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	<title>Ucraina Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 06:50:57 +0000</pubDate>
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<p>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua Si spengono le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/12/31/si-spengono-le-luci-e-qualcuno-resta-al-buio/">Si spengono le luci (e qualcuno resta al buio)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1300" height="731" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845.jpeg 1300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1024x576.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-768x432.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-1170x658.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_1845-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1300px) 100vw, 1300px" /></p><p class="s7"><span class="s6"><b><i>Il 2025 se ne va tra divorzi geopolitici, Giubilei chiusi, coscienze aperte a metà e un’umanità che continua a litigare sul ponte mentre la nave imbarca acqua</i></b></span></p>
<p class="s9">Si spengono le luci. E non è solo una suggestione letteraria: è proprio la trama, degna del romanzo di <span class="s8"><b>Jay McInerney</b></span>, che torna d’attualità. Il “matrimonio” tra Stati Uniti ed Europa scricchiola come quello di Russell e Corinne: non c’è un vero litigio, ma una distanza che cresce, fatta di silenzi, calcoli e reciproca sopportazione.</p>
<p class="s9"><span class="s8"><b>Donald Trump</b></span>, tornato a pensare il mondo come un grande mercato con bandiere opzionali, pratica una filosofia a metà tra l’empirico e il cervellotico: soggettiva, muscolare, spesso incomprensibile persino a se stessa. L’Europa, <span class="s8"><b>Ucraina</b></span> compresa, per lui è un partner commerciale tra tanti, non un’alleanza sentimentale. Con la <span class="s8"><b>Russia</b></span> vale lo stesso principio: la guerra può finire domani o dopodomani, purché torni utile ai conti. Il vero chiodo fisso resta la <span class="s8"><b>Cina</b></span>. È lì che si gioca l’egemonia economico-militare di un’America che teme di non essere più eterna. Il resto è contorno. Bruxelles compresa.</p>
<p class="s9">E tuttavia, miracolo dei miracoli, l’<span class="s8">Europa</span> pare aver capito. Prima l’antifona, poi la realtà. Si è desta, anche se con la lentezza tipica di chi si sveglia convinto che sia ancora presto. Rafforzerà la propria difesa, finalmente comune, perché nazionale non basta più, investirà in tecnologia per smettere di dipendere da chi la tratta come un cliente distratto, e comincerà a decidere aggirando l’ossessione dell’unanimità, che ha spesso funzionato come un elegante freno a mano tirato. Gli strumenti, in fondo, li ha sempre avuti. Ora, finalmente, sta provando a usarli.</p>
<p class="s9">Chiuso il capitolo 2025, si apre quello del 2026. O la va o la spacca. E questa volta non è una figura retorica. Intanto si chiude anche un <span class="s8"><b>Giubileo</b></span>. A Bologna, nella Basilica di San Petronio, l’arcivescovo <b><span class="s8">Matteo Zuppi</span> </b>abbassa il sipario liturgico ma invita a lasciare aperte porte ben più difficili: quelle delle case, delle comunità, delle coscienze. Porte che non fanno rumore, ma resistono.</p>
<p class="s9">Le sue parole, speranza, pace, alleanza sociale, vicinanza agli ultimi, suonano come una nota fuori spartito in un mondo che discute di missili e dazi con la stessa naturalezza con cui una volta parlava di raccolti. La speranza, viene da augurarsi, è che quell’omelia riesca a superare le mura più spesse: non quelle delle basiliche, ma quelle dei cuori duri di chi si contende il dominio del mondo come fosse una partita a risiko.</p>
<p class="s9">Il 2025, del resto, non sarà ricordato con nostalgia. È stato un anno di addii pesanti: alla cultura, allo spettacolo, allo sport, alla pace, con la scomparsa di figure che tenevano insieme l’immaginario collettivo meglio di molti trattati internazionali. Alcune guerre finiscono, altre iniziano, come se l’umanità non sapesse fare altro che cambiare campo di battaglia. I dazi diventano strumenti morali, le catastrofi naturali presentano il conto, e il pianeta, già malandato, osserva in silenzio la gara a chi lo distrugge più in fretta.</p>
<p class="s9">Sul fronte interno, scandali e corruzione restano protagonisti ovunque. L’<span class="s8">Italia</span>, come spesso accade, non manca l’appuntamento. Titoli che sembrano barzellette (“Noi con Hannoun”), consiglieri che mettono in imbarazzo i partiti e pretendono di mettere il bavaglio ai giornalisti: il tutto dà l’impressione di una corsa in discesa senza paracadute. Governo e opposizione, ciascuno a modo suo, faticano: il primo perché non ha davanti un’opposizione costruttiva ma solo polemica; la seconda perché non riesce a ricordarsi quale sia il suo mestiere. E non va molto meglio altrove, se in Francia destra e sinistra riescono a dividersi perfino su un omaggio nazionale a <span class="s8"><b>Brigitte Bardot</b></span>.</p>
<p class="s9">Eppure, in questo mare agitato, qualche dato va riconosciuto. Il governo italiano porta a casa risultati non trascurabili, soprattutto sul piano internazionale. L’Italia viene osservata come una possibile guida dell’Unione. Non è poco, in tempi in cui scarseggiano le teste pensanti e ce ne vorrebbero il doppio solo per capire da dove cominciare.</p>
<p class="s9">Che cosa ci porterà il 2026?</p>
<p class="s9">La risposta migliore resta quella di un vecchio signore inglese che di crisi se ne intendeva: <span class="s10">«Il politico diventa uomo di Stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni»</span>. Il problema, semmai, è capire quanti siano ancora interessati a diventarlo.</p>
<p class="s9">Buon anno 2026. Con moderata speranza, lucida ironia e la cautela di chi ha imparato che le luci si spengono in fretta, ma il conto resta acceso.</p>
<p class="s7">
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		<title>NATO, la guerra appaltata: mercenari, ipocrisie e affari sporchi in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 18:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[mercenari guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1220" height="900" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35.jpeg 1220w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-300x221.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-1024x755.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-768x567.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-1170x863.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-20.02.35-585x432.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1220px) 100vw, 1220px" /></p>
<p>McCarthyismo 2.0: la libertà, dicono, non ha prezzo. Eppure, in Ucraina, sembra averlo eccome: due o tremila dollari al mese&#8230; di Massimo Reina La guerra in Ucraina è diventata un&#8230;</p>
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<p><em>di Ma</em><em>ssimo Reina</em></p>
<p>La guerra in Ucraina è diventata un <strong>manuale di doppia morale</strong>.<br />
Da una parte le sfilate in giacca e cravatta dei leader europei che parlano di libertà, sovranità e valori.<br />
Dall’altra, un esercito parallelo di disperati, fanatici e avventurieri reclutati per combattere al posto nostro.</p>
<p>Già, perché a morire per la libertà — quella degli altri — non ci va più nessuno con il passaporto europeo.<br />
Meglio mandare i colombiani, i messicani, i croati, i britannici in congedo e i<strong> suprematisti bianchi</strong> del Midwest.<br />
Eccoli, i paladini del “mondo libero”: tatuaggi nazisti, precedenti penali, addestramento paramilitare e curriculum da narcotrafficante. Tutti arruolati in nome della democrazia occidentale.</p>
<h3>I soldati del caos</h3>
<p>Negli ultimi mesi, la lista dei mercenari caduti in Ucraina si è allungata. Ci sono messicano dei cartelli narcos di ogni specie, ex membri delle squadre della morte cilene e brasiliane, membri delle gang sudamericane più famose, e <strong>i colombiani</strong>.</p>
<p>Tra questi di recente GSF e altri gruppi di giornalisti indipendenti hanno svelato le identità di personaggi quali Luis Hernando Osorio Jaramillo (<em>Sagezo</em>), Julian Steven Lopez Fernandez (<em>Rolo</em>), José Ivan Vargas Samboni e altri compatrioti, tutti provenienti da<strong> Bogotà, Antioquia, Magdalena, Risaralda</strong>. Non crociati, ma appartenenti a note famiglie di narcotrafficanti, carne da cannone: usati, consumati e dimenticati.<br />
