadorno ma anche vegetante. </span></span></p>
<p class="s5"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Eugenia Serafini </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">ha aderito a portare avanti con nobiltà questa lettura artistica dell’esistente, questa fare arte senza perimetri, senza confini e senza frontiere, come una piattaforma celeste sempre mossa in direzione del sapere, come forma, luce e materia, sempre cariche di significati simbolici, e soprattutto come gesto artistico di indubbia matrice concettuale che ha fatto decisamente leva sulle architetture formali di ciò che è stato elevato al rango di immagine. Il suo lavoro di decenni appare oggi come una foresta che si è disposta, si è espansa e si è infittita sempre di simboli, svelando la densità storica di ogni immagine. La dimensione sacrale e spirituale di questa maturazione, spettacolo naturale-artificiale sacralizzato vive una dimensione nuova, come se la Serafini avesse, per un’intuizione antica, dato origine a una lettura del mondo e ai suoi alfabeti, tramite una riconciliazione tra </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">imago </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">imaginata</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">imago </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">imaginans</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. E nel quadro di tutti gli svolgimenti e dei movimenti che si sono succeduti negli ultimi cinquant’anni nell’arte, il suo lavoro artistico, senza cedere a lusinghe e sirene, è in linea con quel detto del filosofo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Bohme</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: “Il mondo visibile, con la sua moltitudine e le sue creature, altro non è che il verbo traboccato”. La sua arte è così possibile definirla un </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">axis</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> mundi che ci indica le altezze del cielo e le profondità della terra; ma anche un sapiente rivolo del mondo della natura, isolato dal fluire continuo della sua linfa vitale che tutto forma e modifica. E se nei “Fiori del Male” di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Baudelaire </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">è scritto che “la natura è un tempio ove pilastri viventi lasciano sfuggire a tratti confuse parole”, la sua arte intera è stata un’installazione sostenuta da un rapporto paritario tra il linguaggio dell’uomo e l’intera esistenza, liberando quella visionarietà dell’esistente che lega il mondo animale, vegetale e minerale in modo fluido, reciproco e primordiale. Il giusto ruolo che le spetta di sicura protagonista dell’arte contemporanea rivive tra la memoria matissiana e le prove dell’avanguardia, ruolo piegato alle diverse necessità di racconto, ai mutamenti dada, alla nativa virtuosità coloristica”. </span></span></p>
<p class="s8">
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		<title>IL GUSTO DEL SUCCESSO: TUTTA LA STORIA DI JOE FARRUGGIO CON LE MANI INFARINATE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/17/il-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 May 2025 19:12:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[il gusto del successo]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Farruggio]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="434" height="638" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8432.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8432.png 434w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8432-204x300.png 204w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" /></p>
<p>La storia del pizzaiolo siciliano Joe Farruggio, una vita di successo negli Stati Uniti, diventata un libro  ora tradotto e pubblicato in Italia a cura di Gianni De Simone. Roma,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/17/il-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate/">IL GUSTO DEL SUCCESSO: TUTTA LA STORIA DI JOE FARRUGGIO CON LE MANI INFARINATE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="434" height="638" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8432.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8432.png 434w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8432-204x300.png 204w" sizes="(max-width: 434px) 100vw, 434px" /></p><div data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em><b>La storia del pizzaiolo siciliano Joe Farruggio, una vita di successo negli Stati Uniti, diventata un libro </b></em></div>
<div data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em><b>ora tradotto e pubblicato in Italia a cura di Gianni De Simone.</b></em></div>
<p class="s9"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><br />
Roma, 12 maggio 2025 &#8211; </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;La storia di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">: dagli USA arriva con un nuovo libro, ricco di</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Speranza, ma che ha il Gusto del Successo</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> &#8211; dichiara </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b>Massimo Lucidi</b></span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b> </b>Presidente della</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Fondazione e-</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">novation</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> &#8211; </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">che con il curatore </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Gianni De Simone</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> e la casa editrice</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8220;</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>publiGRAFIC</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">&#8221; ha portato la Sicilia alla </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Casa Bianca</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> con un vero romanzo, scritto con le mani infarinate&#8221;.