Tumori, genetista Novelli: “Da alterazioni Dna indicazioni prima di sintomi clinici” Alla presentazione del protocollo Halixafe, ‘tecnologia non invasiva, basta analisi del sangue’

Roma, 11 ott. (Adnkronos Salute) – “La nuova tecnologia è efficace e non invasiva. Si basa essenzialmente su quello che ci dice oggi il Dna e fornisce la possibilità di analizzare tracce, e anche micro tracce di Dna, attraverso l’impiego del plasma. Nel nostro sangue cerchiamo alterazioni del Dna che indicano tumori, anche localizzati o lontani. Il sangue permette di rilevare se c’è un’alterazione che rimanda a un tipo di neoplasia, in modo non invasivo. L’idea su cui si basa la tecnologia è quella di intercettare il cancro prima che l’alterazione si sviluppi e vada a impattare con effetti clinici”. Così Giuseppe Novelli, genetista presso l’Università di Roma Tor Vergata, descrive il protocollo Helixafe, a margine della conferenza di presentazione di un ‘Nuovo approccio nella prevenzione dei tumori, in Italia il primo modello al mondo’. L’evento, che si è svolto oggi al Senato, è stato promosso da Bioscience Foundation, una associazione no profit che nasce dalla collaborazione fra Università Tor Vergata di Roma e sita presso l’Ospedale San Raffaele di Milano.”La tecnologia c’è – precisa Novelli – ma come per tutte le cose” nuove “bisogna assolutamente validarla e qualificarla. Solo allora possiamo dire che ci siamo. E’ chiaro che la strada da seguire è questa, perché significa anticipare di mesi, qualche volta, ma anche di anni”, una diagnosi “e trovare anche il farmaco giusto per la giusta persona in un determinato momento. La chemioterapia uguale per tutti non c’è più – sottolinea l’esperto – Ormai ogni tumore ha una sua storia, ogni persona ha un suo tumore, ogni tumore è di quella persona e quindi dobbiamo andare verso la medicina di precisione, la medicina personalizzata”.Sull’importanza della validazione scientifica, Novelli osserva: “Come abbiamo visto durante l’esperienza del Covid, nel caso dei vaccini, sono necessarie due cose. La prima riguarda un consenso generale da parte delle strutture pubbliche, quindi anche degli stakeholder politici e dai ricercatori; la seconda è la preparazione dell’opinione pubblica alla tecnologia. La popolazione deve essere informata e non deve subire, altrimenti poi avremo rigurgiti come è accaduto qualche volta con i vaccini”.

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