Molti erano già stati impiegati come <strong>mercenari dagli Emirati o dal governo haitiano</strong>. Ora combattevano “per la libertà”, con la paga firmata da contractor occidentali e le bandiere ucraine cucite addosso.</p>
<p>Un’inchiesta di <em>Le Monde</em> (settembre 2024) raccontava come due colombiani e diversi messicani fossero stati catturati dai russi e accusati formalmente di “attività mercenarie”. La notizia passò in sordina, quasi con imbarazzo. Perché la verità era troppo scomoda: quella guerra che doveva difendere la civiltà occidentale ormai la stava corrodendo dall’interno.</p>
<h3>I “volontari” che non lo sono</h3>
<p>Li chiamano <em>volontari internazionali</em>. Una definizione poetica, comoda, e totalmente falsa. Perché chi parte da <strong>Cali o Medellín </strong>non lo fa per ideali geopolitici, ma per fame. E chi arriva dall’Arizona o da Varsavia con <strong>rune e croci uncinate</strong> tatuate sul petto non lo fa per amore della libertà, ma per nostalgia di Stalingrado.<br />
<strong>Si combatte per soldi</strong>, per ideologia o per sadismo. Ma mai per “valori”. Eppure i governi occidentali fingono che tutto vada bene.<br />
Del resto, i <strong>mercenari </strong>servono proprio a questo: a negare l’evidenza.<br />
Se vincono, sono “volontari”.<br />
Se perdono, “non rappresentano l’Occidente”.<br />
Se commettono atrocità, “non erano sotto il nostro comando”.<br />
Un meccanismo di <strong>ipocrisia perfetta</strong>, degno di un manuale di diritto penale post-NATO.</p>
<p><strong>McCarthyismo 2.0</strong></p>
<p>Il paradosso è che l’Ucraina combatte — ci viene detto — per “denazificarsi” dal suo passato e difendersi dal tiranno russo. Ma tra le sue fila scorrono simboli e ideologie che al neonazismo non fanno proprio schifo.<br />
Il famigerato <strong>Battaglione Azov</strong>, celebrato come forza patriottica, nasce da ambienti apertamente fascisti e suprematisti.<br />
E quando la NATO chiude un occhio, lo fa in nome della “realpolitik”: se il nemico è Putin, qualsiasi alleato diventa buono.<br />
È la solita morale a geometria variabile: i neonazisti russi sono mostri, quelli ucraini patrioti. I mercenari di Wagner sono assassini, quelli dell’Ucraina “consiglieri militari”. La guerra, insomma, come lavanderia morale dell’Occidente: entra il fango, esce la gloria.</p>
<h3></h3>
<h3></h3>
<h3>L’industria del sangue</h3>
<p>Dietro i proclami ideali, c’è un business gigantesco. <strong>Ogni mercenario</strong> rappresenta un contratto, una fattura, un appalto.<br />
Le compagnie militari private si moltiplicano come funghi, spesso registrate in paradisi fiscali e finanziate da fondi “umanitari”.<br />
Washington e Londra fingono di non vedere, Bruxelles di non sapere.<br />
Intanto le armi scorrono a fiumi, i contractor incassano, e i governi si vantano di “non avere truppe sul terreno”. Tecnicamente vero. Moralmente, una barzelletta.</p>
<h3>Le due guerre</h3>
<p>La <strong>prima guerra</strong>, quella visibile, si combatte con missili, droni e propaganda. La<strong> seconda</strong>, più infida, è quella che corrode dall’interno le democrazie che la finanziano. Perché ogni volta che si arruola un criminale per combattere il male, si finisce per alimentarlo.<br />
E quando i nostri valori <strong>diventano armi di mercato</strong>, non siamo più diversi da chi fingiamo di combattere. Ma tranquilli: nei talk show si applaude. I presentatori parlano di <strong>“eroi stranieri”</strong>, i ministri si riempiono la bocca di “valori europei” e gli editorialisti contano i like. Intanto, <strong>nelle trincee, muoiono colombiani e messicani </strong>che non sanno nemmeno dove sia il Donbass.</p>
<p>L’Occidente li userà, come sempre, per sentirsi buono senza sporcarsi le mani. La libertà, dicono, non ha prezzo.<br />
Eppure, in Ucraina, sembra averlo eccome:<strong> due o tremila dollari al mese</strong>, vitto, alloggio e promessa di un visto.<br />
È questa la libertà che esportiamo: quella in saldo, quella mercenaria, quella a tempo determinato.</p>
<p>E allora smettiamola di raccontarci favole.<br />
Non stiamo difendendo la democrazia, la stiamo noleggiando.<br />
E come ogni cosa a noleggio, quando si rompe, la colpa non è mai di chi paga, ma di chi guida.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ucraina: la guerra dei santi e dei ladri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 11:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="766" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-300x144.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1024x490.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-768x368.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1536x735.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1170x560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-585x280.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera&#8230; Si dice che quando la storia si ripete, la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="766" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-300x144.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1024x490.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-768x368.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1536x735.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1170x560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-585x280.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong><em>Quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera</em></strong><strong><em>&#8230;</em></strong></p>
<p>Si dice che quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera con finale da operetta: quella in cui i “paladini della libertà” finiscono sotto inchiesta per corruzione, mentre i loro sponsor occidentali fingono stupore, come se scoprire tangenti a Kiev fosse come trovare vodka in Siberia.</p>
<p>Sì, perché l’ennesimo scandalo non riguarda un oscuro funzionario locale o un colonnello con il vizio del cashmere, ma un certo <strong>Timur Mindich</strong>, stretto collaboratore di Sua Santità Volodymyr Zelensky, l’uomo che il mondo libero ci aveva venduto come un incrocio tra Churchill e Che Guevara, ma che a conti fatti assomiglia più a un Berlusconi in mimetica.</p>
<p>Mindich, dicono i media ucraini, sarebbe il supervisore delle politiche energetiche del presidente: tradotto, quello che decide chi si arricchisce con il gas e chi si congela. La <strong>NABU</strong>, l’agenzia anti-corruzione (una specie di Mani Pulite con meno giudici e più Kalashnikov), ha aperto un’inchiesta fiume: <strong>mille ore di registrazioni</strong> accumulate in quindici mesi di lavoro. Mille ore in cui, chissà, magari ogni tanto si sente anche il comico diventato presidente – quello che, ironia della sorte, aveva promesso di “ripulire” il Paese. Solo che a forza di ripulire, pare si sia tenuto qualcosa in tasca.</p>
<h3><strong>La guerra (e la borsa)</strong></h3>
<p>Zelensky, ricordiamolo, aveva provato a mettere il bavaglio alla NABU ponendola sotto la sua giurisdizione. Un po’ come se un premier italiano decidesse di comandare la Guardia di Finanza: una barzelletta da export. Il tentativo, però, è fallito. E ora l’inchiesta rischia di far saltare il banco, o meglio il bunker.</p>
<p>Nel frattempo, il Wall Street Journal – non esattamente la <em>Pravda</em> – ci racconta che <strong>il sabotaggio del Nord Stream 2</strong> non sarebbe stato un mistero degno di un romanzo di Le Carré, ma un’operazione su ordine diretto di Zelensky, eseguita da Valeriy Zaluzhny, all’epoca comandante dell’esercito. L’uomo che oggi, ironia del destino, Washington accarezza come possibile sostituto del presidente scomodo.</p>
<p>Insomma, pare che in Ucraina la vera guerra non sia contro i russi, ma tra chi deve prendersi la sedia più calda del potere. E che, in tutto questo, la <strong>Cia</strong> abbia detto “no” al sabotaggio mentre i suoi amici di Londra facevano “sì” con l’occhiolino.</p>
<p>Un cortocircuito perfetto tra la geopolitica e la farsa: da un lato i democratici americani che giurano di “difendere la libertà”, dall’altro gli stessi che foraggiano un regime che arresta i dissidenti, censura la stampa, mobilita uomini rapiti per strada e ruba più soldi di quanti ne arrivino dagli aiuti.</p>
<h3><strong>La resa dei conti</strong></h3>
