Roma, 15 set. (Adnkronos Salute) – I risultati positivi dello studio di fase 3 ‘Destiny-Lung04’ hanno mostrato che trastuzumab deruxtecan ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (Pfs) rispetto allo standard di cura (chemioterapia con doppietta platino-pemetrexed più pembrolizumab) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) non squamoso, non resecabile, localmente avanzato o metastatico con mutazione di Her2. I dati sono stati presentati nel corso del Presidential Symposium 2 alla Iaslc 2026 World Conference on Lung Cancer, organizzata dall’International Association for the Study of Lung Cancer (#WCLC26), che si conclude oggi a Seul (Sud Corea). Trastuzumab deruxtecan – informa una nota – è un anticorpo monoclonale farmaco-coniugato (Adc) specificamente diretto contro Her2, scoperto da Daiichi Sankyo e sviluppato e commercializzato congiuntamente da Daiichi Sankyo e AstraZeneca. Nell’analisi dell’endpoint primario, la monoterapia con trastuzumab deruxtecan ha ridotto significativamente del 37% il rischio di progressione di malattia o morte rispetto a pembrolizumab più chemioterapia. La Pfs mediana, valutata mediante revisione centrale indipendente in cieco (Bicr), è stata di 14,3 mesi con trastuzumab deruxtecan rispetto a 8,3 mesi con pembrolizumab più chemioterapia. Un trend favorevole di Pfs è stato osservato con trastuzumab deruxtecan nei principali sottogruppi, inclusi i fattori di stratificazione predefiniti, quali presenza o anamnesi di metastasi cerebrali, stato di fumatore, stato mutazionale di Her2 (esone 19 o esone 20), malattia de novo o recidivante e presenza di metastasi epatiche.Il tasso di risposta obiettiva (Orr) con trastuzumab deruxtecan – precisa la nota – è risultato del 70% con pembrolizumab più chemioterapia. La durata mediana della risposta (Dor) con è stata di 13,4 mesi e di 9,7 mesi con pembrolizumab più chemioterapia. La Pfs2 (tempo dall’inizio del trattamento alla seconda progressione del tumore o al decesso per qualsiasi causa) mediana con trastuzumab deruxtecan è stata di 22,7 mesi rispetto a 17,3 mesi con pembrolizumab più chemioterapia. Al momento dell’analisi, la maturità dei dati di sopravvivenza globale (Os) era del 46,9% e non è stato effettuato alcun test formale delle ipotesi. Sebbene non sia stato osservato alcun beneficio in termini di Os, gli schemi diversi e sbilanciati delle terapie successive tra i bracci di trattamento dello studio possono limitare l’interpretazione di questo risultato. In particolare, è presente un maggiore ricorso a terapie dirette contro Her2 nel braccio pembrolizumab più chemioterapia rispetto al braccio trastuzumab deruxtecan (48,0% contro 23,3%, rispettivamente), e un utilizzo limitato dell’immunoterapia più chemioterapia nel braccio trastuzumab deruxtecan (23,8%).“Ogni anno in Italia vengono stimati circa 45mila nuovi casi di carcinoma polmonare – afferma Silvia Novello, presidente Walce (Women Against Lung Cancer in Europe), professore ordinario di Oncologia medica all’Università degli Studi di Torino e responsabile dell’Oncologia medica presso l’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano – Il tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di Her2 è una patologia aggressiva per la quale gli attuali standard di cura in prima linea hanno scarsa efficacia e molti pazienti presentano progressione di malattia entro un anno dall’inizio del trattamento. Con un tasso di risposta obiettiva del 70% e una sopravvivenza libera da progressione mediana di 14,3 mesi, trastuzumab deruxtecan ha sicuramente le caratteristiche per diventare una nuova opzione di cura di prima linea per questi pazienti”.“Circa il 4% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule presenta la mutazione della proteina Her2 – spiega Antonio Passaro, direttore della divisione di Oncologia toracica all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano – La presenza della mutazione Her2 rende la neoplasia sensibile a farmaci diretti contro questo target. Trastuzumab deruxtecan combina un anticorpo monoclonale con un agente citotossico ed è altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore con mutazione di Her2. È importante distinguere la mutazione di Her2 dalla sovraespressione di questa proteina. Sono alterazioni biologicamente differenti e non identificano necessariamente gli stessi pazienti. I risultati dello studio Destiny-Lung04 rafforzano l’importanza della profilazione molecolare completa al momento della diagnosi, così da identificare anche alterazioni meno frequenti ma trattabili”.Il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan osservato nello studio Destiny-Lung04 è risultato in generale coerente con il profilo già noto, e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza. Eventi avversi correlati al trattamento (Trae) di grado 3 o superiore si sono verificati nel 34,1% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan. Il più comune, verificatosi nel 5% o più dei pazienti trattati, è stato la neutropenia (11,1%). Eventi di malattia polmonare interstiziale (Ild) o polmonite si sono verificati nel 20,8% dei pazienti trattati, come determinato da un comitato indipendente di valutazione. La maggior parte degli eventi di Ild o polmonite era di basso grado. Nel braccio trastuzumab deruxtecan si sono verificati 5 (2,2%) eventi di Ild di grado 3, uno (0,4%) di grado 4 e 4 (1,8%) di grado 5.“Trastuzumab deruxtecan è il primo farmaco e anticorpo-farmaco coniugato diretto contro Her2 approvato per i pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di Her2 ed è diventato un trattamento standard di seconda linea – sottolinea John Tsai, Global Head of R&D, Daiichi Sankyo – Il beneficio di 6 mesi in termini di sopravvivenza libera da progressione e gli elevati tassi di risposta osservati nello studio Destiny-Lung04 rafforzano l’importanza di bersagliare direttamente Her2 in questi pazienti e sostengono il potenziale di trastuzumab deruxtecan nel setting di prima linea, nel quale l’obiettivo fondamentale è ritardare il più a lungo possibile la progressione di malattia”. Destiny-Lung04 “è il primo studio di fase 3 che dimostra una sopravvivenza libera da progressione superiore rispetto allo standard di cura di prima linea nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con mutazione di Her2 – rimarca Susan Galbraith, Executive Vice President, Oncology Hematology R&D, AstraZeneca – Questi risultati si aggiungono al crescente corpus di evidenze a sostegno di trastuzumab deruxtecan come trattamento importante per i pazienti con alterazioni di Her2 e ne sottolineano il potenziale ruolo al momento della diagnosi di malattia metastatica, quando il trattamento ha la maggiore opportunità di migliorare gli esiti”.Circa tre quarti (75,8%) dei pazienti nel braccio trastuzumab deruxtecan presentavano una malattia de novo, cioè il tumore polmonare era stato diagnosticato per la prima volta in fase metastatica – puntualizza la nota – e quasi un quarto (22,9%) presentava metastasi cerebrali al basale. I pazienti nello studio Destiny-Lung04 avevano ricevuto in precedenza radioterapia, chemioterapia, immunoterapia o terapia mirata per la malattia in fase iniziale. La durata mediana del follow-up è stata di 21,6 mesi nei pazienti che ricevevano trastuzumab deruxtecan e di 20,4 mesi nei pazienti che ricevevano pembrolizumab più chemioterapia. Al cut-off dei dati del 9 giugno 2026, 50 pazienti erano ancora in trattamento nello studio, dei quali 40 continuavano a ricevere trastuzumab deruxtecan e 10 ricevevano pembrolizumab più chemioterapia.
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