Piantanida (Soi): “Sport, vitamine e antiossidanti, così freniamo miopia” ‘Attività fisica all’aperto e dieta mediterranea fondamentali per controllo difetto visivo’

Roma, 4 apr. (Adnkronos Salute) – “Lo sport all’aria aperta, una dieta ricca di antiossidanti e vitamine sono pilastri fondamentali per controllare e ridurre il progresso della miopia che negli ultimi 10 anni sta aumentando in modo preoccupante nella popolazione adolescenziale e preadolescenziale”. Lo afferma all’Adnkronos Salute Andrea Piantanida, medico chirurgo specialista in Oftalmologia e membro della Società oftalmologica italiana (Soi), in occasione del corso Ecm Fad ‘Vista e miopia. La patologia oculare miopica dall’età infantile all’adulto’, realizzato con il contributo del partner scientifico Soi e in collaborazione con Fielmann. Riguardo la dieta, secondo l’esperto, che attualmente svolge attività chirurgica pediatrica e strabologica presso la Casa di cura Le Betulle di Appiano Gentile (Como), “oggi gli italiani, in particolare i giovani, seguono sempre più l’alimentazione ‘made in Usa’ e non conoscono la dieta mediterranea, un grave errore. La nostra dieta mediterranea è ricca di antiossidanti e vitamine, dei quali conosciamo tutti i loro benefici. Tra le vitamine, la D è preziosa: si tratta di una sostanza che noi non produciamo, ma dobbiamo assumere dall’esterno perché agisce sul meccanismo di controllo dell’allungamento dell’occhio, quindi della miopizzazione. Va ad agire insieme all’ormone dopamina, quest’ultimo prodotto dal cervello, e il binomio dopamina-vitamina D consente di ridurre la progressione della miopia. Per questo, ribadisco, antiossidanti e vitamine sono fondamentali nella dieta per il controllo della miopia”. Per le sue caratteristiche, la miopia è anche diventata sinonimo di ristrettezza di vedute. Il nome della patologia deriva infatti dal greco mýops, occhio chiuso: del resto, chi è caratterizzato da vista miope tende proprio a cercare di rimediare al difetto strizzando gli occhi. La miopia si misura in diottrie, l’unità con cui si identifica la potenza di una lente. Grazie a questo strumento di misurazione, è possibile classificare il difetto in base alla sua entità: “Miopia lieve, fino a 3 diottrie; miopia intermedia o moderata, da 3 a 6 diottrie; miopia grave o elevata, superiore alle 6 diottrie. A seconda dell’entità della miopia – precisa Piantanida – posso dedurre quali sono i fattori di rischio”. Nella “miopia più elevata il fattore di rischio è quasi sempre genetico-familiare, ma in questo caso siamo di fronte ad una vera e propria patologia. Mentre per la miopia di entità lieve e intermedia i fattori di rischio sono differenti, ma possono peggiorare la situazione miopica. E’ chiaro che il fattore genetico-familiare la fa da padrone perché, se io ho genitori miopi, molto presumibilmente avrò un figlio miope”. Però “è anche vero – conclude Piantanida – che gli stili di vita quotidiana adottati soprattutto in questi ultimi decenni hanno contribuito all’aumento della miopizzazione. Mi riferisco al fatto che oggi i bambini sono impegnati nella visione da vicino e nella lettura molto più che in passato. Anche durante l’emergenza pandemica il bambino è stato obbligato ad usare in maniera eccessiva i device elettronici, a causa della Dad. Questo impegno visivo, generalmente in luoghi chiusi, si somma a quello della lettura dei libri per l’attività didattica: sicuramente è un fattore di rischio da non sottovalutare. Da qui l’importanza dell’attività fisica all’aria aperta”.

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