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	<title>Zelensky Archivi - lafrecciaweb.it</title>
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		<title>Ucraina: la guerra dei santi e dei ladri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 11:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="766" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-300x144.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1024x490.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-768x368.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1536x735.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1170x560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-585x280.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera&#8230; Si dice che quando la storia si ripete, la&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="766" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27.jpeg 1600w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-300x144.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1024x490.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-768x368.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1536x735.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-1170x560.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/11/WhatsApp-Image-2025-11-22-at-19.50.27-585x280.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p><p><strong><em>Quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera</em></strong><strong><em>&#8230;</em></strong></p>
<p>Si dice che quando la storia si ripete, la prima volta è tragedia, la seconda è farsa. Nel caso dell’Ucraina, siamo alla commedia nera con finale da operetta: quella in cui i “paladini della libertà” finiscono sotto inchiesta per corruzione, mentre i loro sponsor occidentali fingono stupore, come se scoprire tangenti a Kiev fosse come trovare vodka in Siberia.</p>
<p>Sì, perché l’ennesimo scandalo non riguarda un oscuro funzionario locale o un colonnello con il vizio del cashmere, ma un certo <strong>Timur Mindich</strong>, stretto collaboratore di Sua Santità Volodymyr Zelensky, l’uomo che il mondo libero ci aveva venduto come un incrocio tra Churchill e Che Guevara, ma che a conti fatti assomiglia più a un Berlusconi in mimetica.</p>
<p>Mindich, dicono i media ucraini, sarebbe il supervisore delle politiche energetiche del presidente: tradotto, quello che decide chi si arricchisce con il gas e chi si congela. La <strong>NABU</strong>, l’agenzia anti-corruzione (una specie di Mani Pulite con meno giudici e più Kalashnikov), ha aperto un’inchiesta fiume: <strong>mille ore di registrazioni</strong> accumulate in quindici mesi di lavoro. Mille ore in cui, chissà, magari ogni tanto si sente anche il comico diventato presidente – quello che, ironia della sorte, aveva promesso di “ripulire” il Paese. Solo che a forza di ripulire, pare si sia tenuto qualcosa in tasca.</p>
<h3><strong>La guerra (e la borsa)</strong></h3>
<p>Zelensky, ricordiamolo, aveva provato a mettere il bavaglio alla NABU ponendola sotto la sua giurisdizione. Un po’ come se un premier italiano decidesse di comandare la Guardia di Finanza: una barzelletta da export. Il tentativo, però, è fallito. E ora l’inchiesta rischia di far saltare il banco, o meglio il bunker.</p>
<p>Nel frattempo, il Wall Street Journal – non esattamente la <em>Pravda</em> – ci racconta che <strong>il sabotaggio del Nord Stream 2</strong> non sarebbe stato un mistero degno di un romanzo di Le Carré, ma un’operazione su ordine diretto di Zelensky, eseguita da Valeriy Zaluzhny, all’epoca comandante dell’esercito. L’uomo che oggi, ironia del destino, Washington accarezza come possibile sostituto del presidente scomodo.</p>
<p>Insomma, pare che in Ucraina la vera guerra non sia contro i russi, ma tra chi deve prendersi la sedia più calda del potere. E che, in tutto questo, la <strong>Cia</strong> abbia detto “no” al sabotaggio mentre i suoi amici di Londra facevano “sì” con l’occhiolino.</p>
<p>Un cortocircuito perfetto tra la geopolitica e la farsa: da un lato i democratici americani che giurano di “difendere la libertà”, dall’altro gli stessi che foraggiano un regime che arresta i dissidenti, censura la stampa, mobilita uomini rapiti per strada e ruba più soldi di quanti ne arrivino dagli aiuti.</p>
<h3><strong>La resa dei conti</strong></h3>
<p>Nel frattempo, la realtà sul campo non la racconta CNN ma <strong>Ted Snider su Antiwar</strong>: <strong>Pokrovsk</strong> è quasi caduta, <strong>l’80% è in mano russa</strong>, e il resto è un cimitero a cielo aperto. Le “tenaglie” – che nei titoli dei nostri giornali sono sempre “in difficoltà” – si stanno chiudendo come la cerniera lampo di una bara.</p>
<p>Eppure, a leggere <em>Repubblica</em>, “la situazione è difficile ma sotto controllo”. Certo: come il Titanic dopo l’iceberg.<br />
Mentre i russi avanzano, <strong>l’Ucraina diserta</strong>. Letteralmente.<br />
Oltre <strong>110.000 soldati fuggiti solo nel 2025</strong>, quasi <strong>il 20% delle forze armate</strong>, e in totale oltre <strong>300.000 dall’inizio della guerra</strong>.<br />
Uomini presi con la forza, trascinati al fronte e poi spariti nel nulla. E noi, da bravi alleati, continuiamo a mandar loro armi, mentre a casa nostra tagliamo la sanità e le pensioni.</p>
<h3><strong>Gli utili idioti del fronte occidentale</strong></h3>
<p>Il tutto mentre il “partito della guerra” – quello che da due anni ci racconta che la pace sarebbe una resa e la resa una bestemmia – continua a sabotare qualsiasi tentativo di negoziato. Lo stesso partito che ha ridotto l’Europa a un magazzino di rottami militari Usa, con l’entusiasmo servile di chi non capisce di essere lo zerbino della Casa Bianca.</p>
