Produzione di biomateriali, opportunità per l’azienda agricola Cib presenta a Ecomondo la nuova azione del progetto Farming for Future

Roma, 8 nov. (Adnkronos) – L’agricoltura e l’industria insieme per lo sviluppo dell’economia circolare attraverso lo scambio e la valorizzazione delle risorse. E’ uno dei percorsi tratteggiati oggi dal Cib – Consorzio Italiano Biogas nell’ambito della presentazione, in anteprima, della nuova azione del progetto ‘Farming for Future. 10 azioni per coltivare il futuro’ dedicata alla ‘produzione e all’uso dei biomateriali’, tenutasi a Rimini nel corso della Fiera di Ecomondo. Lo sviluppo su larga scala della digestione anaerobica, accompagnata da azioni per la valorizzazione delle biomasse, rappresenta la struttura ideale per la formazione di piccole ed efficaci bioraffinerie per la produzione di ulteriori prodotti di forte interesse per la bioeconomia italiana, un settore che nel nostro Paese ha raggiunto un buon posizionamento con un’elevata capacità di crescita. In particolare, si possono realizzare processi per convertire sottoprodotti, residui dell’agricoltura e degli allevamenti in composti chimici (come essenze, proteine o bioplastica), materiali per la bioedilizia e tessuti. “Grazie alla digestione anaerobica, i margini di sviluppo dell’azienda agricola in qualità di polo produttivo sempre più integrato nel contesto della bioeconomia italiana sono ancora ampi”, ha commentato Lorella Rossi, responsabile Area tecnica del Cib. Le conseguenze della guerra in Ucraina hanno portato le aziende agricole italiane a tagliare di quasi 1/3 gli acquisti di fertilizzante. Una situazione che rende necessario promuovere ‘fertilizzanti rinnovabili’ derivanti dalla valorizzazione del digestato, il residuo del processo di digestione anaerobica, con l’obiettivo di limitare l’impiego di input esterni (soggetti alle forti tensioni dei mercati), tutelare il suolo e avere un’agricoltura più sostenibile e redditizia in un’ottica di economia circolare sempre più virtuosa. Nel suo intervento David Bolzonella, docente all’università di Verona, ha sottolineato che “già oggi i digestori anaerobici sono delle piccole bioraffinerie dedicate alla produzione di metano e digestato, ma sempre più, nel prossimo futuro, dovranno configurarsi come vere e proprie ‘fabbriche’ di prodotti chimici di origine biologica, quali acidi carbossilici, poliesteri e altri composti a valore aggiunto in grado di creare ricchezza per le aziende agricole”. In questo contesto, l’impianto di biogas si pone come una piattaforma che può sfruttare la gestione efficiente delle risorse per produrre molecole di base per processi più complessi e biofertilizzanti, nonché la produzione di energia rinnovabile, oltre a rappresentare un presidio importante per la tutela della biodiversità e la sostenibilità del suolo.

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