<p>Nel frattempo, la realtà sul campo non la racconta CNN ma <strong>Ted Snider su Antiwar</strong>: <strong>Pokrovsk</strong> è quasi caduta, <strong>l’80% è in mano russa</strong>, e il resto è un cimitero a cielo aperto. Le “tenaglie” – che nei titoli dei nostri giornali sono sempre “in difficoltà” – si stanno chiudendo come la cerniera lampo di una bara.</p>
<p>Eppure, a leggere <em>Repubblica</em>, “la situazione è difficile ma sotto controllo”. Certo: come il Titanic dopo l’iceberg.<br />
Mentre i russi avanzano, <strong>l’Ucraina diserta</strong>. Letteralmente.<br />
Oltre <strong>110.000 soldati fuggiti solo nel 2025</strong>, quasi <strong>il 20% delle forze armate</strong>, e in totale oltre <strong>300.000 dall’inizio della guerra</strong>.<br />
Uomini presi con la forza, trascinati al fronte e poi spariti nel nulla. E noi, da bravi alleati, continuiamo a mandar loro armi, mentre a casa nostra tagliamo la sanità e le pensioni.</p>
<h3><strong>Gli utili idioti del fronte occidentale</strong></h3>
<p>Il tutto mentre il “partito della guerra” – quello che da due anni ci racconta che la pace sarebbe una resa e la resa una bestemmia – continua a sabotare qualsiasi tentativo di negoziato. Lo stesso partito che ha ridotto l’Europa a un magazzino di rottami militari Usa, con l’entusiasmo servile di chi non capisce di essere lo zerbino della Casa Bianca.</p>
<p>L’America, in fondo, ha già vinto: <strong>ha dissanguato la Russia quel tanto che basta</strong>, <strong>ha reso la Ue una colonia economica</strong>, <strong>ha ingrassato l’apparato militare-industriale</strong> e adesso può pure permettersi di cambiare il burattino a Kiev. Quando l’affare è fatto, il pupo si butta via.</p>
<p>E Zelensky, che nel frattempo si credeva Napoleone con la tuta verde, rischia di finire come tutti i personaggi da palcoscenico: inghiottito dal buio appena le luci si spengono.</p>
<h3><strong>Fine atto unico</strong></h3>
<p>L’Ucraina sta perdendo la guerra non solo contro la Russia, ma contro se stessa. Le diserzioni non sono codardia: sono il segnale che un popolo ha capito di essere carne da macello per interessi altrui.</p>
<p>E mentre i nostri giornaloni continueranno a titolare che “la resistenza continua” e che “Putin è in difficoltà”, qualcuno dovrebbe ricordare che <strong>la verità non muore mai sul campo di battaglia: muore in redazione</strong>.</p>
<p>Finché l’Occidente non troverà il coraggio di guardarsi allo specchio – e vedere, dietro la bandiera gialla e blu, il riflesso della propria ipocrisia – questa guerra continuerà a produrre solo due cose: morti e menzogne. E di entrambe, francamente, ne abbiamo già abbastanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ucraina e Zelensky: anche Trump si è rotto le “bombe” del comico in maglia verde&#8230;</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/10/19/ucraina-e-zelensky-anche-trump-si-e-rotto-le-bombe-del-comico-in-maglia-verde/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ucraina-e-zelensky-anche-trump-si-e-rotto-le-bombe-del-comico-in-maglia-verde</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 00:02:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Zelensky cerca l’escalation, ma Trump non ci casca:il presidente smaschera la strategia ucraina di prolungare la guerra e rifiuta l’invio di nuovi missili Pare che Donald Trump, tra un comizio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/10/fc2e0af4-b5a5-43e3-90e2-a46bddd017f7-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p class="s6"><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b>Zelensky cerca l’escalation, ma Trump non ci casca:</b></span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"><b>il presidente smaschera la strategia ucraina di prolungare la guerra e rifiuta l’invio di nuovi missili</b></span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Pare che Donald Trump, tra un comizio e l’altro, abbia incontrato Zelensky e – udite udite – abbia avuto l’ardire di dire la verità. Una verità semplice, da uomo d’affari più che da statista con la cravatta slacciata: </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“No, Volodymyr, </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>niente missili a lungo raggio</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">. E no, non vogliamo la </span></span><span class="s9"><span class="bumpedFont15"><b>Terza guerra mondiale</b></span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15"> per salvare un confine che cambia più spesso dei palinsesti RAI”.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Apriti cielo. Sguardi torvi, facce tirate, media occidentali in fibrillazione. La CNN, col fiato corto come dopo una maratona per la democrazia, parla di colloqui “tesi, onesti, scomodi”. Tradotto: Trump ha detto chiaramente che </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">l’Ucraina sta cercando di prolungare il conflitto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, e lui non ci sta più. Ha </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">fiutato l’escalation a tavolino</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, quella a cui Zelensky sembra lavorare come uno sceneggiatore a corto d’idee, ma con tanti effetti speciali.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Zelensky – ormai più attore che presidente, più PR che comandante in capo – </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><b>non vuole la pace</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, non cerca la trattativa, non accetta la realtà. Vuole </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><b>la guerra ad oltranza</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, l’applauso in standing ovation, e soprattutto i soldi, i droni, i missili. Perché tanto a morire sono gli altri. E se si crea un bel disastro, magari anche nucleare, allora </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">forse</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> l’Occidente sarà costretto a intervenire.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ma non finisce qui. Perché, come in ogni teatro dell’assurdo che si rispetti, entrano in scena i “Volenterosi Quattro dell’Apocalisse”: Macron, </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">Mer</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">z, </span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">Stubb</span></span><span class="s12"><span class="bumpedFont15">, Starmer, </span></span><span class="s13"><span class="bumpedFont15">Tusk</span></span> <span class="s11"><span class="bumpedFont15">e l’immancabile Meloni, che ormai fa la cheerleader atlantista con i pon-pon a forma di F-16. Tutti impegnati a </span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">inventarsi nuovi </span></span><span class="s14"><span class="bumpedFont15">casus belli</span></span><span class="s11"><span class="bumpedFont15">: un drone che vola troppo vicino a Odessa, un attacco hacker</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> attribuito senza prove al solito “Gruppo Wagner” reloaded, una scintilla qualunque da trasformare in incendio globale. In fondo, lo diceva anche Shakespeare: “Datemi un pretesto, e vi scateno una tragedia”.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">L’obiettivo è chiaro: trascinare l’Europa — o ciò che ne resta — dentro una guerra nucleare “per procura”, dove i soldati veri muoiono in Ucraina, gli armamenti veri partono da Washington e Berlino, ma il palcoscenico resta sempre Kiev, con Zelensky in mimetica a declamare Shakespeare o Stanislavskij, dipende dal copione del giorno.</span></span></p>