<p>L’America, in fondo, ha già vinto: <strong>ha dissanguato la Russia quel tanto che basta</strong>, <strong>ha reso la Ue una colonia economica</strong>, <strong>ha ingrassato l’apparato militare-industriale</strong> e adesso può pure permettersi di cambiare il burattino a Kiev. Quando l’affare è fatto, il pupo si butta via.</p>
<p>E Zelensky, che nel frattempo si credeva Napoleone con la tuta verde, rischia di finire come tutti i personaggi da palcoscenico: inghiottito dal buio appena le luci si spengono.</p>
<h3><strong>Fine atto unico</strong></h3>
<p>L’Ucraina sta perdendo la guerra non solo contro la Russia, ma contro se stessa. Le diserzioni non sono codardia: sono il segnale che un popolo ha capito di essere carne da macello per interessi altrui.</p>
<p>E mentre i nostri giornaloni continueranno a titolare che “la resistenza continua” e che “Putin è in difficoltà”, qualcuno dovrebbe ricordare che <strong>la verità non muore mai sul campo di battaglia: muore in redazione</strong>.</p>
<p>Finché l’Occidente non troverà il coraggio di guardarsi allo specchio – e vedere, dietro la bandiera gialla e blu, il riflesso della propria ipocrisia – questa guerra continuerà a produrre solo due cose: morti e menzogne. E di entrambe, francamente, ne abbiamo già abbastanza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Prossima fermata Mosca: l&#8217;incontro Trump &#8211; Putin mette a nudo l&#8217;inutilità dell&#8217;UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Reina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 17:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Putin- Trump]]></category>
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		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p>
<p>Chi è causa del proprio male&#8230; Washington comanda, l’Europa resta una colonia. In Alaska non è andata in scena la diplomazia, ma la realtà: Trump e Putin che si stringono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/">Prossima fermata Mosca: l&#8217;incontro Trump &#8211; Putin mette a nudo l&#8217;inutilità dell&#8217;UE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="531" height="440" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5.png 531w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/08/Untitled-design-5-300x249.png 300w" sizes="(max-width: 531px) 100vw, 531px" /></p><p>Chi è causa del proprio male&#8230; Washington comanda, l’Europa resta una colonia.</p>
<p>In Alaska non è andata in scena la diplomazia, ma la realtà: Trump e Putin che si stringono la mano da pari. Non un paria e un salvatore, come raccontano i catechismi di Bruxelles, ma due leader che contano.</p>
<p>L’Europa? Non pervenuta. Fa la morale a Mosca mentre ingrassa i bilanci dei colossi americani e cinesi (e in molti casi continua a fare affari sottobanco sempre con la Russia, vedi Germania, Polonia e Italia). Sventola i valori universali mentre firma cambiali energetiche a prezzi tripli. Difende a spada tratta Kiev, salvo scoprire che Kiev non è “la democrazia assediata”, ma un regime pieno di corruzione, repressioni e battaglioni neonazisti da esposizione, quelli che nelle brochure atlantiche vengono presentati come boy scout.</p>
<p>E Zelensky? Era la star in maglietta verde, oggi è pronto a essere rottamato. Quando Washington deciderà di sostituirlo con un generale più manovrabile, finirà nel dimenticatoio, insieme alle pile di bandierine gialloblù sventolate dai nostri parlamenti. Tutta la retorica, tutta la propaganda, tutta la russofobia spacciata come evangelio: carta straccia.</p>
<p>Macron, von der Leyen, Johnson e compagnia cantante hanno passato anni a recitare il copione scritto da Washington. Risultato: industrie chiuse, proteste in piazza, continenti interi che voltano le spalle a Bruxelles. E ora, quando due veri leader si incontrano, l’Europa resta fuori dal teatro, in coda al muro del pianto.</p>
<p>Arroganti, ignoranti, razzisti e servi. Una miscela perfetta per l’irrilevanza. Ed è giusto così: chi è causa del proprio male, pianga se stesso.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F08%2F17%2Fprossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue%2F&amp;linkname=Prossima%20fermata%20Mosca%3A%20l%E2%80%99incontro%20Trump%20%E2%80%93%20Putin%20mette%20a%20nudo%20l%E2%80%99inutilit%C3%A0%20dell%E2%80%99UE" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.lafrecciaweb.it%2F2025%2F08%2F17%2Fprossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue%2F&#038;title=Prossima%20fermata%20Mosca%3A%20l%E2%80%99incontro%20Trump%20%E2%80%93%20Putin%20mette%20a%20nudo%20l%E2%80%99inutilit%C3%A0%20dell%E2%80%99UE" data-a2a-url="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/" data-a2a-title="Prossima fermata Mosca: l’incontro Trump – Putin mette a nudo l’inutilità dell’UE"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/08/17/prossima-fermata-mosca-lincontro-trump-putin-mette-a-nudo-linutilita-dellue/">Prossima fermata Mosca: l&#8217;incontro Trump &#8211; Putin mette a nudo l&#8217;inutilità dell&#8217;UE</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
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		<title>EUROPA, SVEGLIATI O RESTA SPETTATRICE: TRA TRUMP, DRAGHI CINESI E POKER GEOPOLITICO</title>
