Edilizia, la transizione ecologica degli edifici storici non appartenenti ai beni culturali

Riva del Garda, 10 mag. (Adnkronos) – La transizione ecologica nell’edilizia riguarda anche i 14 milioni di edifici storici presenti in Italia, di cui 12 sono residenziali e 3,3 milioni sono stati costruiti prima del 1945. Si tratta di edifici rurali, molti nei borghi o nelle zone A dei centri storici in delle città, che però non rientrano nella definizione di beni culturali e non godono delle stesse tutele, pur rappresentando il 25% del totale degli edifici sul territorio nazionale. Se n’è parlato in un panel “patrimonio storico e transizione ecologica” a REbuild 2023, il meeting dedicato al futuro dell’edilizia in corso a Riva del Garda. “Questi edifici storici dovranno avere un loro ruolo nella transizione ecologica, un percorso proprio visto che mentre i beni culturali sono oggetto di deroghe, questi invece non rientrano nelle logiche di protezione, pur essendo identitari; bisogna insomma trovare il modo di tutelarli garantendo la transizione energetica, perché non possono essere equiparati alle periferie”, ha spiegato Francesco Trovò, ricercatore in restauro all’Università IUAV di Venezia. “Gli edifici storici devono essere ammessi agli incentivi — conferma Mauro Roglieri, ingegnere elettrico e fondatore di MR Energy Systems srl, — tenendo conto delle peculiarità e dei vincoli, perché non è corretto utilizzare gli stessi parametri economici per rendere efficienti edifici che, a parità di destinazione d’uso, hanno caratteristiche così differenti da implicare attenzioni e costi maggiori”.

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