L’esperto digitale, ‘telemedicina solo formando medici e pazienti’ Pillon (Aisdet), ‘non va calata dall’alto, serve coinvolgimento associazioni’

Roma, 4 ago. (Adnkronos Salute) – Per rendere operativa e diffusa la telemedicina, “serve soprattutto formazione. La competenza dei pazienti e dei medici. Questa forma assistenziale si può incrementare anche in tempi brevi, ma è possibile solo coinvolgendo operatori sanitari e associazioni di pazienti. Non è una cosa che può essere calata dall’alto”. Così all’Adnkronos Salute Sergio Pillon, esperto di sanità digitale e vicepresidente dall’Associazione italiana sanità digitale e telemedicina (Aisdet).”Sono le associazioni dei pazienti e quelle dei medici che hanno realmente voce in capitolo in quella che è anche una rivoluzione culturale. Sono loro che possono facilitare lo sviluppo di queste modalità di cura a distanza, non certo il funzionario dell’Agenzia per i servizi regionali (Agenas) o della Regione”, precisa l’esperto di sanità digitale. In questo nuovo scenario, inoltre, “è necessario il ‘governo clinico’ delle prestazioni. La televisita, per esempio, deve essere prescritta, ma serve sapere quando è giusto farla e quando invece è sbagliato. Ed è per questo che devono essere rapidamente approntati percorsi diagnostici terapeutici assistenziali che includano la telemedicina”, aggiunge Pillon, sottolineando le implicazioni rispetto all’utilizzo del Fascicolo sanitario elettronico: “Poter visitare un paziente a distanza, poterlo curare al di fuori dei luoghi tradizionali, vuol dire anche produrre tantissimi dati che possono incrementare il fascicolo”.

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