		<link>https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/01/europa-svegliati-o-resta-spettatrice-tra-trump-draghi-cinesi-e-poker-geopolitico/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=europa-svegliati-o-resta-spettatrice-tra-trump-draghi-cinesi-e-poker-geopolitico</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 08:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitica Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Zelensky]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-300x163.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-1024x555.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-768x416.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-1536x832.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-1170x634.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-585x317.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Zelensky scopre che il suo futuro dipende da Trump, non da Bruxelles. L’Europa deve svegliarsi: tra il poker geopolitico di Washington e le sirene di Pechino, non c’è più spazio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.lafrecciaweb.it/2025/05/01/europa-svegliati-o-resta-spettatrice-tra-trump-draghi-cinesi-e-poker-geopolitico/">EUROPA, SVEGLIATI O RESTA SPETTATRICE: TRA TRUMP, DRAGHI CINESI E POKER GEOPOLITICO</a> proviene da <a href="https://www.lafrecciaweb.it">lafrecciaweb.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093.jpeg 1920w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-300x163.jpeg 300w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-1024x555.jpeg 1024w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-768x416.jpeg 768w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-1536x832.jpeg 1536w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-1170x634.jpeg 1170w, https://www.lafrecciaweb.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_8093-585x317.jpeg 585w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="s6"><strong><span class="s3">Zelensky</span></strong> scopre che il suo futuro dipende da<span class="s3"> <b>Trump</b></span>, non da <span class="s3"><b>Bruxelles</b></span>. L’<span class="s3"><b>Europa</b> </span>deve svegliarsi: tra il poker geopolitico di <span class="s3"><b>Washington</b> </span>e le sirene di<span class="s3"> <b>Pechino</b></span>, non c’è più spazio per la retorica. Difesa comune e unione dei risparmi sono l’unica strada per non finire spettatori di un nuovo ordine mondiale scritto da altri.</p>
<p class="s6">Se l’<span class="s3">Europa</span> fosse una persona, in questo momento sarebbe quella che si presenta a una partita di poker mondiale portandosi dietro un manuale degli scacchi. Sul tavolo, <span class="s3"><b>Trump</b></span> rilancia a occhi chiusi, la <span class="s3"><b>Cina</b></span> gioca a Bluff Plus, e <span class="s3"><b>Zelensky</b></span> cerca di non farsi scippare l’ultima fiche: la sopravvivenza.</p>
<p class="s6">A San Pietro, <span class="s3"><b>Zelensky</b></span> ha avuto il suo personale <span class="s7">risveglio amaro</span>: ha capito che i salotti bene dell&#8217;Europa non servono più a molto, e che il vero <span class="s7">banco</span> della pace si chiama <span class="s3"><b>Donald Trump</b></span>. Non <span class="s3">Bruxelles</span>, non l&#8217;<span class="s3">ONU</span>, non le infinite commissioni con catering. Solo lui, il vecchio sceriffo americano, pronto a riscrivere le regole del gioco come se fosse il regolamento interno del suo golf club.</p>
<p class="s6">E l&#8217;Europa? <strong><span class="s3">Ursula von </span><span class="s3">der</span> <span class="s3">Leyen</span></strong> ci rassicura: &#8220;L’Europa è ancora un progetto di pace&#8221;. Splendido! Peccato che, nel frattempo, il mondo abbia cambiato canale e il &#8220;progetto&#8221; rischi di diventare una rievocazione storica in costume. Perché diciamocelo: l&#8217;Occidente come lo conoscevamo è sparito, evaporato tra una crisi bancaria, una pandemia e qualche colpo di dazio lanciato con la grazia di un pianoforte buttato giù da un palazzo.</p>
<p class="s6"><strong><span class="s3">Trump</span></strong>, infatti, gioca su due fronti: quello commerciale — a suon di minacce e dazi — e quello militare — flirtando con l&#8217;idea di stracciare l&#8217;articolo 5 della <span class="s3">NATO</span> come se fosse una multa stradale. In mezzo, l&#8217;Europa deve smettere di credere che basti sventolare la bandiera della diplomazia e prepararsi, piuttosto, a correre la maratona sul filo del rasoio.</p>
<p class="s6">Però, concediamoglielo: l&#8217;<span class="s3">Unione europea </span>è maestra d&#8217;arte nella nobile disciplina del &#8220;non sprecare una crisi&#8221;. Dal 2008 in poi ha trasformato ogni batosta in una mezza spinta verso un&#8217;integrazione federale camuffata da soluzioni tecniche. Oggi la posta è più alta: non basta più reagire. Bisogna <span class="s7">giocare d’anticipo</span>. Ecco quindi il piano geniale: un’Unione dei Risparmi, un’Unione della Difesa (SafeEU, per chi ama gli acronimi rassicuranti), e un bel brindisi franco-tedesco al federalismo funzionale.</p>
<p class="s6">In pratica, si costruiscono due nuove punte federali: una per proteggere i soldi, l’altra per proteggere le frontiere. Una bella evoluzione: da custodi della pace a cassieri e bodyguard del continente. In altre parole, due mosse geniali, da manuale di diplomazia antica: quando non puoi vincere sul tavolo che ti apparecchiano, porti il gioco su un altro tavolo.</p>
<p class="s6">Intanto, i dazi? Robetta. Fastidi da affrontare con un po’ di tattica e nervi saldi: cambiare rotte, aggiustare catene di fornitura, raddrizzare qualche bilancia commerciale sbilenca. Se ci riesce anche un supermercato durante i saldi, ce la farà pure l&#8217;Europa.</p>
