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		<title>Non ci avete fatto niente e la storia non si pignora</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenica Puleio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 20:12:58 +0000</pubDate>
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<p>Se si vuole fare un’inchiesta che scavi sotto la superficie, bisogna smetterla di cercare la mafia dove non c’è più e rintracciarla dove ha scelto di mimetizzarsi. Come analizza Saverio Lodato nel suo spietato <em>Quarant’anni di mafia</em>, l’errore più marchiano e funzionale al sistema è stato quello di considerare Cosa Nostra come un corpo estraneo, un’anomalia militare da confinare nelle dinamiche di sangue dei corleonesi. La mafia ha cercato di farsi Stato, di farsi codice d’accesso ai salotti finanziari, di sedersi ai tavoli dove si decidono i flussi di denaro pubblico, i grandi appalti, la logistica, i trasporti e il destino industriale delle nostre terre. Ha provato a trasformare la violenza in un’infrastruttura invisibile del quotidiano.</p>
<p>Ma i registi di quel colpo di Stato hanno fallito il calcolo più elementare, scontrandosi con una resistenza che non era scritta nei loro verbali.</p>
<p>Oggi i clan non hanno bisogno di sparare, perché il piombo attira l’attenzione. Preferiscono infilarsi nel silenzio viscido dell’economia legale, ripulire miliardi nei fondi d’investimento e colonizzare i subappalti, tentando di occupare militarmente la zona grigia della precarietà sociale e dell’isolamento economico. Ma questa ritirata strategica non è il segno di una vittoria. È la prova di una sottomissione a un’onda d’urto civile che non si è mai fermata.</p>
<p>La dimostrazione plastica di questo fallimento ha un indirizzo preciso: quel lembo di terra a Capaci, il Giardino della Memoria, che proprio oggi riceve lo status ufficiale di Parco Regionale. Su quel prato, per la ferrea e ostinata volontà di Tina Montinaro e dei ragazzi dell’Associazione QS15, campeggia una frase che taglia le gambe a qualsiasi pretesa di onnipotenza criminale: <strong>“Non ci avete fatto niente”</strong>.</p>
<p>In quelle quattro parole non c’è la rassegnazione del superstite, ma la rivendicazione di chi ha vinto la guerra culturale. Dire “non ci avete fatto niente” significa guardare in faccia i colletti bianchi, i boss storici e i mandanti occulti — quelli che Falcone definiva le menti raffinatissime e che ancora oggi frequentano le stanze del potere — e dirgli che il tritolo ha solo accelerato la loro fine. Hanno ucciso gli uomini, ma hanno reso il loro metodo investigativo, la loro pretesa di trasparenza e la loro dignità amministrativa un patrimonio genetico inattaccabile.</p>
<p>Domani, su quel ponte e in quel parco, non si va a piangere. Si va a fare un esame di coscienza collettivo. Si va a ricordare che la lotta alla mafia non è una delega da dare alla magistratura una volta all’anno, ma una pratica quotidiana che si fa con i fatti: con la trasparenza degli atti amministrativi, con il rigore nella gestione delle risorse collettive, con la difesa della dignità del lavoro contro il ricatto del bisogno.</p>
<p>Quel cartello a Capaci è il promemoria più doloroso per chi sta dall’altra parte: vi siete presi cinque vite, ma avete perso il Paese. Non ci avete fatto niente.</p>
<p>@Riproduzione riservata</p>
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		<title>Portella della Ginestra: erano lì per vivere, non per morire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 06:35:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[1 maggio]]></category>
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<p>Il 1° maggio 1947 uomini, donne e bambini salirono a Portella per celebrare il lavoro, la terra e la speranza. Prima ancora di essere vittime di una strage politico-mafiosa, furono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 1° maggio 1947 uomini, donne e bambini salirono a Portella per celebrare il lavoro, la terra e la speranza. Prima ancora di essere vittime di una strage politico-mafiosa, furono persone: volti, famiglie, desideri, futuro.</p>
<p>Portella della Ginestra, prima di essere una pagina tragica della storia italiana, fu un luogo abitato dalla speranza.<br />
Non c’erano soltanto bandiere.<br />
Non c’erano soltanto parole politiche.<br />
Non c’erano soltanto rivendicazioni sindacali.<br />
C’erano persone.<br />
C’erano madri, padri, figli, contadini, braccianti, giovani, bambini. C’erano famiglie che avevano conosciuto la fatica della terra, la durezza del latifondo, il peso di una povertà che non era soltanto mancanza di denaro, ma mancanza di possibilità. Erano saliti in quella vallata tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Jato non per sfidare la morte, ma per incontrare la vita. Per dire, insieme, che il lavoro poteva diventare dignità. Che la terra poteva smettere di essere dominio di pochi. Che la festa dei lavoratori non era una formalità, ma una promessa.<br />
Il 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra, si radunarono contadini, donne e bambini per celebrare la festa dei lavoratori e rivendicare diritti, terra e giustizia sociale; contro quella folla spararono gli uomini della banda di Salvatore Giuliano, provocando undici morti e numerosi feriti. (Wikipedia)<br />
Ma se diciamo solo “undici morti”, rischiamo di tradire la memoria.<br />
Perché undici non è un numero.<br />
Undici sono nomi.<br />
Undici sono case che non videro tornare qualcuno.<br />
Undici sono sedie rimaste vuote.<br />
Undici sono madri, figli, fratelli, mariti, sorelle, compagni di lavoro, vicini di paese.<br />
I nomi incisi nella memoria di Portella sono: Margherita Clesceri, 37 anni; Giorgio Cusenza, 42 anni; Giovanni Megna, 18 anni; Francesco Vicari, 22 anni; Vito Allotta, 19 anni; Serafino Lascari, 14 anni; Filippo Di Salvo, 48 anni; Giuseppe Di Maggio, 12 anni; Castrense Intravaia, 29 anni; Giovanni Grifò, 12 anni; Vincenzina La Fata, 8 anni. (Wikipedia)<br />
Basterebbero le età per capire l’abisso.<br />
Otto anni.<br />
Dodici anni.<br />
Dodici anni.<br />
Quattordici anni.<br />
Non erano militanti armati. Non erano nemici dello Stato. Non erano una minaccia. Erano bambini e ragazzi dentro una festa popolare, dentro una comunità che cercava un domani diverso. Erano lì perché, in quella Sicilia del dopoguerra, la politica non era solo cosa da palazzi: era pane, terra, scuola, possibilità, sopravvivenza.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-120954 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/22d58183-680e-41d8-afe5-c07f5bba6a70-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/22d58183-680e-41d8-afe5-c07f5bba6a70-225x300.jpeg 225w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/05/22d58183-680e-41d8-afe5-c07f5bba6a70.jpeg 350w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><br />
Vincenzina La Fata aveva otto anni. A quell’età non si muore per il lavoro. A quell’età si dovrebbe correre, giocare, guardare il mondo con la curiosità ancora intera. E invece anche il suo nome è rimasto dentro la pietra di Portella, come una domanda che nessuna celebrazione può addomesticare: che Paese è quello in cui una bambina muore durante una festa dei lavoratori?<br />
Giuseppe Di Maggio e Giovanni Grifò avevano dodici anni. Serafino Lascari ne aveva quattordici. Erano età di futuro, non di memoria. E invece sono diventati memoria perché qualcuno decise che quella folla doveva essere punita, intimidita, ferita nel punto più umano: la sua fiducia.<br />
Perché la cosa più terribile di Portella è proprio questa: furono colpite persone che si erano radunate per credere.<br />
Credevano che dopo il fascismo e la guerra potesse aprirsi una stagione nuova. Credevano che la Repubblica potesse finalmente ascoltare i poveri. Credevano che la terra non dovesse restare per sempre nelle mani di pochi, mentre molti la lavoravano senza possederne nulla. Credevano che il lavoro potesse essere liberazione e non condanna.<br />
In quella vallata non c’era solo protesta. C’era festa.<br />
E questo rende tutto ancora più doloroso.<br />
Perché la strage non interruppe soltanto un comizio. Interruppe canti, conversazioni, cammini, attese. Interruppe il passo di chi era arrivato lì con i figli. Interruppe il respiro di una comunità che si sentiva finalmente autorizzata a parlare. Interruppe il desiderio semplice e immenso di non essere più invisibili.<br />
Portella della Ginestra fu la prima grande strage politico-mafiosa dell’Italia repubblicana, secondo molte ricostruzioni storiche, e avvenne in un contesto segnato dalla vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, dal conflitto sul latifondo e dalla paura dei vecchi poteri davanti all’organizzazione del movimento contadino. (Wikipedia)<br />
Ma prima ancora di essere “politico-mafiosa”, Portella fu umana.<br />
Fu il sangue di chi aveva mani segnate dal lavoro.<br />
Fu il dolore di famiglie povere, colpite mentre chiedevano dignità.<br />
Fu il pianto di una Sicilia che conosceva bene la fatica, ma che quel giorno si trovò davanti a qualcosa di più crudele della fatica: la violenza del potere contro la speranza.<br />
