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	<title>Teheran Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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	<title>Teheran Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 11:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p>
<p>Tre navi commerciali tracciabili in un giorno, contro circa 125 prima del conflitto. Tra rotte alternative, petroliere meno visibili e diplomazia, lo Stretto rivela la fragilità delle reti globali Hormuz&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1672" height="941" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz.jpg 1672w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-1024x576.jpg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-768x432.jpg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-1170x658.jpg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/09/stretto-di-Hormuz-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 1672px) 100vw, 1672px" /></p><p><em>Tre navi commerciali tracciabili in un giorno, contro circa 125 prima del conflitto. Tra rotte alternative, petroliere meno visibili e diplomazia, lo Stretto rivela la fragilità delle reti globali</em></p>
<h1 class="pip-title">Hormuz quasi vuoto: quando il mondo scopre di dipendere da pochi chilometri di mare</h1>
<p class="pip-subtitle">Tre navi commerciali tracciabili in un giorno, dopo le due del giorno precedente, contro circa 125 grandi navi al giorno prima dell’attuale conflitto. Mentre <strong>Teheran</strong> apre condizionatamente alla possibilità di riaprire lo Stretto e l’<strong>Arabia Saudita</strong> riattiva una via alternativa verso il Mar Rosso, Hormuz mostra quanto energia, commercio e sicurezza globale dipendano da pochi nodi strategici</p>
<p class="pip-lead">Ci sono luoghi che sembrano lontanissimi finché non smettono di funzionare. Lo Stretto di Hormuz è uno di questi.</p>
<p>È un braccio di mare tra Iran e Oman che molti europei avrebbero difficoltà a indicare con precisione su una carta geografica, ma dal quale dipende una parte essenziale della circolazione energetica mondiale.</p>
<p>Oggi quel passaggio è quasi vuoto.</p>
<p>I dati sul traffico marittimo raccontano qualcosa di impressionante: martedì 22 settembre soltanto <strong>tre navi commerciali legate alle materie prime risultavano avere attraversato lo Stretto</strong>. Il giorno precedente erano state due. Prima dell’attuale conflitto transitavano da Hormuz circa <strong>125 grandi navi commerciali al giorno</strong>.</p>
<p>È però necessaria una precisazione importante. Questi numeri riguardano le navi rilevabili attraverso i sistemi di tracciamento. Alcune imbarcazioni possono attraversare l’area con i <strong>transponder AIS</strong> <strong>disattivati</strong>, rendendo incompleta la fotografia del traffico effettivo.</p>
<div class="pip-factbox"><strong>Il dato chiave</strong></p>
<p>Prima del conflitto: circa <strong>125 grandi navi commerciali al giorno</strong>.<br />
Lunedì 21 settembre: <strong>2 transiti commerciali tracciabili</strong>.<br />
Martedì 22 settembre: <strong>3 transiti commerciali tracciabili</strong>.</p>
<p>Il dato AIS non permette però di conoscere con certezza tutte le navi effettivamente presenti nello Stretto.</p></div>
<p>Ed è proprio qui che la storia diventa più interessante del numero.</p>
<h2>Il mondo non si ferma: cerca un’altra strada</h2>
<p>Quando un’arteria si restringe, il sistema cerca immediatamente altre vene.</p>
<p>L’Arabia Saudita ha riavviato l’<strong>East-West Pipeline</strong>, l’oleodotto che attraversa il Paese permettendo al greggio di raggiungere il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, senza attraversare Hormuz. L’infrastruttura era stata danneggiata dagli attacchi dei giorni precedenti.</p>
<p>Nel frattempo <strong>Riyadh</strong> aveva aumentato le esportazioni dai terminal del Golfo e sviluppato anche trasferimenti di greggio nave-nave nelle acque dell’<strong>Oman</strong>. I flussi energetici, insomma, non sono semplicemente scomparsi: hanno cominciato a <strong>ridisegnarsi</strong>.</p>
<p>È una straordinaria dimostrazione della capacità di adattamento dei sistemi globali. Ma è anche la dimostrazione della loro fragilità.</p>
<p>Perché trovare una strada alternativa non significa eliminare il rischio. Significa spesso <strong>spostarlo altrove</strong>.</p>