<p class="s6">Il vero match, invece, è tutto sulla capacità di posizionarsi tra <b><span class="s3">USA</span> e <span class="s3">Cina</span></b> come una potenza matura. E magari, per una volta, non solo sopravvivere, ma vincere. Non sarà facile, certo. Ma, come diceva qualcuno, “non bisogna mai sprecare una buona crisi”.</p>
<p class="s6">Quindi Europa, prepara il mazzo: questa volta non si bluffa.</p>
<p class="s5"><span class="s3">Giuseppe</span> <span class="s3">Arnò</span></p>
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		<title>Trump-Zelensky alla Casa Bianca: Dialogo Diplomatico o Confronto Mediatico?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Mazzarella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 08:53:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>L’atteso faccia a faccia alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky si è trasformato in un evento tutt’altro che ordinario. Invece di consolidare l’alleanza o avanzare negoziati di pace, l’incontro di ieri è rapidamente degenerato in uno scontro pubblico dagli accenti accusatori, sollevando la domanda: è stato un dialogo diplomatico o una forma di bullismo mediatico orchestrata davanti alle telecamere? Di seguito analizziamo i momenti chiave dell’episodio, il contesto politico e gli obiettivi di entrambe le parti, le implicazioni geopolitiche e le reazioni di media e opinione pubblica.</p>
<p>Momenti chiave: dal saluto cordiale allo scontro aperto</p>
<p>In apparenza, l’incontro è iniziato con toni cordiali. All’arrivo di Zelensky – in t-shirt, pantaloni cargo e scarponcini militari – Trump lo ha accolto con una stretta di mano e una battuta sulle sue vesti informali: “Oh, look, you’re all dressed up… he’s all dressed up today”, ha scherzato il presidente statunitense rivolgendosi ai giornalisti, mentre Zelensky abbozzava un sorriso imbarazzato . Questo scambio iniziale, seppur accompagnato da sorrisi di circostanza, ha subito mostrato un certo squilibrio nei ruoli: Trump dettava il tono con ironia pungente, sottolineando implicitamente l’abbigliamento dimesso del leader ucraino (divenuto simbolo della resistenza di Kiev) e impostando così una dinamica quasi teatrale.</p>
<p>Poco dopo, nella cornice formale dello Studio Ovale, la situazione è precipitata. Quella che doveva essere una conferenza stampa congiunta si è trasformata in un acceso botta e risposta. Trump e il suo vice, J.D. Vance, hanno più volte alzato la voce contro Zelensky, interrompendolo e accusandolo di mancare di rispetto agli Stati Uniti . Secondo gli inviati presenti, il confronto è “rapidamente spirato in uno scambio antagonistico, lasciando i presenti sgomenti” . Vance, puntando il dito verso l’ospite ucraino, lo ha rimproverato: <em>“Pensa sia rispettoso venire nell’Ufficio Ovale e attaccare l’amministrazione che sta cercando di evitare la distruzione del tuo paese?”</em> . Trump ha incalzato Zelensky con toni bruschi, ricordandogli pesantemente la dipendenza di Kiev dall’aiuto americano: <em>“Non hai le carte in mano… Stai giocando con la vita di milioni di persone, stai giocando con la Terza Guerra Mondiale!”</em> ha sbottato il presidente americano, la voce sempre più alta . Di fronte a queste invettive, Zelensky – visibilmente teso ma determinato – ha cercato di rispondere con fermezza: <em>“Non è un gioco di carte, sono molto serio, signor Presidente. Sono un presidente in tempo di guerra”</em>, ha dichiarato, rivendicando la gravità della situazione del suo paese . Tuttavia, i tentativi di Zelensky di spiegare il punto di vista ucraino venivano regolarmente sovrastati.</p>
<p>Gli atteggiamenti tenuti dai rappresentanti americani – dita puntate, interruzioni continue, tono di voce aggressivo – hanno impresso all’incontro i connotati di una pubblica umiliazione. Trump e Vance spesso parlavano sopra Zelensky quando questi provava a intervenire , trasmettendo l’immagine di un leader ucraino messo all’angolo davanti ai flash dei media. Nel culmine della disputa, Vance lo ha persino apostrofato chiedendo se avesse “ringraziato almeno una volta” per l’aiuto ricevuto , alludendo a un’ingratitudine di fondo. Zelensky ha replicato di aver espresso gratitudine “molte volte” al popolo americano, ma ogni sua parola veniva accolta con ulteriori rimproveri . La scena è apparsa come un duro “duello” mediatico più che una conversazione diplomatica: un presidente USA che redarguisce pubblicamente un alleato in guerra, e un capo di stato straniero costretto sulla difensiva nel sancta sanctorum della politica americana.</p>
<p>A incontro terminato, Trump ha rincarato la dose tramite un comunicato sui social: ha definito il colloquio “molto significativo” ma ha concluso che a suo avviso Zelensky “non è pronto per la pace se c’è di mezzo l’America”, sostenendo che il leader ucraino avrebbe “mancato di rispetto agli Stati Uniti d’America nella sua sacra Oval Office” . Il presidente americano ha quindi avvertito che Zelensky potrà tornare alla Casa Bianca “solo quando sarà pronto per la PACE” . Parole che suonano più come un ultimatum che come il resoconto di un incontro cordiale, e che molti commentatori hanno interpretato come conferma di un <em>bullismo mediatico</em> consapevole: Trump stesso ha ammesso di aver “lasciato che [la discussione] andasse avanti così a lungo” perché riteneva “importante che il popolo americano vedesse cosa stava succedendo” . In altre parole, la dirigenza USA ha deliberatamente portato in scena il dissidio, usando l’incontro pubblico come palco per lanciare un messaggio politico.</p>