E allora bisogna stare attenti: ricordare Portella solo come “strage” può diventare comodo. La parola strage, se ripetuta senza volti, rischia di diventare formula. Ma Portella non è una formula. È Margherita. È Giorgio. È Giovanni. È Francesco. È Vito. È Serafino. È Filippo. È Giuseppe. È Castrense. È Giovanni. È Vincenzina.<br />
Erano persone che avevano una mattina davanti. Una strada percorsa. Una voce. Una famiglia. Una casa da raggiungere al ritorno. Un pranzo forse preparato o immaginato. Un domani forse povero, ma ancora aperto.<br />
E invece non tornarono.<br />
Il senso del loro essere lì va custodito con delicatezza. Non erano lì solo “contro” qualcosa. Erano lì “per” qualcosa.<br />
Per la terra.<br />
Per il lavoro.<br />
Per la dignità.<br />
Per il pane.<br />
Per i figli.<br />
Per la possibilità di non vivere più piegati.<br />
Per sentirsi finalmente popolo e non massa senza nome.<br />
Questo è il cuore umano di Portella: una comunità si era messa in cammino. Non chiedeva vendetta. Chiedeva riconoscimento. Non chiedeva privilegi. Chiedeva giustizia. Non chiedeva di prendere il posto dei potenti. Chiedeva che la vita dei poveri valesse qualcosa.<br />
Ed è forse proprio questo che faceva paura.<br />
Perché quando i poveri restano soli, sono più facili da governare. Quando invece si ritrovano, si guardano, si riconoscono, si organizzano, diventano comunità. E una comunità che prende coscienza di sé non è più disponibile a essere usata, comprata, zittita, comandata.<br />
I colpi sparati a Portella non volevano colpire soltanto dei corpi. Volevano colpire un risveglio.<br />
Volevano dire: tornate al vostro posto.<br />
Volevano dire: la terra non si tocca.<br />
Volevano dire: la povertà deve restare silenziosa.<br />
Volevano dire: il lavoro può essere celebrato, ma non deve diventare potere popolare.<br />
Eppure, nonostante il sangue, Portella non è riuscita a spegnere quella domanda. L’ha consegnata alla storia.<br />
Oggi, guardando quei nomi, dovremmo chiederci non solo chi sparò, chi coprì, chi ordinò, chi tacque. Dovremmo chiederci anche che cosa abbiamo fatto della speranza di quelle persone. Perché se il lavoro oggi è ancora povero, se i giovani sono costretti a partire, se i braccianti sono ancora sfruttati, se la dignità viene spesso barattata con il bisogno, allora Portella non è finita. È cambiata la scena, ma la domanda resta.<br />
Che valore diamo alla vita di chi lavora?<br />
Quanto pesa la voce dei poveri nelle scelte del Paese?<br />
Quanta dignità riconosciamo a chi non ha potere, ma sostiene ogni giorno il mondo con le mani, con la schiena, con il tempo, con il sacrificio?<br />
Portella della Ginestra oggi non ci chiede soltanto memoria. Ci chiede prossimità.<br />
Ci chiede di avvicinarci a quei nomi senza usarli come simboli freddi. Ci chiede di riconoscere che dietro ogni nome c’era una storia. Dietro ogni età c’era una promessa. Dietro ogni corpo caduto c’era una relazione spezzata.<br />
Vincenzina non era “una vittima”: era una bambina.<br />
Giuseppe e Giovanni non erano “caduti”: erano ragazzi.<br />
Margherita non era “un nome inciso”: era una donna.<br />
Filippo non era “un numero della strage”: era un uomo, probabilmente con fatiche, legami, pensieri, responsabilità.<br />
La memoria vera comincia quando il monumento torna a respirare.<br />
Quando smettiamo di dire solo “i morti di Portella” e iniziamo a chiederci chi fossero, perché erano lì, cosa sognavano, cosa avevano lasciato a casa, cosa avrebbero voluto per i propri figli.<br />
Il 1° maggio dovrebbe servire anche a questo: non a pronunciare parole già dette, ma a restituire carne alla giustizia. Perché il lavoro, senza il volto delle persone, diventa statistica. E la memoria, senza il dolore concreto delle famiglie, diventa cerimonia.<br />
Portella invece ci chiede di non trasformare il dolore in rito vuoto.<br />
Ci chiede di ricordare che la democrazia nasce anche nei luoghi dove gli ultimi imparano a dire “noi”. Nasce quando una comunità povera si scopre degna. Nasce quando chi lavora la terra alza lo sguardo e capisce che il proprio sudore non può essere proprietà di altri. Nasce quando una festa diventa coscienza.<br />
Per questo quelle persone erano lì.<br />
Non per morire.<br />
Non per entrare nei libri.<br />
Non per diventare lapidi.<br />
Erano lì per vivere meglio.<br />
E forse questa è la verità più semplice e più insopportabile: furono uccisi mentre cercavano vita.<br />
Furono colpiti mentre celebravano il lavoro.<br />
Furono spezzati mentre chiedevano futuro.<br />
Furono trasformati in memoria mentre volevano soltanto essere cittadini.<br />
Oggi, se vogliamo davvero onorarli, non basta dire che non li dimentichiamo. Dobbiamo chiederci se siamo disposti a continuare ciò per cui erano lì: la difesa del lavoro dignitoso, della terra come bene comune, della giustizia sociale, della libertà dei poveri di non essere più ricattabili.<br />
Perché Portella della Ginestra non è solo il luogo in cui morirono undici persone.<br />
È il luogo in cui una comunità mostrò di voler nascere.<br />
E ogni volta che il lavoro viene umiliato, ogni volta che la povertà viene usata come strumento di controllo, ogni volta che i giovani vengono costretti a scegliere tra partire o piegarsi, ogni volta che una famiglia non riesce a vivere del proprio lavoro, quei nomi tornano a parlarci.<br />
Non chiedono vendetta.<br />
Chiedono che la loro speranza non venga uccisa una seconda volta.<br />
Chiedono che la memoria diventi responsabilità.<br />
Che la commozione diventi scelta.<br />
Che il 1° maggio non sia solo una data, ma una promessa mantenuta.<br />
Portella della Ginestra, allora, non è soltanto passato.<br />
È una domanda rivolta a noi:<br />
siamo ancora capaci di stare dalla parte di chi si mette in cammino per chiedere dignità?<br />
Perché quei morti non appartengono solo alla storia della Sicilia. Appartengono alla coscienza del Paese. E ci ricordano che ogni volta che una persona povera trova il coraggio di alzare la testa, la democrazia deve proteggerla. Non lasciarla sola nella valle.</p>
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		<title>Riconciliazione a Filetto (L’Aquila), con gli auspici del Presidente tedesco Steinmeier e del cardinale Marx</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2022 05:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Strage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="1922" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-300x225.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-1024x769.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-768x577.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-1536x1153.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-2048x1538.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-1920x1442.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-1170x879.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/A1960AC6-49EB-4DE1-BFB9-8A61332DD7D5-585x439.jpeg 585w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>di Antonio Bini  La commemorazione del 78° anniversario dell&#8217;eccidio di Filetto da parte dell&#8217;esercito nazista il 7 giugno 1944. Quest&#8217;anno, per la prima volta,  la presenza di  una delegazione tedesca si&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><i>di Antonio Bini</i></strong></p>
<div data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> La commemorazione del 78° anniversario dell&#8217;eccidio di Filetto da parte dell&#8217;esercito nazista il 7 giugno 1944.</div>
<div data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Quest&#8217;anno, per la prima volta,  la presenza di  una delegazione tedesca si inserisce nell’ambito del percorso di chiarimento e di pacificazione tra Germania e Italia,  a distanza di 77 anni dalla fine della seconda guerra mondiale ed in particolare delle barbarie compiute dal nazismo.</div>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><br />
