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	<title>Ungheria Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:47:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2026/04/01/leuropa-non-e-un-condominio-1anche-se-qualcuno-insiste-a-portarsi-dietro-le-ciabatte/">L’Europa non è un condominio (anche se qualcuno insiste a portarsi dietro le ciabatte)</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="600" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio.png 800w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-300x225.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-768x576.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/04/condominio-585x439.png 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p><strong><em>Tra veti, distinguo e fughe solitarie, l’Unione rischia di sembrare un’assemblea di litiganti più che una comunità di destino</em></strong></p>
<p>C’è un equivoco di fondo che, come certi rumori notturni nei palazzi mal amministrati, continua a disturbare il sonno dell’Europa: l’idea che l’Unione sia un elegante condominio dove ciascuno può fare ciò che vuole, salvo poi lamentarsi dell’odore di fritto altrui. Non è così. O, almeno, non dovrebbe esserlo.</p>
<p>L’Unione Europea nasce, sulla carta, come un’unione di Stati che condividono non solo regole, ma anche una direzione politica, una visione, un minimo sindacale di coerenza internazionale. Non è il club del “faccio come mi pare purché pago le spese comuni”, né una riunione di scapoli geopolitici in cerca d’autore.</p>
<p>E invece, a giudicare dagli ultimi sviluppi, l’aria che tira somiglia più a quella dell’“Armata Brancaleone”: ognuno per sé, Dio per tutti e, se possibile, qualche corsia preferenziale per i propri mercantili.</p>
<p>Prendiamo il caso della Spagna di Pedro Sánchez. Mentre il resto dell’Occidente cerca faticosamente una linea comune su crisi e sicurezza, Madrid si distingue per una certa creatività diplomatica: dialoga con l’Iran, ottiene garanzie di transito nello stretto di Hormuz, si smarca dalla missione europea “Aspides” e, già che c’è, si dichiara contraria all’aumento della spesa NATO. Il tutto con la grazia di chi, invitato a cena, decide di portarsi da casa il proprio menù.</p>
<p>Il risultato? Teheran elargisce riconoscimenti selettivi: passaggio sicuro per i mercantili spagnoli “perché Madrid rispetta il diritto internazionale”. Una formula elegante, che suona più o meno come: “voi siete diversi dagli altri”. E quando qualcuno inizia a essere “diverso” in politica estera, di solito significa che qualcosa si è incrinato.</p>
<p>Ora, sia chiaro: il rispetto del diritto internazionale, quello vero, non quello a geometria variabile, non è materia negoziabile. Il regime di libero transito negli stretti, sancito dalla UNCLOS, non si contratta come un saldo di fine stagione. È una regola, e le regole o si rispettano tutti o diventano carta decorativa.</p>
<p>Ma il punto non è giuridico. È politico. È strategico. È, in ultima analisi, esistenziale per l’Europa.</p>
<p>Si può, nel pieno di una tensione globale crescente, restare contemporaneamente dentro l’Unione Europea, nella NATO e nel sistema delle Nazioni Unite, e poi comportarsi come un battitore libero? Si può essere “non allineati” quando si è, per definizione, allineati a un sistema di alleanze?</p>
<p>La risposta, se si vuole essere onesti, è no. O meglio: si può fare, ma ha un prezzo. E di solito non lo paga solo chi gioca da solista.</p>
<p>E qui entra in scena l’altro convitato di pietra, l’Ungheria, che da tempo interpreta l’appartenenza europea come una forma d’arte contemporanea: astratta, incomprensibile e spesso provocatoria. Due casi non fanno ancora una regola, ma fanno certamente un problema. Anzi, due.</p>
<p>“Huston, abbiamo un problema”, verrebbe da dire. Ma non è un guasto improvviso: è un difetto di fabbrica mai corretto. L’Europa ha tollerato troppo a lungo l’ambiguità, scambiandola per pluralismo. Ha accettato il dissenso strategico come fosse una sfumatura culturale. Ha confuso la libertà con l’arbitrio.</p>
<p>Eppure, la realtà è meno filosofica e più brutale: non si può stare con due piedi in una scarpa. È scomodo, e prima o poi si cade.</p>
<p>Se l’Unione vuole essere qualcosa di più di un mercato ben arredato, deve decidere cosa essere: una potenza rispettabile o una riunione di condòmini rumorosi. Non esiste una terza via fatta di comunicati prudenti e malumori sussurrati.</p>
<p>Chi condivide le regole resta e le rispetta. Chi non le condivide ha tutto il diritto di andarsene, o il dovere degli altri di accompagnarlo gentilmente alla porta. Non per cattiveria, ma per igiene istituzionale.</p>
<p>Perché, alla fine, il vecchio adagio non sbaglia: se osservi abbastanza a lungo il problema, scoprirai che il problema sei tu.</p>