<p>Se Hormuz diventa insicuro, aumenta l’importanza dell’oleodotto saudita. Se quell’oleodotto viene colpito, aumenta l’importanza del Mar Rosso. Se Bab el-Mandeb diventa pericoloso, entrano in difficoltà le rotte verso Suez.</p>
<p class="pip-highlight">Ogni alternativa dipende da un’altra infrastruttura, da un altro territorio, da un altro equilibrio politico. La globalizzazione ci ha insegnato a essere interconnessi. Forse non ci ha insegnato abbastanza a essere resilienti.</p>
<h2>Le navi che scompaiono</h2>
<p>C’è poi un dettaglio che sembra tecnico e invece racconta bene il nostro tempo.</p>
<p>Alcune navi attraversano quelle acque spegnendo il proprio sistema automatico di identificazione, l’AIS.</p>
<p>Questo non significa automaticamente che siano coinvolte in attività illecite. In un’area di conflitto, rendersi meno facilmente individuabili può rispondere anche a esigenze di sicurezza.</p>
<p>Ma produce un paradosso.</p>
<p>Viviamo nell’epoca in cui possiamo osservare quasi in tempo reale una nave dall’altra parte del pianeta, eppure quando aumenta il pericolo una parte di quella realtà può improvvisamente diventare invisibile.</p>
<p>Anche l’informazione diventa così parte della sicurezza. Sapere dove si trova una nave significa poterla seguire. Ma significa anche poterla trovare.</p>
<p>È un piccolo esempio di una questione molto più grande: <strong>la trasparenza tecnologica che rende efficienti le nostre reti può trasformarsi in vulnerabilità quando cambia il contesto nel quale quelle reti operano.</strong></p>
<h2>Intanto la diplomazia prova a muoversi</h2>
<p>Mentre il traffico diminuisce, sul piano diplomatico arrivano segnali che richiedono attenzione ma anche molta prudenza.</p>
<p><strong>Teheran</strong> ha fatto sapere di essere disponibile a riaprire lo Stretto entro una settimana qualora gli<strong> Stati Uniti</strong> riducano la pressione militare e rimuovano il blocco dei porti iraniani. La delegazione iraniana presente a New York per l’<strong>Assemblea generale delle Nazioni Unite</strong> avrebbe ricevuto mandato per negoziare.</p>
<p>È importante utilizzare le parole corrette: <strong>Hormuz non sta riaprendo.</strong> L’Iran ha espresso una disponibilità condizionata.</p>
<p>Parallelamente <strong>Francia e Stati Uniti</strong> stanno lavorando a una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per una possibile missione internazionale destinata a tutelare la libertà di navigazione nello Stretto.</p>
<p>Anche il presidente russo <strong>Vladimir Putin</strong> e il principe ereditario saudita <strong>Mohammed bin Salman</strong> hanno richiamato la necessità di garantire passaggi sicuri attraverso Hormuz e Bab el-Mandeb.</p>
<p>Non significa che siamo davanti a una distensione.</p>
<p>Significa però che attori con interessi molto differenti sembrano condividere almeno una consapevolezza: <strong>tenere troppo a lungo compromesse le arterie del commercio mondiale può produrre conseguenze che nessuno riesce più a controllare completamente.</strong></p>
<h2>Non esistono più crisi lontane</h2>
<p>È forse questa la lezione più importante di Hormuz.</p>
<p>Continuiamo a utilizzare categorie geografiche per descrivere problemi che geografici non sono più.</p>
<p>Una crisi è “mediorientale”. Una guerra è “europea”. Un attacco informatico avviene “in America”. Una siccità colpisce “l’Africa”.</p>
<p>Ma energia, merci, dati, finanza, alimentazione e tecnologia attraversano continuamente quei confini.</p>
<p>Una nave che non parte dal Golfo può diventare una consegna che ritarda in Europa. Un oleodotto colpito in Arabia Saudita può modificare il prezzo del petrolio a migliaia di chilometri di distanza. Una raffineria danneggiata può incidere sulla disponibilità di carburanti utilizzati da trasporti, agricoltura e industria.</p>
<p class="pip-highlight">La distanza geografica continua a esistere. La distanza delle conseguenze molto meno.</p>
<p>Ed è qui che Hormuz smette di essere soltanto una storia di geopolitica.</p>
<p>Diventa una storia di <strong>relazioni</strong>.</p>
<p>Relazioni tra Paesi, naturalmente, ma anche tra infrastrutture, economie, tecnologie e persone.</p>
<h2>La fragilità è nelle connessioni</h2>
<p>Per decenni abbiamo costruito sistemi sempre più efficienti.</p>
<p>Produzione concentrata dove costa meno. Merci trasportate attraverso le rotte più convenienti. Energia movimentata attraverso pochi grandi corridoi. Catene logistiche ottimizzate per ridurre tempi, scorte e costi.</p>
