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	<title>Trump Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>ChatGPT si accorda col Pentagono: l’intelligenza artificiale va in guerra con Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 19:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Adesso il rischio è che oltre a guidare missili, l’IA possa spiare e schedare per conto della CIA dissidenti, oppositori e persone comuni C’era una volta l’intelligenza artificiale che doveva&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/03/21b93664-25a8-4dd2-bba6-b7a60558d92a-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><strong><em>Adesso il rischio è che oltre a guidare missili, l’IA possa spiare e schedare per conto della CIA dissidenti, oppositori e persone comuni</em></strong></p>
<p>C’era una volta l’intelligenza artificiale che doveva “salvare il mondo”. Curare malattie, aiutare la scienza, facilitare la conoscenza, magari persino spiegare ai governi perché fare la guerra è una pessima idea.</p>
<p>Poi qualcuno ha avuto un’intuizione geniale: portiamola al Pentagono. E così l’AI – quella che doveva illuminare l’umanità – finisce arruolata nella più grande macchina militare del pianeta.</p>
<p>Come se Einstein, dopo aver scoperto la relatività, avesse aperto un chiosco di bombe atomiche al dettaglio.</p>
<p><strong>Dal laboratorio alla caserma</strong></p>
<p>Il percorso è sempre lo stesso. Prima si parla di progresso, di ricerca, di umanità. Poi arrivano i finanziatori. Poi arrivano i contratti. E alla fine arrivano i generali. Il passaggio è quasi automatico, come una catena di montaggio del potere tecnologico: Silicon Valley → app innocua → infrastruttura strategica → strumento militare.</p>
<p>Chi crede che la tecnologia sia neutrale dovrebbe fare un giro nella storia. Internet nasce per scopi militari. Il GPS nasce per scopi militari. I droni nascono per scopi militari. Ora tocca all’intelligenza artificiale.</p>
<p>Non stupisce.</p>
<p>È il ciclo naturale dell’innovazione nel mondo occidentale: prima la presentano come una rivoluzione culturale, poi la consegnano al complesso militare-industriale con tanto di fiocco sopra.</p>
<p><strong>La guerra automatizzata</strong></p>
<p>Il problema non è solo simbolico. Il problema è cosa succede quando gli algoritmi entrano nella guerra. Un algoritmo non ha coscienza. Non ha dubbi. Non ha paura. Non ha rimorsi. Fa quello per cui è stato programmato.</p>
<p>Se gli chiedi di classificare foto di gatti, classifica gatti.</p>
<p>Se gli chiedi di identificare bersagli, identifica bersagli.</p>
<p>E qui entra la domanda che nessuno sembra voler fare: quanto manca al momento in cui un algoritmo aiuterà a decidere chi deve morire? La tecnologia militare non serve per scrivere poesie.</p>
<p>Serve per vincere guerre.</p>
<p>E vincere una guerra significa uccidere più velocemente, più efficacemente e con meno esitazioni.</p>
<p>L’intelligenza artificiale è perfetta per questo scopo.</p>
<p><strong>La guerra senza responsabilità</strong></p>
<p>C’è poi un dettaglio curioso. Quando un soldato sbaglia bersaglio, qualcuno risponde: un comandante, un tribunale, una commissione. Ma quando sbaglia un algoritmo? Chi finisce sotto processo? Il programmatore? Il generale? Il consiglio di amministrazione? Oppure si dirà che è stato un “errore di sistema”.</p>
<p>La guerra automatizzata ha un vantaggio straordinario per chi la conduce: diluisce la responsabilità fino a farla sparire. Nessuno decide davvero. Nessuno è davvero colpevole. Eppure qualcuno muore lo stesso. La guerra è solo metà del problema.</p>
<p>L’altra metà si chiama sorveglianza. L’intelligenza artificiale è lo strumento perfetto per analizzare dati, conversazioni, immagini, comportamenti. In altre parole: per osservare milioni di persone contemporaneamente. E quando la tecnologia che analizza tutto finisce nelle mani dello Stato più potente del pianeta, la tentazione è inevitabile.</p>
<p>Prima per individuare terroristi. Poi per individuare nemici. Poi per individuare dissidenti. La linea tra sicurezza e controllo è sempre molto sottile. E nella storia recente l’Occidente ha dimostrato una certa disinvoltura nel cancellarla.</p>
<p><strong>Il paradosso perfetto</strong></p>
<p>La cosa più divertente – se così si può dire – è il paradosso. Milioni di persone usano l’intelligenza artificiale per studiare, lavorare, scrivere, imparare. Uno strumento che dovrebbe diffondere conoscenza. E intanto lo stesso strumento entra nei sistemi militari.</p>
<p>È un po’ come scoprire che la biblioteca comunale, di notte, diventa una fabbrica di mine antiuomo. Negli anni Sessanta Eisenhower parlava del complesso militare-industriale. Oggi bisognerebbe aggiornare la definizione. Non è più solo militare e industriale. È militare, industriale e digitale.</p>
<p>Le grandi aziende tecnologiche sono diventate il nuovo arsenale strategico. Non costruiscono carri armati. Costruiscono algoritmi. Ma il risultato finale può essere lo stesso. Il punto non è se l’intelligenza artificiale verrà usata in ambito militare.</p>
<p>Questo è già inevitabile.</p>
<p>La vera domanda è un’altra: chi decide come verrà usata?</p>
<p>Una manciata di aziende private?</p>
<p>Un pugno di governi?</p>
<p>O l’umanità nel suo complesso?</p>
<p>Perché l’intelligenza artificiale non è solo un prodotto tecnologico.</p>
<p>È una leva di potere gigantesca.</p>
<p>E consegnarla senza dibattito democratico alla macchina militare più potente del mondo non è progresso.</p>
<p>È una scelta politica.</p>
<p>Molto pericolosa.</p>
<p>C’è chi disinstalla un’app per protesta. È comprensibile. Ma il problema non è l’app. Il problema è che la tecnologia che potrebbe aiutare l’umanità a capire il mondo rischia di diventare l’ennesimo strumento per dominarlo. E quando l’intelligenza artificiale entra nei laboratori militari, la storia insegna una cosa semplice.</p>
<p><strong>Non finisce </strong>quasi mai bene.</p>
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		<title>Dalla dottrina “Donroe” a Minneapolis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 19:33:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1.jpg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1-300x169.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/ChatGPT-Image-12-gen-2026-08_59_04-678x381-1-585x329.jpg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Dal Venezuela alla Groenlandia: la fine dell’ordine mondiale Di Roberto Sciarrone L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste&#8230;</p>
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<p><strong>Di Roberto Sciarrone</strong></p>
<p>L’uccisione di Renee Nicole Good a Minneapolis è la prima vera crisi del secondo mandato di Trump? In queste ore dai media statunitensi arrivano le immagini delle persone scese in piazza per protestare contro la United States Immigration and Customs Enforcement I.C.E., agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione. Cittadina americana, madre di tre figli, divorziata, vedova e senza una particolare storia di militanza politica: Renee Nicole Good amava la poesia che aveva studiato al college vincendo addirittura un premio dell’American Academy of Poets. Tutto questo, e non solo, sta infiammando il dibattito pubblico negli Stati Uniti intorno alla presidenza Trump. E poi il Venezuela, la Groenlandia e il sequestro delle petroliere russe. La Dottrina “Donroe” segna uno spartiacque per l’ordine internazionale e pone l’Europa (e il mondo) davanti a un dilemma: adattarsi all’egemonia americana o prepararsi a contrastarla?</p>
<p>In questi primi giorni di gennaio Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche ore dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando ai media a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico. Tutti destinati a essere “ribaltati” in nome della Dottrina ‘Donroe‘ – richiamo quanto mai palese alla Dottrina Monroe – che come sappiamo attribuirebbe a Washington un controllo naturale sulle Americhe, che – ha dichiarato Trump – “non sarà mai più messo in discussione”.</p>
<p>Sempre in questa turbolenta settimana è arrivato anche il sequestro di una petroliera battente bandiera russa da parte della Guardia Costiera Usa nell’Atlantico settentrionale: il cargo, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettato di aver trasportato petrolio iraniano. Durante l’operazione, mezzi navali russi – incluso un sottomarino – operavano nelle vicinanze, uno degli scontri più vicini tra Stati Uniti e forze russe degli ultimi decenni. Per fare un parallelo storico immaginate cosa sarebbe accaduto durante la Guerra Fredda.</p>