<p>Contesto politico dell’incontro e obiettivi delle parti</p>
<p>Il drammatico esito del meeting non può essere compreso senza considerare il contesto politico in cui è avvenuto. Da tre anni l’Ucraina resiste all’invasione russa su larga scala, sostenuta finora in modo consistente dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali. Fino al cambio di amministrazione a Washington, il sostegno americano era fermo: sotto Joe Biden, gli USA erano stati partner determinanti dello sforzo bellico ucraino . Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza nel gennaio 2025, però, l’approccio è cambiato sensibilmente. Trump ha segnalato la volontà di “riaprire la via della diplomazia” con Mosca, sposando in parte la narrativa russa sul conflitto . Nelle settimane precedenti, egli avrebbe persino ventilato concessioni unilaterali a Vladimir Putin senza coinvolgere Kiev  – un’ipotesi che ha allarmato sia l’Ucraina che gli alleati europei. Il rapporto bilaterale USA-Ucraina, un tempo saldo, era dunque già divenuto “tendenzioso” e carico di tensioni”  prima ancora che Zelensky mettesse piede alla Casa Bianca.</p>
<p>Sul tavolo dell’incontro del 28 febbraio vi era un dossier complesso: la definizione di un accordo di cooperazione economica e di sicurezza tra Washington e Kiev, presentato come un nuovo patto di sostegno. In particolare, si attendeva la finalizzazione di un’intesa sulle ricche risorse minerarie ucraine. Il governo di Kiev, rappresentato in precedenza dal premier Denys Shmyhal, aveva negoziato un “fondo d’investimento” congiunto per la ricostruzione dell’Ucraina . I termini preliminari prevedevano che l’Ucraina destinasse il 50% dei futuri profitti derivanti dalle risorse minerarie statali (terre rare, minerali strategici, gas e petrolio) a tale fondo gestito “in termini di parità” da Kiev e Washington . In cambio, gli Stati Uniti si impegnerebbero a mantenere un sostegno finanziario a lungo termine alla stabilità e prosperità del paese est-europeo . In sostanza, un accordo che vincola economicamente i due paesi: l’Ucraina mette sul piatto parte del proprio patrimonio naturale futuro, gli USA garantiscono di restare coinvolti nella sua ricostruzione – un coinvolgimento che l’amministrazione Trump interpreta come una sorta di garanzia indiretta di sicurezza.</p>
<p>Gli obiettivi delle due parti, però, non erano perfettamente allineati. Trump, da uomo d’affari prestato alla politica, puntava a strappare un accordo vantaggioso e a mostrare al suo elettorato interno che l’aiuto americano non è “a fondo perduto” ma ottiene qualcosa in cambio. Alla vigilia dell’incontro, Trump lo ha definito “un accordo molto equo” e ha espresso il desiderio di essere ricordato “come un pacificatore” . La Casa Bianca versione Trump cercava dunque di presentare la mossa come un passo pragmatico verso la pace negoziata: legare economicamente gli USA all’Ucraina per poi spingere per un cessate il fuoco che metta fine al conflitto, in linea con la promessa elettorale di Trump di chiudere la guerra in tempi brevi. Non va dimenticato, però, che nei giorni precedenti Trump aveva alimentato diffidenze definendo Zelensky “un dittatore… un uomo che non fa elezioni”, riferendosi al fatto che in Ucraina le elezioni sono state rimandate a causa della legge marziale . Sebbene poche ore prima dell’incontro Trump avesse cercato di stemperare i toni dicendo ai media <em>“ho molto rispetto per lui [Zelensky]. Andremo molto d’accordo”</em> , quella dichiarazione di rispetto si è rivelata di breve durata.</p>
<p>Dal canto suo, Zelensky si presentava a Washington con l’obbiettivo primario di garantirsi il continuo appoggio americano senza compromettere la sovranità e gli interessi vitali dell’Ucraina. Per Kiev, la posta in gioco era altissima: la guerra con la Russia è una questione di sopravvivenza nazionale, e il supporto militare e finanziario degli Stati Uniti è cruciale. Zelensky era (ed è) disposto a collaborare su investimenti e ricostruzione, ma insisteva sull’inclusione di garanzie di sicurezza concrete nell’accordo, come una sorta di assicurazione in caso di nuova aggressione russa . “Volevo che ci fosse una clausola sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, è importante inserirla” aveva dichiarato pochi giorni prima, chiarendo che senza garanzie non ci potrà essere un vero cessate-il-fuoco duraturo . In pratica, Zelensky temeva che un accordo puramente economico potesse legare economicamente il suo paese agli USA senza però fornire certezze sul piano militare-strategico. La sua presenza fisica a Washington – insistita nonostante le tensioni – mirava probabilmente a esercitare pressione politica diretta su Trump, confidando di persuaderlo dell’importanza di mantenere salda la linea contro Putin. Ma questa strategia, come si è visto, ha incontrato la resistenza frontale del presidente americano e del suo entourage.</p>
<p>Implicazioni geopolitiche dell’incontro</p>