<p>E l’Europa, a forza di guardarsi allo specchio, dovrebbe averlo capito. Ma continua a pettinarsi. E intanto, fuori, il mondo bussa. Non sempre con buone intenzioni.</p>
<p>Giuseppe Arnò</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il caso Ilaria Salis: errori personali, contesto autoritario e una candidatura molto conveniente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 06:58:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ilaria Salis]]></category>
		<category><![CDATA[Processo]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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<p>Ilaria Salis, arrestata in Ungheria per un’aggressione politica, è stata eletta al Parlamento Europeo dopo una candidatura discussa. Il voto sulla sua immunità è ancora in corso e ha aperto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/09/24/il-caso-ilaria-salis-errori-personali-contesto-autoritario-e-una-candidatura-molto-conveniente/">Il caso Ilaria Salis: errori personali, contesto autoritario e una candidatura molto conveniente</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="671" height="335" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Ilaria-Salis-immunita-Viktor-Orban-.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Ilaria-Salis-immunita-Viktor-Orban-.jpg 671w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Ilaria-Salis-immunita-Viktor-Orban--300x150.jpg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/09/Ilaria-Salis-immunita-Viktor-Orban--585x292.jpg 585w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /></p><p><em>Ilaria Salis, arrestata in Ungheria per un’aggressione politica, è stata eletta al Parlamento Europeo dopo una candidatura discussa. Il voto sulla sua immunità è ancora in corso e ha aperto un acceso dibattito: da un lato, l’irresponsabilità delle sue azioni; dall’altro, il rischio di un processo non equo in un’Ungheria sempre più autoritaria sotto Orbán</em></p>
<p>23 sett. 2025 – Il Parlamento Europeo si prepara a decidere se revocare o meno l’immunità a Ilaria Salis, eurodeputata italiana arrestata in Ungheria nel 2023 con l’accusa di aver partecipato a un’aggressione contro militanti di estrema destra. Un voto complicato, perché dietro il caso giudiziario c’è molto di più: c’è una storia politica, una scelta di partito e un problema serio di credibilità per le istituzioni europee.</p>
<p>I fatti sono chiari. Salis è andata volontariamente in Ungheria per unirsi a un’azione violenta, premeditata, condotta da un gruppo radicale antifascista contro avversari politici. Non un gesto simbolico, non una protesta civile: un’aggressione vera e propria. Se tutto questo verrà confermato in tribunale, si tratta di un reato grave. Al di là della cornice ideologica, Salis ha commesso un atto sconsiderato, che ha avuto conseguenze pesanti sia per lei che per l’immagine dell’Italia all’estero.</p>
<p>Invece di combattere le idee che disprezza con gli strumenti della democrazia – dibattito, attivismo, cultura, politica – ha scelto la via dell’azione violenta, fuori dal suo Paese, in un contesto che non conosceva e senza alcuna utilità concreta. Una “scorribanda” inutile e dannosa, che ha gettato discredito su battaglie importanti e ha aperto una crisi diplomatica che ancora oggi costringe l’Italia a muoversi in equilibrio precario tra la tutela dei propri cittadini e il rispetto delle regole internazionali.</p>
<p>Ma proprio quando la giustizia ungherese si preparava a processarla, è arrivata una svolta. Dopo oltre un anno di carcere, Salis è stata candidata alle elezioni europee dal Partito Democratico (nella lista AVS) e – grazie alla visibilità del caso – è stata eletta eurodeputata. Una mossa che molti hanno definito “acrobazia politica”, probabilmente studiata per garantirle l’immunità parlamentare e sottrarla così al processo in Ungheria.</p>
<p>Una mossa legittima dal punto di vista formale, ma che solleva più di un dubbio sul piano etico e istituzionale. È corretto usare la candidatura a un incarico europeo come scudo giudiziario? È accettabile candidare chi è sotto processo per violenze, pur di lanciare un messaggio politico? E soprattutto, cosa dice tutto questo sul rapporto tra giustizia, politica e responsabilità personale?</p>
<p>Chi difende Salis ricorda – giustamente – che l’Ungheria di Viktor Orbán non è un modello di democrazia. Il governo ungherese è da anni sotto accusa per aver ridotto l’indipendenza della magistratura, controllato i media e limitato le libertà civili. In questo contesto, è legittimo dubitare che Salis possa avere un processo equo. Il Parlamento Europeo stesso ha denunciato queste derive autoritarie.</p>