<p><strong>Ma come si potrà sviluppare la dottrina Donroe? Un approccio sistemico? </strong>La rielaborazione in chiave MAGA della Dottrina ottocentesca presenta l’emisfero occidentale come una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti, che dev’essere però resa impermeabile alle potenze rivali. La sintesi più cruda di questa visione l’ha offerta Stephen Miller, consigliere per la sicurezza interna. “Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi”, ha aggiunto. Una postura aggressiva che non si limita agli avversari dichiarati, ma che coinvolge anche partner e alleati (e veniamo alla Groenlandia). Lunedì, il Segretario di Stato Marco Rubio ha detto ai legislatori che Trump intende acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla, pur specificando che l’uso della forza non è escluso. Perché invaderla? Sempre per questioni di sicurezza nazionale, chapeau. Nel tentativo di blindare il “vicinato americano”, Trump sta quindi accelerando una competizione tra grandi potenze destinata a estendersi ben oltre l’emisfero occidentale.</p>
<p><strong>E l’Europa? </strong>Per l’Europa, la nuova dottrina Trump comporta grandi cambiamenti. Se la preoccupazione più immediata riguarda l’Artico e la Groenlandia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza del continente vengono subito dopo. I 27 si trovano di fronte a un bivio: appoggiare o contrastare le ambizioni di Washington?</p>
<p><strong>Perché Trump insiste sulla Groenlandia?</strong> Secondo il presidente americano gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale, viste le navi russe e cinesi nei dintorni. Di fatto i soldati statunitensi sono presenti in Groenlandia dal 1951 con una base militare permanente, speriamo basti questo.</p>
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		<title>Tre agenti, un’isola, una bugia: la Groenlandia come laboratorio CIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 11:39:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/3eff6905-d5d7-4e9e-8a15-ed9989e9f234-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Trump non è pazzo, non inventa nulla: applica un manuale usato per decenni in America Latina, con la differenza che qui la bandiera è blu con le stelle C’era una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/11/tre-agenti-unisola-una-bugia-la-groenlandia-come-laboratorio-cia/">Tre agenti, un’isola, una bugia: la Groenlandia come laboratorio CIA</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p class="s3"><a name="_GoBack"></a><span class="s6"><span class="bumpedFont15">C’era una volta la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>favola dell’Occidente buono, rispettoso del diritto internazionale</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>, indignato davanti alle ingerenze altrui</b>.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Poi è arrivata la Groenlandia. E la favola si è sciolta, come il ghiaccio artico.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Per mesi ci siamo divertiti a ridere delle sparate di Donald Trump: la Groenlandia, Panama, </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Pandora, Approdo del Re&#8230;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Sembrava folklore. Invece era </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">programma politico</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, detto come sempre alla Trump: male, ma sul serio.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il 27 agosto l’emittente pubblica danese DR ha pubblicato un’inchiesta che, se fosse arrivata da Mosca o Pechino, avrebbe aperto i TG per settimane: </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15"><b>almeno tre uomini legati a Trump inviati in Groenlandia per fare propaganda, sondare l’opinione pubblica e individuare politici locali favorevoli a un’annessione agli Stati Uniti</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. Spionaggio e influenza politica. Punto.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La Danimarca non se l’è inventata. Lo ha detto DR. Lo ha confermato il PET, il servizio segreto danese. E ha convocato l’incaricato d’affari americano. Risposta di Washington?</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">“Datevi una calmata”.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Che sarà mai. Sono cose che succedono.</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">Succedono soprattutto </span></span><span class="s10"><span class="bumpedFont15">quando uno Stato grande considera uno Stato piccolo come una pedina</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. E quando uno Stato medio – la Danimarca – scopre di essere alleato solo sulla carta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Una notizia di una gravità enorme, se si considera che Stati Uniti e Danimarca sono formalmente alleati. Non a caso il governo danese ha convocato l’incaricato d’affari americano, Mark Straw, per chiedere spiegazioni. Una precisazione lessicale: l’incaricato d’affari è il numero due di una rappresentanza diplomatica, in assenza di un ambasciatore. E il fatto che Washington sia rimasta per mesi senza un ambasciatore in Danimarca dice molto sullo stato reale dei rapporti tra i due Paesi. Solo il 7 ottobre 2025 il Senato americano ha ratificato la nomina di Ken Howery, cofondatore di PayPal e uomo di fiducia di Trump, come nuovo ambasciatore a Copenaghen.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Eppure la stampa europea, soprattutto quella italiana, ha trattato la vicenda come un incidente diplomatico minore, una nota a piè di pagina. Strano, perché non si tratta dell’unico episodio imbarazzante degli ultimi mesi. A gennaio Donald Trump Jr. si è presentato a Nuuk, la capitale della Groenlandia, accolto come un sovrano in visita imperiale, accompagnato da Jørgen Boassen, ex muratore diventato improvvisamente figura politica e fervente sostenitore di Trump. Due mesi dopo, J.D. Vance ha fatto una visita non annunciata sull’isola, limitandosi a qualche ora nella base spaziale americana di Pituffik, per poi accusare la Danimarca di non fare abbastanza per proteggere la Groenlandia da Cina e Russia. Un’accusa vaga, ma non casuale.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il tempismo è curioso: tutte queste “attenzioni” arrivano mentre in Groenlandia si tengono elezioni cruciali per il futuro dell’isola. E qui serve un po’ di contesto. La Groenlandia gode di un’ampia autonomia, fatta eccezione per difesa e giustizia. Da anni, il tema centrale della politica locale è l’indipendenza dalla Danimarca. Per Washington, un’eventuale Groenlandia indipendente sarebbe un bersaglio molto più facile da agganciare rispetto a un territorio formalmente legato a un altro Stato NATO. Da qui l’interesse di Trump a soffiare sul fuoco indipendentista, magari aiutando a emergere figure politiche favorevoli agli Stati Uniti, utili a vincere elezioni e orientare il dibattito pubblico.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">E qualcosa, va detto, ha funzionato. Alle ultime elezioni di marzo, i Democratici di Jens-Friedrich Nielsen, favorevoli a un percorso graduale verso l’indipendenza, hanno vinto con circa il 30%. Subito dietro si è piazzato Nalerak, il partito che chiede l’indipendenza immediata ed è il più aperto a un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, con quasi il 25%. Rispetto al 2021, entrambi hanno guadagnato consensi in modo netto. Un risultato difficile da separare dal clamore internazionale sollevato proprio dalle dichiarazioni di Trump.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il motivo di fondo è semplice e brutale: sotto l’80% di ghiaccio che ricopre l’isola si nascondono risorse immense. Petrolio, gas, terre rare, uranio, torio, grafite, rame, nichel, zinco, ferro, oro, diamanti. Una miniera potenziale per l’economia del futuro. Risorse oggi in gran parte inesplorate, sia per le politiche ambientali sia per la difficoltà tecnica e infrastrutturale. La Groenlandia ha pochissime strade, pochissimi porti, pochissime città. Sviluppare miniere su larga scala richiederebbe investimenti colossali. Ma l’Artico si sta scaldando quattro volte più velocemente del resto del pianeta, e il ghiaccio, lentamente, si ritira.