Capodanno, Made in Italy? No grazie, sarà un cenone globale Per Pietro Paganini feste e tradizioni resistono grazie ad alimenti e ingredienti che importiamo dall’estero

Roma, 29 dic. (Labitalia) – “Sarà un cenone globale, altro che sovranismo”. Un’amara verità si cela dietro il tradizionale cenone: la buona parte di alimenti e ingredienti che ci apprestiamo a mangiare non sono made in Italy. A dirlo all’Adnkronos/Labitalia Pietro Paganini, autore del libro sulle politiche alimentari e la dieta personalizzata ‘iFood: come sottrarsi dall’ideologia alimentare?’ (Guerini & Associati), feste e tradizioni resistono grazie ad alimenti e ingredienti che importiamo dall’estero. “Dall’olio di oliva alla carne e salumi – ricorda – ciò che consumiamo a Capodanno è spesso un mélange di prodotti globalizzati. Questa globalizzazione alimentare non è un problema per Paganini, purché ciò che mangiamo rifletta la dieta mediterranea e una filiera resiliente e sostenibile. Con la fine dell’anno Paganini suona la sveglia agli italiani: “Nelle nostre tavole natalizie, gli alimenti autenticamente italiani sono una rarità, ma questo non è necessariamente un punto negativo. Gran parte del cibo che adornano le nostre tavole festive non è prodotto in Italia. Paganini spiega che molti ingredienti tradizionali del Natale e del Capodanno, compresi quelli della dieta mediterranea come l’olio di oliva o la carne, non sono prodotti in quantità sufficiente nel nostro paese. Questo include anche il grano, indispensabile per pane e pasta”.”Non dobbiamo allarmarci – avverte – dobbiamo esserne semplicemente consapevoli che ciò che troviamo a tavola può arrivare da molto lontano. L’importante è garantire ai consumatori le conoscenze necessarie per una dieta bilanciata e salutare, come quella Mediterranea. E aiutare le nostre produzioni ad essere più produttive, e accessibili, oltre che resilienti e sostenibili”. L’autore insiste poi sulla necessità di essere realistici e di abbandonare l’illusione di un consumo esclusivamente ‘Made in Italy’. “Ad esempio – spiega – la produzione di olio di oliva in Italia rimane insufficiente nonostante una leggera ripresa nel 2023. Anche se aumentassimo la produzione non sarà mai sufficiente. Lo stesso vale per il grano e i cereali. Il Governo dovrebbe incentivare un aumento della produzione dove possibile servendosi dell’innovazione tecnologica, e poi dovrebbe razionalmente impegnarsi a perseguire una strategia di filiere globali resilienti, sostenibili e salutari. Significa stringere accordi con i grandi paesi produttori di materie prime chiave per il fabbisogno calorico di qualità, cioè importare gli ingredienti salutari per la Dieta Mediterranea, prodotti in modo sostenibile, e lungo filiere resilienti”. Secondo Paganini, il Governo dovrebbe concentrarsi su una ‘equazione calorica’: quante calorie e nutrienti servono agli italiani ogni giorno per una dieta equilibrata, e come bilanciare la produzione interna con l’importazione estera in modo sostenibile e strategico. Nel suo libro iFood, Paganini critica alcune politiche promosse da organizzazioni internazionali come l’Oms e l’Ue, che a suo parere minacciano la dieta mediterranea. Sottolinea la necessità di opporsi a queste politiche senza ricorrere a un idealismo autarchico dannoso. “L’obiettivo – propone – è aiutare i consumatori a comprendere e scegliere la dieta mediterranea per combattere obesità e malattie non trasmissibili, promuovendo uno stile di vita equilibrato. Il mercato, regolato da norme che favoriscano il commercio, l’innovazione e la tutela dei prodotti locali, con il supporto dello Stato dove necessario, può svolgere un ruolo cruciale in questo processo”.

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