Università: rinuncia a specializzazione Medicina a Milano, ‘pochi soldi per viverci’ La storia di Federica, giovane specializzanda, ‘facendo la libera professione si guadagna il triplo’

Roma, 25 set. (Adnkronos Salute) – Dopo aver studiato anni sui libri di Medicina arrivano i problemi per i giovani camici bianchi: la specializzazione. Oggi il post laurea sembra un percorso ad ostacoli tra ritardi burocratici, poche borse disponibili e poi l’assegno che spesso non permette a chi non ha altre entrare di lavorare e vivere nelle grandi città. E’ la storia di Federica Bennardo, 27 anni, originaria di Salerno ma da 8 anni a Milano dove si è laureata in Medicina “grazie a una borsa di studio alla Bicocca. Lo scorso anno ho fatto il test per il concorso per le scuole di specializzazioni – racconta all’Adnkronos Salute – che è andato anche bene. Ho superato il concorso per la specializzazione in Medicina legale, non la prima scelta ma avrei voluto provare per capire la vita di reparto, una cosa che non ti spiegano quando studi Medicina ma si deve essere lungimiranti e capire se quella specializzazione fa al caso tuo e io avrei voluto provarci. Ma ho deciso di non entrare: a Milano c’è una bolla immobiliare pazzesca e i soldi della borsa di specializzazione non bastano”. “Io pago un affitto di casa altissimo, escluse poi le spese di luce e gas – prosegue la dottoressa che oggi è scesa in piazza a Roma con i colleghi per protestare contro le condizioni degli specializzandi in Medicina – La borsa di specializzazione è di 1.600 euro, per cui ho deciso che non mi conveniva perché con la libera professione si guadagna molto di più, anche il triplo. Allora meglio mettere un po’ di soldi da parte e fare la specializzazione tra qualche anno. Io ho fatto il medico di medicina generale, le guardie mediche, lavoravo in Rsa, e davo la disponibilità 7 giorni su 7 perché volevo imparare e stare sul campo”. Perché Milano e non una altra sede per la specializzazione? “La formazione a Medicina a Milano è molto buona e avrei voluto continuare il percorso dove mi sono laureata”, risponde Bennardo che alla domanda se la sua situazione è comune ad altri colleghi risponde che “è molto diffusa, poi certo c’è chi è aiutato dai genitori. Ma chi lavora a Milano, Torino, Firenze e Roma, ha questo problema – conclude – sono città che con la sola borsa di studio della specializzazione ti permettono solo di sopravvivere e non di vivere”.

Related posts

Cni, al via sesta edizione Premio ‘Ingenio al femminile’ Le domande di partecipazione all’iniziativa potranno essere presentate tra il 5 maggio e il 15 giugno. Nasce ‘Ingenio team’: il 90% degli ingegneri ritiene fondamentale il lavoro di squadra

Farmaci, Zagaria (Egualia): “Equivalenti e biosimilari per Ssn sostenibile” ‘Da tempo impegnati per l’eliminazione di sistemi distorsivi come il payback’

Liste d’attesa in sanità, Magi (Sumai): “Più medici specialisti sul territorio e rafforzare Case comunità” ‘Ora dare continuità al decreto attraverso l’approvazione del Ddl Professioni sanitarie fermo alla Camera da 8 mesi dopo il via libera del Senato’