<p class="s10"><b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Trump, che ha mille difetti ma almeno </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15">non sogna l’Armageddon in prima serata</span></span></b><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>, </b>ha detto semplicemente: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">basta</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. L’ha detto al pupazzo di Washington (Zelensky), l’ha detto ai suoi generali, e l’ha detto soprattutto a un’America che, al contrario dell’Europa dei volenterosi, ha ancora qualche neurone per distinguere tra sicurezza nazionale e suicidio assistito.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Perché, sia chiaro, </span></span><b><span class="s3"><span class="bumpedFont15">Trump ha capito quel che finge di non vedere l’intero establishment occidentale</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">: che </span></span></b><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><b>Zelensky non è interessato a vincere</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, ma a </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><b>trascinare tutti nel suo stesso baratro</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, costringendoli a una guerra lunga, inutile, devastante. Per non perdere la faccia, per non perdere i fondi, e forse anche per non perdere sé stesso.</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> <b>E </b></span></span><b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">chiunque vinca una guerra nucleare</span></span></b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">, perde comunque tutto</span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">. Lo ha detto. Lo ha mostrato. E oggi fa più paura uno che non vuole la guerra, che quattro leader che la preparano sorridendo.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Ma qui in Europa, tra redazioni che sembrano uffici stampa del Pentagono e politici che confondono la difesa con l’aggressione preventiva, si continua a giocare con le bombe come se fossero i dadi del Risiko. Peccato che non ci sia il tasto “nuova partita”.</span></span> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">E allora ben venga l’irritazione di Zelensky. Ben venga lo sguardo torvo di Macron. E ben vengano le </span></span><span class="s3"><span class="bumpedFont15"><b>scenette isteriche</b></span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"> dei “difensori della libertà” a senso unico.</span></span></p>
<p class="s10"><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Perché se la pace vi fa così schifo, almeno abbiate il coraggio di dirlo senza nascondervi dietro i droni.</span></span></p>
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		<title>Follia a Bruxelles: chi gioca coi missili ci manda tutti al macello</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 11:18:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-300x200.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-1024x683.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-768x512.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-1170x780.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-585x390.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/WhatsApp-Image-2025-09-27-at-12.08.11-263x175.jpeg 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>“La Terza guerra mondiale potrebbe cominciare molto presto.” Firmato: Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo. Se continuate a giocare coi fiammiferi, vi bruciate la casa. di Massimo Reina&#8230;</p>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>di Massimo Reina per Giornalisti Senza Frontiere</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">C’è chi crede che <strong>la guerra sia roba da film</strong>: un colpo al momento giusto, una grafica, un applauso in Parlamento e poi si torna a casa. Ma la guerra vera non è uno spot. La guerra vera scardina nazioni in dieci minuti. E non è la Russia che s’è messa a dieta di umanità: è l’Europa che, <strong>guidata da burattinai in giacca e cravatta</strong>, si sta infilando una camicia di forza e una miccia corta in mano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Partiamo dal fatto più elementare che tutti fingono di non capire: <strong>la deterrenza non è una favola consolatoria</strong>. Non siamo negli Anni Quaranta, quando gli eserciti si fronteggiavano a mani nude per giorni. Oggi, con mezzi ipersonici, testate multiple, sottomarini che mancano all’appello e missili che viaggiano come fulmini, <strong>una capitale europea può smettere di esistere in pochi minuti</strong>. Se questo non basta a far riflettere i ministri e i burocrati che ci governano per procura, allora è meglio che restino a giocare col modellino di plastica nella loro sala riunioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">E qui arriviamo al nocciolo: <strong>chi spinge più forte per l’escalation?</strong> Non è Mosca che bussa alle porte della porta accanto. È una combinazione letale di Zelensky — che vive di propaganda più che di politica — e di una classe politica europea che, capitanata dalla signora Von der Leyen e dai suoi consiglieri, ha deciso che la prossima partita si gioca a chi urla più forte. A fianco, i soliti quattro falchi baltici, vecchi di fobia e nuovi di isteria, che sembrano convinti che strillare “Putin cattivo!” sia una strategia di difesa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Gente che nessuno ha votato. Gente che non ha un esercito. Gente che non ha manco i soldi per pagarsi la carta igienica senza il bonifico di Berlino.</strong> Eppure sono lì, sul ponte di comando dell’Unione Europea, <strong>a giocare con la miccia e a puntare il dito su Mosca</strong>, come se il mondo fosse un Risiko in saldo al Parlamento Europeo. Il casus belli? Un piano orchestrato da Kiev per lanciare un’operazione <strong>false flag</strong> ai confini orientali della NATO, in Romania e Polonia. L’obiettivo? Far ricadere la colpa su Mosca e innescare il tanto temuto scontro diretto tra Russia e Alleanza Atlantica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ora, sgombriamo subito il campo da un’idiozia cosmica: <strong>la Russia non vuole invaderci</strong>. Non ne ha bisogno. Non le conviene. Non se lo sogna nemmeno la notte, perché <strong>noi, per Putin, siamo irrilevanti, inutili, falliti e imbarazzanti.</strong> Un continente indebitato fino al midollo, con un’economia a pezzi, una democrazia che si regge su teleconferenze e un esercito&#8230; quale esercito?</p>
<p style="font-weight: 400;">Se la guerra scoppiasse davvero, e non per colpa di Putin, <strong>saremmo noi a rimetterci per primi.</strong> Non gli americani, che hanno due oceani di distanza e qualche base da sacrificare. Non i russi, che vivono in bunker da tre generazioni e hanno un arsenale nucleare confermato dalla CIA come <strong>più potente di quello USA.</strong> Ma <strong>noi</strong>, europei, <strong>noi italiani con le basi NATO sotto casa</strong>, le città senza rifugi antiatomici e una classe politica che in caso di allarme atomico si nasconderebbe sotto il banco della Commissione Bilancio.</p>
<p style="font-weight: 400;">In questa realtà distopica, <strong>i capi della NATO sorridono nelle foto di gruppo</strong>, mentre <strong>Zelensky gioca a Risiko usando le bandierine dei paesi europei come pedine.</strong> E da dietro, <strong>qualcuno spinge</strong>, qualcuno soffia sul fuoco: gli USA, i contractor, i think tank, i fabbricanti di armi che brindano ogni volta che parte un pacchetto di “aiuti militari”.</p>
<p style="font-weight: 400;">E noi? <strong>Noi applaudiamo. Noi finanziamo. Noi spediamo truppe, armi, soldi, dignità.</strong> Il tutto per cosa? Per <strong>una guerra che non ci riguarda</strong>, che non possiamo vincere, <strong>che non possiamo nemmeno combattere.</strong> Perché la verità che nessuno ha il coraggio di dire — <strong>né a Bruxelles, né nei salotti televisivi dove gli opinionisti da discount fanno i generali a tempo pieno — è che questa guerra si combatterebbe in 4 minuti.</strong> Tanti ne bastano per far partire un <strong>Satan II</strong> dalla Siberia e farlo atterrare su Roma, Parigi, Berlino, Varsavia. E se va male, <strong>ce ne arrivano dieci.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">E allora basta con la favoletta del &#8220;Putin che avanza&#8221;, del “difendiamo la democrazia”, della “linea rossa”. <strong>Non c’è nessuna linea da difendere, c’è solo una trappola in cui stiamo entrando col sorriso ebete di chi confonde la guerra con un TikTok.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Von der Leyen gioca a fare la statista, <strong>ma guiderebbe una scolaresca nel traffico meglio un autista cieco.</strong> E quei quattro pazzi baltici, capaci solo di latrare “Russia cattiva!” ogni tre minuti, <strong>sono i veri piromani d’Europa.</strong> Se l’obiettivo è davvero scatenare l’Armageddon nucleare per difendere un’Ucraina che ci ha trascinati tutti nel baratro, allora c’è solo una parola per definirlo: <strong>suicidio assistito.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">E non fatevi illusioni: <strong>la NATO non ci salverà.</strong> Non è il supereroe col mantello. È un club armato che difende i suoi interessi. <strong>E se l’Italia diventa un bersaglio, per Washington sarà un “danno collaterale”.</strong> Come sempre. Come ovunque.</p>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, chi ancora pensa che si possa sfidare la Russia <strong>con tweet, propaganda, droni e buone intenzioni</strong> — merita di essere escluso non solo dal dibattito politico, ma pure da qualunque stanza in cui si discuta del futuro dell’umanità.<br />
