Farmindustria: “Divario figli avuti-desiderati riguarda anche gli uomini” Giorgetti, ‘vogliamo prestare attenzione alla coppia’

Rom,a 13 mar. (Adnkronos Salute) – “Vogliamo prestare attenzione alla coppia come formazione sociale perché lo ‘spread’ della natalità, il divario fra figli sperati e figli effettivamente generati, riguarda anche il lato maschile. Gli uomini tendono a finire più tardi gli studi e ad uscire più tardi dal nucleo familiare, anche quando diventano economicamente autonomi”. Lo ha detto Enrica Giorgetti, direttore generale di Farmindustria, nel suo intervento in occasione del convegno “La natalità: una questione di coppia’, promosso e organizzato oggi a Roma da Farmindustria con il patrocinio del ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità. Inoltre, “mentre le ragazze hanno un approccio con il ginecologo in età precoce – ha sottolineato – i ragazzi generalmente incontrano l’urologo solo quando si manifestano sintomatologie evidenti”.”Come industria – ha aggiunto – abbiamo una ‘felix culpa’: se la società invecchia è un po’ anche merito nostro, delle cure che grazie alla ricerca abbiamo sempre più messo a disposizione dei pazienti e che hanno contribuito all’allungamento della speranza di vita. Vogliamo ora impegnare le nostre capacità per aiutare a farla ringiovanire”.La denatalità è “un pericolo per la tenuta del patto sociale, dai rapporti intergenerazionali alla sostenibilità dei conti pubblici. Una minaccia per la vitalità della nostra società e la sua capacità di crescita e di innovazione”. Ha proseguito Giorgetti, che ha quindi ricordato recenti previsioni demografiche europee, che “ci dicono che nel 2040 il rapporto fra over 65 e popolazione attiva salirà di 20 punti e la popolazione in età da lavoro scenderà di oltre 3 milioni. Questi dati – ha avvertito – ci riguardano: siamo un settore industriale al crocevia di fattori e tendenze che interagiscono con le dinamiche demografiche, sia per la natura del nostro ambito produttivo, focalizzato alla ricerca, alla prevenzione e alle cure, sia per l’organizzazione del lavoro che ci siamo dati”.

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