A Rivello (PZ) Ulderico Pesce porta in scena uno spettacolo di protesta sull’Alta Velocità e sui rischi per il Santuario di Mefitis e la Valle del Noce.

Ulderico Pesce
Domani 12 agosto a Rivello, alle ore 18, in contrada Fiumicello, area pic nic, a pochi metri dal Santuario del V sec. a. C., Ulderico Pesce inizia un’azione di lotta con lo spettacolo: “il Santuario di Mefitis e l’Alta Velocità ferroviaria” con Alessandra D’Eugenio che suona strumenti musicali ricostruiti del V secolo a. C., Laura Perazzotti organetto, Giovanni netto percussioni, Beatrice Candreva chitarra battente e voce, Satya Haas chitarra.
A Rivello, lungo il fiume Noce, c’è il Santuario rurale di Colla, dedicato alla dea dell’acqua Mefitis, attivo dal V al III secolo a. C. È tra i più importanti santuari tra Basilicata e Calabria usato dagli Enotri che vivevano nel vicino sito di Serra Città, la Rivello di un tempo, definito la Pompei degli Enotri, ma era usato anche da persone che venivano a venerare la dea da Paestum, Crotone, Sibari, Velia, Taranto, Napoli, Metaponto, Roma, visto che le monete donate in devozione e trovate sul santuario provengono da queste importanti città.
C’è una moneta bellissima di una donna a cavallo di un delfino.
Trovate inoltre bellissime statuette votive tra le quali una donna che porta in braccio un porcellino e anelli e bracciali d’argento e di
bronzo. Erano offerte per la dea Mefitis affinché aiutasse le donne a partorire, affinché il raccolto fosse abbondante e le mandrie sane. Il tema era la Fertilità. Ed era un santuario femminile. A duecento metri c’ è il santuario maschile dedicato a Eracle.
Lo spettacolo di Pesce fa rivivere le processioni e i riti di un tempo ma parla anche di ciò che l’area a breve diventerà. Proprio in questo santuario sbucherebbe la galleria di 22 chilometri, a doppia canna, per il passaggio dell’Alta Velocità ferroviaria. Nel vicino fiume Noce, da progetto, sarebbero realizzati piloni alti 14 metri sui quali schizzerebbe, nuovo Dio, il treno, per poi inabissarsi in una ulteriore galleria lunga 9 chilometri che lo porterebbe fino a Tortora. Per scavare queste gallerie bisogna rimuovere 5 milioni di metri cubi di terra, contenente anche amianto e tremolite, che sarebbe portata in una cava dismessa di Chiaromonte. Ma non sarà sufficiente. Per fare un’ analogia, da progetto, la terra rimossa riempirebbe lo Stadio Maradona di Napoli, o meglio ancora, sarebbe una montagna alta quasi come il Vesuvio, più della metà del Vesuvio. A fare questa operazione lavorerebbero 500 camion al giorno sulla Valle del Noce e sulla Sinnica per 10 anni. Significherebbe la paralisi di queste importanti strade e del turismo nell’area Sud della Basilicata. Oltre al rischio per la salute dei residenti. L’operazione nel complesso costerebbe 22 miliardi di euro, il tratto in questione sui 4 miliardi, e permetterebbe ad un passeggero che da Roma scende a Reggio Calabria di recuperare 30 minuti. Il lavoro teatrale di denuncia si chiede se vale la pena abbattere 28 immobili, nei pressi dell’antico santuario dove vivono da secoli rivellesi dediti soprattutto all’agricoltura e all’allevamento, e distruggere per sempre parte del sito archeologico di Serra Città e un antico luogo di culto dedicato alla dea dell’acqua che è di una bellezza impressionante? Non sarebbe meglio potenziare il vecchio e attivo percorso ferroviario che dal Cilento porta a Maratea e poi a sud? Pesce nello spettacolo si chiede ancora: “Se proprio si deve fare, se proprio non se ne può fare a meno, non sarebbe più ragionevole spostare il tutto di 500 metri verso ovest, come propone il Comune di Rivello, in modo da salvaguardare il sito archeologico, il santuario, evitando così di abbattere le case?” Domani a Rivello inizia un percorso teatrale-musicale e di lotta di tutta la comunità della Valle del Noce, contro l’inconsistenza di chi governa oggi e chi governava ieri che, secondo l’autore attore, “pensa più alle clientele da sfamare che alla reale utilità delle opere e alla bellezza impressionante dei territori”. Lo spettacolo è inoltre arricchito dall’analisi dei lavori dell’Alta velocità ferroviaria dell’avvocato Franco Maldonato confluita nel libro “L’imbroglio”.
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