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Trump lo sa. Sa che la Groenlandia è uno snodo strategico militare e commerciale. Sa che la base di Pituffik serve a intercettare missili e satelliti. Sa che la Cina sta già cercando di entrare nel gioco. E sa anche che la Danimarca, storicamente, ha trattato la Groenlandia come una periferia da sfruttare, investendo poco e imponendo politiche di ingegneria sociale devastanti: bambini Inuit strappati alle famiglie, donne sterilizzate, identità culturali cancellate. È su questa ferita aperta che partiti come Nalerak costruiscono consenso, promettendo un futuro diverso, magari sotto l’ombrello americano.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ma l’indipendenza ha un prezzo. Oggi circa metà del bilancio groenlandese dipende da un assegno annuale di 600 milioni di dollari che arriva da Copenaghen. Senza quei soldi, l’economia collasserebbe. È un ricatto elegante, ma efficace. Trump, dal canto suo, può permettersi di promettere investimenti miliardari: per gli Stati Uniti, anche 50 miliardi di dollari sarebbero una cifra marginale rispetto ai benefici strategici di lungo periodo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Da qui l’idea di inviare agenti, fare propaganda, cercare volti locali da spendere politicamente. Funzionerà? Non è detto. Molti Inuit non vogliono passare da una dipendenza all’altra, né vedere la loro terra devastata da miniere e infrastrutture. Ma nulla è scontato. I servizi segreti danesi continueranno a vigilare, rischiando però di alimentare un sentimento anti-danese che rafforzerebbe proprio le spinte indipendentiste. Nel frattempo, il nuovo governo groenlandese promette di non accettare ingerenze straniere, mentre Washington e Copenaghen si guardano in cagnesco.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Fantapolitica? Forse. Ma in un mondo che cambia sempre più velocemente, la fantapolitica di oggi è spesso la cronaca di domani. E la Groenlandia, sotto il ghiaccio che si scioglie, racconta molto più del futuro dell’Artico: racconta come funziona davvero il potere, quando smette di fingere.</span></span></p>
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		<title>L’offensiva di Trump in Venezuela e il calo di consensi negli ultimi sondaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 08:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[calo di consensi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="959" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909.jpeg 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909-768x767.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_1909-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Donald Trump annuncia l’intenzione di affidare a un gruppo di funzionari statunitensi la gestione della politica venezuelana fino a una «transizione ordinata». Sullo sfondo, però, pesano i dati interni: disoccupazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/01/05/loffensiva-di-trump-in-venezuela-e-il-calo-di-consensi-negli-ultimi-sondaggi/">L’offensiva di Trump in Venezuela e il calo di consensi negli ultimi sondaggi</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><b><br />
di Angela Casilli</b></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><br />
Donald Trump</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> ha festeggiato il primo Capodanno della sua seconda presidenza ostentando una sicurezza da fare invidia ad altri autocrati come lui</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, che</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> lo ha spinto ad ordinare un drammatico attacco al </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Venezuela</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">che, anche s</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">e definito dal </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">tycoon</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> un successo, moltiplica i rischi perché lascia irrisolte pesanti incognite sul futuro del Paese sud-americano e della politica estera di Washington</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Trump ha dichiarato, anzi, che saranno gli Usa, o meglio un gruppo di funzionari americani, che gestiranno la politica del </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Venezuela</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, a tempo indeterminato, fino ad una transizione ordinata, senza chiarire cosa si aspetti da Caracas.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ma né la piaggeria, né il rivendicare </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">il coraggio e la potenza dei soldat</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">americani“</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, come ha fatto il S</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">egretario della Difesa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> possono nascondere il calo di consensi del </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">tycoon </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">negli ultimi sondaggi e la necessità di rilanciare una popolarità in caduta libera.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">I sondaggi non hanno certamente lo stesso effetto delle urne e Trump ci ha abituato alle riscosse e ad una </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">leadership</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">aggressiva, fondata sulla</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> polarizzazione dell’elettorato;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">tuttavia sono importanti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> perché all’orizzonte c</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> sono le elezioni </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">di mezzo</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">&#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">termine che, rinnovando il Congresso, possono consolidare o rimettere in discussione le sue ambizioni politiche.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Parliamo di sondaggi veri non ritoccati</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> che bocciano il </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Presidente</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> in doppia cifra percentuale, evidenziando uno scivolone di oltre dieci pu</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">nti dall’insediamento alla Casa</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Bianca</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, penalizzando i punti fermi della sua agenda Maga e America First, dal protezionismo, all’immigrazione, alle guerre. </span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Il mandato di Trump era per una profonda rivoluzione, dai dazi alla </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">deregulation</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, dalla cultura no</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">&#8211;</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">vax</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> fino alla concentrazione dei poteri nella persona del Presidente, costruito in parte sull’immagine di un uomo che non conosceva e non aveva conosciuto mai sconfitte.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">Ora quell’immagine si è appannata agli occhi di un Paese irrequieto</span></span> <span class="s8"><span class="bumpedFont15">e palesemente </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">in </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">preda </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">ad</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> un malessere sociale ed economico, che stenta a risolver</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">si</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">A fronte</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di un’espansione dell’economia</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">, solo auspicata ma non ottenuta finora, c’è chi parla apertamente di recessione, perché mentre c’è chi guadagna miliardi di business, continuando ad arricchirsi, altri guadagnano meno o non guadagnano nulla.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s8"><span class="bumpedFont15">La disoccupazione è al 4,6%, la più alta dal 2021, con picchi nella popolazione </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">i colore e tra i laureati, in barba alle promesse fatte in campagna elettorale; il che</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> spiega l’erosione dei consensi</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> e il timore di chi pensa che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Trum</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">p </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">trascuri il disagio di tanti</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per perseguire obiettivi di grandezza, com’è nella sua </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">atura</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> di </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15">tycoon</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">  </span></span></p>
