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Meno Asfalto, più futuro: perché le Città Italiane (e Siciliane) possono e devono depavimentare il 20% delle strade

Redazione

Di Francesco Cancellieri

 

Le immagini satellitari delle nostre città durante le ondate di calore estive parlano chiaro: i centri urbani si trasformano in veri e propri “isolotti termici”. Il fenomeno dell’Isola di Calore Urbana (UHI – Urban Heat Island) non è più solo un’ipotesi accademica, ma una realtà climatica che impatta sulla salute pubblica, sui consumi energetici e sulla vivibilità.

La soluzione scientificamente più solida e strutturale non risiede tanto nel potenziamento dei condizionatori, quanto in una radicale inversione di tendenza urbanistica: il depaving (o depavimentazione). Studi scientifici e buone pratiche internazionali dimostrano che liberare dall’asfalto almeno il 20% delle superfici stradali non solo è fattibile, ma è la chiave per il raffreddamento strutturale delle città italiane, con una necessità ancor più impellente per quelle siciliane.

1. La Fisica del Calore Urbano: Il Ruolo dell’Asfalto

Per comprendere perché il 20% sia una soglia critica, occorre guardare alla fisica dei materiali urbani. L’asfalto tradizionale ha un albedo molto basso (circa 0,05 – 0,15), il che significa che assorbe fino al 95% della radiazione solare incidente, immagazzinandola sotto forma di calore e rilasciandola gradualmente durante la notte.

Sostituire l’asfalto con superfici naturali (suolo permeabile, prato, alberature) innesca due meccanismi fisici fondamentali:

Evapotraspirazione: Le piante e il suolo umido rilasciano vapore acqueo nell’atmosfera, un processo che assorbe calore latente e abbassa direttamente la temperatura dell’aria circostante.
Inversione dell’Albedo: Il passaggio dal nero dell’asfalto al verde della vegetazione aumenta la riflessione solare, riducendo l’accumulo termico originario.

La letteratura scientifica (tra cui i report dell’ISPRA sul consumo di suolo e i modelli microclimatici urbani) evidenzia che la riconversione a verde di una quota compresa tra il 15% e il 25% delle superfici impermeabili può ridurre la temperatura superficiale urbana fino a 3°C – 5°C, mitigando drasticamente i picchi di calore.

2. L’Obiettivo 20%: dove e come intervenire senza bloccare la mobilità

Dire che si può depavimentare il 20% delle strade non significa paralizzare il traffico, ma ottimizzare lo spazio pubblico. Le città italiane ereditano una pianificazione autocentrica che ha impermeabilizzato superfici spesso geometricamente ridondanti.

Le aree d’intervento prioritario identificate dai pianificatori ambientali includono:

I “sovravanzi” stradali e le intersezioni iper-trofiche:Rotatorie sovradimensionate, svincoli e spartitraffico asfaltati che possono essere trasformati in micro-foreste urbane (es. con il metodo Miyawaki) o in rain gardens (giardini della pioggia).
I parcheggi in linea e di superficie: La sosta veicolare può essere transizionata verso pavimentazioni grigliate erbose o autobloccanti permeabili, mantenendo la funzione di sosta ma eliminando la cappa d’asfalto.
I viali e i controviali sovrabbondanti: Ridurre la sezione stradale (road diet) per fare spazio a fasce di drenaggio vegetali e filari alberati che ombreggiano le piste ciclabili e i percorsi pedonali.

3. Il Caso Sicilia: un’urgenza climatica non rimandabile

Se l’obiettivo del 20% è valido per l’intera penisola, per la Sicilia rappresenta una misura di adattamento vitale. La regione si trova in prima linea nella desertificazione e subisce ondate di calore subtropicali sempre più prolungate (con picchi storici che sfiorano i 48°C nell’entroterra e nelle piane costiere).

Nelle città siciliane, il depaving assume un valore terapeutico per il territorio per tre motivi specifici:

Il contrasto alle c.d. “Bombe d’Acqua”

Il clima siciliano è caratterizzato da lunghi periodi di siccità seguiti da piogge torrenziali concentrate. L’asfalto impedisce l’infiltrazione, trasformando le strade in fiumi in piena e mandando in crisi i sistemi fognari. Depavimentare il 20% del tessuto stradale significa creare una “Città Spugna” (SpongeCity), capace di assorbire l’acqua, ricaricare le falde acquifere locali e prevenire il dissesto idrogeologico urbano.

La selezione della flora autoctona della Macchia Mediterranea

Il successo del depaving in Sicilia risiede nell’uso di specie arbustive e arboree autoctone della macchia mediterranea (leccio, carrubo, tamerice, sughera, mirto). Queste piante sono strutturalmente adattate a resistere agli stress idrici estivi, richiedono pochissima manutenzione e offrono un’elevata capacità di ombreggiamento e cattura della CO2 e delle polveri sottili PM10 e PM2.5.

Rigenerazione dello spazio pubblico e identità storica

Molte città siciliane possiedono centri storici che originariamente non prevedevano l’uso dell’asfalto bituminoso. Rimuovere il bitume nero a favore di soluzioni drenanti, accoppiate a micro-interventi di forestazione urbana, significa anche restituire dignità estetica e recuperare il microclima di cui godevano storicamente i nostri spazi pubblici.

4. Conclusioni: dalla teoria alla pratica amministrativa

La transizione ecologica delle città non si fa con soluzioni cosmetiche, ma con interventi strutturali sulla materia urbana. Gli strumenti urbanistici moderni, come i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS) e i piani di forestazione urbana, devono inserire il depaving come indicatore prestazionale vincolante.

Liberare il 20% delle strade dall’asfalto è un obiettivo tecnicamente ed economicamente sostenibile se spalmato su programmazioni decennali di manutenzione straordinaria. È l’investimento più efficiente per la salute pubblica, la sicurezza idraulica e il raffreddamento delle nostre città. Smettere di sigillare il suolo e cominciare a scorticare l’asfalto è il primo, vero passo per restituire un futuro respirabile alle comunità urbane italiane e siciliane.

Per saperne di piu’

Il termine albedo (dal latino albedo, “bianchezza”) indica il potere riflettente di una superficie, ovvero la percentuale di radiazione solare che viene riflessa rispetto a quella che colpisce la superficie stessa. Si misura su una scala da 0 (superficie che assorbe tutta la luce) a 1 o 100% (superficie che riflette tutta la luce).

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