<p>Ma tutto questo non basta a cancellare le responsabilità personali. L’errore grave è stato commesso da lei, non da Orbán. Il rischio oggi è che si passi da una situazione di ingiustizia (un processo potenzialmente politico) a una di impunità (un mandato elettorale usato come scudo). E l’Europa si trova nel mezzo: deve difendere i propri valori, ma anche pretendere che chi li rappresenta dia l’esempio, non si nasconda dietro le regole.</p>
<p>Ilaria Salis ha sbagliato. Ha fatto una scelta irresponsabile, violenta e inutile. Ma deve essere processata in modo equo, non usata come trofeo politico da un regime autoritario. La sua elezione al Parlamento Europeo è forse servita a proteggerla da un sistema giudiziario discutibile, ma ha anche sollevato interrogativi seri sul senso delle istituzioni e sul rispetto dei cittadini che quelle istituzioni dovrebbero servire.</p>
<p>Ora tocca al Parlamento europeo decidere. E qualunque sia l’esito, resterà il segno di una vicenda in cui ideologia, calcolo politico e debolezze democratiche si sono mescolate in modo pericoloso.</p>
<p>@RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>L’Ungheria di Orbán: intervista al Prof. Antonello Folco Biagini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Chabert]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 19:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="1024" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D.png 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D-1024x683.png 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D-1170x780.png 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/06/11E02873-3AB5-4752-B470-7C5B9593142D-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Da ex repubblica socialista sovietica a membro dell’Unione Europea con la più forte impronta politica nazionalista, l’Ungheria di Viktor Orbán ricopre una posizione geopolitica strategica nel Vecchio continente, fondamentale per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/06/09/lungheria-di-orban-intervista-al-prof-antonello-folco-biagini/">L’Ungheria di Orbán: intervista al Prof. Antonello Folco Biagini</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da ex repubblica socialista sovietica a membro dell’Unione Europea con la più forte impronta politica nazionalista, l’Ungheria di Viktor Orbán ricopre una posizione geopolitica strategica nel Vecchio continente, fondamentale per interpretare le future architetture dei rapporti tra Est ed Ovest. Ne abbiamo discusso con Antonello Folco Biagini, professore emerito e già Ordinario di Storia dell’Europa Orientale alla Sapienza Università di Roma</em></p>
<figure class="entry-thumbnail"><figcaption class="wp-caption-text"></figcaption></figure>
<p><b>di Valentina Chabert</b></p>
<p><strong>L’Ungheria di Orbán. </strong>Un tema geopolitico di stringente attualità. Ne abbiamo discusso in una intervista con <strong>Antonello Folco Biagini </strong>Professore emerito già Ordinario di <strong>Storia dell’Europa Orientale </strong>alla Sapienza Università di Roma. Di recente anche Rettore dell’Università telematica Unitema Sapienza.</p>
<p><strong>Professore, Lei che ha scritto un libro sulla storia dell’Ungheria e ottenuto riconoscimenti dalle istituzioni ungheresi, quali sono a suo avviso le ragioni interne del successo politico cosi duraturo di Viktor Orbán nello scenario ungherese?</strong></p>
<p>Ovviamente gli elementi sono molteplici, ma se ne possono individuare due fondamentali: la politica attenta agli “<em>interessi nazionali</em>” e il forte richiamo alle radici storiche e culturali – dunque alla identità – che hanno caratterizzato la storia degli ungheresi stanziatesi nel bacino dei Carpazi alla fine del IX secolo.</p>
<p>La cultura politica di Orbán si forma all’interno del Partito Fidesz, un partito con forti connotazioni democratiche e liberali, che nel 1998 ottiene la vittoria alle elezioni parlamentari in una situazione economica e sociale pesante, determinata – a partire dal 1990 – dalla caduta del regime comunista e dalla necessità di traghettare il sistema economico-finanziario verso l’economia di mercato, dopo il mezzo secolo di economia statale. Sia gli Stati Uniti che l’Europa non intervengono con un progetto organico, come era stato il piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale.</p>
<p>Nella generale euforia per la fine della guerra fredda e con l’idea – del tutto infondata – della “fine della storia” (rimando qui a Francis Fukujama) grazie al successo dei sistemi liberali, la transizione dall’economia pianificata a quella di mercato avrebbero risolto in maniera quasi automatica quella riconversione che invece generava una drammatica crisi sociale in tutti i Paesi dell’Europa centro-orientale dove aveva imperato l’URSS.  In Ungheria, la transizione – pure con governi liberali (Antall) – veniva gestita in massima parte da elementi del precedente regime con notevole disappunto da parte di una opinione pubblica che nelle privatizzazioni vedeva un indebito arricchimento.</p>