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“Dopo lo straordinario successo ottenuto negli Stati Uniti con il libro </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">‘<b>My </b></span></span><b><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Name</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Is</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> and I </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Am</span></span></b><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b> a Pizza Man</b>’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, l’autore </span></span><b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Farruggio</span></span></b><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> ha deciso di tradurre in italiano il racconto</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">del suo sogno italiano realizzato. Il noto ristoratore di Washington, D.C., tornerà in</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Italia per partecipare a<b>l Salone Internazionale del Libro di Torino</b>. Dopo aver</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">presentato la versione in lingua inglese del libro su Fox TV, Italia 1, Rai e nel </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">p</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">rogramma</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Little Big </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Italy</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">”, il pizzaiolo siciliano emigrato in America a soli 15 anni è orgoglioso di</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">condividere i segreti del suo successo duramente guadagnato con i suoi connazionali in Italia.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">La versione inglese del libro, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">‘My </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Name</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Is</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> and I </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Am</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> a Pizza Man’</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, è stato scritto insieme a</span></span> <b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Thierry</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sagnier</span></span></b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, </span></span><b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Farruggio</span></span></b><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> è poi tradotto in italiano con l’aiuto del suo amico e cognato</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Angelo Badalamenti</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">”.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Per la pubblicazione in Italia si è affidato alla casa editrice calabrese, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">publiGRAFIC</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> con</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">sede a Cotronei, in provincia di Crotone. La cura del testo è stata affidata a </span></span><b><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Gianni De </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Simone</span></span></b><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, ideatore della rivista il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">CalabrOne</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, e così </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">‘My </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Name</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Is</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> and I </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Am</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> a Pizza Man’</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">diventa </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">‘Il Gusto del Successo’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, con il sottotitolo ‘</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Il mio nome è </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> e sono un</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">pizzaiolo</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">’.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">«</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">È l’inizio di una nuova avventura internazionale</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">» afferma </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Gianni De Simone</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">«Con Il</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Gusto del Successo partiremo per un tour in Italia: il primo appuntamento sarà il 15</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">maggio 2025 al Salone Internazionale del Libro di Torino, seguito dal 17 maggio a</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Reggio Emilia. Poi sarà la volta di Agrigento, Capitale Italiana della Cultura, e</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">stiamo già pensando a una tournée anche internazionale&#8230;»</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">La pizza è il cibo più popolare al mondo, e </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Farruggio</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> sa tutto quello che c’è da sapere su</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">questa deliziosa creazione italiana. Il mio nome è </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> segue </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Farruggio</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> dalla sua infanzia in</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sicilia fino alla cucina del suo celebre ristorante Il Canale, situato nel cuore di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">G</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">eorgetown, a</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Washington, D.C insieme al famoso punto di riferimento a Virginia, A Modo Mio, e nella sua</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">catena di ristoranti casual in rapida espansione, 90 Second Pizza.<br />
