Salute, i rischi causati da milza ingrossata nelle neoplasie mieloproliferative Su ‘Alleati per la Salute’ focus sulla splenomegalia dovuta alle patologie onco-ematologiche rare

Roma, 18 giu. (Adnkronos Salute) – Sono patologie onco-ematologiche rare croniche ad andamento progressivo e generalmente lento, ma con sintomi e complicanze importanti, come la trombosi; in alcuni pazienti possono evolvere in altre malattie del sangue, quali la leucemia acuta. Sono le neoplasie mieloproliferative, un gruppo di malattie caratterizzate dal cattivo funzionamento delle cellule che danno vita ai globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Si chiamano cellule ematopoietiche staminali e la presenza di alcune mutazioni fa sì che il loro comportamento sia alterato. Una possibile conseguenza è la moltiplicazione delle cellule ematopoietiche nella milza e nel fegato. Ecco perché spesso queste patologie causano splenomegalia, cioè un aumento delle dimensioni della milza. È quanto riporta un articolo pubblicato su ‘Alleati per la Salute’ ( ) il portale dedicato all’informazione medico-scientifica realizzato da Novartis. Aumentando di volume, in particolare nelle fasi più avanzate della malattia, la milza può fare pressione su stomaco e intestino dando un senso di pesantezza o discomfort, sazietà precoce o dolori all’addome, digestione difficile e irregolarità della funzione intestinale (diarrea e stitichezza). A volte è possibile avere anche disturbi urinari, difficoltà a trovare una posizione da sdraiati o da seduti, difficoltà a piegarsi, gambe gonfie e tosse secca. L’esame che viene eseguito per valutare le dimensioni della milza è l’ecografia completa dell’addome. È possibile ricorrere alla terapia farmacologica. Come prima scelta, c’è la chemioterapia. Sono poi anche disponibili dei farmaci mirati, gli inibitori selettivi delle proteine JAK1 e JAK2, che risultano iper-attivate nelle neoplasie mieloproliferative. Se le terapie falliscono e i sintomi sono particolarmente gravi, si può pensare all’asportazione chirurgica della milza (splenectomia) o la radioterapia a basse dosi di radiazioni che ne riduce le dimensioni. Anche la dieta può aiutare nella gestione delle neoplasie mieloproliferative e ridurre alcuni sintomi – si legge nell’articolo – ma non incide direttamente sulla progressione delle malattie. È comunque importante mangiare in modo sano ed equilibrato, cercando soprattutto di limitare carni rosse e formaggi, preferendo pesci magri, legumi e prodotti con pochi grassi animali, per ridurre il colesterolo cattivo e migliorare la salute cardiovascolare. Se si è sottoposti a chemioterapia o se si sta perdendo peso, è importante discutere dell’alimentazione migliore da seguire con il proprio medico per evitare il rischio di malnutrizione. L’articolo completo è disponibile su:

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