L’AQUILA &#8211; </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a piccola comunità abruzzese </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Filetto</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, frazione del comune dell’Aquila, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha accolto  </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Rainer</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">Schnitzer</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">borgomastro di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><b>Pöcking</b></span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">giunt</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> in Abruzzo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">per partecipare alla commemorazione di 17 </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">civili </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">uccisi per rappresaglia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> il </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">7 giugno 1944</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, dopo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’uccisione di un tedesco</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> nel corso di uno scontro a fuoco con un gruppo di partigiani</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> della banda “<b>Giovanni Di Vincenzo</b>”.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Accompagnava </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Schnitzer</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> una </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">qualificata delegazione, comprensiva di </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Wolfram </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Staufenberg</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Albert </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Luppart</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, rispettivamente, secondo e terzo sindaco</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> della cittadina bavarese.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Quella di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Filetto</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> è una </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vicenda</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">intricata </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che racchiude molteplici </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">aspetti umani e storici. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il dramma </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">è stato s</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">empre </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vissuto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">intensamente dalla piccola comunità, che soffrì anche la devastazione</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> l’incendio di molte case</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, razzie e furti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i vollero due giorni per spegnere l’incendio </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">el </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">povero </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">p</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">aese </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di montagna, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a 1.070 m. di altezza, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">situato a 18 km da </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">L’Aquila,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">che allora contava 650 abitanti, in genere </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">pastori e contadini</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">M</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">olti per sopravvivere alla miseria </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">emigrarono.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Oggi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sono rimaste </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">poco più di cento </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">persone</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, inevitabilmente legate a quei morti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l paese si sentì estraneo all’uccisione del</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">militare </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">tedesco perché non avvenuto per mano di uno della comunità che fino ad allora aveva stabilito buoni rapporti con tedeschi che vivevano a </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Filetto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, tanto che viene tuttora ricordato come uno di loro il maresciallo </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Hermann </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Schafer</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, responsabile del presidio che</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> nel tentativo di fermare l’inizio della rappresaglia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> venne ucciso da un commilitone</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, tra quelli giunti in forze da </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Paganica</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e altri centri. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Peraltro, precedentemente non </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">erano mancati </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">gravi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">episodi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Tra questi si segnala l’uccisione a freddo, nel novembre 1943, di un pastore quindicenne al pascolo nei pressi del paese.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nel 1969 la storia dell’eccidio </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">r</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iemerse improvvisamente dall’oblio </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">per effetto di un articolo pubblicato dal settimanale </span></span><b><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Der</span></span> <span class="s14"><span class="bumpedFont15">Spiegel</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b> </b>del 7 luglio 1969 dal titolo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> “Crimini di guerra. Il vescovo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Piombo teutonico”, che metteva in evidenza il passato del capitano </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Matthias</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">presentato come criminale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">che dopo il ritorno in Germania entrò in seminario per diventare sacerdote nel 1949. Una scelta </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">conseguente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">al tormento seguito alle vicende della guerra e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">quella strage. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La consacrazione a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vescovo e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">quindi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">v</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">icario dell’arcivescovo di Monaco di Baviera, cardinale </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Julius </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Döpfner</span></span></b><span class="s11"><span class="bumpedFont15"><b>,</b> suo sostenitore,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">trasformò</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">mons</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">. </span></span><b><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Matthias</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span> </b><span class="s11"><span class="bumpedFont15">in</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">un </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">bersagli</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> dei media.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Del paese abruzzese</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, in realtà,</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> interessava molto meno.</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">La lettura del</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">la stampa dell’epoca e </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">del</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">saggio “</span></span><span class="s15"><span class="bumpedFont15">Morte a Filetto</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">”, ed. Mursia, Milano, 1970, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">curato da</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">l </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><b>Aldo Rasero</b></span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, maggiore degli alpini e comandante partigiano</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> nell’area</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">si </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">percepisce </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">una strumentalizzazione dell’eccidio contro la chiesa tedesca. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Se fosse rimasto un semplice sacerdote forse non si sarebbe più parlato dell’ex capitano</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Filetto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Non è questa la sede per </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">andare oltre ad un accenno </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">quelle vicende, ma </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">è</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> opportuno segnalare come da fonti tedesche ri</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">prese </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nel</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’autorevole</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> saggio di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Costantino Felice</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>,</b> </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Dalla Maiella alle Alpi: guerra e resistenza in Abruzzo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, ed. Donzelli, Roma, 2014</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’ordine </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">del maggiore, poi generale, </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Hans </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Boelsen</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span></b> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">di “incendiare il paese e fucilare tutti gli abitanti maschi”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">venne rifiutato, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">tanto da essere stato minacciato di morte</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">A quel punto l</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a sorte dei filettesi era segnata. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Seguì un ordine u</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">fficiale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, che </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Defregger</b></span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">delegò al sottotenente </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Paul </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Ehlert</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, il quale avrebbe a sua volta delegato un caporal maggiore, rimasto anonimo, che mise in atto la strage.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">are </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che </span></span><strong><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span></strong><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, che non era presente, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">bbia</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">cerca</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">to </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di ridurre </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il numero delle vittime rispetto a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">llo sterminio </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">voluto d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Hans </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Boelsen</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">primo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> responsabile della strage, che </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">si ripeté </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">solo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">quattro</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> giorni dopo, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ordinando </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">un</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> massacro nella vicina frazione di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Onna</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.  Una vicenda </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dimenticata </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che riemerse solo dopo il terremoto del 2009 che sconvolse la piccola frazione</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> provocando morti e distruzioni</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, che non </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">lasciarono indifferente la Germania</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sanguinario </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Boelsen</b></span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">il 22 giugno </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">1944 </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">si macchiò</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">anche della strage di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Gubbio</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dove</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> furono assassinati 40 civili. </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Der</span></span> <span class="s14"><span class="bumpedFont15">Spiegel</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e altri media ignorarono il ruolo determinante di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Boelsen</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, deceduto nel 1960.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">media </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">si occu</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">p</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">arono</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di quel tragico </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">eccidio avvenuto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">in quel “paesetto montano” (</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Der</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Spiegel</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">)</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, con </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">molti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">g</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iornalisti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">c</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">he </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">cercarono invano di intervistare mons. <b>Defregger</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e lo stesso card. </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"><b>Döpfner</b></span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">Una cortina di</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">silenzio si </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">innalzò </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">da parte della chiesa bavarese. Solo qualche dichiarazione si riuscì a strappare a </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"><b>Defregger</b></span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> pressato da giornalisti e t</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">v</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> che parlò di quella drammatica vicenda come di “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">un terribile peso per la sua anima</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">L</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a consegna del silenzio si estese </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">addirittura </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dalla chiesa bavarese a quella aquilana.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Tanto si evince dall’articolo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Gian Franco </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Vené</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b> </b>pubblicato su L’Europeo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">del 14 agosto 1969</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Il giornalista </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">incontrò i</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l parroco di Filetto, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">don <b>Demetrio Gianfranceschi</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, che </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">chiar</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ì</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">: “</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Il mio vescovo mi ha chiesto il silenzio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Si saprà invece che il parroco </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">era impegnato </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">affinché tra i filettesi emergesse il desiderio d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ella riconciliazione. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ricevette </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">anche l</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a toccante </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">lettera </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Berta</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">Schreiner</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vedova del </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sergente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">rimasto ucciso, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> 25 anni </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dopo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">la morte del marito</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> <b>Adolf</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> insieme ai figli</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, <b>Rudolf</b>, <b>Manfred</b> e <b>Hans</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> scri</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sse</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di perdonare </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">chi aveva colpito a morte il marito. <b>Don Demetrio</b> s</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i recò anche a Monaco insieme ad alcuni parenti delle vittime</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per incontrare </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">lo stesso </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Defregger</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che aveva </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">già </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dato la sua disponibilità a dimettersi da vescovo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">scelta del </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">silenzio </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">in ambito pubblico</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">fu</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> da ritenere inopportun</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">tanto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">per i familiari dei civili morti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che p</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">er l’immagine della chiesa bavarese</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">per lo stesso </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> filettesi non intesero concedere alcun perdono </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">s</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">enza un segno di pentimento, senza una richiesta di perdono e una parola di pietà per i morti.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Anche in quelle settimane</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> in cui la vicenda era </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">all’attenzione </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i media internazionali</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e poi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">durante la lavorazione</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> del film “</span></span><b><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Quel giorno </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">D</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">io non c’era</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">” </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">(</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Der</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Tag, an </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dem</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Gott</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">nicht</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> da war), di </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Osvaldo </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Civirani</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, l</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a piccola comunità rimase </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dignitosamente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">chiusa nel suo dolore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, non desiderando alcuna notorietà per </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">quella</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> tragedia.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Dopo la morte di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Defregger</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, avvenuta nel 1995, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il comune di </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><b>Pöcking</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">cittadina di 5600 abitanti </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">sul lago di </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"><b>Starnberg</b></span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">dove </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’ex capitano visse appartato </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">in una proprietà di famiglia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> decise di dedicargli </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">una </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">piccola strada </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vicina </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">al cimitero</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">per ricordare i</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l religioso che era stato </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">rispettato e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">stimato dalla popolazione.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Lo scorso anno la storica </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Marita Krauss</b>,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> scrivendo un saggio sulla storia della cittadina segnalò al sindaco come quella denominazione fosse </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">discutibile per il controverso </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">passato</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">del vescovo. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Da qui la decisione del sindaco di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">avvia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">re</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> contatti con </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Giovanni Altobelli</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">con il </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">prof. <b>Domenico </b></span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Cupillari</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, presidente del Centro </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Sociale per </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Anziani di Filetto per sondare la possibilità di vedere accolta una delegazione guidata dallo stesso </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">borgomastro</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> in occasione della commemorazione del 7 giugno. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Il prof. </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Cupillari</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"> promosse un’assemblea che valutò positivamente </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">la richiesta.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s9"><span class="bumpedFont15">L’</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">anniversario è stato quindi celebrato insieme alla rappresentanza tedesca</span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">con la partecipazione de</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">lla <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-55090" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-283x300.jpeg" alt="" width="283" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-283x300.jpeg 283w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-967x1024.jpeg 967w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-768x813.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-1450x1536.jpeg 1450w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-1170x1239.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092-585x620.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/F42B3D42-7EDD-4749-9BEE-8A2648753092.jpeg 1827w" sizes="(max-width: 283px) 100vw, 283px" />sezione </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>alpini di Camarda</b>, dalla delegazione <b>dell’ANPI</b> <b>dell’Aquila</b> e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">del consigliere <b>Leonardo </b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Scimia</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">su delega del sindaco dell’Aquila. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La celebrazione della messa è stata presieduta da </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">don <b>Domenico Marcocci</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, nativo di Filetto. Nella sua omelia ha sottolineato i valori </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">universali </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">della pace e del perdono</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, facendo notare ai presenti che il calice con cui celebrava messa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">era stato donato dalla </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Arcid</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iocesi di Monaco. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">A seguire si è formato un corteo verso il cimitero </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">preceduto dagli alpini </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">poi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sostato </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">davanti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l modesto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">monumento</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che ricorda l’eccidio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">realizzato </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">grazie ai</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> denari inviati dagli emigrati in America</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<div id="attachment_55091" style="width: 248px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-55091" class="wp-image-55091 size-medium" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-238x300.jpeg" alt="" width="238" height="300" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-238x300.jpeg 238w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-813x1024.jpeg 813w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-768x968.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-1219x1536.jpeg 1219w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-1625x2048.jpeg 1625w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-1920x2419.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-1170x1474.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-585x737.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/06/74FABF82-BDAE-4E45-B1CB-06C59FC28EC3-scaled.jpeg 2032w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" /><p id="caption-attachment-55091" class="wp-caption-text">la giornalista Sandra Sedlmaier traduce in italiano l’intervento di Rainer Schnitzer</p></div>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Dopo le note del silenzio, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l sindaco </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Rainer</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">Schnitzer</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b> </b>ha </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">deposto una corona d’alloro, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">con il picchetto di </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">due carabinieri, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">per poi s</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">aluta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">re</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> i presenti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> spiegando che da bambino era stato chierichetto di mons. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defragger</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e che a distanza d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i anni ha capito che l’ex capitano non si era mai recato a Filetto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> né aveva chiesto perdono. Con voce commossa ha detto: “</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">Questo gesto lo vogliamo recuperare oggi. Siamo qui per commemorare e onorare le vittime</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”.  Un gesto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sentito</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">accompagnato </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dagli applausi e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">seguito </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dalla lettura dei </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">messaggi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">del presidente della Repubblica</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> federale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> tedesca </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e del cardinale di Monaco di Baviera, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">diretti al sindaco di </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Pöcking</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> alla comunità di Filetto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">letti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">in italiano</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">dalla prof.ssa </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Monika </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Hutmacher</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e dalla giornalista </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Sandra </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Sedlmaier</span></span></b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s13"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Al termine della lettura </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il sindaco h</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ricev</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">uto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’abbraccio del </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">giovane </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">segretario dell’ANPI </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Tommaso </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Cotellessa</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che gli ha donato il suo fazzoletto tricolore.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">A seguire i</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l pranzo preparato dalle donne e </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">da</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">gli uomini di Filetto. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">P</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iatti </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e bicchieri </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sono di plastica, le panche spartane, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ma </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il calore umano</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e la sincera ospitalità della gente di Filetto</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">sono </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">senza pari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Palpabile l’impegno della v. presidente del Centro Sociale per Anziani, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Antonella Marinelli</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, impegnata in prima persona</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> dopo la scomparsa del prof. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Cupillari</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, avvenuta i primi di maggio</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Nemmeno </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">un manifesto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ha </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">segnal</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">to </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">lo storico evento</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che è </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">stato volutamente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vissuto in forma intima, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ma non per questo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">meno </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">solenne, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">dalla sola piccola comunità.