</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">IL GUSTO DEL SUCCESSO è la quintessenza della storia di un immigrato: il racconto di un</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">uomo che ha trasformato il suo lavoro in ricchezza, dimostrando che, con coraggio, intelligenza</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">e istinto, il “Grande Sogno Americano” può ancora diventare realtà.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">NOTA DEL CURATORE</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Pubblicare un libro significa sempre dare voce a una storia che merita di essere raccontata.</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Quando ho avuto l&#8217;opportunità di leggere il manoscritto di </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Farruggio</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, ho capito subito che</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">non si trattava solo di una semplice autobiografia, ma del racconto di un viaggio straordinario,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di una vita vissuta con passione, sacrificio e determinazione. La storia di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> è quella di un uomo</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">che ha creduto fermamente nel proprio sogno e, con dedizione e tenacia, ha saputo trasformarlo</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">in realtà.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">L&#8217;emigrazione è un tema che attraversa molte generazioni e culture, e il percorso di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">rappresenta un esempio concreto di come il cosiddetto &#8220;sogno americano&#8221; si poteva e si può</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">realizzare con coraggio e duro lavoro. Partito dalla Sicilia con poche certezze e tanta speranza,</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> ha costruito il suo futuro mattone dopo mattone, impasto dopo impasto, fino a diventare un</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">punto di riferimento nel mondo della ristorazione. Il suo percorso non è stato privo di ostacoli,</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">ma ogni sfida affrontata ha rafforzato la sua determinazione, rendendolo l&#8217;imprenditore di</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">successo che è oggi.</span></span></p>
<p class="s9"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Leggere la sua storia significa entrare nel cuore di un uomo che non si è mai arreso, che ha</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">saputo reinventarsi e che oggi, attraverso questo libro, vuole condividere le lezioni apprese</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">lungo il cammino. Ma il valore di questa testimonianza non sta solo nel successo</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">imprenditoriale di </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Joe</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">: sta soprattutto nella sua volontà di ispirare, di offrire una guida a</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">chiunque sogni di costruire qualcosa di grande partendo da zero.</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">L&#8217;opera che avete tra le mani non è solo il resoconto di un&#8217;esperienza di vita, ma un messaggio di speranza </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">e di incoraggiamento per tutti coloro che credono nei propri sogni e sono pronti a</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">lavorare sodo per realizzarli.</span></span></p>
<p class="s9">Gianni De Simone</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F05%2F17%2Fil-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate%2F&amp;linkname=IL%20GUSTO%20DEL%20SUCCESSO%3A%20TUTTA%20LA%20STORIA%20DI%20JOE%20FARRUGGIO%20CON%20LE%20MANI%20INFARINATE" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F05%2F17%2Fil-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate%2F&#038;title=IL%20GUSTO%20DEL%20SUCCESSO%3A%20TUTTA%20LA%20STORIA%20DI%20JOE%20FARRUGGIO%20CON%20LE%20MANI%20INFARINATE" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/17/il-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate/" data-a2a-title="IL GUSTO DEL SUCCESSO: TUTTA LA STORIA DI JOE FARRUGGIO CON LE MANI INFARINATE"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/17/il-gusto-del-successo-tutta-la-storia-di-joe-farruggio-con-le-mani-infarinate/">IL GUSTO DEL SUCCESSO: TUTTA LA STORIA DI JOE FARRUGGIO CON LE MANI INFARINATE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>A L’Aquila, venerdì 9 luglio ore 18, &#8220;I Messaggeri d&#8217;Abruzzo nel Mondo&#8221;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/08/a-laquila-venerdi-9-luglio-ore-18-i-messaggeri-dabruzzo-nel-mondo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=a-laquila-venerdi-9-luglio-ore-18-i-messaggeri-dabruzzo-nel-mondo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Goffredo Palmerini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 22:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Eccellenza Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[italiani nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[L’altro Abruzzo libri]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="453" height="470" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/14063488-DF99-473C-B9BC-36ADB42845CE.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/14063488-DF99-473C-B9BC-36ADB42845CE.jpeg 453w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/14063488-DF99-473C-B9BC-36ADB42845CE-289x300.jpeg 289w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></p>
