Da università di Roma Tor Vergata dottorato honoris causa a oncologo Arnold Jay Levine In Biochimica e Biologia molecolare – Sua la scoperta della proteina p53, oncosoppressore cruciale nella prevenzione della cancerogenesi

Roma, 6 nov. (Adnkronos Salute) – E’ stata celebrata oggi, nell’Aula Fleming della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Roma Tor Vergata, la cerimonia per il conferimento del Dottorato di ricerca honoris causa in Biochimica e Biologia molecolare ad Arnold Jay Levine, professore dell’Istituto per gli studi avanzati di Princeton (Usa). Figura di spicco nel panorama scientifico internazionale – ricorda una nota – Levine ha trasformato il campo dell’oncologia con la scoperta della proteina p53, un oncosoppressore che svolge un ruolo cruciale nella regolazione del ciclo cellulare e nella prevenzione della cancerogenesi. Questa scoperta ha posto le basi per lo sviluppo di strategie innovative nella diagnosi e nella terapia oncologica, costituendo una pietra miliare nello studio delle malattie tumorali.”E’ un grande onore per Roma Tor Vergata – afferma il rettore Nathan Levialdi Ghiron – conferire il Dottorato honoris causa al professor Levine, pioniere nella ricerca oncologica, la cui opera ha ispirato e continua a ispirare generazioni di ricercatori. La sua scoperta ha cambiato il nostro modo di concepire la lotta contro il cancro e rappresenta una pietra miliare per la scienza e la medicina”. L’allocuzione in favore di Levine è stata pronunciata da Gerry Melino, direttore del Dipartimento di Biologia dell’ateneo, mentre l’elogio ufficiale è stato curato da Eleonora Candi, direttrice del dottorato in Biochimica e Biologia molecolare. Candi ha sottolineato come Levine abbia dato “un contributo fondamentale alla ricerca sul cancro identificando geni oncosoppressori e descrivendone i relativi meccanismi molecolari, costituendo così la base scientifica per lo studio di diverse malattie umane. Nel 1979 – spiega la professoressa – ha scoperto la proteina p53, il più importante oncosoppressore, che risulta mutato in almeno la metà di tutti i tumori umani e funzionalmente inattivato in un ulteriore 20%. Ci sono voluti ben 10 anni, nel 1989, per chiarire la funzione della proteina come inibitore dei tumori. Questa scoperta è stata cruciale per avviare studi molecolari oncologici e immunologici, con enormi implicazioni cliniche. Le sue ricerche sui geni legati ai meccanismi molecolari di morte cellulare e alla cancerogenesi hanno aperto nuove prospettive scientifiche, dando impulso a sfide innovative, come ci ha illustrato nella sua relazione”.La cerimonia è culminata nella lectio magistralis di Levine, dal titolo ‘The Tp53 gene contains a p53 diversity box that makes it more than a tumor suppressor’, in cui sono state illustrate le più recenti scoperte sul gene Tp53 e la sua funzione complessa, e soprattutto lo sviluppo di farmaci che attraverso la regolazione di p53 mostrano significativi effetti terapeutici contro i tumori. All’evento hanno presenziato, tra gli altri, Carlo Nucci, prorettore vicario, Massimo Federici, prorettore alla Ricerca, Bianca Sulpasso, delegata all’Internazionalizzazione, Stefano Marini preside della Facoltà di Medicina e chirurgia, e Alessandro Mauriello, responsabile della Sezione di anatomia patologica del Dipartimento di Medicina sperimentale.All’inizio dell’evento si è tenuto un workshop scientifico sul tema ‘p53 family workshop’, dedicato agli studi recenti sulla famiglia di proteine p53, fondamentali nella regolazione e prevenzione dei tumori. Il workshop, con la partecipazione di esperti di livello internazionale e con l’intervento in apertura di Melino, ha presentato le ultime ricerche su questa cruciale area di studio che sono state condivise con i ricercatori del Regina Elena, quali Giovanni Blandino. In occasione delle celebrazioni sono state aperte interessanti collaborazioni scientifiche tra l’Università di Roma Tor Vergata e l’Istituto per gli Studi avanzati di Princeton.

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