Medicina, neuroscienziato Rizzolatti: “Grazie a neuroni specchio recupero più veloce” all’evento per i 30 anni di Lundbeck in Italia, ‘Risultati osservati in riabilitazione’

Roma, 17 dic. (Adnkronos Salute) – “I neuroni specchio, mirror neuron, sono neuroni che si attivano sia quando agisce un animale, sia quando un animale osserva la stessa azione fatta da un altro. All’Ospedale Humanitas, a chi viene operato facciamo vedere come si cammina nel modo corretto, e il recupero è molto più rapido”. Lo ha detto il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti, professore di Human physiology dell’università di Parma, socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, foreign member of the Royal Society e foreign member of the National Academy of Sciences Usa, oggi a Roma, partecipando all’evento per i 30 di Lundbeck in Italia.“Le neuroscienze sono vastissime. Io mi interesso delle System neurosciences, che in Italia nascono con la figura di Giuseppe Moruzzi, forse il più grande scienziato italiano del secolo scorso – aggiunge -. Moruzzi studiava gruppi di neuroni. Negli anni 60, si è cominciato a studiare il singolo neurone. Prima a Pisa, poi a Parma, abbiamo studiato le aree premotorie e qui abbiamo avuto alcune sorprese. Le aree premotorie codificano un atto motorio. C’è un vocabolario di atti motori dentro il nostro cervello, pronto ad agire nelle diverse occasioni”, illustra il professore, che nel 2014 ha vinto il Lundback Brain Prize, insieme agli scienziati Stanislas Dehaene e Trevor Robbins, per le pionieristiche ricerche sulle funzioni avanzate del cervello e per l’essere stati “strumentali nell’identificare e studiare il sistema dei neuroni specchio”.Quindi, “c’è stata la sorpresa maggiore – continua – I neuroni specchio si attivano sia quando si agisce che quando si osserva la stessa azione fatta da un altro. Ciò non avviene per imitazione: alla base del sistema specchio c’è la comprensione dell’azione”. Questo ha dei risvolti importanti anche in malattie come il Parkinson o, addirittura, la sclerosi multipla. “Mai avrei pensato – conclude – che mostrando al paziente una persona che cammina bene, esso migliorerà nella riabilitazione”.

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