<p>Il secondo volume di Dom Serafini sarà presentato nella Sala Rossa del GSSI L’AQUILA – Sarà presentato venerdì prossimo 9 luglio, alle ore 18, presso la Sala Rossa del Gran Sasso&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/07/08/a-laquila-venerdi-9-luglio-ore-18-i-messaggeri-dabruzzo-nel-mondo/">A L’Aquila, venerdì 9 luglio ore 18, &#8220;I Messaggeri d&#8217;Abruzzo nel Mondo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s4"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Il</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> secondo volume di Dom </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Serafini</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">sarà</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">presentato</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">nella </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Sala</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">Rossa</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> del GSSI</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s9">L’AQUILA – Sarà presentato venerdì prossimo </span><span class="s10">9 luglio, alle ore 18</span><span class="s9">, presso la </span><span class="s10">Sala Rossa del Gran Sasso Science </span><span class="s10">Institute</span> <span class="s9">(L’Aquila, viale </span><span class="s9">Crispi</span><span class="s9">, 7) il libro “</span><span class="s11">I Messaggeri d’Abruzzo nel Mondo</span><span class="s9">”, secondo volume di profili di Abruzzesi di successo all’estero raccontati dalla fervida penna del giornalista e scrittore </span><span class="s10">Dom</span><span class="s10"> Serafini</span><span class="s9">, originario di Giulianova ma che da quasi mezzo secolo vive tra </span><span class="s10">New York</span><span class="s9"> e </span><span class="s10">Los Angeles</span><span class="s9">, metropoli dove hanno capo le sue attività.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">Alla presentazione de</span><span class="s9">l nuovo libro, pubblicato dalle </span><span class="s11">Edizioni Il Viandante</span><span class="s9">, </span><span class="s9">interverranno </span><span class="s10"><b>Goffredo Palmerini</b></span><span class="s9">, giornalista e scrittore, </span><b><span class="s10">Alessandro</span> <span class="s10">Pajewski</span></b><span class="s9"><b> </b>del GSSI</span><span class="s9">, e</span><span class="s9"> il giornalista</span><span class="s9"> </span><b><span class="s10">Niccoló</span><span class="s10"> d&#8217;Aquino</span></b><span class="s9">, corrispondente da Roma del quotidiano America Oggi di New York che, innamorato dell&#8217;Abruzzo, ha fatto dell&#8217;Aquila una delle sue residenze. Saranno presenti l&#8217;Autore e l&#8217;editore </span><b><span class="s10">Arturo </span><span class="s10">Bernava</span></b><span class="s9">.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">Questa seconda raccolta fa conoscere altre </span><span class="s10">100 biografie di abruzzesi nel mondo</span><span class="s9">, raccontate nei loro aspetti più significativi e attraverso brevi interviste, di cui 24 riguardanti emigrati dalla provincia dell&#8217;Aquila.</span> <span class="s9">Un libro interessante, </span><span class="s9">specie per i giovani che voglia</span><span class="s9">no conoscere nuove opportunità all&#8217;estero</span><span class="s9">. A</span><span class="s9">ssai efficacemente</span><span class="s9">, infatti,</span><span class="s9">rende un&#8217;immagine della nostra gente d&#8217;Abruzzo che in ogni angolo del mondo ha saputo conquistar</span><span class="s9">si</span><span class="s9"> prestigio e stima.</span><span class="s9">Il volume reca in Prefazione i contributi di </span><span class="s10">Goffredo Palmerini</span><span class="s9">,</span> <span class="s10">Antonio Bini</span><span class="s9"> e </span><span class="s10">Federico Perrotta</span><span class="s9">.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">“</span><span class="s11">C’è tutto l’Abruzzo d</span><span class="s11">ei luoghi d’origine, di ogni angolo e di ogni provincia,</span> <span class="s9">&#8211; scrive </span><span class="s10">Goffredo Palmerini</span><span class="s9"> concludendo </span><span class="s9">il contributo in</span><span class="s9"> Prefazione per il volume &#8211; </span><span class="s11">e c’è davvero tutto il mondo</span><span class="s11">,</span><span class="s11"> dagli Usa alla Cina, dall’Algeria al Cile, dall’Argentina al Canada, dall’Australia al Guatemala, al Giappone, al Perù, al Venezuela, a tutti i Paesi della nostra Europa dove questi nostri corregionali hanno saputo esprimere all’eccellenza le loro qualità e il loro valore. I nostri abruzzesi nel mondo sono gli ambasciatori e i migliori promoter delle meraviglie dell’Abruzzo. Il lettore se ne renderà conto leggendo queste storie. Ne avvertirà il senso e l’anima stessa di quest’altro Abruzzo, illuminato di sapienza, di talento e di valori.</span><span class="s9">”</span><span class="s9">  Qui di seguito l’intervento integrale dello studioso di emigrazione Goffredo Palmerini.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">L’ALTRO ABRUZZO</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">C’è un altro Abruzzo fuori dall’Abruzzo, più grande di quello dentro i confini. Le stime più attendibili l</span><span class="s9">’</span><span class="s9">attestano certamente al di sopra del milione e trecentomila, dunque più degli abruzzesi che vivono nella regione. Gente che ha conosciuto, insieme a</span><span class="s9">gl</span><span class="s9">i italiani delle altre regioni, la più grande diaspora della storia dell’umanità</span><span class="s9">. P</span><span class="s9">erché tale è stata l’emigrazione italiana dall</span><span class="s9">’U</span><span class="s9">nità d’Italia</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> nel 1861</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> fino agli anni Settanta del secolo scorso, quando le uscite migratorie dal Paese andarono affievolendosi nei numeri</span><span class="s9">. Co</span><span class="s9">mplessivamente </span><span class="s9">erano usciti dall’Italia, in poco più d’un secolo, </span><span class="s9">quasi 30 milioni di emigrati, sparsi in ogni angolo del mondo. Argentina, Brasile, Stati Uniti le rotte principali oltreoceano</span><span class="s9"> della prima grande emigrazione. P</span><span