<p>Il disagio economico e sociale ha prodotto una instabilità alla quale il Partito di Orbán pone rimedio proponendo un forte recupero dell’identità nazionale per evitare che l’economia ungherese diventasse preda di un capitalismo internazionale o degli speculatori interni. Alla base dell’elemento nazionale si inserisce il forte richiamo alle radici cristiane del popolo ungherese, convertitosi al cristianesimo nel IX secolo con il re Stefano proclamato santo da Gregorio VII.</p>
<p>Un messaggio così efficace porta Fidsez ad ottenere il 53% dei voti nelle elezioni del 2010, mantenuti e aumentati nelle successive competizioni elettorali. Un consenso così esteso permette sostanziali riforme di tipo legislativo e costituzionale (la Costituzione si chiama oggi Legge Fondamentale) che consentono all’esecutivo di limitare l’autonomia degli altri poteri (legislativo e giudiziario). Unendo insieme tradizione cristiana e nazionalismo identitario, il <em>leader </em>ungherese ha pubblicamente teorizzato la “democrazia illiberale” come opposizione alla globalizzazione e alla società aperta.</p>
<p><strong>Come si posiziona attualmente l’Ungheria all’interno del gruppo di Visegrad?</strong></p>
<p>L’implosione dell’Unione sovietica e il progressivo ritorno dei Paesi satelliti alle forme di democrazia parlamentare e di economia di mercato pone alle classi dirigenti della Cecoslovacchia (oggi Cechia e Slovacchia), Polonia e Ungheria, la necessità di stabilire un accordo collaborazione in quella parte d’Europa non più governata dalla comune appartenenza al blocco sovietico e al Patto di Varsavia. La fine dei regimi comunisti, vissuta come un “ritorno” in Europa, non avrebbe dovuto riaprire le antiche questioni (territoriali e non solo) che avevano caratterizzato il ventennio tra le due guerre mondiali, spesso frutto di un “nazionalismo militante”.</p>
<p>L’obiettivo fondamentale era quello di avvicinarsi alla CEE (poi CE, 7 dicembre 1992 e UE, 13 dicembre 2007) e alla NATO come garanzia politico-militare e di sviluppo economico.</p>
<p>Il 15 febbraio 1991 venne firmato il Trattato con il quale Cecoslovacchia, Polonia e Ungheria si impegnavano a rafforzare i principi di consultazione e cooperazione nell’ambito della politica estera, dell’economia, delle infrastrutture, dell’energia e dei diritti delle minoranze. Questi ultimi, infatti, avrebbero potuto far riaffiorare sentimenti e ferite mai sanate se si considerano le numerose variazioni di confini nel corso dei secoli. Si può, oggi, affermare quanto l’esistenza di tale Trattato e tutte le iniziative ad esso correlate abbiano favorito e agevolato quel “ritorno” in Europa (e nell’Occidente), sperato nei lunghi anni delle dittature comuniste.</p>
<p>Lo stesso conflitto russo-ucraino in atto, se pur ha creato delle diverse interpretazioni sull’atteggiamento da assumere nei confronti della Russia, non ha inficiato quegli accordi. La posizione assunta dai Orbán, decisamente critico nei confronti del sostegno incondizionato all’Ucraina, si sta allargando ad altri Paesi come la Slovacchia, la Romania (dove il candidato critico nei confronti dell’UE ha mancato di poco il successo), la Polonia (si vedano i risultati delle recenti elezioni di fine giugno) ma anche all’opinione pubblica di altri Paesi come la Francia e la Germania.</p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-89542" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-pixabay-53377-1024x537.jpg" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-pixabay-53377-1024x537.jpg 1024w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-pixabay-53377-300x157.jpg 300w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-pixabay-53377-768x403.jpg 768w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-pixabay-53377-1536x806.jpg 1536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2025/06/pexels-pixabay-53377-2048x1074.jpg 2048w" alt="" width="1024" height="537" /></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale rapporto politico intercorre tra Orbán e l’Italia? Come si riflette all’interno dell’Unione Europea?</strong></p>
<p>In generale e storicamente i rapporti tra i due Paesi, i due popoli e le due culture sono stati sempre di grande sintonia, condivisione e rispetto, a esclusione della tragica parentesi della prima guerra mondiale dove gli ungheresi, giova ricordarlo, furono trascinati dal governo imperiale di Vienna. Gli ungheresi hanno partecipato alle lotte per il Risorgimento italiano, l’Ungheria aderì al progetto italiano di revisione dei trattati di pace scaturiti dalla Conferenza della Pace di Versailles, ungheresi e italiani hanno combattuto insieme nella seconda guerra mondiale (particolarmente sul fronte del Don), l’Italia ha accolto con generosità coloro che fuggivano dalle repressioni comuniste dopo la fallita rivoluzione del 1956. Non mi sembra ci siano variazioni in atto nel rapporto diretto, mentre qualche divergenza si è manifestata in ambito europeo sia quando Fratelli d’Italia ha votato per la rielezione a presidente della Commissione Ursula von der Leyen che nell’approvazione del cosi detto piano di riarmo, che però non è ancora approdato all’approvazione del Parlamento europeo.</p>