Perché <strong>questa non è geopolitica. È demenza strategica.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Polonia, droni e bugie volanti e quella smania dell’UE di scatenare una guerra nucleare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 11:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[droni russi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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<p>di Massimo Reina Tra polacchi, francesi e tedeschi è una gara a chi la spara più grossa per trascinarci fino all a fine del mondo&#8230; Ma nel vero senso della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/14/polonia-droni-e-bugie-volanti-e-quella-smania-dellue-di-scatenare-una-guerra-nucleare/">Polonia, droni e bugie volanti e quella smania dell’UE di scatenare una guerra nucleare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p class="s5"><span class="s4"><span class="bumpedFont15"><i>Tra polacchi, francesi e tedeschi è una gara a chi la spara più grossa per trascinarci fino all a fine del mondo&#8230; Ma nel vero senso della parola</i></span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se non </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">fossimo in mezzo a una guerra che ha già fatto centinaia di migliaia di morti, verrebbe quasi da ridere. In Polonia piovono dal cielo una ventina di droni e Varsavia si affretta a gridare alla “provocazione russa”, evocando l’articolo 4 della NATO, cioè la consultazione urgente tra gli Stati membri ogni volta che uno di loro si sente minacciato. Una formula che fa tremare i polsi, perché porta la parola “escalation” direttamente nella sala da pranzo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma qui non parliamo di bombardieri nucleari, bensì dei cosiddetti </span></span><b><span class="s7"><span class="bumpedFont15">Gerbera</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">droni economici e inoffensivi</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, buoni per la ricognizione o come esche da abbattere. Non armati, non blindati, poco più che ferri volanti da esercitazione. Eppure, Varsavia ci racconta che questi giocattoli rappresentano una minaccia strategica.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Chi dice “provocazione russa” dovrebbe prima ascoltare il Ministero della Difesa di Mosca</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e chiunque si intenda un po di armi e guerra</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: i russi hanno negato ogni responsabilità, ricordando che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">la <b>portata dei Gerbera non supera i</b></span></span><b> <span class="s7"><span class="bumpedFont15">700 chilometri</span></span></b><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e che il loro obiettivo era, semmai, il territorio ucraino, non quello polacco. Una tesi verosimile, almeno quanto quella opposta.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Anzi di più, visto che ogni giorno diventa semrpe più palese che si tratta del solito falso creato ad hoc da ucraini e soci.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Perché </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">la ciliegina sulla torta </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">arriva dai <b>social polacchi</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Una foto diffusa come “prova” dei danni causati dai droni russi mostra una casa col tetto scoperchiato. Peccato che </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">un <b>abitante del villaggi</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"><b>o</b> sia intervenuto a dire: </span></span><span class="s8"><span class="bumpedFont15">“<b>Quella casa è stata colpita da una tempesta due mesi fa, il tetto è stato portato via dal vento</b>”</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">. Non da Putin, non da Mosca: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>dal meteo</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Insomma, basta una folata di vento per trasformare un temporale in “aggressione russa”. E nel frattempo, mentre i cittadini si scambiano foto vecchie di due mesi, il personale militare polacco si prepara ad andare in Ucraina per addestrarsi a </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15">“<b>difendersi dai droni</b>”.</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> Se non fosse tragico, sarebbe da cabaret.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E qui entra in scena </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Stephen Bryen</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, non un blogger qualunque, ma </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>ex sottosegretario della Difesa Usa sotto Reagan</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, non proprio un propagandista di Putin, e oggi Senior Fellow del Center for Security Policy. Secondo lui, a dirottare i droni verso la Polonia potrebbero essere stati </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>gli stessi ucraini</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, “involontariamente o volontariamente”. Ipotesi eretica, che però risponde a qualche domanda scomoda</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> e conferma quanto scritto prima</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ipotesi che, invece di essere valutata, viene subito derubricata a “teoria scomoda”. Perché scomoda lo è: fa saltare il teatrino in cui i cattivi sono sempre e solo da una parte, e gli altri — Kiev e Varsavia in testa — sono i santi difensori dell’Occidente.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Non è la prima volta che succede. Già in passato la Polonia ha provato a giocare la carta della “provocazione russa”, salvo che poi la realtà si è incaricata di sgonfiare le bufale. Eppure Varsavia insiste, perché a ogni dramma annunciato segue lo stesso copione: più fondi, più armi, più presenze NATO sul territorio. Una sindrome da frontiera, in cui la </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Russophobia storica</b> </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">della Polonia si sposa con l’ossessione di contare nello scacchiere atlantico.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Se i droni non erano armati e non sorvolavano zone militari sensibili, perché tanto allarme? Se fosse stato un vero attacco russo, non si sarebbe usato un modello così economico, riconoscibile e vulnerabile. E allora l’ipotesi prende corpo: un incidente utile a presentare Kiev come vittima indiretta e Varsavia come scudo dell’Occidente, così da ottenere altri soldi, altre armi, altra copertura politica. Un </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>boost diplomatico-militare</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">, per usare il linguaggio degli addetti ai lavori.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Il problema è che questo gioco è pericoloso. Perché se fosse vera l’ipotesi Bryen, saremmo davanti a un classico </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>casus belli costruito ad arte</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: provocare un incidente, agitare l’opinione pubblica, spingere la NATO a sentirsi “minacciata” e a rispondere. Esattamente lo schema di chi vuole </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>inasprire il conflitto con Mosca</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15"> a ogni costo, senza curarsi che dall’altra parte c’è una potenza nucleare con un arsenale superiore a quello di tre quarti d’Europa messa insieme.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E l’Ucraina, che avrebbe tutto l’interesse a mantenere alto il livello di allarme, non è nuova a simili tentazioni: ogni drone abbattuto, ogni missile che cade a ridosso di un confine, diventa l’occasione per chiedere più soldi, più armi, più sostegno politico. La Polonia si presta volentieri a fare da megafono, mentre la NATO finge di crederci, pur sapendo che la verità è più complessa.