class="s9">oi</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> nel secondo dopoguerra</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> ad esse s</span><span class="s9">’</span><span class="s9">aggiunsero Venezuela, Canada, Australia </span><span class="s9">ed altri Paesi, </span><span class="s9">e </span><span class="s9">quindi</span><span class="s9"> l’Europa, con Svizzera, Francia, Belgio, Gran Bretagna e Germania. In numeri sensibilmente inferiori l’emigrazione italiana s</span><span class="s9">’</span><span class="s9">indirizzò anche nel continente africano, in Sud Africa, ma anche nei paesi del Maghreb che affacciano sul Mediterraneo. </span><span class="s9">Negli anni recenti, con la crisi economica del 2007 che ha colpito particolarmente le economie dell’Occidente e sensibilmente l’Italia, con una disoccupazione che tocca precipuamente i giovani, è ripresa nel nostro Paese l’emigrazione, certamente di altro genere rispetto a quella storica, e tuttavia in termini crescenti fino ai 150mila esodi l’anno. Questo fenomeno, diretto in nord America, Europa </span><span class="s9">e Australia, ha preso anche le vie dell’Est, particolarmente in Cina e nei Paesi della penisola arabica (Emirati, Arabia Saudita).  </span></p>
<p class="s8"><span class="s9">Un fenomeno rilevante, dal punto di vista politico economico e sociale, storicamente trascurato e politicamente talvolta pressoché rimosso. La nostra Storia nazionale dedica all’emigrazione italiana un’attenzione minima, residuale. Sui testi scolastici è del tutto assente o, se presente, relegata in poche pagine marginali. C’è dunque assoluta necessità, se l’Italia vuole davvero conoscere e riconoscere l’altra Italia – che conta 80 milioni d’italiani nel mondo delle varie generazioni dell’emigrazione – che la storia della nostra emigrazione entri finalmente nella Storia d’Italia, con tutta la rilevanza che le compete, con il suo significato politico e sociale, con la sua dimensione economica e culturale. La storia dell’emigrazione deve dunque entrare nei programmi d</span><span class="s9">elle scuole italiane</span><span class="s9">, nei piani di studio delle nostre università.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">S</span><span class="s9">arà bene che </span><span class="s9">l</span><span class="s9">e Istituzioni considerino quest’altra Italia, ben più grande di quella dentro i confini, come una parte </span><span class="s9">assai</span><span class="s9"> importante per la cultura italiana, per la diffusione della nostra lingua, per la promozione dello stile e del gusto italiano che accompagna il made in </span><span class="s9">Italy</span><span class="s9">, per le opportunità in campo economico che una così grande e preziosa risorsa di autentici ambasciatori</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> quali sono i nostri connazionali nel mondo</span><span class="s9">,</span> <span class="s9">può </span><span class="s9">rappresenta</span><span class="s9">re</span><span class="s9"> in un mercato globale. Giova ricordare a classi dirigenti sovente poco attente all’attualità della nostra emigrazione, ancora giudicata secondo triti stereotipi piuttosto che nella realtà, </span><span class="s9">come</span><span class="s9"> gli italiani all’estero hanno conquistato rispetto e prestigio occupando posizioni di rilevanza nelle università, nell’economia, nella ricerca, nell’imprenditoria, nell’arte, persino nei Parlamenti e nei Governi dei Paesi di accoglienza. Ecco, quando l’Italia sarà </span><span class="s9">finalmente </span><span class="s9">capace di riconoscere l’altra Italia in tutto il suo valore</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> un’altra storia potrà riguardare il nostro Paese, </span><span class="s9">in termini </span><span class="s9">di presenza culturale nel mondo e finanche </span><span class="s9">di </span><span class="s9">peso politico nello scacchiere mondiale</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> contando 140 milioni d’italiani, </span><span class="s9">di cui </span><span class="s9">60 dentro i confini e gli altri nel mondo.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">Queste modeste annotazioni di ordine generale valgono altrettanto per l’Abruzzo, dentro e fuori i confini. Negli ultimi anni, sebbene permangano ancora preoccupanti lacune di conoscenza del fenomeno migratorio, anche a livello istituzionale, va tuttavia crescendo una consapevolezza matura di cosa abbia rappresentato e rappresenti l’emigrazione abruzzese. Allo scopo generale</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> e a quello dell’Abruzzo in particolare</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> hanno valso certamente pubblicazioni e saggi sull’emigrazione, un fenomeno che man mano va illuminandosi di attenzione. E di sorprese. Alle trattazioni degli studiosi per fortuna </span><span class="s9">si </span><span class="s9">è andata </span><span class="s9">aggiungendo </span><span class="s9">man mano una pubblicistica che affida riflessioni, analisi e annotazioni alle pagine dei giornali</span><span class="s9"> su carta</span><span class="s9"> come pure al grande mondo della stampa on line, più pervasiva e meglio presente perché liberamente attingibile nel web</span><span class="s9"> da ogni angolo del pianeta</span><span class="s9">.</span></p>
<p class="s8"><span class="s9">A queste importanti risorse della comunicazione della conoscenza da tempo si va affiancando un</span><span class="s9">’editoria</span><span class="s9"> più particolare, che alla trattazione del fenomeno in generale, sul piano sociologico e culturale, preferisce una narrazione diversa, perfino più efficace ed intrigante. L’emigrazione abruzzese</span> <span class="s9">viene raccontata, infatti, attraverso un ricco caleidoscopio di esistenze, di storie vissute, di esperienze esplorate</span><span class="s9">. E </span><span class="s9">di pregiudizi sconfitti con l’esempio e la virtù, con il talento e l’intraprendenza, con il coraggio e il valore. Uomini e donne abruzzesi in terra straniera </span><span class="s9">così</span><span class="s9"> hanno saputo guadagnarsi la stima e la considerazione nei Paesi d’accoglienza, grazie a testimonianze di vita specchiate ed esemplari, conquistando con la serietà, l’ingegno e la creatività posizioni di rilievo. </span></p>