<p><strong>Crede che in Ungheria possa un giorno avvenire una “Brexit” o, al contrario, l’Ungheria possa contribuire a modificare il modo in cui l’Europa percepisce sé stessa? In altre parole, Orbán ha un’alternativa all’Europa o l’alternativa è Unione Europea?</strong></p>
<p>Nessuno di noi può prevedere con certezza quali saranno gli sviluppi di una crisi che ha investito i rapporti internazionali in presenza di due conflitti. Al momento malgrado alcuni segni, si è ancora ben lontani da trattative risolutive.</p>
<p>Si deve poi aggiungere che, ad esclusione dei Paesi BRICS, non esistono, attualmente, progetti per ricostruire un sistema internazionale idoneo a garantire l’equilibrio. Mi sento di escludere una “Brexit” da parte dell’Ungheria e non solo per i pessimi risultati economici conseguiti dalla Gran Bretagna – che però all’epoca riteneva di poter contare sulla stretta alleanza con gli USA – ma per il fatto che non mi sembra esistano alternative all’UE. Tuttavia, va detto che, pure in presenza di un’opinione pubblica sempre più delusa dalle mancate realizzazioni politiche, economiche e sociali, l’Unione Europea rimane una realtà imprescindibile per i pesi europei ma anche per l’equilibrio internazionale.</p>
<p><strong>L’Ungheria ha un rapporto storicamente complesso con la Russia. Come mai la leadership di Orbán e il paese sono considerati tra gli Stati europei più vicini alla Russia di Putin? Come si colloca la memoria del ’56, durante il quale l’Ungheria – pur all’interno del blocco sovietico socialista – ha subíto una grave violazione della propria sovranità territoriale? Non dovrebbe essere l’Ungheria il paese più traumatizzato dalla relazione passata con la Russia? Come interpreta tale rovesciamento?</strong></p>
<p>La complessità del rapporto è nata con l’Unione sovietica e non con la Russia nella sua configurazione zarista e post sovietica. Già nel 1919 il tentativo comunista di Béla Kun (Repubblica dei Consigli, 21 marzo 1919 – 1 agosto 1919) aveva dimostrato l’opposizione degli ungheresi verso il “modello” bolscevico. Con la fine della seconda guerra mondiale e gli accordi di Yalta, l’Ungheria finisce – suo malgrado – sotto l’egemonia sovietica così mal sopportata come dimostrano i noti fatti del 1956 quindi utilizzerei più correttamente la definizione di antisovietismo e anticomunismo.</p>
<p>Ragionevolmente l’attuale posizione dell’Ungheria non può essere definita come filorussa mentre risponde – a mio giudizio – alla necessaria prudenza che tutti i governanti dovrebbero avere, ma non hanno, nei confronti di una guerra <em>alla </em>Russia. Un conflitto armato tra Europa e Russia esporrebbe il territorio ungherese – ma anche quello polacco e quello baltico – ad essere in prima linea ben oltre l’apporto delle pur moderne tecnologie applicate ai sistemi d’arma. Riferirei dunque tale politica a un atteggiamento prudente finalizzato ad evitare, o a esasperare, un conflitto i cui esiti sarebbero comunque incerti.</p>
<p><strong>Da ultimo, l’Ungheria ha recentemente rafforzato la propria partnership strategica con il Caucaso Meridionale, in particolare con l’Azerbaigian, anche attraverso un ambizioso progetto di posa di cavi sottomarini sui fondali del Mar Nero. Come interpreta questo tentativo di Orbán di posizionarsi quale primo interlocutore strategico dell’Est Europa verso il Caucaso? Quali implicazioni potrebbero derivarne?</strong></p>
<p>L’attivismo politico per allargare le possibilità di carattere industriale con evidenti ricadute sull’economia rientra nello spirito di tutela dell’interesse nazionale al quale ho già fatto cenno all’inizio. Gli ungheresi sono un popolo ingegnoso ma il loro territorio è privo di materie prime (fonti di energia, terre rare ecc.) e dunque, in presenza di una inevitabile rarefazione degli approvvigionamenti da parte della Russia, si tratta anche di una scelta obbligata. Se a questo aggiungiamo che l’area di cui stiamo parlando è molto attiva sul piano economico, la politica di Orban risulta comprensibile e si lega anche alle normali ambizioni che un leader può mettere in atto nella cura di progetti positivi per la propria nazione. Non vedo implicazioni negative, considerata anche una certa inerzia dell’UE a programmare una politica estera e una politica economica comuni.</p>