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">Ma la verità, si sa, è la prima vittima della guerra. Qui non si tratta di droni, ma di </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>percezioni manipolate</b></span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">: basta lanciare l’allarme, evocare Putin e urlare alla minaccia, ed ecco che il consenso a nuovi stanziamenti militari è servito. È il solito schema: </span></span><span class="s7"><span class="bumpedFont15"><b>Kiev provoca, Varsavia amplifica</b>, la NATO ratifica</span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">E intanto l’Europa si trascina sempre più dentro un conflitto che non può vincere, appaltando a Polonia e Ucraina il ruolo di tamburi di guerra. Tamburi che suonano forte, ma che rischiano di coprire un dettaglio non trascurabile: la Russia, con le sue armi e i suoi uomini, non ha bisogno di venti droni sgangherati per annientare Varsavia.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s6"><span class="bumpedFont15">La domanda resta: quanto ancora si giocherà con il fuoco, cercando di trasformare ogni incidente </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">(o creandolo) </span></span><span class="s6"><span class="bumpedFont15">in un pretesto per una guerra totale? E quanto tempo passerà prima che un drone non più da discount, ma ben armato, provochi davvero quello che Varsavia e Kiev sembrano quasi augurarsi: l’irreparabile?</span></span></p>
<p class="s9">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F09%2F14%2Fpolonia-droni-e-bugie-volanti-e-quella-smania-dellue-di-scatenare-una-guerra-nucleare%2F&amp;linkname=Polonia%2C%20droni%20e%20bugie%20volanti%20e%20quella%20smania%20dell%E2%80%99UE%20di%20scatenare%20una%20guerra%20nucleare" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F09%2F14%2Fpolonia-droni-e-bugie-volanti-e-quella-smania-dellue-di-scatenare-una-guerra-nucleare%2F&#038;title=Polonia%2C%20droni%20e%20bugie%20volanti%20e%20quella%20smania%20dell%E2%80%99UE%20di%20scatenare%20una%20guerra%20nucleare" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/14/polonia-droni-e-bugie-volanti-e-quella-smania-dellue-di-scatenare-una-guerra-nucleare/" data-a2a-title="Polonia, droni e bugie volanti e quella smania dell’UE di scatenare una guerra nucleare"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/14/polonia-droni-e-bugie-volanti-e-quella-smania-dellue-di-scatenare-una-guerra-nucleare/">Polonia, droni e bugie volanti e quella smania dell’UE di scatenare una guerra nucleare</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Prossima fermata Mosca: l&#8217;incontro Trump &#8211; Putin mette a nudo l&#8217;inutilità dell&#8217;UE</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 17:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin- Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Chi è causa del proprio male&#8230; Washington comanda, l’Europa resta una colonia. In Alaska non è andata in scena la diplomazia, ma la realtà: Trump e Putin che si stringono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/">Prossima fermata Mosca: l&#8217;incontro Trump &#8211; Putin mette a nudo l&#8217;inutilità dell&#8217;UE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p>Chi è causa del proprio male&#8230; Washington comanda, l’Europa resta una colonia.</p>
<p>In Alaska non è andata in scena la diplomazia, ma la realtà: Trump e Putin che si stringono la mano da pari. Non un paria e un salvatore, come raccontano i catechismi di Bruxelles, ma due leader che contano.</p>
<p>L’Europa? Non pervenuta. Fa la morale a Mosca mentre ingrassa i bilanci dei colossi americani e cinesi (e in molti casi continua a fare affari sottobanco sempre con la Russia, vedi Germania, Polonia e Italia). Sventola i valori universali mentre firma cambiali energetiche a prezzi tripli. Difende a spada tratta Kiev, salvo scoprire che Kiev non è “la democrazia assediata”, ma un regime pieno di corruzione, repressioni e battaglioni neonazisti da esposizione, quelli che nelle brochure atlantiche vengono presentati come boy scout.</p>
<p>E Zelensky? Era la star in maglietta verde, oggi è pronto a essere rottamato. Quando Washington deciderà di sostituirlo con un generale più manovrabile, finirà nel dimenticatoio, insieme alle pile di bandierine gialloblù sventolate dai nostri parlamenti. Tutta la retorica, tutta la propaganda, tutta la russofobia spacciata come evangelio: carta straccia.</p>
<p>Macron, von der Leyen, Johnson e compagnia cantante hanno passato anni a recitare il copione scritto da Washington. Risultato: industrie chiuse, proteste in piazza, continenti interi che voltano le spalle a Bruxelles. E ora, quando due veri leader si incontrano, l’Europa resta fuori dal teatro, in coda al muro del pianto.</p>
<p>Arroganti, ignoranti, razzisti e servi. Una miscela perfetta per l’irrilevanza. Ed è giusto così: chi è causa del proprio male, pianga se stesso.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F08%2F17%2Fprossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue%2F&amp;linkname=Prossima%20fermata%20Mosca%3A%20l%E2%80%99incontro%20Trump%20%E2%80%93%20Putin%20mette%20a%20nudo%20l%E2%80%99inutilit%C3%A0%20dell%E2%80%99UE" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F08%2F17%2Fprossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue%2F&#038;title=Prossima%20fermata%20Mosca%3A%20l%E2%80%99incontro%20Trump%20%E2%80%93%20Putin%20mette%20a%20nudo%20l%E2%80%99inutilit%C3%A0%20dell%E2%80%99UE" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/" data-a2a-title="Prossima fermata Mosca: l’incontro Trump – Putin mette a nudo l’inutilità dell’UE"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/">Prossima fermata Mosca: l&#8217;incontro Trump &#8211; Putin mette a nudo l&#8217;inutilità dell&#8217;UE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/04/tra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=tra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 21:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Il prezzo della grandezza è la responsabilità.&#8221; — Winston Churchill Il 4 luglio 2025 si è aperto con un’importante dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha annunciato, dopo una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/04/tra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina/">Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/07/40121079-8347-480E-99A6-99B7C973FE86-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"><em data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il prezzo della grandezza è la responsabilità.&#8221;</em><br />
— Winston Churchill</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il 4 luglio 2025 si è aperto con un’importante dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha annunciato, dopo una telefonata con il presidente statunitense Donald Trump, un impegno degli Stati Uniti a rafforzare la difesa aerea ucraina contro gli attacchi russi. Una notizia di grande rilievo, soprattutto considerando il pesante attacco missilistico e drone subito nella notte precedente da Kiev, con oltre 500 droni e una dozzina di missili lanciati da Mosca. L’evento ha causato purtroppo una vittima civile e 23 feriti, ma ha anche messo in evidenza l’efficacia delle contromisure occidentali che hanno limitato i danni.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa dichiarazione di Zelensky ha un peso politico rilevante, ma al contempo appare come un elemento di dissonanza rispetto alle azioni e dichiarazioni precedenti degli Stati Uniti, in particolare del presidente Trump. Infatti, solo il giorno prima, Trump aveva dichiarato un fermo stop al nuovo invio di aiuti militari all’Ucraina all’interno del Piano di Bilancio USA 2025, giustificato con la necessità di preservare le risorse e spingere verso un avvio serio dei negoziati di pace con la Russia. Questa mossa aveva provocato reazioni contrastanti, non solo tra i leader occidentali e all’interno del Congresso USA, ma anche fra gli stessi ufficiali ucraini, molti dei quali avevano espresso preoccupazione per l’eventuale indebolimento della capacità difensiva di Kiev.