<p>Ha funzionato.</p>
<p>Ma l’efficienza assoluta possiede un lato fragile: quando tutto dipende da pochi nodi, <strong>il nodo diventa più importante dell’intera rete.</strong></p>
<p>Hormuz oggi ce lo mostra con una chiarezza quasi brutale.</p>
<p>Non serve che il commercio mondiale si fermi. È sufficiente che pochi chilometri di mare diventino troppo pericolosi perché governi, compagnie petrolifere, assicurazioni, marine militari, mercati finanziari e diplomazie di mezzo mondo debbano contemporaneamente cambiare comportamento.</p>
<p>E forse la domanda più importante non è quanto velocemente riusciremo a riaprire completamente Hormuz.</p>
<p>È un’altra:</p>
<p class="pip-highlight"><strong>Quanti altri Hormuz abbiamo costruito senza accorgercene?</strong></p>
<p>Nell’energia. Nei semiconduttori. Nei cavi sottomarini. Nei dati. Nelle materie prime. Nelle piattaforme tecnologiche. Persino nell’intelligenza artificiale.</p>
<p>La vera sicurezza del nostro tempo potrebbe allora non consistere soltanto nel difendere meglio questi passaggi.</p>
<p>Potrebbe significare imparare a costruire sistemi capaci di continuare a vivere anche quando uno dei loro nodi si interrompe.</p>
<p>Perché essere connessi non significa necessariamente essere resilienti.</p>
<p>E Hormuz, quasi vuoto, ce lo sta ricordando.</p>
<div class="pip-editorial-note">
<div class="pip-editorial-note-title">NOTA EDITORIALE</div>
<p>Questo editoriale nasce dal lavoro di monitoraggio, che osserva i singoli fatti non soltanto per il loro valore immediato di cronaca, ma cercando connessioni, ricorrenze e trasformazioni di medio periodo.</p>
<p>Nel caso dello Stretto di Hormuz distinguiamo nettamente <strong>i fatti verificati</strong> — la forte riduzione del traffico marittimo tracciabile, la riattivazione dell’East-West Pipeline saudita e i movimenti diplomatici in corso — dalle <strong>dichiarazioni politiche</strong> e dalle <strong>interpretazioni editoriali</strong>.</p>
<p>In particolare, al momento della pubblicazione <strong>non esiste un accordo per la riapertura dello Stretto</strong>: esiste una disponibilità iraniana condizionata. Analogamente, i dati basati sui sistemi AIS non permettono di conoscere con assoluta certezza il numero complessivo delle navi che attraversano l’area, poiché alcune possono navigare senza trasmettere pubblicamente la propria posizione.</p>
<p>La riflessione sulla fragilità delle reti globali rappresenta quindi <strong>l’analisi dell’autore</strong>, costruita a partire dai fatti documentati e non presentata come una relazione causale già dimostrata.</div>
<div class="pip-separator"></div>
<div class="pip-sources">
<h3>Fonti</h3>
<ul>
<li><strong>Reuters — 23 settembre 2026</strong><br />
“Shipping traffic via Strait of Hormuz stays below 10% of pre-war average, data shows”<br />
Dati aggiornati sui transiti commerciali nello Stretto e sulle limitazioni del rilevamento AIS.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/shipping-traffic-via-strait-hormuz-stays-below-10-day-average-data-shows-2026-09-23/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – traffico nello Stretto di Hormuz</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“Iran ready to reopen Strait of Hormuz if US eases military pressure, lifts blockade”<br />
Disponibilità condizionata iraniana alla riapertura dello Stretto e negoziati a New York.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-ready-reopen-strait-hormuz-if-us-eases-military-pressure-lifts-blockade-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – proposta iraniana su Hormuz</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“France mulls new UN Security Council resolution on Hormuz, diplomats say”<br />
Iniziativa franco-statunitense per una possibile missione internazionale destinata a tutelare la libertà di navigazione.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/france-mulls-new-un-security-council-resolution-hormuz-diplomats-say-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – possibile risoluzione ONU su Hormuz</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“Saudi Arabia restarts East-West oil pipeline to resume exports from Yanbu”<br />
Riattivazione dell’oleodotto saudita verso il Mar Rosso.<br />