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		<title>I carri armati russi che sfilano con la bandiera rossa con falce martello è una simbologia che ricorda il 1956 ungherese e il 1968 praghese</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/19/i-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=i-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pierfranco Bruni saggista, antropologo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 06:04:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL punto di vista]]></category>
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		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2560" height="2560" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-scaled.jpeg 2560w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-300x300.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-1024x1024.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-150x150.jpeg 150w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-768x768.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-1536x1536.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-2048x2048.jpeg 2048w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-1920x1920.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-1170x1170.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-585x585.jpeg 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2022/03/1C8DB445-6C2A-4635-8376-708E9E2D108F-640x640.jpeg 640w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<p>Se non fosse tragica e drammaticamente terribile la questione tra Russia e Ucrania dovremmo pensare all&#8217;orrido ironico comico kafkiano. Nessuno si è chiesto in questi giorni di ignoranza storica che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/19/i-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese/">I carri armati russi che sfilano con la bandiera rossa con falce martello è una simbologia che ricorda il 1956 ungherese e il 1968 praghese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">I carri armati che sfilano con la bandiera rossa con falce martello è una simbologia che ricorda il <a data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">1956 ungherese e il 1968 praghese oltre alla Polonia di</a> Wojtyla.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È mai possibile non capire e non dire che il metodo Putin è il metodo Lenin, Stalin, Brežnev&#8230;Nessuno ha il coraggio e l&#8217;onestà di pronunciare il termine &#8220;erede comunista&#8221;, ovvero adattamento del metodo della sovietizzazione, già visto nella storia sino al 1989.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;Occidente teme di pronunciare un tale concetto. Anche militarmente è chiara la metodologia. La Russia è altro tempo rispetto ai Soviet dal 1905, 1917, 1924, 1982. La non conoscenza di quella geopolitica è dolorosa. L&#8217;Ucraina è stata figlia del mondo sovietico e che la caduta dei Muri ha reso unica, libera e sola rispetto anche alla Romania sino ai Balcani.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
<p>In un tempo sradicato le ideologie sono la sconfitta delle idee. Il pensiero debole è soltanto non pensiero in cui la fragilità prende il sopravvento. Abitiamo lacerazioni e supposizioni di valori. Siamo eredi del sottosuolo quando il sottosuolo ha radicamenti o quando il nostro essere eredi ha scavi di appartenenza.</p>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Se non si pongono delle premesse storiche il giustificazionismo diventa lecito. Il fatto è che il comunismo è fallito ma i comunisti sono rimasti. Non si può stravolgere una evidenza che è diventata epocale ed apocalittica. La biografia di Putin è una testimonianza certa. Figlio del PCUS URSS ha messo nella sua strategia militar-occupazionale tutto il bagaglio sovietico comunista.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">È banale combattere Dostoevskij che comunista non è stato ma russo sì. Non è stato sovietico come Evtushenko. Chi combatte Dostoevskij facilità Putin nell&#8217;azione sovietica. C&#8217;è una diversità di fondo anche antropologica tra il russo e il sovietico. Putin è sovietico non russo. Quando manca la ragion pura prevale l&#8217;ideologia.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;Europa e l&#8217;Occidente fino a quando continueranno con questa &#8220;melina&#8221; navigheranno nella finzione e tra le maschere che la verità dovrebbe smascherare. Si chiami con il vero nome le realtà senza fare il girotondo tra Asia, Eurasia ed Occidente.  Si potrebbe ascoltare una parolina da qualcuno per capire il misfatto di questi giorni?</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Putin è figlio del comunismo o meglio continuatore di coloro che hanno praticato l&#8217;invasione cecoslovacca con Jan Palach che si è dato fuoco nella Piazza di Praga assediata dai carri armati con bandiera rossa. Non mi si venga a dire che sono due temperie diverse.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il comunismo è unico. Ieri con Brežnev. Oggi con Putin. Un Putin che si è occidentalizzato soltanto con camicia e cravatta. Si dica la verità se si ha la lealtà del coraggio e se si vuole veramente affrontare una disperazione che è solo morte. È una guerra etnica, economica, geopolitica tra un mondo comunista ancora tale e una realtà che ha superato il comunismo. Dostoevskij resta l&#8217;interprete della civiltà russa. È il riferimento dello spazio metafisico ed eretico.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