<p>L’esito burrascoso di questo summit Trump-Zelensky rischia di avere ampie ripercussioni geopolitiche, toccando equilibri delicati a livello regionale e globale. Per gli Stati Uniti, l’episodio segna un punto di svolta controverso nella leadership internazionale del paese. Agli occhi di molti osservatori, vedere il presidente USA attaccare pubblicamente un alleato sotto assedio mette in dubbio l’affidabilità di Washington come partner. Sul fronte interno americano, la vicenda ha accentuato le divisioni politiche: i democratici hanno espresso indignazione per quello che considerano un comportamento inappropriato e umiliante di Trump nei confronti di un alleato in guerra, mentre molti repubblicani – pur scioccati dalla scena – hanno rivolto le critiche più dure a Zelensky. Secondo un resoconto, i parlamentari democratici sono stati pressoché unanimi nel condannare il comportamento di Trump e Vance, ritenendolo indegno del ruolo americano . Dall’altra parte, figure repubblicane di primo piano tradizionalmente favorevoli all’Ucraina hanno manifestato frustrazione verso Zelensky: il senatore Lindsey Graham, noto falco anti-Cremlino, ha dichiarato ai giornalisti che Zelensky “deve o dimettersi o cambiare approccio”, sostenendo che il leader ucraino ha reso “quasi impossibile far credere agli americani che sia un buon investimento” di risorse . Parole sorprendenti che mostrano quanto l’episodio abbia eroso la simpatia di alcuni alleati storici di Kiev a Washington. Altri repubblicani moderati hanno definito “un disastro” l’incontro – “soprattutto per l’Ucraina”, secondo il deputato Mike Lawler – argomentando amaramente che “purtroppo l’unico vincitore di oggi è Vladimir Putin” . Questa visione, condivisa anche da osservatori esterni, evidenzia come lo scontro alla Casa Bianca rischi di giocare a favore del Cremlino, seminando zizzania tra gli occidentali e stancando ulteriormente l’opinione pubblica americana sul sostegno a Kiev.</p>
<p>Per l’Ucraina, l’episodio rappresenta un momento delicatissimo. Zelensky torna a Kiev con un risultato opposto a quello sperato: invece di rassicurazioni, ha ricevuto critiche pubbliche e condizioni stringenti. Se l’amministrazione Trump dovesse congelare o ridurre gli aiuti in mancanza di “maggiore gratitudine” o concessioni da parte ucraina, la posizione di Kiev sul campo di battaglia e al tavolo negoziale potrebbe indebolirsi sensibilmente. In patria, Zelensky dovrà gestire le possibili ripercussioni politiche: i suoi detrattori potrebbero sfruttare l’accaduto per accusarlo di aver compromesso i rapporti con il principale alleato. Nel contempo, gli ucraini comuni potrebbero sentirsi traditi o abbandonati da Washington dopo aver resistito strenuamente all’aggressione russa contando sull’aiuto occidentale. Ciononostante, Zelensky appare deciso a non cedere su punti fondamentali: “Certo che voglio fermare la guerra. Ma, come ho detto, con delle garanzie”, avrebbe ribadito durante lo scontro, indicando che un semplice cessate-il-fuoco senza assicurazioni non è accettabile per Kiev . Il rischio, per l’Ucraina, è di trovarsi sotto pressione per accettare compromessi sfavorevoli (come cedere territori o sovranità) pur di mantenere il supporto USA, oppure di dover cercare con urgenza sostegno alternativo altrove.</p>
<p>La Russia, spettatrice interessata, non può che trarre beneficio dal caos comunicativo tra Washington e Kiev. La narrativa offerta su un piatto d’argento alla propaganda del Cremlino è quella di un Occidente diviso e di un presidente ucraino isolato. Se Putin era il convitato di pietra nell’Ufficio Ovale durante il litigio, oggi è certamente soddisfatto: la scena di Zelensky rimproverato dal suo maggiore alleato verrà sfruttata per minare il morale degli ucraini e rafforzare l’idea che gli americani “si stancheranno” di aiutare. Dal punto di vista strategico, Mosca potrebbe sentirsi incoraggiata a mantenere una linea dura, aspettando che le crepe tra Kiev e Washington si allarghino. Un parlamentare USA, il repubblicano Don Bacon, ha ammonito che il 28 febbraio è stato “un brutto giorno per la politica estera americana”, ribadendo che l’Ucraina lotta per valori occidentali e che “dovremmo chiarire che stiamo dalla parte della libertà” . Se tale chiarezza viene meno, si apre uno scenario in cui la Russia potrebbe cercare di imporre un cessate-il-fuoco alle sue condizioni, confidando in un minore sostegno militare occidentale all’Ucraina.</p>
<p>Infine, sul piano internazionale, l’incidente complica gli equilibri nel fronte anti-russo costruito faticosamente in questi anni. Gli alleati europei e la NATO potrebbero sentirsi in dovere di intensificare gli sforzi per colmare eventuali vuoti lasciati da Washington. Già nelle ore successive, sono giunti segnali in questa direzione: ad esempio, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha annunciato l’intenzione di aumentare gli aiuti a Kiev, presentando in Parlamento un’integrazione ai fondi destinati all’Ucraina . Analogamente, il Canada del premier Justin Trudeau ha ribadito pubblicamente che “resta al fianco dell’Ucraina”, in un momento in cui la solidità dell’appoggio USA viene messa in dubbio. Nel Regno Unito – dove il neo Primo Ministro Keir Starmer ha incontrato Zelensky subito dopo la visita a Washington – si è sottolineato che la partnership con Kiev non verrà meno indipendentemente dalle dinamiche a Washington. Tuttavia, è innegabile che la scena di Washington offusca l’immagine di unità occidentale. Paesi come la Cina o l’India, osservatori esterni ma influenti, potrebbero ricalibrare le proprie mosse diplomatiche considerando un’America meno monolitica nel sostegno all’Ucraina. Anche all’interno dell’Unione Europea potrebbero emergere posizioni divergenti: alcuni governi, preoccupati dall’idea di un conflitto prolungato senza l’appoggio fermo degli USA, potrebbero iniziare a esplorare con maggior convinzione ipotesi di negoziato con Mosca. In sintesi, il tumultuoso incontro alla Casa Bianca ha introdotto nuove incertezze nello scenario geopolitico: da un lato ha mostrato al mondo le fratture nell’allineamento tra Washington e Kiev, dall’altro potrebbe spingere gli alleati a serrare i ranghi attorno all’Ucraina per evitare che Mosca capitalizzi su questa divisione.</p>