<p class="s6">Photocover: facebook official page di Donald Trump</p>
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		<title>Putin – Trump, Ferragosto in Alaska: Zelensky ha le ore contate, già pronto il sostituto</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/15/putin-trump-ferragosto-in-alaska-zelensky-ha-le-ore-contate-gia-pronto-il-sostituto/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=putin-trump-ferragosto-in-alaska-zelensky-ha-le-ore-contate-gia-pronto-il-sostituto</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Aug 2025 20:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra Russia-Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Putin Zelenski]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-4.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-4.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-4-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Sembra il titolo di un film dei Vanzina, ma è la realtà di una farsa che ormai si perpetua da troppo tempo Trump e Putin in Alaska per il vertice&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sembra il titolo di un film dei Vanzina, ma è la realtà di una farsa che ormai si perpetua da troppo tempo</em></p>
<div class="mh-meta entry-meta">
<p>Trump e Putin in Alaska per il vertice di Ferragosto. Già così sembra una barzelletta di quelle che iniziano con “C’era un russo, un americano e…”. Solo che qui la punchline è che il terzo, Zelensky, “si valuta” se invitarlo. Si valutava, come si valuta se mettere o no le olive nella pasta fredda. E poi niente.</p>
<p>In fondo, Zelensky lo sa benissimo: le ore sono contate e non serve nemmeno l’orologio. È nato pedina e morirà pedina. Sacrificabile come un pedone in una partita di scacchi che si gioca su un tavolo a cui lui non è mai stato invitato.<br />
Per mesi ha fatto il lavoro sporco, ha recitato la parte del presidente in divisa militare che infiamma i Parlamenti occidentali, ha bruciato munizioni, uomini e territorio per mantenere il copione. Adesso il film cambia trama e l’attore non serve più.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-93075" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/alerij-Fedorovyc-Zaluznyj-1024x576.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/alerij-Fedorovyc-Zaluznyj-1024x576.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/alerij-Fedorovyc-Zaluznyj-300x169.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/alerij-Fedorovyc-Zaluznyj-768x432.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/alerij-Fedorovyc-Zaluznyj-678x381.jpg 678w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/08/alerij-Fedorovyc-Zaluznyj.jpg 1200w" alt="" width="1024" height="576" /><figcaption class="wp-element-caption">Valerij Fedorovyč Zalužnyj</figcaption></figure>
</div>
<p>A Londra e Langley (quartier generale della CIA)<strong>il sostituto è già scelto da settimane</strong>: il generale<strong> Valerij Fedorovyč Zalužny</strong>j, da sempre in contrasto con Zelensky e amatissimo dai militari e dalla popolazione, al punto da suscitare forti antipatie nell’attuale quanto gelosissimo presidente ucraino. E — sorpresa sorpresa — probabilmente hanno anche studiato il modo di farlo sparire se non prende la porta da solo. E siccome la geopolitica ha il gusto del sadismo, il lavoro sporco potrebbe farlo il potente movimento <strong>neonazista Azov</strong>, quello che Zelensky ha protetto, finanziato e osannato come “difensori della patria” e che oggi, per ordine di chi paga, potrebbe rovesciarlo come un vaso di fiori troppo ingombrante.</p>
<p>Lo schema è sempre lo stesso, non serve nemmeno inventarlo: <strong>proteste “popolari” organizzate a tavolino, ONG che spuntano come funghi, indignazione internazionale a comando, articoli fotocopia su tutti i giornali amici</strong> e, ciliegina sulla torta, la delegittimazione diplomatica. Tradotto: l’Alaska si fa senza di lui.</p>
<p>In Alaska, intanto, Trump e Putin si scambieranno sorrisi (finti) e calcoli (veri). Si parlerà di sfere d’influenza, energia, equilibri globali. Dell’Ucraina? Forse come nota a piè di pagina, come una di quelle postille in carattere minuscolo che nessuno legge. Zelensky, per loro, ormai vale quanto un vecchio poster elettorale: da buttare via quando si ridipinge il muro.</p>
<p>E qui sta il capolavoro di ipocrisia occidentale. Per mesi “eroe della democrazia”, “nuovo Churchill”, “uomo dell’anno” per le copertine patinate. Poi, appena cala l’interesse, “quello che intralcia la pace”. Tradotto: grazie e arrivederci, la porta è lì.</p>
<p>D’altronde, la storia è lunga e sempre uguale: Ngo Dinh Diem in Vietnam, Noriega a Panama, Saddam Hussein in Iraq, Gheddafi in Libia. Tutti passati, nel giro di una conferenza stampa, da partner strategici a nemici pubblici.<br />
La regola è semplice: ti usiamo finché servi, poi ti rottamiamo. L’applauso è facoltativo. Il tradimento, quello, è nel contratto.</p>
<p>Zelensky lo sa. E lo sa così bene che il suo sorriso da attore comico è sparito, sostituito dallo sguardo cupo di chi ha capito che, quando il sipario cala, le luci si spengono. E nel buio, a volte, non resta neppure il tempo per i titoli di coda.</p>
</div>
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		<title>SENZA MUSCOLI MILITARI ANCHE LA PIU&#8217; SOLIDA ECONOMIA BARCOLLA</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/01/senza-muscoli-militari-anche-la-piu-solida-economia-barcolla/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=senza-muscoli-militari-anche-la-piu-solida-economia-barcolla</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 12:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita’ Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina ci prova, ma l’Europa ha già scelto l’America (e pure il suo cow boy) Pechino seduce, ma a Bruxelles piace il cavallo di Trump. La crisi in Medio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-1536x864.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_9302-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="s6"><span class="s5"><i>La Cina ci prova, ma l’Europa ha già scelto l’America (e pure il suo cow boy)</i></span></p>
<p class="s6"><span class="s5"><i>Pechino seduce, ma a Bruxelles piace il cavallo di Trump. La crisi in Medio Oriente rafforza il richiamo dell’Occidente: militare, culturale e persino affettivo. E alla fine, l’Europa si riscopre americana dentro.</i></span></p>
<p class="s7">La crisi in Medio Oriente, tra razzi, droni e retoriche al calor bianco, non fa altro che ribadire una verità elementare: l’Europa, quando deve scegliere, guarda a Occidente. Ci sarà pure la tentazione cinese, tra auto elettriche BYD e discorsi zuccherati sulle &#8220;partnership strategiche&#8221;, ma l’amore – quello vero – resta per gli Stati Uniti, anche quando a guidarli è il cow boy meno diplomatico di sempre: Donald Trump.</p>
<p class="s7">Pechino ci corteggia. A febbraio, il diplomatico Wang Yi, con il sorriso di chi sa vendere anche il deserto ai beduini, ci ha proposto un futuro “luminoso” insieme, una meravigliosa alleanza per guidare il mondo verso pace, prosperità e progresso. Bellissimo, sulla carta. Peccato che, quando bisogna comprare, le auto cinesi ancora non fanno battere il cuore europeo, che continua ad andare in brodo di giuggiole per Tesla, SUV americani e, ovviamente, per il mito del made in USA.</p>
<p class="s7">La verità è che l’Europa, da Trump in poi, ha riscoperto il suo DNA: occidentale fino al midollo. Certo, l’ex presidente ci tratta come scrocconi, ci insulta a giorni alterni e parla come un oste alla sagra della porchetta, ma alla fine, senza di noi, lui sarebbe poco più di un passero solitario. E noi, senza di lui, ci sentiremmo un po’ orbati.</p>
<p class="s7">Poi, ci sono i fatti. L’attacco americano ai siti nucleari iraniani ha ricordato al mondo chi comanda davvero: gli USA e i loro bombardieri strategici – cento per parte tra Washington e Mosca – sono ancora la colonna vertebrale della deterrenza globale. La Cina ci sta lavorando con il futuribile bombardiere H-20, ma la strada per raggiungere la capacità di colpire ovunque è ancora lunga. E senza muscoli militari, anche la più solida economia barcolla.</p>