<p>Nel suo ultimo romanzo &#8220;I fratelli Karamazov&#8221; scrisse: &#8220;Ricorda soprattutto che non puoi essere giudice di nessuno. Perché non vi può essere sulla Terra nessuno che giudichi un criminale se prima non abbia riconosciuto di essere egli stesso un criminale come chi gli sta dinanzi, e di essere forse il maggior colpevole del delitto da questi commesso.</p>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">commesso. [&#8230;] Perché se io fossi giusto, forse non vi sarebbe neppure il criminale dinanzi a me&#8221;. L&#8217;uomo spirituale è l&#8217;uomo che supera la storia. È oltre la storia.</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L&#8217;uomo sovietico è l&#8217;autocrazia che si fa regime. Quell&#8217;uomo forte raccontato da Corrado Alvaro in un libro in cui si racconta la geografia sovietica del 1938. Quest&#8217;uomo vive in &#8220;Delitto e castigo&#8221;: &#8220;Tutto è nella mani dell&#8217;uomo […] Sarei curioso di sapere che cosa gli uomini temono più di tutto. Fare un passo nuovo, dire una parola propria li spaventa al massimo grado&#8221;. E si intaglia ancora in quell&#8217;uomo che attraversa la &#8220;casa dei morti&#8221; con un suggestivo immaginario tra tragico e ironico: “Se avete in animo di conoscere un uomo, allora non dovete far attenzione al modo in cui sta in silenzio, o parla, o piange; nemmeno se è animato da idee elevate. Nulla di tutto ciò! – Guardate piuttosto come ride&#8221; (&#8220;Memorie dalla casa dei morti”).</div>
<div dir="auto" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Consiglierei di leggere di Dostoevskij  &#8220;Note invernali su impressioni estive&#8221;. Capitoli di viaggio che raccontano l&#8217;anima del russo Dostoevskij tra Europa, slavismo ed Occidente.  Il fatto è che il mondo sovietico non è mai riuscito a comprendere la civiltà russa. L&#8217;ha sfidata ed è diventato non rivoluzionario inteso in termini innovativi, bensì ha tentato di trasformare in potere in regime. Ovvero invece di rivoluzionare è diventato un regime conservatore. Ma il comunismo è una realtà conservatrice. Infatti Putin non è affatto rivoluzionario. È un conservatore alla Robespierre che si inventò la rivoluzione per trasformare il potere in Regime. Restaurare una geopolitica della sovietizzazione in apparato comunista. Ovvero: nel tempo di Putin la sovietizzazione instaura il regime comunista.</div>
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<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F03%2F19%2Fi-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese%2F&amp;linkname=I%20carri%20armati%20russi%20che%20sfilano%20con%20la%20bandiera%20rossa%20con%20falce%20martello%20%C3%A8%20una%20simbologia%20che%20ricorda%20il%201956%20ungherese%20e%20il%201968%20praghese" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2022%2F03%2F19%2Fi-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese%2F&#038;title=I%20carri%20armati%20russi%20che%20sfilano%20con%20la%20bandiera%20rossa%20con%20falce%20martello%20%C3%A8%20una%20simbologia%20che%20ricorda%20il%201956%20ungherese%20e%20il%201968%20praghese" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/19/i-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese/" data-a2a-title="I carri armati russi che sfilano con la bandiera rossa con falce martello è una simbologia che ricorda il 1956 ungherese e il 1968 praghese"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2022/03/19/i-carri-armati-russi-che-sfilano-con-la-bandiera-rossa-con-falce-martello-e-una-simbologia-che-ricorda-il-1956-ungherese-e-il-1968-praghese/">I carri armati russi che sfilano con la bandiera rossa con falce martello è una simbologia che ricorda il 1956 ungherese e il 1968 praghese</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>Ungheria, dal 1° marzo sospesi gli accessi alle zone di transito frontaliere ai richiedenti asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2020 20:36:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[coronaviris]]></category>