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Tornando a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">messaggi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, p</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">arole nette quelle </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">espresse </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l presidente </span></span><b><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Frank-Walter </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Steinmeirer</span></span></b> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">che ha</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> scritto c</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">ome </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“sappiamo sempre troppo poco dei crimini tedeschi commessi in Italia. Le vittime, i loro discendenti, i superstiti hanno il diritto di non essere dimenticati”, ammettendo di sentire </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">“</span></span><b><span class="s10"><span class="bumpedFont15">vergogna di fronte a crimini come quello di Filetto</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">ma anche gratitudine per il fatto che le nostre amiche ed i nostri amici italiani accettino così generosamente le nost</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">r</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">e richieste di perdon</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">o e </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">ch</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> ci invitino a piangere per le vittime insieme a loro.</span></span></b><span class="s10"><span class="bumpedFont15">”</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">Il suo messaggio va </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">anche </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">oltre l’eccidio di Filetto e</span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"> fa pensare alla scia di sangue lasciata dai tedeschi in Abruzzo e in Italia.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s10"><span class="bumpedFont15">Ma </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">un </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">rilievo </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">specifico </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">assume </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">la lettera</span></span> <span class="s10"><span class="bumpedFont15">del </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">cardinale </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Reinhard Marx</span></span> </b><span class="s8"><span class="bumpedFont15">diretta </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">ai </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">cari </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">cittadini di Filetto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">letta anche in chiesa, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">in cui, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">interrompe</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ndo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> il lungo silenzio della chiesa bavarese,</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">ricorda</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">alludendo all’Ucraina</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> &#8211; </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“come il significato della guerra ci appare ancora una volta terribilmente chiaro”</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">esprime</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ndo</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">il desiderio di essere </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">idealmente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">con loro </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“nella commemorazione delle vittime innocenti, nelle sofferenze inflitte e nel rispetto di un faticoso percorso di comprensione tra tedeschi e italiani</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il cardinale n</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">on evita di entrare nel merito della vicenda di mons. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"><b>Defregger</b></span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">ponendosi </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">l’</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">angoscioso </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">interrogativo “</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">se non ci fosse una via d’uscita dal dilemma in cui si trovava</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">” che</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> resta senza risposta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, ammettendo comunque come </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sia necessario “esaminare criticamente il comportamento del vescovo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> prima e dopo il suo percorso religioso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e fare i conti con esso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">”.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">E con la storia.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il lungo e travagliato cammino verso la pace e la riconciliazione è venuto a compiersi quando</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">il paese è </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ormai </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">spopolato</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, come tanti paesi della montagna abruzzese, mentre </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">molti di quelli che avrebbero desiderato partecipare a</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> questo atteso</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> momento </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">no</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">n ci sono più.</span></span></p>
<p class="s12"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ma </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">o</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ccorre dare merito al sindaco </span></span><b><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Rainer</span></span> <span class="s9"><span class="bumpedFont15">Schnitzer</span></span></b><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per aver promosso l’incontro e cercato di coinvolgere </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nell’inizia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">iva </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">così importanti livelli istituzionali in Germania</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">quando è </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">riemerso ancora una volta il passato d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ell’ex vescovo.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Proprio per la stima e la </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">sua </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">conoscenza </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">diretta</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ha sentito di farsi umilmente carico della richiesta di perdono in luogo </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">el vescovo</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">innanzi alla comunità di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">Filetto</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, mentre come borgomastro, ha inteso dare un segnale pubblico di attenzione che rendesse concreto e attuale il desiderio di pace tra Italia e Germania per una nuova cultura della memoria, dopo il nazismo e le tragedie della seconda guerra mondiale. </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Un gesto </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ncomiabile</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, non solo perché non era tenuto a farlo, ma ancor più perché del</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">la seconda vita di</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Defregger</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> aveva ed ha tuttora un ricordo positivo, di persona carismatica e</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> efficace predicatore</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che rimarrà senz’altro nella sua sfera personale</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e forse di molte altre persone</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.  A</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> livello pubblico ha </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">annunciato che in un prossimo consiglio comunale informerà della visita a Filetto e avanzerà la proposta di revocare la denominazione della strada.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> Una storia esemplare che induce a riflettere. </span></span></p>