<p class="s7">Così, tra una carezza cinese e una spallata americana, l’Europa ha deciso di stringere ancora di più il suo storico patto d’amore con Washington e i suoi alleati: Giappone, Canada e quella vecchia combriccola occidentale che, tra uno sgarbo e una pacca sulle spalle, rimane la casa naturale del Vecchio Continente.</p>
<p class="s7">E siccome a Bruxelles ci piacciono le scelte decise (quando le facciamo), eccoci pronti a investire il 5% del PIL per ammodernare la NATO e costruire un futuro esercito europeo degno di essere chiamato tale. Perché, quando vogliamo, sappiamo fare le cose bene. Anzi, all’eccellenza ci siamo abituati.</p>
<p class="s7">Dopotutto, bisogna ammetterlo, anche Trump ogni tanto ci sorprende con quella sua imprevedibile grandezza. Come direbbe Mina: &#8220;Grande, grande, grande, come te sei grande solamente tu.&#8221; Anche se ogni tanto, purtroppo, ci tocca pure cantargli il resto della canzone.</p>
<p class="s7">
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		<title>Chi parla forte, comanda: il cerchio magico di Trump tra falchi, colombe e fluttuazioni di potere</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/22/chi-parla-forte-comanda-il-cerchio-magico-di-trump-tra-falchi-colombe-e-fluttuazioni-di-potere/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=chi-parla-forte-comanda-il-cerchio-magico-di-trump-tra-falchi-colombe-e-fluttuazioni-di-potere</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 15:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/90F9AC35-7C66-4192-A971-04109BB630A7-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Il potere non è un mezzo, è un fine. Uno non stabilisce una dittatura per salvaguardare una rivoluzione; uno fa una rivoluzione per stabilire una dittatura.&#8221; George Orwell &#8220;Il presidente&#8230;</p>
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<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">George Orwell</strong></p>
<p><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">&#8220;Il presidente parla con molte persone e sceglie chi gli dice le parole magiche… e questa convinzione dura fino alla conversazione successiva.&#8221;</em><br />
<strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">John Bolton</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">A poco più di sei mesi dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, il suo cerchio magico si conferma mutevole, frammentato e dominato da una logica di lealtà personale più che da coerenza ideologica. Il presidente ascolta molti, ma raramente per lungo tempo. Decide spesso in base a chi riesce a incorniciare la realtà nella narrativa più seducente del momento.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel 2025, il cuore del potere trumpiano è occupato da due fazioni opposte che competono per influenzare le scelte strategiche, in particolare sulla crisi in Medio Oriente e sul confronto con Cina e Russia. Da una parte ci sono <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">i falchi</strong>, favorevoli a un approccio muscolare; dall’altra <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">le colombe</strong>, sostenitrici di una politica estera di contenimento e priorità nazionale.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I falchi: la linea dura</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Al centro dell’ala più aggressiva si trova <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Marco Rubio</strong>, attuale segretario di Stato ad interim. Rubio ha promosso un discorso di forza sia verso Teheran che nei confronti di Pechino, insistendo sulla necessità di mostrare superiorità militare e volontà d’azione. Accanto a lui c’è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Michael “Erik” Kurilla</strong>, comandante del Centcom, che ha presentato opzioni per un attacco mirato ai siti nucleari iraniani. Anche se prudente nei toni pubblici, i suoi report hanno alimentato la pressione su Trump affinché agisca.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Un altro protagonista è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">John Ratcliffe</strong>, direttore della CIA, che ha recentemente sottoposto al presidente valutazioni allarmanti sul possibile imminente attacco israeliano all’Iran e sulle ripercussioni che potrebbe avere se Washington restasse inattiva. Il consigliere per la sicurezza nazionale <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mike Waltz</strong>, insieme ai senatori <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tom Cotton</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Mitch McConnell</strong>, rafforza la posizione falchista promuovendo una visione dell’America come garante della deterrenza globale, anche a costo di interventi limitati.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dopo giorni di dibattiti e pressioni contrapposte, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">il bombardamento del 21 giugno contro infrastrutture militari iraniane</strong> ha segnato un punto di svolta: <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">i falchi sembrano aver avuto la meglio</strong>. L’attacco, definito “chirurgico” ma simbolicamente potente, è stato descritto come una risposta alla crescente aggressività iraniana e una riaffermazione della leadership americana nella regione. È il primo vero segnale che Trump, pur tra esitazioni e retromarce verbali, abbia deciso di seguire la linea dura, almeno per ora.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Le colombe: l’America First più prudente</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Sull’altro versante troviamo figure che predicano contenimento, attenzione alle priorità interne e diffidenza verso le avventure militari all’estero. In prima linea c’è <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">J.D. Vance</strong>, vicepresidente, ex militare con una visione realista dei limiti del potere americano. Vance è contrario a un conflitto aperto con l’Iran, pur senza escludere misure difensive se necessarie.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Accanto a lui vi sono influenti figure mediatiche e strategiche come <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Steve Bannon</strong> e <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tucker Carlson</strong>, storici interpreti della dottrina “America First” in versione isolazionista. Entrambi si oppongono a un altro conflitto in Medio Oriente, ritenendo che una guerra danneggerebbe la classe media americana, economicamente ed emotivamente stremata da anni di impegno militare. Un ruolo controverso lo ha giocato <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tulsi Gabbard</strong>, ex direttrice dell’intelligence nazionale, inizialmente sottovalutata per aver minimizzato le capacità iraniane ma recentemente rientrata nel dibattito.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Jared Kushner: il consigliere ombra</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel mosaico delle influenze presidenziali non può mancare <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Jared Kushner</strong>, genero di Trump e figura centrale dietro le quinte. Dopo un periodo di relativa invisibilità mediatica, Kushner è tornato ad avere un ruolo nelle decisioni chiave, soprattutto nei dossier mediorientali, in cui vanta relazioni personali con molti leader della regione.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Sebbene non ricopra formalmente un incarico, il suo peso è tangibile nelle linee di contatto con Israele, Arabia Saudita e Qatar. Kushner è considerato un moderato pragmatico, più attento agli equilibri economici e agli scenari post-bellici che agli impatti propagandistici di un attacco. La sua influenza è particolarmente visibile ogni volta che Trump frena all’ultimo momento una decisione muscolare già quasi annunciata. Se da un lato non gode della visibilità dei falchi, dall’altro è tra i pochissimi ad avere accesso costante e familiare al presidente.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Trump, il presidente che ascolta tutti (ma poco)</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Chi ascolta davvero Trump? La risposta è sfuggente. È noto che Trump non adotta un processo decisionale lineare. Piuttosto, si circonda di voci discordanti, poi decide sulla base dell’intuito, della reazione mediatica e del vantaggio immediato. Ha spesso privilegiato consiglieri che lo adulano o che sanno usare il linguaggio che preferisce. Questa inclinazione ha portato, in passato, a scelte improvvise come la destituzione di funzionari critici o l’abbandono di decisioni annunciate appena giorni prima.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Oggi, dopo il bombardamento del 21 giugno, sembra che Trump abbia deciso – almeno temporaneamente – di affidarsi alla narrativa dei falchi. Ma nel suo stile politico nulla è mai definitivo, e un nuovo cambio di direzione può sempre arrivare, magari ispirato da un’altra voce, da un sondaggio favorevole o da un’intervista televisiva ben confezionata.</p>