<p>Media e opinione pubblica: riflessi e reazioni</p>
<p>L’eco mediatica di quanto avvenuto nello Studio Ovale è stata immediata e globale. Testate giornalistiche di ogni paese hanno aperto con la notizia dello “scontro” Trump-Zelensky, sottolineando la natura senza precedenti di una tale controversia in diretta. Un “incontro esplosivo”, l’ha definito Axios, riportando lo shock anche tra alcuni fedelissimi repubblicani . Molti media hanno evidenziato come in pochi minuti si sia passati da una stretta di mano di rito a un “duro scontro a telecamere accese”, con toni da <em>reality show</em>. France 24 ha descritto la scena come un repentino passaggio dal <em>“tutto sembrava andare bene”</em> a un <em>“crollo spettacolare”</em> dei convenevoli in favore di un alterco plateale . Sulla stessa linea, <em>The Independent</em> di Londra ha parlato di un incontro “finito in un acceso litigio davanti alle telecamere”, rimarcando l’ironia di Trump che prima si professava <em>“portatore di pace”</em> e poi, pochi istanti dopo, accusava Zelensky di rischiare la Terza Guerra Mondiale . La Foreign Policy ha osservato che il <em>“match di grida”</em> andato in onda dalla Casa Bianca è un promemoria del fatto che la diplomazia internazionale non è pensata per essere condotta sotto gli occhi di miliardi di spettatori . In altre parole, portare una trattativa così delicata sul palcoscenico mediatico globale può trasformarla in tutt’altro – in questo caso, in uno spettacolo conflittuale che forse ha giovato alle esigenze di politica interna di qualcuno, ma non alla causa diplomatica.</p>
<p>Le interpretazioni sull’accaduto si dividono in buona misura lungo linee politiche. Media vicini alla Casa Bianca trumpiana e commentatori conservatori hanno enfatizzato l’aspetto della frustrazione americana verso l’atteggiamento di Kiev. In un’intervista esclusiva a CNN, il neo Segretario di Stato Marco Rubio ha definito il meeting un “fiasco” provocato da Zelensky, insinuando addirittura che “forse Zelensky non vuole davvero un accordo di pace” . Rubio ha accusato il presidente ucraino di essere venuto a Washington a “tenere una lezione” su come la diplomazia non funzionerebbe, disattendendo le aspettative: <em>“Non doveva andare così, ma è il percorso che [Zelensky] ha scelto”</em>, ha dichiarato, sostenendo che il suo approccio <em>“manda il suo paese indietro”</em> sulla strada della pace  . Secondo questa narrativa, Zelensky avrebbe sbagliato tempi e modi: invece di mostrarsi accomodante con chi lo aiuta, lo avrebbe <em>goaded</em>(provocato) pubblicamente, rifiutando offerte ragionevoli. Alcuni opinionisti di destra sui social media hanno rimarcato il fatto che Zelensky non indìce elezioni e hanno rilanciato la definizione di <em>“dittatore”</em>affibbiatagli da Trump, mettendo in dubbio la gratitudine e l’affidabilità del leader ucraino. Non sorprende, dunque, che tra la base trumpiana l’episodio sia stato letto come la prova che Trump “dice le cose in faccia” e “non si fa mettere i piedi in testa” da nessuno – nemmeno da un paese beneficiario degli aiuti americani.</p>
<p>Di contro, molti media mainstream occidentali e analisti di politica estera hanno manifestato preoccupazione e critiche verso l’atteggiamento di Washington. Editoriali sia negli Stati Uniti che in Europa hanno condannato quello che viene descritto apertamente come bullismo diplomatico: un grande paese che mette in imbarazzo un partner più piccolo e in difficoltà in mondovisione. Su testate come il <em>New York Times</em> e il <em>Washington Post</em>sono comparsi commenti allarmati sul danno arrecato alla credibilità americana e sulla morale deleteria inviata ad altri alleati: se è successo all’Ucraina, si chiedono in molti, cosa impedisce a Trump di trattare allo stesso modo altri paesi amici in futuro? All’interno dell’opinione pubblica americana, già esistono segnali di <em>war fatigue</em> (stanchezza per la guerra): l’idea che “stiamo spendendo troppo per l’Ucraina” aveva guadagnato terreno in alcuni settori. Gli eventi di questo incontro potrebbero ampliare tale sentimento, soprattutto se Trump continuerà a dipingere Zelensky come ingrato o ostinato. Allo stesso tempo, c’è anche il rischio opposto: che una fetta di americani, vedendo Zelensky contestare apertamente Trump, sviluppi simpatia per il leader ucraino. Sui social network, ad esempio, non sono mancati messaggi di solidarietà a Zelensky, riconoscendo il suo coraggio nell’affrontare Trump a viso aperto e difendere la causa ucraina. In Ucraina, le immagini trasmesse hanno suscitato sconcerto e indignazione: molti cittadini si sono detti offesi nel vedere il proprio presidente trattato in modo, a loro avviso, irrispettoso da parte di un alleato, e temono che ciò preluda a un calo del supporto internazionale proprio nel momento più critico della guerra.</p>
