Pecorelli (Fmsi): “Fondamentali vaccini anti Hpv e meningococco, superare esitancy” “Noi medici sportivi importanti per la visita annuale e perché ‘filtro’ per programmi di screening”

Roma, 16 dic. (Adnkronos Salute) – “L’Hpv è un virus che colpisce uomini e donne e può causare patologie molto pericolose come il cancro della cervice uterina. Il 100% dei tumori della cervice uterina è dovuto al papilloma virus. In passato si riteneva di dover proteggere solo le donne invece questo virus può causare anche nell’uomo tumori a livello genitale, a livello anale e a livello del testa-collo. Ecco perché maschi e femmine devono vaccinarsi, e l’età indicata è tra gli 11 e i 12 anni. La protezione è importante, tuttavia per questa vaccinazione raccomandata dal ministero della Salute siamo fermi al 60-65% della copertura”. Lo ha detto Sergio Pecorelli, presidente del Comitato scientifico della Federazione medico sportiva italiana (Fmsi) a margine del live talk “Sport&Prevenzione: il ruolo della vaccinazione per un sistema immunitario allenato e sempre in forma”, che si è tenuto oggi a Roma presso il Palazzo dell’Informazione, sede di Adnkronos. Fondamentale “immunizzarsi anche contro il meningococco – aggiunge Pecorelli -. La vaccinazione che è sempre sostenuta dal pediatra di libera scelta, però, non deve trovare quella che si chiama ‘esitancy’, ovvero la condizione che spinge molti a preoccuparsi per gli effetti collaterali, perché è fondamentale prevenire una malattia che può essere anche mortale e purtroppo molto spesso anche causa di disabilità permanente”. Secondo Pecorelli, il medico dello sport “svolge ruolo importante non solo per la visita medico sportiva ma anche e soprattutto perché fa da ‘filtro’ dal punto di vista dei programmi di screening per una popolazione che sicuramente ha già un pediatra di libera scelta o il medico di medicina generale”. Inoltre, “attraverso la visita medico sportiva, molti per la prima volta nella loro vita si sottopongono a un elettrocardiogramma. Ed è proprio grazie a questo esame che oggi in Italia registriamo sui campi di gara solo una morte improvvisa su 1 milione. Ben dieci volte meno rispetto a quanto avviene negli altri Paesi, dove si conta una morte ogni 100mila”, conclude.

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