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">La telefonata tra Trump e Zelensky del 4 luglio sembra così mettere in luce una tensione tra un’esigenza politica di mostrarsi solidali con l’Ucraina e la realtà pratica di una sospensione temporanea di aiuti strategici, in particolare di sistemi avanzati come i missili Patriot. Il confronto diretto con Trump, infatti, si presenta come un tentativo di mantenere aperto un canale di dialogo e rassicurare Kiev, mentre nei fatti la Casa Bianca conferma la necessità di un bilancio più prudente e di un cambio di strategia nella gestione del conflitto.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Parallelamente, non va sottovalutato il fatto che Trump, proprio il 3 luglio, aveva avuto una lunga conversazione con Vladimir Putin, dalla quale non sono emerse aperture concrete a un cessate il fuoco o a un accordo duraturo. Ciò ha alimentato le preoccupazioni sulla possibilità che la posizione americana possa oscillare tra il voler contenere la guerra e quella di trattare con Mosca, senza però una linea chiara e coerente.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa ambiguità è destinata a pesare sul futuro immediato della guerra in Ucraina, specialmente in un momento in cui la difesa aerea è un elemento cruciale per proteggere le infrastrutture civili e militari dagli attacchi missilistici e di droni russi. Zelensky ha sottolineato più volte come la capacità di risposta americana sia fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza ucraina, e quindi ogni indecisione o riduzione di supporto rischia di compromettere gli sforzi sul campo.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">In definitiva, l’episodio del 4 luglio illustra una contraddizione profonda nella strategia statunitense: da un lato l’impegno a sostenere Kiev contro l’aggressione russa, dall’altro la volontà di limitare gli aiuti per motivi di bilancio e pressione politica interna, con l’obiettivo forse di spingere verso una risoluzione negoziata del conflitto. Una situazione che rende ancora più instabile lo scenario geopolitico europeo e che mette alla prova la credibilità e la coerenza della politica estera americana.</p>
<p data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Rimane dunque da vedere se queste contraddizioni saranno superate attraverso nuovi accordi e azioni concrete o se alimenteranno ulteriori incertezze e fragilità nel fragile equilibrio della guerra in Ucraina.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F07%2F04%2Ftra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina%2F&amp;linkname=Tra%20promesse%20e%20contraddizioni%3A%20gli%20Stati%20Uniti%2C%20Zelensky%20e%20il%20futuro%20della%20difesa%20Ucraina" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F07%2F04%2Ftra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina%2F&#038;title=Tra%20promesse%20e%20contraddizioni%3A%20gli%20Stati%20Uniti%2C%20Zelensky%20e%20il%20futuro%20della%20difesa%20Ucraina" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/04/tra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina/" data-a2a-title="Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/07/04/tra-promesse-e-contraddizioni-gli-stati-uniti-zelensky-e-il-futuro-della-difesa-ucraina/">Tra promesse e contraddizioni: gli Stati Uniti, Zelensky e il futuro della difesa Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Dialogare per la pace: l&#8217;incontro a Istanbul tra Russia e Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Di Stanislao]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 08:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/b30d9858-4d3a-4dee-a8a4-af18e69e7640-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>&#8220;La diplomazia non è l&#8217;arte di fare la guerra senza combattere, ma di evitare che la guerra diventi l&#8217;unica soluzione.&#8221; – Henry Kissinger Oggi, 15 maggio 2025, si terrà un incontro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/15/dialogare-per-la-pace-lincontro-a-istanbul-tra-russia-e-ucraina/">Dialogare per la pace: l&#8217;incontro a Istanbul tra Russia e Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<p><em>&#8220;La diplomazia non è l&#8217;arte di fare la guerra senza combattere, ma di evitare che la guerra diventi l&#8217;unica soluzione.&#8221;</em> – Henry Kissinger</p>
<p>Oggi, 15 maggio 2025, si terrà un incontro cruciale a Istanbul, in Turchia, tra i rappresentanti delle delegazioni russa e ucraina, un appuntamento che si preannuncia fondamentale per il futuro del conflitto in corso tra i due Paesi. La mediazione turca, che ha cercato sin dall&#8217;inizio di farsi promotrice di un dialogo tra le parti in conflitto, è tornata al centro della scena internazionale. L&#8217;obiettivo dichiarato di questo incontro è quello di giungere a una soluzione diplomatica che possa almeno distendere le tensioni tra i due contendenti, con particolare attenzione a temi urgenti come i corridoi umanitari, il cessate il fuoco temporaneo e la possibilità di allentare le sanzioni internazionali.</p>
<p><strong>Chi sarà presente all&#8217;incontro?</strong></p>
<p>L&#8217;incontro sarà presieduto da funzionari di alto livello provenienti sia da Mosca che da Kiev, ma le parti coinvolte sono diverse da quelle delle consuete trattative internazionali. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, si presenterà come il volto principale della diplomazia russa, mentre per l&#8217;Ucraina ci si aspetta la presenza del ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, noto per la sua posizione decisa contro la Russia e la sua insistenza sulla sovranità ucraina. La Turchia, che sta cercando di rafforzare la propria posizione geopolitica nel contesto della guerra, avrà un ruolo cruciale, con il presidente Recep Tayyip Erdoğan probabilmente presente come garante delle trattative.</p>
<p><strong>Cosa attendersi dai risultati?</strong></p>
<p>Le aspettative sull’esito dell&#8217;incontro sono complesse e contrastanti. Da un lato, la Turchia ha già facilitato alcuni scambi di prigionieri e ha svolto un ruolo chiave nell&#8217;accordo sul grano, dando speranza per possibili progressi anche su altri temi cruciali. Tuttavia, la distanza tra le posizioni russe e ucraine rimane abissale, con Mosca che insiste sulla sicurezza delle sue frontiere e sulla &#8220;de-nazificazione&#8221; dell&#8217;Ucraina, mentre Kiev è determinata a recuperare ogni centimetro di territorio occupato e a garantire la sua integrità nazionale.</p>
<p>Anche se la diplomazia potrebbe portare a una de-escalation momentanea, è difficile pensare che un accordo di pace duraturo possa essere raggiunto senza cambiamenti significativi sul campo di battaglia. La Russia, infatti, non sembra disposta a fare concessioni senza ottenere garanzie politiche e militari, mentre l&#8217;Ucraina rimane ferma sulla sua richiesta di ritirare le forze russe dal suo territorio.</p>
<p><strong>La posizione ambigua del governo Meloni</strong></p>
<p>Il governo italiano, sotto la leadership di Giorgia Meloni, si trova a gestire una situazione delicata. Sebbene l&#8217;Italia sia un alleato storico degli Stati Uniti e della NATO, la posizione di Meloni ha oscillato tra il sostegno incondizionato all&#8217;Ucraina e la necessità di mantenere un dialogo con la Russia, per non compromettere gli interessi economici e diplomatici italiani. Da un lato, Meloni ha riaffermato il suo sostegno all&#8217;integrità territoriale dell&#8217;Ucraina e ha condannato l&#8217;invasione russa, ma dall&#8217;altro ha spesso sottolineato la necessità di una soluzione diplomatica, mettendo in evidenza le conseguenze economiche e politiche che il conflitto sta avendo sull&#8217;Italia, in particolare per quanto riguarda l&#8217;energia e le esportazioni.</p>
<p>Tuttavia, la sua posizione ha suscitato critiche da più parti. In Italia, molte voci si sono alzate per accusare il governo di non avere una linea chiara e coerente, visto che, pur appoggiando l&#8217;Ucraina in generale, il governo ha talvolta cercato di mediare in modo poco deciso con la Russia, rischiando di apparire ambivalente. Questo potrebbe non solo indebolire la posizione italiana sulla scena internazionale, ma anche metterla in difficoltà con i suoi alleati più stretti, come gli Stati Uniti e il resto dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><strong>Le dichiarazioni fuori luogo di Macron</strong></p>