<p>La dimensione <em>social</em> del caso merita un accenno particolare. Il breve video della battuta di Trump sui vestiti di Zelensky – <em>“he’s all dressed up today”</em>– è diventato virale in poche ore, generando migliaia di condivisioni e commenti. Personaggi influenti come Elon Musk hanno colto la palla al balzo: il patron di Tesla e X (Twitter) ha rilanciato la frase di Trump con un’emoji che ride fino alle lacrime , alimentando l’ilarità di certi ambienti online e, al contempo, le critiche di chi vi ha letto uno scherno fuori luogo. La satira in rete si è scatenata: meme raffiguranti Zelensky in abiti da cerimonia contrapposti a Trump in tenuta da reality show hanno invaso Twitter e TikTok. Ma insieme alla derisione, serpeggia anche la preoccupazione e il dibattito: era opportuno lavare questi panni diplomatici in pubblico? C’è chi difende Trump sostenendo che <em>“gli americani avevano il diritto di sapere”</em> e che la trasparenza su divergenze così importanti è positiva. Altri rispondono che una frattura del genere andava gestita a porte chiuse, per evitare di fare il gioco della propaganda avversaria. Un commentatore su <em>Foreign Policy</em> ha osservato amaramente che “la diplomazia internazionale non è mai pensata per svolgersi davanti a miliardi di occhi”, sottolineando come la teatralizzazione di questo conflitto verbale abbia probabilmente compromesso l’efficacia del negoziato stesso .</p>
<p>In conclusione, l’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, lungi dall’essere un normale vertice bilaterale, si è rivelato un evento carico di simbolismi e conseguenze. Per alcuni, Trump ha esercitato una pressione brutale ma franca su un alleato, ponendo condizioni chiare e forse cercando di forzare la mano verso una soluzione di pace – giudicata da lui perseguibile solo cambiando atteggiamento. Per molti altri, quanto visto è stato soprattutto un atto di bullismo mediatico: un potente leader che, davanti alle telecamere, mette all’angolo il capo di uno stato in guerra, trasformando la diplomazia in un reality show. La verità potrebbe risiedere in entrambe le letture. Resta il fatto che questo episodio segna un momento di svolta nei rapporti USA-Ucraina e nel destino del conflitto in Europa orientale. Se servirà a sbloccare una trattativa di pace o se, al contrario, lascerà strascichi di sfiducia difficili da sanare, lo diranno i prossimi mesi. Intanto, il mondo osserva con il fiato sospeso: quell’abbraccio mancato tra alleati occidentali rischia di farsi sentire ben oltre le mura della Casa Bianca.</p>
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		<title>EUROPA SVEGLIATI!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Arno’ direttore de La Gazzetta Italo brasiliana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 18:01:52 +0000</pubDate>
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<p class="s4">Mentre a Roma si discute, Cartagine brucia. Un detto antico, ma quanto mai attuale di fronte all’ennesima dimostrazione delle difficoltà europee nel prendere in mano il proprio destino. Gli <span class="s5"><b>Stati Uniti</b></span> stringono accordi strategici con <b>Zelensky</b>, <b>Putin</b> attende di ridefinire gli equilibri con <b>Trump</b>, e <b>l’Europa</b>? Rimane impantanata in valutazioni tardive su un ipotetico invio di forze di pace in <span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, quando il conflitto sarà ormai terminato. In questo scenario, tutti avanzano, tranne noi.</p>
<p class="s4">La lezione americana è chiara: meno parole, più azione. Mentre <strong><span class="s5">Bruxelles </span></strong>si perde in convegni e dibattiti senza fine, <span class="s5"><b>Washington</b></span> consolida un’intesa con <span class="s5"><b>Kyev</b></span> per l’estrazione congiunta delle terre rare. Secondo il primo ministro ucraino <strong><span class="s5">Denys</span> <span class="s5">Shmyhal</span></strong>, il progetto è già in fase avanzata, con un fondo d’investimento dedicato e garanzie di sicurezza statunitensi. Nel frattempo, l’<span class="s5">Europa</span> riflette sull’invio di un contingente militare, senza una chiara strategia su come trasformarlo in un vantaggio concreto e sostenibile.</p>
<p class="s4">Il confronto economico è altrettanto impietoso. Gli Stati Uniti capitalizzano sulle alleanze, mentre <b>l’Europa</b> rischia di restare il fanalino di coda, con investimenti disorganizzati e privi di una prospettiva di ritorno. Questa non è una teoria cospirazionista, ma una realtà che si sta consolidando sotto i nostri occhi.</p>
<p class="s4">E l’Italia? Qui entra in gioco <span class="s5"><b>Giorgia Meloni</b></span>, oggi una delle figure più affidabili nel panorama europeo. Se c’è qualcuno in grado di spingere l’Europa verso un’azione più concreta e pragmatica, è proprio la premier italiana. L’<b><span class="s5">Italia</span> </b>ha l’opportunità di guidare un approccio più efficace nella negoziazione degli impegni per la sicurezza dell’<span class="s5"><b>Ucraina</b></span>, puntando a benefici economici, strategici e d’immagine.</p>
<p class="s4">Un altro fattore cruciale riguarda i rapporti con <span class="s5"><b>Washington</b></span>. Con <span class="s5"><b>Trump</b></span> nuovamente alla Casa Bianca dopo la recente vittoria elettorale, il dialogo non si limiterà a dichiarazioni di principio, ma entrerà nel vivo delle trattative economiche e strategiche. Basta osservare quanto delle nuove spese militari europee finisca nelle casse dell’industria bellica americana: un chiaro punto di partenza per una negoziazione più equilibrata.</p>
<p class="s4">L’Europa ha bisogno di una leadership pragmatica, capace di cogliere le opportunità invece di restare impantanata in sterili discussioni. Il futuro post-bellico dell’<span class="s5">Ucraina</span> si sta delineando ora: se non agiamo con decisione, rischiamo di ritrovarci relegati al ruolo di spettatori, senza peso politico ed economico. E questo, semplicemente, non possiamo permettercelo.</p>
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<p class="s4"><a name="_GoBack"></a></p>
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