<p class="s8">
<div id="attachment_42477" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-42477" class="wp-image-42477 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/432EEDE4-F8F0-47A0-BE7E-083ABEFFB6FB-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/432EEDE4-F8F0-47A0-BE7E-083ABEFFB6FB-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/432EEDE4-F8F0-47A0-BE7E-083ABEFFB6FB-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/432EEDE4-F8F0-47A0-BE7E-083ABEFFB6FB-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/07/432EEDE4-F8F0-47A0-BE7E-083ABEFFB6FB.jpeg 600w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-42477" class="wp-caption-text">Dom Serafini</p></div>
<p class="s8"><span class="s9">Di quest’altro Abruzzo, attraverso il racconto d</span><span class="s9">i storie vissute</span><span class="s9">, </span><span class="s9">di persone autentiche, </span><span class="s9">da molti anni parla </span><span class="s9">Dom </span><span class="s9">Serafini, con la puntualità dei suoi articoli sulla stampa abruzzese e sulla stampa italiana all’estero, con la qualità dei suoi libri</span><span class="s9">. Come</span><span class="s9"> questo suo libro</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> per il quale voglio esprimere alcune conclusive osservazioni. L’Autore ha il merito, </span><span class="s9">per il tramite di</span><span class="s9"> queste cento storie di valenti abruzzesi</span><span class="s9"> &#8211;</span><span class="s9"> che si aggiungono alle altre già raccontate e che sperabilmente continuerà a raccontare</span><span class="s9"> &#8211;</span><span class="s9"> di continuare a costruire il grande mosaico dell’emigrazione partita dall’Abruzzo. C’è tutto l’Abruzzo nei luoghi d’origine, </span><span class="s9">di ogni angolo e di ogni provincia, e </span><span class="s9">c’è </span><span class="s9">davvero </span><span class="s9">tutto il mondo </span><span class="s9">– dagli Usa alla Cina, dall’Algeria al Cile, dall’Argentina al Canada, dall’Australia al Guatemala, al Giappone, al Perù, al Venezuela, a tutti i Paesi della nostra Europa) </span><span class="s9">dove questi nostri corregionali hanno saputo esprimere all’eccellenza le loro qualità e il loro valore. </span></p>
<p class="s8"><span class="s9">E’ uno straordinario patrimonio di uomini e donne che rendono onore all’Italia e all’Abruzzo, terra natale dove affondano le loro radici, dove </span><span class="s9">s’</span><span class="s9">ispirano le loro emozioni, dove traggono l’eredità culturale, dove ripongono l’amore per secolari tradizioni e le </span><span class="s9">nostre </span><span class="s9">ricchezze artistiche e ambientali. Di questo retaggio hanno una sana fierezza</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> un orgoglio denso di antichi valori, specchio della millenaria civiltà delle genti d’Abruzzo. Della loro terra, dei borghi e delle città che la costellano, dello straordinario scrigno di meraviglie d’arte e architetture, della cangiante armonia che dalle alte vette del Gran Sasso, del </span><span class="s9">Sirente</span><span class="s9"> e della Maiella, scende alle rigogliose colline fino allo splendore del mare, </span><span class="s9">i nostri abruzzesi nel mondo </span><span class="s9">sono profondamente innamorati</span><span class="s9">. E la straordinaria bellezza del nostro Abruzzo la raccontano</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> in tutta la </span><span class="s9">sua</span><span class="s9"> suggestione</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> laddove loro vivono. Altro che le stantie campagne di promozione turistica che talvolta fa la nostra Regione. I nostri abruzzesi nel mondo sono </span><span class="s9">gli </span><span class="s9">ambasciatori </span><span class="s9">e </span><span class="s9">i migliori promoter delle </span><span class="s9">meraviglie</span><span class="s9">dell’Abruzzo. Il lettore se ne renderà conto leggendo queste storie</span><span class="s9">. Ne </span><span class="s9">avvert</span><span class="s9">irà</span><span class="s9"> il senso e l’anima stessa di quest’altro Abruzzo</span><span class="s9">,</span><span class="s9"> illuminato di sapienza, di talento e di valori.  </span></p>
<p class="s8"><i><span lang="EN-US" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nella foto cover, in senso orario: </span></i><span lang="EN-US" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Goffredo Palmerini, Alessandro Pajewski,  la copertina del libro, Niccoló d&#8217;Aquino</span></p>
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		<title>Covid. Una storia di fede e speranza: Maurizio ritorna alla vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Adernò]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2021 20:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="224" height="225" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/download.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/download.jpg 224w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/download-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></p>
<p>&#8220;Mia moglie ha fatto un voto a Sant’Agata e sono tornato alla vita&#8221;: da un anno ricoverato in ospedale, Maurizio Giustolisi, maratoneta catanese di 45 anni si risveglia dal coma.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="224" height="225" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/download.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/download.jpg 224w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2021/03/download-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></p><p><em>&#8220;Mia moglie ha fatto un voto a Sant’Agata e sono tornato alla vita&#8221;: da un anno ricoverato in ospedale, Maurizio Giustolisi, maratoneta catanese di 45 anni si risveglia dal coma. Malato di Covid ritenuto senza speranza i medici stavano per staccare le macchine.</em></p>
<p><strong>Catania</strong>, 1 marzo 2021 – Covid, i medici vogliono staccare la spina ma la moglie fa un voto a Sant’Agata: si sveglia dopo tre mesi</p>