<p><strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Una presidenza in bilico tra istinto e pressione</strong></p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il cerchio magico attorno a Trump non è una struttura ordinata. È un campo di battaglia permanente tra personalità ambiziose, retoriche opposte e interessi divergenti. Quello che accomuna i membri è la consapevolezza che, per influenzare il presidente, non basta essere competenti o strategici: bisogna parlargli nel linguaggio che vuole sentire, nel momento in cui è disposto ad ascoltare.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In questo schema, Trump non governa con coerenza ma con opportunismo. E se c’è una costante in questo caos apparente, è che nessuna voce rimane dominante troppo a lungo. Chi oggi consiglia, domani può essere ignorato. E chi oggi è allontanato, può tornare alla ribalta con un colpo di teatro.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In fin dei conti, come disse George Orwell, <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">chi controlla la narrazione controlla il potere</strong>. Nel mondo di Trump, quel potere cambia mano ogni volta che cambia la storia che il presidente vuole sentirsi raccontare.</p>
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		<title>Fine di un&#8217;alleanza: Trump e Musk ai ferri corti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 21:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Musk]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/A0879D12-FA5D-403F-B1CE-93532F479E0E-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>&#8220;Non ci sono amici permanenti, né nemici permanenti, ma solo interessi permanenti.&#8221; — Lord Palmerston La rottura ormai esplicita tra il presidente Donald Trump e Elon Musk segna la fine&#8230;</p>
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— Lord Palmerston</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La rottura ormai esplicita tra il presidente Donald Trump e Elon Musk segna la fine — e forse anche la definitiva implosione — di un rapporto mai formalizzato, ma che per lungo tempo è stato osservato con attenzione da analisti politici, investitori e leader d&#8217;opinione. Quello tra il tycoon della politica e il tycoon della tecnologia non è mai stato un sodalizio ideologico: era piuttosto un&#8217;intesa fondata su interessi convergenti, una danza di potere e visibilità che ha funzionato finché i reciproci vantaggi lo permettevano.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ora che la convergenza si è spezzata, lo scontro è diventato diretto, personale, e destinato ad avere conseguenze profonde. Al centro della disputa: la nuova proposta fiscale dell’amministrazione Trump, che prevede incentivi per le industrie tradizionali, tagli per i programmi ambientali, e in particolare lo smantellamento progressivo dei sussidi per i veicoli elettrici — pilastro fondamentale del modello di business di Tesla.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Elon Musk non ha usato mezzi termini, bollando la manovra come “una disgrazia”, “un suicidio industriale” e “una dichiarazione di guerra all’innovazione americana”. Le sue parole hanno fatto il giro dei media, provocando la reazione furiosa del presidente Trump, che ha pubblicato un messaggio su Truth Social accusando Musk di ingratitudine: “Ha costruito il suo impero con i soldi dei contribuenti. Senza il sostegno del governo, non sarebbe nessuno.”</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’affondo non è privo di fondamento. Secondo i dati più recenti, le imprese guidate da Musk — Tesla, SpaceX, SolarCity, The Boring Company — hanno ricevuto nel corso degli anni <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">oltre 38 miliardi di dollari</strong> in fondi pubblici. Questi includono prestiti agevolati, incentivi fiscali, crediti ambientali, contratti federali e sovvenzioni dirette. Solo SpaceX ha attualmente in corso accordi con NASA e Dipartimento della Difesa per un valore complessivo superiore ai 20 miliardi di dollari. Tesla, dal canto suo, è stata per anni uno dei principali beneficiari degli incentivi federali per l’acquisto di auto elettriche e ha tratto enormi profitti dalla vendita di crediti a competitor del settore automobilistico.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il tempismo della rottura, però, aggrava ulteriormente la posizione di Musk. <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Tesla è nel mezzo di una delle peggiori crisi della sua storia</strong>: il titolo ha perso quasi un quarto del suo valore da inizio anno, con una caduta del 10% solo nell’ultima settimana. Le vendite rallentano in Europa e Nord America, i margini si assottigliano sotto la pressione dei produttori cinesi, e il mercato inizia a dubitare della capacità dell’azienda di mantenere il suo vantaggio competitivo nel settore EV. Il distacco da Washington — e in particolare dalla figura più potente del governo federale — rischia di peggiorare la situazione.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Dal canto suo, Trump non mostra alcuna intenzione di riavvicinarsi. La sua politica è diventata ancora più imprevedibile e centralizzata rispetto al primo mandato. Se già tra il 2017 e il 2021 era emersa la sua inclinazione per le epurazioni improvvise e le ritorsioni verso chi lo contraddiceva, ora il presidente agisce con ancora maggiore disinvoltura, circondato da una cerchia ristretta e fedelissima. In questo secondo mandato, sembra voler riscrivere le regole del rapporto tra governo federale e grandi aziende, premiando i fedeli e punendo chi prende posizioni divergenti.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Nel frattempo, l’influenza internazionale degli Stati Uniti sotto Trump si sta rivelando debole e contraddittoria. Sui fronti caldissimi di <strong data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ucraina e Gaza</strong>, la sua amministrazione si è distinta per ambiguità e per un atteggiamento spesso passivo. Gli appelli alla “pace immediata” si sono rivelati privi di efficacia diplomatica, mentre i negoziati multilaterali lo hanno visto isolato rispetto a partner europei e attori regionali. L’incapacità di incidere concretamente nei due teatri di guerra più drammatici del momento sta contribuendo a minare la credibilità della leadership statunitense, proprio mentre Trump concentra la sua attenzione su guerre intestine e nemici interni.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In questo contesto, la figura di Elon Musk — imprenditore non allineato, libertario, spesso sopra le righe — rappresenta per Trump un ostacolo. E allo stesso tempo, Musk pare intenzionato a giocare una partita propria, sempre meno interessato a schierarsi con una parte politica precisa. Negli ultimi mesi, ha lanciato segnali anche verso candidati indipendenti, ha criticato l’establishment repubblicano, e si è spinto a evocare la necessità di una nuova forza politica “progresso-centrica”, capace di superare il bipolarismo USA.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La loro frattura non è solo personale. Rappresenta simbolicamente la tensione crescente tra la politica tradizionale, sempre più reattiva e imprevedibile, e il mondo dell’innovazione, che vorrebbe certezze regolatorie e investimenti stabili ma che finisce spesso per scontrarsi con le logiche del potere politico. È anche uno specchio della fragilità delle relazioni pubblico-private negli Stati Uniti contemporanei, dove partnership miliardarie possono dissolversi in un tweet.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La relazione Trump-Musk, mai del tutto trasparente ma per anni funzionale, ora è diventata terreno di scontro aperto. E come insegna la realpolitik — e come ammoniva Lord Palmerston — in un mondo dominato dagli interessi, ogni alleanza è contingente, ogni intesa è reversibile.<br />
