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		<title>TANZANIA. &#8216;KILA SIKU&#8217;, DOVE RIABILITAZIONE VUOL DIRE COMUNITÀ</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/11/tanzania-kila-siku-dove-riabilitazione-vuol-dire-comunita/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tanzania-kila-siku-dove-riabilitazione-vuol-dire-comunita</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2022 18:25:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[centro di riabilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Comunita’ solidali nel mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="276" height="183" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A32E59F1-AE96-4908-812E-16431688817D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A32E59F1-AE96-4908-812E-16431688817D.jpeg 276w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A32E59F1-AE96-4908-812E-16431688817D-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" /></p>
<p>Un centro  di riabilitazione che dona speranza alle famiglie con bambini colpiti da paralisi cerebrali.  Ad animarlo fisioterapisti, assistenti sociali e terapisti locali, insieme con giovani del servizio civile, esperti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/11/tanzania-kila-siku-dove-riabilitazione-vuol-dire-comunita/">TANZANIA. &#8216;KILA SIKU&#8217;, DOVE RIABILITAZIONE VUOL DIRE COMUNITÀ</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="276" height="183" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A32E59F1-AE96-4908-812E-16431688817D.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A32E59F1-AE96-4908-812E-16431688817D.jpeg 276w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/05/A32E59F1-AE96-4908-812E-16431688817D-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 276px) 100vw, 276px" /></p><p><b><i>Un centro  di riabilitazione che dona speranza alle famiglie con bambini colpiti da paralisi cerebrali.  Ad animarlo fisioterapisti, assistenti sociali e terapisti locali, insieme con giovani del servizio civile, esperti e operatori di Comunità solidali nel mondo.</i></b></p>
<p>Dar es Salaam (Tanzania). Le sorreggono il collo quando si abbandona, poi le carezzano il viso accompagnandola in un movimento circolare. Al fianco di Miriam, 2 anni, c&#8217;è la mamma, fasciata in un vestito a scacchi giallo e nero. Si chiama Sifaeri e da due mesi non vive piu&#8217; in riva al lago Vittoria.<br />
Un&#8217;amica le ha raccontato di questo centro e lei ha deciso di venire qui, lasciando a casa il marito, che di mestiere fa l&#8217;insegnante e promette di mandarle un po&#8217; di scellini ogni mese: Sifaeri ha rinunciato al lavoro ed è pronta a tutto per aiutare la figlia, affetta da paralisi cerebrale infantile.<br />
Lo fa ogni giorno, &#8220;Kila Siku&#8221; in lingua swahili, come recita l&#8217;insegna all&#8217;ingresso di questo &#8220;centro di riabilitazione su base comunitaria&#8221; alla periferia di Dar es Salaam, la capitale economica della Tanzania.<br />
Il lago Vittoria dista quasi 900 chilometri ma, quando l&#8217;amica le ha raccontato dei miglioramenti della figlia, pure colpita da una paralisi cerebrale, Sifaeri non ha avuto dubbi. &#8220;Resterò qui almeno fino a dicembre perché le prime settimane ci hanno riempite di speranza&#8221; sospira parlando al plurale, seduta su un lettino in sala riabilitazione. &#8220;In pochi mesi gli esercizi hanno permesso a Miriam di acquisire un controllo maggiore dei muscoli del collo e di stringere la presa come mai era riuscita a fare&#8221;.<br />
Il centro, realizzato dalla ong Comunità solidali nel mondo attraverso un progetto con fondi dell&#8217;Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), è stato inaugurato nel 2019. Oggi è gestito dalle Suore di carità dell&#8217;Immacolata concezione d&#8217;Ivrea. Ad animarlo fisioterapisti, assistenti sociali e terapisti locali, insieme con giovani del servizio civile, esperti e operatori di Comunità solidali nel mondo.<br />
Alcune storie le racconta Tekla Lumatu, 28 anni. Si muove tra i lettini con la sua divisa grigia, quelle delle &#8220;community based rehabilitation worker&#8221;: piu&#8217; donne che uomini, un po&#8217; attiviste, un po&#8217; psicologhe, tutte formate nel centro, sono il tramite per diffondere la conoscenza delle pratiche corrette nei quartieri e nei villaggi, raggiungendo il maggior numero possibile di persone.<br />
Tekla si sposta accanto a una panca di legno per gli esercizi, poi mostra a un ragazzo come guidare il movimento del ginocchio di un piccolo paziente, che è il suo fratello minore. &#8220;Nella maggior parte dei casi i ritardi nello sviluppo sono stati provocati da paralisi cerebrali che si sono manifestate prima, durante o dopo il parto&#8221; spiega. &#8220;Lavorare qui nel centro e poi presso le comunità a domicilio è impegnativo ma sono contenta perché vedo che sia tanti genitori sia tanti bambini imparano a cooperare, mettendo in pratica i consigli e ottenendo miglioramenti&#8221;.<br />
Che sia importante fare squadra lo sottolinea anche Martina Faggion, operatrice di Comunità solidali nel mondo. &#8220;C&#8217;è attenzione per tutti i momenti clinici, dalla diagnostica al piano riabilitativo personale, che viene aggiornato ogni tre mesi&#8221; sottolinea. &#8220;L&#8217;altro aspetto è quello culturale: ai genitori si chiede di partecipare alle sedute di riabilitazione perché possano acquisire competenze e diventare essi stessi strumento al servizio della comunità&#8221;.<br />
Di fronte alla sala, sotto un portico che dà sul cortile, c&#8217;è Dora, un&#8217;altra mamma. Tiene per mano Knowledge, che ha due anni e mezzo e frequenta il centro da quando aveva pochi mesi. &#8220;All&#8217;inizio non riusciva a star seduto e aveva un deficit di controllo muscolare che gli impediva anche di tener eretta la testa&#8221; ricorda lei. &#8220;Grazie alla riabilitazione ha cominciato a gattonare, poi è riuscito ad alzarsi in piedi: guardate adesso&#8221;.<br />
Knowledge, che in inglese vuol dire &#8220;conoscenza&#8221;, ha imparato davvero: con l&#8217;ausilio di due supporti ortopedici va avanti e indietro, senza fermarsi. A prenderlo per mano ora è suor Angela Jeremiah, la direttrice del &#8220;Kila Siku&#8221;: &#8220;A volte i progressi non sono veloci come si aspettano i genitori&#8221; dice. &#8220;L&#8217;importante è avere fiducia, capire che ci può volere tempo, non abbattersi mai&#8221;.<br />
<em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="14">fonte «Agenzia DIRE»</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/05/11/tanzania-kila-siku-dove-riabilitazione-vuol-dire-comunita/">TANZANIA. &#8216;KILA SIKU&#8217;, DOVE RIABILITAZIONE VUOL DIRE COMUNITÀ</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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