<p>Ritorna alla vita un maratoneta di 45 anni, da un anno ricoverato in ospedale come scrive la “La Stampa” del 27 febbraio.</p>
<p><em>«</em><em>Mia moglie ha fatto un voto a Sant’Agata e sono tornato alla vita</em>».  Inizia così la testimonianza di <strong>Maurizio «Jack» Giustolisi</strong>, 45 anni, di Catania, dipendente della <strong>St Microelectronics</strong><strong> </strong>e maratoneta, colpito da Covid, conosciuto e amato nella città dove l’ultimo anno ci sono state mille e 100 vittime del virus.</p>
<p>In questi dodici mesi, «Jack» è stato ricoverato in ospedale. «Morto tre volte», come racconta a «LiveSicilia.it» per descrivere i momenti più critici, quando i suoi polmoni sono stati collegati alle macchine per funzionare.</p>
<p>Lui è certo: il voto fatto dalla moglie gli ha salvato la vita. E’ avvenuto quando i medici gli hanno detto che non c’erano più speranze e che avrebbero staccato le macchine.</p>
<p>La moglie è andata di corsa in cattedrale, racconta “<em>con la mia coccarda da devoto».</em> Da quel momento ha cominciato a muovere la mano ed ha ripreso a vivere.</p>
<p>I tanti mesi su un letto d’ospedale l’hanno reso debole, il tono muscolare è ai minimi termini, pertanto la ripresa sarà lenta, ma lui è un maratoneta: è abituato a faticare per raggiungere l’obiettivo di una vita normale.</p>
<p><em>Non si potrà parlare di miracolo, ma l’evento ha tracciato un solco profondo nella vita di Maurizio, il quale attribuisce e collega la sua guarigione al gesto di fiduciosa preghiera della moglie verso S Agata, protettrice di Catania e di quanti a Lei si rivolgono con fede e devozione.</em></p>
<p><em>Le testate giornalistiche locali: Live Sicilia, LiveUnict, New sicilia, Cataniah24.it</em> <em>ed anche la Fidal , nei mesi di novembre e dicembre 2020 hanno pubblicato notizie di giovani atleti che sono rimasti vittime del Covid, come il 29enne <strong>Samuel Garroto</strong> e numerosi sono stati gli appelli per sollecitare quanti hanno superato l’infezione Covid, a donare il plasma per i pazienti in grave difficoltà respiratoria.</em></p>
<p><em>Dalla redazione un augurio a Maurizio di pronta guarigione.</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F03%2F01%2Fcovid-una-storia-di-fede-e-speranza-maurizio-ritorna-alla-vita%2F&amp;linkname=Covid.%20Una%20storia%20di%20fede%20e%20speranza%3A%20Maurizio%20ritorna%20alla%20vita" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2021%2F03%2F01%2Fcovid-una-storia-di-fede-e-speranza-maurizio-ritorna-alla-vita%2F&#038;title=Covid.%20Una%20storia%20di%20fede%20e%20speranza%3A%20Maurizio%20ritorna%20alla%20vita" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/01/covid-una-storia-di-fede-e-speranza-maurizio-ritorna-alla-vita/" data-a2a-title="Covid. Una storia di fede e speranza: Maurizio ritorna alla vita"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2021/03/01/covid-una-storia-di-fede-e-speranza-maurizio-ritorna-alla-vita/">Covid. Una storia di fede e speranza: Maurizio ritorna alla vita</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Carlo Acutis: Anche internet avrà il suo patrono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 12:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo acutis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/916566DB-6BB8-4CA8-A48F-5F513F3E20F3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/916566DB-6BB8-4CA8-A48F-5F513F3E20F3.png 275w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/916566DB-6BB8-4CA8-A48F-5F513F3E20F3-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></p>
<p>Verrà beatificato ad Assisi il 10 ottobre Carlo Acutis aveva 15 anni ed è spirato a causa di una leucemia fulminante, il 12 ottobre 2006 a Monza. Figlio di una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/10/03/carlo-acutis-anche-internet-avra-il-suo-patrono/">Carlo Acutis: Anche internet avrà il suo patrono</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/916566DB-6BB8-4CA8-A48F-5F513F3E20F3.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/916566DB-6BB8-4CA8-A48F-5F513F3E20F3.png 275w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/10/916566DB-6BB8-4CA8-A48F-5F513F3E20F3-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></p><h4><span style="color: #ff6600;"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">V</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">errà beatificato ad Assisi il 10 ottobre</span></span></span></h4>
<p class="s8"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Carlo </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Acutis aveva</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> 15 anni ed è spirato a causa di una leucemia fulminante</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">il 12 ottobre 2006 a Monza</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Figlio</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> di una famiglia di primo piano del mondo finanziario italiano, adolescente prestante, dal carattere vivace e particolarmente socievole, Acutis era un ragazzo che, come si </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">suole</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> dire, avrebbe potuto fare di tutto nella vita. </span></span></p>