E nulla, nemmeno tra i due uomini più potenti e mediatici d’America, dura per sempre.</p>
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		<title>Trump riaccende la guerra commerciale: chi paga davvero il prezzo dei dazi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 14:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p>
<p>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile? 2 aprile 2025 il presidente&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/04/09/trump-riaccende-la-guerra-commerciale-chi-paga-davvero-il-prezzo-dei-dazi/">Trump riaccende la guerra commerciale: chi paga davvero il prezzo dei dazi?</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1050" height="591" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847.jpeg 1050w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_7847-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1050px) 100vw, 1050px" /></p><p><em>Tra inflazione globale e riposizionamenti strategici, si riapre lo scontro tra potenze. Ma nel caos può nascere un nuovo equilibrio internazionale, più equo e sostenibile?</em></p>
<p>2 aprile 2025 il presidente Donald J. Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone nuovi dazi sulle importazioni provenienti dalla Cina, dal Messico e, sorprendentemente, anche da alcuni Paesi dell’Unione Europea. Una mossa che ricorda da vicino quanto già avvenne nel 2018, quando durante il suo primo mandato avviò una guerra commerciale con Pechino e altri partner economici. Ma questa volta, il contesto è profondamente diverso: il mondo post-pandemico, sconvolto dalla crisi energetica del 2022 e dalle tensioni geopolitiche in Ucraina, Medio Oriente e Taiwan, è molto più fragile e interconnesso.</p>
<p>Trump giustifica la misura con lo slogan “Bring Jobs Back, Again”, puntando il dito contro l’eccessiva dipendenza americana dalle filiere globali e promettendo una rinascita industriale “patriottica”. I nuovi dazi colpiscono in particolare il settore dell’automotive elettrico cinese, l’acciaio europeo e alcune componenti tecnologiche provenienti dal Messico. Il valore medio dei dazi varia tra il 25% e il 50%, ben al di sopra delle soglie WTO.</p>
<p>Nel 2018, Trump aveva adottato una strategia simile con l’intento di ridurre il deficit commerciale americano e “punire” la Cina per pratiche scorrette di dumping e furto di proprietà intellettuale. Ma i risultati furono ambigui: le esportazioni cinesi calarono inizialmente, ma poi si riorientarono verso altri mercati; le industrie americane non tornarono in patria in massa, e il costo maggiore lo pagarono i consumatori, con un incremento medio dei prezzi sui beni colpiti fino al 20%.</p>
<p>Nel 2025, però, l’amministrazione Trump II si muove in un contesto di maggior nazionalismo economico globale. L’UE ha già adottato meccanismi di carbon border adjustment, l’India ha aumentato le barriere tariffarie e perfino il Canada ha adottato una linea più protezionista. Il mondo interdipendente del 2010-2020 sembra ormai un ricordo.</p>
<p><strong>Quali sono le differenze rispetto al 2018:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Tempismo post-crisi</strong>: la misura arriva in un’economia mondiale ancora convalescente dopo choc multipli (Covid, guerra in Ucraina, crisi climatica).</li>
<li><strong>Obiettivi più politici che economici</strong>: i dazi diventano uno strumento di pressione strategica, non solo economica.</li>
<li><strong>Reazioni più rapide e coordinate degli alleati USA</strong>: l’Unione Europea ha già annunciato controdazi su prodotti agroalimentari e tecnologici americani.</li>
</ol>
<p><strong>Ma questi dazi chi li paga realmente </strong></p>
<p><strong>1. I consumatori americani:</strong><br />
Nel breve termine, il prezzo dei beni colpiti dai dazi aumenta. Questo effetto si trasmette a tutta la catena del valore, alimentando inflazione. Secondo uno studio della <em>Brookings Institution</em>, i nuovi dazi 2025 potrebbero causare un aumento del costo della vita per una famiglia media americana di circa 1.200 dollari all’anno.</p>
<p><strong>2. Le imprese esportatrici nei Paesi colpiti:</strong><br />
In particolare la Cina, che vede penalizzati i suoi veicoli elettrici e componenti tecnologiche, ma anche il Messico (automotive e agroalimentare) e la Germania (macchinari e acciaio). Tuttavia, la risposta cinese è rapida: Pechino ha già annunciato investimenti straordinari per rafforzare i legami con Africa e Sud America, riducendo la dipendenza dal mercato USA.</p>
<p><strong>3. Le economie emergenti:</strong><br />
Queste ultime rischiano di diventare “danni collaterali” della guerra commerciale, poiché si ritrovano stritolate tra due blocchi protezionisti, senza potere negoziale. Paesi africani o del Sud-est asiatico potrebbero subire volatilità nei prezzi delle materie prime e riduzione dell’accesso ai mercati.</p>
<p>I dazi 2025 hanno un impatto immediato su settori chiave: energia, automotive, semiconduttori. Aumentano i costi di produzione e logistica, e questo effetto a cascata rischia di generare una nuova fiammata inflazionistica a livello globale, proprio mentre le banche centrali si stavano muovendo verso una politica più accomodante.</p>
<p>Parallelamente, molte aziende accelerano il processo di <em>reshoring</em> o <em>friendshoring</em>, ovvero la rilocalizzazione delle produzioni in Paesi politicamente più vicini. Questo potrebbe aprire opportunità per economie come India, Brasile, Vietnam e, in parte, Italia.</p>
<p>Se nel 2018 la guerra commerciale era un braccio di ferro tra due superpotenze, nel 2025 si configura come uno scontro tra blocchi. Da un lato l’asse USA–UK–India–Giappone, dall’altro Cina–Russia–Iran e alcuni Paesi africani. L’Unione Europea si trova nel mezzo, oscillando tra alleanze economiche e pressioni politiche.</p>
<p>Questo scenario comporta rischi ma anche possibilità: l’eventuale crisi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), oggi in stallo, potrebbe spingere per una sua riforma. Allo stesso tempo, si aprono spazi per una nuova governance economica multipolare, più equa e meno centrata sui rapporti di forza.</p>
<p>Per l’Italia, la situazione è ambivalente. Le imprese esportatrici – soprattutto nel comparto meccanico e alimentare – potrebbero soffrire dei controdazi europei. Ma se il governo sarà capace di sfruttare il momento, ci sono margini per diventare <em>hub</em> manifatturiero nel Mediterraneo, attrarre investimenti e ridisegnare le catene di approvvigionamento in chiave locale e sostenibile.</p>
<p>La storia insegna che dalle crisi possono nascere cambiamenti profondi. I dazi di Trump 2025, per quanto discutibili, stanno costringendo il sistema internazionale a ripensare regole e alleanze. Gli Stati più lungimiranti – e le imprese più resilienti – non cercheranno solo di sopravvivere, ma di <em>evolversi</em>.</p>
<p>L’economia mondiale ha bisogno di nuove coordinate, fondate su sostenibilità, equità e cooperazione. E forse, nel mezzo di questo ritorno alla tensione commerciale, possiamo trovare il coraggio per scrivere un nuovo capitolo della globalizzazione. Uno in cui il costo del cambiamento non sia pagato solo dai più deboli.</p>
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		<title>La guerra commerciale di Trump e il pericolo di un conflitto mondiale</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/28/la-guerra-commerciale-di-trump-e-il-pericolo-di-un-conflitto-mondiale/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=la-guerra-commerciale-di-trump-e-il-pericolo-di-un-conflitto-mondiale</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 12:07:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra dei dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="400" height="400" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7478.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7478.jpeg 400w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7478-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_7478-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p>di Angela Casilli Se l’Europa del lontano 1941, quando fu scritto il Manifesto di Ventotene da alcuni antifascisti al confino nell’isola, non è quella di oggi, è perché sono trascorsi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/03/28/la-guerra-commerciale-di-trump-e-il-pericolo-di-un-conflitto-mondiale/">La guerra commerciale di Trump e il pericolo di un conflitto mondiale</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>di Angela Casilli</b></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><br />