<a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-arabia-restarts-east-west-oil-pipeline-resume-exports-yanbu-sources-say-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – riavvio East-West Pipeline</a></li>
<li><strong>Reuters — 21 settembre 2026</strong><br />
“Saudi Arabia ramps up Gulf oil exports after pipeline attack, shipping data shows”<br />
Dati sulle esportazioni saudite e sulle strategie alternative utilizzate durante la crisi.<br />
<a href="https://www.reuters.com/business/energy/saudi-arabia-ramps-up-gulf-oil-exports-after-pipeline-attack-shipping-data-shows-2026-09-21/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – flussi petroliferi sauditi</a></li>
<li><strong>Reuters — 22 settembre 2026</strong><br />
“Putin, Saudi crown prince call for safe passage via Hormuz, Bab el-Mandeb”<br />
Colloquio tra Vladimir Putin e Mohammed bin Salman sulla sicurezza delle principali rotte marittime.<br />
<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/putin-saudi-crown-prince-call-safe-passage-via-hormuz-bab-el-mandeb-2026-09-22/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reuters – Hormuz e Bab el-Mandeb</a></li>
<li><strong>U.S. Energy Information Administration (EIA)</strong><br />
“World Oil Transit Chokepoints”<br />
Dati strutturali sull’importanza dello Stretto di Hormuz per i flussi mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.<br />
<a href="https://www.eia.gov/international/content/analysis/special_topics/World_Oil_Transit_Chokepoints/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">U.S. EIA – World Oil Transit Chokepoints</a></li>
</ul>
</div>
<div class="pip-copyright">© Riproduzione riservata – Francesco Mazzarella</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/09/23/hormuz-quasi-vuoto-due-navi-dove-ne-passavano-125-il-mondo-cerca-altre-rotte/">Hormuz quasi vuoto: due navi dove ne passavano 125. Il mondo cerca altre rotte</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Teheran inaugura la stazione metro “Maryam Moghaddas”: inclusività o mossa politica?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 08:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Metropolitana]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1179" height="571" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-300x145.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-1024x496.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-768x372.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-1170x567.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-585x283.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p>
<p>Il sindaco Zakani lancia l’iniziativa come un tributo alla coesistenza delle religioni divine, con affreschi, bassorilievi e una statua di 2,5 metri davanti alla chiesa armena, ma osservatori internazionali sospettano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/21/teheran-inaugura-la-stazione-metro-maryam-moghaddas-inclusivita-o-mossa-politica/">Teheran inaugura la stazione metro “Maryam Moghaddas”: inclusività o mossa politica?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1179" height="571" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846.jpeg 1179w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-300x145.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-1024x496.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-768x372.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-1170x567.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_0846-585x283.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1179px) 100vw, 1179px" /></p><p><em>Il sindaco Zakani lancia l’iniziativa come un tributo alla coesistenza delle religioni divine, con affreschi, bassorilievi e una statua di 2,5 metri davanti alla chiesa armena, ma osservatori internazionali sospettano che si tratti più di un’operazione di immagine che di un autentico passo verso il dialogo interreligioso</em></p>
<p>Il 18 ottobre 2025, Teheran ha inaugurato la stazione della metropolitana “Maryam Moghaddas” (Santa Maria) sulla Linea 6, situata nel Maryam Park, di fronte alla chiesa armena di Santa Vergine. Il sindaco Alireza Zakani ha definito l’iniziativa un tributo alla “coesistenza delle religioni divine”, sottolineando l’importanza del rispetto reciproco tra le diverse fedi.</p>
