Ricercatori Neuromed scoprono nuovo meccanismo implicato in trasmissione dolore Acido cinnabarinico presente nel sistema nervoso potrebbe agire come regolatore delle sensazioni dolorifiche

Roma, 8 giu (Adnkronos Salute) – Scoperto l’effetto analgesico di una molecola naturalmente presente nell’organismo e che potrebbe spiegare le differenze che due diversi individui possono avere nella sensibilità al dolore. È il risultato di una ricerca condotta dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Is) e pubblicata sulla rivista ‘Frontiers in Molecular Neuroscience’.Secondo lo studio, condotto su modelli animali, l’acido cinnabarinico, un prodotto del metabolismo del triptofano che si forma a seguito di una serie di reazioni chimiche complessivamente note come “via delle chinurenine”, riuscirebbe a sopprimere il dolore agendo su specifici recettori delle cellule nervose, gli mGlu4. “I nostri esperimenti – dice Serena Notartomaso, prima autrice del lavoro – hanno mostrato che piccole quantità di acido cinnabarinico possono agire nella regolazione della trasmissione degli impulsi dolorosi. Dobbiamo precisare che questa ricerca ci sta semplicemente indicando una strada su cui muovere studi futuri. L’effetto dell’acido cinnabarinico che abbiamo osservato, infatti – sottolinea – è dovuto a quantitativi prodotti naturalmente dall’organismo, mentre una somministrazione dall’esterno non genera una analgesia proporzionale alla dose. Tuttavia sarà interessante approfondire il ruolo di questa molecola endogena nel determinare quelle differenze di sensibilità al dolore che sappiamo esistere tra individui”.“Le osservazioni raccolte in questo studio – commenta Ferdinando Nicoletti, responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed e professore ordinario di Farmacologia dell’Università Sapienza di Roma – si riferiscono in modo particolare al dolore di origine neuropatica o infiammatoria, che per molti pazienti può generare forme di dolore cronico fortemente invalidanti. Esplorare a fondo i meccanismi di trasmissione degli impulsi nocicettivi, e gli eventuali meccanismi che possono controllarli – conclude – potrebbe rivelarsi molto importante per trovare risposte innovative in questo campo”.

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