Sanità: Anaao, ‘contro violenze Esercito non basta, creare punti ascolto paziente’ ‘Serve azione strutturale con più strategie insieme, tra cui status di pubblico ufficiale a camici bianchi’

Roma, 12 gen. (Adnkronos Salute) – Per garantire la sicurezza degli operatori sanitari in ospedale l’utilizzo dell’Esercito “da solo non sarebbe sufficiente, non basta”. Le “misure di deterrenza”, infatti, sono “utili ma non determinanti”. Serve un’azione “strutturale” con più strategie “da attuare insieme”, come “attribuire al medico lo status di pubblico ufficiale, per esempio”. Ma soprattutto, è necessario “un nuovo modello di Pronto soccorso” che parte “dall’umanizzare le cure, ovvero intervenire sull’origine dell’aggressione ai sanitari: la disorganizzazione che spinge il paziente a prendersela con chi sta in quel momento di fronte a lui”. A dirlo alll’Adnkronos Salute, Pierino Di Silverio, segretario generale del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed in merito al fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari, con diversi episodi registrati nelle ultime settimane, e la proposta di utilizzare anche i militari per garantire sicurezza nelle strutture sanitarie. Per Di Silverio è fondamentale “costruire punti di ascolto per i pazienti. Penso a figure come quelle di psicologi all’ingresso dei Pronto soccorso , che possono prendersi cura anche dei familiari, ascoltarli, dare risposte”. “Serve un nuovo modello per i dipartimenti di emergenza-urgenza, continua il leader sindacale, “in cui possa esserci un controllo continuo dei pazienti in attesa, un tabellone con tempi certi. Ed è importante creare una vera integrazione di cure tra ospedale e territorio perché – sostiene – se si riesce a dare assistenza già a casa del paziente si riduce il numero di persone che arriva in Pronto soccorso. E di conseguenze diminuiscono le attese, i disagi e i fenomeni di aggressione”, aggiunge. “Dobbiamo affrontare il problema nella sua complessità, altrimenti – è il monito del segretario Anaao – rischiamo sempre di cercare una toppa per il buco che, molte volte, rischia di essere peggio del buco stesso, perché se si attuano misure deterrenti e non si risolve si ritornerà presto punto e a capo”, conclude Di Silverio, sottolineando che alla base del disagio in Pronto soccorso “c’è il fatto che, a fronte di personale insufficiente, ci sono ancora tanti accessi impropri per la mancanza di risposte sul territorio. E gli operatori sanitari si trovano ad essere capri espiatori di disservizi non creati da loro ma da anni di definanziamento della sanità”.

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