<p>Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha suscitato polemiche con alcune dichiarazioni che sembrano andare oltre le prerogative della diplomazia europea. In particolare, la sua proposta di avviare colloqui diretti con Vladimir Putin senza condizioni preliminari è stata vista come un passo azzardato e fuori luogo, che ha sollevato preoccupazioni tra i suoi alleati. Macron ha spesso cercato di mantenere una posizione di mediazione, ma le sue parole sono state interpretate da molti come un tentativo di indebolire l&#8217;unità europea e di favorire un riavvicinamento alla Russia, senza una reale garanzia di progressi significativi. Le sue uscite hanno anche sollevato dubbi sul suo impegno verso il sostegno incondizionato all&#8217;Ucraina, fondamentale per mantenere il fronte occidentale compatto.</p>
<p>La posizione ambigua di Macron potrebbe essere vista come una strategia per cercare di mantenere una certa influenza diplomatica, ma rischia di allontanare ulteriormente la Francia da alcuni dei suoi alleati principali. In un contesto così delicato, ogni mossa diplomatica errata potrebbe avere ripercussioni pesanti sulle alleanze internazionali.</p>
<p>In conclusione, l&#8217;incontro odierno a Istanbul tra Russia e Ucraina non risolverà probabilmente il conflitto, ma potrebbe segnare un passo importante verso una de-escalation, almeno sul piano diplomatico. Il ruolo della Turchia si conferma cruciale, ma le posizioni delle due nazioni rimangono distanti. La posizione ambigua di Meloni e le dichiarazioni infelici di Macron testimoniano le difficoltà per l&#8217;Europa di mantenere una linea unitaria in questo conflitto, rischiando di compromettere la coesione interna e la credibilità internazionale. In un contesto globale sempre più teso, la vera sfida per i leader europei sarà quella di trovare un equilibrio tra il sostegno all&#8217;Ucraina e la gestione delle relazioni internazionali, senza compromettere il loro ruolo di mediatori e garanti della pace.</p>
</div>
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<div class="adL" dir="auto">
<p>Nell&#8217;immagine da sinistra:<strong data-start="71" data-end="88">Sergey Lavrov,</strong> <strong data-start="159" data-end="176">Dmytro Kuleba,Recep Tayyip Erdoğan </strong></p>
<p class="" data-start="235" data-end="301">
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		<title>L’accordo con gli USA sui minerali strategici non avvicina la pace in Ucraina</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/07/laccordo-con-gli-usa-sui-minerali-strategici-non-avvicina-la-pace-in-ucraina/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=laccordo-con-gli-usa-sui-minerali-strategici-non-avvicina-la-pace-in-ucraina</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 19:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Lo scorso 30 aprile (2025), Washington e Kiev hanno firmato una serie di accordi che, in cambio degli aiuti militari forniti all’Ucraina dal febbraio 2022, attribuiscono agli Stati Uniti diritti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/07/laccordo-con-gli-usa-sui-minerali-strategici-non-avvicina-la-pace-in-ucraina/">L’accordo con gli USA sui minerali strategici non avvicina la pace in Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/581719C9-DE07-4843-A0D8-B7134A90BE5D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p><p><em>Lo scorso 30 aprile (2025), Washington e Kiev hanno firmato una serie di accordi che, in cambio degli aiuti militari forniti all’Ucraina dal febbraio 2022, attribuiscono agli Stati Uniti diritti di estrazione delle risorse minerarie ucraine e inseriscono il Paese in un fondo congiunto di investimento per la ricostruzione post-bellica. L’assenza di garanzie di sicurezza concrete e le tensioni con Mosca affievoliscono tuttavia le speranze di una pace entro breve termine</em></p>
<p>Sono tre i documenti firmati dai rappresentanti di Ucraina e Stati Uniti nell’ambito di un’<strong>intesa complessiva sui minerali critici </strong>a fine aprile scorso, dopo una trattativa durata mesi e costata a Kiev una parziale umiliazione pubblica nello studio ovale divenuta celebre a livello mondiale.</p>
<p>In cambio degli <strong>ingenti aiuti militari</strong> concessi da Washington dal febbraio 2022, l’accordo prevede che gli Stati Uniti detengano <strong>diritti di estrazione sulle risorse minerarie strategiche ucraine</strong> tramite specifici investimenti. Sarà però Kiev ad avere l’ultima parola su ciò che verrà estratto, nonché a mantenere il totale controllo sulla proprietà del sottosuolo.</p>
<p>Al contempo, la futura assistenza militare all’Ucraina verrà intesa come parte dei finanziamenti statunitensi che confluiranno in un <strong>fondo di investimento congiunto</strong> <em>ad hoc </em>destinato alle <strong>risorse naturali</strong> del Paese e alla <strong>ricostruzione post-bellica</strong>, dando così un <strong>significato politico all’intesa</strong> raggiunta dalle due parti.</p>
<p>Di fatto, Washington e Kiev concordano sull’uso di un <strong>linguaggio di ferma condanna alla Russia</strong>, indicata esplicitamente come Stato aggressore, confermando pertanto il superamento delle precedenti tensioni emerse nello studio ovale e la definitiva presa di distanza del Presidente Trump dalle accuse mosse a Zelenskij circa la sua corresponsabilità nello scoppio della guerra.</p>
<p>In termini di <strong>garanzie di sicurezza</strong> – questione di fondamentale importanza per l’eventuale firma di una pace con la Russia da parte dell’Ucraina – l’accordo sui minerali strategici si limita a fornire <strong>rassicurazioni circa una possibile e futura integrazione di Kiev nell’Unione Europea</strong>. Tuttavia, le questioni aperte restano molteplici.</p>
<p>Anzitutto, in confronto alle quantità di terre rare presenti nel sottosuolo della <strong>Groenlandia</strong> – altro oggetto delle mire strategiche del Presidente Trump – l’Ucraina non dispone verosimilmente di altrettanti ingenti volumi. Sono infatti necessari investimenti in studi di fattibilità e mappature del terreno per comprendere quali siano le <strong>effettive disponibilità del territorio ucraino</strong>, così come è necessario considerare che la maggior parte delle risorse si trovano all’interno dei territori momentaneamente occupati dalla Russia, la quale in un eventuale scenario di cristallizzazione dello <em>status quo </em>potrebbe <strong>beneficiare delle rendite derivanti dall’estrazione a danno dell’Ucraina</strong>.</p>
<p>La mancanza di dati precisi relativi ai minerali critici presenti in Ucraina si traduce automaticamente in un elemento di incertezza per Washington, che non potrà contare solo sugli accordi firmati a fine aprile per <strong>garantirsi una fornitura stabile e continuativa di terre rare</strong> da impiegare nell’industria della difesa, nel settore tecnologico ed eventualmente per la realizzazione di batterie utili alla transizione energetica. Una questione spinosa se si considera che circa l’<strong>80% di terre rare si trova in Cina</strong>, principale avversario politico ed economico degli Stati Uniti di Trump, con cui si sta giocando la partita per il <strong>dominio tecnologico globale</strong> a suon di dazi e pacchetti di sanzioni.</p>
<p>Al contempo, l’intesa sulle terre rare non pone argine alle numerose <strong>divergenze che permangono tra Trump e Zelenskij</strong> a proposito dell’approccio da adottare durante i negoziati per la pace con la Russia. Se alla vigilia della parata del nove maggio a Mosca il Presidente Putin parla di <strong>riconciliazione</strong> ma non azzarda ad alcun passo indietro sulla posizione ufficiale del Cremlino, che intende ancora de-nazificare l’Ucraina e rivendicare la propria <strong>sovranità <em>de iure </em>e <em>de facto</em> su Crimea, Donbas e ulteriori aree occupate</strong>, Zelenskij spera ancora – in maniera velleitaria – di <strong>entrare a far parte di un sistema di sicurezza occidentale</strong> che funga da disincentivo per eventuali nuove e future invasioni russe.</p>
<p>Garanzie che al momento non sembrano essere sul tavolo dei negoziati, ancora fortemente legati al cosiddetto “<strong>Piano Kellogg</strong>” che di fatto porrebbe fine all’integrità territoriale dell’Ucraina così come si configurava fino al 2014 e garantirebbe a Putin l’accoglimento della (quasi) totalità delle sue richieste per porre fine alla guerra. Un approccio inaccettabile per Kiev, che tuttavia permane in un <strong>triangolo negoziale </strong>in cui l’unica alternativa rimasta su cui forzare la mano sembra essere l’adesione alle istituzioni di Bruxelles.</p>
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