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	<title>Vittorio Occorsio Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Vittorio Occorsio, il magistrato che vide prima degli altri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimma Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 16:04:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Storia, Arte, Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Occorsio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="678" height="381" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521.jpeg 678w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521-300x169.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_4521-585x329.jpeg 585w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></p>
<p>Cinquant’anni dopo l’assassinio di Vittorio Occorsio, il ritratto del magistrato che intuì per primo i legami tra eversione nera, poteri occulti e criminalità, pagando con la vita la ricerca della&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Cinquant’anni dopo l’assassinio di Vittorio Occorsio, il ritratto del magistrato che intuì per primo i legami tra eversione nera, poteri occulti e criminalità, pagando con la vita la ricerca della verità</em></strong></p>
<p>di Mimma Cucinotta</p>
<p>Alle 8.30 del mattino, in una tranquilla strada del quartiere Africano di Roma, una raffica di colpi interrompe il silenzio estivo. La Fiat 125 del sostituto procuratore <strong>Vittorio Occorsio</strong> si arresta contro il marciapiede. È il <strong>10 luglio 1976</strong>. Con quell’agguato si spegne uno dei magistrati che, prima di molti altri, aveva intuito i legami tra terrorismo neofascista, poteri occulti e criminalità. Cinquant’anni dopo, il suo nome continua a rappresentare il coraggio della magistratura italiana e la fedeltà alle istituzioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-111374" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--546x1024.jpg" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--546x1024.jpg 546w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero--160x300.jpg 160w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Pierluigi-Concutelli-terrorista-nero-.jpg 644w" alt="" width="546" height="1024" /></figure>
</div>
<p>A premere il grilletto è <strong>Pierluigi Concutelli</strong>, uno dei principali esponenti del terrorismo neofascista italiano, militante di <strong>Ordine Nuovo</strong>, organizzazione dell’estrema destra radicale nata nel 1956 come Centro Studi Ordine Nuovo.Il suo fondatore fu <strong>Pino Rauti</strong> (1926-2012), nato in Calabria e cresciuto a Roma. Ancora giovanissimo aderì alla Repubblica Sociale Italiana negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra fu tra i protagonisti della nascita del neofascismo italiano e tra gli esponenti più autorevoli della corrente cosiddetta “nazional-rivoluzionaria”. Dopo aver lasciato il Movimento Sociale Italiano, diede vita al Centro Studi Ordine Nuovo, concepito inizialmente come un laboratorio di elaborazione politica e culturale ispirato a una visione rivoluzionaria, nazionalista e fortemente anticomunista. Inizialmente presentata come un centro studi politico e culturale, <strong>Ordine Nuovo </strong>si trasformò progressivamente in un movimento che teorizzava il superamento della democrazia parlamentare e, secondo numerose sentenze e ricostruzioni storiche, <strong>rappresentò uno dei principali riferimenti dell’eversione nera</strong> durante <strong>gli anni della cosiddetta strategia della tensione</strong>. E con il passare degli anni, attorno a quell’esperienza si sviluppò un movimento sempre più radicale. Nel 1969 Rauti rientrò nel Movimento Sociale Italiano, mentre la guida di Ordine Nuovo passò a <strong>Clemente Graziani</strong>. Nel 1973 il movimento fu sciolto dal Governo in applicazione della <strong>legge Scelba</strong> per ricostituzione del partito fascista, anche sulla base <strong>dell’inchiesta coordinata dal magistrato Vittorio Occorsio. </strong></p>
<p>«<em>Chiediamo al tribunale di dire al popolo italiano se Ordine Nuovo deve essere messo fuori legge e se gli imputati devono essere condannati. La sentenza dovrà essere come uno specchio, un punto di riferimento, anche perché questo è il primo processo del genere che si celebra in Italia per quanti sono preposti alla tutela dell’ordine repubblicano e della nostra democrazia</em>»</p>
<p>(Requisitoria di Vittorio Occorsio, novembre 1973)</p>
<p><strong>Nato a Roma il 6 luglio 1929, Occorsio era entrato in magistratura nel 1957</strong>. Uomo schivo, rigoroso e lontano da ogni protagonismo, era convinto che gli strumenti cardine dell’azione di un magistrato fossero gli atti processuali e la forza delle prove.</p>
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<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-111379" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976.jpg" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976.jpg 509w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-giudice-ucciso-1976-300x195.jpg 300w" alt="" width="509" height="331" /><figcaption class="wp-element-caption">Fonte portale Consiglio Superiore della Magistratura CSM</figcaption></figure>
</div>
<p><strong>La sua carriera si sviluppò negli anni più difficili della storia repubblicana, </strong>quando l’Italia era attraversata da violenze politiche, attentati e tentativi di destabilizzazione.<br />
