Cannabis, Russo (UniCz): “La quantità dei principi attivi diversa a seconda della tipologia”

Milano, 28 ott. (Adnkronos Salute) – “Quando si parla di cannabis si possono intendere cose molto diverse, esistono infatti varie tipologie di questa pianta con quantità di principi attivi molto diverse l’una dall’altra. È chiaro che esiste un potenziale di abuso ed è lo stesso che riconosciamo in moltissime sostanze e altrettanti farmaci che utilizziamo”. Lo ha detto il professor Emilio Russo, ordinario di Farmacologia presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro, a margine del media tutorial “Cannabis e Sanità. Ripartire dalla Scienza”, promosso da AdnKronos Comunicazione con il supporto non condizionato di Jazz Pharmaceuticals, con l’obiettivo di fare luce su un tema che registra un interesse crescente, ma che, a volte, si scontra con la sua stessa complessità e con l’utilizzo di una terminologia non sempre appropriata.Commentando l’annuncio del Tar del Lazio riguardo la sospensione fino al 16 gennaio 2024 del decreto ministeriale del 7 agosto scorso, con il quale si equiparano i prodotti ad uso orale di cannabidiolo alle sostanze stupefacenti, il professore ha spiegato: “Il problema è capire quanto è grande il potenziale d’abuso e fare una differenziazione tra i diversi prodotti. Sappiamo che esiste un potenziale d’abuso collegato alla presenza del Thc. Per quel che riguarda il cannabidiolo, esistono studi dai quali emerge che esiste un potenziale d’abuso ma non è superiore, ad esempio, a quello dell’alcol”. Secondo l’esperto, inoltre, è importante distinguere il contesto nel quale vengono fatte queste valutazioni: “Il medico che prescrive ad un paziente un prodotto a base di cannabis contenente cannabidiolo, ad esempio, non teme nemmeno lontanamente il potenziale di abuso – spiega Russo – È quindi chiaro che l’impiego di prodotti a base di cannabis va contestualizzato e normato – conclude il professore – ma non criminalizzato in toto perché probabilmente si farebbe un errore. Negli ultimi trent’anni, la cannabis e i suoi derivati sono stati considerati sostanze pericolose. In questi anni abbiamo perso tempo nella ricerca e sviluppo. Ora stiamo cercando di recuperare”.

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