<p class="s13">photo cover:</p>
<p><span data-originalfontsize="10pt" data-originalcomputedfontsize="13.333333015441895">da sinistra: Antonella Marinelli, v. presidente Centro Sociale Anziani di Filetto, Wolfram Staufenberg, v. sindaco, don Domenico Marcocci, Tommaso Cotellessa (ANPI L’Aquila), Leonardo Scimia (Comune L’Aquila), Rainer Schnitzer, borgomastro di Pöcking</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/06/14/riconciliazione-a-filetto-laquila-con-gli-auspici-del-presidente-tedesco-steinmeier-e-del-cardinale-marx/">Riconciliazione a Filetto (L’Aquila), con gli auspici del Presidente tedesco Steinmeier e del cardinale Marx</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>USTICA: Gli 81 assassinati dal silenzio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 19:39:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Strage]]></category>
		<category><![CDATA[Ustica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Dopo quaranta anni troppe poche certezze 27 giugno 1980 – 27 giugno 2020, quaranta anni senza verità, e senza alcuna pace per le vittime innocenti del Dc9 sparito nei cieli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2020/06/26/6427/">USTICA: Gli 81 assassinati dal silenzio</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/06/E7F9B3EC-3F60-4760-8404-0C9D82BD7CE5-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><h4 class="s3"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dopo quaranta anni troppe poche certezze</span></span></h4>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">27 giugno 1980 – 27 giugno 2020, quaranta anni senza verità, e senza alcuna pace per le vittime innocenti del Dc9 sparito nei cieli di Ustica… l’unica cosa certa è che non vi è alcuna sparizione, e che le coscienze di molti non sono pulite. L’altra certezza e che dopo quaranta anni dalla strage di Ustica, così è stata </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">chiamata</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, i parenti delle vittime non hanno alcuna certezza di ciò che è accaduto!</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">A bordo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> vi erano</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">81 persone</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, 64 passeggeri adulti, 11 ragazzi tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi e 4 uomini d&#8217;</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">equipaggio, il</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> volo viaggiava da Bologna a Palermo, e si perdono i contatti tre le isole di Ponza ed Ustica. Queste le uniche certezze. Poi mille illazioni, mille teorie, complotti, segreti di stato, morti non direttamente collegati</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, almeno 16</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">… oggi l</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ricerc</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> della verità si concentra sulla seconda scatola nera (cockpit voice recorder) in cui sembra essere registrata la parola </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">GUA</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">&#8230;</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">pronunciata dal pilota Domenico Gatto un attimo prima di </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">precipitare</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Proviamo a fare un po&#8217; di chiarezza: l’audio della registrazione di bordo fu, dopo essere stato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">recuperato</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> d</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">l mare nel 1987, e sino al 1991 oggetto di analisi peritali che, alla fine delle indagini, dichiararono che quel pezzo di parola (GUA), con altissima probabilità è parte della parola GUARDA, come se il pilota Gatti avesse visto qualcosa all’esterno del </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">velivolo</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Certezz</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">parola fu</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> detta alle ore 20.59, e dopo 1,2 secondi ci fu un improvviso blackout elettrico e poi il silenzio. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> il 16 marzo 1989 il primo collegio peritale, nominato nel novembre 1984 &#8211; a quattro anni dalla tragedia &#8211; consegna al giudice istruttore Bucarelli la sua relazione. I sei periti che compongono il collegio rilasciano alla stampa una breve dichiarazione: “Tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che l&#8217;incidente occorso al DC9 sia stato causato da un missile esploso in prossimità della zona anteriore dell&#8217;aereo. Allo stato odierno mancano elementi sufficienti per precisarne il tipo, la provenienza e l&#8217;identità”</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il 15 maggio 1992 i generali, ai vertici dell&#8217;Aeronautica all’epoca dei fatti, sono incriminati per alto tradimento, “perché, dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l&#8217;ipotesi di un&#8217;esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell&#8217;analisi dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche informazioni errate.”</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nell’ottobre del 2000 inizia il processo davanti alla terza sezione della Corte d&#8217;Assise di Roma contro i vertici dell’Aeronautica che nell‘aprile 2004 vengono assolti per prescrizione; si riconosce comunque che hanno omesso di riferire alle autorità politiche i risultati dell&#8217;analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Nel frattempo,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> la </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">maggioranza  cancell</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> dal nostro ordinamento il reato di alto tradimento &#8211; o meglio lo mant</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">iene</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> soltanto nel caso che ci sia uso della forza &#8211; e quindi all’inizio del 2006 è abbastanza scontata la successiva assoluzione in Appello, poi confermata, dalla Cassazione.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Dalle sentenze civili contro il Ministero della Difesa emerge che lo Stato non garantì le adeguate condizioni di sicurezza lungo la tratta percorsa dal Dc9, visto che, altro dato </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">provato,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> vi era la presenza di caccia militari di Paesi alleati (Francia, Usa, Nato) e Libici.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">L’ex senatore Giovanardi insieme all’Associazione verità su Ustica continuano ad essere convinti che a far precipitare il DC9 sia stata una bomba all’interno dell’aereo, e sono fermamente convinti che non esiste alcun tracciato radar che evidenzi la presenza di altri </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">velivoli</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> che il pilota Gatti non pronunziò mai le parole “GUA”. Va tenuto conto, però, che l’aereo partì con due ore di ritardo, e che questo attentato, ad oggi, non è mai stato rivendicato da nessuno. </span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Di contro l’Associazione parenti di Ustica </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">dichiara che</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">sappiamo che il DC9 è stato abbattuto, sappiamo anche chi ha mentito e chi non ha permesso di fare luce sulla verità,</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> ma</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> non sappiamo ancora chi e perché in un momento di pace </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">abbatté</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> un volo di linea.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">”</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ad oggi anche la Procura di Roma continua ad indagare sul caso Ustica e potrebbe richiedere una nuova perizia sulla scatola nera.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">L’unica cosa certa in questa “sporca” faccenda e che le 81 vittime </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">innocenti</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, rei</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> di tornare a casa loro, </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">aspettano ancora di capire come e perché sono morte, e che i loro familiari continuano ad espettare risposte da uno Stato che dovrebbe tutelarli, e che sembra non riuscire a trovare risposte di pace per il loro dolore.</span></span></p>
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