<strong>Tra le sue prime grandi inchieste</strong> vi fu quella sul <strong>Piano Solo</strong>, il presunto progetto di colpo di Stato predisposto nel 1964 dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, <strong>Giovanni De Lorenzo</strong>. Dopo la pubblicazione <strong>dell’inchiesta de L’Espresso firmata da Lino Jannuzzi, </strong>Occorsio approfondì la vicenda con grande rigore, chiedendo l’assoluzione dei giornalisti e individuando responsabilità che allora apparivano difficili persino da ipotizzare. La sua impostazione non fu condivisa dai giudici, ma gli sviluppi successivi dimostrarono quanto quelle indagini fossero state lungimiranti.<br />
Nel <strong>1969</strong> fu chiamato a occuparsi della <strong>strage di Piazza Fontana</strong>. Mentre l’attenzione investigativa si concentrava prevalentemente sulla pista anarchica, <strong>Occorsio iniziò a esaminare con attenzione gli ambienti dell’estrema destra eversiva</strong>, individuando possibili collegamenti con personaggi come <strong>Mario Merlino</strong> e <strong>Stefano Delle Chiaie.</strong>Anche in questo caso il tempo avrebbe dato consistenza alle sue intuizioni investigative.<br />
<strong>L’indagine destinata a segnare profondamente la sua vita fu quella contro Ordine Nuovo.</strong>Occorsio raccolse documenti, <strong>testimonianze e prove che portarono al processo per ricostituzione del partito fascista</strong>. Lo scioglimento dell’organizzazione nel 1973 rappresentò una vittoria dello Stato democratico, ma trasformò il magistrato in uno degli obiettivi principali dell’eversione neofascista.<br />
Negli ultimi mesi di vita, inoltre, il sostituto procuratore stava seguendo un’altra pista investigativa di straordinaria importanza. Indagando sui sequestri di persona che avevano colpito importanti imprenditori, aveva iniziato a ipotizzare collegamenti tra criminalità organizzata, finanziamenti al terrorismo nero e ambienti riconducibili alla loggia massonica <strong>P2</strong> di <strong>Licio Gelli</strong>. Erano intuizioni che avrebbero trovato riscontri negli anni successivi.</p>
<p>Fu un magistrato rigoroso e anche un uomo profondamente legato alla <strong>famiglia</strong>. La <strong>moglie Lilia</strong>, conosciuta quando erano entrambi molto giovani dopo il delitto ha mantenuto il ricordo del marito lontano dai riflettori trasmettendolo ai <strong>figli</strong> e ai <strong>nipoti</strong>.</p>
<p>I figli <strong>Eugenio</strong> e <strong>Susanna Occorsio</strong> hanno raccolto l’eredità etica del padre. Eugenio, giornalista e presidente della <strong>Fondazione Vittorio Occorsio, </strong>promuove iniziative dedicate alla legalità, alla memoria e alla formazione delle giovani generazioni.</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-111394" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio-.jpg" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio-.jpg 536w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Eugenio-occorsio-figlio-giudice-ucciso-Vittorio--209x300.jpg 209w" alt="" width="536" height="771" data-id="111394" /></figure>
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</figure>
<p>Susanna partecipa alle attività della Fondazione e alle commemorazioni istituzionali, contribuendo a mantenere vivo il ricordo del padre.<br />
Anche il nipote <strong>Vittorio Occorsio</strong>, che porta il nome del nonno, ha raccontato in diverse occasioni il lato più umano del magistrato: un padre affettuoso, un uomo riservato, profondamente innamorato della famiglia e convinto che la giustizia dovesse essere esercitata con equilibrio, indipendenza e rispetto delle istituzioni.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111377" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976.jpg" sizes="(max-width: 339px) 100vw, 339px" srcset="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976.jpg 339w, https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Vittorio-Occorsio-magistrato-ucciso-1976-296x300.jpg 296w" alt="" width="339" height="344" /></figure>
</div>
<p><strong>Cinquant’anni dopo quell’agguato di via Mogadiscio</strong>, l’azione di <strong>Vittorio Occorsio</strong>conserva una straordinaria attualità. <strong>Molte delle connessioni</strong> che aveva intuito <strong>tra terrorismo, criminalità e poteri occulti sono state confermate</strong> dalle successive inchieste giudiziarie e dalle Commissioni parlamentari d’inchiesta.</p>
<div class="wp-block-image">
<figure class="alignright size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-111399" src="https://www.paeseitaliapress.it/wp-content/uploads/2026/07/Omicidio_Occorsio.jpg" alt="" width="238" height="200" /></figure>
</div>
<p>Il suo sacrificio appartiene alla storia della Repubblica italiana. <strong>Ricordarlo oggi e sempre </strong>significa rendere omaggio a una vittima del terrorismo e a un magistrato che, con coraggio e lucidità, scelse di seguire la verità anche quando conduceva verso scenari che pochi erano disposti a vedere.<br />
@<strong>Riproduzione riservata</strong></p>
<p><strong>Fonti bibliografiche e documentali consultate.</strong>Fondazione Vittorio Occorsio; Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo e sulle stragi; Sergio Zavoli, La notte della Repubblica libro edizioni Mondadori (1992) tratto da una trasmissione ideata da Zavoli andata in onda dal 1989 e il 1990 su RAI 2.</p>
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