<p>La stazione unisce elementi della tradizione islamica sciita a rappresentazioni cristiane. All’interno, affreschi e bassorilievi raffigurano la Vergine Maria, e una statua di 2,5 metri completa l’allestimento. Questi dettagli artistici sono stati interpretati come un segnale di apertura e inclusività religiosa.</p>
<p>Una iniziativa da valutare tenendo conto del contesto religioso e sociale secondo cui l’Iran è uno Stato a maggioranza sciita (circa il 90% della popolazione) e la religione ufficiale è l’Islam sciita duodecimano. Le minoranze religiose — cristiani, ebrei, baha’i e sunniti — affrontano limitazioni legali e discriminazioni sociali: il diritto a praticare liberamente la propria fede, accedere a posti pubblici o ottenere pari opportunità lavorative è spesso compromesso. Arresti di leader religiosi non sciiti, censura dei testi sacri e restrizioni educative alternative sono tra le principali conseguenze.</p>
<p>Nonostante l’inaugurazione sia stata presentata come un gesto di dialogo interreligioso, avviene in un contesto dove le libertà religiose e civili sono rigidamente controllate. Molti osservatori internazionali sospettano che l’iniziativa abbia più uno scopo politico volto a migliorare l’immagine internazionale del regime che un reale intento di apertura.</p>
<p>In ogni caso, la stazione rappresenta un gesto emblematico di riconoscimento delle minoranze cristiane, ma la scelta di erigere una statua che richiama elementi di devozione cristiana suscita perplessità, in un Paese dove le libertà religiose sono severamente limitate, l’opera potrebbe apparire più come un’operazione di immagine che come un autentico segnale di rispetto e inclusione.</p>
<p>@<strong>RIPRODUZIONE RISERVATA</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/21/teheran-inaugura-la-stazione-metro-maryam-moghaddas-inclusivita-o-mossa-politica/">Teheran inaugura la stazione metro “Maryam Moghaddas”: inclusività o mossa politica?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Notte di fuoco a Teheran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 13:01:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Teheran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="639" height="639" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3241.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3241.jpeg 639w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3241-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3241-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/08/IMG_3241-585x585.jpeg 585w" sizes="(max-width: 639px) 100vw, 639px" /></p>
<p>Notte di fuoco a Teheran. Altra notte in cui le parole non hanno senso e gli uomini della guerra hanno il cuore di lava nel mercato dei livori. Dio dai&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Notte di fuoco a Teheran. Altra notte<br />
in cui le parole non hanno senso<br />
e gli uomini della guerra hanno il cuore<br />
di lava nel mercato dei livori.<br />
Dio dai un segno della tua presenza.<br />
Siamo figli tuoi o eredi della rabbia<br />
e della disperazione?<br />
Resto con lo sguardo<br />
trafitto dal dolore nel vento di fiamme<br />
che hanno tuoni di bombe e occhi<br />
di bambini smarriti tra sirene di morte.<br />
<b><br />
</b></p>
<p><b>Pierfranco</b> <strong>Bruni</strong> è nato in Calabria.<img decoding="async" class="wp-image-105315 size-thumbnail alignright" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_8264-150x150.jpeg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “ Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.<br />
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.<br />
Incarichi in capo al  Ministero della Cultura</p>
<p>• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;</p>
<p>• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;</p>
<p>• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.<br />
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.</p>
<p>Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.<br />
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.</p>
<p>@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Medio Oriente in fiamme. Da Gaza al Pakistan, il conflitto si allarga?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Sciarrone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 20:13:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso? Dai raid angloamericani&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884.png 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-300x169.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2024/01/53CA0957-2616-42F7-BF35-65E190CEE884-585x329.png 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p><p><em>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in Pakistan, Iraq e Siria. Quali sviluppi dell’escalation in corso?</em></p>