Se l’Europa del lontano 1941, quando fu scritto il </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Manifesto di Ventotene</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> da alcuni antifascisti al confino nell’isola, non è quella di oggi, è perch</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">é</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> sono trascorsi ottant’anni dalla fine della seconda Guerra Mondiale e la pace è stata assicurata dalla politica lungimirante di tutti i Paesi europei, compresi quelli che gravitavano nell’area bolscevica.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">L’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Europa</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> di oggi vede, invece</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">un autocrate in <b>Russia</b> che</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> pretende di occupare con la forza territori che ritiene spettino al suo Paese, non sappiamo in base a quale diritto, l’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Ucraina</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> appunto, un presidente  americano che abbandona i suoi alleati europei, pensan</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">o solo a difendere gli interessi immediati del suo Paese con una guerra commerciale insidiosa come non mai</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e, per finire, cercando di favorire la pace tra <b>Ucraina e Russia</b> con una negoziazione che premia l’aggressore e umilia l’aggredito.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La gravità del momento si riflette</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">su</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">l</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">la decisione presa dal </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Consiglio Europeo</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> di accelerare i lavori per potenziare la difesa europea nei prossimi cinque anni, perché questo è il tempo che occorre alla </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Russia</b> </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">per attaccare i </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Paesi baltici</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e la </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Polonia</b></span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">ed è</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> anche</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> il tempo necessario per una transizione non traumatica dalla leadership americana a quella europea </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">ella <b>Nato.</b></span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">I tempi accelerati e il processo decisionale europeo, piuttosto lento e in qualche momento farraginoso, ha spinto alcuni Paesi, i cosiddetti </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">volenterosi, a muoversi autonomamente per aiutare militarmente l’Ucraina e organizzare la sicurezza futura dell’Europa.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Vedremo cosa sarà deciso in proposito, nel <b>vertice di Parigi</b>, fortemente voluto dall’infaticabile </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Macron</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> in questi giorni.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">La guerra commerciale minacciata da </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Trump</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, con l’introduzione di dazi su tutte le merci e i servizi prodotti dai Paesi finora alleati dell’America, saranno dazi importanti, come quelli già introdotti <b>sull’acciaio</b> e <b>l’alluminio</b>, che si aggirano sul <strong>25%</strong> in più rispetto al passato</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">. Con ciò</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> apr</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">endo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">la strada a protezionismi immotivati, alla chiusura di mercati dal sapore incomprensibilmente autarchico, con conseguenze gravi per</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">le filiere produttive dei <b>Paesi </b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b>E</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b>uropei</b> e legittime preoccupazioni di tutti anche per la pace, in un mondo dove, economia e politica sono sempre più interconnesse e dove, una guerra commerciale potrebbe portare fatalmente ad una guerra tout court.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Imporre dazi</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, come vuole fare </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><b>Trump</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, non è più solo una misura presa per difendere l’economia della propria Nazione</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> ma una vera e propria misura che condiziona le politiche internazionali e, se applicata co</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> una precisa strategia, alterare e ridisegnare gli assetti geopolitici mondiali.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Dazi, </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">criptovalute</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> operanti al di fuori dei tradizionali circuiti bancari, minacce informatiche, sono armi non convenzionali</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">utilizzate per minare la stabilità politica di governi alle pre</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">se con cambiamenti geopolitici </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">che vedono un pezzo di ordine internazionale, vacillare e cedere il posto </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">d</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> un nuovo disordine internazionale, con conflitti armati diffusi un po’ dovunque, guerre commerciali e finanziarie</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">particolarmente aggressive. </span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Wall</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Street Journal</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, quotidiano finanziario molto vicino al </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">tycoon</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">, ha parlato di una stupida guerra commerciale, in grado però di mettere in discussione il sistema economico internazionale, una volta terminata la guerra in Ucraina.</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">Nessuno dei Paesi membri dell’</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Unione Europea </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">può affrontare da solo una guerra economica di tale portata, neppure quelli governati da </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">leaders</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> entrati in sintonia con il </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">tycoon</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s4"><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Proprio per quanto detto, sarebbe necessario</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> in un contesto europeo che rischia di essere cancellato nella politica e nel modo di pensare dai cambiamenti epocali in corso, avere una visione comune, una maggiore integrazione dell’<b>Unione Europea</b>, rafforzandone i poteri che già esistono, come nella politica commerciale</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> e creandone di nuovi, ad esempio nella politica della difesa.</span></span></p>
<div id="attachment_80234" style="width: 160px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-80234" class="wp-image-80234 size-thumbnail" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-150x150.jpg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-585x585.jpg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2023/11/Angela-Casilli-640x640.jpg 640w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><p id="caption-attachment-80234" class="wp-caption-text">Angela Casilli</p></div>
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