		<category><![CDATA[Ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439.png 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Coronavirus e xenofobia, ovvero: cronache dall&#8217;apocalisse Dal 1° marzo &#8220;l&#8217;Ungheria ha sospeso in maniera indefinita gli accessi alle zone di transito frontaliere ai richiedenti asilo&#8221; per i rischi legati al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439.png 960w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-300x200.png 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-768x512.png 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-585x390.png 585w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2020/03/7E1E40EF-734F-46AB-A3EC-07AB3B7A0439-263x175.png 263w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><h4><i>Coronavirus e xenofobia, ovvero: cronache dall&#8217;apocalisse</i></h4>
<p>Dal 1° marzo &#8220;l&#8217;Ungheria ha sospeso in maniera indefinita gli accessi alle zone di transito frontaliere ai richiedenti asilo&#8221; per i rischi legati al propagarsi del coronavirus COVID-19.</p>
<p>&#8220;Osserviamo un certo legame tra il coronavirus e i migranti illegali&#8221;, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa, senza però dare alcun dato a sostegno della sua affermazione, Gyorgy Bakondi, consigliere alla sicurezza nazionale del primo ministro magiaro. Secondo il governo magiaro, a mettere l&#8217;Ungheria a rischio epidemia sarebbero gli arrivi di migranti di nazionalità iraniana, che in realtà ad oggi sono la quarta nazionalità tra i richiedenti asilo in Ungheria: appena 22 richieste dietro Afghanistan (185), Iraq (157) e Pakistan (27).</p>
<p>Nel 2015, anno della crisi migratoria l’Ungheria ha costruito, lungo tutto il confine con la Serbia e la Croazia, una recinzione, voluta dal governo ostile all’accoglienza, parzialmente elettrificata, facendo sì che i migranti, bloccati dalla recinzione, che desiderano entrare in Ungheria non avessero altra scelta che passare attraverso una delle due &#8220;zone di transito&#8221; allestite alla frontiera, una a Tompa e una a Röszke. Postazioni allestite in container circondati da filo spinato dove vengono esaminate le loro domande di asilo.</p>
<p>Postazioni più volte denunciate per violazione dei diritti o per situazioni estreme, come donne operate e ammanettate ai letti d&#8217;ospedale, malati di cancro a cui non vengono fornite cure per mesi o migranti lasciati senza cibo per giorni.</p>
<p>Oggettivamente la dichiarazione-annuncio di Bakondi cambia poco la realtà delle cose perché già si contavano sulle dita di una mano le persone ammesse nelle zone di transito ogni settimana. Dal dicembre 2019 ad oggi &#8220;solo una dozzina di persone sono state ammesse a Röszke&#8221;, così come denuncia la Ong ungherese Helsinki Committee,” il provvedimento di fatto mette fine all&#8217;accesso all&#8217;asilo nel Paese perché quei due punti di transito sono gli unici in cui si può presentare domanda d&#8217;asilo.”</p>
<p>András Léderer di Helsinki Committee definisce il collegamento tra coronavirus e immigrazione &#8220;l&#8217;ennesimo passo avanti dell&#8217;isteria xenofoba&#8221; del governo.</p>
<p>L&#8217;annuncio dell&#8217;Ungheria è arrivato dopo che venerdì scorso Ankara ha permesso a migliaia di migranti di dirigersi verso il confine con la Grecia, porta d&#8217;ingresso dell&#8217;UE, nel tentativo di mettere sotto pressione i leader europei durante l&#8217;offensiva turca in Siria.</p>
<p>Bakondi: &#8220;L&#8217;Ungheria non aprirà le sue porte e non lascerà passare nessuno&#8221;, e se sarà necessario saranno inviati alle frontiere del paese rinforzi militari e di polizia.</p>
<p>La Commissione europea ha già deferito l&#8217;Ungheria alla corte di giustizia dell&#8217;Unione europea per limitare eccessivamente il diritto d&#8217;asilo. L&#8217;opinione dell&#8217;avvocatura generale della corte è prevista per il 24 giugno prossimo.</p>
<p>Gerald <em><strong>Knaus</strong></em>, co-fondatore del think tank European Stability Initiative, dichiara “L’Ungheria ha già mostrato di saper ignorare le condanne che arrivano dall&#8217;Europa. I politici devono dimostrare oggi più che mai che è possibile proteggere i confini senza rinunciare alla protezione dei diritti umani&#8221;.</p>
<p>&#8220;Né la Convenzione del 1951 sullo status dei rifugiati, né le leggi dell&#8217;Ue rappresentano una base legale per sospendere le domande di asilo&#8221;, sottolinea l&#8217;Unhcr in una nota, in merito alle tensioni al confine tra Grecia e Turchia.</p>
<p>Nel frattempo, la Grecia ha annunciato che sospenderà per un mese le richieste d&#8217;asilo.</p>
<p>Secondo Alberto Alemanno, professore di diritto europeo all&#8217;università HEC di Parigi, la sospensione greca rappresenta una &#8220;manifesta violazione sia del diritto d&#8217;asilo europeo sia del diritto internazionale: crea un meccanismo senza precedenti che finirà probabilmente per condannare chi ha diritto all&#8217;asilo alla deportazione e alla morte&#8221;.</p>
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