<p>Dai raid angloamericani sullo Yemen alla risposta dell’Iran che in meno di 48 ore ha colpito obiettivi in <strong>Pakistan</strong>, <strong>Iraq</strong> e <strong>Siria</strong>, “infuocando” di fatto il <strong>Medio Oriente</strong> e non solo. Da Gaza a Teheran, l’<strong>escalation è già realtà</strong>. Solo pochi giorni fa si registrava la solidarietà degli <strong>Houthi</strong> nello <strong>Yemen </strong>nei confronti di <strong>Hamas</strong> e l’ostilità verso <strong>Israele</strong>, segnale di un forte legame delle azioni yemenite con il conflitto in corso a <strong>Gaza</strong>. Sì, si sono aperti più fronti e le azioni dell’Iran sono l’evidenza.</p>
<p><strong>Analizziamo quanto accaduto nelle ultime ore.</strong> Il ministero degli Esteri pakistano ha accusato la Repubblica islamica di aver ucciso dei civili nella regione frontaliera del <strong>Belucistan</strong>, “in violazione dello spazio aereo e della sovranità pakistana”. Teheran – i cui rapporti con Islamabad sono tesi – ha dichiarato che i suoi missili hanno raggiunto basi di un gruppo militante sunnita, <strong>Jaish al-Adl</strong>(Esercito della giustizia). Attacco, questo, che arriva all’indomani di due raid in Siria e Iraq, sulla scorta del doppio attentato suicida nella città di <strong>Kerman</strong> il 3 gennaio che ha ucciso più di 80 iraniani ed è stato rivendicato dallo Stato Islamico (IS). Intanto l’esercito americano è tornato a colpire i ribelli filoiraniani in Yemen, mentre Israele ha lanciato un attacco contro i miliziani di <strong>Hezbollah</strong> nel sud del <strong>Libano</strong>. Evidenze, queste, di come il conflitto si stia allargando e, di fatto, sta coinvolgendo sempre più attori nella regione.</p>
<p><strong>Yemen</strong>. Gli attacchi iraniani, come detto, su Pakistan, Siria e Iraq arrivano pochi giorni dopo i bombardamenti angloamericani nello Yemen in conseguenza delle azioni contro le navi commerciali in transito nel <strong>Mar Rosso</strong> ad opera dei ribelli yementi Houthi, sostenuti dall’Iran, che dichiarano di agire contro gli interessi israeliani e in solidarietà con i palestinesi a Gaza. Ieri <strong>Biden</strong> ha annunciato l’intenzione di reinserire gli Houthi nella lista delle organizzazioni terroristiche globali.</p>
<p><strong>Gaza</strong>. Il conflitto prosegue, le forze israeliane si sarebbero ritirate dall’area vicina al più grande ospedale di Khan Younis, nel sud della Striscia, dopo che il loro avvicinamento aveva scatenato il panico tra le persone che vi si rifugiavano. Inoltre, militanti palestinesi hanno lanciato 25 razzi contro la città israeliana di Netivot senza causare vittime.</p>
<p><strong>Quali sviluppi dell’escalation in corso?</strong> Le utile ore hanno segnato una dimostrazione di forza da parte della Repubblica islamica iraniana. Intervenendo al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian è stato molto diretto: “Se il genocidio a Gaza si ferma, ciò porterà alla fine di altre crisi e attacchi nella regione”. Da Davos il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan, ha detto che “la priorità deve essere la de-escalation nel Mar Rosso e nell’intera regione attraverso il cessate il fuoco a Gaza”.</p>
<p>Insomma, per mesi l’establishment dell’Iran ha sconfessato il proprio coinvolgimento negli attacchi effettuati dai suoi alleati regionali. Ieri invece, in poche ore, Teheran ha colpito obiettivi in Siria, Iraq e Pakistan. Se da un lato la scelta di colpire la Siria consente all’Iran di centrare lo Stato islamico (IS) – provando a mitigare la rabbia interna dopo l’attacco terroristico di Kerman –  diversa è la questione legata al Pakistan, che esaspera di certo i già non facili equilibri regionali lungo il confine tra i due paesi.  Intanto diverse esplosioni si sono verificate intorno alla città di Savaran, nella provincia di Sistan-Baluchistan in Iran. La città è stata colpita da missili e droni provenienti dal Pakistan. L’attacco ha provocato diversi feriti, come ha riferito l’agenzia di stampa Mehr, proprio questa mattina.</p>
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