<p class="s8"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Nasce</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> a Londra nel 1991, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Fece la Prima Comunione, con un permesso speciale, a sette anni. Fu un adolescente da Messa e Rosario quotidiani. Maturò un amore vivo per i santi, per l’Eucaristia, fino ad allestire una mostra sui miracoli eucaristici che oggi è rimasta online e ha avuto un successo inaspettato, anche all’estero.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">Sportivo e appassionato di computer, come tanti coetanei, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">suona</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">va</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">il sassofono, gioca</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">va</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> a pallone, progetta</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">va</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> programmi al computer, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">si </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">divert</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">iva</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">con</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> i videogiochi, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">adora</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">va</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> i </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">film polizieschi</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, ma tutto ciò in modo </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">normalmente</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> diverso,</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">infatti sembra avere </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">un chiodo fisso: “la santità”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, la molla che lo fa stare in modo “diverso” sui banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Ma n</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">on è </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">geloso</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> del suo “kit per diventare santi”, che regala generosamente a tutti e che, molto semplicemente, contiene: un desidero grande di santità, Messa, Comunione e Rosario quotidiano, una razione giornaliera di Bibbia, un po’ di adorazione eucaristica, la confessione settimanale, la disponibilità a rinunciare a qualcosa per gli altri.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Padre Roberto Gazzaniga, gesuita, incaricato della pastorale dell’Istituto Leone XIII, storica scuola della Compagnia di Gesù a Milano, ha ricordato così l’eccezionale normalità di Acutis, arrivato lì, a liceo classico, nell’anno scolastico 2005-2006: «L’essere presente e far sentire l’altro presente è stata una nota che mi ha presto colpito di lui». Allo stesso tempo era «così bravo, così dotato da essere riconosciuto tale da tutti, ma senza suscitare invidie, gelosie, risentimenti. La bontà e l’autenticità della persona di Carlo hanno vinto rispetto ai giochi di rivalsa tendenti ad abbassare il profilo di coloro che sono dotati di spiccate qualità».</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Carlo inoltre «non ha mai celato la sua scelta di fede e anche in colloqui e incontri-scontri verbali con i compagni di classe si è posto rispettoso delle posizioni altrui, ma senza rinunciare alla chiarezza di dire e testimoniare i principi ispiratori della sua vita cristiana». Il suo era «il flusso di un’interiorità cristallina e festante che univa l’amore a Dio e alle persone in una scorrevolezza gioiosa e vera. Lo si poteva additare e dire: ecco un giovane e un cristiano felice e </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">autentico”. Grazie</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> al suo esempio e al suo carisma anche il domestico di casa Acutis, un induista di casta sacerdotale bramina, decise di chiedere il battesimo. In ospedale, posto di fronte alla morte, nella tenerezza dei suoi 15 anni, Carlo disse: «Offro tutte le sofferenze che dovrò patire al Signore, per il Papa e per la Chiesa, per non fare il purgatorio e andare dritto in paradiso». </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Una frase che lo descrive pienamente, fu ritrovata nei suoi appunti</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">come</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">fotocopie</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">“All’atto dell’esumazione nel cimitero di Assisi, avvenuta il 23 gennaio 2019 in vista della traslazione al Santuario &#8211; spiega monsignor Sorrentino -, il corpo fu trovato nel normale stato di trasformazione proprio della condizione cadaverica. Non essendo tuttavia molti gli anni della sepoltura, pur trasformato, ma con le varie parti ancora nella loro connessione anatomica, il corpo è stato trattato con quelle tecniche di conservazione e di integrazione solitamente praticate per esporre con dignità alla venerazione dei fedeli i corpi dei beati e dei santi. Un’operazione che è stata svolta con arte e amore. Particolarmente riuscita la ricostruzione del volto con maschera in silicone. Con specifico trattamento è stato possibile recuperare la reliquia preziosa del cuore che sarà utilizzata nel giorno della beatificazione”.</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> “</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">atito” di internet come i suoi coetanei, ma a differenza di tanti di loro, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”.</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><br />
</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">E’</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> ancora online sul web</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> (www.miracolieucaristici.org), la mostra virtuale progettata e realizzata da lui a 14 anni, che sta facendo il giro del mondo e che testimonia come davvero per Carlo l’Eucaristia è stata la sua “autostrada per il cielo”. Già, perché Carlo continua ad essere un mistero: con i suoi 15 anni limpidi e solari, con la sua voglia di vivere e la sua prorompente allegria, ma soprattutto con la sua fede che scomoda ed interpella quella di noi adulti.</span></span></p>
<p class="s8"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Un esempio di vita, in cui la normalità della vita, ma soprattutto </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">l’idea che internet possa essere strada di amore rende questo giovane, in odore di santità un esempio vivo, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">un’ alternativa</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> concreta per tanti che sia nella vita che nel web ricercano un senso più alto.</span></span></p>
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