Tumori, Desideri (UniFi): “Con immunonutrizione pazienti rispondono meglio a cure”

Roma, 6 lug. (Adnkronos Salute) – “L’immunonutrizione per i pazienti oncologici prevede una supplementazione con una sostanza specifica a base di arginina, Omega 3 e Rna (immunonutrienti) che vanno a coadiuvare la risposta immunitaria. Quindi, soprattutto, in casi in cui la radioterapia viene associata alla chemioterapia, l’immunonutrizione è fondamentale per favore una migliore risposta e una migliore tolleranza al trattamento”. Isacco Desideri, ricercatore presso l’Università di Firenze e dirigente medico dell’Unità di Radioterapia dell’Azienda ospedaliera universitaria Careggi, spiega all’Adnkronos Salute l’importanza della nutrizione in oncologia poiché la malnutrizione è condizione comune in questi pazienti che di solito è associata a limitazioni funzionali, nonché ad un aumento di morbilità e mortalità. Secondo una survey realizzata dalle sezioni young di Aiom Associazione italiana di oncologia medica, Airo Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica, e Sico Società italiana di chirurgia oncologica, l’80% dei malati di cancro soffre di malnutrizione e meno del 30% riceve adeguati trattamenti.   “Per i pazienti oncologici sottoposti a trattamenti combinati di radioterapia e chemioterapia – sottlinea Desideri che è anche referente sezione young di Airo – l’importanza della immunonutrizione è particolarmente rilevante a seguito di quelli che sono appunto gli effetti immunodepressivi legati in maniera estrinseca a questi tipi di trattamento. Non solo l’alimentazione dal punto di vista calorico è fondamentale ma anche una alimentazione immunonutrizionale è sicuramente in grado di coadiuvare l’efficacia e la tolleranza a questi trattamenti che a volte possono essere particolarmente tossici”.  La supplementazione “avviene per via orale con nutrimenti specifici che sono a base di varie sostanze, le più rilevanti possono essere gli aminoacidi  come l’arginina, gli Omega 3 e anche sostanze immunonutrienti a base di vitamina A. I dati in letteratura sono confortanti, dimostrano sicuramente una migliore adesione al trattamento e una migliore efficacia”, conclude.  

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